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KANGUR «La sberla di Cremona è servita»


Lucaweb

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Ottanta minuti, a volte, possono cambiarti la vita. Non ci credete? Chiedete a Kristjan Kangur (foto Blitz in alto) che, grazie a quell’ora e venti trascorsa sul parquet con la maglia della Virtus Bologna, ha visto mutare di 360 gradi il suo orizzonte di giocatore. Con il team felsineo ha disputato solo cinque partite ma in un periodo dell’anno, quello dei playoff, in cui tutti i riflettori del basket sono accesi e l’interesse di addetti ai lavori e appassionati raggiunge il diapason.

«Ho ben poco da aggiungere a queste considerazioni: essere approdato a Bologna ha rappresentato un triplo colpo di fortuna perché - spiega Kangur -, prima di tutto sono arrivato in una delle società più importanti d’Europa; in secondo luogo ho giocato nei playoff; infine, ma qui c’è un pizzico di merito mio, sono andato abbastanza bene (7.6 punti per partita con uno score quasi infallibile: 10/11 da 2, 6/6 da 3 punti - ndr) guadagnandomi una goccia di visibilità in più».

In Virtus però non è rimasto.

«In verità, nemmeno ci contavo. I dirigenti di Bologna erano stati chiari nei miei confronti: accordo solo per la durata dei playoff visto che nel mio ruolo c’erano altri giocatori e programmi tecnici già definiti. Tuttavia, accettai volentieri pur sapendo che avrei recitato la parte della meteora, perché il campionato italiano è molto considerato ed essere riuscito a infilare un piede nelle porta è stato l’aspetto più interessante di tutta la vicenda».

Max Ferraiuolo, recentemente, ci ha detto che la considera il vero colpo del mercato varesino...

«Il pensiero di Ferraiuolo è ricambiato poiché situazione logistica e tecnica migliore di Varese non potevo augurarmi. Sento la fiducia di società, tecnici e compagni di squadra, sto giocando tanto e andiamo abbastanza bene. Meglio di così...».

Ritrova, da ex, una Virtus molto cambiata: provi a descrivere chi è rimasto.

«Oltre ai giovani, sono restati due giocatori fondamentali come Koponen e Sanikidze. Conosco bene entrambi per averli affrontati più volte anche nelle Coppe o con le rispettive Nazionali. Petteri Koponen è un talento tecnico, fisico e atletico di valore assoluto e, non a caso, è in odore di Nba. Sanikidze, invece, è un giocatore dal rendimento pazzesco, in grado di decidere le gare anche senza segnare, solo grazie al suo contributo difensivo con rimbalzi, stoppate, tiri sporcati, aiuti. Contro “Sani”, inoltre, sarà una specie di derby perchè in passato ha giocato in Estonia, a Tartu, mentre io ero a Tallin, che è un po' come dire Inter-Milan: c’è grandissima rivalità. Sarà un bel duello con tutti e due e, nel caso di Koponen, che gioca in un ruolo nevralgico, sarà interessante verificare come si comporterà contro una squadra esperta come la nostra, anche se, nonostante i suoi 22 anni, Petteri sul campo si muove già come un veterano».

Possibili chiavi del match?

«Prima di tutto dovremo mettere nel match l’aggressività fisica e mentale che non abbiamo mostrato a Cremona. Dovrà emergere la nostra attitudine casalinga, quel plus di carattere, intensità e motivazioni che ci ha permesso di battere anche Siena. E, ancora, dobbiamo essere consapevoli che affronteremo una squadra forte, di alto livello: dopo la sconfitta casalinga con Montegranaro, arriverà a Masnago motivatissima. Tatticamente mi aspetto una partita a basso punteggio perchè Bologna, che gioca sempre controllata, avrà un atteggiamento ancor più prudente del solito e, di sicuro, cercherà di evitare le nostre folate in contropiede o le raffiche nel tiro da 3 punti. Ma, ripeto, più di tutto conterà il nostro atteggiamento: lo sberlone preso a Cremona ci ha fatti tornare sulla terra, qualche volta incassare sonore delusioni può fare solo bene».

Massimo Turconi

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