Lucaweb Posted April 26, 2011 Posted April 26, 2011 di GIANCARLO PIGIONATTI Sta lasciando una scia di affetti in una vera rimpatriata tra luoghi cari e amici veri. Bastano le sue gesta sotto la nostra bandiera per festeggiare il ritorno di Corny Thompson, ormai tranquillo e pacioso signore che fa il manager, non di basket. L’amarcord si impone e strugge nell’immaginare Corny giocatore oggi in questa Cimberio, roba da semifinale scudetto sicura, naturalmente con un pivottone giusto. Un elemento del genere mancò anche allora, seppur con ben altra storia, d’una squadra imparagonabile per qualità e spettacolo, come - d’altra parte - le sue avversarie. Non fu un caso se Thompson, costretto a fare gli straordinari dall’arco e sotto i tabelloni a coronamento di un collettivo fantastico, giungeva "spompato" in dirittura d’arrivo, mancando a DiVarese e Ranger la classica liretta per fare un milione. Eppure, in quanto a gioco, quella "Pallacanestro" avrebbe meritato più di un titolo. I pivot erano Pittman, ammirevole ma non cinico quanto Rolle, tanto per citare un americano che fece le fortune della Virtus campione, quindi Stefano Rusconi, ancora imberbe e di là dall’imporre, come fece poi a Treviso, la sua intimidatoria presenza. Thompson era acclamato e amato ma quelle incompiute, a un certo punto, lo indispettirono, soprattutto per un tarlo che lo rodeva, come perdente dopo aver cantato e portato la croce per un’intera stagione. Non dimentico le sue dichiarazioni, assai clamorose per uno sempre sorridente qual era Corny, il quale reclamò severamente un ultimo sforzo societario per un potenziamento su misura d’una squadra cui restava da superare l’ultimo ostacolo. Thompson se ne andò più tardi per una questione di denari che, in un tira e molla del suo procuratore, indispose Zanatta nonostante la volontà della Pall. Varese di una conferma, pure costosa per le proprie tasche. Ne è passata acqua sotto i ponti, la pallacanestro è cambiata tantissimo, in peggio, si può solo immaginare un elemento così tecnicamente versatile e potente, come altri campioni di passate generazioni, in una specie di "refugium peccatorum" qual è l’attuale campionato. Nel quale, com’è noto, un’accozzaglia di squadre sembra ancora alla ricerca di una propria identità. Non v’è allora da stupirsi se, con nove sconfitte in dieci gare, Varese può spendere qualche legittima aspirazione per un posto nei playoff (pure l’ottavo e non il dodicesimo, come accadeva anni fa, seppur in un campionato con qualche squadra in più), visto che le sue antagoniste - anche ritenute d’un potenziale superiore, con relativi costi - stanno facendo non meglio, anzi peggio. Roma è una di queste. Sta viaggiando con il freno a mano tirato, almeno rispetto al suo potenziale per una serie di ragioni sfortunate, ma la verità potrebbe essere un’altra. Secondo cui certi nomi, come certi ingaggi, a volte non si combinano con la cosiddetta chimica giusta di squadra.
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