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«Basta guardare verso il passato. Il futuro adesso è un’opportunità»


simon89
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Passato, presente e futuro, con quest’ultimo che si annuncia in un orizzonte chiaro e tendente - la speranza almeno è questa e le basi paiono in costruzione - al sereno. Con il presidente della Pallacanestro Varese Marco Vittorelli, salito sullo scranno formalmente più alto di piazza Monte Grappa poco più di un anno fa, lo spettro dei colori da osservare è ampio e variegato. Si proceda.

Un anno da presidente: vuole tracciare un bilancio, Vittorelli?

Direi che sicuramente è stato un anno molto più intenso di quello che avevo previsto, sia dal punto di vista umano che professionale. Un anno molto impegnativo, in cui abbiamo fatto alcune cose concrete come il negozio del merchandising, che sta avendo risultati positivi e sta aumentando il nostro impatto nel settore. E per impegnativo intendo non solo per me, ma per tutto il CdA da me presieduto: nello sviluppo della stagione prima dell’inizio del campionato, durante e alla fine dello steso, con la novità dell’ingresso di Gianfranco Ponti da poco annunciata.

Sicuramente non è stato un anno facile: la sua società ha dovuto affrontare le difficoltà economiche ereditate dalle passate gestioni. 

Abbiamo effettivamente ereditato una situazione che, senza voler criticare le passate gestioni, ha messo l’attuale CdA nell’obbligo di mettere mano ai conti in maniera incisiva, per assicurare un futuro alla Pallacanestro Varese. Ciò ha comportato la necessità di prendere alcune decisioni dolorose. Gli azionisti hanno però fatto loro parte e hanno contribuito in maniera sostanziale al ripianamento delle perdite ereditate. Oggi la situazione è profondamente diversa e ci permette di guardare al futuro come a una grande opportunità, senza più pensare di dover risolvere i problemi relativi al passato.

La novità di rilievo degli ultimi tempi è sicuramente l’innesto di Gianfranco Ponti nella gestione del settore giovanile: è fiducioso su un progressivo maggiore coinvolgimento dell’imprenditore nelle sorti societarie?

Diamogli il benvenuto: è una persona di esperienza che può portare ulteriore valore, da aggiungere alla competenza delle persone che già ci sono nella nostra struttura. Sulla sua partecipazione all’azionariato, lascio la parola agli azionisti. Sul settore giovanile la delega per lui è chiara: Ponti si avvarrà di persone estremamente competenti e non c’è che augurargli buon lavoro in questo campo specifico. Va sottolineato - oltre all’aspetto economico da non sottovalutare - che con il suo avvento la società compie un ulteriore passo avanti dal punto di vista organizzativo: il nostro vivaio non aveva mai avuto una delega specifica all’interno del consiglio.

Il sistema delle deleghe interne al consiglio fa registrare un altro stacco netto rispetto al passato: prima “tutto era di tutti”. E di nessuno…

Il nostro sforzo è stato quello di dare alla Pallacanestro Varese una gestione da società operativa ben organizzata, con responsabilità specifiche. Poi ciascuno risponderà del proprio operato. Coldebella - per esempio - si sta muovendo molto bene nell’ambito delle possibilità economiche a sua disposizione: credo che la stagione alle porte darà un segnale netto di come le cose si stiano muovendo verso una versione più chiara e definita.

A livello sportivo cosa si aspetta dal campionato che inizierà a ottobre?

Abbiamo uno staff tecnico che ha già superato alcune prove molto difficili nella scorsa stagione: questo mi dà fiducia. Potremo toglierci le nostre soddisfazioni e spero ci possa assistere anche un po’ di fortuna.

In merito il direttore generale Claudio Coldebella e coach Attilio Caja sono stati pubblicamente molto chiari: si inizierà la stagione senza obiettivi dichiarati, se non quello della salvezza. Una consapevolezza, per una società che avrà uno dei budget più bassi della Seria A, che contrasta con i proclami estivi degli anni passati, nei quali la parola “playoff” non mancava mai…

Sono sicuro che il lavoro che stanno facendo Claudio e Caja sia necessario per presentare una squadra all’altezza. Se dicono che non vogliono porsi obiettivi, noi ovviamente li seguiamo. Nel girone di ritorno dello scorso campionato abbiamo fatto molto bene: l’aspettativa è quella di ripetere un gioco così vivace e con un tasso atletico all’altezza della Serie A. Poi bisognerà vedere anche come le altre squadre si attrezzeranno… Noi pensiamo a costruire una piattaforma che ci permetta di competere negli anni: un passo alla volta, mai più lungo della gamba, e prima o poi i risultati arriveranno.

Da presidente, come giudica le recenti novità nel sistema dei diritti televisivi del massimo campionato italiano?

Si tratta di una rivoluzione. Le dirette streaming accentreranno maggiore attenzione, possibilità di comunicazione e tornaconto economico, non a breve ma medio termine. Un cambiamento che porterà, per le società che hanno un brand forte come Varese, un vantaggio che la parte sportiva potrà raccogliere in futuro. La piattaforma web potrebbe anche allargare la base dei nostri appassionati: la nostra società, con la sua storia, ha un potenziale enorme. 

Pensa alla possibilità di attrarre tifosi da fuori città, oppure richiamare la passione di coloro che a Varese si erano avvicinati negli anni d’oro?

Ho incontrato dei tifosi biancorossi durante un convegno a Roma, e li ho definiti degli eroi. Hanno visto quattro partite in televisione durante l’anno ma erano entusiasti e molto aggiornati sull’evoluzione della società. Evidentemente c’è una base importante che, se coltivata, permette di seguire la squadra anche a distanza: potenzialmente questo aumenta in maniera radicale il numero di appassionati. Conto di attirare anche tanti giovani, che sono il futuro.

Parliamo del palazzetto: inaugurato il nuovo negozio, in previsione l’arrivo del nuovo tabellone, quali sono le prossime idee di investimento?

Le idee ci sono, diverso è riuscire a realizzarle. Il tabellone renderà il palazzetto all’altezza di quelli delle squadre più blasonate oggi in Italia. Ci piacerebbe pensare poi a soluzioni innovative come gli Sky Box e portare avanti il famoso discorso del museo e di una ristorazione all’altezza. Le idee sono tante, ma serve del tempo per trovare i giusti sponsor che permettano di realizzarle 

Si possono indicare delle tempistiche per il nuove tabellone? Quando campeggerà sotto le volte di Masnago?

Come ci dicevamo in consiglio: non l’abbiamo avuto per cinquant’anni, se dovessimo aspettare un mese o una settimana in più non penso cambi nulla… Di sicuro lo avremo entro la fine dell’anno, ma spero molto prima. 

C’è anche l’idea di trasferire gli uffici societari da piazza Monte Grappa al PalA2A?

È una cosa di cui si è parlato e ne stiamo valutando gli aspetti logistici: darebbe sicuramente maggior spirito a tutta l’organizzazione. Quando abbiamo avuto ospite Maurizio Gherardini, GM del Fenerbache, (in occasione del matching di Varese nel Cuore ndr) una delle cose che ha raccontato è che nella società turca lavorano tutti insieme nell’arena dove poi giocano le partite. Vorremo provare anche noi questa soluzione, senza creare alcun disagio organizzativo.

Parliamo di Openjobmetis: da doppio presidente, come commenta questo quarto rinnovo? A fine giugno, in assenza di buone nuove, tra i tifosi serpeggiava un po’ di preoccupazione sulla prosecuzione del rapporto tra le due società…

Sicuramente c’è stata una volontà forte del CdA della nostra azienda e di Rosario Rasizza, che crede molto nella sponsorizzazione di Pallacanestro Varese. Alcune cose cambieranno, si sta discutendo su alcuni piccoli dettagli relativi al controvalore della sponsorizzazione, che è rimasto identico. Per noi sarà un banco di prova anche in relazione alla questione dei diritti tv: per qualsiasi società che investe in comunicazione una novità del genere cambia la musica. Per quanto riguarda l’attesa: beh un po’ di suspence ci vuole sempre… In Openjobmetis le scelte nel marketing sono molto importanti e da ponderare: non si può sempre e solo decidere seguendo la passione.

Ci permette un’ultima considerazione? Lei è un numero uno “nascosto”, appare poco, parla poco: la differenza rispetto alla visibilità del suo predecessore è sostanziale… Come mai ha scelto un profilo comunicativo così contenuto?

Fa parte del mio carattere: mi piace parlare di ciò che si è fatto e non di ciò che ci piacerebbe fare. In una organizzazione vera, poi, ognuno si occupa del proprio settore, fa la sua parte e se ne assume oneri ed onori, anche a livello di comunicazione.

Alberto Coriele e Fabio Gandini

 
 
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