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simon89
La Pallacanestro Varese lavora sottotraccia sul mercato in attesa di notizie definitive sui confermameli stranieri e italiani. Il d.g. Claudio Coldebella è tornato operativo dopo la mini "licenza matrimoniale" del weekend (viaggio lampo a Treviso per convolare a nozze con la compagna Milena), ma ancora nulla di concreto bolle in pentola per quanto riguarda i rinnovi auspicati, a partire da quelli di Chris Eyenga (discorso affrontabile in settimana dopo la chiusura dell'avventura playoff a Malaga) e O.D. Anosike. Solo sondaggi esplorativi anche sul mercato tricolore in attesa che si sblocchi la querelle Ferrerò, rimasta sostanzialmente allo stesso punto di 10 giorni fa: offerta annuale con leggero ritocco al rialzo del salario 2016-17 con l'ala del 1988 che ha preso atto riservandosi di valutare alternative prima di dare una risposta definitiva. Dalla quale dipenderanno le strategie per gli spot di cambi italiani di ala piccola e ala forte: se arrivasse la fumata nera con il mancino di Bra si cercherebbe probabilmente un giocatore di buon profilo che possa dare minuti sia da "3" che da "4".
Ma non sembra esserci particolare fretta di affondare il colpo su nessuna pista, anzi l'ipotesi più accreditata - a meno di altri casi Okoye nel far collimare voglia di emergere e costi accessibili - è quella di attendere le "rimanenze" di luglio per presentarsi come alternativa più allettante rispetto alle attuali sirene economiche delle big di A2. Per quanto riguarda lo spot di cambio degli esterni per completare il "pacchetto" con play e guardia titolari e Alexsa Avramovic dalla panchina a cambiare guardia e ala piccola in una formula con 3 piccoli già usata nel 2016-17 da Artiglio c'è qualche pista aperta in più, a partire da quella che porta a Matteo Tambone. Varese ha chiesto informazioni sul 23enne play-guardia cresciuto alla Virtus Roma ma nelle ultime 4 stagioni in A2 con una crescita costante tra Treviglio e Ravenna (11,3 punti e 2,2 assist nel 2016-17 raggiungendo le semifinali playoff); l'atleta del 1994 - che avrebbe comunque qualche alternativa in A - è sotto contratto per il 2017-18 con l'Acmar, ma può uscire in caso di chiamata in serie A entro il 30 giugno a cifre abbordabilissime (3mila euro).
Si tratta di un altro ex allievo di Attilio Caja in Nazionale Sperimentale, che ha buona complessione fisica (192 centimetri per 87 chili) e ottime doti balistiche pur con un tasso atletico da mettere alla prova degli sprinter statunitensi sul perimetro della serie A. Tra i profili valutati per il play di riserva ci sarebbe anche l'ex legnanese Riccardo Tavernelli, già insieme al neo assistant coach Matteo Jemoli a Trapani nel 2016-17; ma il regista cresciuto a Desio ha già sirene economiche importanti da Latina, alle quali non sarebbe facile rinunciare per giocarsi una chance in serie A. Mentre Tambone potrebbe essere più disposto ad accettare un salario compatibile con le intenzioni di spesa di Varese per provare a mettersi alla prova nella massima serie. Anche per il ruolo da quarto esterno però non c'è fretta, cercando il giusto incastro tra ambizioni e costi tra i giocatori emergenti in A2.
Giuseppe Sciascia
simon89
Punti fermi Okoye, Avramovic, Pelle e il “3+4+5”. Caso Ferrero da risolvere. Proposte, forse sarebbe meglio scrivere “auto-proposte” recapitate per mano degli agenti, da vagliare. In sintesi potrebbe essere questa la presentazione della settimana che si apre in casa biancorossa, la quinta dalla fine dei giochi sul campo.
Le valutazioni di Ferrero
Dopo il primo acuto che ha portato alla corte di Caja l’ala americana di passaporto nigeriano nella scorsa stagione a Udine, il mercato di Varese vive la dimensione dell’attenzione e dell’attesa. Si scandagliano tutte le piste e si ascoltano tutti gli interlocutori, in modo da essere pronti a piazzare il colpo al coincidere di tutte le condizioni utili, soprattutto quelle economiche. Ciò che non sembra più in discussione è la formula dalla quale ripartire. Nel caso specifico il “3+4+5” (3 extracomunitari, 4 comunitari o equiparati e 5 italiani) non è solo una regola da seguire, dettata evidentemente dai punti fermi di cui sopra (appunto Pelle, Avramovic e il nuovo acquisto Okoye), ma anche il modello della gerarchia con cui verrà costruita la squadra allenata dall’Artiglio.
I sette non italiani saranno con ogni probabilità i primi sette giocatori delle rotazioni, elementi sui quali concentrare la quasi totalità del “grano” disponibile nelle casse societarie, stimato in calo di circa il 10% rispetto allo scorso anno. Basta “dodici giocatori dodici”, e anche dieci sono troppi: ne servono otto. E se i primi sette avranno documenti d’identità stranieri, è evidente che dei cinque atleti nostrani che entreranno nel roster solo uno (al massimo due) rivestirà una certa importanza tecnica con consistenti minuti in campo e stipendio proporzionato. Chi sarà? La domanda apre la parentesi su Giancarlo Ferrero, il capitano con il quale si sta trattando la conferma. Le parti si sono parlate, ora le carte sul tavolo sono chiare: il silenzio degli ultimi giorni sta evidentemente facendo da sottofondo alle valutazioni da parte dell’ala di Bra, idonee a capire se accettare o meno una proposta societaria comunque migliore di quella di qualche settimana fa.
L’ex in città
“Caldi”, per il resto, sembrano essere solo i telefoni. Non certo le trattative vere e proprie. Chi è sul mercato ci tiene a farlo sapere tramite i propri rappresentanti (è il caso del forse ex Orlandina Dominique Archie, per esempio), gioco ormai assodato in un mondo in cui l’offerta viene molto spesso prima della domanda. Poi ci sono le voci, talune suggestive e montate da circostanze extra cestistiche, che però difficilmente si trasformeranno in realtà (anche se sanno far parlare…). È il caso di Andrea De Nicolao, biancorosso per due stagioni tra il 2012 e il 2014, in uscita da Reggio Emilia. Il play nei giorni scorsi è stato in città, dove vive la famiglia della sua fidanzata e dove lo stesso De Nicolao ha comprato casa: “dicunt” che abbia trovato anche il tempo di fare due chiacchiere con qualcuno vicino a piazza Monte Grappa. Che Varese possa essere destinazione gradita al regista per tutto ciò che concerne la vita fuori dal parquet è plausibile, ma non si vada oltre con la fantasia.
Almeno per il momento: la distanza tra ciò che potrebbe offrire la società a un giocatore che non entrerebbe nel quintetto base e le cifre (sei) sulle quali ha viaggiato il contratto di De Nicolao nella sua parentesi reggiana è enorme.
  Fabio Gandini
simon89
La campagna abbonamenti di primavera è piaciuta ai tifosi della Pallacanestro Varese. In attesa che il mercato porti ulteriori novità - vedi i piccoli ma costanti segnali di riavvicinamento con Giancarlo Ferrero, preferito a qualsiasi alternativa dalla A2 senza esperienza di A - la chiusura a quota 865 della prima fase della vendita delle tessere stagionali della stagione 2017-18 è stata una piacevole sorpresa per tutto l'ambiente biancorosso. Non c'era un obiettivo minimo prefissato per la novità assoluta dell'anticipo a fine maggio della prima tranche della campagna abbonamenti, ma il dato finale ha superato qualsiasi aspettativa, come conferma l'a.d. biancorosso Fabrizio Fiorini ( «è andata molto meglio del previsto, anche se per correttezza è giusto riconoscere il merito a Claudio Coldebella, che ha insistito molto per questa iniziativa superando anche i miei dubbi iniziali - spiega il membro del CdA della Pall.Varese - È andata bene anche per merito dei ragazzi che hanno lavorato in sala "Giancarlo Gualco", e siamo contenti del dato parziale. I conti si faranno a settembre, ma abbiamo capito quanto è solido lo zoccolo duro di tifosi che si abbonano alla Pallacanestro Varese a prescindere dal nome dei giocatori».
Riscontri positivi anche per quanto riguarda le adesioni a "Il Basket Siamo Noi" con 49 nuovi soci in 6 giorni che hanno portato a 450 il totale dei membri del Trust dei tifosi agevolato da sconti tra il 15 e il 20 per cento il tutti i settori. Il dato parziale al termine della prima fase - dal 13 al 22 di luglio secondo periodo con prelazione per i vecchi abbonati, dal 7 al 16 settembre l'ultimo step - rappresenta il 30% delle tessere staccate al termine della stagione 2016-17 (2876 il numero complessivo dei fedelissimi). «Chi ha acquistato la tessera ora ha una passione incondizionata per la Pallacanestro Varese: tengo a ringraziare tutti per la fiducia dimostrata nei nostri confronti - sostiene Fiorini - Se avessimo imprenditori disposti a investire ciecamente su noi come hanno fatto i tifosi saremmo già a posto. In realtà sapevamo di poter contare su una massa critica di tifosi appassionatissimi, questa prima fase ci ha permesso di capire quanti sono. Li ringraziamo, consapevoli che ora tocca a noi ripagare la fiducia nei nostri confronti».
Di fatto la fiducia espressa riguarda l'operato della società e la presenza di Attilio Caja, non a caso divenuto il frontman della campagna 2017-18 premiando i primi abbonati della nuova stagione: «E stata una scelta simbolica rispetto a quello che è considerato da tutti come il punto di riferimento al quale i tifosi danno fiducia, soprattutto per la cultura del lavoro che ha portato in dote: l'entusiasmo della gente fa piacere ma responsabilizza tutti noi - afferma Fiorini - Su tutto il resto non siamo in ritardo: la situazione di squadra e sponsor ha tempistiche in linea con quelle delle stagioni precedenti. L'auspicio per il futuro è che l'anno prossimo di questi tempi si possa parlare nuovamente di basket giocato, senza doverci occupare già dai primi di maggio di budget e mercato...».
Giuseppe Sciascia
simon89
La stima di Attilio Caja, che lo ha voluto vicino nella stagione della sua “ripartenza” con Varese. L’abbraccio di quella che sempre ha chiamato e sempre chiamerà casa, di vita e di pallacanestro, una casa fatta di volti che in due anni sono mancati - tanto - e oggi rispondono con un sorriso quando lo rivedono bazzicare i corridoi di Masnago. Un bagaglio che dalla Sicilia è tornato pieno, umanamente e professionalmente, un bagaglio dal quale attingere a due mani nel ruolo di assistente in massima Serie.
Matteo Jemoli di nuovo a Varese è una bella storia. Una favola che avrebbe fatto commuovere anche nonno Carmelo (Ereddia, il “re della scintilla” che ha segnato con le sue intuizioni il motociclismo mondiale), forse uno di quelli che più aveva sofferto la partenza del nipote per Trapani. La vita è una macchina senza retromarcia, ma per fortuna esistono delle certezze: «Mi proteggerà da lassù. E io mi impegnerò per lui».
La domanda più scontata Jemoli: che sensazione prova ora che è tornato dove è cresciuto, sia come uomo che come allenatore?
Sono contento, è bello essere di nuovo a casa, così come è stato bello rivedere tante persone che non vedevo più o meno da due anni. Per questo devo ringraziare il club ed Attilio Caja, che mi hanno voluto. Non posso che essere contento di iniziare questa stagione con loro.
Cos’è questo ritorno, peraltro in un ruolo più importante rispetto a due anni fa? È una rivincita? È la prosecuzione di un sogno?
È semplicemente un percorso: ho ancora tanto da imparare e la strada è lunga. Se si lavora, se ci sono impegno, passione e voglia di fare, ad un obiettivo ci si arriva, pur mettendoci più tempo. E non bisogna avere paura di sbagliare: a non fare non si sbaglia mai, ma se uno fa, si sbatte e lavora la meritocrazia poi lo premia.
Quando è partito, si sarebbe mai immaginato di “rivedere” la panchina di Varese?
Onestamente no: avevo in mente di fare il vice a Trapani e basta. Nel nostro lavoro non puoi avere grandi traguardi perché non si sa mai... Invece è successo e ora sono la persona più felice del mondo.
Coach Ugo Ducarello come ha preso la sua partenza? In una recente intervista aveva speso parole stupende per lei: «Come io ho avuto la possibilità di allenare a casa mia, è giusto che Matteo possa coronare il suo sogno di fare il vice a Varese».
Ovviamente da un lato è stato contento, perché ho avuto l’opportunità di allenare a casa e soprattutto in Serie A. Però anche un po’ dispiaciuto, perché in questi due anni abbiamo lavorato diciotto ore al giorno fianco a fianco, ed oltre al rapporto capo-vice, c’è sempre stato come sfondo un rapporto umano di amicizia che rimarrà sempre. Lo ringrazio per le parole di qualche giorno fa, per me è un sogno, è vero, perché lavorare per la società in cui sei cresciuto è uno stimolo che ti aiuta a dare qualcosina in più, a sentirti ancora più responsabile rispetto al normale lavoro che faresti in qualsiasi altra società. C’è una componente emotiva importante nell’essere tornato qui..
Quanto pensa di essere cresciuto professionalmente in questi due anni a Trapani?
Quando sei il vice, sul campo fai sempre qualcosa di più. Ugo mi lasciava molto spazio nel lavoro individuale durante gli allenamenti, ma anche nella preparazione delle partita, nei cinque contro cinque e nelle fasi dei match. Quando ho potuto dare un suggerimento che pensavo fosse d’aiuto, l’ho sempre fatto senza problemi. Oltre al campo, quella in Sicilia è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere come persona, perché per la prima volta sono andato a vivere da solo e molto lontano da casa.
Ci racconti un po’ di Trapani.
La città è bella specialmente durante i mesi estivi, da maggio ad ottobre. C’è tanto turismo, il centro è molto vivo. Poi basta spostarsi un poco e si va in posti splendidi come San Vito lo Capo. Durante l’inverno, invece, il lavoro ti costringe al tragitto obbligato palazzetto-casa. Ho trovato una città molto ospitale ed appassionata, con un buon seguito da parte dei tifosi. Si vive bene in generale, poi quando si vince ancora meglio.
Farà parte dello staff di coach Caja insieme a Raimondo Diamante e a Massimo Bulleri: cosa ci può dire di loro?
Conosco Raimondo, perché ha fatto le giovanili qui ed è di Varese: lo ritrovo con grande piacere. Ovviamente con Attilio avevo già lavorato tre anni fa ed è sicuramente bello ritrovarsi. Poi certo, lavorare con il Bullo sarà particolare: da atleta ed ex giocatore ci potrà dare qualche feedback che, grazie alla sua grande esperienza, sarà sicuramente utile.
La fiducia che ha Caja nei suoi confronti, ormai da tempo, si è materializzata in questa chiamata.
La proposta è arrivata di recente e mi fa molto piacere la stima che Attilio ha verso di me. Dovrò essere bravo a confermare questa fiducia e a meritarmela giorno dopo giorno sul campo.
Che tipo di squadra le piacerebbe allenare nella prossima stagione?
Sicuramente stiamo cercando dei giocatori che abbiano voglia, aggressività, desiderio di dimostrare qualcosa. Un esempio in questo senso è Stan Okoye, il primo acquisto ufficializzato, un ragazzo che porta energia e voglia di “sbattersi” in difesa o di fare un passaggio in più. Cerchiamo questo tipo di attitudine. Il suo è un percorso in costante ascesa: nell’anno che ha finito con noi a Trapani si è dimostrato capace di portare energia, difesa e rimbalzi. Ora ha migliorato anche il tiro (ad Udine ha tirato con oltre il 40% da fuori ndr). Poi è un ragazzo che non si tira mai indietro, si allena sempre al massimo e nel contesto di squadra servono uomini così.
Pensa che non avere un impegno europeo, a differenza delle ultime due stagioni, possa giovare al gruppo che verrà costruito?
No, io sono dell’idea che più giochi e meglio è. Più partite giochi, indipendentemente dalla coppa a cui prendi parte, e più cose hai da migliorare e da vedere. Giocare aiuta sempre.
Alberto Coriele e Fabio Gandini
simon89
Mercato degli italiani in stallo per una Pallacanestro Varese che prova a cercare i giusti incastri tra costi e futuribilità per i tre atleti di formazione "tricolore" che completeranno il roster del 2017-18 nel caso di conferma della formula 3+4+5. L'attuale blocco della situazione Niccolò De Vico, che fino a qualche giorno fa sembrava la trattativa più calda, evidenzia la scelta strategica del club di piazza Monte Grappa di voler chiudere trattative soltanto ai prezzi giudicati congrui per giocatori della panchina. Che al momento ha già due "occupanti" importanti come Aleksa Avramovic e Norvel Pelle, ossia due stranieri ad oggi ancora non pronti per il ruolo di titolare al quale sarebbero "forzati" dalla scelta dello schema con 5 stranieri e 5 italiani. A meno di affiancarli ad una guardia e un centro "tricolore" da 20-25 minuti a partita, per i quali necessiterebbe però un sostanzioso impegno economico. E se il caraibico ha comunque possibili "amatori" all'estero (inviti in arrivo per mini-camp NBA), sembra difficile esplorare la possibilità di trovare collocazione altrove alla guardia serba che ha contratto garantito senza uscite per il 2017-18.
Dunque gli italiani negli spot di cambio di playmaker e guardia, dell'ala piccola e dell'ala forte dovranno essere elementi con qualità future interessanti ma non eccessivamente "ingombranti" in termini di ingaggio. L'operazione De Vico avrebbe potuto rappresentare effettivamente la prima mossa verso il cambio di rotta per il 5+5; l'ipotesi non è ancora tramontata, con Claudio Coldebella che valuta disponibilità e costi sul mercato italiano per mettere sul piatto tutte le opzioni possibili e poi imboccare con decisione una delle due alternative concesse dal regolamento FIP. Nell'ipotesi più plausibile però Varese valuta De Vico come potenziale ottavo uomo, mentre Pesaro - una delle alternative più concrete per la 23enne ala di Biella che ha molti amatori in A - lo lancerebbe addirittura in quintetto base (ma la proposta ufficiale non sarà formalizzata prima della scelta del nuovo coach che dovrebbe essere annunciato nei prossimi giorni).
Dunque Varese guarda altrove, senza escludere un ritorno di fiamma con Giancarlo Ferrero: la proposta attualmente sul piatto per l'atleta del 1988 - che potrebbe tornare d'attualità sia come cambio dell'ala piccola che dell'ala forte - è un annuale con piccolo ritocco al rialzo rispetto al 2016-17. A oggi Varese è l'unica ad aver sottoposto una proposta scritta al mancino piemontese. Che non l'ha rifiutata, ma nel frattempo attende che si concretizzino eventuali alternative per ora solo "vagheggiate" in un mercato ancora in stato embrionale: una chance possibile è Avellino che lo considera come sesto esterno nell'ottica del doppio impegno campionato-Champions League. Nel frattempo il club biancorosso ha preso qualche informazione su Giampaolo Ricci, 27enne ala forte prodotto del vivaio Stella Azzurra Roma che nel 2016-17 ha giocato in A2 a Tortona (10,7 punti e 6,2 rimbalzi). Per ora però non ci sono evoluzioni concrete. Di certo la società di piazza Monte Grappa non ha fretta di stringere sul fronte degli italiani: eventuali firme in tempi rapidi si materializzeranno solo nel caso in cui - come accaduto per Stan Okoye - gli elementi valutati nel "sottobosco" dell' A2 accettino un ingaggio inferiore pur di giocarsi una chance in serie A.
Giuseppe Sciascia
simon89
Massimo Bulleri è pronto ad affrontare il primo giorno della sua nuova vita sportiva. Il nuovo assistant coach di Attilio Caja prepara la prima riunione dello staff tecnico della Pallacanestro Varese, in programma domani mattina assieme al coach pavese ed ai colleghi Matteo Jemoli e Raimondo Diamante, con la curiosità di chi si affaccia per la prima volta ad un mondo nuovo e comunque affascinante. «Dopo aver preparato per 30 anni la borsa da gioco devo prima di tutto capire quali sono i materiali indispensabili per l'attività da allenatore. E sarà strano imboccare la seconda porta di ingresso agli spogliatoi riservata ai coach anziché la prima per i giocatori.... In realtà il passaggio da giocatore ad allenatore nella stessa società è estremamente gratificante, emozionante e motivante: in 20 anni di carriera ricordo pochissime persone che hanno finito la carriera in pantaloni corti e hanno indossato subito quelli lunghi, tra loro ricordo il nostro attuale d.g. Claudio Coldebella a Milano. Mi ritengo estremamente fortunato per questa opportunità che mi ha offerto Varese: per me è un libro del tutto nuovo, scopriremo nel tempo se avrò capacità di scrivere solo qualche riga o delle pagine, di sicuro l'entusiasmo è alle stelle per scoprire un mestiere per me del tutto nuovo».
A differenza di tanti ex giocatori che hanno iniziato subito da capi allenatori, lei ha scelto di iniziare da apprendista di un tecnico esperto. «Mi affaccio a questa avventura con la massima umiltà: serviranno non due ma 22 orecchie e non due ma 222 occhi per assimilare il più possibile nel minor tempo possibile. Perché ho iniziato da assistente? È la cosa che reputo giusta per me, pur col massimo rispetto e ammirazione per chi è partito subito da capo allenatore, e la possibilità di imparare da un tecnico di estrema esperienza e grande affidabilità come Attilio Caja è stato uno stimolo in più».
Da nemico a idolo di Varese in pochi mesi, e ora si troverà ad allenare probabilmente qualche compagno del 2016-17... «Mi capita spesso di pensare a quella famosa mattina dell'agosto 2016 quando ricevetti la chiamata di Claudio Coldebella per venire ad allenarmi a Varese: sorrido ripensando all'accoglienza che avevo sempre ricevuto a Masnago e a questi 10 mesi bellissimi che si sono evoluti in una nuova possibilità lavorativa. Allenare gli ex compagni? Sarà sicuramente strano, ma è tra le piccole cose che potrò mettere a disposizione del coach vista la conoscenza diretta di ragazzi con i quali potrò dialogare direttamente».
Che tipo di obiettivo si prefigge nella sua carriera da allenatore? «Mi piacerebbe rivestire ad un ruolo importante nel settore senior, ma se per arrivarci mi capiterà di insegnare ai giovani lo farò volentieri. La realtà è che sono all'inizio di un percorso a tappe estremamente difficile: per raggiungere certi traguardi bisognerà vedere quanto lo desidero e quanti sacrifici sono disposto a fare, al di là delle capacità. Però sono estremamente contento di intraprendere il cammino con grande curiosità e voglia di iniziare».
C'è qualcuno dei suoi allenatori nella sua ultra-ventennale carriera da coach a cui si ispirerà? «Tutti i miei allenatori mi hanno lasciato qualcosa in maniera diversa e con tempi diversi; nei trascorsi da giocatore sicuramente Ettore Messina ha influito più di chiunque altro, ma non so ancora a chi voglio assomigliare. La cosa importante è riuscire ad assimilare il più possibile da Attilio Caja, capendo in che modo gli posso essere utile; da entrambe le parti c'è stima e rispetto, partiamo da questo rapporto esistente in vista delle considerazioni più pratiche nell'imparare il mestiere del coach».
Giuseppe Sciascia 
simon89
Altro importante incontro venerdì tra il presidente di Varese nel Cuore Alberto Castelli e l’imprenditore angerese Gianfranco Ponti, propedeutico all’entrata di quest’ultimo nelle fila dei proprietari della Pallacanestro Varese.
La strada di quello che passerà alle cronache come il più significativo cambiamento societario degli ultimi sette anni è lunga e ricca di necessari passaggi formali. Oggi il “campo” è ancora occupato da consulenti e commercialisti: sarà probabilmente luglio il mese della definitività dell’operazione. Il quadro in cui le parti si stanno muovendo è tuttavia già abbastanza chiaro, tanto da poter essere ipotizzato in alcuni dettagli. Ponti parteciperà alle quote societarie nella misura del 20%, tramite un aumento di capitale che verrà indetto da Piazza Monte Grappa. L’operazione serve a far sì che il contributo economico dell’imprenditore di Angera confluisca direttamente in società, in “azienda” come si suol dire, dotando così la Pallacanestro Varese di una base finanziaria più solida.
Contestualmente, o comunque in tempi successivamente brevi, Ponti entrerà a far parte anche del consiglio d’amministrazione della realtà biancorossa, dove avrà la delega al settore giovanile, partizione sulla quale si concentrerà la missione del nuovo socio e che ogni anno grava sui conti per una cifra vicina ai 200 mila euro. Da ultimo, ma di primaria importanza, “la road map” delle scadenze prevede che l’accordo tra Ponti e il cda del Consorzio, prima di essere ratificato, venga sottoposto all’assemblea di Varese nel Cuore, per cercarne la formale approvazione (abbastanza scontata, visto il mandato al “socio forte” dato dalla stessa nel marzo scorso): è possibile che il consesso dei piccoli proprietari venga indetto per la fine del mese di giugno, così da procedere poi al già citato aumento di capitale.
Come proseguirà il rapporto in un secondo momento è ora allo studio, sia negli aspetti economici che in quelli operativi. Di certo l’impegno di Gianfranco Ponti “a capo” del settore giovanile biancorosso non impedirà allo stesso di portare avanti l’avventura Ignis Varese 1960, un anno di vita alle spalle e l’intenzione di ingrandirsi, come dimostra la leva 2017 recentemente promossa. All’orizzonte, poi, c’è e prosegue il sentiero che porterà alla costruzione di una casa per la stessa Ignis, una struttura per il basket che manca da tempo immemore, alla città del basket.
Fabio Gandini
simon89
Certezze? L'unica disponibile al momento ha letteralmente aperto le porte del Tempio ai fedeli, dando il via ufficiale alla campagna abbonamenti 2017/2018 e alla relativa stagione. La precoce e inedita "raccolta del tifo", partita con addosso il profumo e le incognite di maggio, ha avuto in Attilio Caja una sorta di "front-man" d'eccezione, con il coach pavese disponibile e sorridente nell'accogliere la prima ventina di supporter allo scoccare delle 16 al PalA2A. Sono stati lui, la sua etica del lavoro e il credito accumulato con i fatti nei suoi sei mesi biancorossi (quattro in questa stagione e due nel 2015) le buone ragioni che hanno convinto ieri 159 persone a chiudere gli occhi e a dire "sì" a Varese sulla fiducia (il dato della prima giornata supera quello del luglio 2016: allora furono 124). Lui e quell'amore verso la causa che in taluni sgorga sempre senza bisogno di condizioni, colpi di mercato e prospettive: semplicemente c'è e non si riesce a tenerlo dentro.
Retorica? No. Basta chiedere a Edoardo Scola da Rozzano, fuori dall'ingresso del parterre fin dalle 9.30 del mattino, primo abbonato in assoluto per il secondo anno di fila: «Venire subito è davvero un gesto d'amore verso Varese e verso il basket - dichiara dopo aver sottoscritto la tessera di Galleria - Sono e sarò sempre orgogliosissimo di questi colori, anche se si dovesse ripartire da zero. E poi c'è Caja, che - come due stagioni fa -anche in quella appena trascorsa ha dimostrato di essere un allenatore su cui si può contare». Alla domanda su chi tra i "Resuscitabili" vorrebbe rivedere ancora con la canotta varesina, Edoardo risponde pronto: «Ferrero e Pelle. Il primo perché è un capitano tutto cuore, il secondo perché a mio parere ha avuto una crescita stratosferica dopo un inizio un po' difficile». Norvel il caraibico è la speranza anche di Claudio Colombo, secondo nella classifica della fede e al quinto anno consecutivo di abbonamento: «Speriamo non ce lo portino via - dice dopo le foto di rito - In realtà vorrei semplicemente rivedere un gruppo convincente come quella del girone di ritorno 2017, che grazie a Caja ha trovato una quadra. So, però, che non abbiamo un budget illimitato...». Al tavolo che ha i volti familiari degli "eterni" Raffaella Demattè e Luca Maffioli come biglietto da visita, si siede anche Michele Rossi da Morazzone, terzo come nel 2016: «Io vengo sempre il primo giorno - ci confessa - Perché è un atto di fede... E poi non rinuncerei per nulla al mondo alle partite al palazzetto nel fine settimana».
Michele è stato anche il primo a rinnovare la tessera de "Il Basket siamo Noi", usufruendo così degli sconti riservati a tutti coloro che confermeranno l'appartenenza al Trust o decideranno di iniziare a farvi parte. Per tutto il pomeriggio, dandosi il cambio, una delegazione dei soci fondatori della grande famiglia del BSN (il presidente Luca Villa, Paola Guarneri, Antonio Caputo, Renato Vagaggini e Umberto Argieri) ha tenuto vivo il banchetto dedicato proprio fuori dalla sala Gualco, mettendosi a disposizione di chiunque volesse aderire all'avventura (alla fine si sono registrati 32 abbonamenti alla Pali. Va tramite il Trust, con 11 rinnovi cartacei e 7 nuovi associati): «Io ho sempre creduto al Supporter Trust - afferma Rossi - tanto da essere stato il primo a entrare nell'associazione dopo i fondatori l'anno scorso. Spero che il numero dei soci possa crescere, in modo da dare un aiuto consistente alla società come avviene in Spagna tramite iniziative analoghe». Scrivevamo di fede, giusto? Beh che dire di quella di chi ieri si è abbonato pur "abitando" ancora in un pancione? Fosse per la futura mamma Paola Arosio, la prima "quota rosa" del 2017, nipote del mitico e intramontabile ex segretario Augusto Ossola, il nascituro avrebbe il suo posto sui seggiolini del Lino Oldrini fin dai primi vagiti: «Sono contenta che abbiano aperto la campagna abbonamenti ora - confida - perché a luglio sarò alle prese con la nascita di mio figlio e non sa- rei potuta venire. Chissà che a ottobre non riesca davvero a portarlo già al palazzetto...». La prima ora di abbonamenti scorre dunque così, tra due chiacchiere, qualche bella storia e i sorrisi di Attilio Caja. Ovvero la certezza di cui sopra che, a sua volta, di certezza ne ha un'altra: «È tanto che faccio questo lavoro e mai mi era capitato di vedere persone in fila al 25 di maggio per fare un abbonamento. Ritengo che questa sia l'ennesima prova di cosa rappresenti Varese nella pallacanestro italiana. Qui c'è gente che spende tempo e risorse per starci vicino: non dovremo mai scordarcelo». 
Fabio Gandini
simon89
Okoye come titolare nello spot di ala forte per attirare qualche big tra conferme e nuovi arrivi. La 26enne ala nigeriana è vicina all'accordo con la società di piazza Monte Grappa, decisa a scommettere sul suo ritorno da protagonista in A dopo due stagioni di "apprendistato" in A2 per favorire incastri tecnici ed economici tesi a provare a trattenere le "punte" del 2016-17. Ancora mancano le firme in calce al contratto "1+1" che il club biancorosso ha sottoposto all'atleta del 1991, ma il suo "no" ad una proposta ben più lucrativa da Udine (il club di A2 dove ha militato nella stagione appena conclusa) è stato colto da Varese come segnale positivo nell'ottica del desiderio di Okoye di mettersi in gioco per cogliere al volo la chance di tornare in serie A a scapito della questione economica. Il laureato del Virginia Military Institute è un giocatore che gode di grande considerazione da parte di Attilio Caja: il coach pavese si era interessato a lui già a febbraio durante la pausa per la Coppa Italia, ma Udine - in lotta per i playoff di A2 grazie ai 17,5 punti e 8,6 rimbalzi del nigeriano - aveva escluso la possibilità di liberarlo.
Ora l'idea è quella di affidargli i gradi da titolare nello spot di ala forte, dove prenderebbe il posto dell'ex compagno di due anni fa Kristjan Kangur: i progressi esponenziali nel tiro da fuori (40% su 5,3 tentativi ad Udine rispetto alle 12 triple totali tentate due anni fa a Varese) ne fanno un efficace uomo di raccordo nella squadra che il coach pavese vuole costruire sull'asse portante nei ruoli di play, ala piccola e centro. E una questione di filosofia tecnica, mutuando il concetto di atletismo ed aggressività che ha esaltato la stagione di Trento dopo l'arrivo di un altro "numero 4" potente e risicato come Dominique Sutton, ma anche di incastri economici. Alla metà esatta del costo di Dominique Archie, Varese vuole assicurarsi un giocatore con potenziale di crescita e già rodato nel "sistema-Caja", allocando una quantità limitata di risorse per provare a convincere a rimanere in biancorosso i vari pezzi pregiati del 2016-17.
A partire da Christian Eyenga, che sta inseguendo il sogno di conquistarsi il posto in Eurolega a Malaga (stasera gara-2 dei play off con l'Unicaja), ma che tiene ancora aperte le porte per la permanenza a Varese a meno di proposte irrinunciabili sul piano tecnico o economico. E poi c'è sempre O.D. Anosike, con il quale prosegue il dialogo per provare a convincerlo a restare in biancorosso anche per il 2017-18. Sia nel primo caso che nel secondo - ma in ultima istanza anche per Eric Maynor, che però non sarà raggiungibile prima di fine luglio - la società di piazza Monte Grappa non ha gettato la spugna; anzi l'operazione Okoye significa che Varese ci crede. Chi invece sembra sempre più lontano è Giancarlo Ferrerò: il leggero ritocco al rialzo alla proposta annuale della società non avrebbe convinto il mancino di Bra. Ma con un numero 4 sotto i due metri come Okoye, la necessità tecnica sarebbe quella di un cambio italiano di maggior stazza rispetto all'atleta del 1988.
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