Lucaweb Posted February 16, 2011 Posted February 16, 2011 L’OPINIONE di GIANCARLO PIGIONATTI Più di un derby - come quello vissuto contro Cantù, vibrante per intensità e gaudioso nel risultato - non c’è spot che tenga per allargare le file di un consorzio alla ricerca di nuovi soci e di maggiori risorse. Nel parterre, ad ogni gara, spuntano facce nuove, di sportivi da conquistare - potendoselo permettere - alla causa del club. Spesso si tratta di clienti o amici dei soci, da coinvolgere al fianco della Pallacanestro Varese: chiamala, se vuoi, catena di Sant’Antonio, il cui termine non sminuisce il valore dell’operazione intendendo quel principio di "chiamata" che un consorziato entusiasta ci faceva notare, nel merito di un progetto chiaro e ambizioso che può regalare soddisfazioni come appartenenti a una club glorioso nonché valere una pubblicità molto gratificante per la propria attività, sia essa imprenditoriale o professionale. Se ogni socio riuscisse a portarne uno nuovo in società, da quaranta circa si diventerebbe ottanta e così via, almeno stando al ragionamento di uno dei costituenti di "Varese nel cuore" (il presidente Michele Lo Nero nella prima foto Blitz). Che tuttavia, dopo cinque mesi, a quanto pare - e nonostante tanto impegno - ha raccolto poco o nulla rispetto al suo "zoccolo duro" che resta un patrimonio per la continuità. Chi scambia il nostro scetticismo per avversione, evidentemente, è tipo da confondere lo scoppio di un mortaretto con quello di una bomba e poi la lingua italiana ha un suo preciso significato: si può credere nel valore del matrimonio, e pure indissolubile, ma non per questo condiviso principio si deve escludere ogni dubbio su un’unione che, viste le statistiche, spesso scoppia. E’ solo un esempio per annotare una datata opinione in merito a una partecipazione costosa ma senza voce in capitolo nella gestione della società, se non attraverso una rappresentanza, quindi non ideale per chi ama contare in ogni caso nelle decisioni in rapporto al proprio impegno finanziario. Ma, per la sorte dell’amata Pallacanestro, bisogna augurarsi solide prospettive, dipendendo da esse una forte continuità, dovendo il consorzio rastrellare nel tempo quei soldi oggi garantiti, secondo un preciso impegno, dai Castiglioni (l’ex presidente Claudio Maria nella seconda foto Blitz). E non sono pochi, se di 800.000 euro circa si tratta per questa stagione, come dire di un equivalente pari a un’ottantina di nuovi consorziati se ciascuno si impegnasse con 10.000 euro. Non è questo il miglior momento della pallacanestro italiana, ben lontana dagli splendori di molti anni fa, quando tutti o quasi i club si caratterizzavano sin dal loro annuncio per una chiara identità di forza dei propri organici, duraturi e di valore, con assi e bandiere di riferimento, mentre oggi si fatica a capire quale Green si trovi in una squadra piuttosto che in un’altra essendo diventate le società dei porti di mare per americani, comunitari e anche italiani che cambiano casacca come i calzini. Se Dio vuole, però, il basket a Varese resta un importante fatto culturale che lega generazioni diverse attraverso una storia leggendaria, vissuta o raccontata, restando vitale e - osiamo credere - eterna. Già, ma c’è bisogno di una partecipazione congrua e concreta affinché il club possa guardare al domani senza paure, anzi con maggiori capacità finanziarie, dipendendo il suo destino dalle risposte d’una città. La passione non si compra né si vende ma è pur vero che spettacolo ed emozioni, come ne hanno sfornate le gare contro Siena e Cantù, sembrano fatti apposta per dimostrare un’ideale competitività della squadra, invece mortificata altre volte nella sua Masnago per quel suo stazionare tra gerarchie labili. Quale futuro ci spetterà dipenderà dal sostegno alla nostra Pallacanestro.
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