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VareseFansBasketNews


  • simon89
    Rompere il ghiaccio nel derby contro Cantù per prendere fiducia dopo due sconfitte annunciate. Dopo le aspettative del prepartita, l'apoteosi finale con l'abbraccio del PalA2A ha regalato emozioni forti a Stan Okoye, eroe di serata con la super-prestazione da 22 punti, 18 rimbalzi e 35 di valutazione.
    «Avevamo bisogno di una vittoria del genere: all'esordio contro Venezia non avevamo giocato benissimo, a Milano ci eravamo espressi bene perdendo però in volata. Sono stati due test importanti, ma il campionato per noi è iniziato alla terza giornata. Era una partita cruciale al di là della rivalità con Cantù: ci siamo concentrati sulla necessità di mettere in campo il massimo dell'energia per 40 minuti. Poi s'è aggiunta l'atmosfera speciale del derby: questa è una sfida con grandissime tradizioni, credo che lunedì sera abbiamo rappresentato Varese nel miglior modo possibile».
    Tre anni fa esordiva a Masnago battendo Cantù ma senza entrare in campo, lunedì di nuovo una vittoria da protagonista: un bel salto di qualità...
    «È esattamente il motivo per il quale ho fortemente voluto tornare a Varese. Tutti dicono che non abbiamo grande talento, ma quando la squadra è preparata da un coach che insiste ogni allenamento sul fatto di giocare con energia e applicazione, sono queste le cose che aiutano a vincere. Il derby ha evidenziato quel che siamo in grado di esprimere quando mettiamo in pratica in maniera costante i dettami del coach».
    Varese contro Cantù era stata presentata come la sfida tra organizzazione e talento: la prova del campo ha fotografato limpidamente quale dei due aspetti ha prevalso.
    «Il lavoro duro resta sempre la chiave. Se il talento rimane fine a se stesso, l'organizzazione avrà sempre la meglio. Abbiamo eseguito alla perfezione il piano partita che era stato preparato meticolosamente: abbiamo lavorato per tutta la settimana per giocare una partita come quella di lunedì. Non ci aspettavamo di vincere in maniera così larga, ma l'intensità in difesa ed a rimbalzo ha alimentato stabilmente l'arma del contropiede, quella che sappiamo sfruttare meglio».
    Dopo un precampionato da top scorer le prestazioni contro Milano e Cantù la consacrano come certezza importante per questa Varese.
    «Spero che possa essere sempre così: il tipo di gioco che pratichiamo è perfetto per le mie caratteristiche. Cerco sempre di mettere energia in ogni situazione e sono supportato da un grande gruppo. Non è soltanto merito mio, sono anche il coach e i compagni a mettermi nelle condizioni di rendere al meglio».
    Lunedì prossimo arriverà il terzo derby consecutivo contro la capolista rivelazione Brescia.
    «Ci aspetta un compito impegnativo contro un team che abbiamo già affrontato in precampionato. Sappiamo che cosa può fare. Al Trofeo Lombardia giocammo una gara negativa, ma sono convinto che il coach avrà un piano eccellente anche per questa occasione. Brescia ha grande talento, ma se replicheremo l'intensità difensiva del derby con Cantù potremo fare l'impresa».
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Una notte stupenda, di esaltazione, di gioia, di euforia. Perché spesso basta poco (oddio, non proprio poco in questo caso) ad illuminare gli occhi dei tifosi, a riaccendere una piazza e con essa l’entusiasmo, la fiducia.
    Un derby vinto così vale molto, in termini di umore e di confidenza, e conferma l’attitudine di una squadra che sta bene insieme, che cresce e che migliora di partita in partita. Però, per quanto indimenticabile, la partita è già in archivio perché la stagione è appena iniziata e non c’è tempo per fermarsi a pensare, a guardarsi indietro. Lunedì si va al Pala George di Brescia, un altro banco di prova ad elevatissimo coefficiente di difficoltà, e la concentrazione non va dispersa in alcun caso.
    A commentare il derby con noi interviene Toto Bulgheroni, soddisfatto da quanto visto contro Cantù ma già proiettato, forse per “deformazione professionale”, sul prossimo impegno di Brescia.
    Bulgheroni, torniamo a parlare di una notte che ha confermato in pieno l’attitudine e la bontà di questa squadra: come l’ha vissuta?
    Ormai mi conoscete bene, io sono una persona che cerca di non abbattersi quando le cose vanno meno bene, come nella scorsa stagione, e che cerca di non esagerare nell’euforia quando le cose vanno bene. Questa è una squadra che dà sempre il massimo e sta plasmando una sua identità, che man mano vediamo formarsi, partendo dalla difesa che è la cosa più importante, quella da cui si è sicuri di non essere traditi una volta in campo. Alla fine questo atteggiamento paga sempre e sono contento come sono contenti i tifosi per quanto visto contro Cantù e per alcune conferme importanti. Parlo di Stan Okoye, di Tyler Cain, dei ragazzi italiani che partono dalla panchina e che hanno dato un bel contributo. So e sono sicuro che Caja sa dove lavorare per poter migliorare ancora.
    La sconfitta con Milano e la straordinaria vittoria con Cantù hanno dimostrato quanto sia evidente su questo gruppo la mano dell’allenatore e quanto sia stato produttivo il lavoro estivo, è d’accordo?
    Ripeto una frase che mi avete sentito pronunciare molto volte durante l’annata scorsa: il lavoro paga, sempre. Attilio sa sicuramente come e su chi lavorare per ottenere il meglio, il minimo comune denominatore di questo lavoro è la difesa, l’applicazione, il cercare di eseguire al meglio tutti i giochi in attacco ed in difesa. Da questo punto di vista sono molto soddisfatto e sono convinto che abbiamo molti margini di miglioramento in alcuni uomini soprattutto. Sono certo ad esempio che Wells prenderà sempre più confidenza con la squadra e con il suo tiro, sono convinto che Hollis saprà portare un contributo maggiore, sono convinto che l’entusiasmo di Pelle avrà un impatto sicuramente molto positivo per la squadra. Sono ancora convinto che con il lavoro miglioreremo ancora di più, abbiamo affrontato una squadra come Cantù che ha buone individualità ma non è ancora squadra. E la vera differenza tra noi e loro al momento è questa.
    Parliamo un po’ di singoli, o meglio di un singolo: Stan Okoye. La scelta di andarlo a riprendere un po’ a sorpresa in A2 sta regalando i suoi frutti. 
    In questo discorso dobbiamo dire che Claudio Coldebella e Caja hanno sempre seguito molti giocatori, come altrettanti li stiamo seguendo adesso, e avere la prova sul campo che non ci si è sbagliati è la conferma delle buone intenzioni e del buon lavoro svolto.
    Ora Brescia: che risposte si attende lei da Varese?
    Non sono sicuramente io che lo evidenzio, ma ci sono squadre che hanno un potenziale di uomini superiore a noi. Il grande vantaggio di Brescia è di essere la squadra che ha cambiato meno rispetto all’anno scorso: ha dei giocatori collaudati, che giocano veramente per la squadra come Moss e Vitali, poi ottimi finalizzatori, hanno aggiunto Sacchetti che sicuramente porta un’esperienza, una solidità ed una versatilità notevole. Per noi è un grande banco di prova, Brescia ha anche un supporto molto forte dai tifosi, è sicuramente un buon test per capire che cosa possiamo ancora fare. 
    Quanto può aiutare averci giocato - e perso - in precampionato?
    Il lavoro di Caja e del suo staff non è solo quello sul campo ma comprende anche lo studio e l’analisi delle squadre avversarie, sono certo che saranno in grado di dare alla squadra le direttive e le strategie più utili per limitare il loro gioco.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Telegramma per Augusto Ossola (Paradiso, via della Ignis 10): Augusto. Stop. Cantù è stata distrutta. Stop. Ah, se ti serve per il tuo archivio, ti mandiamo anche il tabellino. Stop. Tipo: Okoye 22 punti e 18 rimbalzi. Stop. Diciotto, sì: hai capito bene. Stop. Cain 10 punti, 11 rimbalzi e 4 assist. Stop. Sì, ricordi bene: Cain è un centro. Stop. Waller ne ha messi 18, Ferrero 17. Stop. Han giocato tutti bene. Stop. Cantù non ci ha capito un’acca, davvero Augusto. Stop. Cata su: cantato. Stop.
    Ah, Augusto: Varese è una squadra. Vera. Stop.
    Fino agli angeli
    Un derby giocato così arriva fino agli angeli: la Openjobmetis Varese umilia la Red October Cantù con la forza di un collettivo superlativo, scrivendo la sua prima vittoria stagionale con un netto 95-64. E’ record nella storia della Pallacanestro Varese, che mai aveva battuto i cugini con così tanto scarto (nella storia ci sono stati due +30, nel 1959/60 e nel 1962/63).
    La squadra di Attilio Caja ci mette un quarto e mezzo ad avere ragione dei singoli avversari, poi sboccia, disintegrandoli con la difesa, la rabbia agonistica, la forza fisica, le triple (38% da 3), i rimbalzi (51-40). Dove la formazione di Sodini è invenzione estemporanea (di Burns o di Chappell, o di Culpepper, i più positivi tra gli ospiti), i padroni di casa sono mutuo soccorso cestistico che commuove (17-11 gli assist), in cui le prove di un clamoroso Stan Okoye, di un indiavolato Antabia Waller e di un grintoso Giancarlo Ferrero sono solo i fiori più profumati di un giardino rigoglioso (per dire: la regia di Wells, la difesa di Avramovic, le stoppate di Pelle).
    Il segreto? Forse anche un allenatore che è capace di incazzarsi per un errore dei suoi sul +32. Un uomo in missione: l’Artiglio di una squadra di Artigli.
    La cronaca
    Partiamo dalla prima sirena: come Varese riesca a tirare fuori il +4 del 10’ è un mistero se si guardano le sole cifre (3/11 da 2, con un paio di errori banali di Cain, e 3/9 da 3). Mistero che si svela se invece si va a pescare nel dna della squadra di Caja: lotta in difesa (anche se con le sbavature dei tagli letali sulla linea di fondo concessi agli esterni canturini), spirito di gruppo e… Waller, l’unico biancorosso per il momento davvero connesso quando si va nella metà campo d’attacco. Ad armarlo un paio di assist di Wells: con Antabia (e capitan Ferrero) i padroni di casa recuperano in un amen il -6 del 4’ e chiudono di slancio il periodo (20-16), anche perché inizia a svegliarsi un certo Stan.…
    Si potrebbe volare, ma la squadra di Caja è molto poco aquila e tanto piccione nel frangente: tipo che Pelle (due stoppatissime) e compagni riescono a intimidire i brianzoli dietro (difesa aggressiva, tanti errori al tiro per i cugini russi…), volando a +9 (25-16), ma poi sparacchiano l’impossibile dai 6,75 metri. Risparmiando così una Cantù sulle gambe e anzi consentendole di rientrare (25-24 al 15’).
    Mentre il livello tecnico del match scende come il termometro nei giorni della merla da una parte e dall’altra, la Openjobmetis ha però il merito di registrarsi e di ripartire, guidata da un trio brillante, peraltro già citato in questo pezzo: Waller-Okoye-Ferrero. Il primo è tutto dardi e linguaggio del corpo da leader offensivo, il secondo è rimbalzi, punti (già in doppia-doppia al 20’) corsa, intelligenza, cuore. Il terzo… beh il terzo è il capitano ed è nato pronto per partite così. Morale si vola (stavolta davvero come aquile) a +15 (46-31 al 18’), prima che due numeri di Burns e Smith riducano lo svantaggio al comunque corposo +13 della seconda sirena.
    «Per giudicare una squadra, guarda come rientra sul parquet dopo l’intervallo…» (cit. Andrea Meneghin). Vero, Menego. E il ritorno sul parquet della Openjobmetis produce un terzo quarto di pura poesia. La difesa (sì, sempre quella, devastante anche quando il divario fra le due squadre diventa esponenziale), annichilisce Culpepper e gli altri folletti senza costrutto con la maglia blu e diventa la bacchetta che dà il la a una sinfonia di corsa, schiacciate, triple. Il coro canta e la sua voce è generosa e bella: ancora Okoye, ancora Ferrero, ma anche Avramovic, Tambone e Hollis, bravi a rimpiazzare chi esce per troppi falli (Waller e Ferrero, con 4 dopo pochi minuti della terza frazione). Il vantaggio lievita, Masnago gode ed è tutta in piedi sul 68-42 del 28’ (sarà 70-45 al 30’: 22-10 di parziale).
    E l’ultimo quarto? Beh, l’ultimo quarto ci si diverte. Tutti. Tutti insieme. Okoye che arriva a cifre mai viste, Pelle che salta come un canguro felice (e già che c’è salta anche Caja, con i tifosi…), Waller che segna, “Avra” che scorrazza, il pubblico, noi che dovremmo scrivere e invece guardiamo estasiati. Tutti. Più 31. Cata su.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La Pallacanestro Varese sceglie il modo più entusiasmante per inaugurare la casella delle vittorie nella stagione 2017-18. La truppa di Attilio Caja straccia una spenta Cantù nel derby numero 140 che entra nella storia anche a livello statistico (massimo di sempre il più 31 finale, cancellato il 102-72 dell'Ignis nel 1959-60).
    La sfida tra organizzazione e talento esalta il mix di concentrazione, applicazione e intensità profuso da Ferrero e soci. Dopo due mesi di stagione Varese è un collettivo perfetto per distribuzione dei ruoli e capacità di credere nella funzionalità del sistema già rodato in precampionato. E contro un'avversaria in evidente ritardo a causa dei problemi extratecnici del precampionato, la sinfonia biancorossa produce un derby a senso unico che regala una serata memorabile ad un PalA2A caldissimo a dispetto delle presenze limitate dalle disposizioni relative all'ordine pubblico. Dopo i 62 punti contro Venezia e i 73 di Milano, i biancorossi producono una serata scintillante (38% da 3 dopo il 3/16 iniziale e 50% da 2) tra ripartenze e soluzioni a metà campo. Altro che "squadra di terzini": Varese mostra di possedere anche qualità individuali importanti, prima di tutto col fuciliere Waller (16 punti all'intervallo), e poi con uno Stan Okoye che unisce una inesauribile energia su tutti i palloni ad una sontuosa prestazione balistica. Il terzo polo dell'attacco è capitan Ferrero, ormai una certezza per una squadra capace di trovare soluzioni ad alta percentuale per tutti gli effettivi nelle pieghe della sua rodata coralità.
    La fame di palloni vaganti messa in campo dalla formazione di Caja permette ai biancorossi di accendere spesso il motore del contropiede, e travolgere una Cantù totalmente in balia degli eventi quando le soluzioni individuali di Culpepper e Burns si schiantano contro il viluppo della retroguardia di casa. Nella sinfonia varesina ci sono note di merito anche per la coppia interna Cain-Pelle, con lo statunitense che si fa valere a rimbalzo e il caraibico che distribuisce "stopponi" che accendono il pubblico, e per un Tambone pimpante in regia che produce meglio rispetto ad un Wells comunque diligente (più 20 di plus/minus in 18' per il romano rispetto al più 8 in 22' per lo statunitense). L'eclatante scarto finale nella partita più sentita dai tifosi biancorossi consolida ulteriormente l'empatia già elevata tra la Varese operaia e il suo pubblico. Spazzati via i dubbi evidenziati dalla collezione di ferri dall'arco dell' esordio casalingo contro Venezia, il derby a senso unico nel quale la squadra di Caja ha saputo mettere in campo per 40' la "ferocia" richiesta dal coach pavese in sede di presentazione è il miglior biglietto da visita possibile per convincere l'ambiente della validità delle promesse effettuate due mesi fa da "Artiglio". Non a caso anche stavolta il più applaudito dalla Curva Nord - secondo, a distanza, arriva capitan Ferrero - perché riconosciuto unanimemente come la vera architrave del progetto Varese 2017-18.
    Caja ha scelto giocatori affamati che mettono in pratica il suo basket "iperorganizzato", rispettando le consegne del piano partita e mettendo energia in ogni aspetto del gioco. Contro una Cantù fragilissima è bastato per cancellare dal campo gli avversari a suon di corse, balzi e triple: esattamente quel che voleva il PalA2A per festeggiare la serata più bella dai tempi degli Indimenticabili di cinque anni fa.
    Giuseppe Sciascia 

  • banksanity6
    Partita che ha un minimo equilibrio solamente per il primo quarto e che poi Varese domina andando oltre ogni più rosea aspettativa. Cantù si sfalda e dimostra di non avere la coesione di squadra fondamentale per reagire ad una spallata così energica da parte della compagine biancorossa ed esce letteralmente con le ossa rotte. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Avramovic 6 : prima apparizione in campo per il serbo che lascia qualche perplessità, poi nella seconda parte di gara, con un punteggio che lasciava tranquilli e una intensità canturina veramente esigua fa vedere qualche buona cosa sia in attacco che in difesa. DIESEL
    Pelle 6,5 : 5 stoppate e una presenza vera in campo nonostante un minutaggio limitato. Cresciuto sia dal punto di vista della concentrazione che dei fondamentali potrebbe essere sfruttato meglio dai suoi compagni se servito in modo più oculato. FATTORE
    Bergamaschi N.E.
    Natali 6 : non trova la via del canestro e il suo impiego è di soli 8 minuti ma si fa apprezzare per la sua ottima difesa che gli garantiscono 2 rimbalzi e 2 recuperi. DUTTILE
    Okoye 8,5 : partenza lenta ma che poi diventa una progressione impressionate in un continuo crescendo; da rivedere le esecuzioni sul tiro da 2 ma dalla lunga è una sentenza e alla fine della partita raccoglie 22 punti e 18 rimbalzi per una doppia doppia eclatante oltre a 2 recuperi e 3 assist. MVP
    Tambone 6,5 : piccolo upgrade aggiunto al suo gioco dal play romano che anche questa sera dimostra di valere pienamente la massima serie; litiga un po’ con il tiro da 3 ma la sua regia è molto fluida e in difesa dimostra di poter tenere avversari quotati senza sfigurare. ARGUTO
    Cain 7 : partita da doppia doppia  anche per il centro USA che finalmente riesce a fare bottino in attacco e a raccogliere 11 rimbalzi senza contare le tante piccole cose che non vengono conteggiate nelle statistiche. Nei suoi 4 assist c’è forse la giocata della serata, un passaggio no look per Avra da stropicciarsi gli occhi. REGISTA OCCULTO
    Ivanaj N.E.
    Ferrero 7,5 : sontuosa partita del capitano che è di esempio per tutti i suoi compagni in quanto abnegazione e impegno sui 2 lati del campo; quest’anno sembra aver trovato una maggior confidenza con il canestro e poi c’è la consueta grinta difensiva che serve a sporcare tutte le esecuzioni d’attacco dei canturini. GIOCATORE TOTALE
    Wells 5,5 : volendo vedere fa un piccolo miglioramento a livello di trattamento di palla visto che non si incarta mai da solo come accaduto nelle precedenti partite ma non sembra ancora essere un leader ne un attivatore (nonostante i 5 assist). Caja lo rimprovera soprattutto all’inizio per non portare la pressione richiesta ma alla lunga vince il duello con Smith che viene molto limitato. SPAESATO
    Waller 7,5 : 18 punti in 20 minuti sono tanta roba e il suo impressionate rullino di marcia si interrompe solo perché fermato dai falli ma questo è anche segno che oltre a segnare, la guardia a stelle e strisce sa e vuole difendere forte su chiunque si trovi di fronte. FROMBOLIERE
    Hollis 5,5 : anche questa sera non riesce a ritagliarsi un minutaggio importante, primo perché capitan Ferrero è in una serata di grazie e poi perché lui non fa molto per far cambiare idea al suo allenatore, anzi dal linguaggio del corpo sembra anche non avere tutta questa voglia di ribaltare delle gerarchie sempre più consolidate. INDOLENTE
     

  • simon89
    Oggi bisogna vincere? Beh, sai che novità: non abbiamo ancora conosciuto una squadra che ogni maledetta domenica (salvo anticipi o posticipi, si intende...) scenda su parquet (o campo, o ghiaccio, o diamante: quel che volete) senza aver fisso nella capoccia l’obiettivo di cui sopra.
    Ridondante e fin banale dare al derby numero 140 della storia tra Varese e Cantù la didascalia dei “due punti obbligatori”: il campionato non finirà stasera, nemmeno se sotto la casella “lost” dovesse comparire il numero 3.
    Ben più importante per la Openjobmetis di Attilio Caja sarà testare le proprie qualità (e le proprie mancanze) al cospetto di un avversario diverso rispetto ai primi due incontrati sul cammino. Le sconfitte contro Venezia e Milano sono state due “prove provate” piuttosto scontate della non cittadinanza a certi livelli del collettivo biancorosso, sebbene il match del Forum sia rimasto incerto fino all’ultimo in gran parte per merito della confortante prestazione di Okoye e compagni. La Red October, squadra non certo paragonabile ai campioni d’Italia e ai favoriti d’obbligo della Serie A, rappresenta invece un ignoto termine di paragone: Varese è lì (ovvero se la può giocare?), è sotto (di tanto, di poco?), è più forte (tenderemmo ad escluderlo, almeno a un mero esame delle individualità: poi a basket si gioca in cinque e conta anche l’allenatore...)? E poi, fermandoci ai singoli: quanto i vari Waller, Cain, Okoye, Hollis possono ancora crescere rimpolpando così la somma totale (Wells non lo mettiamo nemmeno in coda: lui deve dare di più, se no son dolori veri...)? I secondi 40 minuti casalinghi della stagione daranno nuove risposte, in un rodaggio che non si esaurirà alle 23 odierne , ma che proseguirà per altre tot giornate e con altri tot avversari. Fino alle risposte definitive.
    I contendenti di turno sono una gran fregatura, peraltro: dopo un’estate come quella che la Brianza ha dato in pasto ai rotocalchi cestistici (Recalcati che litiga e se ne va, giocatori che si lamentano sui social, proprietario al mare etc etc), uno si sarebbe aspettato una squadra mal costruita e prona a immediate sbandate. E invece no... La guida Sodini (ritenuto, nonostante abbia esordito in massima serie solo domenica scorsa nel rotondo successo contro Cremona, più adatto di Kirill Bolshakov ad affrontare la stagione) ha una trazione anteriore naniforme ma piena di talento: Jaime Smith (play, 190 cm), Randy Culpepper (play-guardia, 182 cm) e Jeremy Chappell (guardia-ala, 191 cm) rendono centimetri ma anche chili al terzetto Wells-Waller-Okoye (che questa sia una probabile chiave tattica, a favore di Varese se ben sfruttata, del match?), ma hanno punti nelle mani, rapidità, tiro e imprevedibilità. Andiamo sotto canestro: Christian Burns, da 4, è giocatore multidimensionale (e con la lotta nel sangue) scoperto dal grande pubblico durante l’ottima scorsa stagione con Brescia: di fianco a lui ci sarà Crosariol, sempre schifato dai supposti palati fini di chi non si accorge che un centro di 210 che sa fare più o meno tutto è meglio averlo con la propria canotta che non con quella di un colore diverso.
    La rotazione di Sodini sarà a nove: spazio a Cournooh come cambio in regia, a Parrillo e Michael Qualls (aggiunto in corsa e tutt’altro che sprovveduto, sembra...) come back up degli ulteriori esterni e a Charles Thomas (lungo che sa anche tirare da fuori) sotto canestro.
    L’attacco di Cantù ha venti punti in più nelle mani rispetto a quello biancorosso (o almeno è quello che dicono le statistiche finora: 88,5 contro 67,5): la Openjobmetis dovrà compensare con le armi della difesa, della grinta, della determinazione e della tattica, proprio quelle chieste da Caja nell’anti-vigilia. Ma soprattutto: goditi il derby e il tuo palazzo, cara Varese.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La Pallacanestro Varese va in cerca dei primi punti stagionali nell'edizione numero 140 della classicissima contro Cantù. Stasera al PalA2A (palla a due alle ore 20.45, diretta tv su Eurosport 2) la formazione di Attilio Caja ospiterà i "cugini" brianzoli con l'obiettivo di inaugurare la casella delle vittorie dopo i preventivabili stop nelle prime due uscite contro le big Venezia e Milano. Per Ferrero e compagni il campionato s'inizia dunque stasera, ossia dalla prima partita a pronostico aperto nella quale Varese dovrà mostrare concretamente l'efficacia del suo impianto di gioco basato su difesa e coralità.
    Organizzazione contro talento: così il derby di stasera è stato etichettato dopo gli esiti dell' ultimo turno, nel quale la "sporca dozzina" di Caja ha messo in difficoltà fino all'ultimo minuto la favorita EA7, mentre Cantù ha travolto Cremona in una partita da 97 punti e 27 assist. I brianzoli di Marco Sodini, con sei americani dal profilo spiccatamente offensivo contando come tale anche l'oriundo Burns, neo-italianizzato dopo aver vestito l'azzurro ad Eurobasket 2017, rappresentano il paradigma degli avversari ideali per testare le basi sulle quali è stata costruita la Varese operaia di Artiglio. Che infatti ha chiesto alla sua squadra di giocare una partita agonisticamente vibrante in tutti gli aspetti - non limitandosi soltanto alla difesa - per esaltare quel sistema collettivo ideale per ottimizzare le qualità d'insieme del gruppo, nascondendo i limiti individuali dei singoli.
    Per riuscirci servirà anche la spinta del PalA2A: il fattore campo in un derby ha un peso specifico rilevante, da capire se i vincoli relativi all'ordine pubblico che hanno avuto un effetto-freno sulle prevendite (solamente 1.000 biglietti staccati in anticipo, per chi acquisterà oggi varrà il vincolo del tagliando singolo esibendo la carta di identità, con divieto per i residenti in provincia di Como e l'obbligo di presentarsi alle casse prima delle ore 20) avranno anche oggi risultati negativi nell'ambito delle presenze sugli spalti. Per Varese sarà importante imprimere subito il marchio della sua coralità su una partita che potrebbe diventare complicata se gli attaccanti brianzoli prenderanno ritmo e fiducia. Cantù ha vissuto un precampionato travagliato per motivi societari, tra la corsa contro il tempo per evitare guai con la Com.Te.C. (alla fine si è trattato soltanto di una multa da 8mila euro) e le frizioni crescenti tra la piazza e la proprietà della famiglia Gerasimenko che ha indotto gli Eagles a disertare la trasferta di Masnago (solo 12 i tifosi ospiti nella "gabbia").
    Il lavoro di normalizzazione effettuato in campo da Marco Sodini (promosso la settimana scorsa head coach dopo il passo indietro di Bolshakov) e fuori dal campo dal veteranissimo Toni Cappellari cerca di trovare la quadra in termini tecnici e organizzativi per esaltare il talento dei bomber Smith e Culpepper, le doti perimetrali di Chappell e l'impatto fisico del trio Thomas-Burns-Crosariol sotto le plance. Problemi extratecnici a parte, Cantù è una squadra da playoff e profonda in tutti i reparti: per batterla, Varese dovrà andare all'assalto con gambe, cuore e testa, capitalizzando l'effetto PalA2A con una prova lucida e grintosa. Una vittoria da inseguire con determinazione ma senza angoscia, confidando nella qualità dei due mesi di lavoro svolti per prepararsi al primo appuntamento da circoletto rosso con i due punti.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89

    «Aggressivi e feroci»

    By simon89, in News,

    Rompere il ghiaccio in campionato facendo leva su una grande carica agonistica alimentata dalla spinta dei tifosi del PalA2A. Chiarissimo il piano preparato da Attilio Caja in vista del match di lunedì contro Cantù, il primo disputato con l'ausilio del fattore campo nella sua avventura sulla panchina di Varese. «Vogliamo ottenere al più presto la prima vittoria in campionato e il derby rappresenta una buona occasione: giocheremo in casa, davanti al nostro pubblico, e dobbiamo continuare sulla falsariga di quel che abbiamo messo in mostra domenica scorsa a Milano e proseguito con una buona settimana di allenamenti. Dopodiché dovremo fare i conti con gli avversari, squadra dal notevole talento in diverse individualità».
    Per limitare le qualità offensive dei tanti attaccanti brianzoli il tecnico pavese traccia una rotta ben precisa dal punto di vista dell'atteggiamento: «Dobbiamo fare di tutto per fare risultato, pertanto serviranno determinazione, aggressività e ferocia. Quando parlo di questo atteggiamento mi riferisco ad entrambi i lati del campo: abitualmente si pensa all'aggressività quando si difende, ma anche in attacco, a rimbalzo e sulla corsa, in tutte le parti del campo e in tutti i momenti della partita dovremo avere questo approccio perchè l'impegno lo richiede».
    E per dare la carica alla squadra, Artiglio ha chiesto ai superstiti della passata stagione (Avramovic, Pelle e Ferrero) di raccontare ai nuovi arrivati quel che accadde in occasione della partenza per Desio e al ritorno al PalA2A nel derby dello scorso marzo vietato ai tifosi di Varese: «Pensando alla sfida contro Cantù mi tornano in mente le immagini del derby della stagione passata, quando i ragazzi della Curva Nord ci diedero una carica incredibile alla partenza del pullman e ci festeggiarono al ritorno dopo il successo. Dal punto di vista emotivo fu il picco più elevato della stagione passata; mi piacerebbe che chi è rimasto riuscisse a trasmettere quelle emozioni in grado di dare una carica incredibile. Chi conosce il derby sa che cosa è in grado di dare l'atmosfera del contorno: se fai bene in questa partita, vieni ricordato dai tifosi».
    Il tecnico pavese focalizza infine gli obiettivi difensivi principali del match di lunedì sera: «Cantù è una squadra di talento che ha dichiarato di puntare ai playoff. Dovremo avere un impegno importante sul reparto esterni, con massima attenzione ai vari Smith, Culpepper e Chappell sia nel tuo da 3 punti che in penetrazione, e applicazione costante sotto canestro, dove Burns è in grande crescita e Crosariol è reduce da un grande campionato e quando si esprime al meglio può essere molto importante per i suoi».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La ricerca della felicità spesso e volentieri implica l’esercizio della memoria. E non è tanto una questione di confronti con il presente (anche perché la Varese di quest’anno non ha ancora un vero presente da mettere sulla bilancia): è che pescare nei ricordi positivi aiuta a sperare, è una guida calorosa verso l’ignoto, rasserena l’orizzonte almeno nei nostri sogni.
    Attilio Caja, uomo attento al magistero del vissuto, lo sa. E nel presentare il 140° derby della storia tra Varese e Cantù (i prealpini comandano 84 a 55) l’Artiglio pesca a piene mani dalle emozioni del 2 aprile 2017: il suo primo derby, la prima vittoria dopo 10 anni lontano dal Sacro Monte contro i brianzoli, uno dei momenti più alti della storia minima della scorsa stagione. Felicità, appunto: «Quelle emozioni sono la prima cosa che mi viene in mente: la partenza da Masnago, con i tifosi numerosissimi e capaci di darci una carica incredibile. e poi il ritorno, sempre con i supporter festanti ad aspettarci. Sono le mie due fotografie di Varese-Cantù. Emotivamente quello è stato il punto più alto della scorsa stagione Ho parlato con i giocatori che sono rimasti e spero possano trasmettere a chi è arrivato questo ricordo: certe cose sono capaci di dare una marcia in più».
    La sua Openjobmetis ne avrà bisogno e l’allenatore pavese non si nasconde: «Dovremo fare risultato, ad ogni costo. Dovremo giocare con ferocia, decisione, determinazione, sia in attacco che in difesa. Perché l’essere “duri” non riguarda solo la difesa: è qualcosa che concerne anche l’attacco, i rimbalzi, la corsa. Dopo le due gare contro Venezia e Milano dobbiamo trovare la prima vittoria e giocare davanti al nostro pubblico è un motivo in più per lottare».
    Davanti ci sarà una Red October che a dispetto di un’estate da rotocalco del basket (e sempre per “disgrazie”…) ha dimostrato di sapere il fatto suo una volta scesa sul parquet. Questione di talento: «Cantù ne ha tanto a livello individuale - continua il coach - e ha pertanto legittime aspirazioni di arrivare ai playoff. Noi quindi non potremo prescindere dal controllare le loro bocche da fuoco e i loro rimbalzasti: i nostri avversari non sono infatti solo perimetro e i vari Smith, Culpepper e Chappel, ma anche forza sotto canestro. Cito in tal senso Burns, è cresciuto molto, e poi Crosariol, autore di un ottimo campionato lo scorso anno».
    Si riparte da un altro derby, quello sfuggito per un soffio al Forum di Assago: zero punti in classifica, ma anche tante sensazioni positive: «A quel match ruberei l’atteggiamento, la faccia tosta che abbiamo avuto, l’aggressività profusa in casa della squadra più titolata del nostro campionato. Al Forum abbiamo giocato senza fare passi indietro, mettendoci gambe e braccia e non facendoci intimorire dal loro atletismo».
    Servirà ripetersi, stavolta contro un contendente più “normale”. Pressione? «Non ho la presunzione di conoscere ancora così bene i miei giocatori per sapere se sentiranno la pressione. In realtà penso che la pressione ci sia da quando abbiamo iniziato la stagione, anzi dal primo giorno di mercato: se devi salvarti è così. Questa partita in più ha solo una rivalità storica. Io garantisco solo le cose che posso controllare, come l’impegno fisico e mentale di chi va in campo: sotto questo aspetto i miei ragazzi sono stati, anche questa settimana, ancora una volta encomiabili».
    Fabio Gandini

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