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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Il focolaio di Covid-19 interno alla Pallacanestro Varese non si è ancora spento, anche se il numero delle persone attualmente contagiate si è ridotto a sette unità. Questo l’esito dell’ultima serie di tamponi effettuati dai componenti del “gruppo squadra” (che è formato da giocatori, allenatori, staff sanitario e alcuni dirigenti) che nelle ultime settimane hanno contratto il virus.
    Il numero di positivi totale è ora di sette soggetti (inizialmente erano 12, poi saliti a 16 e ridiscesi a 11): secondo quanto risulta però, sei giocatori con contratto professionistico sono attualmente negativi al tampone e questa è una notazione importante. Sei infatti è il numero minimo per disputare una partita di Serie A, secondo il protocollo di Legabasket in vigore: questo fa pensare che domenica prossima (24 gennaio) la Openjobmetis possa scendere in campo contro la Fortitudo Bologna a Masnago.
    n realtà, però, chi è reduce dal Covid-19 (e tutte le persone coinvolte hanno avuto sintomi da “influenza pesante”) prima di tornare in campo deve nuovamente superare gli esami di idoneità sportiva senza i quali i giocatori non possono tornare neppure ad allenarsi. Gli esami verranno svolti (presumibilmente) nella giornata di giovedì e quindi, nel caso i medici dovessero dare il via libera, i “reduci biancorossi” potrebbero iniziare a preparare il match con la Fortitudo a partire da venerdì.
    Chiaramente la situazione è di quelle assai complicate: la Openjobmetis non si allena al completo dal 1° di gennaio (il 2 sono state individuate le prime positività), ha saltato già tre partite e nel caso dovesse affrontare Bologna lo farebbe con un numero ridottissimo di giocatori (6 “pro” più qualche giovane del vivaio), una condizione atletica disastrosa e appena 2 o 3 sedute di lavoro. Per le normative in vigore sarebbe tutto regolare ma è evidente che un match delicato come quello di domenica (la Fortitudo è tra le squadre più vicine in classifica al fanalino di coda Varese) sarebbe stato da affrontare in ben altre condizioni.
    Il club non ha comunque reso noti i nomi dei guariti e di chi è ancora costretto a casa con il virus (di questo secondo gruppo fa certamente parte il gm Andrea Conti): di sicuro a disposizione di coach Bulleri ci sono De Vico e Ruzzier che avevano già contratto il Covid-19 all’inizio quando giocavano a Cremona (e in queste tre settimane si sono regolarmente allenati) e Luis Scola che è stato il primo biancorosso a negativizzarsi nei giorni scorsi. Di seguito il comunicato ufficiale emesso dalla Pallacanestro Varese sulla vicenda.
    «Pallacanestro Varese comunica che i tamponi molecolari effettuati negli ultimi due giorni hanno evidenziato ancora sette casi di positività al Covid-19 all’interno del Team Squadra. Nel corso della settimana la situazione dei soggetti positivi verrà monitorata dallo staff medico biancorosso. La ripresa delle attività per coloro che invece sono risultati negativi, come da protocollo, sarà subordinata al rilascio del certificato d’idoneità alla pratica sportiva agonistica.»
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Il coronavirus inaugura nel modo peggiore il 2021 della Pallacanestro Varese. Focolaio in corso nel Team Squadra biancorosso, con un lungo elenco di positività che hanno toccato sia i giocatori sotto contratto che gli altri membri del gruppo e dello staff tecnico. In totale 12 i casi riscontrati dai tamponi rapidi effettuati ieri sera, 48 ore prima della partenza per Trieste: nel Team squadra dell’OJM si era verificato un primo caso, prontamente isolato, la sera del 30 dicembre, ma le verifiche effettuate sul resto del gruppo nella giornata del 31 non avevano fatto riscontrare ulteriori problemi. I nuovi test nella serata di venerdì, seguendo i protocolli disposti dalla FIP, hanno evidenziato il focolaio tra numerose positività e 4 giocatori con sintomi riconducibili al coronavirus. La società biancorossa ha inviato alla Lega Basket la documentazione relativa alla situazione per l’applicazione dei protocolli previsti dalla FIP: avendo a disposizione solo 4 professionisti per scendere in campo domani a Trieste, la partita è rientrata immediatamente nella casistica di quelle rinviate d’autorità.
    Nel pomeriggio è arrivata l’ufficialità del rinvio per la gara fra Trieste ed Openjobmetis. Il provvedimento numero 43 emesso dalla Lega Basket ha disposto il posticipo a data da destinarsi del match originalmente in programma per domani alle 18,30 al PalaRubini, «con l'obiettivo di ridurre il rischio di un potenziale focolaio che potrebbe essere in atto e tutelare la salute di atleti e staff delle due squadre», come si legge nel comunicato ufficiale. L'attività degli allenamenti di squadra dell'Openjobmedtis è sospesa fino a data da destinarsi, potranno lavorare individualmente solo i giocatori non positivi, mentre i positivi al tampone rapido dovranno attendere 10 giorni (se asintomatici) o 14 (se sintomatici) per uscire dalla quarantena e riprendere eventualmente gli allenamenti dopo aver effettuato nuovamente la visita di idoneità alla pratica sportiva. Il tempo medio di inattività agonistica degli altri club vittime nei mesi scorsi di focolai Covid – Cantù, Cremona, Reggio Emilia, Venezia e Trieste – è stato circa di tre settimane.
    Per il club biancorosso si tratta del primo contatto assoluto col pianeta Covid, dopo i casi di false positività per Giancarlo Ferrero e l’assistant coach Vincenzo Cavazzana in occasione del match del 4 ottobre contro la Fortitudo Bologna.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Riducendo il tutto ai minimi termini - evitando uno spreco di parole che stasera fanno male, malissimo, che si debba scriverle o leggerle o ascoltarle - tutto si dovrebbe risolvere in una scelta di campo: o pro, o contro. 
    O pro o contro quello che finora è stato fatto da società e squadra nel costruire e gestire questa disgraziata stagione.
    Sulla pelle di una Varese che rischia seriamente di retrocedere, mandando in fumo il lavoro che viene fatto fuori dal campo da chi da anni mantiene difficoltosamente in vita una gloriosa storia lunga 75 anni (il Consorzio), da chi ogni anno si inventa qualcosa per cambiare il presente (il Trust), dai tifosi che non voltano la faccia nemmeno dopo un’indigestione di bocconi amari, la scelta necessaria - l’unica in grado di salvare il salvabile - è essere contro. 
    Contro gli errori fatti e perseverati, contro le giustificazioni che anche involontariamente, e inconsciamente li coprono. Contro sé stessi, contro la propria buona fede, contro la difficoltà che tutti noi proviamo nel mettere in fila due semplici vocaboli: ho sbagliato.
    Contro il facile e pericoloso gioco, per esempio, di incolpare - spinti dalla rabbia, dal livore che solo i derubati provano in cuor loro - gli arbitri per la sconfitta, guardando malauguratamente il dito e non la luna, pensando di coprire le proprie magagne di mesi con un errore - pur marchiano - di una frazione di secondo. L’antisportivo fischiato a Scola su Mekowulu è discutibile, per alcuni incredibile, reo di inutile protagonismo, imbarazzante nel senso di opportunità, ai limiti dell’inesistente se si guarda alla normalità di migliaia di finali di partita, di certo assassino a conti fatti: prima di esso, però, abbiamo visto tutti perché è arrivata la nona sconfitta nelle ultime dieci partite.
    Se prendi un 26-1 di parziale significa che non esisti come squadra. Non importa se poi reagisci, recuperi, rischi di vincere. Quello arrivato oggi da una Treviso già tramortita sotto 15 punti di scarto, banale nel suo approccio alla gara, modesta, è suonato come una sveglia potente, è traboccato come una goccia in un bicchiere già pieno di mille inadeguatezze che è quasi superfluo ri-elencare: l’inadeguatezza difensiva, l’inadeguatezza sotto canestro, l’errore nell’aggiungere una guardia invece di un lungo, la confusione di ruoli e di responsabilità fra gli esterni, la loro inutile sovrabbondanza.
    Oggi è arrivata la dimostrazione che il conducente non riesce a tenere il pullman in strada. Tutta colpa sua? No, le giustificazioni sono mille e la stima verso Bulleri è doverosa (e quanto speriamo che prima o poi ci schiaffi sotto il naso questo pezzo). Il problema è che qui ci stiamo schiantando.
    Che arrivi un suo passo indietro o che la società decida di sostituirlo, poco cambia: un allenatore che perde 9 partite su dieci va messo seriamente in discussione. Non perché i giornalisti siano stronzi o perché i tifosi si lamentano: semplicemente perché bisogna evitare il dramma incalcolabile dell’A2 finché si è ancora in tempo. E insieme a questa mossa ne andrebbero fatte altre due, sempre che si riesca a disincagliarsi dalle sabbie mobili economiche, contrattuali e di opportunità: l’aggiunta di un lungo muscolare e lo sfoltimento di un esterno.
    Queste sono soluzioni - banali, banalissime - che vorrebbero trovare luce nel buio, dinamismo nell’assenza di moto, futuro in un presente che pare annunciare solo morte agonistica. 
    La prima di esse non verrà presa in considerazione almeno per il momento: lo ha fatto capire a chiare lettere la società già mezz’ora dopo la debacle contro la De Longhi (così come si esclude - oggi, domani, sempre - un ritorno dell’Artiglio per motivi etici). Rispettiamo la decisione, ma abbiamo paura. E come noi migliaia di tifosi.
    C’è un peccato originale da cui tutto è iniziato? È l’esonero di Caja? È l’acquisto di Scola? È una squadra fatta costruire da uno e fatta allenare da un altro? Vi diamo una notizia: non è importante trovarlo adesso. Adesso bisogna solo agire, bandendo ogni scusa. Bisogna essere contro sé stessi e non pro.
     Fabio Gandini

  • simon89
    La Openjobmetis perde di nuovo, lo fa ancora in casa e contro una avversaria non certo stratosferica, la Treviso operaia di Menetti che però sta centrando tutti i successi che le servono per stare tranquilla. A Varese invece, di tranquillità, non ce ne può essere tanto meno dopo l’incredibile ko per 79-80 contro i veneti: la classifica è sempre più drammatica, nonostante manchi oltre mezzo campionato, perché l’elenco delle occasioni perse è sempre più lungo e quella di oggi è davvero di quelle storiche.
    Nel dopo partita, comunque, il dg Andrea Conti ha escluso che coach Massimo Bulleri rischi il posto e con ancora maggiore forza ha detto che Attilio Caja non verrà richiamato sulla panchina biancorossa, non per motivi tecnici ma etici ai quali la società non intende soprassedere. Quindi nessun cambio all’orizzonte, anche se è fuor di dubbio che in queste circostanze anche l’allenatore abbia una bella fetta di responsabilità. Ma vediamo di inquadrare le due situazioni che hanno portato a questa sconfitta assurda: il crollo nel terzo periodo e il fischio “assassino” di fine partita che ha dato a Treviso i palloni del sorpasso conclusivo.
    TERZO QUARTO: VARESE CROLLA
    Ci eravamo indignati per il parziale di 8-24 patito contro Reggio Emilia nel terzo quarto di gara, ma non potevamo pensare (due settimane fa) di vedere qualcosa di ancor più brutto. Questa volta la Openjobmetis rientra negli spogliatoi con 15 punti di vantaggio (erano stati anche 17) ma alla ripresa del gioco subisce un parziale di 0-18 che permette a Treviso di sorpassare. La “striscia” si allunga sino all’1-24 (libero a segno di Jakovics) prima che qualcuno, Ruzzier, ci metta una specie di pezza. Al di là di quanto accaduto dopo (Varese è tornata in partita e ha sfiorato il successo) siamo di fronte all’ennesimo approccio fallimentare dopo la pausa lunga, un costante già vista in numerose occasioni. In quei minuti la squadra smette di giocare, perde palloni banali, fatica a tirare e quando arriva alla conclusione lo fa senza convinzione. Collassando anche in difesa, allo stesso tempo. Bulleri ha chiamato due timeout (questa volta non ha sbagliato i tempi) senza minimamente incidere al rientro sul parquet: non un’azione disegnata per un canestro sicuro, non una alzata di voce forte per rompere l’apatia.
    IL FISCHIO DECISIVO
    Prima di commentare questa parte è necessaria una avvertenza: siamo tutti, tutti, tutti d’accordo che la colpa della sconfitta va addebitata alla Openjobmetis per quello sciagurato e lungo passaggio a vuoto del terzo quarto. Detto e ribadito questo concetto, ci troviamo a descrivere un epilogo segnato in modo clamoroso da un fischio “assassino”, quello dell’arbitro Carmelo Paternicò sul fallo di Scola su Mekowulu a 18” dalla fine. Un fallo come mille altri (poco prima la stessa cosa era stata fatta da Treviso per mandare in lunetta Douglas), una scelta logica perché Varese aveva 3 punti di vantaggio e la palla era finita al pivot avversario. Certo, Scola è intervenuto in modo deciso ma comunque sugli avambracci del pivot nigeriano (insomma, non gli ha dato un pugno o una spinta a caso…) ma per l’ineffabile Paternicò – che bontà sua è andato pure all’instant replay… – quell’intervento andava sanzionato con l’antisportivo. A quel punto Mekowulu ha segnato i liberi, Treviso ha avuto un possesso in omaggio e Sokolowski con 4” da giocare ha infilato il +1. Ebbene, parliamo dello stesso arbitro che in precedenza aveva dato antisportivo a Jakovics a fine primo quarto (Varese non era in bonus, normale fallo speso su Logan in palleggio) e dello stesso arbitro che ha sanzionato nell’ultimo quarto un passi a Scola sulla ricezione in post basso e due falli in attacco a Douglas e Ruzzier che stavano proteggendo la palla. La sensazione è che certi fischi, a palazzetto pieno, non sarebbero mai arrivati. E che Varese, probabilmente, ha anche pochissimo peso politico visto che è stata trattata a pesci in faccia, in casa.
    Tornando alle mancanze biancorosse, perché non sottolineare anche che l’ultimo pallone è stato gestito molto male, pur uscendo da un timeout? La palla è finita a Douglas per un tiro da 3 punti marcato quando, sotto di uno, si poteva ipotizzare una penetrazione per prendere un fallo (magari con quello Strautins rimasto in campo appena 21′ mentre gli avversari banchettavano a rimbalzo d’attacco…) o comunque provare un tiro a più alta percentuale. Mettiamo pure questo sulla pagella della squadra e dell’allenatore, allungando la lista dei rimpianti.
    Ora Varese è proprio ultima, perché la Fortitudo (come Cantù sabato sera) ha vinto e si è portata a quota 8. Con 6 punti c’è solo Trieste che però ha due gare da recuperare e – udite udite – sarà la prossima avversaria della Openjobmetis domenica 3 gennaio. Si giocherà nella città giuliana con la tensione ai massimi. E sotto pressione Varese quest’anno ha sempre combinato guai. Auguri.
    LA PARTITA
    Primo quarto che va a strappi: Varese inizia meglio con due lampi clamorosi di Strautins (schiacciate a difesa schierata) e con Scola a colpire dall’arco contro un Mekowulu troppo pigro. Avanti 17-7 la Openjobmetis però si ferma e lascia un parziale a Logan e soci che riapre subito il discorso. Con Morse in campo la difesa di Bulleri torna a produrre e quando Douglas dà un colpo di gas è ancora parziale biancorosso, 29-16.
    Nel secondo periodo le mani sono un po’ meno calde ma Varese riesce a tenere sempre a distanza gli ospiti nonostante qualche difficoltà nell’attaccare la zona proposta da Menetti. Bulleri dà tanta fiducia a Morse che non si vede in attacco ma è utile a copertura. Qualche colpo di Beane garantisce punti anche se De Vico, a fil di sirena, spreca una tripla da libero per migliorare il margine: 45-30.
    Nel terzo periodo, lo abbiamo già descritto, succede l’incredibile: Varese sbaglia tutto quello che può sbagliare e Treviso ne approfitta segnando 18 punti consecutivi per il 45-48. A quel punto Jakovics infila un libero ma il parziale si allarga a 1-24 per la De’Longhi prima che Ruzzier trovi i canestri che tengono un minimo a galla i biancorossi (53-58 al 30′).
    IL FINALE
    L’ultimo periodo è punto a punto: Beane fa buona guardia su Logan e Ruzzier trova gloria al tiro ma non basta perché Treviso domina a rimbalzo d’attacco contro tutte le configurazioni del quintetto di Bulleri. Le giocate di Akele ridanno il vantaggio agli ospiti fino a quando Ruz pesca Scola sul perimetro per la tripla del 72-70. Il quinto fallo del play biancorosso permette a Treviso di pareggiare e sorpassare con la bomba di Logan: stessa prodezza per De Vico dalla parte opposta (dopo tanti errori al tiro dell’ala) mentre Douglas dalla lunetta fa 4-4 e riporta avanti Varese di 3. Quasi fatta ma la giocata decisiva è dell’arbitro con l’antisportivo a Scola che frutta quattro punti ai veneti: finisce 79-80.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Varese non riesce a smuoversi da quota 6 punti in classifica e resta impantanata nelle zone caldissime della classifica dopo il KO rimediato al “Taliercio” di Mestre, contro una Venezia che ritrova il sorriso dopo una lunga serie di sconfitte e di guai assortiti (tra Covid e infortuni) chiudendo a proprio favore 40′ di testa a testa con i biancorossi. 86-77 alla sirena, un divario bugiardo visto che la Openjobmetis ha avuto (e sprecato) almeno due palloni del sorpasso a 3′ dalla fine o giù di lì, pagando poi a caro prezzo gli ultimi giri di lancette.
    Nulla da fare quindi per la banda-Bulleri, alla quale va riconosciuto un miglioramento rispetto al crollo di sette giorni prima con Reggio Emilia, ma a cui mancano ancora dei pezzi per tornare a essere pienamente competitiva. L’assetto spostato all’esterno con l’innesto di Beane è servito a dare maggior dinamismo proprio con l’americano ma anche con un Ruzzier più tonico; al puzzle delle guardie però è mancato il tassello più importante, Toney Douglas. Proprio il flop dell’ex Knicks è però stato una zavorra per una squadra che avrebbe bisogno di maggiori certezze e invece è stata tradita dal 34enne americano e – in parte minore – pure da Luis Scola, appena 9 punti e un fallo a rimbalzo evitabilissimo nei minuti finali.

    Senza troppi aiuti dai suoi veterani, la Openjobmetis ha provato a cavalcare il resto della truppa, trovando cose buone via via da Jakovics, Strautins (perché solo 19′?)e De Vico ma senza mai riuscire a costruire un vero break a proprio favore visto che i parziali positivi sono giunti tutti (questa è una cosa buona) per risalire e colmare il divario con la Reyer. A onor del vero, ci sarebbe anche da costringere l’arbitro Sardella a rivedere all’infinito l’assurdo fallo contro De Vico che – sul 78-77 – ha regalato due liberi facili facili a Daye in un momento cruciale. Ma, ecco, i problemi di Varese non si possono ridurre a un paio di fischi grami specie contro un’avversaria certamente superiore ma affrontata in un momento particolarmente difficile.
    A questo punto l’incrocio con Treviso di settimana prossima diventa un bivio importantissimo: la De’ Longhi, squadra temibile, fa parte di quel gruppo di avversarie su cui Varese deve fare la corsa, e perdere altri due punti in casa non sarà ammesso. Speriamo che Babbo Natale porti quindi in dono qualche certezza e qualche arma in più nelle mani dei ragazzi di Bulleri, costretti anche stavolta a vedere i passi avanti di tante rivali in chiave salvezza.
    PALLA A DUE
    Anthony Beane e Luca Campogrande, fino a pochi giorni fa compagni a Roma, si ritrovano su due panchine diverse nel match tra Venezia e Varese. Bulleri lascia intatto il quintetto di settimana scorsa, con Ruzzier play (sfida in regia tra doppi ex con De Nicolao) e De Vico ala forte titolare. De Raffaele recupera Watt e lo manda sulle tracce di Scola. Fuori invece il temuto tiratore Bramos mentre Vidmar è a disposizione.
    LA PARTITA
    Q1 – La serie di triple sbagliate dall’Umana in avvio, fa da contraltare alla serie di palle perse da parte della Openjobmetis, motivo per cui il punteggio fatica a lievitare. Varese allora si muove con le triple (3) e scatta avanti 6-12 prima di pagare caro le incursioni di Tonut e le triple dell’ex De Nicolao. In difesa, i biancorossi lasciano troppi spazi e così alla pausa il tabellone dice 27-23.
    Q2 – Si vede Fotu tra i lagunari ma pure Jakovics che propone uno sprazzo di grande valore e riporta in quota la OJM. Anche l’impatto di Beane non è da sottovalutare e così Varese riesce a replicare alle giocate di Tonut e De Nicolao I° fino a trovare il +2 con il nuovo arrivato prima della sirena (46-48).
    Q3 – Varese prova allora a scacciare i “fantasmi del terzo periodo” visti troppo spesso allungando con Scola il vantaggio a inizio ripresa. Tentativo fallito perché la Reyer replica con un parzialone di 13-0 che ribalta l’inerzia del match. A differenza di altre volte però, i biancorossi stavolta reagiscono (Ruzzier meglio del solito), trovano anche qualche difesa e chiudono con uno svantaggio minimo, 64-62.
    IL FINALE
    L’inattesa tripla di Watt ricaccia indietro Varese che però replica con tre liberi di Strautins. Beane e De Nicolao (sui 24”) però sbagliano due tiri per il riaggancio e allora la più esperta Reyer prova ad affondare il colpo con Chappell e Daye la cui tripla sigla il +9 interno. Sembra fatta per i veneti e invece la OJM reagisce ancora, prima con un raro cesto di Douglas, poi con uno sprazzo di Morse (canestro e assist in corsa a Scola) che poco dopo uscirà per falli. Sotto di un punto, Douglas spreca due dardi pesantissimi mentre Venezia ringrazia un fischio pessimo: Daye sbraccia, De Vico si sposta e l’americano va in terra da solo, vedendosi però assegnare due liberi a favore. Sotto di 3 però Varese non ritrova la via del canestro e l’ultima spallata di Venezia è quella buona anche perché Douglas, Beane e Ruzzier hanno finito le munizioni. Tonut no, e fissa l’86-77 che finirà agli archivi.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Se manca la tecnica, dovrebbe esserci il fisico. Se manca anche il fisico, dovrebbe esserci l’organizzazione. Se mancano tutti e tre, a soccorso basterebbe almeno un po’ di fame. Se anche qui nisba, il destino è segnato.
    È una Varese nuda quella che esce da una sconfitta pericolosa come quella incassata stasera al cospetto di Reggio Emilia. Quei limiti che la vittoria di Trento aveva nascosto sotto un sottile strato di illusione e che la batosta contro Milano non ha potuto, per ovvie ragioni di opportunità, ri-sottolineare, sono ri-emersi in tutta la loro prepotenza. Con un’aggravante non da poco: tra le due squadre ha vinto non solo quella più forte, ma anche quella apparsa più affamata. Ed è forse questa constatazione il risveglio peggiore della corrente stagione dopo anni di Varese operaie, ma dignitose, grintose, computerizzate e a conti fatti vincenti.
    La Openjobmetis non vale la Unahotels, davanti a lei di quattro punti nonostante le due partite in meno giocate: la gara di oggi lo ha rivelato in modo palese. La domanda per antonomasia ora è tuttavia un’altra: chi vale questa Varese? Chi vale questa congrega confusa nei ruoli, sprovvista di protagonisti sicuri al di fuori di Luis Scola, con poca tecnica, poco fisico e, appunto, poca fame?
    Rispondiamoci, tutti, subito, per evitare di farci molto male fra qualche mese.
    Il cahiers de doléances, questa sera, si scrive da solo.
    1) La partita di Michele Ruzzier è stata ancora una volta quanto di peggio ci si possa aspettare da un playmaker titolare. Timido in attacco e nel confronto con Taylor, disastroso nelle palle perse del terzo quarto, ininfluente a tabellino, arrancante in difesa: come si può regalare così il proprio regista, una domenica sì e una no?
    2) La partita di Toney Douglas non è stata disastrosa ma è stata quasi “inutile” se da lui ci si aspetta - e ce lo si aspetta di sicuro - un’assunzione massiccia di responsabilità offensive e di punti segnati. I sette assist dicono tanto del gioco che ha cercato di costruire (ma è il suo ruolo?) e delle scelte difensive ospiti che ne hanno rubato una dimensione, i due soli canestri dal campo però dicono altrettanto della sua incredibile incostanza. Per quanto quest’ultima sarà ancora sopportabile?
    3) Nell’attacco biancorosso manca totalmente un esterno che sappia saltare l’uomo, creando un vantaggio per sé e per gli altri. Tiri da 3 e palla in post a cercare Scola, magari contro due/tre/quattro avversari: lo hanno capito anche i muri che la Openjobmetis gioca in tal modo. E non sempre la classe dell’argentino può sconfiggere questa previdibilità, così come non sempre le percentuali balistiche possono aiutare. Anzi, se il tiro da 3 scende sotto il livello di guardia (diciamo sotto il 35%), l’insuccesso arriva automatico.
    4) In difesa la buona lena, conquista delle ultime partite, non può sempre bastare. Troppi sono i problemi strutturali. Anche a questo giro Varese non ha iniziato male contro la Reggiana, anzi è apparsa attenta e reattiva. Con il passare dei minuti, però, la coperta si è fatta come sempre corta: mancano fisico, centimetri e reattività nei piedi e nelle gambe.
    5) Giocare con un giocatore fuori ruolo è quasi normale nel basket di oggi (pensate al Caja che inventò Ferrero da 4), farlo con mezza squadra è quasi morboso. Nella Varese di oggi giocano fuori ruolo De Vico, Ferrero (quando c’è), Jakovics e se volete lo stesso Douglas. Sicuri sicuri che l’innesto di una guardia (l’ex Roma Beane) non aggravi il problema, costringendo anche Strautins a uscire dalla sua posizione naturale e dai vantaggi fisici che da essa acquisisce? Per non scrivere del fatto che sostituire l’unica ala forte nel roster, per quanto scarsa, con un esterno sia quanto di più lontano dal risolvere i gap fisici e di peso con cui la Openjobmetis convive a ogni allacciata di scarpe.
    Non invidiamo chi dovrà mettere mano a questo disastro. Come non invidiamo Massimo Bulleri, chiamato anche lui a un incontro con le proprie responsabilità, come dopo ogni sconfitta.
    Guardare la classifica, stasera, fa molta paura. Ma farebbe ancora più paura continuare a perseverare negli errori e nella confusione.
     Fabio Gandini

  • simon89
    Sbilenca da fuori (8 su 32 da 3), travolta da un’avversaria tutt’altro che irresistibile, zavorrata da un play improponibile e non salvata – come in rare altre occasioni – dai suoi veterani. La Openjobmetis perde di nuovo in casa, lo fa in modo fragoroso (76-89) nel modo più che nel risultato e torna a candidarsi per un posto sul fondo melmoso della Serie A di basket. Prova orrenda quella dei biancorossi di Bulleri contro una Reggio Emilia appena onesta, rivale a sua volta rimasta a lungo sotto gli standard del basket guardabile ma brava a imbroccare la fuga giusta e – a quel punto – a recuperare gioco e credibilità trascinata dalla mano calda del suo regista Taylor (29 con 4/5 da 3).
    Dalla parte opposta, invece, è rimasta la desolazione: la Openjobmetis, incapace di scappare in avvio nonostante la superiorità netta a rimbalzo, spreme la miseria di otto punti nel terzo periodo (film già visto), perde anche i discreti spunti difensivi visti in apertura di serata e non trova un’idea, una sterzata, un ruggito per rimettersi in carreggiata. Quando lo fa – negli ultimi 6 o 7 minuti – è troppo tardi e comunque permette a Reggio di trovare, qua e là, la giocata vincente tanto da non tornare mai in scia degli ospiti.
    Dopo aver perso i 2 punti conquistati con Roma per il ritiro dei giallorossi e aver registrato le vittorie di Fortitudo e Brescia (che non sono certo scarse ma, almeno, avevano una classifica peggiore), per la Openjobmetis arriva il momento di interrogarsi prima e di muoversi poi. Impensabile rivedere una squadra del genere da qui in avanti, se ci si vuole salvare (magari con un briciolo di tranquillità). Tutti da ora – per quanto ci riguarda – sono in discussione: dirigenti, allenatore e giocatori. Bulleri non è chiaramente esente da colpe, perché fa parte del suo lavoro trovare soluzioni che non possono essere il “palla a Scola triplicato” o il bastone del comando a Ruzzier per quasi mezz’ora.
    Il play, lo avrete capito, se fosse uno straniero sarebbe al capolinea e questa sera è riuscito – specie nel famigerato terzo quarto – a fare peggio del solito. Per di più, attorno a lui, sono mancati sia De Nicolao sia Douglas mentre Jakovics è stato forse l’unico sufficiente della scalcagnata banda biancorossa. Dove è mancata anche la fiducia in gente come De Vico, energico ma tremendamente impreciso anche a causa del recente infortunio. Vedremo ora se arriverà l’ex romano Anthony Beane, per togliere pressione a Douglas e puntellare ancora il gruppo degli esterni, accorciando però ulteriormente la coperta tra i lunghi. Troppo poco, se la squadra non si darà una scossa vera.
    PALLA A DUE
    La novità principale all’ingresso in campo delle squadre è la presenza in quintetto base di Niccolò De Vico che va a occupare lo spot di ala forte relegando in panchina Andersson, forse all’ultima presenza in biancorosso. Confermati gli altri quattro per Bulleri che riporta a referto capitano Ferrero, anche se praticamente senza possibilità di giocare. Martino ha la Unahotels al completo (manca Blums ma è stato tagliato) e piazza Baldi Rossi accanto a Elegar sotto i tabelloni tenendo l’ex pistoiese Johnson di rincorsa.
    LA PARTITA
    Q1 – Punteggio bassissimo nella prima fase di partita con Varese che lavora bene in difesa ma spreca tutto quello che può sprecare in attacco: De Vico dà intensità a rimbalzo (7) ma lo score dice 5/22 dal campo, percentuale che tiene viva una Reggio Emilia impantanata a sua volta in fase offensiva. Tocca a Jakovics dare la scossa dall’arco mentre Andersson si rovina con 3 falli in 2′ (12-14).
    Q2 – Il secondo periodo è appena più vivace: Varese riesce a pungere in difesa in diverse occasioni e trova un Jakovics caldo in attacco. Non c’è però continuità e così nella pancia del periodo è Reggio a condurre le danze sino al +5; nel finale però la OJM si scuote con i primi punti di Douglas e un paio di giocate di Scola. La sirena arriva sul 35-33 e sembra che possa anticipare una seconda metà più brillante. Non sarà così.
    Q3 – La recita del terzo periodo infatti è deprimente: Ruzzier colleziona palle perse di livello imbarazzante per la Serie A, dal palleggio o su passaggi mollissimi. Reggio fiuta l’aria, si affida a Taylor (10 nel quarto) e trova un Candi pronto a pungere dalla media. Il break si apre e non si ferma perché Varese in attacco è tragica, solo 8 punti in 10′. Quando termina il periodo, il punteggio dice 43-57 con l’inerzia tutta dalla parte sbagliata.
    IL FINALE
    Bulleri gioca la carta della zona per provare a sparigliare le carte: Reggio sbatte una volta ma poi ritrova sicurezza al tiro e – a differenza dell’inizio – lavora forte sotto i tabelloni con Elegar. In attacco è un bel duetto Jakovics-Strautins, 9 e 14 punti rispettivamente, ma è chiaro i buoi sono già scappati. Nel momento di maggiore sforzo Varese rientra a -8 ma si ferma lì, concedendo subito un cesto e sbagliando a propria volta in attacco. Potrebbe, almeno, essere il momento dell’esperimento Douglas in regia e invece Bulleri concede altri 6′ a Ruzzier senza cavarne nulla. A pochi secondi dalla fine esce Taylor, applaudito con convinzione dalla delegazione reggiana, entra il giovane Giannini e fa canestro pure lui. Termina 76-89 solo perché Jako infila tre liberi quasi a tempo scaduto: non è neppure una consolazione.
    Damiano Franzetti
     

  • banksanity6
    Brutta partita, soprattutto per i tifosi varesini che assistono ad uno spettacolo che sarebbe sufficiente per ribattezzare questa squadra “gli inguardabili”. Primo tempo in cui le 2 squadre faticano a segnare e in cui prevalgono le giocate dei singoli rispetto al gioco organizzato. Terzo quarto che risulta decisivo in quanto Varese segna la miseria di 8 punti mentre Reggio ne fa 24 e da questo break i padroni di casa non si riprendono più. Nell’ultimo periodo Strautins è l’unico che ci prova a rimediare ma è troppo solo. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Morse 5 : due highlights molto spettacolari, prima una super stoppata su Kyzlink e poi una schiacciata devastante. Il problema sono state le altre giocate in cui è spesso finito in difficoltà. (mini)SHOWTIME
    Scola 6 : come ormai è abitudine non fa mancare i suoi punti, anche stasera sopra i 20, ma nel momento di maggior difficoltà e cioè il terzo quarto, come già accaduto in altre situazioni, si mette in proprio e forza troppe conclusioni alimentando così l’emorragia che porta Reggio a raggiungere anche i 20 punti di vantaggio. ACCENTRATORE  
    De Nicolao 4,5 : considerando che sarebbe il play di riserva possiamo dire senza paura di essere smentiti che in casa OpenJob c’è un problema in regia; anche lui come Ruzzier non riesce a incidere su nessuno dei lati del campo lasciando campo libero ai piccoli avversari. IMPALPABILE
    Jacovics 6,5 : insieme a Strautins sicuramente il più positivo della serata ma per una volta che arrivano punti pesanti dalla panchina steccano tanti altri. Intanto la speranza è che Ingus torni sui livelli che gli hanno garantito la conferma quest’anno. REDIVIVO
    Ruzzier 3 : non ne azzecca una nemmeno per sbaglio. In difesa si perde l’uomo sistematicamente e in attacco è uno strazio accumulando perse anche banali e quando decide di concludere è peggio che andar di notte a fari spenti. Quello che a inizio anno sembrava un progetto interessante si sta in realtà rivelando il problema più grande. DISASTRO
    Andersson 4,5 : se come sembra in settimana verrà tagliato certo con questa ultima apparizione non lascerà troppi rimpianti. Si autoesclude dopo pochissimo dal suo ingresso facendo 3 falli. Successivamente fa un air ball da una stoppata e poco altro. A NON ARRIVEDERCI
    Strautins 7 : l’ultimo ad arrendersi, anche quando ormai la partita era indirizzata verso Reggio, ha l’unico neo di farlo appunto troppo tardi; dovrebbero prenderne esempio molti suoi compagni per poter vendere cara la pelle vista la garra e la qualità che Arturs mette sempre sul rettangolo di gioco. CLONATELO
    De Vico 5 : parte in quintetto come ala grande titolare e a questo assetto ci dovremo abituare a meno di clamorosi colpi di mercato ad ora assolutamente non contemplati. Sicuramente a rimbalzo fa una grande prestazione andando in doppia cifra ma il glaciale zero su 7 da 3, anche con tiri piedi a terra e molto spazio ne pregiudica la valutazione finale. SURGELATO
    Ferrero N.E.
    Douglas 5 : partita nella quale non riesce a confermare la sua vena realizzativa. E’ autore di 7 assist ma non è abbastanza, da lui ci si aspetta molto altro, soprattutto che quando va in entrata qualche volta riesca a metterla. SPUNTATO
    Librizzi N.E.
    Virginio N.E.

  • simon89
    Milano si affaccia da anni come enorme favorita per la vittoria dello scudetto ma forse mai come in questa occasione appare davvero di un altro pianeta rispetto alle contendenti, almeno per quanto si è visto contro Varese (70-96 il risultato finale) che, ovviamente, gioca per obiettivi ben più terra-terra e che non ha potuto opporre granché alla AX Exchange allenata da Ettore Messina.
    Davvero troppo il divario tecnico e fisico messo in campo dalle due formazioni nonostante il turnover obbligato dell’Olimpia che deve ogni volta rinunciare a tre uomini del gruppo straniero oltre a un Brooks malconcio. A Masnago – il vecchio “Lino Oldrini” oggi ha compiuto 56 anni – la resistenza varesina dura meno di un quarto d’ora: nella seconda parte del secondo periodo infatti, gli ospiti usano due armi per prendere il largo. Prima la potenza di Tarczewski sotto i tabelloni sfianca la Openjobmetis, poi è una strepitosa serie di triple (Shields, Punter e Datome) ad allargare irrimediabilmente il solco come mostra il 32-55 della pausa lunga.
    Da lì in poi la partita non c’è più: ci sono due formazioni che galoppano in quello che è un allenamento di alto livello, perché Milano non ha l’abitudine di distrarsi e non lo fa nemmeno questa volta, lasciando qualche spazio alle iniziative dei biancorossi di casa ma mantenendo sempre stretto il bastone del comando. La Openjobmetis, va detto, non manca di impegno: manca però di spessore in troppi uomini e non è un caso se i due superveterani Scola e Douglas siano i migliori insieme a un sempre vivace Strautins.
    Sul resto c’è poco da salvare per questa volta a livello individuale, perché l’avversaria di turno appare oggettivamente di un’altra categoria per i vari Ruzzier e Andersson, De Nicolao e Morse. Di buono, in casa biancorossa, c’è il rientro di De Vico che gioca sì male – 0/4 al tiro – ma mette chilometri di rodaggio dopo il lungo stop: tornerà buono domenica prossima contro la sua ex Reggio Emilia, squadra che sta viaggiando a ritmi interessanti ma che per la Openjobmetis dovrà essere preda. Perdere con Milano era ovviamente messo in conto, ma altri stop interni non devono essere contemplati se si vuole rimanere lontani dalla zona rossa della classifica.
    PALLA A DUE
    C’è finalmente un Niccolò De Vico abile e non solo arruolato sulla panchina di Varese ad allungare le rotazioni per Bulleri. Ancora niente da fare invece per Ferrero, neppure a referto; il quintetto è quello solito, con Andersson in “4” accanto a Scola. Il turnover di Ettore Messina in campionato ha davvero pochi eguali in Europa. L’allenatore di Milano lascia fuori Rodriguez (infortunato), Delaney e il pivot titolare Hines e ha Brooks con una mano malconcia. Il posto sottocanestro è dunque di Tarczewski mentre Cinciarini e Punter occupano le prime due posizioni, con Datome ala piccola.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese costruisce ma non sfrutta qualche occasione e si trova subito a rincorrere (0-8) anche se il tiro pesante – Scola, Strautins, Douglas – inizia a fatturare riportando in alto la OJM che riesce anche a pareggiare a quota 18. A causare una discrepanza sulla prima sirena sono quindi due punti di Moraschini, mentre De Nicolao spreca allo scadere.
    Q2 – La difesa di Bulleri, prova a reggere anche nel secondo quarto ma l’impatto di Tarczewski sotto i tabelloni è tostissimo, e quando i biancorossi provano a chiudere da quelle parti l’Olimpia inizia a martellare da lontano. E non sbaglia mai, con Shields, Datome e soprattutto Punter autore di due bombe da lontanissimo. Il punteggio si impenna ma solo da una parte, perché Varese tolti i soliti noti non riesce a incidere, e comunque non può tenere un ritmo che porta Milano a chiudere sul 32-55 all’intervallo con 8/10 da 3 con bomba di Micov allo scadere.
    Q3 – Punter si segnala anche quando Douglas monta difesa vera su di lui: l’americano di Varese, insieme a Scola, ingaggia però almeno un duello di alto profilo tecnico con i rivali e non è un caso se siano i due veterani (7 punti a testa) a tenere botta con il tabellone che alla mezz’ora segna 50-77.
    IL FINALE
    L’ultimo periodo è addirittura vinto da una Openjobmetis nel quale non manca qualche esperimento come i tre piccoli con Morse da pivot (serata dura oggi per il lungo americano). Come in precedenza, anche Strautins fa vedere cose buone, usando senza paura il fisico per attaccare il canestro o lavorare a rimbalzo. Tra i compagni di Arturs però nessuno spicca per davvero (a parte i due veterani) e quindi da Ruzzier (1/7), Andersson (2 liberi), De Nicolao, De Vico (doppia virgola) e Jakovics arrivano solo le briciole. Milano non si scompone, concede l’onore delle armi e imbocca la A8 con un solido 70-96 a favore.
    Damiano Franzetti

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