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VareseFansBasketNews


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    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Bagno di folla oltre ogni aspettativa per l'ultimo saluto agli “Indimenticabili” della Cimberio versione 2012/2013. Oltre 1500 i tifosi che si sono dati appuntamento in piazza Monte Grappa per abbracciare i protagonisti dell'annata appena conclusa. Un'accoglienza festosa che ha cancellato dalla mente dei giocatori biancorossi gli ultimi “fumi” della sconfitta contro Siena: il pubblico varesino si è stretto con grande calore attorno agli idoli di una stagione che ha risvegliato antichi fasti dopo troppi anni di grigiore.[/size][/size][/font][/color]

    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]I protagonisti della stagione che ha riportato Varese ai vertici del basket italiano si sono così consolati con l'abbraccio della città, che ha ribadito il suo incondizionato amore per la squadra di Frank Vitucci nonostante questa stagione così esaltante non abbia lasciato ricordi concreti in termini di successi sul campo. «Neppure la mia DiVarese aveva fatto breccia in questo modo così profondo del cuore della città» - ammette il team manager Massimo Ferraiuolo, ideale “trait d'union” tra il passato ed il presente della società. I protagonisti della stagione 2012/2013 (unici assenti giustificati capitan Ere, già rientrato ieri negli Stati Uniti per stare vicino alla moglie che ha partorito due mesi fa, ed Adrian Banks che ha lasciato Varese nel tardo pomeriggio) hanno sfilato dapprima davanti a sponsor e consorziati presso la Camera di Commercio, per poi salutare la grande folla radunatasi nel cuore pulsante della città dal balcone della sede di piazza Monte Grappa. [/size][/size][/font][/color]

    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]E alla fine i tifosi hanno letteralmente preso d'assalto i giocatori (almeno mezz'ora di bagno di folla con foto ed autografi per tutti) per quella che ha rappresentato l'ennesima e genuina dimostrazione di affetto da parte del pubblico di fede biancorossa nei confronti di una squadra che al di là dell'esito sfortunato della semifinale contro Siena resterà a lungo nel cuore della città. «Per tutto l'anno si è avvertita una grande empatia tra la squadra e il pubblico – ha affermato il coach Frank Vitucci – Si è creato un circolo virtuoso dove l'una e l'altra si caricavano a vicenda, arrivando fino ai playoff dove ci hanno spinto al massimo. Forse anche troppo visto quello che è accaduto nell'ultima partita, ma a tutti loro dobbiamo solo dire grazie» Significative anche le parole di Roberto Cimberio, figlio del main sponsor Renzo che ha ringraziato la squadra per le emozioni forti in grado di suscitare nuovamente nell'ambiente di Varese: [/size][/size][/font][/color]

    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]«Dopo tanti anni anche noi abbiamo vissuto momenti di grande soddisfazione: ricordando la promozione dalla LegAdue qualcosa avevamo vinto, però stavolta siamo arrivati ad un passo, o meglio ad un Dunston dalla finale. Il futuro? Con la società dobbiamo parlare ed analizzare molte cose, però siamo molto contenti e orgogliosi nell'apprezzare il lavoro di questi ragazzi e le emozioni che hanno saputo suscitare, perché per un uomo riuscire a regalare un'emozione così è una cosa unica». Ora i giocatori biancorossi lasceranno alla spicciolata la città-Giardino (oggi sono in partenza Sakota e Ivanov, domani De Nicolao raggiungerà l'Italia sperimentale ad Istanbul mentre gli ultimi in agenda dovrebbero essere Green e Talts che partiranno sabato) e la parola passa alla società per programmare un 2013/2014 altrettanto brillante pur con un budget che si annuncia inferiore a quello della stagione appena conclusa. [/size][/size][/font][/color]

    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Giuseppe Sciascia [/size][/size][/font][/color]

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    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Alla fine della chiacchierata con Renzo Cimberio, esaurita anche la fase del “questo te lo dico però guai se lo scrivi”,abbiamo buttato lì al Cavaliere una domanda a mezza bocca. Ci riproviamo l’anno prossimo, no? Lui non ci ha pensato su nemmeno un secondo, e mentre i suoi occhi si facevano seri ha risposto: “Ma certo che ci riproviamo, ci mancherebbe. Faremo di tutto per tornare a giocare partite come queste”. Abbiamo voluto isolare questa frase dal resto dell’intervista,[/size][/size][/font][/color]
    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]perché crediamo che questo sia davvero uno dei punti di partenza: il Cavaliere ci sarà, suo figlio Roberto non vede l’ora di ricominciare e di fare una chiacchierata con gli uomini marketing biancorossi per confrontarsi e trovare idee. Si farà ancora i ltifo per la Cimberio Varese. E visto che abbiamo parlato di punti di partenza, continuiamo così: perché mica ce n’è solo uno, per fortuna.[/size][/size][/font][/color]
    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Allora diciamo che l’anno prossimo non ci sarà più Bryant Dunston, ma ci saranno gli uomini che l’estate scorsa l’hanno scovato, visto, convinto a venire a Varese. Si chiamano Simone Giofrè, Francesco Vescovi, Francesco Vitucci: nonostante qualche mal di pancia, nonostante mille incazzature, nonostante le sirene che li vorrebbero ammaliare loro resteranno qui. Andiamo avanti? C’è un consorzio che continuerà a lavorare per il bene della Pallacanestro Varese, soprattutto se troverà la forza e il modo di mettere a tacere qualche invidia interna che rischia di rovinare il giocattolino.[/size][/size][/font][/color]
    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Perché se in un cesto di mele mature ce n’è una marcia, bisogna trovarla e buttarla via subito: altrimenti finisce che fa marcire anche le altre. C’è un pubblico dal quale ripartire e unpubblico con il quale non vogliamo avere più nulla a che fare (parliamo con te, cretino che hai assalito la postazione Rai di Dembinsky e Recalcati). Ci sono i ragazzi della curva, già: gli Arditi. Schierati, criticabili, brutti e cattivi: ma sempre presenti, in ogni trasferta. E a chi vede solo il nero, ricordiamo che se c’è un settore dal quale nel finale di gara 7 non è piovuto nulla quel settore è proprio la curva nord. Abbiamo parlato di tanti punti di partenza, delle ragioni per[/size][/size][/font][/color]
    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]cui credere nel futuro. Ora parliamo del punto d’arrivo: questa squadra meravigliosa ha finito di esistere e rimarrà solo nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di viverla. Dopo il bagno di folla di stasera i giocatori partiranno e alcuni di loro non[/size][/size][/font][/color]
    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]saranno qui il giorno del raduno. Ci consoliamo con il fatto che chi non tornerà avrà sempre nostalgia di Varese e ripenserà ogni giorno a quei dieci mesi passati in una città strana: dove la gente diventava matta per una strana passione, dove una sera ci si è presi il lusso di abbracciarsi piangendo senza provare vergogna.[/size][/size][/font][/color]

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    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]In lacrime ma a testa alta: chi c’era dice che il Cavalier Cimberio è uscito dal campo così. In lacrime ma a testa alta: esattamente come la sua squadra. Aggrappiamoci al Cavaliere e alla sua vogliadi riprovarci: perché le prossime lacrime siano di gioia. «Che legnata». Renzo Cimberio è seduto sul divano di casa e finge di guardare la tv mentre ripensa alla serata di venerdì:[/size]

    [size=3]«Una legnata in tutti i sensi, anche se non scalfisce il valore di questa grandes quadra:[/size]
    [size=3]questa sera sarò in piazza Monte Grappa con tutti i tifosi (ore 19) per salutarla. Se lo merita».[/size]
    [b][size=3]Loro più cattivi[/size][/b]

    [size=3]Poi, il Cavaliere inizia[/size]
    [size=3]a parlare: ed è un fiume in piena. «Abbiamo perso:e nello sport chi perde ha torto.[/size]
    [size=3]Abbiamo perso perché ci è mancato Dunston, altrimenti la musica sarebbe stata diversa e saremmo andati in finale: in dieci minuti e su una gamba sola in gara 6, il buon Bryant ha ampiamente dimostrato di essere assolutamente immarcabile. Abbiamo perso perché loro sono stati più cattivi». E dal tono che usa, noi che lo conosciamo bene sappiamo che è il momento di mettere il carico: «Certo: sono stati più cattivi perché a Siena hanno permesso cose che a noi hanno vietato. Hackett è un campione, un grandissimo giocatore, forte e furbo: però è falloso come pochi altri, e gli arbitri gli hanno permesso ogni cosa.[/size][/size][/font][/color]

    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Venerdì ha subito undici falli e gliene avranno fischiati un paio: non esiste». [/size]
    [b][size=3]Buonsenso[/size][/b]
    [size=3]Poi c’è il resto, quel finale in cui una parte del pubblico di Varese ha esagerato cedendo alla rabbia: «Ci meritiamo le giornate di squalifica, i signori che hanno buttato tutta quella roba in[/size]
    [size=3]campo sono inqualificabili e vanno condannati senza discussioni. Però io non condanno solo loro». Avanti: «Qualcuno dovrebbe spiegare al signor Cerebuch che un arbitro ha il dovere di utilizzare buon senso e giudizio. Quel fallo fischiato a Sakota, che ha generato tutta la gazzarra, è ingiustificabile e inaccettabile: la partita era finita e il fallo non c’era. Perché quel fischio? Perché questa voglia di ergersi ogni volta a giudici infallibili?[/size]
    [size=3]Con un po’ di buon senso da parte del primo arbitro non sarebbe successo nulla:perché la gente era già pronta ad alzarsi inpiedi per applaudire e ringraziare la squadra. Ci vuole più rispetto[/size]
    [size=3]per il pubblico e per i giocatori». E gli arbitri, venerdì sera, non ne hanno avuto: «Dunston era in borghese, seduto in fondo alla panchina: durante i time out si avvicinava alla squadra per far sentire la sua vicinanza, per fare vedere che c’era. Per tre volte gli arbitri l’hanno allontanato: ma che male faceva?».[/size]
    [b][size=3]Strada pericolosa[/size][/b]
    [size=3]E poi c’è il presidente Federale Gianni Petrucci, che ha attaccato i dirigenti di Varese: «No - corregge Renzo Cimberio - ha attaccato me. Era mio quel sms che Petrucci ha detto di aver ricevuto in tarda serata:un messaggio di proteste nel quale ho scritto delle cose che ritenevo giuste. Nei prossimi giorni gli scriverò per fargli capire che sono uno sportivo che ama il basket, ma non accetto che ora Varese e il suo pubblico siano additati come ilmale assoluto.[/size]
    [size=3]Abbiamo insegnato basket a tutta Italia e siamo una società esemplare: nessuno si permetta di mettere in dubbio quest ecertezze». Anche perché: «Duea nni fa dopo una partita di playoff a Cantù io e la mia famiglia siamo stati aggrediti: nessuno si è sognato di dire qualcosa a nostra difesa o di squalificare il campo di Cantù. Pochi giorni dopo scrissi una lettera che consegnai al presidente di Lega, Valentino Renzi, in cui dicevo che se episodi come quello venivano permessi avremmo imboccato una strada pericolosa. Credete che mi abbia mai risposto?». [/size][/size][/font][/color]

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    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]E adesso Varese dovrà tifare Siena nella finalissima contro Roma. O almeno sarà obbligata a farlo se le regole di accesso ad Eurocup e Supercoppa rimarranno quelle attuali.[/size][/size][/font][/color]

    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Per partecipare alla seconda coppa internazionale organizzata dall'Uleb, infatti, la Cimberio dovrà sperare che la MPS diventi campione d'Italia: l'organismo internazionale che organizza Eurolega ed Eurocup ha infatti limitato a quota quattro i posti per le rappresentanti tricolori (a meno di una wild card per la quale si però è già fatta avanti Sassari), e la finale scudetto raggiunta da Roma unitamente alle licenze pluriennali "A" per il torneo principale in possesso di Siena e Milano porta già a tre le italiane ammesse in Eurolega.[/size]
    [size=3]Dunque, ci sarebbe un solo posto per l'Eurocup che andrà alla terza classificata del campionato. Ma per i criteri dell'Uleb la miglior semifinalista è quella che ha perso contro i campioni d'Italia e non la miglior piazzata tra le due eliminate al secondo turno come nei criteri di Lega Basket.[/size]
    [size=3]Ad oggi, dunque, Varese dove sperare che la Montepaschi conquisti lo scudetto per avere la certezza di disputare l'Eurocup 2013/2014: se dovesse vincere Roma, infatti, il terzo posto sarebbe di Cantù.[/size]
    [size=3]Lo scenario, però, si presta ad ulteriori modifiche dopo il fallimento delle trattative tra Uleb e Fiba per unire Eurocup ed Eurochallenge. La conseguenza diretta è che la seconda coppa dell'Uleb aumenterà le iscritte da 32 a 48 (verosimilmente si formeranno 12 gironi da 4 squadre, con le prime due ammesse alla seconda fase nella quale dovrebbero tornare in scena le otto eliminate dal primo turno dell'Eurolega) e dunque il vincolo dei quattro posti disponibili per le italiane potrebbe essere modificato.[/size]
    [size=3]Inoltre, se Siena facesse la doppietta Coppa Italia + campionato toccherebbe a Varese (sconfitta nella finale del Forum a febbraio) contenderle la Supercoppa 2013/2014 nella sfida secca in campo neutro che inaugurerà la prossima annata.[/size]
    [size=3]A meno che la Lega Basket non trasformi l'evento in una Final Four di due giorni con criteri da definire (sul tema si esprimerà l'assemblea dei club nel prossimo appuntamento in programma fra qualche settimana).[/size]
    [size=3]In ogni caso, l'ultima parola sulla partecipazione alle coppe europee spetterà al consorzio che dovrà dare il via libera all'iscrizione anche in mancanza di garanzie certe sulla copertura economica legata al budget ancora da mettere a fuoco dopo i rinnovi contrattuali degli sponsor. Il termine per effettuare la pre-iscrizione scade tra appena 72 ore, visto che l'adesione per partecipare alle coppe Uleb sarà da formalizzare entro il 10 giugno. Toccherà poi alla Lega Basket comunicare chi avrà diritto di partecipare ad Eurolega ed Eurocup.[/size]
    [size=3]Giuseppe Sciascia[/size][/size][/font][/color]

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    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Dall'esaltante corsa vista in gara-6 al crollo nervoso di gara-7. Dal frenetico battersi i pugni sul petto dopo il favoloso tiro scoccato a 62 centesimi dal termine, alle lacrime sconsolate, sconsolanti e piene di vera commozione.[/size][/size][/font][/color]

    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Dall'estasi alla delusione il passo è tremendamente breve e, per quanto ingiustamente sintetiche, le fotografie più significative di questa esaltante-maledetta serie contro Siena comprendono Dusan Sakota e la sua esplosiva reazione nervosa a 45 secondi dal termine. Tutto quel che è successo dopo - fallo tecnico ed espulsione di Sakota, reazione di un pubblico imbestialito, gara sospesa per alcuni minuti -, costituisce solo una brutta appendice che si tramuterà in scontate multe e squalifiche del campo. Però, però, al netto di tutto: arbitraggio scadente, partita giocata sotto lo standard, molta meno “garra” di quanto sarebbe stato necessaria -, la sensazione è che la Cimberio la sua partita abbia iniziato a perderla sull'infausto esito dell'ecografia che “azzoppa” definitivamente Dunston. Bryant seduto in panchina in abiti borghesi mette inconscia malinconia e velata tristezza a una squadra che, privata del suo totemico e adrenalinico centrone, perde tutto: punto di riferimento, speranze, gara, sogni tricolori.[/size]
    [size=3]Senza Bryant le facce non sono le stesse. Non lo è quella di Green che senza il suo “Big Mama” al fianco gioca una grande partita ma è troppo solo e senti che gli manca qualcosa. Non lo sono quelle degli esterni varesini che, malissimo Banks, appena sufficiente Ere, senza la solita spinta De Nicolao, sono spesso battuti sul primo passo e non possono godere del fantastico ombrello protettivo garantito da Bryant.[/size]
    [size=3]Siena, da squadra esperta, “ammazza” Varese proprio lì. Con Hackett bravissimo di suo e nella circostanza protetto dai fischietti (11 falli a favore) nemmeno fosse un panda in via d'estinzione. Con Moss consueto killer nei momenti cruciali. Con Brown che dopo 30' scanzonati e superficiali si scrolla di dosso l'apatìa quando conta. Con la coppia Ortner-Ress: 18 punti e 10 rimbalzi platinati.[/size]
    [size=3]Varese in un PalaWhirlpool splendidamente colorato di rosso, ci ha provato: molto bene e con grande ferocia agonistica nel primo quarto (9-2) attaccando bene la zona, in verità piuttosto loffia, proposta dalla MPS. Poi sempre più in affanno. Dopo il 18-18 al 7' la Cimberio ributta indietro Siena con un allungo (36-28 al 16') frutto di azioni in equilibrio tra interno e perimetro, ma in agguato ci sono le troppe sciocchezze - cattivi tiri, palle perse, falli stupidi - di Varese che si becca il parziale di 3 a 14 che lancia Siena al vantaggio dell'intervallo: 39-42. Dopo la pausa, 7 punti in fila di Moss rabbrividiscono Masnago (41-49), Sakota e Green con un 12-3 (53-52) riscaldano la platea, ma è un fuoco di paglia perché Siena ribalta il punteggio (55-60) lucrando il massimo (11/13 ai liberi) da un arbitraggio nevrotico nel quale Taurino e Weidman, pessima coppia, fischiano uno contro l'altro. A farne la spese Ivanov, sanzionato di quarto e quinto fallo (tecnico) al 28'. La precoce uscita del centro bulgaro rappresenta la prima crepa in una diga varesina che - adesso un po' tutti lo avvertono - è pericolosamente vicina al crollo implosivo: 57-67 al 29. Crollo che arriva puntuale in un quarto periodo giocato senza più risorse perché le triple della possibile rimonta (65-68 al 35') finiscono tutte fuori (0/6) mentre Siena, con 7 punti in fila del redivivo Brown, mette il risultato in ghiaccio: 67-75 al 38' contro una Varese che non ha più nulla da spendere. L'abbraccio finale riservato da tutti i tifosi è bello, ma non basta. Non basterà mai a placare la terrificante delusione.[/size]
    [size=3]Massimo Turconi[/size][/size][/font][/color]

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    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]La stagione della Cimberio si chiude come proprio non avremmo voluto, nel peggiore dei modi: Varese esce di scena e il PalaWhirlpool subirà una squalifica molto pesante, che si rifletterà sul prossimo campionato e creerà non pochi disagi a chi dovrà raggiungere il campo neutro dove si disputeranno le prime partite (speriamo poche, temiamo tante...). [/size][/size][/font][/color]

    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Purtroppo la previsione, con l'occhio rivolto alla semifinale, che la Cimberio avesse "pescato" la parte di tabellone meno agevole si è rivelata azzeccata (ma non ci voleva un genio...) e Siena alla fine l'ha spuntata.[/size]
    [size=3]Nulla può togliere dalla mente che l'infortunio di Dunston si sia rivelato assolutamente determinante. Parliamo di un giocatore da 30 minuti di media nella stagione regolare e sempre nel quintetto base. E allora due più due dovrebbe fare quattro... La sua assenza, malgrado il volonteroso apporto di Ivanov e di Talts (dopo Green davvero l'uomo in più di Varese in questa straordinaria serie contro Siena), si è avvertita moltissimo, anche se sull'altro fronte Banchi ha scelto di rinunciare a Eze (peraltro spesso sottoutilizzato e a volte inguardabile in queste sette sfide).[/size]
    [size=3]E che dire di Polonara, in campo per meno di 6 minuti quando di solito nel gioca in media 23? [/size]
    [size=3]La partita, se possibile, è stata ancora una volta diversa dalle sei che l'avevano preceduta e, a dispetto di un punteggio finale che non ne fotografa l'andamento, è stata come le precedenti molto equilibrata (a cinque minuti dalla fine il tabellone segnava 65-68, a 1'45" 67-72) e sempre avvincente.[/size]
    [size=3]Ancora una volta, la Montepaschi è stata favorita dalla sua maggiore attitudine strutturale e di esperienza a giocare questo genere di partite. Va da sè che, in una situazione del genere, l'improvvisa assenza di un muscolare come Dunston (il giocatore più atletico della Cimberio) non poteva che rivelarsi fatale alla squadra sotto questo profilo meno attrezzata.[/size]
    [size=3]Sin dalla prima partita della serie Cecco Vescovi aveva sottolineato come, a livello di arbitraggi, la situazione penalizzasse la sua squadra e questo, a ben guardare, è stato il motivo conduttore della semifinale. Varese è riuscita a ovviare quando ha potuto utilizzare il suo tiro da 3 punti, una delle sue armi predilette che non sempre però si riesce a innescare adeguatamente o che non sempre funziona a dovere.[/size]
    [size=3]Ieri sera la Cimberio ha retto il confronto a rimbalzo (34-32 per i senesi) e anche a livello di percentuali di tiro (47% Siena, 44% Varese) ma la differenza l'ha scavata la differenza tra palle recuperate e perse (8), un dato figlio anche della grande ruvidezza difensiva della Montepaschi.[/size]
    [size=3]Resta l'amarezza per questo epilogo così "sanguinoso" ma non bisogna scordare la stagione nel suo complesso, che ha regalato momenti straordinari e creato un rapporto squadra-tifosi che forse non si viveva più dai tempi mitici della grande Ignis.[/size]
    [size=3]Proprio questo grande e forse persino eccessivo amore ha però provocato i guai di cui solo oggi avremo piena contezza, quando il giudice sportivo avrà emanato la sentenza. [/size]
    [size=3]Ovviamente il giudice non può tenere conto del fatto che un arbitro può sbagliare un fischio e questo errore innesca la reazione del pubblico. L'arbitraggio di ieri sera è stato probabilmente il peggiore della serie sul piano tecnico e su quello del buon senso, anche se non ci sentiamo di dire che abbia determinato la sconfitta della Cimberio.[/size]
    [size=3]Hanno sbagliato molto gli arbitri e ha sbagliato alla grande Dusan Sakota, tradito dai nervi a partita ormai decisa (mancavano 40 secondi alla fine): la sua reazione rabbiosa nei confronti dei fischietti ha incendiato un ambiente già surriscaldato e in campo è piovuto di tutto.[/size]
    [size=3]Chi ieri ha lanciato in campo dagli spalti oggetti di oggi genere è chiaramente un irresponsabile che, a partita ormai finita, non ha pensato a domani. Ma tra qualche mese si tornerà a giocare e non sarà piacevole raggiungere in pullman per quattro o cinque volte Pavia o Desio per assistere alle prime partite casalinghe del prossimo campionato.[/size]
    [size=3]Forse è uno scotto che la Pallacanestro Varese doveva pagare: il ricambio di pubblico è stato quasi totale e molto veloce, è palese dalle sue reazioni che parte degli spettatori neppure conosce le regole del gioco. L'auspicio è che anche la partita di ieri sera sia stata un momento di grande crescita, per tutti.[/size][/size][/font][/color]

  • Nicolò Cavalli
    Ci perdoneranno gli amici di varesefansbasket se per una volta interrompiamo il sacro rito delle pagelle. Peccato per Cuor di Leone Mike Green (un 8 lo avrebbe incassato), invece tirerà un sospiro Dejan Ivanov, un bovino scelto in fretta e furia nel mercato di maggio. Che stasera sarebbe finito al macello con un 4 netto netto.
    La lunga cavalcata era cominciata a settembre, con amichevoli vinte a ripetizioni, fucina ideale per preparare un campionato giocato con meravigliosa spigliatezza, esuberanza, solidità. 23 vinte e 7 perse tra andata e ritorno, un primo turno di [i]post season [/i]dominato, una semifinale che ha riacceso l'amore della gente di Varese per la palla a spicchi.

    Nelle due settimane della sfida al potere costituito di Siena abbiamo vissuto brividi unici. Il destino sembrava già segnato, instradato nel solco di decisioni arbitrali, di giudizi disciplinari a tavolino, di polemiche. Ci siamo scatenati sui [i]social network[/i], sfogati contro Minucci e Petrucci (tracotanti come non mai), divertiti a coniare slogan. Abbiamo vissuto di squalifiche e deplorazioni, punti esclamativi e puntini di sospensione, crolli clamorose e rimonte. Senza assestare, alla fine, il sorpasso tanto agognato.

    Però il pubblico di Masnago si sarebbe dovuto fermare un attimo primo. Potremmo discutere di provocazioni indirette arbitrali e di gesti poco edificanti di alcuni ragazzi di Siena, ma le reazioni non dovrebbero mai travalicare la civiltà. Domani i quotidiani parleranno di gazzarre, spintoni, intimidazioni, tralasciando di dare il sacrosanto tributo alla sublime compagine schierata per mesi dal Generale Vitucci. E questo ci ferisce terribilmente. L'anno prossimo la nuova Varese non potrà cominciare verosimilmente sul parquet amico, alcuni sponsor e consorziati potrebbero decidere di fare un passo indietro per il danno d'immagine subito, la stampa ci amerà ancor meno. Per lustri abbiamo denigrato gli atteggiamenti animaleschi del Pianella e di altri campi, in queste due settimane alcuni hanno deciso di seguire il modello sbagliato.

    Nel basket che avremmo voluto, una [i]standing ovation [/i]si sarebbe levata al cielo per applaudire uno ad uno i nostri eroi.
    Nel basket che avremmo voluto, Dusan Sakota sarebbe uscito dal campo fiero per aver riconquistato la vita e il grande sport. E non scortato come un leone ferito sotto sedativi.
    Nel basket che avremmo voluto, Varese sarebbe diventata Campione d'Italia, contro tutto e tutti. Di sicuro lo avrebbe meritato.

    Il prossimo obiettivo sarà trasformare i condizionali in indicativi presenti. In indicativi scudettati, in indicativi civili, in indicativi biancorossi.

    Nel basket che avremmo voluto, ci saremmo alzati dal seggiolino del Lino Oldri per riaccomodarci martedì. Senza indugiare lunghi minuti prima dello spegnimento dell'ultima luce. Domattina allo specchio vedremo la barba sfatta e il volto mogio, senza quell'alone tricolore che ci aveva fatto sognare da settembre a stanotte. Rimpianto eterno di una meravigliosa avventura. Grazie di cuore.

  • Nicolò Cavalli
    Tra il trionfo e la delusione più cocente il confine è sottilissimo. Nell'anno di Grazia 2013, durante la prima vera settimana di calda, sono stati i due polpacci k.o. di Dunston, ancor più martoriati dopo l'eroica resistenza di Gara 6, ad aver significato l'addio al sogno tricolore.
    Varese rimane incollata con le unghie e con i denti al match per 35 minuti, grazie a un Green strappa lacrime da 20 punti sei assist e 7 falli subiti. Poi la stanchezza attanaglia la truppa di Vitucci (21 palloni persi), i giocatori lasciano i rimbalzi per strada e le percentuali scemano, trascinate in basso dalle forzature (30% da tre). La terna si impegna con fischi scientifici, il clima travalica la civiltà e il vortice di negatività sconvolge tutti.
    Concedeteci, nella valanga di rimpianti, di lacrime che rigano i volti dei tifosi, di sospiri desolati, di trovare una scusante. Con Mensah-Bonsu al posto dell'inadeguato Ivanov, forse saremmo arrivati a giocare fino al 20 di giugno.

    [i][b]Prendi, tira, segna. [/b][/i]La Cimberio prova ad interpretare il canovaccio da lei adorato dell'avvio sprint: Ere, Green e Sakota siglano il 9-2. Ai canestri di Banks e Talts (già tutto il quintetto a referto), risponde Moss dal perimetro per il 13-8. Le squadre, sfiancate dalla lunga serie, concedono molti rimbalzi offensivi, terreno di caccia dell'austriaco Ortner; i suoi punti nel pitturato e un contropiede riportano la parità a quota 18. Il punteggio, velocissimo nell'incedere, rifiata per qualche istante prima di una nuova sciarada di triple, con percentuali che aleggiano al 50%: fanno centro Ere, l'indemoniato Moss e Ress per il vantaggio ospite sule 23-24. Nel finale di parziale, Ivanov converte in oro (canestro con libero aggiuntivo) un pallone sporco ridando un piccolo vantaggio ai ragazzi di Vitucci.

    [i][b]Poca attenzione ai dettagli. [/b][/i]Una tripla pulita di Green viene ripagata da Hackett – entrata con schiacciata da favola, però Polonara e Ivanov fanno legna sotto le plance e tengono il tabellone pendente dal lato della formazione prealpina (33-28). Dopo quattro minuti le compagini sono già in bonus, intanto Varese va a più otto prima di “impappinarsi” e concedere a Kangur ed Hackett la via della retina: grossolana l'ingenuità che regala all'ex ala grande Cimberio il 36-35. Dopo una situazione da regia kafkiana con la terna che perde il conto dei tiri liberi, Ere interrompe la sterilità offensiva predicando in un deserto di oscenità cestistiche da ambo i lati (forzature, blocchi in movimento, passaggi suggeriti con la fionda). La consonanza Ress-Moss confeziona il pareggio, il redivivo Rasic segna il 39-42 dopo gli egoismi di Banks.

    [i][b]Rotazioni troppo limitate. [/b][/i]Talts (8 punti + 10 rimbalzi) ci mette tanta buona volontà ma non ha le movenze di Dunston, la MPS fa buon gioco con gli esterni e sale in un battito di ciglia sul 41-49, massimo vantaggio, ovviamente grazie al suo numero 34 con le treccine. Green e Sakota non mollano una virgola, con il play a inventare un terzo tempo spinto nella retina dai 5000 di Masnago (in realtà molti di più). Sulle ali dell'entusiasmo, il baltico Gianni inchioda la bimane del 53-52, inducendo coach Bianchi a un minuto di meditazione. Trenta secondi di difesa costano tre falli e un 2+1 a firma di Hackett. Gli arancioni ci mettono del loro coprendosi talvolta gli occhi con fette di zampone conservate da Capodanno, Siena è esperta e sa cavalcare l'onda dell'emotività: Brown ed Hackett dicono 57-63. Green deve rifiatare, senza di lui l'ago dell'attacco Cimberio non trova più il nord del canestro e colleziona palloni persi. Un fallo tecnico comminato a Ivanov, disastroso in più di un frangente ed anzi tempo estromesso per penalità raggiunte, fa decollare i verdi del Palio alla doppia cifra di vantaggio. All'ultimo mini intervallo il 59-67 rappresenta una salita pirenaica da scalare nella pentola a vapore del vecchio Lino Oldrini.

    [i][b]Il triste epilogo. [/b][/i]Vitucci deve affidarsi giocoforza al quintetto mignon, con Ere da “4”, lasciando sguarniti i terreni ruvidi del sotto canestro. Un autocanestro fortuito di Moss (61-68) non basta a modificare l'inerzia, da ambo le parti la retina pare ignifuga. Sul meno cinque, il fallo fischiato a Talts pesa come un macigno e fa scuotere la testa anche i colleghi neutrali della stampa. Sakota e Brown su scambiano il 65-70, lo sfondamento imputato correttamente al lungo greco-serbo ha il sapore beffardo. Ma il match nei cuori e nella testa dei ragazzi è già svanito, e con esso il sogno di una finale. I pugni nel finale, il lancio di sputi, bottigliette, oggetti sono invece semplicemente inqualificabile. Come lo sono i fanatici che insultano Recalcati e il giornalista della RAI (vergognosamente partigiano, ma non per questo passibile di minacce e intimidazioni) mentre svolgono il loro lavoro. Un sipario nero che chiude la scena su una stagione meravigliosa.

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    [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]San Giuan fa minga ingan. Non v'è sintesi migliore di questo detto per descrivere il sofferto ma esaltante successo di Varese, pervenuta a gara-6 con la forte sensazione d'esser stata maltrattata da un apparato forse troppo sensibile al potere politico di Siena. Questa, almeno, è stata la percezione dei tifosi biancorossi, sdegnati alla notizia di un ribaltamento delle squalifiche inflitte a Brown e Hackett, "rimessi" in campo con una nota di deplorazione. Con i due assi senesi al loro posto, i cattivi pensieri hanno spopolato tra le file della tifoseria, già in ansia per le scoraggianti condizioni fisiche dell'irrinunciabile Dunston (foto Blitz). Fine della corsa per ingiustizia e malasorte: era questa la supposizione più malinconicamente gettonata. Ma, come spesso accade nello sport, il campo - unico vero giudice - ha fatto piazza pulita di presunti complotti e strani teoremi lasciando alle squadre una pulita contesa per la serie "vinca il migliore". Cioè Varese che nell'occasione ha trovato un arbitraggio che una volta si definiva da trasferta, quando non fosse stato casalingo, quindi il suo superman Dunston, come guarito dopo un viaggio a Lourdes nonché grondante di canestri, almeno quanto è bastato a togliere terra sotto i piedi dei campioni d'Italia per non farli scappar via. Un bell'inizio, non così il prosieguo per il centro biancorosso, spettatore forzato per un nuovo guaio muscolare all'altra gamba, evidentemente più forzata nel tentativo di alleggerire il peso su quella già malandata. Resta ora da chiedersi se questa sera Bryant potrà far sentire la sua magnifica presenza o se, per non rischiare, dovrà scaldare la panca lasciando i magnifici compagni Talts e Sakota un po' più soli sotto quei cristalli d'inferno. La qualificazione alla finale che, a quel punto, profumerebbe forte di scudetto, sta un po' in questo interrogativo, anche se ci pare molto robusta la fede, non più cieca ma vedente, di Green e soci i quali, dopo aver sbancato Siena, hanno fatto il pieno di maggiori convinzioni e sicurezze attraverso un autoritario recupero nel finale d'una gara che, con la Montepaschi forte di un piccolo ma promettente vantaggio, sembrava finita sul viale del tramonto. Si diceva di San Giovanni che non fa inganni: mai può esservi prova più schiacciante di un intervento così prodigioso, com'è accaduto a nemmeno un secondo dal suono della sirena con Sakota a far giustizia di vicende che sembravano fatalmente avverse. Prendete il temuto e graziato Hackett: una volta in campo è parso più abulico che sereno, più dannoso che prezioso. Che la farina del diavolo finisca sempre in crusca? Ora però sotto, come prima e più di prima, per conquistare questa benedetta finale, stando attenti a non cedere all'inganno del fattore campo, seppur in una Masnago caricata ai massimi storici ma, soprattutto, di una Montepaschi ritenuta esaurita o, peggio, data per morta. A un passo da un obiettivo inseguito, con stress e fatica, nel tempo, non si può aver paura di vincere né tantomeno commettere un tragico errore di interpretazione di un match nel quale i campioni d'Italia cercano orgogliosamente il classico colpo di coda.[/size][/size][/font][/color]

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