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Milano insidia il trono di Siena


Lucaweb

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Ruolo ancora da individuare per la Cimberio nel contesto di un campionato il cui livello medio s'annuncia più elevato rispetto all'ultima stagione.

La rinnovata formazione di Recalcati dovrà vincere qualche scommessa (soprattutto quella relativa a Justin Hurtt e al trio di lunghi Garri-Talts-Fajardo) per riuscire a migliorare il settimo posto della scorsa annata e provare a sbarcare in Europa (ossia piazzarsi almeno in quinta posizione) per sfruttare le nuove potenzialità logistiche del PalaWhirlpool anche a livello internazionale.

A mercato ormai pressochè concluso, c'è comunque un gruppo di tre squadre che si staglia sull'agguerrito plotone delle 16 contendenti. La squadra da battere sarà ancora Siena che sul nucleo del quinto scudetto consecutivo ha inserito una pedina di valore assoluto come David Andersen e ha puntato sul talento dell'ala Summers per aumentare il potenziale in chiave-Eurolega.

Ma il titolo di regina del mercato se lo è aggiudicato senza dubbio Milano: la ''cura Scariolo'' ha alzato a dismisura la credibilità internazionale dell'Olimpia che ha allestito un organico lussuoso, con il play Cook a innescare le qualità balistiche del fuciliere Nicholas (ex campione d'Italia a Treviso e d'Europa con il Panathinaikos) e quelle acrobatiche dell'esplosivo Hairston, mentre sotto i tabelloni le stelle greche Fotsis e Bourousis e l'emergente croato Radosevic renderanno finalmente l'Emporio Armani - prima avversaria della Cimberio all'esordio del 9 ottobre - una credibile antagonista della MPS.

Dietro le due corazzate Siena e Milano prova a confermarsi realtà di vertice anche Cantù, pur con qualche modifica strutturale sull'ossatura valsa il ritorno alla finale scudetto dopo trent'anni: confermato l'asse portante Mazzarino-Micov-Markoishvili-Leunen, le novità sono la regia tutta italiana con Cinciarini e il veterano Basile per poter scommettere sull'energia del "rookie" Lighty e il massiccio bielorusso Parakhouski per tener botta in Eurolega a supporto del veterano Marconato. Ma, in ogni caso, la Bennet sembra un gradino sopra il gruppo in corsa per i playoff, che comprende anche la Cimberio, pur in un calderone di una decina di squadre in lizza per i cinque posti residui dietro le tre potenziali big.

Valori livellati con molte scommesse - diverse nelle situazioni tecniche ma analoghe per i motivi di budget - per i club di seconda fascia: Avellino ha puntato sulla continuità dello scorso anno pur perdendo l'Mvp Thomas (rimpiazzato dallo sloveno Domen Lorbek), la Virtus Bologna punta sulla spinta dell'ex stella senese McIntyre in attesa di completare il roster con un'ala piccola americana, la stessa Sassari vuole ripetersi con la propulsione posteriore dei cugini Diener e dell'esplosivo Hosley cercando la ciliegina sulla torta sul mercato dei lunghi a stelle e strisce.

Si annuncia competitiva anche Pesaro con l'aggiunta di due attaccanti di vaglia come il capocannoniere James White e il fuciliere Jumaine Jones.

Nuovo corso da verificare a Roma e Treviso: sgravato il ''monte stipendi'' dai contratti pesanti degli italiani, il club del presidente Toti ha scelto Lino Lardo e un bomber produttivo come Clay Tucker per rilanciare il basket nella Capitale.

Alla viglia dell'addio del gruppo Benetton, invece, il club veneto ha affidato a Sasha Djordjevic una squadra giovane e frizzante con l'israeliano Mekel, il romeno Moldoveanu e la coppia Usa Moore-Adrien (Nba escape permettendo) chiedendo ai veterani Bulleri e Becirovic di fungere da chiocce.

Anche le provinciali hanno costruito organici intriganti: Caserta ha scommesso sul passaporto bulgaro del play Collins e sul talento atletico di Andrè Smith; Biella ha due bomber di vaglia come gli esterni Pullen e Coleman; Teramo conta sulla trazione posteriore Dee Brown-Trey Johnson; Montegranaro deve ancora scegliere l'ala piccola titolare ma con Sosa e McNeal ha estro e sotto canestro è solida con Ivanov e Nicevic; la matricola Casale Monferrato ha pescato tre americani dal buon potenziale come gli esterni Temple e Janning e il pivot Dunigan.

Giuseppe Sciascia

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