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VareseFansBasketNews


  • simon89
    Dalle stalle alle stelle nel giro di 3 settimane, con due "Cata Su" consecutivi a spese di Milano e Cantù intonati a 7 giorni di distanza l'uno dall'altro. La colonna sonora della Pallacanestro Varese dopo le prime tre giornate del girone di ritorno è ovviamente Momenti di Gloria: le vittorie contro i campioni in carica di Venezia e le due rivali più tradizionali hanno riacceso emozioni sopite da (troppo) tempo in città.
    Non è trascorso neppure un mese dalla burrascosa notte dopo la sconfitta di Cremona ai festeggiamenti di lunedì notte alla Schiranna al ritorno vittorioso da Desio della truppa di Attilio Caja. Merito di quel campo che dall'undicesima alla quindicesima di andata ha ripetutamente dato torto a Varese anche quando avrebbe meritato miglior fortuna - vedi le sconfitte beffa contro Bologna e Torino - ma che nelle ultime 3 settimane ha dato ragione a società e staff tecnico su tutte, ma proprio tutte, le strategie di costruzione della squadra e del mercato di riparazione. I cattivi risultati e il caso-Hollis avevano messo in dubbio molte scelte estive, partendo da quella di Wells; alla prova dei fatti però, il sistema Caja ha ribadito tutta la sua efficacia, sia nell'utilizzo della cultura del lavoro quotidiano come punto di riferimento a prescindere dai risultati, che nell'impostazione di una solida organizzazione corale in grado di esaltare le qualità di giocatori scelti da Artiglio perchè adatti al suo modo di lavorare in palestra.
    Merito anche della società nel non farsi prendere dagli isterismi e forzare i tempi del mercato anche quando la classifica iniziava a diventare preoccupante e nel tempismo nel cogliere l'occasione Vene per rimpiazzare un Hollis ormai corpo estraneo. Come nell'attesa del profilo ad hoc per sostituire Antabia Waller. Sul valore assoluto di Tyler Larson c'è ancora un punto interrogativo; di sicuro però la lunga attesa del nuovo esterno è servita a Tambone ed Avramovic, cresciuti in fretta grazie alle maggiori responsabilità (il romano è passato dai 3,6 punti e 1,1 assist col 10% da 3 delle prime 11 gare ai 7,1 punti e 2,5 assist col 46% da 3 delle ultime 7; il serbo da 7,2 punti col 13% da 3 a 10,1 col 38%). E un Tambone più maturo, con qualche sprazzo di Larson, ha letteralmente rigenerato un Cameron Wells finalmente all' altezza delle aspettative sul piano del rendimento tecnico e della personalità nello spot di guardia.
    Questa Varese trasformata da zucca in carrozza non certo con la bacchetta magica ma con tanto lavoro e alcuni aggiustamenti, può sognare in grande? Attilio Caja fa giustamente il pompiere e ribadisce la necessità di cogliere il più in fretta possibile le 3 vittorie necessarie per tagliare la fatidica quota 20 punti necessaria per la salvezza. Però l'entusiasmo generato dall'ultimo tris di imprese va capitalizzato fuori dal campo: prima di tutto sotto forma di presenze al PalA2A, tornate stabilmente oltre quota 4000 spettatori di media dopo l'iniziale approccio incerto del pubblico (nei primi due mesi le presenze erano inferiori di 300 unità rispetto al 2016-17) nei confronti dell'indole operaia della squadra di Caja.
    Ma l'empatia della città nei confronti della squadra dovrà servire da volano anche per il reperimento delle risorse future: i segnali di interesse per un quinto rinnovo del main sponsor Openjobmetis sono un primo effetto significativo prodotto dai risultati del campo, mentre non è legata alle recenti vittorie l'attenzione mostrata da Gianfranco Ponti per la gestione extra-sportiva del club, oltre ai progetti per un settore giovanile di valore internazionale. Ma squadra e società sono strettamente interconnesse: più la truppa di Caja riuscirà ad alimentare l'attuale entusiasmo e ad anticipare la salvezza, prima ci si potrà concentrare sul futuro relativamente alle possibili evoluzioni dell'assetto societario e alle risorse necessarie per far funzionare la macchina biancorossa anche nel 2018-19.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    La Pallacanestro Varese non finisce di stupire. La compagine di Attilio Caja cala un esaltante tris di vittorie, sbancando il campo della Red October Cantù con una scintillante prestazione balistica (13/27 da 3) a sorreggere il predominio sotto i tabelloni. Biancorossi micidiali in fase offensiva per 30 minuti, alternando triple e soluzioni interne sul campo del miglior attacco della serie A (penalizzato dalla perdita di Culpepper, out per un infortunio alla mano destra al 28'). Ma quando finisce la benzina in attacco (11 punti con 4/17 dal campo negli ultimi 10') Ferrero e compagni si aggrappano alle certezze di una difesa di granito, che esalta un Tyler Cain padrone assoluto delle aree colorate (18 rimbalzi e 4 assist per un sontuoso 32 di valutazione).
    Nella sparatoria a fari spenti degli ultimi 2' è un rimbalzo d'attacco convertito dal centro del Minnesota a regalare a Varese il terzo hurrà consecutivo. Cain MVP assoluto con la sua capacità di spremere il massimo con intelligenza ed applicazione da un talento fisico e tecnico non di prim'ordine come paradigma di una squadra cresciuta in maniera esponenziale rispetto al girone d'andata nella qualità delle letture offensive. Anche stavolta piace il Cameron Wells in versione guardia, ben supportato da un Tambone ormai certezza non solo in regia ma anche al tiro; e tra le due correzioni in corsa è Siim Sander Vene ad aver garantito per ora il vero salto di qualità, mentre Larson - intraprendente ma ancora intimorito dal clima delle aree italiane - era troppo sintonizzato sul "run&gun" amato da Cantù per guadagnare spazi.
    Il primo quarto è da stropicciarsi gli occhi per qualità delle esecuzioni e fluidità della manovra, ma i 33 punti con 5/6 da 3 fatturati al primo intervallo - con un picco di 13 lunghezze di margine - non bastano per creare uno strappo deciso visto che Cantù replica con un 6/11 dall'arco alle puntuali chiusure dell'area della difesa varesina. Analogo il copione tattico del secondo quarto con Cantù che segnano 30 dei primi 41 punti dal perimetro (10/17 da 3 nei primi 14' ) e cancella la partenza a spron battuto della squadra di Caja con un 12-0 firmato dagli atipici Buins e Thomas. Poi però i biancorossi azionano di nuovo il freno, e a ritmi più bassi Ferrero e soci piazzano il controbreak di 4-16 che concretizza il nuovo affondo dopo l'intervallo. Parziali e controparziali senza soluzione di continuità a seconda che l'inerzia la impongano le giocate di talento puro di Cantù (freccia in avvio del terzo quarto con l'unica fiammata di Culpepper, tenuto a stecchetto per 20' ) o il control-game di Varese (nuovo affondo con la trazione posteriore Tambone-Avra-movic e un pizzico di zona).
    Dopo 30' scintillanti però l'attacco ospite va in bambola quando non aggredisce più il ferro e smette di punire i cambi dei quintetti naniformi scelti da Sodini; ma proprio in quel momento Varese dimostra di aver fatto tesoro delle sconfitte in serie nelle volate tra dicembre e gennaio, aggrappandosi alla difesa e cercando soluzioni lucide per mantenere il ritmo sulle cadenze più adatte al basket corale di Caja. Cavalcando il quale Varese si risveglia più vicina alla zona playoff rispetto all'area salvezza (4 punti da recuperare sull'ottavo posto ma 6 di vantaggio sull'ultimo); e dopo l'inatteso quanto meritalo tris Venezia-Milano-Cantù, domenica al PalA2A l'altro big match contro la capolista Brescia darà la misura dei progressi dei biancorossi, che al rientro nella notte sono stati accolti e festeggiati dai tifosi alla Schiranna
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    La Pallacanestro Varese va in cerca di un'altra impresa. Stasera a Desio (palla a due alle 20.45; diletta su Eurosport2) la compagine di Attilio Caja sarà ospite della Red October Cantù nel secondo dei tre derby lombardi consecutivi previsti dal calendario (il ciclo si chiuderà domenica al PalA2A contro la capolista Brescia). Morale alto per i biancorossi dopo i colpacci a spese delle big Venezia e Milano: Ferrero e soci proveranno ad allungare a quota 3 la serie positiva in avvio del girone di ritorno. Partita ricca di insidie per Varese sul campo di un'avversaria trasformata rispetto al meno 31 dell'andata; il messaggio forte e chiaro del coach pavese riguardo la necessità di non rilassarsi fino a salvezza acquisita scongiura il rischio di un calo di tensione dopo le imprese contro Umana ed EA7. E il clima sempre particolare del derby, pur senza la spinta dei tifosi al seguito visto il divieto di trasferta imposto dalle autorità, garantirà motivazioni forti alla squadra in vista di una sfida su un campo difficile (6-2 il record interno della Red October).
    Il tema tattico della partita sembra scontato: Cantù vanta allo stesso tempo il miglior attacco e la peggior difesa della serie A (87,8 punti segnati e 87,6 subiti), due facce della stessa medaglia per una squadra dal grande talento individuale, votata a spingere stabilmente sull'acceleratore per esaltare il suo potenziale atletico e nascondere un tasso di fisicità non elevatissimo. Il canovaccio del match per la truppa di Caja sarà dunque analogo a quello già utilizzato per battere Venezia e Milano: priorità assoluta il controllo del ritmo, facendo valere la capacità di imporsi nelle battaglie a rimbalzo (Varese è prima a 38,9 di media, la Red October è quella che ne concede di più in serie A, oltre 41 a partita) per evitare di far scatenare le temibili folate della stella Culpepper (18,3 punti di media) e dei compagni di reparto Smith (13.7 punti col 40% da 3) e Chappell (13,2 punti e 6,6 rimbalzi).
    I padroni di casa recupereranno l'azzurro Burns, assente nelle ultime due gaie a causa di un fastidio al piede destro, ma di nuovo a disposizione di coach Sodini per la sfida di stasera; l'italo-americano (14.3 punti e 9.6 rimbalzi) può giostrare da ala forte a fianco del massiccio Crosariol o da centro insieme al duttile Thomas. Come già accaduto contro Milano però il duello chiave sarà quello di "centrocampo": servono conferme da parte di Cameron Wells e progressi da parte di Tyler Larson - in settimana più coinvolto in prima persona dopo il primo approccio in punta di piedi - per ribadire l'efficacia della nuova trazione posteriore biancorossa nella seconda metà della stagione. Il derby di Desio è un test oltremodo significativo per definire il valore assoluto della Varese riveduta e corretta con le aggiunte di Vene e Larson: se anche una squadra da playoff come l'attuale Cantù, neppure lontana parente della scombinata accozzaglia travolta all'andata dai biancorossi, dovrà inchinarsi al mix di intensità e lucidità prodotta dalla squadra di Caja, allora non è impossibile sognare un filotto come quello post Coppa Italia del 2016-17 che portò alla salvezza anticipata Ferrero e soci.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    È già innamorato di Varese Tyler Larson. In campo e fuori. Il nuovo straniero biancorosso racconta così le sue prime sensazioni: «Sono molto contento dell'opportunità che mi ha proposto Varese: nei primi 10 giorni è andato tutto per il meglio, compagni e staff tecnico sono molto disponibili nei miei confronti, l'appartamento è il migliore in cui abbia mai vissuto. Le cose sono andate molto bene anche sul campo: non potevo chiedere esordio migliore del derby contro Milano. Sapevo che giocavamo contro una squadra di Eurolega ma non conoscevo la rivalità tra i due club; hanno cercato di spiegarmela compagni e coach, poi però ho ricevuto tantissimi messaggi via social network dai tifosi che mi hanno dato la carica».
    Come si trova con Wells?
    «Per quello che ho potuto vedere io e Cameron ci completiamo a vicenda e sembriamo molto adatti a giocale insieme. Mi pare di aver capito che lui avesse molta pressione addosso pensando prima di tutto a guidare la squadra; col mio arrivo può invece concentrarsi sulla produzione di punti o sulla scelta della giocata giusta, mentre io posso aiutarlo ad organizzare il gioco».
    Quali sono le sue qualità come giocatore?
    «Ciò che conta più di tutto è far parte di una squadra vincente; non mi importa segnare 5 punti o 30, voglio essere leader, trasmettere positività e dare l'esempio sul campo ai compagni. Conta seguire «lo e Wells? Ci completiamo a vicenda e questo può aiutare lui ad alleggerire la pressione» il piano partita per arrivare al risultato tutti insieme e non le mie statistiche personali; il mio obiettivo qui è fare bene e vincere più partite possibili, sono concentrato solo su Varese».
    Cosa significa il tatuaggio "They Sleep" (essi dormono) che usa anche come firma sui social?
    «È un motto che abbiamo iniziato a usare io e il mio grande amico Pierre Jackson (compagno alla Desert Pines High School, oggi al Maccabi Tel Aviv, ndr) per dimostrare a chi non si aspetta molto da te che invece ce la puoi fare. Entrambi giochiamo da professionisti e abbiamo dimostrato di poter coronare il nostro sogno da ragazzi».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Adrenalina a mille per Aleksa Avramovic dopo un derby da protagonista assoluto: se Cameron Wells è stato MVP per continuità ad alto livello della partita contro Milano, la guardia serba è stato il jolly che Attilio Caja ha pescato nella manica da calare in corsa per spaccare la partita con i suoi 18 punti in 23'.
    Davvero una grande emozione per l'atleta del 1994, che ha ribadito la sua empatia con i tifosi varesini.
    «Una grandissima serata per noi e per il pubblico: Varese non batteva Milano da quasi 5 anni, la gente ci ha dato una spinta incredibile e noi abbiamo messo in campo un'energia pazzesca. Ma sono i frutti del lavoro fantastico che avevamo svolto in allenamento nelle ultime settimane a dispetto delle sconfitte contro Virtus Bologna, Brindisi e Torino; le ultime due vittorie esaltanti ci ripagano di tante frustrazioni».
    Vittoria costruita sulle basi della difesa, che resta la vostra certezza principale...
    «Venezia e Milano sono le due migliori squadre del campionato per talento e fisicità; abbiamo dimostrato con i fatti che possiamo battere chiunque se ci prepariamo con meticolosità in allenamento e poi scendiamo in campo con l'entusiasmo e la passione che abbiamo messo sul piatto nel derby. Ci siamo meritati l'impresa con una grandissima difesa: l'EA7 veniva dai 102 punti segnati contro il Maccabi. noi li abbiamo tenuti a 72, consapevoli che era l'unico modo per provare a batterli».
    Insomma questa operaia Varese non è poi così scarsa come dice la classifica...
    «Abbiamo perso male soltanto la prima contro Venezia, nella quale l'emozione ci ha un po' frenato, e poi contro Sassari all'ottava giornata. In tutte le altre partite abbiamo giocato al massimo della nostra energia, al di là di qualche errore che ci ha impedito di raccogliere quanto avremmo meritato; i frutti della nostra crescita si sono visti nelle ultime due partite».
    Lunedì è tornato ad uscire dalla panchina e la sua scarica di energia è stata determinante: è il ruolo nel quale si sente più efficace?
    «Chi esce dalla panchina deve dare il massimo e soprattutto riuscire ad avere impatto in fretta, per dare fiato ai titolari ridando loro la carica giusta. E il mio lavoro, ho cercato di entrare subito in partita, ho messo i primi due tiri aperti e ho preso fiducia. Dopo la prima metà di stagione molto negativa al tiro ho ritrovato ritmo da fuori, credo in me stesso e ho iniziato a segnare con continuità. Il tiro da fuori è solo questione di allenamento; qui tutti si fidano di me e nonostante le percentuali negative hanno continuato a ripetermi "tira senza preoccuparti delle statistiche". A Venezia è toccato a Tambone essere protagonista, lunedì è toccato a me».
    Con che spirito si guarda verso la trasferta di Cantù?
    «Per noi ogni partita è difficile ma nessuna è persa in partenza: abbiamo battuto i campioni in carica e l'unica italiana in Eurolega, questo aumenta la nostra autostima ma non ci toglie la consapevolezza che dobbiamo affrontare qualsiasi avversaria giocando col 100 per cento dell'intensità e della concentrazione. Se riusciremo a farlo di nuovo lunedì a Desio potremo mettere in difficoltà anche Cantù».
    Giuseppe Sciascia

  • Matteo01
    Immancabile secondo protagonista della serata è stato Gianmarco Pozzecco, ex cestista ed allenatore ma anche cronista, insomma un personaggio emblematico di questo fantastico sport. Prima dell’inizio della cerimonia ufficiale anche Gianmarco, come Dino, ha risposto a noi di Varesefansbasket, che immancabilmente siamo andati al palazzetto per assistere a questo evento chiave non solo per i numerosi appassionati di basket, ma anche per l’intera città di Varese.
    Dopo un iniziale “scontro” con altri cronisti e giornalisti di raisport, skysport e tele7laghi, anche noi di Varesefansbasket siamo quindi riusci ad intervistare Gianmarco, che con la sua spontaneità ed ironia ci ha risposto ad alcune semplici domande. 
    - Inevitabile, è stato iniziare con: “Che sentimenti ed emozioni prova nell’attesa di ricevere la cittadinanza onoraria varesina?”
    Io sono totalmente, clamorosamente, legato alla città di Varese e da un certo punto di vista mi sono sempre sentito varesino dentro. Da oggi, lo sarà per sempre e questa mia “varesinità” è stata riconosciuta ufficialmente. Questo mi ripaga molto, perché a chi pratica uno sport fa sempre piacere essere riconosciuto come un campione, un fenomeno (… ed ovviamente sto parlando di Dino e non di me!), ma è anche vero che contemporaneamente sei un uomo, un ragazzo che vuole essere apprezzato anche da questo punto di vista.
    Se nel ‘99 abbiamo vinto lo scudetto, raggiungendo da questo punto di vista un obbiettivo sportivo, oggi invece ricevo un obbiettivo di grande importanza sul piano umano. Un buon sportivo deve essere un esempio anche per i più giovani: io non sono stato un grande esempio per loro, ho fatto anche delle “stronzate” (scusa il termine!), ma alla fine penso ugualmente di esserlo stato. 
    - Di conseguenza, per rimanere in tema con la nostra “città giardino” gli abbiamo chiesto: “Qual è il luogo della nostra città, al quale tu sei maggiormente legato?”
    Il Sacro Monte, secondo me, è un posto spettacolare, perché mi dava la possibilità di isolarmi: ogni tanto prendevo ed andavo su per (ri)ossigenarmi.
    Sinceramente però io non sono tanto legato ai luoghi, quanto alle persone ed alle relazioni che ho conosciuto e coltivato in questa città, come i proprietari del ristorante Vela. A me è sempre piaciuto stare in compagnia, socializzare, conoscere persone e trascorre il mio tempo con tutti coloro con i quali mi trovavo bene. 
    - “Quando hai iniziato a giocare a pallacanestro e cosa ti aspetti dal futuro in questo ambito?”
    A me la pallacanestro piace ed ho iniziato a giocarci a quattro anni; spesso mi fanno questa domanda ed io automaticamente preferisco rispondere da quando ho iniziato a camminare. Ecco, per me la pallacanestro è come camminare, come parlare di mangiare e di bere: la pallacanestro farà sempre parte della mia vita.
    In questo momento, non so ancora cosa aspettarmi di preciso dal futuro, ma senz’altro la pallacanestro non mi abbandonerà mai. 
    - “Nei giovani di oggi riconosce un "nuovo Pozzecco"?”
    Secondo me, un nuovo Pozzecco non c’è: oggi purtroppo c’è una sorta di comunismo, in cui tutti i giocatori devono essere uguali. Io invece nel bene e nel male ho sempre cercato di essere un personaggio unico, ecco perché non vedo nessun "nuovo Pozzecco".
     
    Matteo Molinari, progetto liceo classico “E. Cairoli” con Varesefansbasket
    PALA2A Masnago - VA, 30-01-2018

  • Giosuè Ballerio
    Una serata speciale, diversa dal solito, che ha visto grandi campioni essere omaggiati e anche emozionarsi, nel ricordo di quei successi che li hanno resi grandi. Ieri sera, al PalA2A (o meglio, al Lino Oldrini, come quando questi campioni ci giocavano), e non poteva essere altrove, le due leggende del basket varesino e moderno Dino Meneghin e Gianmarco Pozzecco hanno ricevuto dal consiglio comunale e dal sindaco Galimberti la cittadinanza onoraria di Varese, perché “grandi uomini e grandi sportivi, con i loro meriti e le loro imprese sportive hanno scritto pagine indelebili nello sport varesino e italiano”. In un clima nostalgico e famigliare, è stato insignito per primo Dino Meneghin, pivot ed emblema della Ignis dominatrice degli anni sessanta e settanta, in Italia, in Europa e anche nel mondo. Dopo un breve videoclip che ripercorreva le sue giocate, Dino ha pronunciate parole sentite, toccanti, dimostrandosi un grande campione anche a livello umano, queste le sue dichiarazioni:
    “è un grande onore, per certi versi inaspettato, ma che mi rende felice per ciò che abbiamo fatto. Perché sì, magari io ero il giocatore più rappresentativo, ma tutta la squadra era formata da grandi campioni, davvero un gruppo affiatato. Era il gruppo la nostra arma vincente; quegli stendardi appesi non li ho vinti io, li abbiamo vinti insieme. Non si diventa a caso la squadra che offriva la migliore pallacanestro europea, se non mondiale, la squadra capace di arrivare per dieci anni consecutivi in finale di coppa dei campioni, senza un gruppo, senza giocatori forti, senza allenatori e dirigenti (che colgo l’occasione di ringraziare) capaci, e senza dei tifosi meravigliosi. La cosa più importante era la grande umanità di queste persone, la bellezza delle relazioni, il rispetto, la passione che ci unisce ancora. E non dovete ringraziarmi voi e darmi un premio, ma io ringraziare voi per quello che mi avete fatto vivere, per le emozioni vissute insieme, per le vittorie, per i sacrifici, per i bei momenti passati insieme, grazie di cuore. E se posso, chiederei a voi giunta comunale, un piccolo favore, umilmente: se è possibile dare anche ai miei compagni questo riconoscimento, perché anche loro sono simbolo di quegli anni, sono loro che hanno permesso di scrivere quelle bellissime pagine di storia, sportiva ed umana.”
    Parole importanti quelle di Meneghin, che ha dimostrato ancora una volta la sua straordinarietà.
    E anche noi di Varesefansbasket eravamo presenti, e tra skysport, raisport e 7laghi, ci siamo fatti avanti per rivolgere qualche domanda a Dino e al Poz.
    Queste riportate le domande rivolte a Meneghin, poco prima della cerimonia.
    Come si sente a ricevere un riconoscimento così speciale e prestigioso?
    È innanzitutto una grande occasione per vedere persone che non incontravo da anni, e poi è un’onorificenza che non mi aspettavo, quindi ancora più gradita, ma sinceramente un po’ fuori luogo, perché il mio non è uno sport singolo, ho fatto uno sport di squadra, e quindi insieme a me, oggi, idealmente, ci sono tutti i miei compagni di squadra, i dirigenti, gli allenatori, il pubblico che ci ha sempre sostenuto, specie nei momenti più difficili; basta vedere gli stendardi che sono appesi lassù. Gente con cui ho avuto il piacere di condividere quegli anni di successi, sensazioni incredibili ed irripetibili. Se non si lavora insieme, se non si ha un unico scopo, un’unica passione senza invidie e gelosie, non si va da nessuna parte.
    Che cambiamenti hai notato, che evoluzione vedi nel basket, che differenze tra la pallacanestro da te giocata e quella di oggi?
    Ma guarda, io ho ancora a casa le pellicole in bianco e nero che ogni tanto ho il piacere di guardare… ed è sicuramente uno sport diverso da quello praticato oggi. Il basket di adesso è molto più veloce, tecnico, più forte fisicamente, più rapido, si gioca ad un’intensità diversa. Si gioca per fortuna in palazzetti migliori, parquet migliori, scarpe e attrezzature migliori, la preparazione fisica è molto più mirata e fondamentale. Insomma, è cambiato in meglio in molti aspetti… l’unica cosa che non mi piace tanto del basket odierno è quest’apertura totale a tutti gli stranieri; una volta Varese, Cantù, Milano, erano squadre che vivevano e vincevano grazie al loro vivaio che cresceva in casa, dando tempo di creare un gruppo unito, compatto, la possibilità di affezionarsi. Adesso sembra quasi di essere in un hotel con una porta girevole, dove molti giocatori vanno e vengono, creando anche confusione nei tifosi. Io ho giocato a Varese per 15 anni, e con me altri miei compagni, e la gente aveva modo di affezionarsi e identificarsi con te, gioire e soffrire insieme. Adesso andare a una partita e come andare al cinema, a vedere uno spettacolo, paghi il biglietto e se ti piace applaudi o fischi. Sembra quasi che manchi quest’umanità che c’era ai nostri tempi.
    Lei ha giocato a livello agonistico dai 16/17 anni fino a 44, tanto da giocare contro suo figlio; qual è stato il segreto di una carriera tanto longeva?
    Beh innanzitutto ho avuti sì diverse fratture, ma mai decisive, quindi diciamo che il fisico ha retto bene (ride, ndr), con anche un po’ di fortuna, vedendo atleti con un talento straordinario ma stroncati da infortuni; poi ho giocato in squadre che puntavano a vincere, a Varese e Milano, dove se arrivavi secondo era un fallimento, quindi la spinta emotiva e la voglia di fare e la tensione erano sempre quelle di vincere. Ma soprattutto la passione: io ho amato il basket in maniera folle, quindi non mi è mai pesato allenarmi, fare sacrifici o fare fatica per raccogliere le vittorie, anzi era per me una gioia. Adesso per restare in forma devo pagare per andare in palestra, una volta stavo bene, vincevo e mi pagavano anche
     
     
    Tra poco anche le domande e le parole di Pozzecco, a cura del mio collega Matteo 
     
    Giosuè Ballerio
    Progetto liceo classico Cairoli con Varesefansbasket

  • simon89
    Cameron Wells non si prende il centro del palcoscenico dopo la grande prestazione individuale che ha segnato il derby 176° contro Milano. La sensazione generale è che aver giocato stabilmente a fianco di un altro esterno capace di giocare il pick&roll come Larson o Tambone lo abbia sgravato delle responsabilità del regista, aiutandolo ad essere più incisivo; ma il play statunitense gira ai compagni i complimenti a raffica ricevuti dopo una gara da 23 punti, 7 rimbalzi e 5 assist.
    «Ho semplicemente cercato di essere aggressivo ogni volta che avevo la palla in mano; di fatto nulla di diverso rispetto al passato, ho provato ad attaccare i loro cambi difensivi e a coinvolgere i compagni. Stavolta i tiri sono entrati, ma ho fatto solo la mia parte; i complimenti vanno a tutta la squadra che ha messo in campo un'energia incredibile. Non sento di aver giocato con un atteggiamento diverso dalle e are precedenti; sicuramente il fatto di aver trovato subito ritmo con la partita mi ha aiutato a prendere fiducia e a continuare a segnare con continuità. Ora spero di riuscire a ripetermi anche in futuro».
    In attacco però lei è parso più aggressivo nell'attaccare i cambi sul pick&roll della difesa di Milano, spesso e volentieri si è avvicinato al ferro.
    «Sono situazioni sulle quali avevamo lavorato in allenamento; eravamo preparati molto bene ed abbiamo eseguito altrettanto bene il piano partita, mettendo in pratica le soluzioni studiate prima della gara. Abbiamo trovato soluzioni corali per 40 minuti, ha funzionato tutto alla perfezione per me e per i compagni».
    Wells Mvp e non solo per le statistiche, ma la squadra ha dato tutta insieme una grande dimostrazione di compattezza.
    «Abbiamo giocato e lottato tutti insieme per ottenere questo grande risultato; venivamo dalla bella impresa di Venezia che ci ha dato fiducia e sicurezza, dopo quella vittoria sapevamo che possiamo battere chiunque esprimendo la nostra pallacanestro corale. E lunedì sera si è avuta la conferma con una prestazione di squadra davvero brillante».
    Insomma se Varese riesce a mettere in campo il 100 per cento del suo potenziale nessuna partita è persa in partenza, giusto?
    «Ci credevamo prima della partita contro Milano e ci crediamo con ancor più forza visto il risultato del derby: se riesce ad imporre il suo tipo di basket, questa squadra può competere alla pari anche con realtà di vertice come Umana ed EA7. Nel girone d'andata abbiamo perso tante partite in volata; è stato duro digerire certe sconfìtte, ma credo che sia anche stato utile per crescere e prepararci ad un girone di ritorno nel quale concretizzare tutti gli sforzi, invertire il trend della stagione e mostrare tutte le nostre qualità».
    Dopo le imprese inaspettate contro Venezia e Milano come vi avvicinate al derby sentitissimo di lunedì prossimo altro derby contro Cantù?
    «Per noi non sono state vittorie inaspettate; a dispetto delle sconfitte consecutive eravamo certi di poter giocare una partita alla pari contro Venezia e di poter sfidare a viso aperto Milano. Rispettiamo ogni avversario, ma dipende tutto da noi e da alcuni fattori decisivi per la qualità delle nostre prestazioni. Ossia quanto riusciamo ad essere duri in difesa, quanto siamo uniti come squadra nella ricerca delle soluzioni in attacco e quanto siamo in grado di eseguire con lucidità i nostri giochi. Su questi aspetti lavoreremo in settimana in vista di Cantù, cercheremo di arrivare preparati allo stesso modo delle ultime due partite»
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese conferma la sua vocazione da ammazzagrandi. Dopo il raid di Venezia, concede il bis imponendo il suo mix di aggressività difensiva e lucidità offensiva alla corazzata EA7. Dopo 50 giorni di digiuno, un PalA2A rovente (record stagionale: 4.393 paganti) vive una serata da ricordare a lungo per le emozioni forti che Ferrero e compagni riescono a trasmettere in 40 minuti adrenalinici.
    I biancorossi dominano tatticamente il derby contro una Milano inespressiva e conquistano un'altra vittoria tanto insperata quanto meritatissima che permette loro di veleggiare verso acque più tranquille in classifica. Un grigiore acuito dalla rinuncia per turnover a Kuzminskas (preservato per la sfida contro Barcellona) che fa a pugni con la verve riversata in campo da una Varese capace di riprodurre in salsa cestistica l'esito finale del biblico duello tra Davide e Golia. Partita condotta in maniera perfetta da Attilio Caja che spegne le punte ospiti fermando le incursioni di Theodore e Goudelock e imposta una gara in modalità control-game concedendo 72 punti a un'EA7 reduce dai 102 fatturati venerdì scorso contro il Maccabi Tel Aviv. Gara ben impostata sulla carta ma anche giocata con grande energia e lucidità sul campo: le quattro guardie di Varese vincono nettamente il duello di "centrocampo" con i più conclamati avversari e le geometrie oliatissime costruite dagli esterni di casa garantiscono equilibrio ed efficacia alla manovra rispetto alla reiterata staticità di un'EA7 costretta ripetutamente a girare al largo dal pitturato con un modestissimo 10/36 da 3.
    L'eroe della serata è Cameron Wells che dopo 16 partite da bruco si libera dal bozzolo mentale di dover giocare per i compagni grazie all'arrivo di Tyler Larson e si libra in volo come una splendida farfalla illuminando il PalA2A con una prestazione di rara solidità (8/13 al tiro, 6/6 ai liberi, 7 rimbalzi, 5 assist e 34 di valutazione). I giochi a due tra l'esterno texano e un sostanziosissimo Cain sono la principale risorsa per Varese che trova però spunti decisivi anche da Aleksa Avramovic: tornato nel suo molo ideale di sesto uomo, il serbo incendia Masnago con 11 punti in 4' nel primo affondo del secondo quarto, sfruttando la trazione posteriore con tre guardie per liberare la sua ritrovata capacità di colpire dal perimetro. Attacco solido limitando gli errori a dispetto di un paio di passaggi a vuoto nel finale del terzo quarto e negli ultimi 5', ma soprattutto difesa di granito per negare incursioni al ferro ad una Milano incapace di sfruttare appieno il suo maggior potenziale fisico.
    Così Varese incassa l'applauso a scena aperta del PalA2A - con tanto di "cata su" finale - per una vittoria in grado di svoltare definitivamente la sua stagione dopo l'acuto del Taliercio. Dopo tante settimane frustranti nel coniugare tanto impegno ma zero punti in classifica, la squadra di Caja ha fatto en plein nelle due partite sulla carta più proibitive. A conferma del fatto che per questa squadra non esistono partite perse in partenza: se Ferrero e compagni riescono a dare il 100 per cento e gli avversari non pareggiano la loro energia, nessuna impresa è preclusa. Soprattutto dopo i correttivi Vene e Larson, più funzionali al sistema rispetto ai predecessori Hollis e Waller. Ora Varese ha imparato a coniugare cuore e testa, e può regalare altre serate esaltanti ai suoi tifosi.
    Giuseppe Sciascia

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