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VareseFansBasketNews


  • Stefano Sartori
    Torna alla vittoria, dopo due sconfitte esterne, l'Openjobmetis di Attilio Caja, grazie ad una grande prestazione difensiva (specialmente nei primi due quarti), espressa contro Avellino. Varese, trasforma così il PALA2A nel proprio fortino, che ha visto cadere squadre del calibro di Milano, Brescia e, appunto, la stessa Sidigas.
    Pronti via e Okoye fa subito la voce grossa, mettendo a referto i primi dieci punti dal campo di Varese. Avellino inizialmente tiene botta, grazie alle bombe di Filloy e Rich, ma poi soffre sia l'organizzazione difensiva dei biancorossi, che concedono solo 14 punti agli Irpini nel primo quarto, sia la grandissima percentuale da 3 punti dei padroni di casa, che vanno a segno anche con Tambone due volte e con Vene. Da ciò ne scaturisce un inaspettato 26-14 al termine dei primi 10'.
    Il secondo quarto sembra iniziare con lo stesso copione con la squadra di Caja che tocca anche il +18 (40-22 al 16'), anche se, in seguito al primo timeout di coach Sacripanti, i biancoverdi prima chiudono il parziale aperto di 12-0 in favore di Varese, e poi, trascinati da un ispirato Rich, riescono a diminuire il passivo con un contro parziale da 0-8. Il timeout per Caja è d'obbligo, e serve a far risvegliare i suoi, che dopo un grande lavoro nei primi 15', hanno leggermente mollato la presa; in particolare è Larson a siglare un buon canestro che ridà fiducia all'ambiente. Nota dolente, il terzo fallo di Cain, autore di una meravigliosa difesa su Fesenko, che non riesce a segnare dal campo fino al 22'. Il 44-33 con cui si va all'intervallo sembra quasi andare stretto per quanto fatto vedere in campo a Ferrero e compagni, tra cui spicca ancora Okoye (15 punti al 20').
    Il terzo quarto comincia con la scesa in cattedra del solito Rich e di Dezmine Wells, che fino a quel momento non era stato nel vivo del match, che portano Avellino addirittura sul meno 3 al 24' (51-48) con una Varese in grande difficoltà soprattutto dal punto di vista difensivo. Da notare la scelta tattica di Sacripanti, che decide di non schierare il centone Fesenko, facendo giocare così Leunen nel ruolo dell'ucraino. Scelta azzeccata, dato che costringe Caja al minuto di sospensione. Al ritorno sul parquet le forze dei lombardi sembrano rinvigorite. Infatti, prima grazie ad un mini-parziale di 4-0, firmato Vene e Larson fanno chiamare un timeout agli ospiti, e poi mantengono il risultato sul +8 (65-57 al 30').
    Ma i Lupi non si scompongono, riducono lo svantaggio ed addirittura impattano la partita al 33' sul 67-67 per merito di due triple di Fitipaldo, di un gran canestro di Rich, e di una difesa granitica che concede solamente due punti in quattro minuti. I viaggianti, inoltre, hanno l'ardore di mettere il naso avanti con l'ennesimo canestro di Rich che vale il +2. La scossa per Varese arriva dal provvidenziale minuto chiesto dalla panchina biancorossa. Difatti, Wells pareggia allo scadere dei 24" e Larson, con un crossover da capogiro su Leunen, si crea lo spazio per mandare a bersaglio la tripla del +3 a 5 minuti dalla fine. L'ex Cantù non ci sta e riporta i suoi a contatto, ma Okoye, MVP della partita, ha altre idee e lo dimostra con una tripla tirata fuori dal cilindro, che scava il solco decisivo e che fa esplodere i 4417 presenti. Il pallino del gioco, a fine partita passa ad Avramovic, che, con la sua immancabile voglia, lotta, ruba palle e conquista 2 punti fondamentali, nonostante il canestro e fallo dell'infinito Rich, migliore tra le fila ospiti. I falli sistematici sanciscono il definitivo 82-75 che permette a Varese di sognare i playoff. Sarà la volta buona?
     Sebastiano Carraro, Stefano Sartori
     
     
     
     
     
     

  • simon89
    L'Openjobmetis si affida al fattore PalA2A per ritrovare il sapore della vittoria. La truppa di Attilio Caja torna a giocare davanti al suo pubblico dopo 5 settimane, ricevendo la terza forza Avellino (palla a due alle 17) in una sfida ricca di spunti interessanti. Tra la lunga pausa per Coppa Italia e Nazionali e il doppio viaggio concluso a mani vuote a Pistoia e Trento, Masnago non ha più potuto vedere all'opera i biancorossi dalla magica serata dell' 11 febbraio chiusa col perentorio più 28 contro Brescia.
    Il desiderio di rivedere all'opera la squadra di 'Artiglio", è evidenziata dai 4mila posti già occupati in tribuna ancor prima dell'apertura dei botteghini: i tifosi sognano un'altra impresa casalinga contro una big dopo aver già visto crollare Milano e la Germani sotto i colpi di una Varese arrembante grazie alla spinta del pubblico. Il ritorno di Giancarlo Ferrerò, assenza determinante nell'accorciare le rotazioni nelle ultime due trasferte, sarà una carta importante in più da giocare per il tecnico pavese in una sfida che nell'immaginario dei supporters potrà far rivivere altre emozioni forti.
    Il sogno playoff scaturito grazie al poker di vittorie che ha inaugurato il girone di ritorno è stato soffocato dal ritorno alla realtà delle ultime due sconfitte, fighe anche del "trapianto" ancora parziale degli ultimi arrivati Larson e Delas sull'oliato telaio del collettivo biancorosso. Ma il pubblico del PalA2A sogna comunque una Varese da corsa e da battaglia fino al termine della stagione, a prescindere dagli obiettivi di classifica che comunque sono ancora ben fissati nella testa della compagine di Caja. Aggiungere un altro scalpo nobile come quello della Sidigas, reduce dalla sudata vittoria di mercoledì in Bielorussia e alla vigilia della partenza per la Lituania per i quarti di FIBA Europe Cup di mercoledì sul campo di Utena, significherebbe un altro passo lungo e ben disteso verso la fatidica quota 22 fissata come determinante per garantirsi la salvezza, togliendo pathos al match casalingo che fra due settimane vedrà comparire a Masnago il fanalino di coda Pesaro.
    Di sicuro il match di stasera andrà vinto principalmente in difesa, come indicato in sede di presentazione da parte di Attilio Caja impostando una partita a punteggio basso. La Sidigas guida infatti la classifica della precisione sia da 2 che da 3 punti (rispettivamente 57% e 40%) sulla scorta di un roster che nella sua versione completa sembra in grado di farne una delle più credibili antagoniste di Milano nella lotta per lo scudetto. Al momento però gli irpini sono ancora alle prese con l'emergenza nel reparto centri: dei tre uomini d'area a disposizione di Pino Sacripanti, il mastodontico Fesenko è acciaccato, il suo alter ego Ndiaye è out fino a Pasqua e il rientrante Shane Lawal non può certo essere al 100 per cento dopo 20 mesi di stop. La priorità di Varese sarà quella di tenere a stecchetto il capocannoniere Jason Rich (19,6 punti col 40% da 3 per l'ex allievo di Caja a Cremona) e in generale di togliere fluidità alla circolazione di palla irpina con la sua aggressività. Il PalA2A ha voglia di impresa, e Ferrerò e compagni bramano l'abbraccio del pubblico: se squadra e tifosi sapranno esaltarsi a vicenda, abbattere i campioni d'inverno non sarà impresa impossibile.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Giancarlo Ferrero non vede l’ora di tornare in campo dopo lo stop forzato a causa dell’infortunio alla caviglia destra riportato durante la pausa per Coppa Italia e Nazionali. Il capitano biancorosso vede finalmente la luce in fondo al tunnel dopo le assenze contro Pistoia e Trento. «Stare fuori è stato bruttissimo, ma finalmente è finita: la settimana scorsa avevo fatto qualcosina ma la caviglia era ancora un po’ gonfia e per Trento non ero arruolabile. Ora la penitenza si è conclusa: sto riuscendo ad allenarmi con gli altri e sarò pronto per domenica. Tengo a ringraziare i dottori, i fisioterapisti e il preparatore Marco Armenise per l’aiuto e la disponibilità che mi hanno dimostrato in questo periodo».
    La sua assenza è risultata fatale nelle ultime due trasferte.
    «Ma alla fine erano due partite difficili contro squadre che in casa danno il meglio; Pistoia è un ambiente caldissimo mentre Trento è in ottima forma come dimostrano le 4 vittorie consecutive. Mi sarebbe piaciuto dare un contributo, non è stato possibile ma non sono comunque state partite negative, anzi in diversi sprazzi ci siamo espressi a buon livello e siamo sempre stati attaccati».
    Domenica torna Ferrero, ma soprattutto torna il fattore campo del PalA2A a ben 5 settimane dal trionfo contro Brescia: quanto è mancata la spinta dei tifosi?
    «Il PalA2A ci è mancato tantissimo e non vediamo l’ora di ritrovare la sua atmosfera. Quando il palazzo è caldo e pieno ci divertiamo noi in campo e si diverte la gente in tribuna; cinque settimane di digiuno state lunghe, io poi avrò ancora più adrenalina con la voglia di rientrare. Si è creato un clima positivo con la squadra che gasa il pubblico e viceversa; la “Ola” che ho visto contro Brescia mi è rimasta impressa, l’avevo vista solo una volta in tre anni a Varese e mi dà ancora grande carica».
    Varese lavora da lunedì per preparare l’impegno, la Sidigas ha giocato ieri a Minsk una dura battaglia in FIBA Cup: può essere un vantaggio?
    «Concentriamoci su noi stessi pensando a giocare con il coltello tra i denti: se scendiamo in campo con la giusta fame ed aggressività sia in attacco che in difesa possiamo dire la nostra contro chiunque. Pensare ad una Avellino stanca per la coppa sarebbe presuntuoso; dedichiamoci alla necessità di mettere in campo le nostre energie. Vincere in casa dà una goduria particolare e ci darebbe energia per le ultime 8 partite; di certo non siamo appagati perché non c’è motivo per esserlo, il campionato è aperto in tutte le direzioni e vogliamo dare il massimo fino alla fine».
    Intanto la conferma di Attilio Caja è stato un segnale evidente che l’identità attuale basata su intensità ed aggressività resterà tale anche nelle prossime due stagioni.
    «Il messaggio è stato chiaro: ogni società attraversa periodi storici diversi, il marchio di fabbrica attuale della Pallacanestro Varese è basato su energia e voglia di lottare. Qui quando dai tutto sul campo la gente ti applaude anche se non vinci; personalmente sento mio questo tipo di identità, la risposta del pubblico e l’attaccamento che ha mostrato nei confronti della squadra indica che i tifosi hanno capito la situazione ed apprezzano il nostro stile di gioco».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Stan Okoye suona la carica in vista del ritorno al PalA2A contro Avellino per voltare pagina dopo l'esito negativo delle ultime due trasferte. L'attuale MVP della stagione torna sulla sconfitta di sabato a Trento individuando nel "fuorigiri" offensivo del secondo quarto la causa prima del risultato: «Difficile vincere fuori casa quando le percentuali di tiro non ti aiutano. Noi ci siamo espressi bene per 30 minuti - aggiunge -, ma quel secondo quarto senza segnare da 2 punti è stato fatale: Trento ha sfruttato bene i nostri errori punendoli con triple difficili in transizione. Poi abbiamo provato a reagire, ma la loro esperienza ci ha impedito di recuperare tutto il divario accumulato anche se abbiamo vinto il terzo quarto e pareggiato il quarto».
    Finalmente domenica si torna al PalA2A: cinque settimane dopo aver travolto Brescia vi aspetta un'altra sfida contro una big come Avellino... «I tifosi ci hanno sempre dato grande energia con la loro carica - spiega - in casa abbiamo ottenuto vittorie importanti e giocato partite di grande valore. Non giochiamo davanti a loro da troppo tempo e non vediamo l'ora di ritrovare la loro spinta, confidando che ci seguiranno numerosi e calorosi come sempre. Impariamo dagli errori commessi sabato e prepariamoci al meglio per la sfida contro Avellino».
    Anche al PalaTrento però Varese non si è data per vinta ed ha lottato per 40 minuti, il carattere è il punto di forza del gruppo? «Si tratta della nostra qualità principale: anche sotto di 16 punti non abbiamo mollato - aggiunge - siamo tornati a fare le nostre cose e siamo riusciti a riaorire la partita. In trasferta ci è capitato spesso di accusare momenti di difficoltà, ma la storia di questa squadra dimostra che non siamo mai disposti ad arrenderci e combattiamo fino all'ultimo. Il concetto di fondo resta basato sulla capacità di imporre il più possibile la nostra identità».
    Quanto ha pesato la pausa per la Coppa Italia nelle ultime due sconfitte? «Il nostro sistema è rodato, lo portiamo avanti fin dal precampionato cercando di farlo fruttare contro qualsiasi avversario. Non siamo appagati per le 4 vittorie ottenute prima della Coppa Italia: anche a Pistoia e Trento abbiamo avuto sprazzi nei quali il nostro basket ha funzionato bene. Però dobbiamo essere più lucidi: ogni volta che siamo indisciplinati gli avversari ci puniscono. La realtà è che le tre settimane di stop hanno frenato il flusso positivo che stavamo attraversando; riposare a volte fa bene ma per noi è stato negativo. Dobbiamo tornare a fare meglio e più a lungo le nostre cose per chiudere subito la striscia negativa».
    Le ultime prove balistiche a Pistoia e Trento l'hanno portata a sfiorare il 40% da 3 su oltre 5 tentativi a partita: cosa è cambiato rispetto a 3 anni fa quando chiuse con 4/12 nell'intera stagione? «Ho sempre creduto nelle mie qualità dal perimetro, ma quest'anno sicuramente ho guadagnato molta fiducia in questa soluzione che nel mio primo anno a Varese sceglievo con molta meno frequenza. Lavoro molto in allenamento sul mio tiro; in partita le soluzioni sono le stesse che prendo durante la settimana, la squadra mi cerca spesso e io provo a ripagare questa fiducia».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis segna ancora il passo lontano dal PalA2A. Secondo assalto esterno a vuoto per la truppa di Attilio Caja: dopo Pistoia anche Trento mette alle corde una Varese ancora priva di capitan Ferrero (solo due scampoli nel secondo quarto prima del forfait imposto dal dolore perdurante alla caviglia destra ammaccata). Tra l'infortunio del capitano e il cambio Delas-Pelle ancora da metabolizzare, evidente l'impatto negativo della lunga pausa per Coppa Italia e Nazionali sul rendimento della compagine biancorossa. Che ha girato a vuoto per 15 lunghi minuti dopo un avvio tutto sommato promettente, pagando a caro prezzo i 37 punti concessi tra il secondo e la prima metà del terzo quarto ad un'avversaria in gran forma come la Dolomiti Energia (vittoria consecutiva numero 4 per la formazione di Buscaglia pur senza il play titolare Gutierrez).
    Fatale il passaggio a vuoto di un secondo quarto senza pericolosità interna con 10 errori su altrettanti tiri da 2 punti in una gara nella quale invece l'attacco di Varese ha fatturato col 62%, 53% e 60% nelle altre tre frazioni. La chiave di lettura del primo tempo dai due volti sta tutta nel duello a rimbalzo: Varese comanda nel primo quarto (5-10) e amministra il match su ritmi cadenzati, raccogliendo comunque meno di quanto prodotto con troppi tiri aperti sul ferro per un "misero" più 3 a dispetto del 62% contro 33% nelle percentuali dal campo. Poi Trento sfrutta l'atipicità dei suoi quintetti senza ruoli definiti ma con un eguale tasso atletico: decisivo il 15 -8 a rimbalzo del secondo quarto e la qualità elevata delle conclusioni prese dagli arcieri locali contro gli affanni varesini senza più le soluzioni interne di Cain.
    Nel complesso Varese ha alzato l'asticella della qualità del gioco rispetto a Pistoia, trovando conferme da un Okoye ormai terminale principe grazie ad un'affidabilità perimetrale costante. E anche stavolta i biancorossi hanno ribadito la forza mentale di una squadra capace di non arrendersi mai, anche quando Trento aveva sparato a raffica dall'arco con i duttili Gomes e Silins per arrivare a più 16 a metà del terzo quarto. Quando Avramovic e Wells hanno preso per mano la squadra sul perimetro, innescando un Vene pungente nei 15' finali, Varese ha ricucito due volte sulla base del suo sistema corale che ha trovato soluzioni alternative al solo Okoye. Alla fine però l'Aquila ha pescato maggior qualità dalla panchina (36 punti contro i 17 del secondo quintetto ospite) con il pungente Franke a piazzare stilettate velenose.
    Sconfitta complessivamente "onesta" sul campo di una squadra superiore a Pistoia che ribadisce alcuni concetti chiave in vista delle ultime 9 partite della regular season. Prima di tutto, i playoff sono una chimera: per rincorrere i primi 8 posti serve una qualità diffusa che l'attuale Varese - con Larson e Delas fuori fase e il collante Ferrero ancora ai box - non è in grado di esprimere con la sufficiente continuità nel corso dei mesi. In seconda istanza, l'OJM è troppo solida-per spessore caratteriale e volume di gioco corale - per farsi risucchiare nuovamente dalla bagarre salvezza. E dopo un mese esatto di digiuno (ultimo hurrà l' 11 febbraio contro Brescia) utilizzerà i prossimi 7 giorni per andare all'assalto della quotata Avellino, che arriverà al PalA2A reduce dalla battaglia europea di mercoledì a Minsk. Riscatto obbligato? Di sicuro la volontà è quella di voltare subito pagina...
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    L’Openjobmetis prova a sfatare il tabù esterno sul campo della Dolomiti Energia. A Trento (ore 20.30, diretta Eurosport2) la formazione di Attilio Caja farà visita alla lanciata Aquila per cercare di violare l’unico parquet sul quale non ha mai vinto tra i 15 dell’attuale serie A. Missione complicata per i biancorossi contro un’avversaria in serie positiva da 3 turni con due imprese di prestigio pre e post Coppa Italia (vittorie esterne a Brescia e Reggio Emilia) a dimostrare la svolta dopo i travagli iniziali legati al doppio impegno tra campionato ed Eurocup.
    Varese recupererà capitan Giancarlo Ferrero, assente domenica scorsa a Pistoia in una partita povera di qualità balistica a dispetto della consueta applicazione: il ritorno dell’ala mancina permetterà al coach pavese di avere a disposizione tutti gli effettivi in vista di un match oltremodo impegnativo anche a livello fisico. «Trento è una squadra che gioca con grande energia, aggredendo le linee di passaggio per correre in campo aperto – avverte “Artiglio” - Dovremo essere molto attenti nell’eseguire gli schemi e sulla loro grande intensità che mettono a rimbalzo in attacco. Sarà fondamentale occupare l’area e non concedere canestri facili ad una squadra che può schierare tanti tiratori pericolosi».
    Di sicuro non ci si deve aspettare un replay della partita di andata, quando Varese schiacciò Trento con un avvio al fulmicotone, imponendosi con un oceanico 93-66 in una gara a senso unico. Rispetto all’andata la Dolomiti Energia ha riabbracciato Dustin Hogue, il piccolo ma potente centro che lo scorso anno fu uno dei protagonisti verso la finale scudetto conquistata sorprendendo la superfavorita Milano. La coppia Hogue-Sutton garantisce alla squadra di Maurizio Buscaglia un importante coefficiente atletico che i biancorossi dovranno limitare anche senza più Norvel Pelle, che nella gara del PalA2A fu un fattore chiave per i padroni di casa. Dunque l’Openjobmetis proverà a dimostrare la sua competitività anche contro una squadra in piena rimonta playoff che non può più permettersi passi falsi al PalaTrento (4 sconfitte finora): «La Dolomiti Energia ci ha abituato già lo scorso anno ad una partenza incerta alla quale ha fatto seguito un girone di ritorno di altissimo livello; sono una squadra, dovremo giocare una partita molto accorta» è la ricetta indicata da Caja.
    I padroni di casa saranno ancora senza il play messicano Gutierrez; spazio in regia alla bandiera Forray e ruolo da protagonista sul perimetro per il neoazzurro Flaccadori, mentre è recuperata l’esperta ala portoghese Beto Gomes dopo il lieve infortunio al ginocchio di sabato scorso a Reggio Emilia. «Servirà una gara attenta, pareggiando la loro energia e fisicità con una difesa di squadra, mentre in attacco dovremo muovere bene la palla»: così Attilio Caja detta la hnea alla squadra, chiedendo una prestazione più di cervello che di gambe per respingere il prevedibile arrembaggio dei padroni di casa. 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Tre certezze italiane, due (auspicabili) certezze straniere, e 10 partite per riflettere sulle altre posizioni della Varese che verrà. Ultimo terzo di stagione 2017-18 utile anche per calibrare le scelte future nell'ottica della continuità fortemente voluta dalla "troika" Tota Bulgheroni, Claudio Coldebella e Attilio Caja. Regole e contratti alla mano, le posizioni più solide sono quelle dei tre italiani Giancarlo Ferrero, Matteo Tambone e Nicola Natali. Il capitano ha ulteriormente ribadito il suo valore da "mezzo titolare" (8,5 punti col 37% da 3 in 22,7 minuti) e la sua etica del lavoro ne fa un perfetto "leader by example". Il play romano, in forte ascesa per personalità e rendimento negli ultimi due mesi, è sin d'ora una scommessa vinta (5,1 punti e 1,6 assist in 16,2 minuti), mentre l'ala toscana dà garanzie in termini di affidabilità nel lavoro quotidiano.
    Sul fronte estero invece sono Stan Okoye e Tyler Cain i due elementi in cima alla lista dei rinnovi da discutere: l'ala nigeriana è stato finora l'MVP stagionale non solo nel rapporto aspettative-rendimento (14,6 punti e 8,2 rimbalzi col 38% da 3), la nuova regola senza più vincoli di passaporto sugli stranieri rende meno appetibile il suo status da Cotonou anche se per trattenerlo sarà necessario un adeguamento salariale (quest' anno era il meno pagato dei 7 stranieri). L'apporto del pivot del Minnesota va oltre statistiche comunque sostanziose (8,6 punti più 9,1 rimbalzi, 1,2 assist e 0.7 stoppate col 66% da 2) trattandosi del leader del sistema difensivo biancorosso e spesso e volentieri il regista occulto dell'attacco.
    E gli altri elementi del roster attuale? Qualsiasi scelta ulteriore passa dalle strategie di costruzione del roster tra 5+5 e 6+6: per adottare la prima formula che permette l'accesso al premio italiani non si potrà prescindere dall'aggiunta di un lungo "nostrano", nel secondo basterebbe un'altra scommessa italiana dalla panchina ma con l'aggravio di 40mila euro di luxury tax per il sesto straniero. Sulla base dello zoccolo duro di cui sopra e al netto della necessità di esplorare con attenzione lo spessore degli ultimi arrivati Vene e Delas, l'ideale sarebbe aggiungere qualità e soprattutto continuità sul perimetro. Cosa che finora nessuno tra Wells, Avramovic e Larson - tutti e tre con escape a fine stagione - ha saputo garantire. Eccessivo lo spread tra i 4-5 picchi di valore e le (troppe) prove in- colori per l'ex Giessen, mentre per guadagnarsi i galloni da titolale nello spot di guardia il mancino serbo dovrà stabilizzare il rendimento tra casa e trasferta (12,1 punti col 33% da 3 al PalA2A; 6.9 col 16% dall'arco in trasferta). E l'esterno prelevato da Liegi dovrà dimostrale il suo valore anche al cambio di un campionato più fisico come quello italiano (3.6 assist ma 6.4 punti col 28% da 2 contro i 18.1 col 55% del Belgio). Molto dipenderà però dalle risorse a disposizione: la Varese 2018-19 potrà permettersi uno o due investimenti da 150mila dollari in su per andare all'assalto del Tyrus McGee di turno, tanto per citare il nome di una guardia dal fatturato offensivo garantito?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L’Openjobmetis sbatte contro il ferro del PalaCarrara e chiude a quota 4 la sua serie positiva del girone di ritorno. La truppa di Attilio Caja paga la ruggine accumulata nella lunga pausa per Coppa Italia e Nazionali, segnando il passo contro una The Flexx affamata di punti salvezza.
    La sfida tra due squadre simili per volume a rimbalzo (match sostanzialmente pari tra le due regine della specialità) e propensione difensiva è risolta dalle prodezze individuali di Tyus McGee: l’ex campione d’Italia con Venezia, assente all’andata per un infortunio al polso sinistro, respinge la rimonta di Varese con una magia insensata ma vincente da oltre 8 metri. La corsa biancorossa si ferma per via delle modeste percentuali dal perimetro (25% da 3 contro l’11/24 del secondo tempo dei padroni di casa): non basta un super Okoye (9/18 al tiro, 10 rimbalzi e 4 assist) per nascondere le molte insufficienze (Wells e Vene su tutti) e l’esordio decisamente opaco dell’ultimo arrivato Delas.
    Sicuramente è mancato l’apporto di capitan Ferrero, specialmente in una serata così povera di qualità dalle sue alternative (1/9 in due per Vene e Natali), così come solo nel secondo tempo il volume di gioco prodotto dalle guardie è stato accettabile dopo gli 11 punti totali con 4/15 dal campo dei primi 20’ del poker di esterni di Attilio Caja. Sicuramente non si è vista una bella Varese, soprattutto nel primo tempo dove i tanti errori banali da distanza ravvicinata (40% da 2 nonostante i reiterati tentativi di sfruttare i mis-match dentro l’area) hanno impedito agli ospiti di raccogliere i frutti di una difesa attenta sul perimetro. Altrettanto sicuramente non si è vista una Varese paga delle quattro vittorie consecutive contro le big: la difesa biancorossa è stata all’altezza della situazione, venendo punita prevalentemente in transizione dalle triple di Gaspardo e Moore. E anche stavolta la compagine di Caja non si è mai arresa nonostante un paio di brutte imbarcate (55-48 al 30’ e 64-55 al 36’), rientrando due volte in partita ma venendo due volte respinta dalle triple realizzate dai padroni di casa (a segno due volte allo scadere dei 24 secondi con gli ex Diawara e Mian). Si è però tornati ad un copione classico delle trasferte dei primi due mesi di stagione: buona costruzione della manovra non convertita dall’arco con percentuali troppo basse anche su tiri aperti che hanno impedito a Varese di raccogliere i frutti del volume di gioco prodotto. Va anche detto che la produzione alterna delle guardie ha costretto Caja a ruotarle freneticamente in cerca di continuità giunta solo dopo 25’ da Tambone prima, da Avramovic poi e da Larson nel finale.
    Insomma una prestazione di tutt’altro spessore rispetto alle imprese precedenti alla pausa; ma di fronte c’era ovviamente un’avversaria affamata di punti e capace di pareggiare l’aggressività messa in campo da Cain e compagni, che invece avevano spesso e volentieri sorpreso squadre più quotate con un approccio mentale graffiante. Le contemporanee sconfitte di Capo d’Orlando e Pesaro (che domenica saranno opposte in un vero e proprio spareggio salvezza) non mutano le distanze rassicuranti dalla zona retrocessione; ora serve recuperare capitan Ferrero e provare a tirare a lucido Delas in vista della trasferta di Trento (squadra di rango ma con due assenze pesanti nell’anticipo di sabato), sarà un test probante per capire quanta fame di gloria ha ancora Varese.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il collegio permanente di arbitrato e conciliazione della Lega Basket, al quale si era rivolto l’ex coach biancorosso per far valere il terzo anno di contratto stipulato nel 2015, ha respinto l’istanza del tecnico di Arezzo, che aveva richiesto l’intero stipendio della stagione 2017-18 (100mila euro netti più contribuiti, il costo-azienda complessivo si aggirava attorno ai 180mila lordi).
    La richiesta di Moretti era basata su un ritardo nel versamento della clausola rescissoria da 25mila euro prevista nell’accordo che prevedeva due stagioni garantite con opzione sulla terza con facoltà di recesso a pagamento per entrambe le parti. La questione verteva principalmente sulle righe piccole del contratto: attraverso la tesi difensiva affidata agli avvocati Enrico Cassì e Gian Paolo Valcavi, Varese ha sostenuto la chiara volontà di esercitare la escape, comunicata formalmente entro 15 giorni dal termine del campionato 2016-17. E giustificando il pagamento oltre il termine fissato per il 10 luglio a causa della mancata comunicazione dell’importo preciso (comprensivo anche dell’ultimo stipendio della stagione passata) dopo una contestazione sul netto della mensilità di maggio.
    L’istanza di Moretti faceva invece leva proprio sui 12 giorni di ritardo con i quali la società di piazza Monte Grappa lo ha liquidato; nella tesi sostenuta dai legali del coach di Arezzo il pagamento fuori termine avrebbe reso nulla la clausola rescissoria. Da qui la richiesta del reintegro nel ruolo di capo allenatore secondo quanto previsto dal contratto, e nel momento in cui Varese rigettò ovviamente la sua richiesta lo scorso autunno, il conseguente ricorso all’arbitrato previsto dalla legislazione sportiva a fine novembre 2017.
    Dopo due sedute a gennaio e febbraio con l’audizione delle parti in causa, i tre arbitri (la Pall.Varese aveva nominato l’avvocato Mattia Grassani) hanno emesso ieri il loro verdetto: risultato favorevole al club di piazza Monte Grappa.
    Dunque il caso è chiuso, senza possibilità di ulteriori appelli non previsti dall’arbitrato sportivo: la società biancorossa ha rispettato i termini pattuiti dal contratto con Moretti, al quale nulla è più dovuto, esaurendo il rapporto con il versamento effettuato il 22 luglio 2017.
    Un bel sospiro di sollievo per la dirigenza varesina: se da un lato le pretese dell’ex coach biancorosso parevano basate su motivazioni apparentemente labili, dall’altro aver definitivamente scongiurato il rischio - sia pur limitato - di far gravare 180mila euro extra sul bilancio della stagione corrente è una notizia indiscutibilmente positiva. La bocciatura dell’istanza di Moretti fa seguito a quella di due anni fa presentata dall’ex d.s. biancorosso Simone Giofrè, che si rivolse ad un giudice del lavoro - seguendo dunque un iter civilistico anziché sportivo - per far valere l’ultima annualità del contratto triennale stipulato nel 2013: anche in quel caso la richiesta fu rigettata.
    Giuseppe Sciascia

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