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«Il bene di Varese viene prima di me»


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[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Una tempesta emotiva sfociata in un fiume di lacrime, prima di farsi travolgere definitivamente e lasciare la sala stampa per non scoppiare in un pianto a dirotto. Ma quello di Gianmarco Pozzecco, per dirla con le parole del suo successore Attilio Caja, è un passo laterale e non un passo indietro. Lasciare la panchina affidatagli da una società che ama visceralmente è stato un gesto che gli è costato tantissimo. E nel monologo con cui ha cercato di spiegare le ragioni del suo gesto - provando a nascondere gli accenni di pianto dietro ad un paio di occhiali da sole - è apparsa palese la sua sofferenza. Lunghissimo l'elenco delle scuse (unico non nominato l'ex general manager Cecco Vescovi).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

LA SOCIETÀ - «I dirigenti, più lo sponsor Rosario Rasizza ed il cavalier Renzo Cimberio: negli ultimi due giorni mi sono stati vicini cercando di convincermi in tutti i modi a recedere dal mio proposito, hanno dimostrato che tipo di persone sono e sono certo che la società sia in ottime mani».
LO STAFF - «Da Ducarello a Jemoli, passando per Armenise, Bianchi, Ferraiuolo e tutti gli altri: mi hanno messo nelle condizioni migliori per lavorare, con pazienza ed entusiasmo oltre che amicizia vera».
I GIOCATORI - «Tutti insieme, da chi è andato via prima di me, come Robinson e Daniel, a chi farà ancora parte del gruppo: avrei dovuto amarli di più, evidentemente non sono riuscito a far capire loro quanto gli volessi bene».
L'AMBIENTE - «Le persone degli uffici, che mi hanno ricordato quanto fosse impagabile per me vivere certe emozioni; tutti i tifosi, i ragazzi della Curva Nord, Toto Bulgheroni e la città intera».
IL RAMMARICO - Esaurita la lista delle persone nei confronti delle quali il Poz si sente in debito, arriva il momento delle spiegazioni: «Questa avventura resterà comunque fantastica, ma il grande dispiacere è quello di non essere riuscito a ripagare tutta l'immensa fiducia e l'affetto che tutti voi avevate riposto in me, ed a trasformare tutti i nostri sogni di riportare Varese ad essere una magnifica realtà», così Gianmarco illustra il suo più grande rammarico nei suoi otto mesi da allenatore della Pallacanestro Varese.
LE RAGIONI DEL CUORE - Per spiegare le ragioni della sua soffertissima decisione, il Poz richiama quanto aveva affermato al momento del suo insediamento in panchina: «Sarebbe stato più facile e forse più entusiasmante andare avanti. Ma nei giorni scorsi ho dubitato che sarebbe stata la cosa giusta per Varese. E come promesso quando sono arrivato, non ho esitato a farmi da parte nel momento in cui ho sentito di non essere più la persona adatta perché il bene di Varese viene prima del mio».
IL SOGNO, LE LACRIME ED IL FUTURO - Il momento più toccante è arrivato nel momento in cui il Poz ha confessato il suo sogno più segreto, ossia quello di riportare a Varese quello scudetto indimenticabile vinto da giocatore con i Roosters del 1999: «Scusatemi se in cuor mio continuerò a credere ed a sognare che un giorno vinceremo di nuovo lo scudetto tutti insieme» ha affermato prima di lasciare la sala Giancarlo Gualco in preda ad una emozione irrefrenabile. Ma il sogno non è comunque sfumato: sebbene la società abbia accettato obtorto collo le sue dimissioni dal ruolo di capo allenatore, per Gianmarco è pronto un ruolo di primissimo piano a livello dirigenziale (general manager con ampie responsabilità non solo sull'area tecnica, sfruttando la sua immagine per farne il frontman della società?).
LA PAROLA ALLA DIRIGENZA - «Spiace molto per questo epilogo, ma Gianmarco resterà certamente in società per far valere il suo capitale di competenze - conferma il presidente Stefano Coppa - Il suo è stato un gesto di amore di chi non si sentiva più utile nel ruolo di allenatore ma si è messo a disposizione per un compito diverso". "E sul suo ruolo stiamo lavorando, ma sarà certamente di grande rilievo e consono alle sue capacità: è un grandissimo patrimonio e non vogliamo assolutamente lasciarlo andare via" aggiunge il vicepresidente Monica Salvestrin.
GIA ALL'OPERA - Ieri pomeriggio infatti il Poz ha salutato la squadra abbracciando i suoi ex giocatori ed ha assistito con spirito molto più sereno e animo giocoso all'allenamento condotto dal suo successore Attilio Caja: "La presenza di Gianmarco non è ingombrante, anzi è una risorsa preziosa - ha affermato il coach pavese -. L'attaccamento che ha dimostrato nei confronti di Varese è qualcosa di anomalo e straordinario: società e tifosi l'hanno adottato considerandolo come uno di casa, cercherò di far bene anche per lui ripagandolo della stima che ha espresso nei miei confronti».
Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
 

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