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Debutto speciale e una certezza: è tutto normale


Lucaweb

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Passato, futuro, vendetta e adrenalina: tutto in una partita, la prima. Quello con Milano è il derby per antonomasia: la sfida delle sfide, nata e coltivata in anni di battaglie che significavano scudetti, venuta su grazie a due filosofie di pallacanestro tra loro opposte. Da una parte quelli con il sangue blu, incaricati dagli dei del basket di diffondere nel mondo il verbo della palla a spicchi, gli autoproclamatisi nobili con un po' di sana puzza sotto il naso. Dall'altra parte gli operai, i casinisti, quelli venuti su dal nulla, capaci di giocare (e vincere, ça va sans dire) divertendosi e di fregarti con il sorriso sulle labbra. Da una parte la seriosità (Bogoncelli, Rubini) dall'altra il vivere scanzonato e la voglia di scherzare sempre (Ossola, Meneghin).

Iniziare un campionato con Milano-Varese è qualcosa che regala tranquillità e lascia sereni: significa che nulla è cambiato, che il mondo continua a girare per il verso giusto, che chi ha scritto meravigliose pagine di storia del basket è ancora vivo e che insieme è viva la passione della gente. E allora che derby sia: da provare a vincere per onorare il passato, per costruire il futuro, per vendicare la sconfitta con polemica dello scorso anno (chi ha dimenticato il «vaffa» dell'arbitro Seghetti a Recalcati?).

E per iniziare un campionato che Varese ha già vinto: essere presenti alla linea di partenza quando un anno fa, per una settimana, si è stati a un sospiro dal fallimento, è il nostro piccolo scudetto. La Cimberio partirà, forte di una squadra costruita per fare bene e di un gruppo di consorziati che ha toccato quota 53: per alzare l'asticella, occorrerà alzare il numero di chi (imprenditori, aziende, esercizi commerciali) ha deciso di crederci senza trovare scuse.

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