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"Salve, signor Serenità!". Da un paio di giorni,

un po' per scherzo, un po' sul serio, tutti

coloro che incontrano Marco Atripaldi lo salutano

nel modo descritto. L'amministratore delegato

dell'Angelico Biella, uno degli uomini più illuminati

e importanti del nostro basket, sfoggia

tranquillità e serenità di giudizio neanche fosse

sotto un ombrellone a godersi il sole e non, come

in effetti è, alla vigilia di una serie di partite-chiave

per la stagione della sua squadra.

«Non capisco proprio perchè, secondo il pensare comune,

dovrei essere agitato o, peggio, mettere in atto

comportamenti isterici. In fondo - commenta con

un mezzo sorriso il dirigente biellese - siamo più o

meno dove dovremmo essere. E il dover lottare per

conquistare la salvezza non rappresenta qualcosa

di catastrofico. Abbiamo una squadra che, lo ricordo

a tutti, manda in campo da protagonisti assoluti

tre esterni nati tra il 1987 e il 1988 (Sosa, Slaughter

e Chessa - ndr) e altri giocatori, sempre abbastanza

giovani, alla prima esperienza in serie A con vere

responsabilità. Quando guardo alla mia squadra

penso che solo Soragna, Salyers e Jurak hanno maturato

un curriculum da giocatori di vaglia. Tutti gli

altri, peraltro molto interessanti, nel progetto dovevano

verificarsi strada facendo e rappresentavano

scommesse obbligate sotto il profilo economico. Per

dirla in termini chiari: più di così, con le risorse a

disposizione, non si poteva fare».

Quindi, gli alti e bassi che hanno contrassegnato

il vostro cammino rientrano nei canoni della normalità.

«Ritengo di sì, soprattutto se al volante della tua

squadra metti Edgar Sosa, un ragazzo talentuoso

ma con scarsa esperienza a questi livelli. Non a caso

siamo partiti molto bene, subendo un contraccolpo

e perdendo diverse partite negli ultimi possessi una

volta che gli avversari ci hanno preso le misure. Però

il gruppo, se si eccettuano i fischi successivi alla

pessima prestazione casalinga contro Sassari

(74-94 ndr), ha sempre giocato alla pari contro tutti

dimostrando cuore e mentalità. I 4000 spettatori

che solitamente affollano le tribune del Lauretana

Forum, dimostrando grande sensibilità, hanno capito

le difficoltà del gruppo e ci hanno sempre sostenuto,

consapevoli che in questo momento, con un budget

limitato, il restare in vita è più importante che

vendere fumo per una-due stagioni e poi sparire

per sempre».

Proposte per "vivere" più a lungo?

«Moratoria di almeno due-tre stagioni per bloccare

le retrocessioni; riforma vera dei campionati eliminando

almeno un paio di categorie; revisione immediata

della Legge '91 e apertura di un tavolo di trattative

con l'Associazione Giocatori Italiani. Con alcune

società, tra queste anche Varese, c'è grande unità

d'intenti, ma bisogna agire rapidamente per evitare

altri sconquassi».

Varese: qual è il suo giudizio?

«Buonissima squadra, che ha percorso una strada

opposta alla nostra: gruppo solido formato da tanti

giocatori esperti e italiani costosi. Hanno fatto bene

e, di più, nel momento critico hanno trovato la "grana"

per sistemare e rinforzare la squadra meritando

l'attuale posizione-playoff».

Pronostico per la sfida di domani sera?

«Ormai con Varese si può parlare di mezzo derby:

c'è rivalità (in alto un momento di tensione dell'andata

- Blitz), beninteso solo sportiva, e un clima d'attesa

che va oltre il risultato. Mi aspetto una gara

emozionante, ricca di pathos, con una Angelico capace

di mettere i bastoni fra le ruote a una Cimberio

tosta perchè anche noi stiamo bene, siamo in forma

e siamo arbitri del nostro destino. Meglio di così...».

Massimo Turconi

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