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simon89
Siamo agli sgoccioli della stagione ma la voglia di basket è ancora tanta, tantissima. Stasera al PalA2A si gioca Varese-Trento (20.30) e per i biancorossi di Caja è previsto un altro bagno di folla: la prevendita ha toccato quasi un migliaio di biglietti venduti, e anche per questo anticipo pasquale si supereranno le quattromila presenze nel Tempio. Per la Openjobmetis, probabilmente, questa è una partita da affrontare con meno pressione, piuttosto con la voglia e l'intenzione di migliorarsi ancora, di togliersi qualche soddisfazione in un'annata che ha visto la svolta solo un mese fa. C'è voglia di basket e di divertimento a Varese, e a questo punto spiace che la stagione sia prossima a concludersi. Può arrivare la salvezza aritmetica in caso di vittoria, o anche in caso di sconfitta se perdesse contemporaneamente anche Cremona, ma c'è anche un minuscolo ed impercettibile spiraglio da tenere ancora aperto per i playoff.
Coach Attilio Caja ieri ha presentato in conferenza stampa la partita di oggi, così: «Questa partita arriva dopo che si è interrotta la nostra serie positiva di sei vittorie consecutive. C'è un po' di rammarico perché per trenta minuti a Reggio abbiamo fatto una buona partita, una partita da 6 in pagella, l'avessimo fatta da 8 avremmo avuto delle speranze di vittoria. Questo ci ha lasciato l'amaro in bocca ma la classifica è comunque positiva ora, quindi nulla di trascendentale. Vorremmo però riprendere quel momento magico perché è bello vincere, si crea una bella atmosfera che ti permette di andare in palestra con il sorriso e anche se lavori duro te ne accorgi di meno». La voglia di vittoria è tanta, traboccante: «Ci siamo allenati per riuscire a fare questo risultato senza dover guardare agli altri campi. Vogliamo un risultato di prestigioso contro una squadra che farà i playoff. Ci siamo già confrontati con Capo, siamo andati abbastanza bene con Reggio e vorremmo fare altrettanto con Trento, che nel girone di ritorno ha fatto grandissimi risultati. È una squadra che ha grandi statistiche, è prima per palle recuperate, per rimbalzi offensivi e subisce meno punti di tutti. Da parte nostra servirà una partita attenta, importante e positiva, da interpretare al meglio consapevoli del loro atletismo, molto pronunciato in fase difensiva. Dovremo farci trovare pronti al cospetto della loro aggressività e, siccome giochiamo in casa, fare altrettanto».
Trento è una squadra alla terza partecipazione in Serie A, con assetti diversi ma sempre in grado di centrare i playoff. La versione che incontrerà Varese ha appena cambiato pelle: fuori Devyn Marble, a causa di un infortunio che ha chiuso anzitempo la sua stagione (lo stesso è accaduto a Baldi Rossi), dentro Shavon Shields, annunciato come buon attaccante e ottimo difensore. Caja, opportunamente stimolato, si sofferma però sulla storia recente dei trentini: «In questi anni la squadra di Buscaglia ha avuto situazioni diverse: ad esempio al primo anno aveva un accentratore come Tony Mitchell, ed una squadra che giocava solo per lui. L'anno scorso invece aveva a disposizione un reparto lunghi di livello assoluto con Pascolo, Wright e Baldi Rossi. Quest'anno hanno soluzioni più perimetrali però con una buona omogeneità. Cambiando i vari addendi però il risultato non è mai cambiato, hanno sempre fatto buone stagioni e sono sempre arrivati ai playoff».
Capitolo Eric Maynor: «Eric sta meglio, si è allenato da martedì con la squadra. Non è al top della condizione ma è a disposizione, poi che sia al 70, 80 o 90% non lo so, non sta a me dirlo. Però va bene uguale». Contro due mastini come Craft e Forray, molto difensivi e molto fisici, non sarà facile per lui: «A livello di difesa - argomenta Caja - non è un discorso di uno contro uno. Maynor gioca tante situazioni di uno contro uno però non dipende solo dai suoi avversari diretti ma anche dei loro compagni. E anche da come i nostri riusciranno a metterlo nelle migliori condizioni per esaltare le sue doti da passatore». L'amarezza per la sconfitta di Reggio però è superata, ora c'è l'ostacolo Trento da superare: «Abbiamo lo stimolo a fare sempre meglio, ad alzare l'asticella. Non vogliamo fermarci». Caja chiude un cerchio con questa partita, un girone alla guida di Varese, ma non è tempo di bilanci: «Li faremo a fine stagione, mancano quattro partite, ci penseremo più avanti». 
Alberto Coriele
simon89
Un mese dopo l'intervento, il secondo in poco tempo dopo quello di maggio 2016, Luca Campani è tornato a Varese per una visita di controllo. La sua stagione di fatto si è chiusa a novembre, il ginocchio non gli ha più dato la possibilità di dare del tu al parquet e la sofferenza, fisica e morale, non è stata poca. Da ieri Luca ha tolto le stampelle, ha posto fine al mese di riposo assoluto e ora inizierà la riabilitazione. Lo attende un percorso lungo, non facile, ma che dovrebbe portarlo a tornare a giocare dall'inizio della prossima stagione.
Anzitutto Campani, come sta? Abbastanza bene, sono tornato a Varese dopo un mesetto. Ho passato questo tempo a casa, soprattutto perché l'indicazione post operatoria era di non fare nulla per tre settimane. Per un discorso di comodità sono tornato a casa mia, ma d'ora in poi resterò a Varese. Agli allenamenti e alle partite ci sarò sempre.
Qual è il percorso che l'attende? Ho tolto le stampelle, ed è già un piccolo passettino in avanti. Ora dovrò cominciare la riabilitazione qui a Varese, diciamo che ora inizia il difficile. Conto di prendermela con calma, non ho fretta di rientrare però punto ad essere pronto per agosto, per l'inizio della prossima preparazione fisica. Non ha senso in questo momento forzare il recupero per essere pronto un mese prima quando la stagione sarà ferma. Tanto vale fare tutto con calma, l'obiettivo è essere pronto per giocare da agosto in poi.
Come sarà la riabilitazione? Inizierò lavorando in piscina, più avanti in palestra. Di campo non se ne parla per un bel po'. Guarderò gli allenamenti dei miei compagni.
Quanto è stato difficile doversi sottoporre ad un altro intervento dopo così poco tempo? Stavolta, e lo ammetto, è stata davvero una mazzata. Onestamente non me l'aspettavo dopo essermi operato a maggio dell'anno scorso. In vita mia di operazioni e interventi vari ne ho fatti parecchi, stavolta è stata più dura.
Dopo tutti questi infortuni le è mai passato per la testa il pensiero di mollare tutto? Assolutamente no. Lo ripeto, in vita mia mi sono sottoposto a tantissimi interventi per varie sfighe che mi hanno colpito. Ci sono quasi abituato e certi pensieri tendo ad evitarli. Alla fine il basket è la mia vita, il mio lavoro, è una cosa che mi piace così come mi piace giocare. È stata una grossa botta, ma devo guardare avanti perché se ti butti giù poi non fai altro che complicare le cose. E poi mi sento un privilegiato a fare ciò che faccio. Ho tanti amici che lavorano in fabbrica e che firmerebbero con il sangue per fare quello che faccio io, per di più in Serie A che non è una cosa da tutti.
Punta ad essere pronto per agosto: la vedremo ancora a Varese o altrove? Ha già affrontato l'argomento con la società? Al momento non ho idea di dove sarò. Sono in scadenza di contratto ma adesso mi sembra presto per parlare di ogni cosa. Io sto pensando al mio recupero, fino a tre settimane fa invece la situazione della squadra non era delle più rosee e la società ha avuto altri pensieri più impellenti per la testa. Di sicuro si andrà a parlare del mio contratto a fine anno, non adesso.
Avevate già affrontato il discorso rinnovo nell'estate scorsa? No, l'argomento non è stato toccato ancora.
Si aspettava una reazione così importante dei suoi compagni dopo il momento difficile? Sì, perché ho visto giorno per giorno come si allenavano. Stavano lavorando con intensità, forse non pensavo arrivassero a sei vittorie in fila, però ero convinto che sarebbero riusciti ad uscire da questo momento, ero sicuro che ci sarebbero stati grandi miglioramenti. Anche perdendo a Reggio, i ragazzi hanno fatto una grande partita pur senza Eric. Sono felice per loro, io non sono riuscito a dare una gran mano quest'anno però vivendo con loro tutti i giorni ho visto quanto hanno sofferto, perché quando le cose vanno male tutto diventa difficile. Adesso per fortuna gli animi sono più rilassati.
Alberto Coriele
simon89
Attilio Caja esorta l'Openjobmetis a stare sul pezzo fino al termine della stagione e ad onorare al meglio gli ultimi quattro impegni della regular season anche se la rimonta playoff pare ormai un sogno.
Il tecnico pavese dà la carica alla squadra a prescindere da calcoli e tabelle. «Ci manca ancora la certezza arimetica della salvezza. E poi vogliamo regalare soddisfazioni alla società ed ai tifosi che non sempre hanno potuto vedere buone partite. Nel mondo dello sport si ha la memoria corta e spesso la percezione di come si finisce pesa più d'una intera stagione: proviamo a finire al meglio e divertirci tutti insieme fino al 7 maggio, poi vedremo che cosa dirà la classifica».
Il piacere di veder giocare l'OJM attuale fa sperare che si possa provare a dare continuità a questi ultimi mesi... «Il gruppo sta bene insieme, il rammarico è che manchi poco al termine della stagione, e anche per rispetto dei compagni c'è voglia di onorare al meglio le ultime 4 partite. Il futuro? Non è ancora il momento di parlarne, ma a far bene non si sbaglia mai: chi vuole rimanere ha stimoli per dare bei segnali, chi ne darà di bellissimi potrà migliorare ulteriormente le sue prospettive di carriera».
Di sicuro le vittorie della squadra hanno aiutato la società a migliorare l'immagine della stagione. «Ma è altrettanto vero che la società ha supportato la squadra tenendo duro nei momenti difficili nei quali ha sempre difeso i giocatori e ha dato loro fiducia con i fatti non andando mai sul mercato; pertanto debbono sentirsi in dovere di resti- tuire quanto ricevuto. Quel che hanno dato nelle ultime settimane è stato apprezzato: i tifosi che ci hanno aspettato al ritorno dalla trasferta di Desio dopo il derby vinto con Cantù hanno dato un segnale chiaro».
Quanto ha contato il suo feeling con società e tifosi per mantenere sereno l'ambiente? «Sin dal mio arrivo ero convinto che ci fossero le condizioni giuste per migliorare. Aver sentito attorno a me la fiducia di società e tifosi, sentendo di essere apprezzato anche quando le cose non andavano bene, mi ha aiutato a trasmettere sempre messaggi positivi. La dirigenza mi ha dato un bel supporto: la stima l'ha dimostrata con i fatti, altrimenti avrebbe chiamato un altro allenatore, mentre nei confronti del pubblico il credito acquisito due anni fa è stato importante quando tutto sembrava buio».
Le 6 vittorie consecutive prima dello stop di Reggio Emilia hanno riportato il sereno, ma non è stato un procedimento facile. «Qualcuno ci è arrivato con le buone, altri meno, ma conta il risultato e non il percorso: tutte le strade portano a Roma, ci sono quelle più comode e quelle più impervie, ma l'importante è arrivare alla meta. Sono orgoglioso di aver raggiunto il traguardo senza aggiunte di mercato e col contributo di tutti gli effettivi. Anche Avramovic, che ho impiegato meno perché ho dovuto fare delle scelte, ha mostrato belle cose in allenamento: per questo domenica, anche senza Maynor, l'ho schierato senza paura. E sono convinto che potevamo vincere anche senza Eric se solo avessimo tirato con 4/10 anziché 1/10 da 3».
Giuseppe Sciascia
simon89
L'Openjobmetis incrocia le dita in attesa di buone notizie dall'infermeria sul conto di Eric Maynor in vista del match casalingo di sabato contro Trento. Il regista del 1987 si è sottoposto ieri mattina a nuovi trattamenti per sbloccare la zona del collo e la parte alta della schiena ancora doloranti per il "colpo di frusta" legato all'incidente stradale della scorsa settimana che gli ha impedito di scendere in campo domenica a Reggio Emilia. La situazione del playmaker biancorosso è ancora incerta, coinvolgendo soprattutto le sicurezze dell'atleta nel reggere i contatti: si confida che il riposo di domenica al PalaBigi - con Maynor rigidissimo nei movimenti e non in grado di dare un contributo, al di là della personale soglia del dolore -possa essere servito per risolvere il problema.
La condizione del giocatore statunitense sarà valutata giorno per giorno, a partire dal pomeriggio odierno, quando la squadra si allenerà al Campus - a causa dell'indisponibilità del PalA2A - iniziando la routine settimanale verso il match di sabato sera contro Trento dopo la seduta di pesi prevista in mattinata. Ovviamente sarà fondamentale recuperare Maynor per provare a battere la Dolomiti Energia, capolista del girone di ritorno (18 punti in 11 gare contro i 14 di Varese) nonostante la doppia tegola degli infortuni di Baldi Rossi e Marble. Senza l'elemento più insostituibile del suo organico, l'attacco OJM ha prodotto troppo poco e troppo male - specialmente dall'arco, pagando una serata decisamente negativa di Dominique Johnson - per riuscire a superare un ostacolo di per sé molto impegnativo come la Grissin Bon. E un'ulteriore assenza di Maynor contro la coppia Craft-Forray, i migliori difensori sulla palla dell'intera serie A, che già all'andata misero in grande affanno Varese (23 palle perse - secondo peggior dato stagionale - nell'ultima partita italiana di Paolo Moretti sulla panchina biancorossa).
Con il suo attivatore principe la squadra di Caja avrebbe potuto giocarsi meglio la sua chance playoff a Reggio Emilia? Sicuramente sì, anche se non è assolutamente scontato ritenere che la presenza di Maynor al PalaBigi avrebbe garantito a Varese la settima vittoria consecutiva. Ora il magine di errore nella corsa verso l'ottavo posto è totalmente azzerato e il calendario di Pistoia (Cantù e Reggio Emilia fuori, Pesaro e Brescia in casa), che ha 4 punti di vantaggio e un più 28 nel doppio confronto con i biancorossi, rende ancor più improbabile la rimonta di Cavaliero e compagni. Ma l'Openjobmetis ci tiene ad onorare al meglio il finale di stagione ed a regalare altre vibrazioni positive nel match contro una Dolomiti Energia rinforzatasi con l'aggiunta di Shavon Shields, 23enne ala piccola statunitense con passaporto danese che i trentini hanno prelevato dal Fraport Skyliners, dove viaggiava a 13.7 punti e 5.4 rimbalzi nella Bundesliga tedesca.
Giuseppe Sciascia 
simon89
Si dice che la miglior difesa sia l’attacco. Si dice. Il principio è stato pedissequamente messo in pratica dal duo Alessandro Frosini-Ivan Paterlini, rispettivamente ds e vicepresidente della Pallacanestro Reggiana, dopo la partita dell’altro ieri tra la Grissin Bon e la Openjobmetis, costituendo la classica goccia capace di far traboccare un vaso già pieno a seguito di quanto accaduto sul parquet.
Parola ai due: «È stata una partita sporca - attacca l’ex lungo di Virtus e Fortitudo Bologna - Loro (Varese ndr) sono una squadra che ti mette le mani addosso...». «E’ stata una partita bellissima - corrobora Paterlini - Rovinata dalla troppa aggressività dei nostri avversari... Mi auguro poi che la commissione arbitrale riveda la gara e tragga le sue conclusioni per migliorare». Addirittura?
Con buona pace della strana coppia (che dovrebbe mettersi d’accordo: partita sporca o bellissima?), i fatti - corroborati dalle immagini televisive - raccontano davvero un’altra storia, scritta dalla palese scorrettezza dei giocatori allenati da coach Max Menetti con la collaborazione di una terna arbitrale inqualificabile e disastrosa.
La sceneggiata di Della Valle
Cinque minuti e 40” sul cronometro del primo quarto. Dominique Johnson riceve palla da una rimessa in attacco, palleggia ma non fa i conti con le rapide mani di Amedeo Della Valle, che gli soffia la sfera e si appresta a correre verso il canestro avversario. La guardia biancorossa, vistosi “scippata” e nell’intento di evitare il contropiede, tira per un nanosecondo la canotta dell’avversario: fallo antisportivo. Sacrosanto, da regolamento.
Della Valle, però, appena percepisce la “tiratina” stramazza a terra, accentuando il tutto con un innaturale movimento della testa, come se fosse stato colpito da un fulmine.
Più che l’errore arbitrale, in questo caso emerge la vergognosa simulazione dell’azzurro di Ettore Messina, un atleta che dovrebbe smettere di rovinare la sua immagine con tali sceneggiate non nuove per il personaggio.
La sberla di Polonara
Quattro minuti e 40’’ sul cronometro del primo quarto. Al culmine di un’azione confusa, Pietro Aradori sbaglia un tiro vicino a canestro: Polonara e Kangur lottano a rimbalzo, l’ala di Ancona prende il tempo all’estone che lo trattiene per un braccio. Proprio mentre gli arbitri fischiano fallo, Polonara dà a Kangur un’autentica e violenta sberla sotto gli occhi dei direttori di gara, senza che il gesto (passibile sicuramente di antisportivo e ai limiti dell’espulsione diretta) venga sanzionato. Anzi: tecnico a Kangur che semplicemente accenna una reazione, venendo subito fermato da Avramovic, e a Caja, che protesta. La conseguenza sono quattro liberi a favore di Reggio che aiutano la formazione di casa a prendere il largo. «Squadra che ti mette le mani addosso...» Già...
Il fallo cattivo di Reynolds
Non è finita, a tal proposito. Cinque minuti e 12” sul cronometro dell’ultimo quarto. Eyenga attacca Della Valle spalle a canestro, si alza per tirare e subisce la manata di Reynolds arrivato in aiuto. L’americano colpisce fragorosamente il volto del congolese, in un gesto palesemente violento che sarebbe stato da punire con un altro antisportivo. Gli arbitri fischiano a malapena fallo. Il lungo reggiano va per scusarsi con Eyenga, che ovviamente non accetta: un intervento così sporco, sul +18 (69-51) Reggio Emilia, risulta assolutamente gratuito.
Tre episodi che hanno favorito la Grissin Bon e che ridicolizzano plasticamente le parole spese dai dirigenti reggiani. Ma c’è dell’altro: il match di domenica è disseminato di continue proteste dei giocatori di Menetti davanti a ogni decisione arbitrale avversa. Nel campo si distinguono per bravura gli italiani De Nicolao, Aradori e Cervi, con l’importante cammeo di Kaukenas che poi risulterà l’unico a vedersi sanzionare un fallo tecnico.
In poche righe ecco il campionario del brutto di essere Reggio, l’isola dei “panda” della pallacanestro italiana. Qualcosa di diverso per definizione, qualcosa cui tutto è concesso. Compresa - purtroppo - anche la possibilità di dire delle sesquipedali fregnacce.
Fabio Gandini
simon89
Questa volta è difficile, lo ammettiamo. Eppure, ora che arrivata una sconfitta a spezzare la “monotonia” delle vittorie, trovare le parole dovrebbe essere facile. E invece no.
Cosa scriviamo? Che l’assenza di Maynor ha spezzato un incantesimo? Fino al 35’ del match del Pala Bigi, fino al +18 (69-51) Reggio Emilia che sembrava aver mandato in archivio con ampio margine la contesa, il titolo era proprio questo: senza il suo leader Varese è tornata piccola piccola. Poi assisti a un recupero assurdo, che arriva a giocarsi addirittura il -2 con una manciata di secondi da giocare, e perdi di sole 5 lunghezze. E allora cambia tutto. E allora sarebbe bastato qualche errore in meno ai tiri liberi, qualche palla persa gratuita (15 in totale) risparmiata alle statistiche, qualche rimbalzo in più strappato agli avversari, qualche caldo cesto da tre punti in una giornata di mani polari... e staremmo commentando un’altra vittoria. La settima. Anche senza Eric da Raeford, North Carolina.
Ci ripetiamo: cosa si scrive oggi? Metabolizzato il finale di cui sei appena stato spettatore, vai a guardare i risultati degli altri campi e scopri che Brindisi, pur a fatica, sta domando Pesaro. Se il Meo si prende i due punti, per l’Openjobmetis è salvezza aritmetica: hai di nuovo un titolo, perché qui nessuno deve scordarsi da dove questa squadra è partita, nessuno deve digerire il passato con sufficienza, nessuno deve prendere in giro tutta la sofferenza che ha provato. La salvezza si deve festeggiare, eccome se si deve. Invece no: M’baye sbaglia due liberi a tempo scaduto, la Consultinvest vince di uno e rimane viva. Come rimane viva Cremona, in virtù di quella maledetta debacle biancorossa al PalaRadi il 2 gennaio scorso. Appesa a un filo. Ma viva.
Cosa scriviamo oggi? Di playoff ancora possibili nel combinato della sconfitta di Torino a Caserta e di quella appena raccontata di Brindisi (Pistoia, però, distrugge Capo nel posticipo e se ne va a +4)? No, perché ci scapperebbe qualche imprecazione a sottolineare come quella di ieri, per la Varese dell’Artiglio, sia stata una vera e propria occasione persa.
Verità
Il 73-68 che dopo tanto tempo nega il foglio rosa va allora narrato senza troppi voli pindarici e partendo dalla poche “verità” disponibili. La prima. In contumacia Maynor la Openjobmetis paga tantissimo a livello psicologico, consegnando agli avversari lo spuntatissimo attacco del primo quarto (e di tanti altri frangenti, a scrivere la verità: solo 45 punti segnati al 30’) che – di fatto – diventa un peso impossibile da smaltire (18-7, subito -11). La tecnica viene dopo, anche se conta: oggettive e palesi le difficoltà a liberare il perimetro senza le penetrazioni del regista Usa, consegnando alla squadra di Menetti la possibilità di restare incollata uomo su uomo e sfavorendo quantitativamente e qualitativamente la prova balistica di Johnson e compagni (1/10 da 3); oggettiva e palese la mancanza di rifornimento nel gioco sotto canestro e sugli scarichi (solo 7 assist di squadra) che lascia soprattutto Anosike e Pelle nudi con i loro limiti; oggettiva e palese la farraginosità nella costruzione delle azioni, testimoniata dalle 15 palle perse ma talvolta anche dall’imbarazzato immobilismo di giocatori abituati ad avere a fianco chi ci pensa per loro, morbo che né il relativo fiato di un comunque stoico Bulleri, né la timidezza iniziale di Avramovic hanno potuto curare.
Torniamo alla psicologia: l’assenza di Maynor fa male anche alla difesa. Cosa, cosa? Sì, avete capito bene. Senza l’abituale fluidità offensiva, i pretoriani di Caja provano con abnegazione a resistere in retroguardia, allentando tuttavia la presa con il passare dei minuti quasi per una stanchezza derivante dal fatto di non veder premiati - davanti - i propri sforzi dietro. Contro la Grissin Bon si sono rivisti errori e superficialità (aiuti in ritardo, per esempio), sebbene saltuari, che non si vedevano da tempo, pur nel complesso di una prova difensiva soddisfacente.
Negli occhi e nell’anima
La seconda verità, giusto per restare sotto al proprio canestro, ha il volto catalettico ma ahinoi efficace di Riccardo Cervi: un’incognita irrisolta per Varese. Un’incognita decisiva, in negativo, per le sorti prealpine. Diciotto punti, 8 rimbalzi, 9/12 da due: i suoi 216 centimetri hanno segnato contro gli anticipi, hanno segnato nel petto contro petto, hanno segnato sempre. Se poi, in aggiunta, si concedono 10 rimbalzi anche a Reynolds, ecco spiegata la debacle nelle carambole e buona parte della sconfitta. C’è vita, triste, oltre Maynor.
Giù troppo dura? No. Negli occhi e nell’anima rimangono le prove di cuore di Johnson (17 punti ma con 5/17 al tiro: puoi fare poco meglio se la palla va sempre, sempre, in mano a te…) ed Eyenga (16), così come la generosità dell’intero collettivo e la bravura nello sfruttare la rilassatezza di Reggio Emili negli ultimi cinque minuti, regalando a tutti un finale comunque da gustare.
Un – breve - capitolo a parte lo meritano gli arbitri: Filippini, Weidmann, Calbucci. Una terna indisponente, prona agli errori, ricca di inutile superbia. Il doppio tecnico a Kangur e alla panchina varesina dopo un palese fallo di Polonara su Kangur nel primo quarto rimane una chicca dell’orrido. Così come i tanti fischi “ad minchiam”, onestamente da una parte e dall’altra del campo. Così come la cecità davanti agli atteggiamenti da “actor studio” di Della Valle e sodali, motivo per il quale rimane davvero sempre difficile amare la “nazionale” di Reggio Emilia.
Fabio Gandini
simon89
La rimonta playoff dell'Openjobmetis si ferma a Reggio Emilia. La truppa di Attilio Caja chiude a quota 6 la sua esaltante serie positiva: il primo stop post-Coppa Italia è figlio dell'assenza obbligata di Eric Maynor, impossibilitato a scendere in campo dai postumi del colpo di frusta rimediato nell'incidente stradale (da passeggero) nel quale è stato coinvolto nella notte post-derby a Milano. Troppo asfittico l'attacco di Varese senza il suo "Aladino", genio della lampada in grado di creare tiri facili per i lunghi (solo 4 per un Anosike opaco) e tiri aperti per gli esterni (glaciale 1/10 da 3): fatali soprattutto i 4 punti segnati nei 9' iniziali di un primo quarto a fari spenti (2/12 al tiro e 6 perse) per un 18-4 che ha segnato il match. Poi Cavaliero e compagni si sono battuti con grinta, nonostante la costante sofferenza sotto canestro (36-33 per Reggio a rimbalzo dove i 214 centimetri di Cervi e i 207 di Reynolds hanno soverchiato Anosike). L'OJM ha provato a ricucire il gap (26-21 al 15', 33-27 al 18' e ancora 50-41 al 27') con qualche iniziativa di Eyenga e Johnson, finendo però al tappeto a causa delle pessime medie dall'arco (1/10 da 3 con l'unica tripla segnata a 3' dal termine).
E alla fine Varese mastica amaro nei confronti di una terna arbitrale dal metro troppo ondivago, che contribuisce notevolmente nel rendere sporca e "cattiva" una partita "imbruttita" dalle interpretazioni dei direttori di gara, totalmente fuori fase in due episodi condizionanti per i biancorossi (manata di Polonara a Kangur a rimbalzo con l'estone sanguinante dietro l'orecchio "giudicata" con fallo al varesino più tecnico per proteste, e sanzione disciplinare costata il quarto fallo al 28' ad un Dom Johnson indispettito dai "trucchetti" da veterano di Kaukenas). Ma all'atto pratico la chiave di volta del match è stata l'assenza di Maynor: i 68 punti col 10% da 3 e i soli 7 assist -minimo stagionale - contro 15 perse fanno a pugni con i dati delle ultime 6 gare (82,7 punti col 36% da 3; 10,8 perse e 15,0 assist) con l'attivatore biancorosso sul ponte di comando.
Peccato soprattutto per l'alchimia spezzata da un infortunio "extra-tecnico" come quello occorso a Maynor, auspicando quantomeno che il play del 1987-bloccatosi proprio dopo la sua prestazione più brillante al PalaDesio, dopo aver inseguito per 7 mesi la condizione fisica ottimale - possa tornare a disposizione di coach Caja per la sfida di sabato contro la Dolomiti Energia. Chiaro però che l'esame di maturità che la trasferta sul campo di una squadra di vertice come Reggio Emilia doveva rappresentare per l'OJM rigenerata dalla cura Caja assume una valenza relativa proprio alla luce dell'indisponibilità dell'elemento più insostituibile dello scacchiere biancorosso. Apprezzabile comunque il carattere che Varese ha messo in campo nel finale, risalendo dal 69-51 del 34' al 71-68 con 23" sul cronometro con Pelle ed Eyenga protagonisti di una rimonta eclatante ma tardiva. Il 2/2 di Aradori e la tripla fuori misura di Dom Johnson hanno definitvamente sancito la sconfitta biancorossa, pur con il merito di aver lottato fino alla fine a dispetto di una situazione compromessa. Nonostante i tonfi di Brindisi e Torino, ora l'ottavo posto nelle mani di Pistoia (che vanta un più 28 nel doppio confronto con ì biancorossi) scivola a 4 lunghezze, "azzerando" il margine di errore per una Openjobmetis alla quale servirà un poker secco con Trento, Venezia, Cremona e Torino combinato a risultati negativi delle dirette concorrenti. Ma servirà soprattutto ritrovare Maynor e la sua bacchetta magica...
Giuseppe Sciascia
simon89
L'Openjobmetis affronterà il suo esame di maturità sul campo di Reggio Emilia con la virtuale certezza di dover fare a meno di Eric Maynor. Stasera al PalaBigi (palla a due alle 18.15; diretta su Telesettelaghi) la compagine di Attilio Caja farà visita alla Grissin Bon forte dell'entusiasmo generato dalle 6 vittorie consecutive che hanno garantito in largo anticipo l'esito felice della missione-salvezza, aprendo uno spiraglio per una clamorosa rimonta playoff. A meno di sorprese nella rifinitura di stamattina Varese dovrà però rinunciare al suo play titolare: il colpo di frusta rimediato nell'incidente stradale occorso domenica notte a Milano non dovrebbe consentire a Maynor di scendere in campo stasera. Senza esito tutti i tentativi di recupero effettuati sin da giovedì: il regista statunitense non è praticamente andato oltre la parte di allenamento senza contatti, accusando fastidi ad ogni tentativo di "spingere". Se non ci saranno progressi evidenti in giornata, lo staff tecnico è orientato a preservare Eric dal rischio di peggiorare ulteriormente la situazione, nell'intento di riaverlo a pieni giri sabato prossimo contro Trento.
Per l'OJM sarebbe chiaramente un'assenza pesantissima, dato che sulla carta il play ex NBA è l'elemento più insostituibile del sistema di gioco plasmato da Attilio Caja per esaltare le sue doti da "attivatore": i 14,9 punti e i 7,2 assist di media totalizzati nelle 6 vittorie consecutive in cui ha viaggiato a 32,4 minuti a partita illustrano in maniera più che eloquente il suo peso specifico nell'economia dello scacchiere bian-corosso. Per sopperire alla sua più che probabile defezione il tecnico pavese dovrà chiedere gli straor- dinari al 39enne Massimo Bulleri, che non sembra però in grado di offrire più di 15 minuti di qualità. In alternativa dovranno sacrificarsi in regia Dominique Johnson (al prezzo però di ridurre il suo fatturato balistico) e Daniele Cavaliero, oppure sarà l'occasione per concedere una prova di appello ad Aleksa Avramovic. L'esterno serbo ha giocato solo 3 minuti nelle ultime 6 gare dopo la bocciatura rimediata da "vice-Maynor" in assenza di Bulleri, stasera per necessità o per scelta ci saranno minuti anche per lui con la possibilità di dimostrare di poter essere ancora un capitale importante in ottica futura visto il contratto garantito per il 2017-18.
Di certo Varese non dovrà aspettarsi sconti da una Grissin Bon tornata a pieno regime dopo 3 mesi di affanni legati agli infortuni. La squadra di Menetti, in serie positiva da 3 turni, punta a vincere per agganciare il terzo posto della regolar season facendo leva su un fattore campo bollente (PalaBigi esaurito in prevendita) e su un organico profondo in tutti i ruoli. Reggio Emilia è squadra votata all'attacco (terzo della serie A a 81,9 di media), con due fucilieri come Aradori (16,0 punti) e Della Valle (15,4 punti) e gli ex di turno De Nicolao e Polonara a recitare da protagonisti nel miglior pacchetto italiani della serie A. Varese ha un potenziale vantaggio a rimbalzo - la Grissin Bon è sedicesima a 33,0 di media - per provare a impostare la partita sui binari giusti dal punto di vista del ritmo. Certo senza Maynor una missione di per sé difficile rischia di diventare impossibile, ma l'OJM vuole provare a stupire anche stavolta.
Giuseppe Sciascia
simon89
Sognare, per fortuna, è lecito e non costa nulla. Quindi tanto vale provarci anche se tutto lascia presagire che sarà difficile, molto difficile. (Quasi) archiviato l'annoso discorso relativo alla permanenza in Serie Al, ora Varese può permettersi il lusso di guardare in alto, con il naso all'insù, per inseguire un posto al sole dei playoff. La classifica, che vede i biancorossi di Caja a sole due lunghezze di distanza dal terzetto Pistoia-Brindisi-Torino, racconta di una missione "più fattibile" di quanto non ci si potesse aspettare pochi mesi fa. I due punti, però, non sono solo due, perché da superare c'è anche lo scoglio della differenza canestri sfavorevole negli scontri diretti contro Brindisi e Pistoia, in attesa del secondo capitolo con Torino.
La griglia playoff, a meno di clamorosi ribaltoni, attualmente vede vacante un solo posto, l'ottavo, e a giocarselo sono in cinque: Pistoia, Brindisi e Torino che hanno 24 punti, Varese e Brescia che ne hanno 22. Il settimo posto, occupato dal Banco di Sardegna Sassari, in condominio con Reggio Emilia e Capo d'Orlando, a quota 28 punti, è sufficientemente lontano da non poter essere preso in considerazione. Sicuramente Varese può sfruttare l'inerzia favorevole di queste sei vittorie consecutive, ma allo stesso tempo la consapevolezza della difficoltà di arrivare ai playoff è reale. Cinque squadre per un posto solo, differenza canestri negli scontri diretti sfavorevole (contro Brindisi e Pistoia) ed un calendario molto complesso da affrontare da domenica fino al 7 maggio. Ciò significa dover recuperare non due, bensì quattro punti in cinque partite a tre delle quattro dirette concorrenti, sperando di tener dietro anche Brescia. Perché un arrivo a pari punti con le suddette avversarie toglierebbe dai giochi Varese.
Di queste cinque partite, almeno tre saranno da vincere e potrebbe non bastare, perché tutto dipenderà dai risultati degli altri campi. La volata dei biancorossi inizierà domenica sul difficile parquet del Pala Bigi di Reggio Emilia, contro una squadra che ha superato il suo momento di difficoltà ed è reduce da tre vittorie consecutive, oltre ad aver raggiunto per due volte negli ultimi due anni la finale dei playoff, perdendo in entrambi i casi. Gli impegni in casa, prima contro Trento e poi contro Cremona, sono i due da non sbagliare in alcun caso: contro i trentini decimati dai recenti infortuni di Marble e Baldi Rossi, Varese giocherà sabato 15 aprile alle 20.30 al PalA2A, mentre la partita contro Cremona, rientrata in lotta per la salvezza dopo la vittoria di Pesaro, è in calendario per il 30 aprile. Lo stesso Toto Bulgheroni, abbozzando un possibile cammino da qui al termine del campionato, ha predetto: «Nel caso in cui dovessimo vincere le due in casa e magari una trasferta, si può ragionevolmente pensare ai playoff». Le due trasferte mancanti però sono toste: la prima al Taliercio di Venezia il 23 aprile contro una squadra lanciatissima (e che da lì a poco si giocherà le finali di Champions League a Tenerife); la seconda al Pala Ruffini di Torino, all'ultima giornata, in cui Varese si potrebbe giocare tutto contro l'ex Vitucci.
Alberto Coriele

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