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simon89
Mercato sempre aperto? Gli occhi dei manager non si chiudono di certo. Ma da qui a ipotizzare concrete chance operative il passo è lungo e pieno di controindicazioni. Recte: di impossibilità. Oggettive, verrebbe da scrivere. La Openjobmetis Varese ultima in classifica si interroga al suo interno sulla scelta di ricorre a un correttivo nel roster in vista del rush finale verso la salvezza, traguardo da conquistare nelle ultime undici giornate di campionato partendo dalla posizione peggiore possibile: il fondo del gruppo.
I conti
Su un argomento tanto delicato occorre almeno un tentativo di fare chiarezza. L’area tecnica biancorossa è al momento vigile sui movimenti dei giocatori nei quattro angoli del globo cestistico, pienamente consapevole della “perfettibilità” (eufemismo...) dell’organico attuale. Un intervento sul mercato è chiesto a gran voce anche dai tifosi, oltre che dai risultati conseguiti finora, ma si scontra con una realtà “di cassa” che dovrebbe sconsigliare alla società ulteriori esborsi economici da qui al termine della stagione. Piazza Monte Grappa è stata chiara - anche su queste colonne - sulla situazione economico-finanziaria che si è trovata a gestire nella stagione corrente come eredità di quelle passate, situazione che sta richiedendo sforzi enormi di dirigenti e consorziati per trovare una definitiva risoluzione. Riservare risorse per il mercato - che al momento comunque non ci sono e si potrebbero trovare solo tramite un contributo “ad personam” di un consorziato, di uno sponsor o di un qualunque altro “benefattore” - significherebbe toglierne al risanamento dei conti. La coperta è corta: se metti da una parte, sei costretto a scoprirti dall’altra. Varese, questa Varese, può permettersi di farlo senza mettere in pericolo - per l’ennesimo anno - la sua sopravvivenza? La risposta del cda, che rispetto al passato è oggi pienamente operativo e decide a maggioranza, è stata finora un “no” secco e poco confutabile, almeno analizzando con razionalità i conti di cui sopra.
Il campo
Il campo e la sua parabola spingerebbero, è inutile nasconderlo, in una direzione diversa. E di questo ne è consapevole anche lo staff capitanato da coach Attilio Caja, che mai si sognerebbe di bloccare l’arrivo di un eventuale rinforzo. “L’Artiglio” è un “aziendalista”, ovvero una persona che non si mette a puntare i piedi nel momento in cui non viene accontentato nei suoi desiderata tecnici, conscio del fatto di essere arrivato ad allenare in una realtà costretta a fare sacrifici per chiudere con un passato economicamente sconsiderato. Da qui a far passare Caja come “colui che ferma il mercato”, però, ce ne passa. Potesse, il coach, attingerebbe a piene mani ai correttivi: sotto le plance, dove si è letteralmente inventato un Giancarlo Ferrero ala forte ed è costretto a rinunciare all’apporto di un Kangur impresentabile; o nello spot “3”, dove sarebbe utile un giocatore con tiro e punti nelle mani, spostando Eyenga in ala forte; o in guardia, mettendo tra Maynor e Johnson, che diventerebbe ala piccola, un atleta che possa essere loro complementare
Ma non è lui a poter dare il via libera al “messia” della salvezza: lui, come sempre ha fatto, lavora con quello che ha. Morale? Si resta così, a meno di trovare lungo il cammino occasioni irripetibili (leggi un’entrata che possa essere coperta da una transazione favorevole con uno dei dodici attualmente nel roster: difficilissimo, alle porte di marzo...) o di cambiare l’intendimento del cda. In un contesto così complicato, a costare caro potrebbe essere stato un errore, tale ovviamente con il benedetto senno del poi: l’avvicendamento dei “Johnson” quindici giorni prima di esonerare Paolo Moretti, privando il subentrante dell’unica “mossa” a disposizione in virtù delle reali disponibilità economiche della Pallacanestro Varese.
Fabio Gandini
simon89

By simon89, in News,

L'Openjobmetis modifica da "se" a "chi" i suoi intenti riguardo all'opzione mercato. Sondaggi in corso da parte dell'area tecnica biancorossa in cerca di quell'uomo della svolta per il quale la proprietà sarebbe disposta a compiere un ulteriore sforzo per mettere in sicurezza la serie A, strategica per qualsiasi futuro il consorzio disegnerà negli Stati Generali del 16 marzo. I rinforzi delle dirette concorrenti rischiano di mutare gli equilibri di una lotta salvezza che sta cambiando volto dopo l'arrivo del califfo Johnson Odom a Cremona e le correzioni di Pesaro (dopo la guardia Hazell il club marchigiano cerca anche un nuovo playmaker).
A questo punto Varese valuta l'ipotesi di rispondere a tono, dovendo però interrogarsi prima di tutto sull'area nella quale effettuare l'eventuale intervento. Rispetto all'era Moretti sono cambiate le priorità: se Maynor è l'insostituibile leader scelto da Attilio Caja per guidare la navicella biancorossa, e Anosike è passato da problema principale a insostituibile perno della difesa, in discussione ci sono tutti gli altri spot. Se aggiunta dovrà essere qual è l'emergenza maggiore alla quale fare fronte? Meglio aggiungere una guardia capace di costruire gioco per sgravare Maynor - a oggi unico giocatore in grado di innescare i compagni - dalle attenzioni feroci delle difese avversarie, come accaduto a Brindisi? Oppure la soluzione potrebbe essere quella di inserire un'ala piccola di raccordo, con capacità creative dal palleggio, per spostare un Eyenga pesce fuor d'acqua nei panni della prima punta del gioco a metà campo nel ruolo di ala forte più consono alle sue doti atletiche? O invece il problema maggiore è quello del "numero 4", dove la crisi di identità di Kangur ha rag-giunto livelli preoccupanti e la lungodegenza di Campani lascia nelle mani del pur ammirevole Ferrero l'intero peso del ruolo?
Scelta complessa comunque legata a filo doppio a quel che il mercato proporrà più che alle scelte del club biancorosso. Si guarda al miglior giocatore disponibile più che al ruolo effettivo: nell'attuale situazione di classifica e di disponibilità economica, il margine di errore è azzerato, con la necessità di andare a colpo sicuro su un elemento che garantisca un salto di qualità e soprattutto un rendimento immediato. Solo a queste condizioni la proprietà si è detta disponibile ad allargare nuovamente i cordoni della borsa, affidando all'area tecnica la grossa responsabilità di scegliere bene, cogliendo al volo, eventuali occasioni che però a oggi sono ancora in fase di analisi.
In soldoni: Varese è attenta a qualsiasi evoluzione nel settore guardie e ali, valutando però con priorità assoluta giocatori possibilmente già rodati in Italia, meglio ancora se direttamente conosciuti dallo stesso coach Attilio Caja. Profilo difficile da scovare in tempi rapidi, quantomeno in vista del prossimo impegno di lunedì 27 febbraio contro Pistoia. Per piegare i toscani si conterà sul fattore campo e sul recupero di Bulleri ed Anosike, unico a tornare negli Usa per un intervento dentistico programmato da mesi nei tre giorni di pausa concessi dal coach pavese. Nel frattempo il monitoraggio è costante, auspicando che sulle frequenze di "radiomercato" possa spuntare quella soluzione in grado di garantire all'Openjombetis di pareggiare l'impatto dei colpi recenti effettuati da Pesaro e Cremona.
Giuseppe Sciascia
simon89
Varese, il regno delle porte girevoli. O almeno così è stato negli ultimi 4 anni di serie: nessun club che ha militato continuativamente nel massimo campionato dal 2013-14 ha operato più correttivi della società di piazza Monte Grappa. Il conto complessivo parla di 12 giocatori e 3 allenatori "suppletivi" rispetto ai roster e agli staff tecnici allestiti con le risorse estive: partendo con l'obiettivo play off sin dal post-Indimenticabili, ricorrere al mercato di riparazione è stato necessario 4 volte su 4 (e non è detto che sia finita...) per mantenere la serie A.
 Il conto dei correttivi coinvolge Adrian Banks, Linton Johnson e Terrell Stoglin più Stefano Bizzozi nel 2013-14; Chris Eyenga, Eric Maynor, Johndre Jefferson, Antero Lehto più Attilio Caja nel 2014-15; Roko Ukic, Rihards Kuksiks, Kristjan Kangur e Chris Wright nel 2015-16: Dominique Johnson più Attilio Caja in versione 2.0 nella stagione corrente. Tutte entrate corrispondenti ad altrettante uscite (Coleman, Hassell e Clark nel 2013-14; Robinson, Jefferson e Deane nel 2014-15; Shepherd, Thompson e Molinaro nel 2015-16; Melvin Johnson nel 2016-17) con l'eccezione di Eyenga due anni fa e dell'extra da 50mila euro per due mesi di Roko Ukic, comunque ampiamente ripagato dal licenziamento di Faye per l'affaire-doping. Ma alla luce di questo poco invidiabile record, è facile risalire alla causa dell'attuale situazione debitoria che induce alla massima prudenza nel ragionare su ulteriori correttivi del roster attuale (ieri sera è scattato il rompete le righe, la squadra tornerà in palestra lunedì confidando di riattivare O.D. Anosike). 
Le spese extra - con entrate per uscite nel roster mai effettivamente a somme zero - sono state obbligate dalla necessità di scongiurare la retrocessione in A2 già rischiata nel 2015 e nel 2016. E i risultati deludenti delle ultime 4 stagioni sono stati frutto degli errori in sede di costruzione del roster; considerando inoltre come per una società retta da una "multiproprietà" come Varese, qualsiasi sforzo extra sia più delicato e problematico rispetto a club dove il proprietario unico può mettere mano al portafogli in qualsiasi momento. Ora toccherà all'area tecnica indicare alla proprietà se la contingenza della salvezza renderà necessario un eventuale e ulteriore sforzo extra, ma dall'estate 2017 è necessaria una svolta decisa in termini di programmazione e allocazione delle risorse. 
Negli ultimi tre anni Varese ha sfiorato il milione netto per gli stipendi netti e superato i 4 totali per l'intera gestione del club, chiudendo stabilmente nella metà bassa della classifica (decimo, undicesimo e nono posto dal 2013 al 2016), chiudendo alle spalle di squadre il cui monte stipendi superava di poco i 500mila euro (vedi i casi attuali di Capo d'Orlando e Pistoia). E c'è il caso Trento, da 3 stagioni consecutive tra le prime otto con 700mila circa di netto e meno di 3 milioni di budget; insomma conta più come di quanto si investe. E che meglio si spende in estate, anche se budget e monte stipendi dovessero ridursi rispetto all'ultimo triennio, e meno si dovrà spendere durante la stagione, evitando di alimentare il vortice delle porte girevoli per i correttivi e dei conseguenti ripianamenti dei soci... 
Giuseppe Sciascia
simon89
La lunga corsa verso la salvezza: ecco il raffronto tra il calendario di Varese e quello delle avversarie dirette
La salvezza? Passa da 5 vittorie, tutte casalinghe: Masnago deve tornare ad essere quel fortino che in questa stagione - in realtà - non è mai esistito (il ruolino finora è di 3 soli successi a fronte di ben 7 sconfitte). Mantenere da qui in poi immacolato il parquet del PalA2A servirebbe a raggiungere quella quota 20 punti che dovrebbe bastare per restare in Serie A.
Facciamo un’analisi del calendario che attende la Openjobmetis Varese da qui alla fine del campionato, confrontandolo con quello delle altre tre pretendenti al penultimo, salvifico, posto: Cantù, ma soprattutto Pesaro e Cremona. Ogni vaticinio dovrà passare alla prova del campo, con l’avvertenza che la stessa - mai come quest’anno - si presta ad essere infida e davvero imprevedibile.
Cantù 14 punti (6 partite in casa, 5 fuori)
Quelli che sembravano aver cambiato passo dopo la cacciata del “reietto” Kurtinaitis hanno perso quattro delle ultime cinque partite, rientrando di diritto tra le pretendenti alla salvezza. Dall’alto dei 14 punti già in saccoccia, tuttavia, la pratica non dovrebbe essere problematica da sbrigare per i “cugini” brianzoli. Quattro vittorie sono pienamente alla portata: Capo d’Orlando in casa alla ripresa del campionato, Brindisi tra le mura amiche all’8°, Varese ancora in casa (gli scongiuri vanno ovviamente in senso opposto...) alla 10°, Pistoia alla 12°. Farebbero 22 punti di bottino finale, due in più della teorica quota salvezza da noi prevista.
Pesaro 12 punti (5 in casa, 6 in trasferta)
Con un Hazell in più nel motore, la Consultinvest si appresta ad affrontare un calendario non facile. Noi le “cuciamo” addosso 8 punti più o meno sicuri: Reggio Emilia all’8°, Cremona alla 10°, Caserta alla 12° (tre partite da disputare all’Adriatic Arena), Pistoia da espugnare alla 13° (non scontata). Vero è che anche la Reggio ondivaga di quest’anno rimane comunque un osso duro, ma certamente più abbordabile di una Sassari (la prossima gara) o di una Milano (alla 14°). Le altre trasferte (Venezia, Varese, Trentino, Brindisi e Capo) sono difficili: qualche possibilità per i marchigiani a Brindisi e, ahinoi, proprio a Varese, campo su cui le servirebbe vincere e ribaltare il -4 dell’andata. Con 8 punti Pesaro salirebbe a 20 punti.
Cremona 10 punti (6 in casa, 5 in trasferta)
La Vanoli continuerà il cammino con la stessa forza che domenica ha letteralmente spazzato via Torino? Cinque vittorie sono pienamente alla sua portata: Venezia o Sassari (in casa rispettivamente alla 5° e alla 9°), Capo d’Orlando (7°), Brescia (11°), Cantù (13°), Reggio Emilia (15°), match da giocare al PalaRadi. I viaggi? Difficili (Brindisi, Pesaro e Varese) e impossibili (Milano e Avellino). Senza colpi esterni la Vanoli arriverebbe dunque a 20 punti.
Varese 10 punti (5 in casa, 6 in trasferta)
Pistoia (la prossima), Pesaro alla 7°, Capo alla 9°, Trentino alla 12°, Cremona alla 14°: 5 vittorie indispensabili per toccare i 20 punti, fissando inoltre un 2-0 nei confronti diretti contro Pesaro e rintuzzando lo svantaggio con Cremona (una vittoria varrebbe l’1-1, difficile recuperare il -14 dell’andata...). Cinque successi da cui passerebbe questa benedetta salvezza: se i calcoli fatti finora si rivelassero esatti, sarebbe parità a tre a quota 20, con Varese che si farebbe però preferire a Cremona e Pesaro per il 3-1 nella classifica avulsa.
Perdere il servizio in casa sarebbe invece devastante e forse definitivo (in negativo). Un colpo in trasferta (sì, ma dove? Non ad Avellino, 6° giornata, né a Reggio, 11°, né a Venezia, 13°... Le uniche possibilità a Brescia, 8°, e Torino, 15°. Oltre al derby, si capisce...) aiuterebbe. D’altro canto, tuttavia, conquistare due punti anche lontano da Varese potrebbe diventare necessario in caso di sorprese non previste di Consultinvest e Vanoli.
Fabio Gandini

simon89
Serie A2, se la conosci la eviti. O almeno è ciò che si evince dall'analisi del quadro regolamentare ed economico che potrebbe materializzarsi nel malaugurato caso in cui la missione-salvezza dell'Openjobmetis non avesse esito positivo. Meno visibilità televisiva, meno appeal per le aziende e meno richiamo per i tifosi (vuoi mettere Varese-Cantù rispetto a Varese-Ferentino o Tortona?), uguale un crollo delle entrate nelle tre voci primarie - sponsor, consorziati e botteghino - che compongono il budget. L'eventuale retrocessione nel primo campionato dilettantistico rischierebbe infatti di erodere oltre il 50 per cento dei ricavi del club. Ma la retrocessione avrebbe conseguenze pecuniarie anche per i giocatori: in forza dell'accordo collettivo GIBA-Lega Basket, l'eventuale risultato negativo del campo consentirebbe a Varese di non corrispondergli le ultime due mensilità.
Vero è che la fiscalità diversa tra il professionismo della A e il dilettantismo dell'A2 abbatterebbe di conseguenza anche le spese: per un campionato di vertice al piano di sotto sarebbero sufficienti 1.5 milioni di euro rispetto ai 4 e rotti impiegati nel 2016/'17 dal club di piazza Monte Grappa. Ma chi pensa che un anno di "purgatorio" possa servire a risolvere il problema dei pregressi e dare lo slancio per una ripartenza più solida non fa i conti con una realtà molto differente rispetto alle due tappe precedenti in A2 del 1993/'94 e del 2008/'09. Rispetto alle promozioni della Cagiva di Dodo Rusconi e della Cimberio di Stefano Pillastrini, il secondo campionato è completamente cambiato, a partire dalla formula e dallo status giuridico: la vecchia LegAdue professionistica vinta 8 anni fa aveva un girone unico a 16 squadre con 2 promozioni, mentre oggi l'A2 dilettantistica ha raddoppiato le partecipanti, con due gironi da 32 squadre che prevedono playoff a 16 per un'unica promozione (almeno per il 2017/'18) con 4 massacranti turni al meglio di 5 partite.
Il primo effetto pratico dell'eventuale retrocessione sarebbe la trasformazione della forma giuridica del club di piazza Monte Grappa da società di capitali a società sportiva dilettantistica, con il conseguente scioglimento automatico di tutti i contratti in essere per la prossima stagione (Cavaliero e Avramovic legati fino al 2019, Kangur e Pelle fino al 2018). Ossia il contrario di quanto accadde nell'estate 2007, quando le conferme dei vari Passera, Boscagin, Antonelli, Genovese e Galanda formarono lo zoccolo duro per la promozione dell'annata successiva. In pratica Varese si ritroverebbe col parco giocatori azzerato e la necessità di ricostruire completamente il roster in un campionato che prevede 2 soli stranieri e 8 italiani. Per questo la retrocessione in un campionato dal quale riemergere subito sarebbe molto più difficile che in passato (per le macerie a livello societario ed economico che lascerebbe in dote l'eventuale esito negativo della stagione attuale e l'unica promozione disponibile) è un evento da scongiurare con tutte le forze. Sul campo da staff tecnico e squadra, ed eventualmente fuori del campo dalla società, qualora dovesse essere ravvisata la necessità di un ulteriore correttivo per evitare di scivolare in A2. Con il rischio concreto di restarci a lungo...
Giuseppe Sciascia
simon89
All'alba della pausa per le Final Eight di Coppa Italia, che per la quarta volta consecutiva Varese guarderà dal divano, a Masnago ci si interroga per una sconfitta pesante che ha riportato indietro di qualche settimana la lancetta. Le assenze, è vero, hanno costituito una fetta importante della non prestazione del Pala Pentassuglia, ma allo stesso tempo è impensabile attribuire solo questo aspetto le ragioni della sconfitta contro Meo Sacchetti. Tante cose, che si pensava fossero un po' più consolidate con la cura Caja, sono mancate e hanno gettato nello sconforto il tifo biancorosso. All'indomani del passo falso, è il direttore generale Claudio Coldebella a ragionare con noi sulla situazione della Pallacanestro Varese, cercando di fare chiarezza ma soprattutto di compattare un ambiente che si prepara ad un finale di stagione intenso e difficile, delicato.
Si torna innanzitutto a parlare della partita di domenica. Cosa non ha funzionato? Non è stata una bella partita. Nel primo tempo abbiamo anche tenuto, però nel terzo periodo abbiamo davvero subito molto. Mi aspettavo sinceramente una partita diversa, e questo perché durante la settimana avevo visto una squadra che si era allenata molto bene, molto duramente. E questo nonostante non fosse stata una settimana semplice, con tre assenze. Però a livello di qualità degli allenamenti era stata buonissima.
Anosike è stato risparmiato o non c'era margine per farlo scendere in campo? La sua era una condizione fisica che non gli permetteva di giocare. Anzi, qui lo ringrazio per il tentativo, perché era tanto che non vedevo un giocatore fare terapie a questo livello, per riuscire ad essere pronto comunque. Ma era impensabile che potesse giocare, aveva provato a fare qualcosa in settimana, lo abbiamo curato. Lui ci ha provato fino all'ultimo, ma non era possibile farlo scendere in campo.
Durante questa pausa sarà comunque recuperabile? Sì, il ragazzo ha una volontà di ferro, lo sappiamo. Ed uno degli stress più grandi per un giocatore nasce quando vuoi giocare e sei impossibilitato causa problematiche fisiche. Però sono sicuro del fatto che un po' alla volta recupereremo tutti.
Compreso Luca Campani? Luca sta seguendo una terapia più lunga, per ora il suo ginocchio sta rispondendo bene. Sta portando avanti la riabilitazione ed i segnali, rispetto ad altre volte, sono positivi.
Quanta preoccupazione c'è per la situazione attuale? Siamo ultimi in classifica e penso sia giusto essere preoccupati. Forse "preoccupati" non è la parola giusta, però c'è la sensazione che serva fare qualcosa di più. Serve trasformare in un risultato positivo tutto ciò che di buono viene fatto durante la settimana. E questa è una delle più grandi problematiche di questa nostra stagione. Però c'è serenità, che deriva dalla quotidianità e dal lavoro, dalla serietà della società.
La squadra stessa è consapevole di quanto sia delicata la situazione? Sì, assolutamente e di questo ne sono sicuro. I ragazzi non vivono in una campana di vetro. Ne sono a coscienza, ne parliamo spesso perché c'è un dialogo con loro. Non sono menefreghisti da questo punto di vista: questa è una squadra che è insieme dal 10 di agosto, ha attraversato momenti brutti, diverse trasferte europee e anche alcune bastonate non belle da digerire. Sono tutti consapevoli del momento difficile. Ma non è una scusante.
Premessa doverosa: la situazione economica della società sconsiglia ulteriori interventi correttivi sul mercato, come abbiamo più volte scritto nelle ultime settimane. Detto questo, la società sta valutando eventuali nuovi innesti? Lo chiarisco subito: io sono contento dei giocatori che abbiamo. Sicuramente possiamo fare e dobbiamo fare tutti di più. Io sono il primo di questa lista a cercare di fare di più, perché puoi sempre farlo. Ma no, non c'è il pensiero di cambiare, con questi giocatori tutti noi ci siamo messi in questa difficoltà. E dobbiamo tutti insieme, e sottolineo insieme perché è fondamentale, uscire da questa situazione. Parlo dei giocatori, dello staff, della società, di tutta la Pallacanestro Varese, dei tifosi. Serve l'aiuto di tutti quanti.
Quanto diventa importante avere ora due settimane di sosta? È molto importante, e non parlo solo della parte relativa alla possibilità di allenar- si. Serve per recuperare energie perché, in base alla mia esperienza personale, il mese di marzo è quello decisivo per una squadra. E riesci a fare un buon mese se hai le energie mentali giuste. Questa è stata un'annata faticosa dal punto di vista mentale, forse non eravamo pronti a questo tipo di sforzo. Ora dobbiamo recuperare, abbiamo possibilità di recuperare energie. Non abbiamo avuto la possibilità di farlo prima, nelle altre due soste, dobbiamo riuscire a farlo ora.
Parlare dei singoli non è mai elegante, ma cosa succede a Kangur ed Avramovic? Confermo, non mi va di parlare molto dei singoli, perché devo essere di supporto ai miei giocatori e lo faccio quotidianamente. Con loro c'è confronto, ritengo che entrambi siano due giocatori importanti per ciò che riescono a darci in campo e soprattutto per come vivono la loro professione, sono sicuro che saranno importanti per noi.
Siamo a quasi due mesi di gestione Caja, come li giudica? Io di Attilio sono molto contento, estremamente contento. Sta facendo un buonissimo lavoro. Adesso abbiamo undici finali da affrontare e saranno tutte importantissime. Lo ripeto: avremo bisogno dell'apporto di tutti, del coach, del club, dei giocatori, del pubblico, dovremo essere tutti uniti per far sì che siano davvero undici finali. È una situazione che i giocatori conoscono, glielo ripeteremo comunque. Penso che questo sia il momento di ripartire dagli allenamenti.
Alberto Coriele
simon89
L'Openjobmetis tiene chiuse le porte del mercato anche dopo la sconfitta di Brindisi. Il summit dell'area tecnica con Toto Bulgheroni, Claudio Coldebella e Attilio Caja a colloquio ieri si è chiuso con la decisione di proseguire con il roster attuale a dispetto del nuovo scivolone in fondo alla classifica sancito dai risultati del turno numero 19. Non è una questione economica, sebbene la situazione sia complicata per la necessità di "coprire" gli errori del passato risolti a suon di extrabudget: i consorziati ripianeranno 150mila euro per chiudere il bilancio 2015-16, e per la stagione in corso l'apporto dei soci - tra pregressi e attualità - arriverà vicino agli 1,4 milioni di euro.
Però in caso di estrema necessità ravvisata dall'area tecnica, la proprietà sarebbe disponibile a cercare ulteriori risorse non escludendo un ulteriore sforzo: troppo elevato il rischio di perdere il capitale della serie A, che rischierebbe di "deprezzare" di oltre il 50 per cento il valore del club. Si tratterebbe di un investimento extra stimato sui 60-70mila euro lordi per 3 mesi. E da qui a qualche settimana non ci sarebbe neppure eccessiva "siccità" di opzioni da vagliare, visto che la conclusione della regalar season in Australia ha lasciato libero qualche elemento di buon valore (spiccano le ali forti Daniel Kickert e Greg Whittington se si considerasse l'idea di tappare la falla aperta dall'infortunio di Campani e dal crollo verticale del rendimento di Kangur), in attesa che si chiuda anche la stagione regolare in Iran per aumentare il ventaglio delle opzioni possibili.
Ma è stato il coach a smorzare le velleità della linea "interventistica", almeno nella pausa della Coppa Italia e in attesa di rimettere a fuoco la situazione in occasione del match del 27 febbraio contro Pistoia: «La delusione per la prova di Brindisi è innegabile, soprattutto perché dopo una settimana di ottimi allenamenti è stata una brutta sorpresa - spiega Caja - Evidentemente il malato era grave e soggetto a ricadute anche se non c'erano segnali, ma io non mi appello all' assenza di Anosike o alla prestazione negativa di questo o quel giocatore: dare la colpa al compagno sarebbe la strada più breve, ma non quella corretta perché minerebbe ulteriormente la fiducia in noi stessi. Le problematiche vanno affrontate senza nascondersi o scappare, la croce l'abbiamo addosso tutti e non si risolvono i problemi puntando il dito su un singolo». Caja fa appello al senso di responsabilità dei giocatori, toccando tasti motivazionali e caratteriali che non sono legati al mero aspetto tecnico: «A Varese società e tifosi ti mettono nelle condizioni ottimali per rendere, e dare il massimo per ripagarli è un dovere per tutti. Possono sembrare frasi fatte, ma sono convinto che la chiave sia la capacità di responsabilizzare i giocatori; per uscire con le forze attuali alla situazione critica, ognuno di noi dovrà avvertire questa sorta di senso civico nei confronti della storia e della passione di Varese. E credo fermamente che nessuno di noi eviterà di sentirlo».
Giuseppe Sciascia
simon89
L'Openjobmetis naufraga malamente in riva all'Adriatico e scivola nuovamente sul fondo della classifica. Il blocco delle quattro partite tra le due pause della serie A si chiude nel peggior modo possibile per la truppa di Attilo Caja, travolta alla distanza dalla vivacità dell'Enel che schianta sul piano del ritmo una Varese inguardabile come ai tempi peggiori del girone d'andata. L'assenza di O.D. Anosike, costretto a dare forfait in extremis per un problema alla schiena e bisognoso di terapie specifiche, è solo un'attenuante nell'economia di una partita che Cavaliero e compagni non sono riusciti ad affrontare secondo le intenzioni di Artiglio a causa di una inferiorità aerea costante senza il pilastro della difesa. Ma la sconfitta dell'Openjobmetis è figlia anche di una prestazione offensiva totalmente inconsistente, col record negativo di punti segnati che fa il paio con il massimo stagionale di palle perse (ben 26 di cui 13 nel solo terzo quarto chiuso con 9 punti segnati e una lunga serie di possessi letteralmente regalati nelle mani di Brindisi). Effimera la striscia di triple (tre di Johnson e una da metà campo di Cavaliero) che aveva permesso ai biancorossi di evitare il tracollo immediato sul primo fuorigiri offensivo (11-2 al 6' ma 20-22 al 13'), e il buon finale del secondo quarto che aveva chiuso il primo strappo (38-34 a metà gara con tripla sulla sirena di Ferrero dopo il 33-24 del 16'). Gli errori non forzati nel terzo quarto hanno impedito agli ospiti di sfruttare le molte sbavature dell'Enel sul 48-41 del 24', e quando i padroni di casa hanno inquadrato il bersaglio con Moore e Scott il match ha preso una piega a senso unico (67-50 al 34' ) con Maynor fuori fase al tiro, Johnson non più coinvolto dopo i 10 punti nei primi 12' e il solo Ferrero a battersi con ardore fino in fondo.
Un passo indietro lungo e ben disteso che rinfocola lo psicodramma della piazza alla luce della vittoria tonante di Cremona contro Torino, che riporta Varese all'ultimo posto come quattro settimane fa. Ancora una volta diventa evidente che l'attuale squadra non può permettersi mai di uscire dallo spartito cajano: laddove emergono i vecchi istinti personalistici (citofonare Eyenga e la sua esibizione di palle perse), i biancorossi mostrano preoccupanti segnali di scollamento che dovranno essere leniti durante la pausa per le Final Eight con due settimane di lavoro in palestra per completare una volta per tutte l'assimilazione del nuovo sistema. Ma il tonfo del PalaPentassuglia rimette in discussione la possibilità di arrivare alla salvezza con l'organico attuale: serve prima di tutto svuotare l'infermeria, non soltanto per quanto riguarda Anosike ma anche Bulleri, assenza pesante alla luce dell'assoluta negatività prodotta da Avramovic.
Ma con Cremona tonificata dall'effetto Johnson Odom e Pesaro rinforzatasi col fuciliere Hazell, basterà il roster attuale di Varese - con Kangur ormai desaparecido e Maynor troppo solo se Johnson non crea per sé e per gli altri dal palleggio - per centrare una salvezza per la quale servirà soffrire fino all'ultimo? Il vincolo delle risorse azzerate dagli extrabudget per correggere gli errori del passato a oggi è pesante, ma non deve né può diventare un alibi per nascondere quelli evidenti commessi in estate e in autunno. Che necessitano di almeno un correttivo - nello spot di 4, oppure una guardia-play da affiancare a Maynor, spostando Johnson ed Eyenga da 3 e da 4 - per non rischiare davvero una retrocessione in A2 già evitata negli ultimi 3 anni solo grazie agli interventi correttivi sul mercato. 
Giuseppe Sciascia
simon89
Quaranta minuti di vigorosi colpi di spugna, a cancellare i passi avanti fatti nell’ultimo periodo, con Caja sulla tolda di comando. Lascia senza parole – almeno, senza parole riferibili su un articolo – la pessima prestazione della Openjobmetis a Brindisi, dove i padroni di casa vincono senza alcun problema sfruttando facilmente l’incredibile mare di errori inventati per l’occasione da Maynor e compagni.
Salento, terra di sagre, avranno pensato gli svogliati biancorossi che hanno messo in scena quella più sgradevole, il festival della palla persa. Ben 26 i palloni regalati agli increduli avversari, sorpresi da tanta grazia di Dio, tanto da fare cilecca a loro volta in più occasioni. Ma una serie di oscenità così lunga era impossibile da sprecare: Brindisi ha fatto il compitino, pur senza tirare bene, ha lavorato con pazienza a rimbalzo e inchiodato Varese (80-58) alle proprie responsabilità. A 3′ dalla fine il tabellino biancorosso narrava di 24 rimbalzi difensivi e 24 palle perse: pensateci bene, la Openjobmetis ha messo – praticamente – nelle mani avversarie ogni pallone ghermito sotto i tabelloni. Un dato impressionante.
Certo, a Caja mancava il totem sotto canestro perché OD Anosike, annunciato con la schiena in fiamme, è andato a referto ma non ha giocato (e già mancavano Campani e Bulleri). Assenza grave, non vi è dubbio, ma non è stato certo il fantasma del pivot a costringere Maynor e Cavaliero a palleggiarsi sui piedi, Eyenga a scaricare palloni nelle mani degli avversari, Avramovic a cadere per terra lasciando la sfera ai rivali. Difficile quasi da spiegare, l’attacco di un’Openjobmetis che per un po’ ha anche retto in fase difensiva, con Caja a predicare zona per non pagare troppo gli scontri diretti. La coperta però, che già si sapeva corta, è risultata anche sforacchiata, leggera e sporca. Con un’unica eccezione, Giancarlo Ferrero, ancora una volta chiamato a predicare nel vuoto. E con Cremona che ha sdrenato Torino, Varese torna a essere la più seria candidata alla caduta libera verso la A2.
COLPO D’OCCHIO
Solita cornice di pubblico calda, al PalaPentassuglia, impianto intitolato a un ex allenatore che fu anche alla guida della Pallacanestro Varese. Qualche preoccupazione tra il pubblico di casa per il ventilato disimpegno dello sponsor Enel, contributo fondamentale per l’unico club pugliese di LBA. Assenti i tifosi ospiti per decisione delle autorità, contestata dagli ultras locali che hanno esposto uno striscione contrario alla scelta del prefetto locale.
PALLA A DUE
La presenza di OD Anosike durante il riscaldamento delle due squadre è solo un’illusione. Il pivot, con la schiena malconcia, resterà in panchina per tutto l’incontro e la sua assenza si aggiunge a quelle di Campani e Bulleri. Caja inzia così con Ferrero e Pelle lunghi; l’ex Goss parte da riserva nel quintetto di Sacchetti, che schiera Cardillo titolare.
LA PARTITA
Un canestro di Eyenga è l’unico centro biancorosso prima di 6′ costellati di errori di ogni tipo. Brindisi fa poco meglio e si trova avanti 9-2 nonostante un timeout immediato di Caja, poi Ferrero smuove i suoi e Varese decolla improvvisamente con tre triple segnate da Johnson. E’ pareggio, con Cavaliero che regalerà il vantaggio segnando sulla sirena da quasi 20 metri dopo due liberi di Goss (17-18).
Varese mantiene la testa per un paio di azioni nel secondo quarto, poi pian piano riprende a sbagliare e lascia strada ai padroni di casa, non particolarmente precisi ma alla lunga più efficaci. Se M’Baye non è il solito cecchino, tocca ai lunghi muovere il punteggio e a Moore rifinire il vantaggio. Anche in questo periodo però Varese trova il colpo di coda (rifinito da una tripla di Ferrero allo scadere) che tiene aperte le danze: 34-38 alla pausa lunga.
Illusioni, nulla di più: al rientro in campo Brindisi (dopo il -2 del solito Ferrero) torna ad allungare e stavolta senza fare l’elastico. La Openjobmetis perde 13 palloni in 10′, nei modi più buffi, goffi e dilettanteschi possibili: l’Enel incredula ne approfitta senza neppure esagerare, trova i cesti di Moore e Scott e chiude su un morbido e caloroso +16 a trequarti di gara.
IL FINALE
A questo punto, una squadra con un minimo di amor proprio, proverebbe a dare il tutto per tutto nel tentativo di rientrare in partita, soprattutto con 10′ da giocare e una rivale che non è esattamente il Real Madrid di Doncic. Lo sforzo di Varese arriva, per la bellezza di un minuto e mezzo: tornata a -9, quasi incredibilmente (unica fiammata di Maynor, due canestri a cavallo dell’intervallino) la Openjobmetis si spegne di nuovo, ingloriosamente: Eyenga ammacca il ferro da ogni posizione, Avramovic con le palle perse colleziona pure le figuracce, lo stesso Maynor incappa in tre liberi sbagliati prima di mettere il quarto. Insomma, neppure se Brindisi ritirasse i giocatori e schierasse i magazzinieri, cambierebbe qualcosa. E il finale, 80-58, è “alterato” dalla più inutile delle triple di Eyenga a pochi istanti dalla sirena.
Damiano Franzetti
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