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Cimberio a muso duro Pillastrini non scherza


Lucaweb

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VARESE E' la prima volta

che presentiamo una partita

senza parlare di una partita

da vincere. No: quella di oggi,

semplicemente, è una partita

da giocare. Chiedere ai

biancorossi di portarla a casa,

oggettivamente, sarebbe troppo:

incerottati, acciaccati e

malandati, a giocare su un

campo difficile senza due cafibri

come Thomas e Rannikko.

Contro una squadra in

crisi ma forte, e spinta dalla

voglia di rivalsa di un allenatore

che di nome fa Stefano

Pillastrini e che darebbe dieci

anni di vita per vincere

contro quella Varese con cui

in estate si è lasciato maluccio.

Dura, se non impossibile.

Troviamo forza dalla considerazione

più importante:

il campionato non

finisce a Montegranaro,

il campionato

non finisce stasera.

Giusta e sacrosanta

la decisione

di fermare Jobey e

Teemu per evitare

di spremere limoni

senza più succo rischiando

di esporli

a brutte figure come

Quella rimediata

da Thomas giovedì

contro Sassari.

Giusto cercare di

preservare due uomini importanti,

anche se va fatta una distinzione

importante: per

Rannikko si porterà tutta la

pazienza del mondo, per Thomas

no. Se la situazione di Jobey

non dovesse migliorare

nel giro di una quindicina di

giorni, si inizierà a prendere

coscienza della situazione e

si dovrà necessariamente pensare

a una sostituzione.

Intanto c'è Montegranaro: una

partita da giocare, si diceva.

Da giocare per Varese che, indipendentemente

dal risultato,

deve dare dei segnali dopo

il disastro di giovedì scorso:

una reazione, di rabbia o

di orgoglio, che cancelli in

qualche modo la brutta serata

contro Sassari e dia un po'

di speranza per un futuro che

al momento appare un po'

troppo scuro.

Da giocare per

due ragazzi come Mian e Demartini,

che stasera avranno

spazio e possibilità di mettersi

in mostra: starà a loro far

vedere di poterci stare (finora

l'hanno solo fatto intravedere)

e di poter giocare anche

quando la squadra tornerà a

essere al completo.

Da giocare

per Ron Slay, sul nostro

personalissimo banco degli

imputati dopo la partita di

giovedì: da lui ci si aspetta

qualcosa di diverso. Diverso

l'atteggiamento, diversa la voglia,

diversa la faccia: contro

la squadra che lo ha lanciato

in Italia e davanti a un pubblico

che continua ad amarlo,

Ron torni a essere il giocatore

che sa essere. Sapevamo

già che da Slay non ci si potevano

aspettare quelle cose

che lui, semplicemente, non

sa fare: trascinare i compagni,

essere leader, prendere

in mano la

squadra. Da lui

però pretendiamo

che torni a essere

una presenza vera,

in attacco ma soprattutto

in difesa,

a rimbalzo, dove

Ron serve per davvero.

Una partita da giocare,

fino in fondo:

anche perché spesso

succede che le

partite giocate fino

in fondo alla fine si riescono

anche a vincere. Ed è proprio

di una vittoria che Varese ha

bisogno: magari stasera nelle

Marche, sicuramente domenica

prossima contro Cantù.

E questo periodacelo, le cinque

sconfitte consecutive che

hanno reso normale una classifica

che prima era speciale,

una squadra che non riesce

più a vincere, diventeranno

solo un bruttissimo ricordo.

Con un paio di ammonimenti

da tenere a mente, che torneranno

buoni: a Varese come

in nessun altro posto la società

e la squadra devono rimanere

sempre uniti, e non ci

sono vacanze che tengano. A

Varese come in nessun altro

posto un giocatore che non dà

tutto non ha diritto di scendere

in campo con la maglia

biancorossa: una volta passa,

non la seconda.

Francesco Caielli

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