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«Dio ci ha restituito qualcosa»


Aleksa Avramovic ricambia l’affetto che Varese gli ha tributato in occasione della festa di fine stagione di lunedì scorso. L’esterno serbo ha confermato il suo ruolo di preferito dai fans biancorossi nell’applausometro al momento della presentazione e nella caccia a selfie e autografi: «Una festa che ha confermato l’amore per il basket di questa città: vedere tanta gente che è venuta a salutarci è stato un momento speciale e un bellissimo coronamento di una annata che ci ha dato sensazioni fortissime. Credo che a caldo tutti noi vorremmo restare in una piazza dove c’è questo tipo di supporto, vedremo quali saranno i programmi futuri».

Varese ha chiuso sesta partendo da sedicesima, ma se ci fosse stato uno scudetto per il lavoro lo avrebbe vinto a mani basse...

«Abbiamo scritto una pagina di storia con una rimonta dall’ultimo posto ai playoff mai accaduta nel basket italiano. Questo dimostra il carattere di un gruppo che ha lavorato tantissimo sin dal 18 agosto: anche quando perdevamo all’andata eravamo convinti di essere sulla strada giusta. Ero certo che Dio ci avrebbe restituito quell’impegno; siamo contenti di aver riportato Varese ai playoff dopo 5 anni».

Una delle chiavi della rimonta di Varese è stata la sua esplosione fragorosa negli ultimi due mesi: come racconta la sua stagione?

«Sono partito da cambio di Waller, poi ho avuto spazio da titolare quando si è infortunato. È arrivato Larson e sono tornato ad uscire dalla panchina dietro Wells; in quel momento però avevo preso fiducia ma ho continuato a disputare buone prestazioni. Nel finale di stagione ho avuto nuovamente la chance di partire in quintetto; avere un ruolo da protagonista ed essere uno dei leader è la cosa che più amo fare. Ho sempre voluto avere le responsabilità in tutta la mia carriera, mi piace avere la palla in mano e la squadra che gioca per me, e ho cercato di sfruttare al meglio questa occasione».

Dagli 8,1 punti col 17% da 3 dell’andata ai 15,5 col 35% del ritorno con la ciliegina dei 20 punti di media della serie contro Brescia: un progresso clamoroso...

«Mi sono confrontato con Claudio Coldebella e mi ha detto di non essere sorpreso: è sempre stato convinto delle mie qualità e sapeva che potevo esprimermi su quei livelli. Ma ogni cosa richiede tempo: sono arrivato nell’estate 2016 dalla serie A serba, il primo anno è servito per adattarmi a un livello più alto, questa stagione sono cresciuto tantissimo grazie al coach che mi ha dato fiducia anche quando all’inizio le percentuali da fuori non erano buone».

Cosa le riserverà l’estate 2018? Il suo futuro sarà ancora a Varese?

«Spero di avere un’altra chiamata dalla Nazionale e aspetto di capire quali saranno le prospettive future. Ho un altro anno di contratto: mi sono confrontato con la società e spero di restare, ma al momento è troppo presto per dire qualcosa di definitivo. Sarebbe bello giocare da protagonista in Europa con Varese; vediamo cosa succederà, sicuramente amo questo posto che è e resterà sempre nel mio cuore».

Giuseppe Sciascia


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