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VareseFansBasketNews

  • simon89
    C’è solo un comandamento nello stordimento di quest’ebbrezza post Forum: vietato gridare al miracolo.
    Varese ha espugnato Milano per gli stessi motivi, solo capovolti di senso, per i quali fino a due mesi fa - ovvero fino all’arrivo di John Egbunu - era una squadra che meritava la Serie A2 più di tutte le sue colleghe. Chi oggi argomenta di carri troppo piccoli su cui salire, chi grida al complotto del criticismo (nel suo significato filosofico) risalente al passato prossimo, chi vede in questa rinascita una rivincita sulle supposte cattiverie propugnate da chi per mesi si è preoccupato - a ragione - dei destini biancorossi, sbaglia due volte: in primis si abbandona alle montagne russe dell’emotività, parola che con realtà condivide solo la rima; e - in secundis - dimentica soprattutto che il basket è una scienza esatta. Quasi esatta.
    Una compagine con un organico che non possiede né i chili, né i centimetri, né le capacità tecniche per competere in una zona nevralgica come quella adombrata dai canestri - sia in attacco, che in difesa - non può che fallire in uno sport che si chiama pallacanestro. La semplifichiamo al minimo, tralasciando sfortune, Covid, esperimenti, esoneri di allenatori e tutte quelle piccole cose che hanno fatto parte della storia minima di questa stagione, materia per le bocce ferme: fino a due mesi fa Varese era una squadra colpevolmente - sottolineiamo colpevolmente - costruita senza un centro di ruolo, una squadra che ha perso del tempo prezioso per trovarlo, una squadra che in virtù di tale mancanza è stata portata a disfare ogni tela costruita, a subire caterve di punti, a essere prevedibile in attacco, a ingolfare i propri esterni di responsabilità e pressioni, a non avere chimica, a far sembrare scarsi giocatori che non lo erano affatto, a ridurre al minimo le potenzialità di un vecchio (ma ancora potenzialmente decisivo) campione come Luis Scola. Dobbiamo andare avanti?
    No, ci fermiamo. Perché ormai tutto questo è uno ieri che val, tuttavia, la pena di ricordare: rende molto più piena, molto meno casuale, molto più ragionata e quindi fragrante la gioia odierna. Quella di una formazione che adesso - con quell’indispensabile, agognato, evocato con la gola secca per le troppe grida, fondante cambiamento sotto canestro - ha invertito totalmente la parabola. E non solo ha ripreso a vincere: permette a tutti di constatarne le beltà, addirittura i punti di forza.
    Con Egbunu a presidiare l’area, a cambiare le parabole altrui e ad aiutare in difesa, e a fare da boa del gioco in attacco, la Openjobmetis ha potuto scoprire di avere un leader dalla mente d’acciaio, dal tiro mortifero e capace di una pressione sulla palla micidiale come Tony Douglas; ha ristorato le qualità di un playmaker razzente, intelligente e talentuoso come Ruzzier; ha dato un senso alla classe di Scola; ha lasciato il giusto spazio alle scorribande di Beane (oggi, però, il meno luccicante), pedina (e modifica nel roster) peraltro non indispensabile. 
    Tutte qualità che oggi si sono viste abbondantemente, insieme a una dignità fisico-atletica che è stata davvero la pepatencia sul piano partita di Milano: ogni volta che la squadra di Messina ha provato a sottomettere l’Openjobmetis con i muscoli, è stata rispedita al mittente. A quel punto si è trovata nuda, irretita da quella stanchezza (innegabile) che al momento non le permette di far valere le differenze di classe che comunque permangono e permarranno sempre. Anche perché davanti aveva una Varese che la sua classe - non banale - è riuscita a farla emergere.
    Nessun miracolo, quindi, semmai un’impresa. Che rende giustizia non a chi oggi fa il giochino dell’asilo del “te l’avevo detto”: togli Egbunu e questa squadra va dritta in A2; lo metti dentro e può battere addirittura Milano…
    Rende giustizia, invece e solamente, a chi non ha smesso di remare un minuto nelle varie tempeste che si sono abbattute - i giocatori - e a chi ora dimostra di gestire in modo sapiente la bacchetta da direttore con la stessa faccia impenetrabile di quando non ne infilava (non poteva infilare, meglio…) una giusta, Massimo Bulleri. Gente (loro sì) che adesso potrebbe dire “te l’avevo detto”, ma che invece sta zitta, se la gode, e combatte un’altra battaglia, una battaglia che non è ancora finita e chissà dove può portare. Complimenti a loro, tutti loro.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Dall’inferno alla favola in quattro mosse: dopo Sassari, Pesaro e Trento la Openjobmetis cala il poker e lo fa nella maniera più bella, sperata, sognata. Espugnando cioè Milano in un derby pazzesco, emozionante, vibrante fino allo scadere, deciso da una magia di Ruzzier a 8” dalla fine – canestro più fallo, con arbitri in dubbio su cosa assegnare – e da un errore di Gigi Datome sull’ultimissimo assalto milanese al ferro. Sul tabellone luminoso di Assago brillano quattro cifre, 81-83, e c’è da stropicciarsi gli occhi per non restare abbagliati dal risultato finale.
    Varese vince, Varese vince di nuovo, Varese vince dove non vinceva da otto lunghissimi anni, contro una squadra destinata a mangiarsi tutto – Milano – che, però, sta attraversando un momento difficile. E proprio lì la Openjobmetis è stata bravissima a inserirsi, a reagire ogni volta che l’Olimpia ha provato a mostrare i propri lustrini, ogni volta che qualche campione milanese – Punter, Rodriguez, Hines – ha cercato di sventolare la propria classe davanti ai soldati di Bulleri. Ma questa squadra non si spaventa più, non si scioglie quando viene il difficile e, anzi, ha capito che proprio in situazioni del genere ci si può esaltare.
    Come di solito accade, in casi del genere, la vittoria ha tanti padri ma è giusto spendere le prime due parole per due uomini che fino a un paio di mesi fa sembravano zavorrati e che invece, anche questa sera, si sono alzati in volo. Uno sta in campo, ed è Michele Ruzzier, MVP della serata e non solo per l’ultima, decisiva giocata vincente; l’altro sta in panchina, si chiama Massimo Bulleri e ha battuto, lui esordiente, il leggendario Messina che tante volte lo ha allenato. Il viso del Bullo, alla fine, si riga di due lacrime significative: ha sbagliato tanto, si è preso una grande dose di critiche, non ha mai mollato e stasera si gode la sua più bella impresa della sua breve carriera da coach.
    Innegabile come questa Openjobmetis abbia imparato a giocare in modo completamente diverso, innegabile che la presenza di Egbunu in area dia alla squadra un assetto più aggressivo, pericoloso in difesa e variegato in attacco dove “l’alzata” per il nigeriano può essere sempre una opzione. Ruzzier addirittura l’ha utilizzata per provare a chiudere la partita, trovando però l’opposizione del monumentale Hines, ultimo ad arrendersi tra i suoi. Ma nemmeno il pivot che ha dominato in lungo e in largo l’ultimo decennio di Eurolega ha trovato l’opzione giusta per fermare una Varese affamatissima. Che stavolta respira anche guardandosi alle spalle, e sogna osservando quel che c’è più in alto. Ma non è tempo di voli pindarici: domenica si va a fare visita a Reggio e ad Attilio Caja, per salvarsi servono altri punti e prenderli alla Unahotels sarebbe un colpo doppio. Forse definitivo.
    PALLA A DUE
    Con Brindisi (e Virtus) vicinissime, a due soli punti, e con la trasferta in Salento di domenica prossima, l’Olimpia di Messina non vuole permettersi distrazioni. Out per infortunio Dealney e Roll, Milano schiera quasi tutti i pezzi grossi, da Rodriguez ad Hines con quest’ultimo affiancato da Wojciechowski sotto canestro e non da Tarczewski, unico “big” a riposo.
    L’Openjobmetis non ha certo turnover o pretattiche da sfruttare, e così Bulleri – ex di turno insieme a Scola – mette in campo il quintetto base delle recenti march madness, con Egbunu ad affiancare l’argentino.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese sbatte sul muro difensivo milanese per 3′ e parte ad handicap (7-2) ma trova in Ruzzier l’uomo giusto per darsi una scossa. La Openjobmetis si scalda, pareggia e nella seconda metà del periodo mette addirittura il turbo perché l’Olimpia va in rottura prolungata in attacco: quando Beane e Ferrero colpiscono dall’arco è massimo vantaggio esterno, un clamoroso 13-24. Messina, con due urli, rimette i suoi in bolla (difensiva): negli ultimi minuti l’AX ritrova il canestro per il 18-24 del 10′.
    Q2 – Anche in questo caso, Varese non esce esplosiva dai blocchi di partenza, ma neppure imbambolata. Di fatto le due squadre si rincorrono, con Milano un po’ più veloce. L’Olimpia, con Leday e i liberi di Punter mette la testa avanti due volte, però Scola punto nell’orgoglio replica dalla parte opposta. Ed Egbunu – canestro in palleggio e stoppatona a Leday – riporta Varese nell’area colorata. Peccato per la “puntura” di Leday quasi sulla sirena, 41-45.
    Q3 – Dopo l’intervallo si rivede anche in attacco Ruzzier che, lasciato libero, stampa dall’arco il +9. L’Olimpia si affida allora a Punter, aggressivo su Douglas e produttivo in attacco: il duello da Eurolega tra le due guardie è spettacolare, Milano riesce a risalire ma mai a sorpassare perché Varese trova sempre qualcosa di buono. E, addirittura, prova a distendersi con Scola che punisce Leday da lontano e da vicino. Peccato per l’ultimo minuto in cui si scatena Rodriguez: se l’AX è a -6 (63-69) alla mezz’ora il merito è suo.
    IL FINALE
    Lo spagnolo inizia così anche il periodo finale nel quale l’Olimpia è ferocissima in difesa contro un quintetto – con Morse, De Nicolao e Beane – un po’ azzardato di Varese. 10-0 di parziale e sorpasso prima di una tripla di Ruzzier e una di Douglas. La OJM si rimette avanti, lucra tre liberi con Strautins ma ne fallisce due (su tre) con Scola e soprattutto, avanti di 4, sbaglia due triple con il lettone e Ruzzier che avrebbero forse chiuso la partita. Così Milano sa di potersela giocare: Ruzzier fa una frittata sbagliando una rimessa e dando a Rodriguez la palla del -2 poi Hines è pazzesco nello stoppare Egbunu servito da Ruzzier sopra il ferro e nel segnare 3 punti (canestro e fallo) per l’81-80 milanese. Ma Ruzzier, sempre lui, brucia il difensore, subisce fallo ma deposita a canestro: la prima decisione sembra per l’annullamento dei due punti ma poi gli arbitri – giustamente – convalidano e danno il libero che Michelino trasforma. Messina chiama il primo timeout della serata e al rientro Milano va per un tiro da due di Datome, ben costruito ma sputato dal ferro. Gli Armani’s restano con gli occhi sgranati a guardare la palla che se ne va, tutta Varese impazzisce di gioia con i giocatori che saltano e si abbracciano di continuo. Manca il “cata sü” per l’assenza dei tifosi, ma siamo sicuri che sui divani e nei salotti di Varese e provincia, sia stata la frase più urlata della settimana. E ora sotto con Reggio Emilia.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Non sappiamo dove sia sparita la Openjobmetis impacciata, sprecona, timida di cui vi abbiamo parlato fino a qualche tempo fa. Non lo sappiamo e non ci interessa perché questa nuova versione biancorossa riesce a regalare emozioni che parevano sopite e soprattutto è capace di correre un po’ più in alto rispetto al precipizio chiamato retrocessione. Varese travolge anche Trento (88-70), riservando ai bianconeri un trattamento ancora più potente di quanto fatto con Sassari e Pesaro, intasca il terzo successo consecutivo – tutti in casa – e almeno per questa volta non chiuderà la giornata nel drappello di coda.
    Ciò non significa che la lotta salvezza sia alle spalle: la bagarre è sempre molto aperta e sarebbe un errore madornale pensare di essere fuori dalle sabbie mobili con una classifica così corta. Però, dal punto di vista del morale, Varese in questo momento sta benissimo, e sta benissimo anche sul piano del gioco e dell’intensità. La Openjobmetis ha piegato una Trento che sulla carta è più potente, feroce e completa e lo ha fatto sfidandola proprio sul discorso della energia, prima ancora che su quello dei punti fatti. Non è un caso che poi, negli ultimi 6/7 minuti, il divario si sia ampliato fino a toccare il +24: quando i bianconeri sono stati respinti per l’ultima volta, le loro difese sono letteralmente crollate lasciando ai ragazzi di Bulleri lo spazio per i colpi di grazia.
    Un trionfo, in fin dei conti, che dà ai biancorossi pure il 2-0 negli scontri diretti, anche se l’impressione è che Trento alla fine non resterà impigliata nella battaglia per l’ultimo posto. A firmare il tutto, la prestazione clamorosa del terzetto Ruzzier-Douglas-Beane che sono stati veri e propri motori fuoribordo. Il playmaker ha messo a referto una prova da 20 punti e 6 assist, l’esperto americano ha aggiunto 18 punti (6 bombe) arricchite da una difesa rocciosissima, una costante dell’ultimo periodo. E poi l’esterno ex Roma, sempre un po’ solista ma capace di salire nel tabellino sino a diventare il top scorer del match con 21 punti che hanno fatto ammattire la difesa di Molin.
    Il tutto condito dalla nuova prestazione da stopper di Egbunu, la cui presenza continua a essere debordante in area colorata (10 punti e 11 rimbalzi) anche contro un lungo celebrato come Williams. Una situazione che permette a Scola di passare una serata “normale” e comunque produttiva.
    E ora? Ora si va a Milano nel giorno di Pasquetta, appuntamento sulla carta impossibile che però potrà servire a testare ulteriormente la condizione e il nuovo assetto dei varesini, La AX Exchange ha perso, intanto, il big match con Venezia e non vorrà lasciare altro spazio alle inseguitrici, ma è chiaro che avrà un po’ di pressione sulle spalle. Serviranno miracoli, ma a quelli nel caso penseremo da domani. Oggi è tempo di celebrare un’altra vittoria davvero convincente della banda Bulleri, coach che – giustamente – oggi va applaudito dopo le tante fatiche dei mesi precedenti.
    PALLA A DUE
    Oltre 20mila euro di incasso per una partita senza spettatori: piccolo record per la Enerxenia Arena grazie all’iniziativa de “Il basket siamo noi” e della società chiamata “Sold out di passione” con quasi mille aderenti che hanno dato il proprio nome alle sagome-tifoso sparse sugli spalti.
    A referto non ci sono particolari segnalazioni: Bulleri va con il nuovo assetto che prevede Scola da “4” accanto a Egbunu; Molin recupera Martin (non in quintetto) e si affida ai guastatori Browne e Forray e alla potenza di Williams sotto i tabelloni.
    LA PARTITA
    Q1 – Michele Ruzzier domina i primi minuti di gioco con i primi 7 punti di Varese che scatta forte sul 7-2 e corre sino al 15-4 mostrando i denti in difesa prima ancora che in fase realizzativa. Williams ci mette un po’ a superare Egbunu ma Trento dà segnali sul finale di quarto, 21-13.
    Q2 – Gli ospiti poi esplodono il parziale a inizio ripresa con uno 0-10 che vale il sorpasso, suggellato da una tripla di Sanders. Presa una sberla però, la Openjobmetis la restituisce con un contro-break di 7-0 in cui brilla Beane, un po’ fuori dai giochi ma efficace palla in mano. Ripreso il vantaggio, Varese non lo molla sino alla pausa lunga con la Dolomiti (benissimo Sanders) sempre incollata: il divario del 20′ (41-36) arriva da due triple di Douglas, poi sfortunato sull’ultimo tiro sputato dal ferro.
    Q3 – Un passo alla volta, la marcia di Varese si fa importante. Certo, c’è da soffrire perché Morgan mette in croce Strautins e riavvicina i suoi (46-43), però i biancorossi rispondono ai colpi ospiti con un cameo di Scola e qualche folata dei due esterni USA, Douglas e Beane, sempre più in partita e nel frattempo sporcano le percentuali trentine mettendo nel frattempo le mani sulla lotta a rimbalzo. La terza sirena risuona sul 62-50 e lascia spazio a un certo ottimismo.
    IL FINALE
    La Dolomiti però non si arrende e replica proprio con il suo capitano, Toto Forray, autore dell’ultima carica della cavalleria ospite. Passata la buriana (2-8 di parziale dopo un cesto iniziale di Beane) Varese però riprende in mano la partita e questa volta in via definitiva. Anche perché, quando Trento comincia a barcollare e a forzare dall’arco, i biancorossi scelgono di dare il colpo finale con i lunghi. L’assist di Beane per l’affondata di Morse è solo l’aperitivo, poi sarà Egbunu l’uomo più cercato e a quel punto i bianconeri chiedono la resa. La OJM tocca anche il +24 con un paio di pezzi di bravura dall’arco di Douglas, poi regala qualche punto a Williams che arrotonda le statistiche. Ma quella che più conta è il risultato finale: 88-70. Olé.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Varese incontra a Masnago una delle squadre più in forma del momento e cioè quell’ Aquila Trento che nelle ultime 2 partite ha battuto prima la capolista Milano e poi Brescia. Anche la OJM viene da 2 vittorie e a sostenerla questa volta ci sono 1500 sagome che rappresentano degli spettatori virtuali e che regalano anche un colpo d’occhio diverso da quello purtroppo a cui siamo costretti da ormai un anno, e cioè quello del palazzetto desolatamente vuoto. Partita intensa, del resto Trento è squadra fisica ma che Varese riesce a domare e che nell’ultimo quarto vede prendere il largo dei padroni di casa che portano a casa la terza vittoria consecutiva e che gli permette di abbandonare il fondo della classifica. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Beane 7,5 : da dimostrazione di avere una tecnica individuale come pochi eguali. Trova il canestro in mille modi e spesso il suo marcatore viene disorientato dalle sue finte. Se aggiungiamo che non disdegna di passare bene il pallone e che sa difendere duro anche su avversari più stazzati possiamo dire che è una signora guardia. Unica pecca la sua non continuità. FAGIOLO MAGICO
    Morse 6 : prima rotazione in campo dove non sembra essere nella sua giornata migliore. Decisamente meglio nelle successive apparizioni dove grazie anche a belle rotazioni del pallone trova i 2 punti abbastanza agevolmente. PUNTUALE
    Scola 7 : ormai ci stiamo abituando a questa versione di Scola 2.0 cioè non più quel giocatore che catalizzava quasi tutti i palloni arrivando spesso anche a conclusioni forzate e che a fine gara segnava molti punti ma non sufficienti per vincere. Luis si è rimesso in discussione, tornando a fare anche lavoro sporco e questa suo adattamento ha portato grandi risultati. UMILTE’
    De Nicolao 5,5 : oggi Giovanni non riesce a dare quel cambio di ritmo difensivo per il quale si sta guadagnando la stima dei tifosi, forse anche perché l’intensità messa in campo da Trento lo penalizza oltremodo. UNDERSIZE
    Ruzzier 8 : si gioca la candidatura di miglior giocatore in campo con Beane e Douglas ma questa volta mi sento di dire che se l’è decisamente meritata. Nel primo quarto è inarrestabile nonché infallibile al tiro. Nel proseguo dell’incontro sbaglierà solo una conclusione da 3 ma distribuirà assist e responsabilità anche a suoi compagni. HOMBRE DEL PARTIDO
    Strautins 5,5 : perde lo scontro diretto con Morgan soprattutto difensivamente. In attacco non riesce a trovare ritmo ne con le conclusioni da lontano tantomeno entrando con la sua consueta irruenza, tant’è che l’unica volta che ci prova va a sfondare. BULLDOZER
    Egbunu 7 : la sua presenza in campo equivale ad una difesa aggressiva e difficilmente battibile. Buona attitudine anche ad uscire fuori dall’area facendo show sui piccoli avversari grazie ad una discreta rapidità di piedi. Se la palla viaggia sopra i 3 metri, beh aspettatevi sempre qualcosa di spettacolare. JOHN PIE’ VELOCE
    De Vico 5 : dopo diverse partite dove non entra nelle rotazioni prestazione che non lascia traccia se non per uno sfondamento molto ingenuo. ARRUGINITO
    Ferrero 5 : come per De Vico non trova mai il ritmo partita, Martin non è il tipo di giocatore che può marcare e questo disagio è stato molto evidente. DETRONIZZATO
    Douglas 7,5 : partenza in salita dove non si hanno buoni presagi; poi Toney si accorge di giocare contro Trento e quindi prende in mano le redini dell’incontro e alterna raffiche da 3 ad assist telecomandati e in difesa è da filmare e da far vedere ai giovani. TUTORIAL

  • simon89
    La metamorfosi è completa sia per quanto riguarda il gioco sia (speriamo vada avanti così) per i risultati. La Openjobmetis replica il bel successo ottenuto con Sassari battendo anche Pesaro (81-68) con una certa autorevolezza, soprattutto respingendo ogni tentativo di rientro dei marchigiani, bravi in più occasioni a provare la rimonta ma costantemente stoppati dalla squadra di Bulleri.
    “Stoppati” è il termine giusto visto che Varese ha fortificato la propria difesa, fino a poche partite fa grande tallone d’Achille, ed è evidente che la presenza di Egbunu in mezzo all’area stia dando parecchi frutti sui due lati del campo. Basti vedere i soli 68 punti segnati dalla Carpegna – con tanto di 6 stoppate rifilate agli attaccanti ospiti (ben 4 di Long John) – oppure il netto cambiamento nella selezione dei tiri: solo 17 conclusioni dall’arco tentate dalla OJM (41% a segno) contro le 41 da dentro l’arco con ben 42 punti segnati in area colorata.
    Insomma, una squadra completamente diversa nel modo di stare in campo rispetto a un mese fa, e anche meno. Con il nuovo assetto sono in tanti a brillare: Morse è quasi implacabile, Ruzzier sta ritrovando quella sicurezza che forse non aveva mai avuto fino a qui mentre il nuovo arrivo Egbunu lascia più e più volte il segno anche contro un giocatore forte e temuto come Tyler Cain. E poi ci sono i veterani: Scola, dopo due partite complicate dal punto di vista personale, ha ritrovato punti (20) e una sorta di doppia dimensione tra il perimetro e le tacche, Douglas ha segnato poco (3 punti nei primi 39′) giocando ugualmente da leader, per poi prendersi la scena sulla tripla che ha definitivamente abbattuto Pesaro. Chi paga dazio è, invece, ancora De Vico al secondo match consecutivo senza mettere piede in campo, ma gli spazi per lui (e Ferrero) sono forzatamente ridotti in questo momento.
    Un successo quindi ancora pesante per una Openjobmetis che sta dimostrando nei fatti di voler provare a salvarsi a tutti i costi. Ed è quasi un peccato che domenica prossima i biancorossi restino a guardare le rivali per via del “buco di calendario” causato dalla sparizione di Roma. L’augurio è che Ferrero e soci non perdano l’abbrivio anche perché al ritorno sul parquet – domenica 28, sempre a Masnago – ci sarà una diretta rivale della zona calda, Trento, oggi ferma per lo stop imposto al Banco Sardegna (causa Covid). La strada per restare in Serie A è ovviamente ancora lunga, ma è assolutamente reale e concreta. Sta a Varese percorrerla fino in fondo, con partite del genere che sono senza dubbio corroboranti.
    PALLA A DUE
    Nessuna novità in casa varesina al momento di scendere in campo: Egbunu resta titolare dello spot numero 5 affiancato da Scola in ala alta, con l’argentino impegnato in un duello generazionale con Henri Drell, vent’anni esatti in meno. Ruzzier e Douglas sono le guardie anche se la marcatura dei diretti avversari (Robinson e Filloy) non è sempre speculare. Gli ex: Cain se la vede con Egbunu, Tambone parte di rincorsa su indicazione di Paolo Calbini che sostituisce Repesa in panchina. Note a margine: in parterre anche Andrea De Nicolao a tifare il fratello Giovanni; in società rientra nel consiglio di amministrazione Fabrizio Fiorini che sostituisce Marcello Laudi (la “famiglia” è sempre quella del consorzio).
    LA PARTITA
    Q1 – Luis Scola si prende la scena del primo quarto: l’argentino è una sentenza sia perché segna 13 dei 26 punti biancorossi, sia perché elimina Filipovity, presto seduto con tre falli. Pesaro inizia meglio ma trova la rapida risposta di Strautins, poi Scola apre il fuoco ben assistito dai compagni e la Openjobmetis scappa anche a +11. La sirena arriva sul 26-18 che sembra quasi risicato.
    Q2 – L’attacco fluido visto nella prima fase non si ripete al rientro: Pesaro stringe le maglie dietro, la OJM mostra minori idee ma si tiene davanti nel punteggio, resistendo anche quando Robinson arma la mano dopo un avvio trasparente. Passata la sfuriata, Varese ritrova la via del canestro, chiudendo avanti 40-28 (quindi incrementando il margine) sfruttando anche un Morse presente dentro all’area.
    Q3 – Dopo l’intervallo è il momento di Egbunu. Il pivottone nigeriano parte con due erroracci (sbaglia schiacciata e appoggio in due azioni) ma poi si rianima, fa canestro con il gancio, riceve e segna sopra al ferro e – soprattutto – riesce a mettere la museruola in difesa a Cain, quasi sorpreso da tanta energia. Come in ogni periodo, anche in questo la Carpegna ci prova con la freschezza di Drell e l’esperienza di Delfino ma non basta: alla sirena è 61-49 interno.
    IL FINALE
    Morse allunga subito il margine, Pesaro resta un po’ interdetta forzando qualcosa in attacco e così la Openjobmetis corre sino al massimo vantaggio, +17 (67-51) quando anche Beane taglia in due la difesa. Ma con la Openjobmetis non si può mai stare tranquilli: Robinson arma il braccio da lontano e sigla due triple che costringono Bulleri al timeout. Peggio, perché un pasticcio sulla rimessa dà a Pesaro altri punti facili e la sicurezza di poter affrontare la volata per la vittoria. Lo scatto ospite arriva quando in attacco Varese torna a faticare e così il margine si riduce e diventa pauroso quando gli arbitri assegnano un dubbissimo antisportivo a Ruzzier (con Pesaro a zero falli nel periodo…) che ricorda l’amarissimo finale con Treviso. E quando Filloy sigla il -4 dalla lunetta dopo rimbalzo d’attacco, i biancorossi vedono i fantasmi. Però questa Varese sa anche rinsaldarsi al momento giusto: Ruzzier “elimina” Filipovity (quinto fallo) e converte i liberi, Pesaro forza e sbaglia mentre Douglas, sornione, esplode una tripla “issima”: bellissima, difficilissima e pesantissima. Un colpo secco sul quale la Carpegna piega le ginocchia tanto da perdere anche il vantaggio nel doppio confronto, con gli stessi due – Ruzzier in lunetta e Douglas da lontano – a completare l’opera per l’81-68.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Seconda vittoria di fila per Varese, cosa che non accadeva quest’anno dalla prima e seconda di campionato. Partita condotta in testa praticamente per tutti i 40 minuti e nonostante i ripetuti tentativi di Pesaro di rientrare nel match la sensazione è sempre stata quella che i biancorossi fossero in controllo. Ora la Bulleri band sembra una squadra e con caratteristiche molto diverse da quelle fatte vedere fino a qualche settimana fa. Questo è il momento di dare continuità a queste sensazioni. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Beane 6 : movimenti felini atti a ubriacare il diretto avversario e in alcuni momenti davvero belli da vedere. Gli sta mancando un po’ di concretezza ma se ritrovasse la forma completa sicuramente potrà dare il suo contributo alla causa. PANTERONE
    Morse 7 : anche il centro americano sembra aver tratto giovamento dai nuovi giochi ed equilibri cercati e trovati dalla squadra varesina. Reattivo a rimbalzo, preciso dalla lunetta ed efficace nel trovare la via dei 2 punti. ENERGIZZANTE
    Scola 7,5 : primo quarto da favola, finalmente trova continuità in attacco anche se schierato per la maggior parte del tempo da numero 4. Grazie anche alla aggressività dei compagni sembra soffrire meno anche in difesa. El General, nel giusto contesto è in assoluto un valore aggiunto. CENERENTOLO
    De Nicolao 6,5 : solito cane rognoso che si attacca alle caviglie dell’avversario e non molla fino a quando non lo ha stremato. Poche iniziative al tiro ma ora quello non è il suo compito principale, il resto lo fa bene. BULLDOG
    Ruzzier 6 : partita di difficile lettura; sicuramente atteggiamento positivo e intraprendente con entrate difficili mandate a segno e 9 assist per i compagni. Da contraltare sei palle perse tutte sanguinose e un fallo antisportivo che poteva segnare in modo determinante le sorti dell’incontro. La media delle 2 cose fa scaturire una valutazione sufficiente ma sicuramente questa versione del play triestino è di gran lunga preferibile a quella di inizio anno. PENELOPE
    Strautins 6,5 : meno impatto del solito sotto i tabelloni e percentuali da 3 sporcate da tiri presi forzatamente perché lasciato con la patata bollente in mano. Ma in questa squadra è un profilo unico, che sta trovando la sua giusta dimensione e che ha ancora ampi margini di miglioramento. INCURSORE
    Egbunu 8 : il centrone nigeriano inizia a pagare frutti importanti, in particolar modo difensivamente. E’ un intimidatore temibile (lo dimostrano le 4 stoppatone di stasera) e i soli 68 punti segnati da Pesaro; il fisico possente gli consente di tenere testa anche ad un signor pivot come Cain. WALL
    De Vico N.E.
    Ferrero 5,5 : il capitano questa volta è il meno convincente dei giocatori entrati in campo. Non realizza nessun punto anche se prova a darsi da fare negli altri fondamentali con fortune alterne. SMORZATO
    Douglas 7 : partita da leader come ormai ci ha abituato da qualche tempo a questa parte, questa volta non tanto per i punti realizzati ma per come ha condotto e diretto i suoi compagni. Emblematico l’abbraccio con Bulleri a fine partita. TONEYTIME

  • banksanity6
    Nell’anticipo della 21° giornata troviamo l’OJM che non ti aspetti, quella che parte con qualche balbettio ma che sa reggere la prima spallata dei sardi per poi rientrare pienamente in partita a fine primo tempo, per poi salire in cattedra riuscendo a gestire il resto dell’incontro senza mai dare l’impressione di poter perdere. E alla fine il divario tra le 2 squadre salirà fino ai 15 punti finali, forse anche troppi per quello che si è visto in campo ma l’unica cosa che contava era segnarne più 2  punti in classifica generale. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Beane 6 : forse il peggiore dei suoi, tanti tiri forzati e non andati a segno. In realtà i 2 canestri che mette a referto sono ad altissimo coefficiente realizzativo , segno evidente che le qualità offensive le ha, ma deve imparare a gestirle meglio. Convincente in difesa. ESOSO
    Morse 6,5 : rinfrancato dalla conferma della società, Anthony risponde dando buoni segnali. Perfetto dalla lunetta, lotta a rimbalzo e 8 punti raccontano di un giocatore utile alla causa. MOLLEGGIATO
    Scola 6 : questa prestazione non sarà certo una di quelle che saranno da raccontare ai nipotini, probabilmente il suo spostamento nel ruolo di ala forte lo sta penalizzando oltre modo per quanto riguarda il suo score personale, ma nonostante questa insolita imprecisione si è saputo rendere utile con una tripla che ha chiuso i giochi e lavoro sporco sotto i tabelloni. SPAZZACAMINO
    De Nicolao 7 : una cosa che non manca sicuramente a Giovanni è il coraggio. Il coraggio di volersi guadagnare il suo spazio nella squadra guidata da Bulleri. Entra ed è contagioso con la sua energia e la sua vivacità. Segna, passa, salta, difende e perde anche qualche palla ma è ampiamente perdonato perché è come una spezia energizzante, sta dappertutto. ZENZERO
    Ruzzier 7 : partenza in sordina ma poi Michele da Trieste decide che questa è una partita fondamentale e con una bella prestazione senza troppe sbavature, se si eccettuano i tiri dalla lunga, è decisivo per la conquista dei 2 punti. Nessuna palla persa e la giusta faccia nell’attaccare il ferro con risultati che hanno pagato dividendi importanti. INCURSORE
    Strautins 6,5 : in questa occasione il lettone naturalizzato italiano riesce a gestire meglio la sua esuberanza fisica e la sua efficacia in penetrazione ne trae giovamento. Da fuori fatica a trovare la via del canestro ma sicuramente ci sono segnali positivi rispetto alle ultime prestazioni. RITROVATO
    Egbunu 6,5 : partita dopo partita cresce il suo stato di forma, cosa normalissima dopo un lungo periodo di inattività. La cosa che è chiara a tutti è che se rimane concentrato, soprattutto difensivamente può essere un fattore, ma deve limare le tante banalità commesse anche nella gara di ieri. GIUGGIOLONE
    De Vico N.E.
    Ferrero 6,5 : resta in campo poco meno di un quarto in totale ma in questa occasione da un apporto molto positivo sui 2 lati del campo. Difensivamente si spende e bene sia su Happ che su Burnell nonostante il gap fisico da pagare con entrambi, in attacco mette 2 triple in momenti molto importati dell’incontro. Speriamo sia il segnale di una ritrovata condizione fisica e fiducia mentale. DUTTILE
    Douglas 8 : sempre più decisivo per le fortune della sua squadra. Quando riesce a scegliere scientemente quando essere terminale e quando attivare le conclusioni dei suoi compagni diventa determinante e come ciliegina sulla torta ci mettiamo una difesa convita su chiunque si trovi di fronte. BAROMETRO

  • simon89
    Graffiante in difesa, precisa al tiro, attenta a variare le soluzioni in fase d’attacco: è una Openjobmetis inattesa e per certi versi inedita quella che sorprende Sassari (89-74) e si guadagna due punti d’oro nella corsa salvezza con una partita – finalmente – di grande valore. La squadra di Bulleri, spesso sforacchiata dalle avversarie, tiene a soli 74 punti segnati l’attacco del Banco Sardegna, ovvero il migliore della Serie A, costringendo alla resa il grande ex Gianmarco Pozzecco e una squadra che arrivava da otto successi consecutivi in campionato.
    Sul match hanno pesato le assenze tra le fila ospiti (Bendzius e Treier) ma questo non deve sminuire la partita di Varese che pur con un avvio non certo roccioso in retroguardia, ha saputo trovare tante contromisure e attutire l’impatto degli attaccanti ospiti. Burnell e Gentile si sono fermati a 7 punti, lo stesso spauracchio Bilan ne ha realizzati 15 sbagliando però molto e pure Spissu – il migliore dei suoi – ha trovato strisce difficili braccato da un Ruzzier decisamente più tonico del solito.
    Brava a risalire dopo i break sassaresi del primo quarto, la Openjobmetis si è poi messa nelle mani di un poderoso Douglas, e l’ex Knicks stavolta non ha tradito le attese, non solo per i 22 punti segnati ma anche per l’esempio dato in difesa (si è speso spesso su Burnell oltre che sui pari ruolo). Così Varese ha saputo anche “nascondere” le difficoltà di Scola, ancora spaesato dopo il cambio di ruolo, anche perché sotto i tabelloni Egbunu – talvolta ancora “pollo” – ha fatto legna (9 rimbalzi) e messo a disposizione una buona copertura del canestro. Con il passare dei minuti quindi, i biancorossi hanno iniziato a credere nel colpaccio, anche se il vero momento decisivo è arrivato in avvio di ultimo periodo, quando Sassari ha piazzato un break e si è rimessa al comando ma Varese ha reagito con altrettanta veemenza.
    Un atteggiamento diverso, ringhiante, quasi cinico che ovviamente si spera di ritrovare anche nei prossimi scontri, cruciali per evitare l’ultimo posto. Varese non dovrà viaggiare, perché il calendario metterà prima Pesaro e poi (dopo una pausa) un’altra pericolante, Trento, sulla strada della Enerxenia Arena. “Si può fare”, alla luce del match con Sassari, a patto che la strada intrapresa questa sera venga confermata, imparata e percorsa dalla banda-Bulleri anche nel futuro prossimo. E intanto, un po’ di pressione ora ce l’hanno anche le rivali.
    PALLA A DUE
    È un Banco di Sardegna con qualche problema di organico quello che Pozzecco deve schierare a Masnago: Bendzius è infortunato ma anche Treier non fa riscaldamento per un problema muscolare. Ospiti a trazione azzurra con Spissu e Gentile mentre Bulleri ha tutti i suoi effettivi e inizia con il quintetto che prevede Scola da ala forte affiancato da Egbunu. A Long John l’ingrato compito di marcare Bilan.
    LA PARTITA
    Q1 – Bulleri chiede timeout dopo pochi minuti per urlare nelle orecchie dei suoi giocatori, troppo morbidi nell’approccio difensivo e poco incisivi in attacco. Dopo una reazione, Varese rischia di finire sotto (11-20, Bilan e Happ 6 a testa) ma l’ingresso di De Nicolao dà una scossa che permette ai biancorossi di riavvicinarsi sino al 18-22 della prima pausa.
    Q2 – Varese aggiusta (un pochino) la difesa ma soprattutto scalda la mano dall’arco soprattutto con Douglas, che in difesa si spende anche su Burnell e che in attacco guida i biancorossi a suon di triple. Così, dopo uno scatto in avanti di Sassari, la OJM recupera terreno, sorpassa, trova punti da Ruz e Strautins e sembra completare un break. Negli ultimi possessi però l’onda varesina si ferma, Happ accorcia e Gentile segna la prima bomba ospite per il 41-39.
    Q3 – Al rientro la Dinamo prova subito a spaventare Varese, torna sopra nel punteggio e soprattutto riaccende la mano dall’arco con Kruslin e Spissu che, con due triple, siglano il 47-49. Come prima, e come avverrà poi, la OJM però trova la reazione anche con gli uomini che non ti aspetti: Morse commette qualche baggianata ma è pronto anche a colpire, Ruzzier trova le serpentine giuste, Ferrero esplode la tripla e in fin dei conti è 62-56 biancorosso.
    IL FINALE
    Nei primi minuti dell’ultimo periodo, probabilmente, si decide tutto: Sassari piazza un parziale di 0-8 firmato da Spissu e Bilan ma la Openjobmetis replica con veemenza al sorpasso ospite (62-64). Tripla di Ferrero, piazzato di De Nicolao, acrobazia di Beane, schiacciata di Egbunu su assist di Douglas. Sberloni a una Dinamo che forse non si aspettava una reazione simili: stavolta sono gli altri ad affrettare i tempi e a forzare i tiri. Varese regge a rimbalzo, sussulta sui contropiedi di Douglas e Ruzzier e può davvero urlare di gioia quand’anche Scola centra la tripla frontale su un’ultima e disperata difesa sassarese. Un’altra bomba – di Douglas – arriva a partita chiusa, giusto per arrotondare un clamoroso +15 e a dare la palma di migliore alla guardia americana.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    La quattordicesima sconfitta in 19 partite della Openjobmetis di quest’anno – mettiamo subito le cifre che fanno malissimo ma forse vanno tenute a mente – arriva sul campo della Virtus Bologna (85-76) ma non è poi tanto diversa da quella di due settimane fa, in casa contro l’altra formazione del capoluogo emiliano, la Fortitudo. Una partenza a razzo, con mani torride e triple ben costruite, seguita da un lungo deserto di idee e di canestri (appena 8 punti nel secondo periodo con 1/11 da 3: è il manifesto della sconfitta) che fanno crollare le – già poche – speranze e permettono all’avversaria di turno di prendere il comando e controllare il match senza troppa fatica.
    Dopo un lungo periodo in palestra, speso per inserire meglio Egbunu (missione riuscita, questa) e per provare a costruire un gioco nuovo, sul parquet della Segafredo Arena si vede lo stesso, identico vizio di prima: l’abbondanza estrema di tiro da 3 punti, con percentuali troppo altalenanti per essere un’arma decisiva. Tre dati, infatti, non devono ingannare: i 9 punti di distacco finale, il buon 36,8% dall’arco e i 19 punti di Toney Douglas. Tutto vero sulla carta, nulla di più falso per quanto riguarda l’impatto sulla partita perché Bologna è stata a lungo avanti, anche di 20 punti e perché il giocatore americano, con le prodezze dell’ultimo periodo, ha raddrizzato il tabellino proprio e quello di squadra. Ma prima, quando la Virtus scappava senza troppi problemi, Douglas ammaccava ferri a ripetizione, per altro in buona compagnia.
    Rispetto al recente passato, Varese ha comunque cambiato qualcosa e questo lo si è visto fin dal quintetto base: Egbunu titolare in mezzo all’area e Scola ala forte in avvio e non solo. Il risultato è a due facce: il pivot è stato autore di una buona partita (13 punti, 6 rimbalzi, 4 falli subiti) ed è servito – a intermittenza – a dare un gioco più interno alla squadra. L’argentino, riportato nel suo antico ruolo (più dispendioso), è sembrato un po’ a corto di energie e ha chiuso con 12 punti trovando solo un paio di guizzi da centro area, laddove aveva costruito la sua posizione di capocannoniere. Mosse quindi che andranno riviste contro squadre più alla portata perché questa Segafredo è purtroppo di un altro pianeta: basti pensare che alcune delle stelle bianconere (Markovic, Teodosic, Ricci, Hunter) hanno avuto un impatto limitato sul match che però è stato deciso dalle prodezze degli altri, Adams su tutti.
    Pagato lo scotto della trasferta bolognese, ora Varese dovrà preparare un’altra gara difficilissima, quella casalinga contro la Sassari di Pozzecco, tradizionale osso molto duro per i biancorossi. Il Banco, tra l’altro, ha vinto stasera la sfida con Venezia nella riedizione della finale 2019, tanto per far capire che i sardi non scherzano. E non scherzeranno nemmeno alla Enerxenia Arena.
    PALLA A DUE
    Ci sono diverse annotazioni da fare nel pre-partita. Anzitutto non c’è Sasha Djordjevic sulla panchina bianconera a causa di una indisposizione (non c’entra il Covid-19), con il coach serbo sostituito dal vice Bjedov. Poi c’è Anthony Beane abile e arruolato, come avevamo segnalato alla vigilia: starà in campo metà partita. Infine nel quintetto biancorosso trova posto John Egbunu accanto a Luis Scola utilizzato da ala forte; confermati invece i tre esterni. Bologna va con Belinelli dall’inizio accanto a Markovic in regia mentre Pajola, a referto, non è utilizzabile.
    LA PARTITA
    Q1 – L’avvio varesino è davvero buono, seppure dipendente dal tiro pesante. Va detto che la Openjobmetis seleziona bene i tiri e così scappa con le triple: 5 da 5 giocatori diversi. Manca all’appello però Ruzzier che, battezzato, sbaglia a ripetizione. La Virtus, paziente colma il divario con Weems e Alibegovic mentre anche Egbunu si fa notare. Varese tiene il vantaggio, minimo, al decimo: 19-21.
    Q2 – Quel “21” però rimarrà per altri 6′ sul tabellone, segno di un inceppamento totale in attacco dell’OJM che prosegue nel tiro pesante ma lo fa per mancanza di alternative. Arrivano così tante forzature mentre la Segafredo sorpassa e allunga, ancora non in modo decisivo, con un Adams inarrestabile (10 punti tra entrate spettacolari e triple). Gli arbitri annullano l’ultimo cesto di Hunter ma il divario di metà gara è 39-29.
    Q3 – La differenza sta nelle guardie: Belinelli, dopo un cattivo avvio, segna 13 punti in un amen mentre Douglas e Ruzzier continuano a non pungere in attacco. Bulleri rispolvera De Nicolao e poi lo rimette a sedere senza un perché; per fortuna Beane trova un paio di raid e, almeno a punti segnati, Varese si muove. La Virtus però va il doppio con Gamble e con il solito Adams che fissa il 68-48 a tre quarti di gara.
    IL FINALE
    Il quintetto con Ferrero e Morse rosicchia qualche punto, ma appena Bologna vede una reazione torna a dettare legge almeno fino a metà dell’ultimo periodo, quando i padroni di casa salgono per un’ultima volta a +20 prima di sedersi. Varese, che non ha più nulla da perdere, si affida mani e piedi a Douglas che stavolta – ma è tardissimo – inizia a martellare il canestro avversario. 13 punti e Openjobmetis arrivata anche sotto i 10 di svantaggio, con Ruzzier che completa il suo rapporto conflittuale con il canestro tirando cortissimo il libero del possibile -8. Ma a questo punto, un cesto in più o uno in meno non fa differenza: 85-76, Varese resta ultima.
    Damiano Franzetti

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