Lucaweb Posted March 31, 2011 Posted March 31, 2011 Elegantissimo, curato, misurato, persino un po’ algido lontano dal parquet. Rude, furoreggiante, talvolta polemico, sempre partecipe quando è in campo. In questi mesi tutti i tifosi della Pallacanestro Varese hanno imparato a conoscere Diego Fajardo, ala-pivot la cui doppia personalità avrebbe certamente attirato l’interesse anche di Robert Stevenson, il famoso scrittore de “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Fajardo, pure nel match vinto contro la Vanoli Cremona, ha regalato molti pezzi del suo “doppio” repertorio: rimbalzi, tanti (9 in soli 17 minuti di gioco), tuffi sul legno alla conquista del pallone, occhiatacce ad arbitri e avversari, incitamento continuo e consigli per i suoi compagni, erroracci da sotto e imprecazioni. Insomma: di tutto e anche il suo contrario. «Contro Cremona - dice il lungo italo-spagnolo Diego Fajardo - l’importante era solamente vincere, non certo la mia prestazione personale. E noi, nonostante la grande fatica, siamo riusciti a centrare l’obiettivo. La gara non è stata granchè dal punto di vista tecnico, ma dal mio punto di vista bellissima sotto il profilo agonistico contro una Vanoli che, col suo basket di grande rilevanza fisica e atletica, ci ha impegnati e tenuti sulla corda per tutti i quaranta minuti. Però, la gara era stata ben preparata durante la settimana e, al salto a due iniziale, eravamo consapevoli che la chiave principale della partita sarebbe stata la capacità di tenuta, in particolare in difesa. Là dietro abbiamo stretto i denti e non ci siamo disuniti nemmeno dopo le triple fortunose e potenzialmente “tagliagambe” di Drozdov e Rowland. A conti fatti, direi che il match si è risolto a nostro favore proprio grazie alle quattro-cinque giocate difensive risultate determinanti negli ultimi possessi. Le scelte tattiche e l’intensità che abbiamo espresso su Drozdov, Rowland, Milic e compagnia hanno tolto ritmo al team cremonese e, di contro, ci hanno dato “gas” per riuscire a giocare con tranquillità sul fronte offensivo». A proposito di ritmo: il recente 2 su 2 casalingo, sostenuto da prestazioni difensive gagliarde, sembra voler lanciare segnali di ottimismo in ottica futura. «Sì, almeno al PalaWhirpool abbiamo ritrovato quella continuità che lontano da Varese pare irraggiungibile. Soprattutto, a Masnago, dopo un paio di mesi critici siamo di nuovo capaci di imporre le nostre caratteristiche: creare opportunità per tutti in attacco ed essere in grado di giocare una pallacanestro difensiva dura ed efficace». Quale il giudizio sulla sua stagione? «Non mi piace fornire valutazioni personali a bocce ancora in movimento. Non lo faccio mai, consapevole che nel basket conta soltanto il risultato ottenuto dal gruppo. Il resto ha scarso valore». La classifica, oggi, ha un sapore indefinibilmente sospeso: quale secondo lei? «Non ce l’ha. Del resto non è possibile attribuire certezze a una graduatoria che vede nove squadre racchiuse nello spazio di soli 4 punti e si allunga passando dai timori della retrocessione all’esaltazione di posizioni playoff di fascia alta. Dai 16 ai 20 punti, se guardate bene, c’è dentro di tutto. Per queste ragioni non mi piace spostare troppo avanti il pensiero. Meglio la logica del presente e pensare ad una partita alla volta». Un presente che... non c’è, visto che dopo la pausa per l’All Star Game tornerete in campo domenica 20 marzo a Casalecchio contro la Virtus Bologna, sua ex squadra. «La Canadian Solar è un’ottima squadra, in striscia positiva da tre partite. Giocando una pallacanestro fatta di grandissima aggressività e spunti tattici ci costringerà a ragionare su ogni possesso. Ci aspettiamo una gara difficilissima, ma abbiamo una dozzina di giorni per prepararla al meglio e provare a invertire il trend negativo in trasferta. Fuori casa - conclude il giocatore spagnolo della Cimberio Varese - non si vince più dagli inizi di dicembre (a Roma, 89-92, ndr), un po’ troppo, no?». Massimo Turconi
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