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BULGHERONI «Cara Virtus...»


Lucaweb

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Dici Virtus e pensi a Bologna, alle "V nere", alle storiche sfide con Varese cominciate sin dagli anni Cinquanta e di cui domenica andrà in scena al PalaWhirlpool l’ennesima replica.

Testimone e protagonista, in diverse vesti, ne è stato Toto Bulgheroni (nella foto Blitz con Renzo Cimberio): «Dire Virtus è ricordare una forte e sana rivalità - dice l’ex patron e presidente della Pallacanestro Varese, che domenica sarà al suo solito posto nel parterre di Masnago - sfociata in partite consegnate agli annali, da ricordare per sempre. E poi ricordo con affetto l’avvocato Gigi Porelli, anima e figura di riferimento per la Virtus e per Bologna e del legame tra società e città. Un insegnamento che cercai di portare anche a Varese. Porelli è stato un grande personaggio del nostro basket, uno dei fondatori della Lega. Con De Michelis presidente della LegaBasket e con Porelli e il sottoscritto vicepresidenti il nostro sport conobbe credo i momenti di maggior fulgore e della massima popolarità; tra l’altro ottenemmo il miglior contratto televisivo (10 miliardi dell’epoca dalla Rai) mai spuntato da media e sponsor. Di Porelli ho sempre ammirato il rigore e la serietà con cui applicò sempre le regole che la Lega si era data per il bene comune».

- Tante le battaglie con la Virtus Bologna...

«E tantissimi i flash che mi vengono in mente. Potrei dire del canestro di Abbio a tre secondi dalla fine in una partita della semifinale scudetto del 1999 che poi riuscimmo a vincere, 50 punti di Theus in quella che credo potrebbe essere considerata la più grande prestazione di un giocatore straniero nel nostro campionato, o ancora la finale di Coppa Italia persa, sempre nel 1999, a Bologna o la scazzottata tra Richardson e Frank Johnson... Ma potrei citarne altri cento!».

- Domenica si giocherà alle 11.45...

«Il basket è stato forse il primo sport, nella Nba, ad adottare orari televisivi, cioè imposti dalle esigenze dei media. Se vuoi comunicare, devi metterti a disposizione dei media, delle televisioni in particolare e oggi l’audience televisiva ha assunto un’importanza anche maggiore delle stesse presenze di pubblico nei palasport. Non è un caso che anche il calcio abbia ceduto a questo tipo di esigenze e non è un caso che i nuovi stadi del calcio non siano più per centomila ma al massimo per trentamila spettatori».

- Lei ha già avuto parole di apprezzamento per l’azione di Cecco Vescovi e della Pallacanestro Varese...

«Sì, credo che in Cecco Vescovi ci siano la forza e la determinazione (le stesse che aveva da giocatore) per percorrere l’unica strada a mio avviso possibile oggi per dare alla Pallacanestro Varese una degna collocazione nel panorama del basket nazionale, cercando di radunare diversi soggetti attorno a un progetto, attorno a una passione. Il basket ad alto livello non ha possibilità di bilanci che non siano in rosso, e poichè i mecenati non esistono più, solo con il contributo di molti si può pensare a certi traguardi. Piuttosto è un dispiacere per me veder giocare in un palasport mai completato e privo di quei servizi che dovrebbe invece avere».

- Lei ha dato il suoi contributo alla Pallacanestro Varese acquistando diversi abbonamenti ma ha scelto di non far parte del consorzio...

«Come ho già avuto occasione di dire, la mia famiglia ed io abbiamo già dato. Le aziende che rappresento hanno altre priorità, così a titolo personale ho pensato a questa forma di contributo proprio per evitare ogni tipo di coinvolgimento nella gestione. Ma Vescovi sa che per qualunque cosa può contare su di me».

- La Banca Popolare Commercio Industria di cui lei è presidente è diventata "gold sponsor" dell’Olimpia Milano: un "tradimento"?

«Nell’ultimo riassetto territoriale del Gruppo Ubi si è deciso che la Banca Popolare Commercio Industria operi solo su Milano e non più nella nostra provincia. Inoltre il Gruppo Armani si è presentato alla BPCI con un robusto "pacchetto lavoro" (si parla di 200 milioni di euro, n.d.r.), per cui il rapporto di sponsorizzazione con l’Olimpia, dopo che lo stilista è diventato nostro cliente, è diventato praticamente automatico».

Claudio Piovanelli

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