Jump to content

ROBERTO CIMBERIO: «L'aria nuova a Varese contagia e fa volare»


Lucaweb

Recommended Posts

La vittoria più bella ottenuta da Varese in questo 2010 si chiama Roberto Cimberio. Fino a qualche mese fa, in famiglia il padre Renzo era quello appassionato e coinvolto che se avesse potuto avrebbe sponsorizzato Varese per la vita, mentre lui non ha mai nascosto la sua freddezza nei confronti di quest’avventura e il suo essere molto critico nei confronti di società e squadra. Ora le cose sono cambiate, e alla passione sincera del Cavalier Renzo si è aggiunto l’entusiasmo del figlio a creare una miscela esplosiva che potrà solo far bene a Varese e al suo futuro. "E’ cambiato tutto – racconta raggiante Roberto, il giorno dopo la sfida del PalaWhirlpool tra dirigenti, sponsor e consorziati – e nel giro di due mesi questa società è stata rivoltata come un calzino".

Ci spieghi perché.

Io credo che l’artefice principe di questo cambiamento radicale sia Michele Lo Nero: un uomo brillante e senza paura di osare, che ha portato in una società sportiva la mentalità di un dirigente d’azienda. Era quello che ci voleva, perché il suo arrivo ha trascinato tutti in un vortice di entusiasmo nuovo.

Tutti, chi?

Il sottoscritto, per esempio. Ma anche Cecco Vescovi: una persona alla quale in passato non ho mai fatto mancare critiche e battutine, ma che adesso vedo con un occhio diverso e apprezzo maggiormente.

Ma che cosa è successo, in questi mesi?

Posso raccontare quello che è successo a me: io sono stato letteralmente conquistato da questa aria nuova che si respira, da questo ambiente, da questa gente. Insieme a quelli del consorzio mi sento come in una famiglia, si è creato un clima di amicizia per cui è bello far parte di questo gruppo e aspettare la partita della domenica per vedersi e fare quattro risate prima della partita.

Tutto merito di Lo Nero?

Secondo me, sì. La partita che abbiamo giocato giovedì scorso è solo un esempio, la ciliegina sulla torta, una naturale prosecuzione della bellissima cena di due giorni prima. Ho fatto i salti mortali per essere presente sia alla cena che alla partita, e sarò sincero: fino allo scorso anno non l’avrei fatto.

A proposito della partita: ancora tutto intero?

No: ho un dito fasciato per un’insaccata e i muscoli mi fanno malissimo. Però sono quelli che io chiamo dolori positivi: mi hanno fatto tornare giovane, mi hanno riportato ai tempi in cui giocavo per il De Filippi o al Bosto. E soprattutto, sono il ricordo di una serata bellissima.

Bellissima, perché?

Perché Max Ferraiuolo alla una di notte mi ha mandato un messaggio meraviglioso per ringraziarmi e darmi appuntamento alla rivincita. Perché mia moglie e le mie due bimbe sono venute a vederci, pochi dei presenti le conoscevano e sapevano che erano la mia famiglia, ma tutti sono stati carinissimi e gentili con loro. C’è solo un problema.

Quale?

Ora le mie bimbe vogliono andare in curva a vedere le partite. Uno dei tifosi della Gbr le ha viste armate di tamburi e megafono, e le ha invitate ad unirsi al loro gruppo: sono due giorni che mi fanno una testa così, perché le lasci andare in curva.

Torniamo a parlare del consorzio. Ora l’obiettivo è quello di allargare la famiglia.

Assolutamente sì: è il prossimo traguardo da raggiungere, perché quaranta consorziati sono tanti ma non sono sufficienti per fare le cose in grande, come piace a me. Bisogna crescere.

E come?

Io credo che il nostro compito, mio e dei consorziati, sia quello di fare assaggiare a tutti il sapore della bellissima realtà che si è creata: credo che chiunque, una volta messo il naso dentro, non possa fare altro che entrare e farsi coinvolgere. Sarebbe una cosa naturale.

Chiusura sulla squadra. Il suo preferito?

Nessun dubbio e a occhi chiusi: Ron Slay. Lui interpreta il basket come un gioco, per divertirsi e per far divertire: è il mio preferito.

Francesco Caielli

Link to comment
Share on other sites

×
×
  • Create New...