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Una società sana, seria e credibile sia in città che nel mondo del basket italiano in un momento sotto molti aspetti critico per il basket di vertice.

Nel giro di 12 mesi la Pallacanestro Varese ha mutato diametralmente la percezione che dava di sé all’esterno, e se oggi è ancora presto per definirla a tutti gli effetti "isola felice", è di certo un club che gode di ampia considerazione generale per il rigore con cui amministra le risorse.

I chiari di luna generali della seria A prossima ventura sono decisamente preoccupanti: dalla famiglia Benetton che uscirà dal basket a fine 2012 (con i programmi di Treviso logicamente ridotti) al patron della Virtus Sabatini che ha annunciato un taglio del budget da 5,2 a 4,5 milioni, passando per la "stanchezza" del patron romano Toti (annunciato un brusco ridimensionamento dopo la perdita della licenza di Eurolega) e all’assetto societario da ridisegnare ad Avellino, mentre a Sassari entro fine settimana si dovrebbe arrivare al nocciolo della questione sponsor ("Sponsorizzati O Spacciati", ossia "SOS" lo slogan lanciato a fine aprile).

Notizie di questi giorni infine l’uscita dal basket dell’azionista di maggioranza cremonese Triboldi e l’arresto del proprietario della Pepsi Caserta Rosario Caputo: nella situazione generale di difficoltà nel trovare risorse per un basket sempre più pesante da sostenere il consorzio "Varese nel Cuore" è certamente una garanzia di continuità per il club di piazza Monte Grappa, che ora auspica di convincere anche gli ultimi scettici della bontà del progetto inaugurato lo scorso anno dal presidente Cecco Vescovi e dal CdA che opera con lui: «Ormai da un anno a questa parte stiamo lavorando con una direzione e una linea ben precise: siamo seri, non vendiamo fumo né vogliamo fare cose al di fuori dell’ordinario. Dopo aver portato a termine il risanamento dei conti, riteniamo che questo sia il senso giusto per garantire una continuità di un certo tipo alla società, dunque stiamo procedendo per dare le medesime strategie alla stagione prossima».

E dunque la volontà di "alzare l’asticella" delle ambizioni esposta il presidente del consorzio Michele Lo Nero («Il prossimo anno vogliamo consolidarci nel giro playoff, poi il sogno è quello di sbarcare in Europa entro due stagioni») è condivisa anche da Vescovi, pur senza perdere di vista i "paletti" economici di spendere esattamente quel che portano in cassa sponsor, consorziati e altre voci positive di bilancio per evitare pericolosi salti nel vuoto: «Le ambizioni e i programmi sono legati a filo doppio ai rinnovi di sponsorizzazione che andremo a definire entro una quindicina di giorni: è logico che ci piacerebbe puntare a fare meglio di quest’anno, mantenendo però la politica dei piccoli passi, senza volere tutto e subito. Di certo non transigeremo dalla filosofia gestionale che quest’anno ci ha portato ad essere interlocutori credibili sul mercato e ha permesso di tener fede alla garanzia data ai soci del consorzio che nulla sarebbe servito per partecipare alla proprietà del club al di fuori del loro esborso iniziale».

Insomma una politica dei piccoli passi che in linea con le aspettative di incremento del budget (stimato attorno al 5 per cento) dovrebbe consentire a Varese di consolidarsi nella fascia dietro le “big” della classifica e dei bilanci, senza però effettuare voli pindarici rispetto ad una realta economicamente solida ma ancora intermedia nel livello della serie A: «Quando abbiamo preso in mano la società abbiamo messo i presupposti per farla crescere, ma il nostro deve essere un lavoro per gradi che proseguirà con molto raziocinio. Il traguardo playoff raggiunto quest’anno è stato un risultato brillante, ma ora non dobbiamo cadere nell’errore di volere tutto e subito. Non dimentichiamo il percorso di Siena, oggi dominatrice nel panorama italiano ma che ha avuto bisogno di 10 anni di lavoro prima di iniziare a lottare per il vertice. Oppure la stessa Cantù che molti prendono oggi come esempio: tre anni fa non raggiunse i playoff, ora ha compiuto un percorso di crescita per gradi che l’ha portata a stabilizzarsi ai vertici. I soldi non fanno sempre classifica, anche se aiutano molto: noi dovremo essere capaci di operare un passo alla volta, la strada giusta l’abbiamo trovata e abbiamo dimostrato con i fatti di percorrerla bene. Fare meglio dello scorso anno è un traguardo plausibile se riusciremo ad aumentare il budget, ma comunque non è una cosa da dare per scontata».

Giuseppe Sciascia

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