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simon89
Christian Eyenga spazia tra la stagione appena conclusa e un futuro che spera possa essere ancora biancorosso. L'ala congolese ripercorre le tappe dell' annata dai due volti fresca di "archiviazione", e si aggiunge ad O.D. Anosike e Giancarlo Ferrerò nell'elenco dei giocatori desiderosi di restare a Varese nel 2017-18: «Penso di aver imparato molto da questa stagione così ricca di emozioni, prima negative e poi positive con risultati totalmente diversi tra i primi due terzi e le otto vittorie successive alla pausa per la Coppa Italia. Ci sono stati momenti difficili, però abbiamo sempre continuato a lavorale duro in palestra e i risultati alla lunga si sono visti. Quello che abbiamo espresso negh ultimi due mesi è stato comunque frutto dell' impegno quotidiano nel mettere in pratica le indicazioni del coach».
Le aspettative dell'estate 2016 parlavano di playoff e dunque il bilancio non è positivo, ma a un certo punto le cose potevano andare molto peggio. Condivide? «Sicuramente le cose avrebbero potuto andare molto peggio, ma anche nelle situazioni peggiori abbiamo fatto va- lere la compattezza di un gruppo che è sempre rimasto unito. Ci siamo messi di impegno per fare quelle piccole cose necessarie per migliorare il nostro rendimento comune, e in questo modo abbiamo iniziato a vincere: il finale di stagione ci ha permesso di evitare rischi in classifica».
Negli ultimi due mesi e mezzo Varese si è espressa a livelli da playoff dopo cinque mesi di risultati negativi: come spiega questo cambio di ritmo? «Ci è voluto molto tempo per completare il processo di amalgama: il gruppo è sempre stato unito, in campo abbiamo imparato un po' troppo tardi a integrare le qualità di ciascuno di noi all'intemo del collettivo. I risultati delle ultime 11 gare indicano chiaramente il valore della squadra quando ognuno di noi ha trovato la sua dimensione, purtroppo sono serviti mesi per arrivare a quella chimica così efficace».
Lei è partito da prima punta nella gestione Moretti ed ha chiuso la stagione da stopper difensivo, in quale dei due compiti si sente più a suo agio? «Ritengo di poterli ricoprire entrambi: all'inizio della stagione avevo più responsabilità offensive, poi però coach Caja mi ha parlato chiedendomi specificamente di sacrificarmi di più in difesa per aiutare la squadra. Credo di poter marcare praticamente tutti i ruoli sul campo, ho cercato di seguire le indicazioni dell' allenatore e ho ritrovato una dimensione da stopper che avevo già avuto due anni fa».
La rivedremo il prossimo anno a Varese contando sul suo feeling con l'allenatore (che lo rivorrebbe per il 2017-18, ndr)? «Coach Caja è uno dei migliori d'Italia: ogni giorno dà indicazioni meticolose su cosa fare in attacco e in difesa, è stato colui che mi ha permesso di esprimermi al meglio nel vostro campionato. Abbiamo un rapporto come quello tra padre e figlio, parliamo di tutto e non solo di pallacanestro. Del futuro parleremo nelle prossime settimane, però spero tanto di farne parte: a Varese sono stato benissimo, considererei volentieri la possibilità di restare».
Giuseppe Sciascia
simon89
Siamo solo all’inizio e, si sa, le certezze di maggio possono essere i dubbi di luglio e viceversa. Con un budget in formazione (da risolvere le incognite legate a sponsor e “socio forte”) e senza aver ancora sciolto la prognosi sulla strada regolamentare da seguire (5+5 o 3+4+5), il borsino delle conferme è al momento poco più di un gioco, basato su voci e intenzioni ancora lontane dal divenire fatti. Tali doverose premesse, tuttavia, non ostano al tentativo di provare a descrivere lo stato dell’arte all’11 di maggio 2017.
Johnson A dicembre 2016 ha firmato con la Openjobemtis un contratto a sei cifre per sei mesi di lavoro: è il “x2” che riduce al lumicino le speranze di trovare un nuovo accordo con lui… La guardia di Detroit pare oggettivamente fuori budget per le tasche biancorosse e verosimilmente non incontrerà problemi a ricevere offerte europee corrispondenti al suo status. Non ci si dimentichi, infatti, che solo un anno fa approdava all’Alba Berlino, club di Eurocup: l’habitat naturale per l’ambizioso Dominique rimane quello della seconda competizione continentale o similari (vedi Champions). Percentuali: 3% resta, 97% va.
Anosike Dominique Johnson, del resto, non ha nemmeno mai nemmeno ipotizzato in dichiarazioni pubbliche la propria permanenza sotto al Sacro Monte, cosa che lo differenzia dall’Oderah Anosike degli ultimi tempi. Anche a margine dell’aperitivo di saluto al Twiggy, OD si è sbilanciato con un «Mi piacerebbe molto…», che lascia il tempo che trova nel mondo degli affari coniugati allo sport ma che può essere una buona base di partenza per sedersi intorno a un tavolo. Il feeling con coach Caja, che ha fatto di lui il primo della lista dei Resuscitati, la stima (ricambiata) con società e ambiente e qualche buona ragione (di cuore) extra campo sono motivazioni di rilievo, da verificare tuttavia alla prova di altre chance che contemplino la possibilità di giocare le coppe o di guadagnare più soldi (e la sua nuova agenzia pare proprio intenzionata a vagliare il mercato dell’est Europa). Un centro da doppia-doppia di media (quest’anno 9.8 punti e 11,2 rimbalzi) non si trova sotto una zucca e Anosike ha dimostrato di poter reggere la scena, a prezzo di qualche sacrificio, anche assortito a un play non proprio lui congeniale (Maynor, per il quale vale lo stesso discorso…). Piazza Monte Grappa lo sa bene e ci ragionerà: se trattativa dovesse essere, tuttavia, non sarà certo a maggio… Percentuali: 25% resta, 75% va.
Maynor La storia sembra sul punto di ripetersi. Nel 2015 i 13,5 punti e i 7 assist di media gli permisero di spiccare il volo verso i dollari del Nižnij Novgorod, nel tentativo di riprendere il filo – anche economico – di un discorso interrotto dall’infortunio al legamento crociato anteriore destro. Due anni più tardi, un altro infortunio alle ginocchia più tardi, un nuovo “come back” biancorosso più tardi, chi si aspetta riconoscenza incondizionata dall’asso di Raeford sbaglia sentiero fin da principio: a 30 anni Maynor proverà di nuovo la scalata. Qui quasi tutti lo terrebbero, ma allo stesso tempo – vista la teorica ampia possibilità di scelta nel suo ruolo – nessuno si fascerebbe troppo la testa fosse costretto a rinunciarvi. Per ora è un no, poi magari ad agosto il buon Eric è ancora a spasso. E allora… Percentuali: 10% resta, 90% va.
Avramovic Il giovane serbo ha un altro anno di contratto con Varese più l’opzione per un ulteriore prolungamento annuale. E si tratta di un contratto che non prevede uscite di alcun tipo nel corso dell’estate 2017. Premesso ciò, gli A4 con clausole e cifre sanno diventare carta straccia a stretto giro di posta se le intenzioni non collimano: vedi Cavaliero, appena partito per Trieste, pur con un biennale in saccoccia. Solo un anno fa Coldebella soffiò Avra a una nutrita concorrenza e a prezzo concorrenziale: quid oggi, dopo una stagione in cui il classe 1994 ha dimostrato di essere un talento anarchico bisognoso di lavorare (e tanto) per essere utile a qualsivoglia collettivo? In soldoni: con il 3+4+5 spazio per lui ci sarà, nell’ipotesi di un “5+5”, invece, giocarsi uno “straniero” con l’imberbe Avra sembra un azzardo. Davanti a offerte terze ci si ragionerà: l’ultima parola spetta a coach Caja. Percentuali: 65% resta, 35% va (fosse “5+5” cambia tutto: 10% resta, 90% va).
Pelle Nel caso del caraibico, il legame con Varese è normato da contratto fino all’estate 2018 con diverse clausole d’uscita – esercitabili nei prossimi mesi - a beneficio del giocatore. E a pagamento: lasciasse le Prealpi per un club di Eurolega pagherebbe “x”, fosse richiesto dalla Nba pagherebbe “y” e così via. Da parte datoriale la volontà di trattenerlo c’è eccome, anche nell’ipotesi di un “5+5”: in Norvel si intuiscono margini di miglioramento ancora cospicui. Da parte sua… beh, lo si capirà a breve. Percentuali: 80% resta, 20% va.
Campani Le parti saranno libere da vincoli reciproci il prossimo 30 giugno: il contratto di Luca è in scadenza e nel corso della stagione appena andata in archivio di rinnovo non si è mai parlato. Come starà il ragazzo finita la rieducazione che segue l’ennesimo intervento chirurgico? Quale potrà essere il livello di competizione che Campani sarà in grado di assecondare dopo anni di convivenza con ginocchia martoriate? Domande scomode, ma decisive nel valutare un’eventuale conferma. Un rinnovo, in ogni caso, poggerebbe su sostanze economiche ben diverse da quelle del 2015…. A oggi, anche per ragioni di gradimento tecnico dell’allenatore, scommetteremmo su un addio. Percentuali: 15% resta, 85% va.
Kangur A luglio 2016 l’ala estone firmò con la società un 1+1, dotato di uscita a favore di entrambe le parti entro il 30 giungo 2017. Il 5+5 lo esclude di certo, per le stesse ragioni di Avramovic (e Kangur, a differenza del serbo, non si può certo definire un prospetto da crescere…). La strada opposta, invece, qualche margine di trattativa lo lascia aperto. Viene da una stagione faticosa in cui ha esplicitato tutti i limiti dovuti a età e fisico, nonostante la buona parentesi finale grazie a un minutaggio più consono: riprovarci (anche se scriviamo di una sorta di bandiera di questa città cestistica e di un uomo che ha sposato Varese anche fuori dal campo), parrebbe assecondare un’agonia… Le strade (del 3+4+5), tuttavia, sono infinite… Percentuali: 10% resta, 90% va.
Canavesi In scadenza. Se l’allenatore che lo ha voluto (Moretti) non l’ha fatto giocare nemmeno una volta, cosa farà l’allenatore che se lo è trovato tra capo e collo (e non l’ho fatto giocare nemmeno una volta)? Grazie e arrivederci (a meno che non serva per completare il 5+5, sebbene non sicuramente alle cifre di quest’anno…). Percentuali: 5% resta, 95% va.
Ferrero Anch’egli in scadenza, ma diverso da tutti gli altri. Perché viene da due campionati di crescita, perché può ricoprire entrambi gli spot di ala, perché gode della considerazione di Caja, perché è appena diventato capitano, perché cinque italiani li devi comunque prendere e uno lo hai già praticamente in casa. Lui e la società hanno iniziato a parlare, finalmente: il lieto fine è atteso. Percentuali: 90% resta, 10% va.
Eyenga Un altro che a Varese ha trovato l’America e che – l’ha detto – rimarrebbe volentieri. L’Artiglio non solo sa come farlo giocare in attacco: sa convincerlo ad essere un fattore difensivo decisivo. Il però è legato al regista da mettergli vicino: con Maynor andrebbe a nozze, con altri chi lo sa. Ripartire da almeno un extracomunitario del roster 2016/2017 è una chance che l’asse tecnica biancorossa tenterà di cogliere: se non è Anosike, è lui… Percentuali: 50% resta, 50% va.
Lo staff tecnico Caja uber alles, non così i suoi assistenti. Solo uno tra Stefano Vanoncini e Paolo Conti verrà confermato: di più se ne saprà nei prossimi giorni.
La formula La verità è che una scelta non è ancora stata fatta: sarà l’evolversi del mercato a risolvere l’ambivalenza fra 5 e 7 stranieri. Il risparmio del 5+5 (due contratti in meno) fa gola, è indubbio, ma è impossibile non tenere almeno per un attimo conto che, al momento attuale, Varese ha sotto contratto solo 3 giocatori: tutti comunitari.
I nuovi Il primo colpo potrebbe davvero essere Niccolò De Vico, ala di 2 metri esatti, classe 1994, passato e presente all’Angelico Biella da capitano. L’ambasciata biancorossa (Bulgheroni, Coldebella e Caja hanno assistito all’inizio dei playoff tra i piemontesi e Verona) non solo ha ricavato ottime impressioni dal giocatore (11,9 punti in 28,3 minuti di media a partita quest’anno), ma ha lasciato anche una buona dose di ottimismo sulla fattibilità della trattativa. Trattativa che potrebbe iniziare immediatamente: ieri Biella ha perso gara 5 ed è stata eliminata.
Ma non è tutto. La linea della società, sposato Caja per un altro anno, è una, a maggior ragione se davvero si vorrà tentare il 5+5: mirare agli italiani con un range di età tra i 23 e i 25 anni, fornendo all’allenatore pavese elementi non tanto da svezzare, quanto pedine con cui provare il salto di qualità tramite il lavoro in palestra.
Fabio Gandini
simon89
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«Varese, ho imparato molto da te Ora voglio una stagione di successo». II dg biancorosso Claudio Coldebella: «Un bilancio? Non dimentico come eravamo messi a gennaio, ma non sono contento» 
Claudio Coldebella, sulle scale di ingresso del Twiggy, ci regala le sue sensazioni sulla stagione appena conclusa: «È passata via velocissima, nel senso negativo del termine. Siamo già ai saluti, e la memoria va inevitabilmente ai primi giorni, ed il tempo è volato via. Quest'annata è stata estremamente intensa, interessante, perché abbiamo fatto fatica prima di trovare la quadra con serenità e calma. Io faccio spesso l'esempio del pesciolino dentro la rete: ad un certo punto noi eravamo dentro ad una rete, capita che se ti muovi troppo la rete stessa ti imprigiona o ti strozza. Noi non abbiamo commesso questo errore, qualcuno ci criticava perché nel momento più difficile eravamo immobili, ma c'è una differenza tra l'essere passivi e lo stare sereni ma concentrati. Ciò ha dato forza ad un gruppo che ha avuto inizialmente difficoltà a trovarsi, ha supportato un coach che ha lavorato molto bene. Il finale mi lascia un po' di amaro in bocca perché, essendo stati una delle migliori squadre del girone di ritorno, è un peccato non essere ai playoff».
Ora qualche giorno di riposo? Macché: «Non ci sono giorni di riposo, ma il nostro mercato non inizia solo adesso: abbiamo sempre avuto gli occhi aperti durante la stagione, siamo stati obbligati a farlo ma è anche il compito di una società. Non iniziamo ora a far mercato, lavoreremo per rinnovare qualche giocatore ma vogliamo cercare di trovare una quadra di un certo tipo, stiamo cercando giocatori che sposino il progetto. Ci siamo accorti dei valori economici in giro, ma siamo contenti di ciò che abbiamo».
Sul piano personale, il primo anno a Varese è stato positivo: «Non si finisce mai di imparare, ed io ho imparato molto grazie a Varese, che è una piazza con molta passione ed un passato importante anche se il mondo è cambiato. Questa annata mi ha confermato che ci vuole poco a rendere felice una piazza, bastano due vittorie ed il pubblico si infiamma. Dopo la vittoria casalinga con Cremona però, in un ambiente molto euforico, non ero felice perché sono stato abituato in passato a vincere. Noi siamo andati bene, non dimentico come eravamo messi, ma io ho fame e voglia di fare una stagione di successo, è il mio obiettivo per il prossimo anno. Quindi sono soddisfatto di alcune cose e meno di altre».
Capitolo Europa, l'anno prossimo non è prevista nei programmi: «La nostra stagione non prevederà l'Europa, c'è un chiaro messaggio che giunge dalla Lega: le coppe si giocheranno in base al merito sportivo. Noi non ci saremo». 
Alberto Coriele
simon89
Ultimo atto del 2016-17 tra arrivederci ed addii per una Pallacanestro Varese che ha ricevuto l'abbraccio di oltre 150 tifosi nel congedo alla città organizzato al Twiggy Cafè. Classico clima da ultimo giorno di scuola tra abbracci e saluti nei confronti dei protagonisti di una stagione dai due volti, chiusa comunque all'insegna della positività grazie al rush finale da 8 vittorie nelle ultime 11 gare: «Un finale esaltante di 4 mesi comunque belli - racconta il coach Attilio Caja, che ha portato la percentuale di vittorie dal 29% di Paolo Moretti al 50% della sua gestione -Quando andai in assemblea del consorzio a metà gennaio a dire che dovevamo aver fiducia nel lavoro, che prima o poi saremmo arrivati e non servivano acquisti credo che in pochi mi abbiamo creduto. Invece la squadra ha avuto il merito di riconquistarsi l'affetto del pubblico, come dimostra la riuscita dell'evento di ieri».
«Una bella serata vissuta col sorriso sulle labbra che conferma l'amore della città per la squadra - aggiunge Alberto Castelli - Basta poco per accendere la scintilla dell'entusiasmo, l'auspicio è riuscire ad alimentarla dando continuità ad un gruppo apprezzato dalla gente». Servirà però attendere gli sviluppi del mercato per capire chi ieri ha definitivamente salutato Varese, e chi invece sarà ancora al PalA2A in occasione del raduno 2017-18 agli ordini di coach Caja. Ieri "braccato" da parte di un Anosike deciso a ribadire il suo feeling col tecnico pavese («Hai cambiato la stagione della squadra e in particolare la mia» ), cancellando la "panchina punitiva" dell'ultima gara di Torino.
Il più ricercato per selfie e autografi è stato Giancarlo Ferrero, il simbolo della gestione Caja tuttora in attesa di una proposta ufficiale della società, che spera ardentemente di restare a Varese indossando sin da l'inizio la fascia di capitano lasciatagli in dote da Daniele Cavaliero. All'elenco di chi vorrebbe restare c'è da aggiungere Christian Eyenga, che qui si sente a casa dopo gli esiti alterni delle avventure a Sassari e Torino. Più difficile sarà invece riuscire a trattenere Eric Maynor, pur se grato a Varese per la seconda "rigenerazione" in tre anni alla luce delle aspettative tecniche ed economiche elevate del play del North Carolina, al quale comunque coach Caja ha chiesto i suoi contatti diretti (se fra due mesi l'ex NBA non avrà ancora trovato collocazione potrebbe esserci un ripensamento?). Altrettanto complesso convincere Dominique Johnson - sempre sorridente e disponibile con i tifosi - a sposare nuovamente la causa biancorossa se dall'Italia e dall'estero arriveranno offerte più lucrose con visibilità europea. Potrebbe essere un arrivederci invece quello per Massimo Bulleri, da verificare la possibiità di rivederlo in altra veste dopo l'addio al basket giocato.
Giuseppe Sciascia
simon89
Toto Bulgheroni è già al lavoro per costruire la Varese che verrà in attesa di confrontarsi - insieme al d.g. Claudio Coldebella - con Attilio Caja per discutere le strategie di un mercato che il consigliere del club biancorosso vorrebbe il più possibile all'insegna della continuità con l'ultima parte della stagione appena conclusa. «Il rinnovo di Attilio Caja è stata la prima importante mossa per il futuro - spiega - lo incontreremo presto per conoscere i suoi desiderata per la stagione 2017-18 ma l'idea è quella di ritoccare, e se possibile migliorare, l'ossatura che ha finito il campionato domenica. Logico che il coach voglia ripartire con qualche giocatore che ha conosciuto e apprezzato garantendo una base solida sulla quale costruire il roster del futuro: sarebbe un grosso van- taggio riuscire a conservare l'ossatura della squadra con lo stesso allenatore, che oltre ad essere un lavoratore indefesso in palestra possiede qualità eccezionali nella preparazione tattica delle partite».
Quali sono le priorità relativamente alle conferme? «L'asse portante sarebbe quello del playmaker e dei lunghi, ma non sarà facile tenere Maynor che cercherebbe una ribalta più importante di Varese sia sul piano economico che su quello della visibilità nelle coppe. Si tratta di un giocatore di qualità che ha pro e contro: garantisce assist e leadership, dall'altra parte però ci sono anche le palle perse e la necessità di proteggerlo in difesa. La classe non si compra al mercato, però in quel ruolo si possono trovare alternative in grado di dare garanzie di maggior solidità».
E le altre situazioni dei giocatori del quintetto base? «Mi auguro che gli agenti di Anosike assecondino la volontà del giocatore che ha espresso su La Prealpina la volontà di restare, così come mi auguro che Pelle capisca l'importanza di proseguire il percorso di crescita in una società come la nostra che con uno o due anni di lavoro potrà lanciarlo ad altissimo livello. Eyenga è ormai un veterano dell'Italia, qui si trova bene e soprattutto ha trovato un allenatore che sa esaltarne le doti di difensore e rimbalzista; Johnson infine è un attaccante di prim'ordine, ci piacerebbe tenerlo ma non sarà facile vista la sua caratura internazionale».
Per la composizione del roster si punterà ancora sulla formula con 3 stranieri, 4 comunitari e 5 italiani? «E un nodo ancora da sciogliere, però i costi degli italiani sono elevati, e in caso di infortunio non c'è modo di rimediare; nel caso punteremmo su un sesto e un settimo straniero a costi inferiori sperando di pescare altri prospetti da far crescere come Pelle. Cercheremo qualche italiano giovane sul quale investire, siamo andati a vedere De Vico che è un ottimo prospetto con grande fisico e buon tiro, e mi auguro che un ragazzo di grande dedizione come Ferrero voglia rimanere. Partecipare alle coppe? E un argomento che non abbiamo affrontato, eventualmente ci sarebbe spazio solo in FIBA Cup, ma personalmente riterrei opportuno concentrarci solo sul campionato».
Giuseppe Sciascia
simon89
Una salvezza meritata, una stagione comunque a lieto fine ma orfana dell'acuto sperato, senza centrare l'obiettivo sognato. La Pallacanestro Varese chiude nuovamente a bagno maria, a mezza via tra i playoff e le sabbie mobili della retrocessione, dopo aver percepito per qualche partita il calore dell'inferno che stava sotto i piedi. Questi sono i giudizi che, andata in archivio l'ultima di campionato a Torino, abbiamo voluto dare ai giocatori, ai coach ed alla dirigenza biancorossa.
Dominique Johnson 8 L'elemento che, dopo un breve periodo di ambientamento, ha dato la svolta. Ha trovato l'intesa con Maynor, ha deliziato con prestazioni sontuose come quella di Brescia (30 punti), ha messo la firma sulla salvezza biancorossa, ha dimostrato di poter essere un difensore eccelso. Di sicuro, una delle guardie, se non la guardia, più forte e completa vista a Varese in un lustro.
Oderah Anosike 7 Una prima parte quasi da reietto, additato negativamente per le sue mani ineducate e poco sfruttato per la sua abilità nell'andare a rimbalzo e da lottatore sotto canestro. Poi la svolta, l'arrivo di Caja, la fiducia ed un rendimento che si innalza. Un giocatore rivitalizzato che diventa un perno indispensabile per tutta la squadra. Se accostato ad un quattro con tanti punti nelle mani, Anosike può essere un'arma impropria. Restasse...
Eric Maynor 7 Tre mesi trascorsi sui livelli celestiali di due anni fa: nel momento in cui ha ritrovato condizione e fiducia nelle sue ginocchia, ha iniziato ad ingranare e si è portato dietro la squadra. Nel bilancio finale è una scommessa vinta: da lui stesso, rinato dopo un altro terribile infortunio; da chi ha avuto il coraggio di credere in lui, da chi ha saputo aspettarlo e da chi è stato in grado di toccare di nuovo le corde giuste.
Aleksa Avramovic 6 Nella prima fase di stagione un po' caotica, la sua anarchia cestistica ha fatto gridare al miracolo. Le gerarchie di Caja lo hanno relegato in fondo alle rotazioni, data la necessità di mettere ordine tra gli addendi. Lui ha saputo aspettare il suo turno, pur mantenendo un rendimento altalenante: il bilancio rimane positivo, perché ha talento e faccia tosta, il punto ora è capire se sia opportuno continuare a lavorarci sopra.
Norvel Pelle 6.5 Ha studiato per una stagione intera da titolare, e non è escluso che non sia già pronto per farlo. Un diamante grezzo, capace di gesti atletici fuori dall'immaginario e anche di pecche abbastanza banali. Ha saputo, grazie al certosino lavoro di coach Caja, di Paolo Conti e di Stefano Vanoncini, evolvere il suo gioco, togliere un po' di istinto ed inserire un po' di raziocinio. Riuscisse anche a limitare l'irruenza, avrebbe meno falli da gestire e più minuti da giocare. In ogni caso, lascia nel palato un gusto dolce che sa di futuro.
Massimo Bulleri 8 Un voto che va ben oltre le cifre del parquet. Sempre che sia opportuno racchiudere in una risultanza numerica virtù come la professionalità, l'abnegazione e il carattere, il campione di Cecina non si merita altro che un 8. Planato nei cieli come una cometa estiva, è stato decisivo a 39 anni suonati, con la sublimazione della sua utilità ascrivibile a Caja, che lo ha eletto a tutti gli effetti di legge vice Maynor. Ordine, disciplina, intelligenza: Bulleri ieri, oggi e domani, qualsiasi cosa decida di fare nella vita.
Daniele Cavaliero 5 Andamento in calando rispetto allo scorso anno, in tutte le voci statistiche eccetto il tiro da 3 punti. Onesta- mente i suoi 500 giorni varesini non passano come indimenticabili al fatturato del campo: l'aspettativa dell'estate 2015, ovvero quella di aver fatto proprio un "sesto titolare" in grado di impreziosire la panchina, non ha mai trovato riscontri continui. Alti e bassi, folate al tiro e buchi difensivi, sprazzi di leadership e calma piatta: un'incompiuta fino all'addio, pronunciato anzitempo per seguire un sogno effettivamente irrinunciabile.
Luca Campani 6 Questa poteva essere l'annata della svolta per lui, si è trasformata in un Golgota. Le Final Four di Chalon ci avevano restituito un giocatore responsabilizzato, completo, imprescindibile nel progetto tecnico, su cui fondare una buona fetta di progetto tecnico: la speranza è svanita a novembre, senza grossi picchi di rendimento per un problema al ginocchio che lo ha costretto prima a soffrire, poi ad alzare bandiera bianca. Il suo contributo pertanto, è stato pressoché nullo. Non sappiamo se ci sarà ancora, ma merita un grosso in bocca al lupo.
Kristjan Kangur 5 Questa stagione va agli archivi portando con sé un verdetto, una sentenza: il buon KappaKappa (come ama chiamarlo Caja) non ha più la forza per essere il quattro titolare, né ora né domani. Protagonista con due buzzer bea-ter da urlo al via, ha sofferto tremendamente sul piano fisico contro diversi avversari e solo dopo aver ridotto dra- sticamente i minuti sul rettangolo di gioco è riuscito a dare concretamente un contributo.
Canavesi sv Servono giusto le dita di una mano per contare le partite in cui è sceso in campo: costoso e inutile capriccio di mezza estate dell'ex coach (con tutto il rispetto per Matteo, che meritava una piazza in grado di dargli più spazio).
Ferrero 7.5 L'ultimo della panchina che diventa titolare, il cuciniere promosso a generale, la pecora nera che rinasce talismano: è lui il simbolo dei Resuscitagli di Caja. Moretti lo schifava, l'Artiglio lo hausato come elettroshock per rianimare il gruppo. Sa andare oltre i suoi limiti, sa giocare in due ruoli, è il capitano: quando la conferma ufficiale?
Christian Eyenga 6 A tratti esaltante, a tratti deleterio. È la storia di Eyenga, devastante in campo aperto, molto più limitato e limitante quando c'è da attaccare fronte a canestro,per quel tiro che va e (per lo più) viene. Come tutti i compagni ha beneficiato dell'arrivo di coach Caja, togliendosi un po' di polvere in attacco e giocando spesso bene in difesa, dove realmente è in grado di fare la differenza.
Moretti 3 L'errore della stagione. L'inevitabile errore della stagione, meglio, perché se a maggio 2016 c'era una certezza (per tutti. Tutti.) era proprio il coach di Arezzo. Invece... Invece ha costruito a conti fatti una squadra discreta, ma ha smesso presto di credere alla stessa. Ha usato la Cham-pions come giustificazione degli scarsi risultati. Si è inimicato buona parte dei giocatori (quelli stranieri soprattutto), la stampa e parecchie persone in società con uscite pubbliche avventate e gratuitamente provocatorie. Non ha fornito gerarchie tecniche al gruppo, non gli ha dato un gioco, un'identità, uno spirito comune. No, nella vita non esistono certezze. Tranne una: andava esonerato prima.
Caja 9 A proposito di vita: le seconde chance arrivano, a volte... Saperle sfruttare, cambiando il destino di chi ti ha scelto, è un merito incommensurabile. La sua Openjobmetis ai playoff c'è arrivata: dalla 13°giornata di andata (a Masnago contro Venezia) a fine campionato, Varese ha conquistato 18 punti, che valgono esattamente l'ottavo posto a pari merito con Reggio Emilia. Per Attilio Caja "parlano" anche le standing ova-tion del PalA2A: vox populi, vox dei.
Coldebella 6.5 Moretti ha dettato il roster, lui l'ha avvallato, come da precisa richiesta dei quadri societari: a consuntivo l'unica scommessa persa è stata quella più perdibile (Melvin Johnson). Ha tenuto la barra dritta nei momenti difficili, ha parlato poco (dote molto apprezzabile) e ha formato un'asse tecnica piuttosto affiatata con Toto Bulgheroni, lavorando gravato da chiari limiti economici e con un solo colpo supplettivo a disposizione (DJ, andato a segno). Promosso. Da qui in poi le aspettative salgono e di molto, tuttavia: è il professionista più rilevante della società.
Il consiglio di amministrazione (Vittorelli. Fiorini. Bulgheroni. Polinelli. Salvestrin) 8 Dopo la monarchia di Stefano Coppa, ecco l'aristocrazia a capo di piazza Monte Grappa, trovatasi a sanare gli sperperi del monarca e di chi lo ha preceduto con un lavoro che non è finito sui giornali o nei tabellini ma che ha salvato la Pallacanestro Varese dal crack. Giù il cappello, con menzione d'obbligo per l'amministratore delegato Fabrizio Fiorini, lavoratore indefesso e personificazione autentica di chi mette il cuore in quello che fa senza ritorni. 
Fabio Gandini e Alberto Coriele
simon89
L'Openjobmetis lascia il "punto della bandiera" a Torino e chiude con una sconfitta il percorso della stagione 2016-17. La compagine di Attilio Caja si congeda dal campionato cedendo il passo ad una Fiat più motivata dal desiderio di dare una soddisfazione ai suoi tifosi do- po 5 stop consecutivi. La terza sconfitta esterna consecutiva dopo Reggio Emilia e Venezia è del tutto ininfluente ai fini della classifica: Varese chiude dodicesima a 4 punti dai playoff, arrivando con pochissime gocce di benzina nel serbatoio all'ultima tappa di un'annata lunghissima e logorante sul piano mentale più che fisico.
Partita vera per lunghi tratti nonostante motivazioni azzerate su entrambi i fronti, onorata particolarmente dai veterani biancorossi Kangur e Bulleri (applausi a scena aperta anche a Torino, superando in extremis il muro dei 5000 punti in carriera) e dall'ex di turno Eyenga. Poi alla lunga le percentuali dall'arco (13/27 per la Fiat contro il 5/19 di Varese) fanno la differenza insieme al maggior tonnellaggio dei padroni di casa in una serata "vacanziera" di Anosike (bene solo nel finale Pelle contro i 213 centimetri dell'ex NBA). Di fatto una gara che non sposta nulla rispetto alle valutazioni "bivalenti" già stilate dopo la bella vittoria di domenica scorsa al PalA2A.
Si è chiuso ieri un anno sportivo da 46 partite tra Italia ed Europa, con record di 17-29 pari al 37% di vittorie, decisamente peggiore rispetto al 56% del 2015-16 (nono posto a 28 punti - tre posizioni e una vittoria in più rispetto a quest'anno - e 28-22 complessivo nella più abbordabile FIBA Europe Cup). Evidenti però i due volti diametralmente opposti delle due gestioni, con il 7-17 di Paolo Moretti seguito dal 10-12 di Attilio Caja. Compreso il clamoroso 8-3 successivo alla pausa per la Coppa Italia, quando la presa di coscienza dei giocatori della necessità di sposare il sistema corale di " Artiglio" (ricordate il "senso civico" predicato dopo la sconfitta di Brindisi?) ha invertito il trend di una stagione partita con l'obiettivo playoff sui due fronti, e chiusa comunque tra i sorrisi dopo aver rischiato brutto (mai così tanto negli ultimi tre anni...) di depauperare il capitale sportivo più importante di un club come il titolo professionistico.
Per la terza stagione consecutiva, Varese ha mostrato le cose migliori dopo la pausa per la Coppa Italia (8-3 quest'anno dopo il 7-4 della stagione passata e il 6-5 della prima era Caja); e anche in questa occasione, il finale brillante - con la ciliegina sulla torta dell'impresa nel derby di Cantù - ha permesso di ricostruire il feeling tra squadra e pubblico dopo due terzi di campionato lontani dalle aspettative iniziali. Un aspetto importante per capitalizzare in termini di risorse economiche l'entusiasmo riacceso grazie alla cura Caja che ha rigenerato la squadra a livello fisico e di conseguenza a livello di rendimento corale. Ossia la chiave per riuscire a non disperdere il capitale umano e tecnico che il coach pavese ha saputo ricostruire attorno al pilastro Eric Maynor. Toccherà ora a Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni costruire la squadra adatta ad un "animale da palestra" come Caja per un 2017-18 che dovrà essere all'insegna della continuità sulle 30 partite, e non più sui recuperi miracolosi stile "secchiata" in extremis dello studente un po' discolo ma comunque dotato. Chi meglio di Coldebella - suo ex allievo ed ex assistente a Milano - potrà scegliere giocatori "ad hoc" per il basket di Caja che richiede allenabilità e conoscenza del gioco?
Giuseppe Sciascia 
simon89
Varese celebra l'ultimo atto della carriera di Massimo Bulleri tra tanti big del basket italiano. Il 39enne giocatore di Cecina ha scelto il PalA2A per la cerimonia d'addio all'attività agonistica, celebrata tra le maglie più importanti dei suoi 21 anni di carriera in serie A, tra le quali il 6 biancorosso griffato Openjobmetis. Per salutare il Bullo sono arrivati tutti i personaggi più importanti della carriera, dagli ex compagni Marconato e Iacopini agli ex coach Pasquali e Recalcati insieme ad Alberto Mattioli (suo dirigente in azzurro quando vinse il bronzo europeo a Stoccolma e l'argento olimpico ad Atene), mentre sono arrivati video messaggi da Ettore Messina, Mike D'Antoni e Maurizio Gherardini. Ma c'è stata anche tanta Varese, da Attilio Caja a capitan Ferrerò passando per Toto Bulgheroni, che gli ha donato la maglia OJM con cui scenderà in campo domani a Torino per la presenza numero 624 in serie A (ventiquattresimo assoluto nella classifica di tutti i tempi). «Per la nostra società è stato un onore enorme che Massimo Bulleri abbia chiuso da noi la carriera - ha detto il consigliere della club di piazza Monte Grappa - Abbiamo apprezzato nel corso della stagione le sue qualità tecniche ed umane, e da varesino sono orgoglioso di come la gente lo abbia accolto e applaudito».
Il Bullo, visibilmente emozionato durante la sfilata degli interventi live e video delle figure che hanno accompagnato la sua carriera, ha spiegato così le ragioni del ritiro: «Ne ho parlato con il mio agente e la società a fine gennaio; ci avevo già riflettuto lo scorso anno, ma avevo guardato dentro di me e c'erano ancora margini per proseguire perché avevo ancora qualcosa da dare. Del ruolo da giocatore mi mancheranno l'atmosfera e i sentimenti che si provano nello spogliatoio, una cosa unica legata al fatto di essere giocatore. Questa cerimonia è stata una bella esperienza: ero un po' emozionato ma sono contento delle parole che sono state spese, ora si smorzeranno i sentimenti e deciderò cosa fare nel dopo basket». Ma il feeling scoccato in un attimo tra il playmaker toscano e Varese potrebbe essere preludio ad un futuro in biancorosso. «Sono stato fortunatissimo nel vivere questa splendida avventura all'Openjobmetis. Il primo giorno qui, quando gli Arditi mi hanno salutato con un applauso nonostante l'accoglienza mai particolarmente benevola in passato, pensavo di essere su Scherzi a Parte. Però la vita riserva sorprese come la meravigliosa accoglienza che mi ha riservato il PalA2A prima, durante e dopo la partita di domenica. Un futuro a Varese? Mi farebbe estremamente piacere, ma sarà la società a stabilire se possa fare qualcosa con i pantaloni lunghi. Se il club pensa che possa dare una mano in questo ambiente resterei molto volentieri; altrimenti ringrazierò comunque per un'annata superiore ad ogni aspettativa: ero arrivato lo scorso agosto come ospite, lascio dopo aver scelto di festeggiare qui la fine della carriera.
Giuseppe Sciascia 
simon89
Immaginatevi una storia di basket raccontata con il dono della tridimensionalità e dell’autenticità. Le immagini hanno i variegati colori delle canotte, con una netta prevalenza del verde griffato nord-est, e la plasticità ovattata di corse per il campo, scivolamenti laterali, arresti e tiri (imparati stando seduto su una sedia, con il piede rotto) e retine deformate da cesti puntuali e quasi sempre decisivi. Le parole non sono quelle dei giornalisti, non sono il verbo di osservatori esterni, ospiti casuali sulla scena, professionisti della narrazione: appartengono ai colleghi, ai maestri, agli amici e, come tali, hanno in dote la condivisione di attimi vissuti sullo stesso palco. Pura. Vera. Appassionata e appassionante. Poi immaginatevi un luogo che faccia da scenografia alla storia di cui sopra, una cattedrale vuota e silenziosa che per una mattina si inchina, nella sua maestosità, a un campione nel passo d’addio. Un privilegio: «Massimo, il fatto che tu concluda proprio qui la tua carriera è un onore per questa società. Personalmente ti ringrazio».
Quel verde unico
L’inchino è di Toto Bulgheroni ed è tra i fiori più belli del bouquet emozionale che ha contraddistinto la giornata di ieri. Massimo Bulleri lascia il basket in mezzo alla famiglia che si è scelto, quella della pallacanestro: padri, madri, fratelli sono venuti da ogni parte d’Italia per stringergli la mano. Lui è in mezzo e ha già dismesso la tuta d’ordinanza, in luogo di un completo nero in cui la sua anima d’atleta sta inevitabilmente stretta. E lì, combattuto tra l’agio dell’abbraccio fragoroso di chi lo ama e il disagio del pudore davanti alla cascata di sentimenti che si impilano uno sull’altro, lunghi praticamente vent’anni. Ciò che per tutti gli altri presenti è una favola da gustare, per lui è contrasto, è gioia ma anche dolore.
Lo sfondo, allestito lungo la linea di centrocampo (un guerriero “muore” sempre sul terreno di battaglia), è nelle maglie di Treviso, Brindisi, Varese e Milano, tra le più importanti della parabola agonistica. La voce guida è quella di Simone Fregonese, addetto stampa ai tempi della Benetton, che passa subito la parola a coach Renato Pasquali, “la chioccia” del Bullo. Il primo capitolo della storia sono gli inizi: «Il PalaVerde si innamorò di lui in una partita di Coppa Italia: c’era un -20 da recuperare e tutti ammirarono questo scricciolo che come una scheggia impazzava per il campo. Massimo si è sempre fatto trovare pronto al passaggio dei treni del destino. Per esempio quando Mike D’Antoni venne a vederlo a Livorno, poi a Forlì, dove lo presi chiedendolo in prestito a Maurizio Gherardini (lui mi rispose: «prendilo, tanto da noi non gioca mai...) perché si fece male Di Lorenzo: in una gara ne fece 12 in faccia a Ginobili e per lui si riaprirono le porte di Treviso. Bulleri è sempre stato uno da mandare via dalla palestra, uno da 150 tiri dopo ogni allenamento. Quando si fece male al piede, infortunio che lo costrinse a stare fuori per 5 mesi, ogni mattina andavamo sul parquet e lui si metteva a tirare seduto su una sedia, proprio perchè non poteva camminare: ribaltammo la sua tecnica, il famoso arresto e tiro nacque lì».
Gli anni in questione accarezzano la fine di un secolo e l’inizio di un altro: dopo la gavetta al Gira, a Mestre e a Forlì, la Benetton se lo riporta a casa, da campione pronto ormai a sbocciare, scalpitante dietro a una leggenda come Petar Naumovski . Alla Ghirada incontra capitan Denis Marconato. Compagno, fratello: «Il nostro è un sogno nato e cresciuto insieme - dice Denis - Il feeling che ci legava si vedeva in campo: difficile trovare al giorno d’oggi dei pick and roll come i nostri, difficile trovare oggi un giocatore come lui».
Azzurro cielo e argento
Nel frattempo c’è un altro colore che inizia a reclamare i suoi servigi di playmaker capace di abbinare magistralmente l’ordine della regia alla pericolosità offensiva: è quello del cielo. Il 22 novembre del 2000, a Vilnius, l’esordio in Azzurro: «Boscia Tanjevic controllò che non fosse più basso di lui (l’altezza dei giocatori è sempre stata un pallino dell’allenatore montenegrino ndr) e poi diede l’ok - racconta Alberto Mattioli, storico consigliere Fip con delega alle squadre nazionali e oggi presidente della sezione Lombardia - Massimo segnò 19 punti in quel suo primo match: era già pronto. Delle Olimpiadi d’argento ad Atene tutti ricordano la semifinale contro la Lituania: io oggi, invece, vi parlo dei quarti contro Portorico. Lì Bulleri fece il suo capolavoro, fu il top scorer, ci consegnò la qualificazione. Non ho mai visto una “faccia di tolla” come lui, eppure una volta l’ho visto piangere: fu quando Tanjevic gli disse che non sarebbe andato agli Europei in Turchia. Alla fine capì, andò ai Giochi del Mediterraneo e si portò a casa un bronzo».
Nazionale uguale Carlo Recalcati: «Subentrando a Tanjevic fui gravato del compito di ricostruire un gruppo che perdeva in un colpo solo gente come Andrea Meneghin, Myers e Fucka. Il Bullo contribuì alla ricostruzione. Vi confesso una cosa: Bulleri è stato il giocatore che nel 2003 mi ha convinto a lasciare fuori Pozzecco dalla selezione prima degli Europei di Svezia. Quella squadra aveva bisogno di riconoscersi nella sua leadership». Già, leader. Dentro e fuori dal campo: «Come quando, sempre in Svezia, ci trovammo all’aeroporto per un trasferimento dopo una partita impegnativa e aspettavamo che la squadra israeliana liberasse l’aereo. Alla fine non c’erano più facchini e io mi chiesi come avremmo fatto con i bagagli e tutta l’attrezzatura. «Ci penso io, coach», mi disse lui. E si mise a dare l’esempio. Come ha sempre fatto».
L’ultima tonalità di azzurro la pennella Dino-Mito Meneghin, iniziando da una battuta delle sue: «Perché tu, Righetti e Basile vi ritirate così giovani? Scherzi a parte, non mi sorprendo che Bulleri sia diventato un campione: fa gli allenamenti con la stessa intensità con cui gioca una finale. Se devo fissare un’immagine della sua carriera cito il nostro abbraccio dopo Italia-Lituania: lì c’era la gioia di un uomo consapevole di aver fatto felice l’Italia intera. Ora che non giocherà più, non lasciatelo in disparte: nel mondo del basket deve esserci ancora spazio per la sua intelligenza e per la sua forza d’animo.
Biancorossa la ciliegina
«Grazie per gli insegnamenti che mi hai lasciato. Giusto ieri mi hai detto, riferendoti a un nostro giovane: ricordati che in una squadra c’è bisogno di tutti, dal primo all’ultimo. E tutti meritano il tuo rispetto». È capitan Giancarlo Ferrero a introdurre il capitolo finale, le cui righe raccontano il valore della riconoscenza. La riconoscenza di Varese: «Anche da noi si è fatto trovare pronto - prende la parola Attilio Caja - Contro Pistoia, forse la partita più difficile della nostra risalita, Maynor aveva problemi di falli e Bulleri, chiamato in causa, ci ha dato sicurezza. Tutti i compagni lo hanno apprezzato, sia per la conoscenza del gioco, sia a livello personale. Grazie di cuore, Massimo».
Toto Bulgheroni corrobora: «Vi confesso che all’inizio quasi temevo a tenerlo da noi: Masnago lo aveva “apprezzato” per anni come avversario ero preoccupato che il pubblico non lo avrebbe accettato. Invece è andata molto diversamente: e questo, se mi permettete, è un orgoglio e lo dico da varesino. Merito suo, merito di tutto quello che ha fatto».
E pensare che «no, Bulleri è qui solo per allenarsi. Non farà la squadra quest’anno...». Il destino, come sempre, aveva piani diversi. Sette mesi più tardi, qualche arresto e tiro e qualche bomba più tardi, una Salvezza più tardi, Massimo Bulleri sembra non aver mai giocato in nessun posto se non a Varese. A proposito: grazie, campione.
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