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«Grande difesa contro Varese»


Lucaweb

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Felicità, oltre le melense parole di Al Bano e Romina Power, è poter dire: "Adesso sì che sono al posto giusto nel momento giusto".

Riflessioni serene quelle regalate da Riccardo Antonelli mentre, con un pizzico di rammarico, ripensa ai suoi trascorsi varesini. Il giovane lungo di Sesto Calende è stato costretto a migrare per trovare, alla Vanoli Cremona, il suo posto ideale nel mondo del basket dopo un lungo peregrinare tra speranze coltivate e ambizioni sempre sotterrate strada facendo.

«Inutile girare intorno all'argomento: lasciare Varese è stato un dispiacere ma, evidentemente, dopo quasi cinque stagioni, tutte a spizzichi e bocconi, era giusto che cambiassi aria e ambiente. La scelta di andarmene è stata dettata dal poco spazio che avevo, chiuso nel mio ruolo da giocatori importanti e giustamente destinati a minutaggi elevati».

Quella tra Antonelli e la Pallacanestro Varese sembra soprattutto la storia di un “amore” mai sbocciato «Per certi versi è così perchè - continua Ricky - la fiducia espressa nei miei confronti ha seguìto uno strano andamento: sempre altissima durante l'estate, alta all'inizio della preparazione e nelle prime giornate di campionato, è andata via via scemando col passare del tempo. Una fiducia che, espressa a parole, non si è mai concretizzata nei fatti».

- Immaginiamo che, in merito, si sarà fatto delle domande...

«Eh, hai voglia! Mi sono arrovellato per settimane intere intorno all'argomento, senza peraltro trovare una risposta definitiva ma, piuttosto, una serie di ragioni. Errori miei, circostanze ed episodi negativi e, infine, quel tocco di sfortuna che nel momento propizio ci ha messo lo zampino. Emblematico, in questo senso, la scorso campionato: un centinaio di minuti giocati con alcune prestazioni decenti nel girone d'andata. Solo una dozzina in quello di ritorno in cui, complici infortuni e assetti tattici cambiati in corsa, non ho più avuto spazio. Il tutto, ripeto, anche per mie responsabilità perchè, probabilmente, non ho saputo sfruttare al meglio le occasioni».

- Il presente com'è?

«A Cremona mi trovo stupendamente: ottima società, ben organizzata, staff tecnico e compagni di alto livello, ma clima molto amichevole e affettuoso. Tecnicamente siamo una squadra concreta, tosta fisicamente, capace di difendere in maniera dura e intensa per tutti quaranta minuti seguendo l'esempio di due leader come Milic e Rowland, i quali, per esperienza, talento e qualità, dettano i ritmi e rappresentano i fari di una squadra che esprime un volume di gioco clamoroso grazie a un'incredibile mole di lavoro in palestra. Per noi andare all'allenamento è come partire per il fronte e alla Vanoli il termine “settimana di scarico” semplicemente non esiste».

- Lei che collocazione ha trovato?

«Sono il quarto lungo della squadra, gioco solo da numero 4, parto dietro Milic e Perkovic e qualche minuto di gioco riesco sempre a strapparlo. Meglio di così non potrei».

- A Varese per...?

«Correre il più possibile, difendere come delle bestie e arginare i loro attaccanti, in particolare uno come Ron Slay che quando gioca in casa mostra i muscoli e scalda il pubblico diventa davvero micidiale».

- Un saluto a Varese: un addio o un ciao?

«Un “ciao”, con mille ringraziamenti perchè alla Pallacanestro Varese devo tutto. In maglia biancorossa sono cresciuto e se sono in serie A lo devo a quelle persone - dirigenti, allenatori e compagni - che mi hanno aiutato stimolando la mia crescita tecnica e umana».

- Pronostico?

«Nemmeno sotto tortura. Per scaramanzia, ma soprattutto per rispetto verso i miei ex compagni e per un pubblico che mi ha sempre voluto bene».

Massimo Turconi

Edited by Lucaweb
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