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Sfoglia volentieri il libro dei ricordi Dodo Rusconi, protagonista di derby infuocati negli anni ’70 quando la sfida tra Varese e Cantù valeva scudetti e coppe internazionali: oggi non è cambiato solo il valore della posta in palio ma anche il clima di una partita che nei tempi d’oro vedeva in campo dei blocchi di varesini e canturini... «Varese-Cantù è stata l’ultima partita cui ho assistito a Masnago: era il derby della retrocessione nel marzo 2008, da allora non vado più perché il sale delle partite è l’agonismo e mancando quello non apprezzo le gare di “tiro a segno” di oggi. E’ cambiato tutto: ai miei tempi noi italiani rimanevamo per anni nella stessa società e si creavano nuclei storici, ora manca la capacità di programmare da parte dei club e s’è persa la magìa di quelle partite in cui si dava il massimo. In campo erano botte vere ma poi in spogliatoio tutto finiva, anche perché poi ci si ritrovava in Nazionale d’estate e ci si conosceva fin da ragazzi: ad esempio Recalcati l’affrontai nelle giovanili sin da quando avevamo 13-14 anni, nel tempo s’è costruito un rapporto solido e un rispetto totale».

Oggi l’ex coach di Varese segue il basket solo in Tv ma quel che vede non gli piace: «Vedo poco gioco e tante invenzioni individuali: l’unica squadra davvero allenata è Siena che ha ritmo, energia e qualità di esecuzione. In realtà mi piace pure Cantù, non una grande squadra che però sa estrarre il meglio del potenziale che ha; deludenti invece Milano e Roma, anche se il ritorno di Peterson potrebbe ridare slancio all’AJ: Dan ha la personalità e il carisma necessari per provare a cambiare il trend».

Il momento difficile della Cimberio è fotografato da Rusconi sotto forma di calo fisico, auspicando però che il clima del derby possa dare i giusti stimoli per invertire la rotta: «Varese ha iniziato alla grande ma nella gara contro Biella che ho visto in Tv mi è parsa in affanno: al di là degli episodi arbitrali, che comunque fanno parte del gioco, ho notato una mancanza di reattività evidenziata dalle sei sconfitte di fila. Guardando da fuori sembra che ci sia un calo fisico, poi i problemi dovranno risolverli società e staff tecnico: a noi tifosi sta il compito di stare vicini alla squadra motivandola in vista di una partita difficile come questo derby. La sensazione è che Cantù stia bene e la Cimberio non tanto, speriamo che domenica il campo esprima riscontri diversi...».

Rusconi è comunque convinto che i giocatori debbano trovare da soli le risorse caratteriali per reagire dopo la lunga catena di sconfitte in fila: «La reazione è un fatto caratteriale. Da giocatore non concepivo compagni demoralizzati dopo una sconfitta, bisogna trovare dentro di sé la forza per reagire subito. E se c’è chi non l’ha dentro tocca all’allenatore toccare le corde giuste per stimolare la squadra a dare il massimo. All’inizio della stagione Varese ha fornito ottime prove battendo addirittura Siena, ora attraversa un momento difficile ma confido sul fatto che un tecnico esperto come Recalcati riesca a raddrizzare la situazione battendo la “sua” Cantù».

Giuseppe Sciascia

Torna volentieri ai bei tempi delle sfide d’alto rango tra Varese e Cantù anche Pierluigi Marzorati, grande protagonista sul fronte brianzolo dei derby dell’epoca d’oro tra due storiche piazze di provincia nelle quali il basket è una religione: «A contrassegnare quella rivalità c’era il fatto che la maggior parte dei giocatori italiani uscivano dai settori giovanili delle rispettive società e avevano un certo “marchio”. In campo c’era grande battaglia ma anche rispetto perché poi ci si ritrovava in Nazionale. Certo, per noi negli anni ’70 la "Valanga Gialloblù" era un riferimento importante, oggi sono cambiati gli equilibri economici ma i recenti sviluppi fanno ben sperare per dare continuità a due piazze in cui l’humus del basket è sempre radicatissimo».

Ora l’ex stella canturina auspica che il nuovo corso di entrambi i club possa mettere le basi per riportarli in alto, e in attesa che i vivai tornino a sfornare campioni plaude alla riapertura delle porte per i tifosi: «Cantù ha trovato lo scorso anno un equilibrio societario che le permette di programmare, mentre il consorzio diVarese è una novità interessante: l’auspicio è che possano essere preludio per far sì che queste due società siano modello per la qualità dei rispetti vivai. In attesa di rivedere in campo protagonisti locali, riavere in tribuna i tifosi ospiti è un fatto importante: vorrei ringraziare il questore Cardona che ha dato questa possibilità ai sostenitori canturini, sperando nella riuscita di questo esperimento e che lo sforzo produca esiti positivi dando la possibilità che accada anche in futuro».

Domenica Marzorati sarà a bordo campo in versione super partes vista la carica di presidente regionale Coni, ma è logico che il cuore di “Pierlo” batterà per la Bennet: «Visto il ruolo istituzionale tifo per le 4 squadre lombarde di serie A ma sono sempre legato a Cantù: confermando lo staff tecnico e il cardine della squadra semifinalista lo scorso anno la società ha dimostrato l’importanza della programmazione ripartendo da un nucleo importante e i risultati stanno dando ragione a questa scelta. Il derby, però, è una partita particolare: entrambe le squadre sono alle prese con vari acciacchi, sarà importante capire se e come rientreranno gli infortunati per dare qualità alla panchina e avere più benzina».

Infine, Marzorati spende parole di elogio per Carlo Recalcati, prima suo compagno e poi suo allenatore a Cantù, il quale domenica avrà una motivazione supplementare per cercare di battere la squadra della sua città: «Carlo ha una notevole professionalità e una grandissima esperienza come allenatore: certo, avrà stimoli doppi sfidando la “sua” Cantù, ma quel che conta per lui sarà vincere una partita delicata visto il momento difficile di Varese e portare a casa due punti utili per sperare ancora nelle Final Eight di Coppa Italia. Ritengo sia stata la scelta giusta come punto di riferimento per un progetto nuovo come quello del consorzio e che possa essere una pedina fondamentale per il rilancio della società biancorossa».

G.S.

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