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Minucci: «Siena fa il bene di tutti. Anche di Varese»


Lucaweb

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VARESECampioni ancora una volta, campioni senza annoiare, campioni con la stessa voglia di fare festa, campioni dominando, campioni perché più forti di tutti . Cinque volte di fila, con la Montepaschi Siena che dopo la vittoria di domenica entra anche nel libro dei record del campionato italiano: solo il Borletti Milano di Cesare Rubini era riuscito nell'impresa di vincere cinque scudetti uno dietro l'altro, all'inizio degli anni cinquanta.

Ferdinando Minucci, patron della società che sta caratterizzando l'era moderna della nostra pallacanestro, trova il tempo per guardarsi indietro e ammirare quello che è riuscito a fare. Giusto un attimo: prima di tornare a buttare gli occhi verso il futuro, prima di rimettersi a lavorare per i successi che verranno, prima di immaginare come rilanciare la sfida e renderla ancora più gustosa.

Sesto scudetto, quinto in fila. A guardare i festeggiamenti in campo domenica sera, sembra che questo sia stato il più bello.

I più belli sono quello del 2004 perché è stato il primo, e quello del 2007 perché arrivato con un allenatore esordiente come Pianigiani e con una squadra completamente rinnovata. L'ultimo? Bello perché ci ha permesso di entrare in una ristrettissima élite di società che hanno vinto tanto, nulla di più.

Cinque anni di dominio: c'è chi dice che il vostro strapotere abbia tolto interesse a un campionato nel quale si gioca per arrivare secondi.

Io invece dico che alzare l'asticella, cercare di migliorarsi, presentarsi ogni anno con obiettivi più grandi non possa che fare bene a un campionato, perché obbliga gli avversari ad adeguarsi. E così il livello della serie A si alza. E poi c'è la controprova.

Cioè?

L'Eurolega. Quest'anno siamo arrivati alle Final Four e ce la siamo giocata: significa che Siena non è forte solo in Italia perché gioca in un campionato di basso livello, ma che è forte anche nella massima competizione europea.

Quindi, Siena fa bene al campionato?

Io vedo che quando giochiamo in trasferta le società che ci ospitano fanno sempre il tutto esaurito, e molte squadre hanno riscritto la storia della loro stagione sconfiggendoci.

La serie con Cantù. E' stata bella, combattuta e avvincente.

Dal punto di vista tecnico, sì: bella, combattuta e avvincente.

Ci sono altri punti di vista?

No. Dico solo che noi ci rapportiamo a una piazza come Milano: un ambiente bello e sereno, un palazzetto con diecimila persone capaci di fare il tifo in maniera corretta, lo stile di una società e dei suoi dirigenti. Tutto qui.

Veniamo a Varese: l'unico palazzetto nel quale Pianigiani non è mai riuscito a vincere. L'anno prossimo sarà quello buono?

Questo non lo so. Ma la domanda mi dà lo spunto per tornare al punto di prima: Varese ha un palazzetto caldissimo, capace di innalzare il livello della tensione e a creare un'atmosfera particolare. E' un ambiente difficile per chi ci gioca da avversario, ma allo stesso tempo è bellissimo: noi andiamo a Masnago e sappiamo che possiamo mettere in conto di perdere. Il tifo è portato all'estremo, ma dietro c'è una storia che ti entra dentro e ti fa stare bene, qualunque sia il colore della maglia che porti. Ripeto: bellissimo. In altri posti, in altri ambienti, di bello non c'è proprio nulla.

Kristjan Kangur: è un giocatore di Siena? Lo darete in prestito a Varese?

Con il giocatore c'è una trattativa ben avviata. E con Varese abbiamo ottimi rapporti.

Il prossimo campionato partirà sugli schermi della Rai, dopo sette anni targati Sky. Una scommessa?

No: un'esigenza, una necessità. Abbiamo bisogno di farci vedere il più possibile, di entrare nelle case della gente, e non possiamo permetterci di far diventare il basket un prodotto di nicchia. Fatto di una ricerca disperata e maniacale di concetti tecnici e di termini incomprensibili ai più, che servono solo per autocelebrarsi e non certo per promuovere un prodotto.

Francesco Caielli

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