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Righetti rialza il morale di Varese


Lucaweb

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Una stagione, quella vissuta finora dalla Cimberio Varese, che sembra un film. Un campionato costruito intorno ad una trama ricca di colpi di scena - dall'entusiasmo dell'alta classifica alle preoccupazioni attuali -, giocato sulla lacerante, e va da sé del tutto involontaria, contrapposizione tra realtà e apparenza. Solo che nel caso della Pallacanestro Varese, mica stiamo fuori dal botteghino di un cinema. I tifosi biancorossi, farebbero anche a meno di “effetti speciali” e pazienti la loro parte si accontenterebbero di un finale di stagione all'insegna della tranquillità. Invece, Galanda e compagni che ti combinano a Brindisi? Sconfitta pesante, senza salvare nemmeno la differenza canestri, classifica di nuovo a rischio e un pizzico di angoscia spolverata sul resto del cammino.

«Non abbiamo alibi, né scuse per la pessima prestazione prodotta a Brindisi. Una brutta caduta che, per certi versi, ha sorpreso anche noi perchè – spiega Alex Righetti, ala della Cimberio -, è arrivata senza preavviso. Eravamo infatti reduci dalla buona gara disputata contro Treviso, dall'eccellente amichevole contro l'Armani e da una settimana di allenamenti più che discreti. Di fatto, ci siamo presentati a Brindisi nelle migliori condizioni possibili, convinti di poter mettere insieme una partita all'altezza delle aspettative. Purtroppo, ci siamo riusciti solo per i primi venti minuti».

- Cinematograficamente parlando il titolo potrebbe essere: "Varese travolta da un “solito” destino nel plumbeo mare brindisino". Dove il “solito destino” sta per l'ormai consueta badilata subita sotto canestro...

«Non è da oggi – ricorda il giocatore riminese -, che sotto i tabelloni sappiamo di avere dei problemi in termini fisici e atletici. In casa con i nostri riferimenti, giocando con maggiore aggressività e grazie all'aiuto del pubblico riusciamo spesso a nascondere il gap, ma fuori casa questi aspetti si ribaltano. Così, soprattutto quando molliamo in difesa, viene a galla la nostra fragilità di squadra e ci tengo a sottolineare con forza questo punto poiché non si tratta di andare alla ricerca di colpe specifiche. In determinate situazioni deve, o dovrebbe, funzionare tutto l'impianto-squadra e non un singolo reparto. Non a caso, nei secondi venti minuti, siamo andati tutti a fondo, mica solo i lunghi...».

- Non aver salvaguardato la differenza canestri è stato oltremodo delittuoso. Così, adesso, classifica alla mano siete ufficialmente in zona-rossa: preoccupati?

«C'è consapevolezza che la situazione non è rosea. C'è un sentire comune riguardo alla posizione rischiosa, ma non può e non deve esserci spazio per preoccupazioni o timori, stati d'animo che possono essere addirittura deleteri».

- Quindi?

«Personalmente declino preoccupazione come “ansia da prestazione”, ovvero un comportamento da evitare nel modo più accurato. Al contrario, questo è proprio il momento in cui mostrare calma, serenità, restare concentratissimi sulle nostre cose e fiduciosi. Del resto, ve lo garantisco, ci sono mille motivi per esserlo. Ci siamo messi alle spalle un periodo molto critico durato circa due mesi in cui, per ragioni ben note, non ci siamo mai allenati insieme. Adesso, pur con un giocatore determinante come Jobey Thomas ancora fuori dai giochi, l'emergenza sembra finita. In palestra stiamo lavorando bene e sono assolutamente certo che i frutti del sudore prima o poi dovranno produrre qualcosa di buono. Dev'essere per forza così».

- Meglio prima, visto che domenica sarà ospite al PalaWhirlpool Cremona, avversaria da riagganciare.

«Vanoli è una formazione che gioca un basket duro, molto impegnativo dal punto di vista fisico e atletico. Una squadra solida, senza stelle, ma con tanti giocatori utili e di buon talento attivati da un elemento come Rowland che funziona da “metronomo” . Dovremo difendere benissimo su di lui per togliergli il ritmo dalle mani e prestare attenzione a tutti per strappare una vittoria fondamentale. Conterà solo vincere, anche di 1 sulla sirena».

Massimo Turconi

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