Lucaweb Posted March 14, 2011 Posted March 14, 2011 VARESE L'arrivo di Rok Stipcevic ha portato a Masnago una ventata di ottimismo condito di nostalgia. Perché davvero non ce l'abbiamo fatta ad ascoltare le parole del giovane croato, sentirgli raccontare di come sia stato un certo Arijan Komazec a spingerlo verso Varese raccontandogli meraviglie su squadra e città. Arijan Komazec, uomo che per una generazione intera di tifosi è stato l'eroe di due stagioni indimenticabile, giocatore dalla classe immensa come raramente se ne sono visti su un campo da basket. Spinti dalla voglia di passato siamo andati a cercarlo, lanciati dalla nostalgia abbiamo incontrato altra nostalgia: quella di un uomo a cui Varese manca ancora. «Stipcevic mi ha chiamato un po' di volte, mi ha chiesto consigli sulla scelta di andare a Varese, ha voluto sapere da me che cosa ne pensavo». E lei? Ma come faccio a parlare male di Varese? E' stata la cosa più bella che sia capitata nella mia carriera, un posto al quale penso ancora con un affetto enorme: penso ai tanti amici incontrati e lasciati lì, alla famiglia Bulgheroni che quando sono arrivato mi ha accolto come un figlio, a Gianni Chiapparo. Quando qualcuno mi chiede qualcosa di Varese, da me escono solo parole bellissime: esce la verità, non devo inventare niente. Ci parli un po' di Stipcevic. Che giocatore è arrivato? Lo conosco bene. Qui a Zara ha fatto benissimo, negli ultimi anni è migliorato tanto e si sta costruendo una carriera importante solo ed esclusivamente grazie a tanto lavoro duro. A lui nessuno ha regalato niente: uno della sua statura arriva in alto solo se ha un talento infinito o se è spinto da una voglia fuori dal comune. Il basket non è sport per i bassi: lui è basso, ma ha tutto il resto. Che ricordo ha lasciato a Zara? Qui non è facile giocare, soprattutto se sei uno di casa, cresciuto nel settore giovanile: gli altri, gli stranieri sono sicuramente trattati meglio mentre è più facile criticare e puntare il dito sui nostri talenti. E lui? Ecco, lui ha subito un po' queste critiche: ancora non ha capito che per un giocatore è normale, che bisogna essere capaci di reagire quando qualcuno parla male di te. E non è una cosa semplice, perché anch'io nella mia carriera spesso mi sono trovato con il dito puntato contro, e ho sofferto molto quella situazione. Che tipo di giocatore è? Lui è uno che può dare tanto in difesa perché mette sempre in campo un'energia speciale: piacerà ai tifosi: se c'è un pallone vagante, state pur certi che il primo a buttarsi per prenderlo sarà lui. Piacerà ai tifosi. E in attacco? Ha un grande tiro da tre, può colpire anche da lunghissime distanze ed è uno che ama prendersi i tiri decisivi: lo scorso anno con la maglia di Zara ha deciso una serie playoff contro il Cibona a furia di triple. Posso dare un consiglio a coach Recalcati? Se non può farlo lei... Rok è capace di dare il massimo quando deve conquistarsi qualcosa: se parte dalla panchina, se ha davanti un altro playmaker, se non ha i quaranta minuti garantiti. Mettetelo sempre in discussione, in allenamento e in partita e fatelo partire dalla panchina: lui entrerà e cambierà la partita. Insomma: grande acquisto? Può diventare qualcuno, e soprattutto darà una grossa mano a Varese fin da subito. L'importante sarà fargli recuperare quell'autostima che negli ultimi mesi a Zagabria ha perso per strada. Varese lo farà sentire importante, ne sono certo. Lo sa che avrebbe voluto giocare con il numero sei, il numero di Komazec a Varese? Me lo dite voi, e la cosa mi riempie di orgoglio. Peccato sia già occupato, vorrà dire che lo vestirà l'anno prossimo: ha la mia benedizione. Il numero è importante, e il sei è il numero più bello che ci sia. Adesso parliamo un po' di lei. Come sta e cosa sta facendo? Io sto bene, davvero. Alleno una squadra di ragazzi e sono felice con loro e con me stesso. Quando tornerà a Varese? Non sono più tornato, ma vorrei farlo. Chissà, magari ora che c'è Stipcevic ho la scusa per venire a fare un giro: mi piacerebbe tantissimo ritrovare il palazzetto e tutti i miei amici. Sa che qui nessuno l'ha dimenticata? Come io non ho dimenticato Varese. So che in tanti si sono sentiti traditi quando me ne sono andato a Bologna: ma quella volta ho pensato solo alla mia carriera, e a nient'altro. La carriera di un giocatore dura un attimo, finisce subito: non è semplice. La invitiamo qui, e la aspettiamo per una festa bellissima. E allora prometto che verrò. Intanto, se potete, salutatemi Andrea Meneghin. Francesco Caielli
Recommended Posts