Lucaweb Posted February 28, 2011 Posted February 28, 2011 di GIANCARLO PIGIONATTI Rimpianti e imprecazioni appartengono ai deboli e ai paurosi, dovendo guardare avanti con pensieri positivi. E poi, in genere, tutte quelle squadre che hanno perso qualcosa per strada sono solite recriminare per punti sfuggiti. Pare purtroppo in affanno, sul campo ma anche al suo interno, la Pall. Varese, soprattutto dopo aver accarezzato l’idea di ben altra parte tra le gerarchie di campionato attraverso mesi di alta classifica, meritatissima al di là del ritardo di avversarie potenzialmente più forti e complete. Sino a metà dicembre la squadra era stata splendida nello sfruttare ogni occasione, dunque il "motorino" biancorosso girava a pieni giri, al massimo del suo potenziale. Poi, gradualmente, esso s’è ingolfato, inceppandosi alcuni "pezzi" portanti. Quella ricchezza accumulata era un po’ come fieno in cascina, buono per il periodo di vacche magre. Non è che dicessimo eresie, a pensarla così era lo stesso Recalcati che, pur stimando con convinzione la propria squadra, non poteva certo nascondersi un obiettivo raffronto, alla distanza, con quegli organici che lasciavano intravedere margini di recupero e di progresso. A sconquassare, poi, tale relatività sono state noie fisiche e vere rinunce delle quali la squadra ha tanto patito. Ora, però, le vacche magre sono troppe: bisognerebbe ingrassarne qualcuna dopo otto sconfitte in nove gare sul groppone, pure con la prospettiva di un’altra abbastanza presumibile domani contro Siena. La carestia ha da finire ma bisogna cominciare a credere nelle proprie file, in società e in squadra, essendo gli spalti sempre generosi e calorosi: non stiamo a suonare allarmi vari tramite campanelli o sirene, chi ha costruito la squadra (se ha la mente ampia e la vista lunga) può comprendere quei limiti della Cimberio al fine di prendere di petto una realtà più che mai da... calma e gesso. L’essere lì, fermi o quasi da diversi giri, non dev’essere giudicato un inganno del destino perché, se così si ragionasse, non si capirebbe come batterlo. Al contrario bisogna riconsiderare con sforzo l’obiettivo finale, lasciando per ora da parte ambizioni che potrebbero tornare poi, a sicurezza puntellata. Bisognerebbe, innanzitutto, recuperare qualche giocatore, su tutti Ron Slay (foto Blitz), capace di colpi esaltanti quando schemi e gioco non trovano conseguenti canestri, ma anche assai complicato da gestire per il suo modo d’essere. Resta da chiedersi se chi lo rivolle, piuttosto di un pivot massiccio e di mestiere, ne avesse calcolato quei rischi dovuti ai "ghiribizzi" d’un atleta non lineare e fatto così. Slay avrebbe bisogno di una squadra che lo regga e che ne compensi qualche esagerato vezzo, certo è che il suo rendimento - non del tutto ponderabile nella scorsa stagione per una lunga assenza - sin qui è parso sconnesso e largamente al di sotto della sua stagione migliore, quella di Montegranaro, quando fece registrare più di 17 punti di media a gara, mentre oggi viaggia sui 13, anzi nemmeno. Dunque, ci vuole uno Slay più delizia che croce, avendo bisogno la Cimberio - al venir meno dell’efficace ordinarietà del collettivo - di una valente ed estemporanea offensiva. Con l’americano su di giri e con altre identità recuperate si può sperare in una Cimberio più fruttuosa. O no?
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