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VARESE L'arrivo di Rok Stipcevic

ha portato a Masnago una

ventata di ottimismo condito di

nostalgia. Perché davvero non

ce l'abbiamo fatta ad ascoltare

le parole del giovane croato,

sentirgli raccontare di come sia

stato un certo Arijan Komazec

a spingerlo verso Varese raccontandogli

meraviglie su squadra

e città. Arijan Komazec, uomo

che per una generazione intera

di tifosi è stato l'eroe di due stagioni

indimenticabile, giocatore

dalla classe immensa come

raramente se ne sono visti su

un campo da basket. Spinti dalla

voglia di passato siamo andati

a cercarlo, lanciati dalla nostalgia

abbiamo incontrato altra

nostalgia: quella di un uomo

a cui Varese manca ancora.

«Stipcevic mi ha chiamato un

po' di volte, mi ha chiesto consigli

sulla scelta di andare a Varese,

ha voluto sapere da me

che cosa ne pensavo».

E lei?

Ma come faccio a parlare male

di Varese? E' stata la cosa più

bella che sia capitata nella mia

carriera, un posto al quale penso

ancora con un affetto enorme:

penso ai tanti amici incontrati

e lasciati lì, alla famiglia

Bulgheroni che quando sono

arrivato mi ha accolto come un

figlio, a Gianni Chiapparo.

Quando qualcuno mi chiede

qualcosa di Varese, da me escono

solo parole bellissime: esce

la verità, non devo inventare

niente.

Ci parli un po' di Stipcevic.

Che giocatore è arrivato?

Lo conosco bene. Qui a Zara ha

fatto benissimo, negli ultimi anni

è migliorato tanto e si sta costruendo

una carriera importante

solo ed esclusivamente

grazie a tanto lavoro duro. A lui

nessuno ha regalato niente: uno

della sua statura arriva in alto

solo se ha un talento infinito o

se è spinto da una voglia fuori

dal comune. Il basket non è

sport per i bassi: lui è basso, ma

ha tutto il resto.

Che ricordo ha lasciato a Zara?

Qui non è facile giocare, soprattutto

se sei uno di casa, cresciuto

nel settore giovanile: gli altri,

gli stranieri sono sicuramente

trattati meglio mentre è più

facile criticare e puntare il dito

sui nostri talenti.

E lui?

Ecco, lui ha subito un po' queste

critiche: ancora non ha capito

che per un giocatore è normale,

che bisogna essere capaci

di reagire quando qualcuno

parla male di te. E non è una cosa

semplice, perché anch'io nella

mia carriera spesso mi sono

trovato con il dito puntato contro,

e ho sofferto molto quella

situazione.

Che tipo di giocatore è?

Lui è uno che può dare tanto in

difesa perché mette sempre in

campo un'energia speciale: piacerà

ai tifosi: se c'è un pallone

vagante, state pur certi che il

primo a buttarsi per prenderlo

sarà lui. Piacerà ai tifosi.

E in attacco?

Ha un grande tiro da tre, può

colpire anche da lunghissime

distanze ed è uno che ama

prendersi i tiri decisivi: lo scorso

anno con la maglia di Zara

ha deciso una serie playoff contro

il Cibona a furia di triple.

Posso dare un consiglio a coach

Recalcati?

Se non può farlo lei...

Rok è capace di dare il massimo

quando deve conquistarsi

qualcosa: se parte dalla panchina,

se ha davanti un altro playmaker,

se non ha i quaranta minuti

garantiti. Mettetelo sempre

in discussione, in allenamento

e in partita e fatelo partire dalla

panchina: lui entrerà e cambierà

la partita.

Insomma: grande acquisto?

Può diventare qualcuno, e soprattutto

darà una grossa mano

a Varese fin da subito. L'importante

sarà fargli recuperare quell'autostima

che negli ultimi mesi

a Zagabria ha perso per strada.

Varese lo farà sentire importante,

ne sono certo.

Lo sa che avrebbe voluto giocare

con il numero sei, il numero

di Komazec a Varese?

Me lo dite voi, e la cosa mi

riempie di orgoglio. Peccato sia

già occupato, vorrà dire che lo

vestirà l'anno prossimo: ha la

mia benedizione. Il numero è

importante, e il sei è il numero

più bello che ci sia.

Adesso parliamo un po' di

lei. Come sta e cosa sta facendo?

Io sto bene, davvero. Alleno

una squadra di ragazzi e sono

felice con loro e con me stesso.

Quando tornerà a Varese?

Non sono più tornato, ma vorrei

farlo. Chissà, magari ora che

c'è Stipcevic ho la scusa per venire

a fare un giro: mi piacerebbe

tantissimo ritrovare il palazzetto

e tutti i miei amici.

Sa che qui nessuno l'ha dimenticata?

Come io non ho dimenticato

Varese. So che in tanti si sono

sentiti traditi quando me ne sono

andato a Bologna: ma quella

volta ho pensato solo alla mia

carriera, e a nient'altro. La carriera

di un giocatore dura un attimo,

finisce subito: non è semplice.

La invitiamo qui, e la aspettiamo

per una festa bellissima.

E allora prometto che verrò. Intanto,

se potete, salutatemi Andrea

Meneghin.

Francesco Caielli

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