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simon89
La Pallacanestro Varese ha annunciato l'acquisto di Tyler Cain, pivot statunitense nelle ultime tre stagioni in Pro A francese. Cain, che ha firmato un annuale, sarà il centro titolare della nuova Openjobmetis, presumibilmente in coppia con Norvel Pelle. Adesso al puzzle biancorosso 2017/2018 manca solo l'ala piccola titolare. Di seguito il comunicato della società:
La Pallacanestro Openjobmetis Varese comunica di aver raggiunto un accordo con il giocatore Tyler Cain. Centro americano classe 1988, Cain ha firmato un contratto di un anno che lo legherà al club biancorosso fino al termine della stagione sportiva 2017/18. Giocatore completo ed efficace su entrambi i lati del campo, Cain è capace di far valere la propria fisicità sotto canestro ed è abile a trovare spazi per sé e per i suoi compagni grazie anche a notevoli doti da passatore.
La Scheda:
Data di nascita: 30 giugno 1988
Luogo di nascita: Rochester (Minnesota, USA)
Altezza: 203 cm
Ruolo: centro
Carriera
Prodotto dell’università di South Dakota (nel suo ultimo anno con i Coyotes totalizza 14.7 punti e 10.4 rimbalzi di media), Cain comincia subito la sua carriera in Europa accasandosi in Lettonia, al VEF Riga, dove contribuisce alla vittoria di due campionati e dove accumula una discreta esperienza in campo internazionale grazie alla vetrina offerta dall’EuroCup. Nel 2012-2013 si trasferisce ai Barons di Riga dove totalizza 15.8 punti e 10.6 rimbalzi ben figurando anche nella Lega Baltica aggiudicandosi la palma di miglior rimbalzista (11.2 ad allacciata di scarpe) e mettendo a referto 13.3 punti. L’anno successivo approda in Italia, a Forlì, dove si impone come uno dei migliori giocatori dell’allora DNA Gold grazie a 17 punti ed 11 rimbalzi per un totale di 25 di valutazione media. Dalla stagione 2014-2015 gioca nella massima serie francese dove ha vestito le maglie del Pau Orthez, Digione e, infine, Chalons-Reims dove ha chiuso l’anno con quasi 10 punti e 7 rimbalzi a partita.
Ecco le dichiarazione di coach Attilio Caja sulla firma di Tyler Cain:
«Diamo un caloroso benvenuto a Tyler Cain, un giocatore che interpreta benissimo il concetto di uomo squadra. Oltre a creare tanto per sé stesso sfruttando la grande tecnica di cui dispone, Cain, infatti, è anche capace di mettere i propri compagni nelle migliori condizioni per far bene grazie ad una straordinaria capacità di lettura del gioco. Questa sua doppia dimensione gli permette di ricoprire anche il ruolo di ala grande».
simon89
Varese e Christian Eyenga sono due innamorati timidi che si studiano a bordo della pista da ballo senza che nessuno faccia il primo passo. Situazione ancora "cristallizzata" sulla possibilità che l'ala congolese completi il roster della stagione 2017-18. A oggi Varese non è in grado di migliorare la sua offerta economica - analoga a quella del 2016-17 - senza però avere più la vetrina europea da proporre ad "Air Congo". Che però ad oggi non ha ricevuto proposte alternative - né dall'Italia né dall'estero - a quella del club di piazza Monte Grappa. La società resta ferma sulle sue posizioni, confidando che il piatto continui a piangere e che nel giro di una decina di giorni Eyenga si convinca che Varese è la miglior soluzione possibile per lui, e che un altro anno con Attilio Caja può rilanciarlo definitivamente dopo gli alti e bassi e i numerosi cambi di squadra della prima parte della sua carriera.
Nel frattempo però l'ala confida a sua volta che chi non lo ha considerato finora possa cambiare idea e proporgli un accordo più remunerativo e visibilità internazionale. D'altra parte però le squadre che offrono soldi e vetrina in Europa sono in avanzato stato di costruzione del roster: sarebbe sorprendente - ma non impossibile - che da qui a fine luglio Eyenga torni ad essere un nome "gettonato" altrove dopo oltre un mese di silenzio. Nel frattempo Varese si guarda intorno in cerca di alternative: un po' per necessità, dovendo farsi trovare pronti se l'ex Sassari e Torino prenderà altre vie, un po' per curiosità, nel verificare se il mercato - principalmente degli europei, meno quello dei Cotonou - offra soluzioni tecnicamente diverse e per questo in grado di dare alternative al puzzle in costruzione. In ogni caso, a sperare in un esito positivo della trattativa sono in tanti a partire da Attilio Caja, primo tifoso della soluzione Eyenga Ter. Intanto Norvel Pelle ha preso la cittadinanza libanese, terzo passaporto dopo Antigua e Barbuda (quella sportiva con cui gioca in Italia) e Stati Uniti nelle mani del 24enne lungo. Nel campionato medio orientale già disputato nel 2015-16 con gli Hometenmen Beirut sarebbe un valore aggiunto notevole e gli si aprirebbero prospettive salariali ben superiori a quelle del contratto con Varese. Ma è improbabile che possa interrompere la sua parabola di crescita tecnica scegliendo di tornare in una lega molto meno competitiva.
Giuseppe Sciascia
simon89
Passato, presente e futuro, con quest’ultimo che si annuncia in un orizzonte chiaro e tendente - la speranza almeno è questa e le basi paiono in costruzione - al sereno. Con il presidente della Pallacanestro Varese Marco Vittorelli, salito sullo scranno formalmente più alto di piazza Monte Grappa poco più di un anno fa, lo spettro dei colori da osservare è ampio e variegato. Si proceda.
Un anno da presidente: vuole tracciare un bilancio, Vittorelli?
Direi che sicuramente è stato un anno molto più intenso di quello che avevo previsto, sia dal punto di vista umano che professionale. Un anno molto impegnativo, in cui abbiamo fatto alcune cose concrete come il negozio del merchandising, che sta avendo risultati positivi e sta aumentando il nostro impatto nel settore. E per impegnativo intendo non solo per me, ma per tutto il CdA da me presieduto: nello sviluppo della stagione prima dell’inizio del campionato, durante e alla fine dello steso, con la novità dell’ingresso di Gianfranco Ponti da poco annunciata.
Sicuramente non è stato un anno facile: la sua società ha dovuto affrontare le difficoltà economiche ereditate dalle passate gestioni. 
Abbiamo effettivamente ereditato una situazione che, senza voler criticare le passate gestioni, ha messo l’attuale CdA nell’obbligo di mettere mano ai conti in maniera incisiva, per assicurare un futuro alla Pallacanestro Varese. Ciò ha comportato la necessità di prendere alcune decisioni dolorose. Gli azionisti hanno però fatto loro parte e hanno contribuito in maniera sostanziale al ripianamento delle perdite ereditate. Oggi la situazione è profondamente diversa e ci permette di guardare al futuro come a una grande opportunità, senza più pensare di dover risolvere i problemi relativi al passato.
La novità di rilievo degli ultimi tempi è sicuramente l’innesto di Gianfranco Ponti nella gestione del settore giovanile: è fiducioso su un progressivo maggiore coinvolgimento dell’imprenditore nelle sorti societarie?
Diamogli il benvenuto: è una persona di esperienza che può portare ulteriore valore, da aggiungere alla competenza delle persone che già ci sono nella nostra struttura. Sulla sua partecipazione all’azionariato, lascio la parola agli azionisti. Sul settore giovanile la delega per lui è chiara: Ponti si avvarrà di persone estremamente competenti e non c’è che augurargli buon lavoro in questo campo specifico. Va sottolineato - oltre all’aspetto economico da non sottovalutare - che con il suo avvento la società compie un ulteriore passo avanti dal punto di vista organizzativo: il nostro vivaio non aveva mai avuto una delega specifica all’interno del consiglio.
Il sistema delle deleghe interne al consiglio fa registrare un altro stacco netto rispetto al passato: prima “tutto era di tutti”. E di nessuno…
Il nostro sforzo è stato quello di dare alla Pallacanestro Varese una gestione da società operativa ben organizzata, con responsabilità specifiche. Poi ciascuno risponderà del proprio operato. Coldebella - per esempio - si sta muovendo molto bene nell’ambito delle possibilità economiche a sua disposizione: credo che la stagione alle porte darà un segnale netto di come le cose si stiano muovendo verso una versione più chiara e definita.
A livello sportivo cosa si aspetta dal campionato che inizierà a ottobre?
Abbiamo uno staff tecnico che ha già superato alcune prove molto difficili nella scorsa stagione: questo mi dà fiducia. Potremo toglierci le nostre soddisfazioni e spero ci possa assistere anche un po’ di fortuna.
In merito il direttore generale Claudio Coldebella e coach Attilio Caja sono stati pubblicamente molto chiari: si inizierà la stagione senza obiettivi dichiarati, se non quello della salvezza. Una consapevolezza, per una società che avrà uno dei budget più bassi della Seria A, che contrasta con i proclami estivi degli anni passati, nei quali la parola “playoff” non mancava mai…
Sono sicuro che il lavoro che stanno facendo Claudio e Caja sia necessario per presentare una squadra all’altezza. Se dicono che non vogliono porsi obiettivi, noi ovviamente li seguiamo. Nel girone di ritorno dello scorso campionato abbiamo fatto molto bene: l’aspettativa è quella di ripetere un gioco così vivace e con un tasso atletico all’altezza della Serie A. Poi bisognerà vedere anche come le altre squadre si attrezzeranno… Noi pensiamo a costruire una piattaforma che ci permetta di competere negli anni: un passo alla volta, mai più lungo della gamba, e prima o poi i risultati arriveranno.
Da presidente, come giudica le recenti novità nel sistema dei diritti televisivi del massimo campionato italiano?
Si tratta di una rivoluzione. Le dirette streaming accentreranno maggiore attenzione, possibilità di comunicazione e tornaconto economico, non a breve ma medio termine. Un cambiamento che porterà, per le società che hanno un brand forte come Varese, un vantaggio che la parte sportiva potrà raccogliere in futuro. La piattaforma web potrebbe anche allargare la base dei nostri appassionati: la nostra società, con la sua storia, ha un potenziale enorme. 
Pensa alla possibilità di attrarre tifosi da fuori città, oppure richiamare la passione di coloro che a Varese si erano avvicinati negli anni d’oro?
Ho incontrato dei tifosi biancorossi durante un convegno a Roma, e li ho definiti degli eroi. Hanno visto quattro partite in televisione durante l’anno ma erano entusiasti e molto aggiornati sull’evoluzione della società. Evidentemente c’è una base importante che, se coltivata, permette di seguire la squadra anche a distanza: potenzialmente questo aumenta in maniera radicale il numero di appassionati. Conto di attirare anche tanti giovani, che sono il futuro.
Parliamo del palazzetto: inaugurato il nuovo negozio, in previsione l’arrivo del nuovo tabellone, quali sono le prossime idee di investimento?
Le idee ci sono, diverso è riuscire a realizzarle. Il tabellone renderà il palazzetto all’altezza di quelli delle squadre più blasonate oggi in Italia. Ci piacerebbe pensare poi a soluzioni innovative come gli Sky Box e portare avanti il famoso discorso del museo e di una ristorazione all’altezza. Le idee sono tante, ma serve del tempo per trovare i giusti sponsor che permettano di realizzarle 
Si possono indicare delle tempistiche per il nuove tabellone? Quando campeggerà sotto le volte di Masnago?
Come ci dicevamo in consiglio: non l’abbiamo avuto per cinquant’anni, se dovessimo aspettare un mese o una settimana in più non penso cambi nulla… Di sicuro lo avremo entro la fine dell’anno, ma spero molto prima. 
C’è anche l’idea di trasferire gli uffici societari da piazza Monte Grappa al PalA2A?
È una cosa di cui si è parlato e ne stiamo valutando gli aspetti logistici: darebbe sicuramente maggior spirito a tutta l’organizzazione. Quando abbiamo avuto ospite Maurizio Gherardini, GM del Fenerbache, (in occasione del matching di Varese nel Cuore ndr) una delle cose che ha raccontato è che nella società turca lavorano tutti insieme nell’arena dove poi giocano le partite. Vorremo provare anche noi questa soluzione, senza creare alcun disagio organizzativo.
Parliamo di Openjobmetis: da doppio presidente, come commenta questo quarto rinnovo? A fine giugno, in assenza di buone nuove, tra i tifosi serpeggiava un po’ di preoccupazione sulla prosecuzione del rapporto tra le due società…
Sicuramente c’è stata una volontà forte del CdA della nostra azienda e di Rosario Rasizza, che crede molto nella sponsorizzazione di Pallacanestro Varese. Alcune cose cambieranno, si sta discutendo su alcuni piccoli dettagli relativi al controvalore della sponsorizzazione, che è rimasto identico. Per noi sarà un banco di prova anche in relazione alla questione dei diritti tv: per qualsiasi società che investe in comunicazione una novità del genere cambia la musica. Per quanto riguarda l’attesa: beh un po’ di suspence ci vuole sempre… In Openjobmetis le scelte nel marketing sono molto importanti e da ponderare: non si può sempre e solo decidere seguendo la passione.
Ci permette un’ultima considerazione? Lei è un numero uno “nascosto”, appare poco, parla poco: la differenza rispetto alla visibilità del suo predecessore è sostanziale… Come mai ha scelto un profilo comunicativo così contenuto?
Fa parte del mio carattere: mi piace parlare di ciò che si è fatto e non di ciò che ci piacerebbe fare. In una organizzazione vera, poi, ognuno si occupa del proprio settore, fa la sua parte e se ne assume oneri ed onori, anche a livello di comunicazione.
Alberto Coriele e Fabio Gandini
   
simon89
«Vogliamo portare in prima squadra i ragazzi che escono dalle giovanili, se non accade avremo fallito». In poche parole, Gianfranco Ponti fissa l’obiettivo e allo stesso tempo il motivo del suo ingresso in Pallacanestro Varese. Da giovedì scorso, è ufficiale l’ingresso nel CdA dell’imprenditore varesino che, dopo un lungo corteggiamento, ora è parte integrante della società biancorossa. In che modalità? Presto spiegate attraverso le parole del presidente del consorzio Alberto Castelli: «Ponti entra in consiglio d’amministrazione sino all’approvazione del bilancio al 20 giugno 2019, ossia la scadenza naturale del consiglio in essere. A fronte di ciò, ha deciso di apportare una sponsorizzazione di 200mila euro per esercizio. Avrà una delega totale al settore giovanile ed il suo apporto economico entrerà in bilancio ma verrà destinato appunto al settore giovanile». E prosegue: «Rimarrà in consiglio con la facoltà di sponsorizzare per due ulteriori anni fino al 2021 (facoltà e non obbligo). Diventerà obbligo qualora Gianfranco decidesse di entrare a far parte della compagine societaria: il Consorzio ha infatti rilasciato un’opzione per l’ingresso in società con una quota del 20%, che se esercitata prolungherebbe automaticamente l’accordo fino al 30 giugno 2021».
Lo stesso Castelli, a chiusura del suo intervento, aggiunge alcune personali considerazioni su una trattativa che ha condotto in prima persona su mandato dell’assemblea dei proprietari: «Siamo molto contenti del risultato raggiunto. Come sapete la trattativa è iniziata 4/5 mesi fa con i primi contatti. Il 16 marzo ho ricevuto dal Consorzio la delega ad approfondire il discorso sull’ingresso di nuovi soci: da allora è iniziato un lungo lavoro del cui risultato sono molto contento. Ci tengo a sottolineare che Pallacanestro Varese non ha ceduto un ramo d’azienda, perché Ponti entra con delega totale al settore giovanile e di quello si occuperà in qualità di consigliere. Alla base del rilascio dell’opzione per l’ingresso in società c’è l’idea che la base societaria si allarghi progressivamente, tutti noi ci auguriamo di poter parlare tra un anno o più di una compagine societaria più ampia. La condizione fondamentale è che la Pallacanestro Varese possa andare avanti e vivere nel migliore dei modi. Nel prossimo mese Ponti valuterà se esercitare l’opzione, che è unilaterale perché il Consorzio la sua scelta l’ha già fatta».
«In tanti al lavoro insieme»
La parola, poi, è passata a Gianfranco Ponti: «Quando Castelli parla di Gianfranco Ponti parla di diverse persone, bisognerà riuscire a mettere insieme dal punto di vista operativo le risorse che già ci sono con qualche nuovo inserimento. L’accordo, come raccontato da Castelli, è stato fatto così per questioni di tempo perché l’acquisto di una quota presuppone un bilancio da cui partire ed era impossibile iniziare la stagione senza sapere cosa sarebbe successo. Il “dire si fa” grazie a persone come Vittorelli, Villa (presidente del trust Il Basket Siamo Noi), Bulgheroni, oltre ai consulenti che sono intervenuti da parte mia, Donnini, Salvadè e Armocida. Almeno una ventina di persone hanno lavorato insieme per quattro mesi per arrivare alla conclusione. Penso che tutte le risorse che ci sono vadano valorizzate. Il nostro obiettivo è portare i ragazzi che escono dalle giovanili della Pallacanestro Varese in prima squadra, se questo non accade abbiamo fallito».
«Innesto importante»
La “benedizione” è giunta anche dal presidente Marco Vittorelli: «Voglio dare il benvenuto a Gianfranco Ponti, siamo contenti di questa decisione. Sarà determinante avere idee chiare e persone che si dedicano a Pallacanestro Varese. Il suo ingresso darà spinta al nostro sviluppo, oltre a liberare qualche risorsa per la prima squadra. Ringrazio tutti perché è stato un lavoro complicato, che porta però ad un innesto importante dal punto di vista qualitativo e quantitativo».
Citazione cinematografica per il presidente del trust Luca Villa: «Chiamerei questa occasione “back to the future”, vedo questa tappa come uno snodo tra passato e futuro straordinario. Mi fa onore essere a questo tavolo insieme a dei personaggi straordinari, la figura di Ponti credo dia ulteriore marcia a questo processo di crescita».
Last, but not least, Dodo Rusconi che rientra in società dopo tanti anni: «Sono determinato per questo progetto, il mio compito sarà allenare e crescere giocatori che siano nel più breve tempo possibile pronti per la prima squadra. Bisogna trovare le motivazioni giuste per creare una nuova mentalità».
Sulle questioni pratiche del settore giovanile è intervenuto di nuovo Ponti: «È presto per il reclutamento, ma potrà essere sia sugli italiani che sugli stranieri, purché si tenga conto della regola dei 4 anni sulla formazione. Io mi impegno a mettere i soldi senza alcun vincolo di maglia, il mio impegno finanziario resta ma sono disposto a mettere sulle maglie delle giovanili il nome di chiunque si faccia avanti».
Alberto Coriele
simon89
La Pallacanestro Varese spalanca le porte a Gianfranco Ponti, oggi mecenate del settore giovanile per rilanciare la storica tradizione del vivaio biancorosso, ma domani auspicabilmente socio forte a fianco del consorzio. Dopo quasi 5 mesi di trattative, Alberto Castelli, Toto Bulgheroni (al centro col nuovo dirigente) e Luca Thomas Villa - rispettivamente l'artefice dei primi contatti, l'anfitrione degli incontri successivi e colui che ha trovato la formula dell' accordo presentato ieri - hanno potuto festeggiare ufficialmente l'ingresso dell'imprenditore di Angera nella stanza dei bottoni ella società di piazza Monte Grappa. Il presidente di "Varese nel Cuore" ha illustrato i dettagli operativi dell'operazione: l'accordo siglato giovedì scorso è valido fino al 30 giugno 2019, e prevede un contributo annuo di 200mila euro da parte di Gianfranco Ponti (il budget delle giovanili si aggirerà attorno a 250mila - nel 2016-17 erano imputati a bilancio 225mila euro, di cui poco più di 150mila come spese effettive per il vivaio - contando anche altri introiti da quote e camp).
L'imprenditore è entrato nel CdA della società di piazza Monte Grappa con delega alla gestione tecnica e finanziaria del settore giovanile; l'accordo prevede una opzione di estensione della gestione del vivaio fino al 30 giugno 2021, che scatterà automaticamente se Ponti eserciterà l'opzione di acquisto del 20 per cento delle quote della Pallacanestro Varese entro i prossimi due anni. Auspicio dei vertici del consorzio è che la ventilata ipotesi dell'ingresso di Ponti in modalità "socio forte" sia soltanto rinviata:«L'opzione è solo in favore di Ponti, la nostra scelta è già fatta: l'idea che la base societaria si allarghi con un socio forte è insita in questa clausola - conferma Castelli - Allargare la base societaria è fondamentale per continuare l'attività nel migliore dei modi». E lo stesso "ministro" delle giovanili a spiegare il tecnicismo che ha fatto slittare il suo ingresso nel capitale societario:: «L'accordo in queste forme nasce per vincoli temporali: l'acquisto di una quota presuppone la presenza di un bilancio ma una società sportiva lo chiude al 30 giugno e avrebbe significato rinviare all'autunno. Per quest'anno saremo un po' di corsa, ma l'obiettivo a lungo termine è portare dei ragazzi del nostro vivaio in serie A: se non ci riusciremo avremo fallito il compito».
L'impegno finanziario di Ponti sarà diretto, senza alcun vincolo di marchio: possibile dunque la conferma dello sponsor Teva se la multinazionale che compare anche sulle maglie della serie A finalizzerà le operazioni di rinnovo dell'accordo. Con il nuovo consigliere biancorosso arriveranno le varie figure tecniche e dirigenziali che lo accompagnavano nell'avventura al Basket Ignis, a partire da Dodo Rusconi che dopo essere stato giocatore, allenatore della serie A e dirigente della Pall.Varese si rimette in gioco a 71 anni come uomo di punta della nuova area tecnica: «L'idea è produrre nel più breve tempo possibile atleti validi per la prima squadra: Varese ha prodotto centinaia di giocatori, non è possibile che da questa città non escano più prospetti da vertice. Sono cambiati i tempi e dobbiamo trovare le soluzioni giuste per dare mentalità e sviluppare l'aspetto atletico dei ragazzi». Sullo sfondo spuntano ipotesi di reclutamento nazionale e internazionale e creazione di una foresteria; l'auspicio espresso da Castelli e Toto Bulgheroni è che il "virus" della passione biancorossa si propaghi dalle giovanili alla serie A. «Il settore giovanile è una risorsa importante per la Pallacanestro Varese, e la presenza di un budget abbastanza consistente per un vivaio degno di questo club è un'ottima cosa - conferma Toto - Sono fiducioso che Ponti verrà contagiato dalla passione per occuparsi della società, aiutarci a trovare nuovi sponsor e promuovere lo storico brand della Pallacanestro Varese».
Giuseppe Sciascia 
simon89
Varese e Christian Eyenga continuano a studiarsi a distanza in attesa di capire se la possibilità di un ritorno in biancorosso di Air Congo potrà effettivamente concretizzarsi nelle prossime settimane. Sull’agenda degli appuntamenti del d.g. Claudio Coldebella, nel suo viaggio-lampo a Las Vegas, c’era pure un colloquio con l’agente primario dell’ala del 1989 per verificare la possibilità di un’intesa dopo gli assalti a vuoto del mese scorso.
La sensazione è che entrambe le parti gradirebbero un lieto fine della telenovela, ma che ancora non ci siano le condizioni per la fumata bianca. Lo scoglio da superare resta di natura economica, perché in realtà il profilo del tassello mancante (un’ala atletica e fisicamente prestante che possa mantenere il livello elevato di energia garantita dagli altri membri del roster e comporre una coppia intercambiabile con un “4 tattico” non stazzatissimo come Stan Okoye) è quasi perfettamente calzante con quello di Eyenga. Che però ad oggi, come 15 giorni fa, continua a considerare troppo bassa la proposta di piazza Monte Grappa: così continua a guardarsi intorno, ma le ventilate offerte da Russia, Turchia e Spagna non si sono mai concretizzate e il sondaggio di qualche giorno fa di Torino (dove era già stato senza brillare negli ultimi tre mesi del 2015/’16) non ha avuto seguito.
Più passano i giorni, più aumentano le chances di un Eyenga Ter se il congolese - potenzialmente entro fine mese - metterà da parte le velleità attuali e si convincerà che una grande stagione a Varese sarebbe il giusto trampolino di lancio per tornare nell’Europa che conta. D’altra parte, la società monitora il mercato in cerca di alternative. In un mercato poverissimo di soluzioni valide nel ramo Cotonou, tra atleti di passaporto africano o caraibico, una possibile alternativa sarebbe quella di cercare un europeo “vero”, con punti nelle mani garantiti, per una squadra che ad oggi conta sulle qualità perimetrali di Wells e Waller, ma non ha in organico un vero e proprio terminale designato.
I primi due scogli da superare restano sempre i costi - gli europei con o senza visto hanno molto mercato in Spagna, dove ne sono concessi 6 a referto a fronte di 2 soli extracomunitari - e soprattutto la mancanza di vetrina internazionale alla quale gli elementi abituati a giocare nelle rispettive Nazionali (specie se medie o piccole) non vogliono rinunciare. Insomma, trovare un giocatore sicuramente migliore di Eyenga, agli stessi costi, è praticamente impossibile. Ed è alquanto complicato pure reperire un elemento altrettanto competitivo ma con qualità tecniche diverse.
Il mercato dei veterani potrebbe proporre Marko Tomas, 32enne ala piccola croata in uscita dal Cedevita Zagabria, dove nel 2016/’17 ha giocato per Mrsic e Pozzecco; ma l’atleta del 1985 - che nella scorsa annata viaggiava su cifre raggiungibili per Varese - ha trascorsi internazionali di alto livello, è tornato in Nazionale (e con ogni probabilità giocherà Eurobasket 2017) e difficilmente sarebbe disponibile per un club senza coppe. In alternativa di nomi del “sommerso” del Vecchio Continente ne sono stati studiati più di una decina; ma ad oggi sono tutte opzioni più o meno praticabili nel momento in cui Eyenga dovesse firmare altrove. Oppure sigillare una volta per tutte la porta ad una Varese che lavora al contrario per allargare giorno dopo giorno uno spiraglio mai definitivamente chiuso...
Giuseppe Sciascia
simon89
La timidezza nello sguardo e nell’approccio sembra arrivare in fotocopia dall’estate 2016 e da quell’avvento varesino da perfetto sconosciuto, vissuto con delicata, pudica ed emozionata grazia. Ventidue anni, oggi quasi ventitrè, non sono d’altronde un’opinione, nemmeno se nella vita hai scelto di fare il professionista del basket.
... Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore: e con Aleksa Avramovic lo sappiamo bene. Sul parquet timido non lo è mai stato: negli occhi dei tifosi c’è ancora il fragore dei primi mesi della scorsa stagione. Un fragore fin troppo anarchico e rientrato infatti nei ranghi quando la necessità di salvare baracca e burattini ha fatto rima con affidabilità, qualità ancora sconosciuta al serbo di Čačak. Prima tutto, poi quasi nulla: ricordate i ventidue anni (oggi quasi ventitrè) di cui sopra? Sono la spiegazione.
Varese non ha ancora capito se ha in mano un potenziale campione oppure no. E nemmeno il buon Avra - che ieri ha portato in giro il suo disponibile sorriso per la Basket Fest - sa davvero cosa ci sia oltre i suoi sogni. Una cosa, però, la sa di certo: quest’anno ci sarà da sudare per lui...
Come stanno andando le sue vacanze, Aleksa? Bene, ho iniziato ad allenarmi dopo dieci giorni dal mio ritorno in Serbia, a maggio. Poi ho proseguito fino alla partenza per le vacanze vere in Grecia e, una volta tornato, dieci giorni fa ho ripreso ancora in palestra. Cerco insomma di prepararmi duramente per essere pronto per la nostra stagione: la mia estate è fatta principalmente di questo. Ho due personal coach che mi seguono, faccio due sedute al giorno e mi divido tra pesi e basket: mi piace lavorare. Il prossimo mese, che trascorrerò sempre in Serbia, sarà più tosto perché l’inizio si avvicina: devo essere tirato a lucido per il raduno del 16 e per tutte le nuove sfide che ci e mi attendono in questo secondo anno a Varese.
È arrivata la chiamata della nazionale serba per le Universiadi di Taipei, ma lei ha scelto di dire no: come mai?
Perché ho preferito concentrarmi su Varese. La preparazione in nazionale per le universiadi avrebbe coinciso con la preparazione per la prossima stagione biancorossa e ho pensato fosse meglio essere qui a lavorare con il coach e con la squadra, anche per conoscere meglio tutti i nuovi compagni.
L’anno scorso aveva dichiarato che arrivare in nazionale era uno dei suoi sogni: non deve essere stato facile dire di no...
Sicuramente non è stata una scelta facile, però le universiadi terminano il 30 agosto a Taipei ed entrano in conflitto con quello che dovrò fare a Varese: non posso permettermelo. La Serbia però, farà le qualificazioni per i mondiali e non potrà schierare tutti i giocatori di Eurolega, Eurocup ed Nba. E il 99% del roster della mia nazionale gioca proprio in queste competizioni: credo e spero possa esserci per me la chance di una chiamata. È il mio sogno.
Ripensa mai alla scorsa stagione, Avramovic? Qual è il suo bilancio, a freddo?
Sono molto contento di come ho giocato: in fondo era la mia prima volta in Italia, in un campionato difficile. Ho fatto un grande passo e sapevo non sarebbe stato semplice: è come se avessi scalato due gradini in un colpo solo. Sono contento perché ho dimostrato di poterci stare in questa lega: ci sono stati momenti belli e brutti, alcuni straordinari ed altri davvero da dimenticare. Ma è normale che sia così per me: sono ancora giovane e gli alti e bassi ci stanno in un esordio. Ora ho una stagione in più “in my pocket”: ho più esperienza e non farò gli stessi errori sul parquet che ho fatto l’anno scorso.
Lo storico del suo cammino evidenzia due fasi antitetiche: una prima parte con tanto spazio e ad impatto quasi sorprendente, coincisa però con le difficoltà della squadra; un seconda, invece, che l’ha vista retrocedere nelle gerarchie di Caja durante la lotta per non retrocedere. Onestamente: come ha vissuto questo secondo momento?
Ero contento per la squadra ma per me è stato molto difficile. Mi sono sempre allenato tanto, non ho cambiato nulla e ho sempre aspettato la mia chance. Ero in realtà anche un po’ arrabbiato con me stesso, perché mi ricordo tre partite giocate malissimo in fila e questo ha portato il coach a darmi meno spazio. È normale che sia così, poi alla fine mi ha concesso altre chance e penso di non aver demeritato.
Sia sincero: anche alla luce di questa fase calante nel suo utilizzo, ha mai avuto dubbi sul rimanere o meno in biancorosso, nonostante il contratto pluriennale?
No, sono sempre stato contento di poter rimanere qui. So che mi dovrò giocare lo spazio con tutti fin dal primo minuto del raduno, ma sono felice perché conosco l’ambiente di Varese ed è più semplice giocare qui piuttosto che andare altrove e ricominciare daccapo.
Ritroverà Massimo Bulleri come assistant coach di Caja: una guida per lei?
“Bullo” mi ha aiutato molto l’anno scorso, mi ha sempre dato molti consigli. Ha quarant’anni e oltre venti stagioni di Serie A alle spalle: spesso, nello scorso campionato, è stato lui a spingere Varese più di chiunque altro giocatore, regalandoci anche delle vittorie. Ora, da assistant coach, penso avrà ancora più occasione per starmi vicino. Gli voglio bene.
Conosce già qualcuno tra i nuovi compagni?
Ho visto giocare Waller in un paio di occasioni e posso garantirvi che è davvero forte: è un grande tiratore e sa segnare, sa segnare davvero tanto. Gli altri non li conosco molto: spero, tuttavia, ci sia ancora Eyenga perché ormai ci conosciamo e per me è un grande giocatore.
Pensa che per lei sia meglio lavorare duro per cercare di diventare un vero playmaker o sia meglio puntare a rafforzarsi come guardia?
Playmaker: è la posizione più difficile nel basket. Devi avere tutto sotto controllo e devi conoscere tutto dei tuoi compagni. Penso di poter essere un buon regista, sicuramente devo sviluppare il mio gioco in quel ruolo, ma sono molto fiducioso.
Off-topic: dove ritiene possa arrivare la Serbia ad Eurobasket?
Spero in una medaglia e spero possa essere quella d’oro: abbiamo la squadra da primissime posizioni con Teodosic, Bogdanovic, Bjelica, Jokic, Marjanovic. Una squadra forte, con giocatori che ormai si conoscono perfettamente e penso possano fare grandi cose. Anche l’Italia, pur senza Bargnani e Gentile è una bella formazione. Già due anni fa mi aspettavo da loro qualcosa di meglio e sinceramente, oggi ancora di più. Anche perché hanno a disposizione il migliore: Danilo Gallinari.
Alberto Coriele e Fabio Gandini
simon89
La notizia in realtà non c’è, soccorre l’ufficialità. Gianfranco Ponti è un nuovo consigliere d’amministrazione della Pallacanestro Varese: ieri le firme dopo la ratifica del cda di piazza Monte Grappa e di quello di Varese nel Cuore.
Tutto, nella giornata appena trascorsa, è andato secondo programma, chiudendo una trattativa durata mesi e delineando una svolta importante (nel presente e potenzialmente anche nel futuro: nel contratto tra le parti c’è l’opzione per l’acquisto del 20% delle quote societarie) nella storia del sodalizio cestistico cittadino. Dall’imprenditore di Angera passerà la gestione del settore giovanile, che per alcuni versi assume la forma di uno “spin off” della società madre: indipendenza di costi e investimenti (250 mila euro annui garantiti) dal patrimonio societario, nuovi dirigenti dedicati in entrata, accordo di gestione a scadenza temporale (due anni più opzione per altri due), con l’organicità della struttura assicurata - tuttavia - dalla presenza di Ponti nel consiglio di amministrazione di piazza Monte Grappa.
Il nuovo organigramma
Con lui spazio anche a Dodo Rusconi - per il coach si tratta di un ritorno lì dove ha fatto la storia sia da giocatore che da allenatore, con l’ultima panchina occupata all’inizio della stagione 2003/2004 - e a Fabio Colombo, anch’egli parte delle Varese leggendarie del passato: il primo sarà direttore tecnico delle giovanili, il secondo agirà da responsabile amministrativo e organizzativo. Rusconi avrà compiti da supervisore, non tanto degli allenatori delle singole selezioni (che almeno per questa stagione, salvo volontarie defezioni, non verranno cambiati) ma della “filosofia” (tecnica, gestionale e afferente alle modalità di allenamento) che connoterà il nuovo corso. Nulla di certo si sa, invece, su destino ed eventuali future mansioni delle figure apicali del settore giovanile attualmente in organigramma, compresi Max Ferraiuolo (che negli ultimi anni ha ricoperto la carica di responsabile generale) e Giulio Besio (quest’anno responsabile tecnico). Il ruolo di trait d’union tra le partizioni societarie sarà in capo a Claudio Coldebella, con cui Ponti e i nuovi dirigenti avranno un confronto continuo. Gli altri dettagli organizzativi verranno svelati lunedì, nel corso di una rassegna stampa cui prenderanno parte il nuovo consigliere e il presidente del Consorzio Varese nel Cuore Alberto Castelli, l’altro protagonista della lunga genesi dell’accordo.
Lunedì il primo incontro
Sempre lunedì, l’imprenditore di Angera, Rusconi e Colombo si presenteranno in quelli che saranno i loro nuovi uffici nei meandri del PalA2A, iniziando i colloqui con tutti i dipendenti del vivaio varesino: l’obiettivo è quello di iniziare a “capire” la struttura per valutare anche l’opportunità di ulteriori modifiche. Una novità è già sicura: come anticipato da queste stesse colonne, non ci sarà più l’under 20, la squadra più “anziana” del settore giovanile che partecipava al campionato di C regionale. I termini per l’iscrizione al torneo sono scaduti venerdì scorso, e la stessa non è stata rinnovata.
Fabio Gandini
simon89
Andrea Trinchieri “racconta” Cameron Wells. Il tecnico milanese campione delle ultime tre edizioni della Bundesliga alla guida del Bamberg illustra le caratteristiche del nuovo play di Varese (oggi la firma ufficiale con il club di piazza Monte Grappa), proveniente dal campionato tedesco dove ha militato nelle ultime 4 stagioni tra Tubingen e Giessen 46Ers.
«La prima cosa che impressiona è che si tratta di un elemento di grande energia: negli Stati Uniti direbbero “plays bigger than his height”, gioca con una fisicità ed una intensità superiori alla sua stazza. Colpiscono le braccia lunghissime con le quali arriva dappertutto; è molto bravo nel costruire soluzioni dal palleggio, è migliorato nel tiro da 3 punti e ama prendersi i tiri che contano con un raggio di tiro spesso molto ampio. Può anche andare spalle a canestro contro un avversario più piccolo; contro di noi quest’anno ha segnato 30 punti con una gamma variegata di soluzioni».
Wells arriva a Varese accompagnato anche da referenze positive sul piano caratteriale… «è un giocatore capo, lo dimostra il fatto che è rimasto per tre anni nello stesso club, diventando anche capitano di una squadra che nelle ultime due stagioni è andata a una sola vittoria dai playoff. La leadership non gli manca, ma è un bravo ragazzo capace di stare al suo posto. Certo non bisogna aspettarsi letture da Aldo Ossola: non è un regista puro ma una combo guard, come peraltro ormai sono la stragrande maggioranza degli esterni americani che arrivano in Europa. Sarà importante come si porrà nei confronti del coach e quali saranno le richieste dello staff, tenendo conto che la lega tedesca, per certi versi migliore di quella italiana, non è così evoluta a livello tattico».
Sotto quali aspetti ci sarà maggiormente bisogno di un periodo di adattamento? «In serie A ci sono allenatori molto capaci di complicarti la giornata con una preparazione della partita incentrata sulle caratteristiche individuali, mentre in Germania si gioca un basket più aperto nel quale ogni squadra porta avanti le proprie qualità con un piano partita meno minuzioso. L’importante è consentirgli di adattarsi a questo tipo di situazioni senza buttarlo a mare se dovesse “sbattere il muso” magari in trasferta contro qualche difesa tattica preparata contro di lui».
Quale sarà la chiave per farlo rendere al meglio? «Penso che Wells possa essere una buona presa per Varese se l’ambiente sarà in grado di sostenere questa scelta e supportarlo qualora all’inizio dovesse fare male in qualche partita: i giocatori “nati imparati” sono ben pochi e si contendono i 48 posti delle 4 squadre che disputano le finali di Eurolega, tutti gli altri hanno pregi e difetti: vanno esaltati e sfruttati appieno i primi e nascosti i secondi. Altrimenti, se si critica fin dall’inizio a novembre c’è il rischio di avere un problema».

Come giudica il momento del basket italiano? «Il secondo posto ai Mondiali Under 19 ribadisce la grande qualità della produzione di giocatori e allenatori del nostro movimento: abbiamo tutto, ma riusciamo a produrre poco. Mancano regole chiare e unità di intenti: servirebbe una figura che possa dire “domani si farà questo e fra 5 anni quest’altro; se non vanno bene le ricette me ne assumerò ogni responsabilità”. Invece prevale la logica del “divide et impera”: un motto non certo coniato a Bonn, né tantomeno a Springfield…».
Giuseppe Sciascia
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