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«Varese, hai fatto un affare»


simon89
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Andrea Trinchieri “racconta” Cameron Wells. Il tecnico milanese campione delle ultime tre edizioni della Bundesliga alla guida del Bamberg illustra le caratteristiche del nuovo play di Varese (oggi la firma ufficiale con il club di piazza Monte Grappa), proveniente dal campionato tedesco dove ha militato nelle ultime 4 stagioni tra Tubingen e Giessen 46Ers.

«La prima cosa che impressiona è che si tratta di un elemento di grande energia: negli Stati Uniti direbbero “plays bigger than his height”, gioca con una fisicità ed una intensità superiori alla sua stazza. Colpiscono le braccia lunghissime con le quali arriva dappertutto; è molto bravo nel costruire soluzioni dal palleggio, è migliorato nel tiro da 3 punti e ama prendersi i tiri che contano con un raggio di tiro spesso molto ampio. Può anche andare spalle a canestro contro un avversario più piccolo; contro di noi quest’anno ha segnato 30 punti con una gamma variegata di soluzioni».

Wells arriva a Varese accompagnato anche da referenze positive sul piano caratteriale… «è un giocatore capo, lo dimostra il fatto che è rimasto per tre anni nello stesso club, diventando anche capitano di una squadra che nelle ultime due stagioni è andata a una sola vittoria dai playoff. La leadership non gli manca, ma è un bravo ragazzo capace di stare al suo posto. Certo non bisogna aspettarsi letture da Aldo Ossola: non è un regista puro ma una combo guard, come peraltro ormai sono la stragrande maggioranza degli esterni americani che arrivano in Europa. Sarà importante come si porrà nei confronti del coach e quali saranno le richieste dello staff, tenendo conto che la lega tedesca, per certi versi migliore di quella italiana, non è così evoluta a livello tattico».

Sotto quali aspetti ci sarà maggiormente bisogno di un periodo di adattamento? «In serie A ci sono allenatori molto capaci di complicarti la giornata con una preparazione della partita incentrata sulle caratteristiche individuali, mentre in Germania si gioca un basket più aperto nel quale ogni squadra porta avanti le proprie qualità con un piano partita meno minuzioso. L’importante è consentirgli di adattarsi a questo tipo di situazioni senza buttarlo a mare se dovesse “sbattere il muso” magari in trasferta contro qualche difesa tattica preparata contro di lui».

Quale sarà la chiave per farlo rendere al meglio? «Penso che Wells possa essere una buona presa per Varese se l’ambiente sarà in grado di sostenere questa scelta e supportarlo qualora all’inizio dovesse fare male in qualche partita: i giocatori “nati imparati” sono ben pochi e si contendono i 48 posti delle 4 squadre che disputano le finali di Eurolega, tutti gli altri hanno pregi e difetti: vanno esaltati e sfruttati appieno i primi e nascosti i secondi. Altrimenti, se si critica fin dall’inizio a novembre c’è il rischio di avere un problema».


Come giudica il momento del basket italiano? «Il secondo posto ai Mondiali Under 19 ribadisce la grande qualità della produzione di giocatori e allenatori del nostro movimento: abbiamo tutto, ma riusciamo a produrre poco. Mancano regole chiare e unità di intenti: servirebbe una figura che possa dire “domani si farà questo e fra 5 anni quest’altro; se non vanno bene le ricette me ne assumerò ogni responsabilità”. Invece prevale la logica del “divide et impera”: un motto non certo coniato a Bonn, né tantomeno a Springfield…».

Giuseppe Sciascia

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