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simon89
L'Openjobmetis si avvicina a vele spiegate al traguardo salvezza, ma per programmare un 2017-18 che a meno di improbabili tracolli la vedrà nuovamente al via della serie A c'è bisogno di tempo. Il poker di vittorie post-Coppa Italia ha permesso alla squadra di anticipare i tempi della missione salvezza, passando il testimone alla società nella costruzione delle strategie future che passano da un paio di snodi vitali sul piano economico.
Portafoglio contratti a parte, a oggi l'unica certezza inossidabile sembra legata alla posizione di Attilio Caja: l'architetto della ricostruzione di Varese sta guadagnandosi settimana dopo settimana una riconferma tanto meritata quanto inconfutabile. Chi si sentirebbe di mettere in discussione l'uomo della svolta, "scaricandolo" come già accaduto nel 2015? Il contratto già in esssere - l'OJM ha penale di uscita entro metà maggio - pare preludio ad una continuità auspicabilmente da estendere anche al parco-giocatori, alla luce dell'ottimo feeling che Artiglio ha sviluppato con alcuni giocatori cardine della rinascita (Maynor e Anosike su tutti). Ma per qualsiasi ragionamento futuro ci sarà da aspettare gli sviluppi della "campagna-conferme" delle sponsorizzazioni in scadenza e dell'apertura al "socio forte" deliberata dall'assemblea della scorsa settimana di "Varese nel Cuore".
Gli scenari per il 2017-18 sono essenzialmente due: senza aggiunte all'attuale assetto societario e con la necessità di verificare l'interesse del main sponsor Openjobmetis a proseguire il rapporto, evidente la necessità di allestire un progetto economicamente meno impegnativo e più sostenibile. Dunque lo schema 5+5 - che rispetto al 3+4+5 con 12 professionisti della stagione attuale garantirebbe un risparmio di oltre 200mila euro - cercando qualche italiano emergente a supporto di Cavaliero e Ferrero (contratto in scadenza, ma la conferma di Caja e il feeling con la piazza lo rendono l'unico possibile rinnovo da mettere a fuoco in tempi rapidi) e scommettendo su Pelle come titolare sarebbe una strategia obbligata, con la salvezza come obiettivo primario e il sogno di fare jackpot con gli incastri per ripetere le imprese di Cremona 2015-16 e Capo d'Orlando 2016-17.
Se invece dovessero arrivare uno o più "soci forti", allora le prospettive potrebbero non essere dissimili da quelle iniziali della stagione attuale, provando a convincere anche qualcuno dei big attuali a iniziare da Dominique Johnson (che però ha costi importantissimi e senza una vetrina europea - comunque solo FIBA Europe Cup nella migliore delle ipotesi - non prenderebbe in considerazione nessuna proposta). Due strade comunque divergenti, sia pur entrambe compatibili con la gestione Caja, che andranno percorse in un senso o nell'altro a seconda delle risorse disponibili. E mentre la squadra cercherà di onorare al meglio le 7 giornate ancora mancanti per chiudere il 2016-17, starà alla società operare affinchè entro il 7 maggio - data conclusiva della regular season - si possa stabilire con quale budget, e di conseguenza con quali strategie, costruire la prossima edizione di Varese.
Giuseppe Sciascia
simon89
L’ultimo dei miracolati di Attilio Caja (vi ricordate il Johnson dell’inizio?) ha la mano torrida, la faccia di bronzo e la tendenza a mettersi in posa dopo aver bucato le retine avversarie, soprattutto quando conta.
Si chiama Dominique Johnson e ne ha fatti trenta. Sì trenta. Dietro di lui una squadra vera, che segna, difende, soffre: una squadra di architetti, di scultori, di muratori (non conta chi sei o cosa fai: conta dove arrivi e dove gli altri arrivano grazie a te) che costruisce una casa coi fiocchi. Il capo-cantiere? Già lui: quello che ha preso un gruppo di uomini a terra e li ha portati a vivere una sera così. Si chiama Attilio Caja e queste gioie sono in primis le sue.
Altro da scrivere? Sì: Varese batte Brescia dopo una partita vibrante, si allontana ancora di più dal fondo della classifica (+6, perdono sia Cremona che Pesaro) e dimostra al mondo di essere rinata. È la quarta vittoria di fila ed una goduria immensa.
La cronaca
È un florilegio di triple l’inizio di gara, con un Maynor ispirato da una parte e un Moore in evidenza dall’altra.
La difesa della Leonessa, che passa spesso e volentieri a zona, è dura nonché sporca e provoca qualche palla persa di troppo tra i biancorossi, soprattutto in avvicinamento a canestro. È così che Brescia prova a scappare, prima con un altro bel canestro della sua guardia americana (14-10 al 6’), poi con un parziale tutto di Burns (20-15 al 7’). Varese non demorde e colpisce dall’arco con Cavaliero e Kangur, prima che il dardo di Moss “scriva” il 23-21 del 10’.
L’inizio del secondo periodo è tutto di Kangur, che pareggia di tocco e trova - due minuti più tardi, ovvero dopo alcune buone difese da entrambe le parti - il vantaggio ospite ancora da sotto (23-27 al 13’).
Caja si mette a zona e blocca le bocche da fuoco bresciane dopo il bombardamento del primo quarto, ma la Openjobmetis spreca parecchie occasioni di corroborare il vantaggio sul lato opposto del campo.
Dal 13’ al 16’ non si segna, poi Moss risponde a un Pelle vigoroso a rimbalzo e preciso in lunetta (29-31 al 17’), quindi i canestri in successione ancora di Kangur, di Johnson e di Eyenga firmano il primo vero parziale del match (0-8, 31-39 al 18’). Di nuovo Moss prova a rispondere, ma è ancora Johnson sulla sirena a segnare da fuori e a fissare il 34-42 del 20’ (con il secondo quarto che si chiude con un eloquente 11-21 biancorosso).
Si ritorna in campo e Dominique J. ricomincia da dove aveva finito: le sue due bombe a stretto giro di posta ampliano il margine di Varese (37-50 al 22’). La 3-2 ospite viene bucata da Landry, un tecnico a Johnson e il 4° fallo di Ferrero danno fiducia ai padroni di casa, ma ancora Johnson insieme a Maynor favoriscono un nuovo vantaggio in doppia cifra (44-55 al 25’). L’ex Alba Berlino è un’ira di Dio e ne mette altri 8 di fila che spingono la Openjobmetis fino al +18 (48-65 al 28’), prima che una sospensione di 15 minuti per un guasto al tabellone dei 24” raffreddi un po’ Varese e permetta alla squadra di Diana di ricucire parte del margine con Burns e Bushati (54-67 al 30’).
Solo un antipasto di ciò che succede nel periodo finale: un 2+1 di Vitali e due triple di Burns e Bushati riportano Brescia addirittura a -5 (62-67 al 33’).
Il colpo è duro e gli uomini di Caja tremano (66-69 al 35’), ma sanno che c’è solo un giocatore che può farcela a questo punto. Sì, è proprio lui, Johnson: altre due triple, ossigeno puro, per il 70-78 del 38’. Landry e Bushati non si arrendono, ma l’allungo è decisivo: Anosike e Maynor non sbagliano ai personali e dopo l’ultima preghiera di Moss è infine lui - sì, certo, chi volete che sia? - Re Johnson, a mettere la parola fine.
Fabio Gandini
simon89
L'Openjobmetis cala il poker sul campo di Brescia e certifica la sua definitiva uscita dalla zona calda. La truppa di Attilio Caja sbanca il PalaGeorge con una prestazione balistica di assoluto rilievo (18/35 da 3 di cui 8/14 del micidiale cecchino Dominique Johnson) e allunga a quota 6 il margine sulla zona retrocessione, oggi equidistante dai playoff. Obiettivo totalmente fuori portata per le occasioni sprecate in serie all'andata; ma oggi Varese merita ben altra posizione in classifica rispetto alla tredicesima attuale (sorpassata anche Caserta grazie al 2-0 negli scontri diretti).
L'impresa a Montichiari 30 anni dopo l'ultimo hurrà esterno a Brescia (peraltro lontana dalla A per 28 anni...) è il segnale della consacrazione per la ritrovata solidità di Cavaliero e compagni. Un Maynor rifiorito sui livelli (offensivi) del 2014/15, che apre il fuoco in avvio e poi si dedica a ispirare i compagni, un Johnson letteralmente infuocato che propizia il maxi-break (dal 29-31 del 16' al 48-65 del 28') segnando 19 punti da sotto e da fuori, e un Kangur che lascia solo le briciole al capocannoniere Landry (8 punti sotto media e 2/8 dal campo). Il quarto successo in fila di Varese - non si vedeva una serie così lunga dalla Cimberio di Frank Vitucci - porta la firma dei due veterani in discussione fino al mese scorso, e dell'aggiunta in corsa che sta progressivamente dimostrando di valere fino all'ultimo centesimo lo sforzo - importantissimo - compiuto dal club di piazza Monte Grappa per sostituire il suo omonimo Melvin.
Ma anche stavolta è il collettivo ad aver timbrato nel modo più efficace il cartellino per disinnescare i punti forti della Germani, primo tra tutti Luca Vitali che le scelte difensive di Caja (ottimo lavoro corale con i cambi sul pick&roll) hanno saputo limitare in maniera costante. Varese ha sofferto inizialmente la verve di Moore (20-15 al 7'), ma capitalizzando sin dall'avvio la circolazione di palla ben diretta da Maynor è stata agganciata a suon di triple (23-20 con 6/9 da 3 nei primi 10'). Poi, quando la difesa biancorossa - con Pelle a dare tanta sostanza interna - è salita di tono, l'OJM ha preso in mano il pallino del gioco (23-27 al 15') e ha piazzato un affondo bruciante quando il pistolero Johnson ha cominciato la sua micidiale sparatoria (34-42 al 20' con un dardo sulla sirena e poi la fuga progressiva fino al più 17 del 28'). Oltre al grande orgoglio di Brescia, a frenare la corsa a perdifiato di Varese ha contribuito anche uno stop di 10 minuti per un guasto tecnico al cronometro: una pausa che ha "raffreddato" la squadra di Caja e permesso di reagire alla Germani che, sospinta dalle triple di Bushati, è rientrata in scia fino al 66-69 del 35'. Provvidenziale un dardo di Maynor prima delle due magie di Johnson per il 70-78 del 38'; padroni di casa mai domi limando fino al 75-78 del 39', ma un libero di Anosike e un errore frontale dall'arco di Vitali hanno lanciato la fuga vincente dell'OJM, con un rimbalzo d'attacco convertito dal centro nigeriano a far tirare un sospirone di sollievo al centinaio abbondante di tifosi al seguito.
Alla fine scambio di applausi tra giocatori e Curva Nord per una vittoria che proietta la squadra di Caja a 4 soli punti della quota salvezza "certi- ficata" dagli addetti ai lavori; ora il calendario si fa difficile (domenica arriva la rivelazione Capo d'Orlando, poi due trasferte a Cantù e Reggio Emilia). Ma, con questo piglio e questo Johnson, Varese inizia a far paura a tutti. Peccato che per i playoff sia tardi, ma meglio tardi che mai.
Giuseppe Sciascia
simon89
«Giochiamo contro una squadra a tre punte, piena di giocatori di energia e capace di condizionare gli avversari con la sua difesa. Ma non dovremo snaturarci: facciamo la nostra pallacanestro, usiamo le nostre armi».
Bello avere un’identità, finalmente. Dopo mesi di sofferenze, dopo che tirare fuori il sangue dalle rape sembrava impresa più facile che dare un senso a questa Openjobmetis 2016/2017. Ed è altrettanto bello saper di potere fare affidamento su di essa nel presentarsi al cospetto di un nuovo, difficile impegno, giocandosi le proprie chance e non partendo necessariamente battuti.
C’è Brescia-Varese all’orizzonte: Attilio Caja, come ogni venerdì, mette le carte in tavola. Cercando un collegamento tra ciò che è stato e ciò che sarà: «Della vittoria contro Pesaro va rimarcato il modo - esordisce il coach pavese - I ragazzi sono stati encomiabili nel voler recuperare il risultato e c’è stata da parte di tutti una carica incredibile e un grande spirito. E’ stata un’ottima giornata: le restanti otto partite dovranno seguire questa traccia e ho cercato di sensibilizzare la squadra in proposito. So che domenica ci saranno anche tanti nostri tifosi a Brescia: a loro voglio dire grazie, perché ci stanno dando tanta fiducia e noi vogliamo continuare a contraccambiarla».
Il focus sugli avversari: «Non mi faccio ingannare dalle ultime battute d’arresto, la Leonessa nasconde tante insidie. Lo dice ciò che ha fatto nel girone d’andata e quello che ancora sta facendo: se ha perso qualche gara è perchè gli avversari hanno prodotto delle grandi prestazioni e sono stati più bravi, come accaduto con Brindisi. Brescia ha tre punte principali. La prima è Luca Vitali, un playmaker che nel nostro campionato è dominante, un giocatore che sa far rendere al meglio i compagni ma sa anche mettersi in proprio quando c’è bisogno. La seconda è Moss: grande esperienza, un vincente, un atleta che può ricoprire al meglio tutti i ruoli della difesa e trovare punti in modi diversi in attacco. Poi c’è Landry: lo considero fra i tre più forti della serie A. È un “4” con movimenti perimetrali, in grado di colpirti sia avvicinandosi al canestro che da fuori».
Il contorno non è da meno: «Penso a Moore, a Burns, a Berggren. Sanno tutti dare una grande energia, fatta apposta per una squadra che corre, prende i rimbalzi e segna molto sugli scarichi. Brescia, oltretutto, è anche una formazione molto tattica: usa la zona “match up”, una zona che ti costringe a riflettere, un’arma che le ha dato tanto nel girone d’andata». E qui sta il punto: «Noi non dovremo comunque snaturarci. Giochiamo la nostra pallacanestro, andiamo in contropiede, pensiamo alla nostra di difesa. E poi stiamo molto attenti a rimbalzo, perché abbiamo dimostrato di poter cambiare le partite proprio con i rimbalzi. Facendolo contro Brescia, riusciremmo anche a spuntare una delle loro armi migliori».
Fabio Gandini
simon89
«Apriamoci». Una diagnosi, più che una delibera di qualsivoglia tipo. Una diagnosi che nasce - per restare nella metafora medica - da una visita accurata del paziente, durata sette anni ma mai come oggi arrivata a dare delle risposte facilmente comprensibili. Una su tutte: mandare avanti economicamente la Pallacanestro Varese non è né facile, né scontato. Ma - va specificato subito - non si tratta di sentire la fatica della strada o il peso di qualcosa: il Consorzio non smobilita. Anzi cresce: «La prossima settimana entreranno tre nuovi soci».
«Ce la facciamo solo noi?»
L’assemblea di Varese nel Cuore tenutasi nel tardo pomeriggio di ieri nella sala Gualco del PalA2A ha attraversato una soglia mai varcata dal 2010. Davanti alla trentina abbondante di consorziati presenti si è parlato - pubblicamente e apertamente - della possibilità di vagliare l’entrata di un investitore terzo nella società di piazza Montegrappa. Al quale, eventualmente, cedere quote e una fetta di comando/gestione dell’orgoglio sportivo cittadino.
Due anni fa era stata esaminata al cospetto dei soci la proposta che faceva capo a Gianfranco Ponti (cessione del 50% del capitale con annesso aumento dello stesso, da sottoscrivere congiuntamente al Consorzio, più richiesta di pieni poteri), ma era stata rimandata al mittente. Ieri, invece, non è stata valutata alcuna offerta concreta: è stata semplicemente aperta la strada a un cambio di filosofia. Potenzialmente “epocale” per quello che è ed è stato Varese nel Cuore fino a questo momento.
«Dopo sette anni un confronto così con i nostri aderenti era assolutamente appropriato - commenta il presidente Alberto Castelli - E la possibilità che abbiamo presentato loro di aprirci a un eventuale nuovo investitore nasce da una diagnosi: ce la fa il Consorzio a reggere con le sue sole forze? Oggi come oggi è stato giusto porsi questa domanda, che non vuole assolutamente dire che Varese nel Cuore stia smobilitando o voglia farlo: la prossima settimana accoglieremo tre nuovi consorziati. E se alla nostra porta non si presentasse alcun interessato, andremmo avanti così, come abbiamo fatto finora».
Come scritto l’altro ieri su queste colonne, non è un caso che chi guida la proprietà diffusa abbia fatto un passo del genere ora: l’attenzione ai conti di chi - nell’estate 2017 - è salito al comando in piazza Monte Grappa ha permesso di individuare e (cercare di) risolvere i problemi economici pregressi e di avere un’idea chiara della quantità di risorse disponibili per affrontare il futuro.
Anche più di uno
Ma non si tratta solo di “una richiesta di aiuto” meramente economica, per un organismo che attualmente garantisce circa il 20% del budget annuale della Pallacanestro Varese: «Avere qualcuno al nostro fianco potrebbe assumere dei risvolti importanti anche a livello gestionale, nel senso che potrebbe dare la chance a Varese nel Cuore di occuparsi anche di qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto finora».
E ora? Da una parte si aspetta e dall’altra si cerca. Si riapriranno i contatti con Gianfranco Ponti? È molto probabile di sì, dopo i primi abboccamenti dei mesi scorsi, ma l’esito non è assolutamente scontato: va scritto che l’imprenditore angerese è in primis concentrato sul progetto giovanile Ignis Varese e sulla costruzione di una struttura polivalente per la sua società e per la città (e le disponibilità economiche non sono infinite per nessuno); e va fatto allo stesso tempo notare come il Consorzio non sia nell’esigenza di accettare qualsiasi offerta gli venga fatta. Ieri al palazzetto non si è parlato di condizioni, nè di modalità, nè di numeri: lo si farà solo in presenza di trattative concrete con eventuali interessati.
Plurale voluto: Varese nel Cuore non cerca o aspetta un messia che salvi la Pallacanestro Varese. Varese nel Cuore si apre a chi vuole dare una mano: sia uno, nessuno o centomila lo dirà il futuro.
Fabio Gandini
simon89
L'assemblea informale dei proprietari, svolta ieri al PalA2A alla presenza di tre quarti dei soci, ha optato per la modifica dell'attuale format della società consortile che regge per intero le sorti della Pallacanestro Varese. Si valutano dunque acquirenti disposti ad acquisire una percentuale azionaria di rilievo - oggi ogni consorziato è socio all'1% - con regole diverse da quelle attuali, dove vale il "voto capitario" (ossia un voto singolo in assemblea a prescindere dalla percentuale di quote possedute). Il consorzio ha retto le sorti del club con passione e disponibilità dal 2010 ad oggi: la nostra non è una smobilitazione, ma una presa di coscienza della situazione attuale nella quale è evidente che il consorzio non è dilatabile all'infinito - spiega il presidente Alberto Castelli -. Per il bene della Pallacanestro Varese prenderemo in considerazione qualsiasi proposta seria che presupponga un progetto solido e duraturo, senza preclusioni nei confronti di nessuno e percorrendo tutte le strade per garantire programmi futuri sostenibili e ambiziosi».
L'ipotesi è quella di una sorta di affiancamento - non ponendo limiti alle quote di ingresso di eventuali nuovi soci - all'attuale multiproprietà consortile, in grado di incrementare le risorse di un club destinato per il terzo anno consecutivo a chiudere con un bilancio in rosso (al momento mancano all'appello 300mila euro), con la necessità di razionalizzare i costi per un 2017-18 per il quale servirebbe una riduzione tra il 10 e il 15 per cento senza l'apporto di capitali freschi. Un'apertura senza preclusioni nei confronti di nessuno, primo fra tutti Gianfranco Ponti, ossia l'unica forza "extra-consorzio" ad essersi avvicinata dal 2010 ad oggi con l'intento di entrare a far parte della compagine societaria della Pallacanestro Varese con una forma di affiancamento che potrebbe essere compatibile con l'apertura stabilita da "Varese nel Cuore".
Logico ipotizzare che nelle prossime settimane le parti possano sedersi a un tavolo e valutare le rispettive posizioni nell'ottica di una comune passione biancorossa; e d'altra parte l'eventuale impegno con la società di piazza Monte Grappa non confliggerebbe con l'operazione di dare una casa al Basket Ignis 1960 già avviata nelle scorse settimane con il Comune di Varese e uno studio di architettura di Milano («Investirò la somma che mi aveva fatto risparmiare la Pallacanestro Varese due anni fa» chiosò Ponti un mese e mezzo fa il giorno dell'annuncio dell'iniziativa). «Ma dall'assemblea di ieri siamo usciti con un indirizzo generale, e nessuno sa dove potrà portare -spiega Castelli -. È stato solo il primo passo di un percorso lungo che prevede almeno un altro passaggio in assemblea per valutare eventuali proposte».
Giuseppe Sciascia
simon89
"Varese nel Cuore" si raduna al PalA2A per decidere la direzione futura del club di piazza Monte Grappa. Anticipati di 24 ore gli "Stati Generali" del consorzio indetti su iniziativa dell'attuale CdA - e in particolare del presidente Alberto Castelli - per fare il punto della situazione dopo 7 anni di multiproprietà, e capire quali sono le strade praticabili per allargare la partecipazione - e di conseguenza le risorse disponibili - ai vertici della società. Il tema centrale sarà l'ipotesi dell'apertura al "socio forte" valutata in modo autonomo già da qualche mese da tanti esponenti della proprietà.
L'assemblea informale di oggi sarà l'occasione per confrontare pareri e idee di tutti i proprietari e di mettere a punto una linea definitiva da portare avanti per costruire una Pallacanestro Varese più forte. «Dopo 7 anni abbiamo ritenuto che fosse arrivato il momento di fare una sorta di "check-up" del consorzio - così Castelli spiega le ragioni dell'appuntamento di stasera -L'idea iniziale è stata fortemente innovativa, ma ora vogliamo confrontarci e scambiarci opinioni per valutare se esistono possibilità di modificare il format della proprietà, senza buttare via tutto quello che è stato fatto dal 2010 a oggi. Dall'appuntamento di stasera usciremo con una linea condivisa che metteremo in atto con le modalità e le tempistiche adeguate ad agire per il bene della Pallacanestro Varese».
Atteso dunque un confronto costruttivo ad ampio raggio che non dovrà arrivare ad una sorta di referendum su chi è favorevole o contrario a riallacciare i rapporti con Gianfranco Ponti, in 7 anni di proprietà consortile l'unico a essersi fatto avanti con una proposta di affrancamento a "Varese nel Cuore". La novità del trust "Il Basket Siamo Noi" - entrato nell'asse societario prima con l'1 e poi con il 5 per cento delle quote - è stato un primo segnale di apertura; ora il consorzio dovrà decidere se proseguire sulla strada attuale della ricerca costante di nuovi soci per aumentare il peso all'interno del budget complessivo della Pall.Varese (nel 2015-16 circa 680mila euro dalla proprietà rispetto ai 2 milioni e 230 mila di sponsorizzazioni e circa 700mila di ricavi dal botteghino). Ma il problema principale è scaturito dalla necessità dei proprietari di farsi carico delle passività del bilancio di Pallacanestro Varese delle ultime due stagioni. Dopo l'esborso di 400mila euro nel 2014-15. lo scorso gennaio è stato chiesto ai soci uno sforzo da 150mila per coprire parte del deficit del bilancio 2015-16, nel quale sono emersi tutti i debiti del post-Indimenticabili - tra crediti inesigibili ed extrabudget per i correttivi di mercato - sin dalla stagione 2013-14. In soldoni: nelle ultime 4 stagioni la Pallacanestro Varese - per necessità contingenti legate alla classifica -ha speso più e incassato meno del previsto, e l'assemblea di stasera dovrà indicare la soluzione più efficace per disegnare un futuro sostenibile e invertire il trend dei bilanci in rosso. Di certo la serenità garantita dal filotto di vittorie consecutive conquistate dalla truppa di Attilio Caja sarà la base per impostare qualsiasi ragionamelo senza la spada di Damocle della retrocessione in A2 a condizionare gli umori dei proprietari.
Giuseppe Sciascia
simon89
Chiuso in una stanza, la sala del palazzetto intitolata a un mito della pallacanestro cittadina, Giancarlo Gualco, questa sera Varese nel Cuore cercherà di immaginare il proprio futuro e quello della sua controllata, la Pallacanestro Varese.
Dietro al carattere informale della riunione, che coinvolgerà la totalità degli aderenti al Consorzio, si nasconde l’incontro potenzialmente più importante dell’intera vita della proprietà diffusa varesina. Andare avanti così o cambiare? Aprire la Pallacanestro Varese all’entrata di un socio esterno o detenere ancora il 95% delle azioni (il 5% sono del trust)? Trovare una strada alternativa per sorregge quelle ambizioni che negli ultimi anni sono state sconfessate dai risultati e da difficoltà economiche ripetute (una strada che porti all’aumento del numero dei consorziati o dell’impegno economico di ciascuno di essi) o optare per un esame di realtà che ridimensioni, subito e una volta per tutte fino a nuovo ordine, le ambizioni stesse? Il confronto a tutto tondo tra chi attualmente tiene in vita una delle società più importanti della pallacanestro italiana dovrà partorire idee e risposte a questi interrogativi. Perché il domani è già arrivato.
Oggi e non prima
Nei prossimi giorni verrà firmato e depositato dal cda di piazza Monte Grappa il bilancio relativo alla stagione 2015/2016, quello che ha richiesto un lavoro di mesi per quadrare alla luce degli 800 mila euro e spicci di buco. Non è un caso che i due appuntamenti - quello formale e interno alla società e quello di oggi di Varese nel Cuore - abbiamo data prossima: grazie al sudore versato sui conti, grazie alla serietà di chi da mesi occupa determinate poltrone, oggi la Pallacanestro Varese può presentare ai consorziati un quadro chiaro del passato, del presente e soprattutto di ciò che servirà per andare avanti.
Può, per esempio, spiegare perché sono stati loro richiesti sforzi economici extra per ripianare debiti. Può rivelare agli stessi perché ha avuto le mani legate in determinate scelte strategiche riguardanti la squadra (per esempio nel decidere di non intervenire sul mercato da ultima in classifica). Può, soprattutto, dire loro quanto costa davvero mandare avanti la “baracca” e fare una cernita degli obiettivi: con tot soldi (quelli che garantiscono i consorziati attualmente presenti) si arriverebbe qui, con tot più tot si potrebbe arrivare là.
Da qui le domande di cui sopra: come godere della possibilità di spendere quei 300-400 mila euro in più per il roster senza dover rincorrere la quadratura del bilancio (leggi: fare altri debiti) ogni anno o avere le mani legate durante la stagione? Possono metterli i consorziati questi soldi in più (attraverso una crescita numerica - e nel caso bisognerà capire come trovarli davvero altri consorziati - o economica pro quota) o è meglio aprirsi a investitori esterni, cedendo loro - ovviamente - anche una fetta di quote e di comando in un cda che oggi è per 4/5 chiara espressione di Varese nel Cuore (e si tenga conto che il prossimo consiglio d’amministrazione biancorosso dovrà necessariamente avere al suo interno anche un membro eletto dal trust Il Basket Siamo Noi)?
Ponti? Ora è un no...
Normale chiedersi se, in caso di apertura, qualcuno sia già presente alla porta. Ed è altrettanto normale domandarsi se lo stesso non sia Gianfranco Ponti, l’imprenditore angerese che due anni fa fece una proposta di acquisizione delle quote ma non trovò l’accordo con Varese nel Cuore. Al di là di possibili “abboccamenti” preliminari tra le parti negli ultimi tempi, va scritto che la realtà attuale delle cose dipinge un Ponti in tutt’altre faccende affaccendato. Continua a passare da lui, infatti, il progetto Ignis Varese 1960, quello da più parti definito come il terzo polo giovanile dopo Pallacanestro Varese e Robur et Fides. L’iniziativa è partita ambiziosa e ambiziosa vuole continuare, essendo da mesi concreta l’idea di dotare la società di una struttura che funga da “casa” multidisciplinare, ovvero aperta anche ad eventi culturali e sociali e non solo alla pallacanestro. Lo stato dell’arte è uno stretto dialogo con il Comune di Varese per individuare l’area più idonea a costruire quella che non sarebbe dunque una semplice palestra: si era pensato a Calcinate degli Orrigoni, ma non è detto che la disponibilità di metri quadri lì presenti possa soddisfare le richieste della Ignis. Quel che è certo è che si andrà fino in fondo.
Un dialogo tra Ponti e Varese nel Cuore potrebbe anche riaprirsi (e potrebbe anche non riguardare la Pallacanestro Varese in toto quanto solo il suo settore giovanile), ma oggi non esiste nulla di concreto. Per una Varese che ha la chance concreta di ritrovarsi fra pochi mesi anche senza l’attuale main sponsor Openjobmetis, quel che conta - ora come ora - è scegliere che strada prendere, pubblicizzando poi tale scelta all’esterno in modo da attrarre eventuali interessati a entrare in società. Sempre che sia questo il sentiero che si deciderà di intraprendere. La palla, in ogni caso, è solo del Consorzio: oggi inizia la partita.
Fabio Gandini
simon89
Attilio Caja ha portato al termine la sua cura e dato un'identità chiara e ben definita all'Openjobmetis. E nel finale dello "spareggio" vinto con Pesaro - il terzo hurrà consecutivo dopo tanti mesi di sofferenza - la Curva Nord ha chiaramente identificato nel tecnico pavese il condottiero che ha dato un volto definito alla squadra. «Ringrazio i ragazzi della curva per l'attestato di stima che fa ovviamente molto piacere. Però, senza la collaborazione dei giocatori non si va da nessuna parte: io ho proposto delle situazioni, ma è la condivisione che fa la differenza. Per capirsi e andare in sintonia ci vuole tempo: a questo servono i 50 giorni di precampionato. Ho trovato grande disponibilità e il lavoro svolto sta pagando».
Sono i frutti della cultura del lavoro che ha impostato fin dal primo giorno a Varese? «È un concetto basilare dello sport: se i risultati arrivassero dall'oggi al domani sarebbe lecito chiedersi che cosa avevi fatto fino a ieri. Quando sono arrivato, ero consapevole che sarebbe stata solo questione di tempo. Il malato era più grave del previsto: se trascuri i primi sintomi, poi la cura dev'essere più robusta. Sono contento soprattutto per i giocatori, che sono stati messi in croce a lungo per quel che non riuscivano a fare. Le mie richieste in allenamento non sono semplici né lo è il loro impegno: il rispetto e l'apprezzamento che stanno ricevendo in queste settimane, dopo che tutto sembrava sbagliato e da rifare, è la miglior gratificazione per i sacrifici che hanno compiuto».
Ora la squadra ha un'identità, ma ci è voluto tempo e lavoro... «Rispetto a due anni fa le problematiche erano più grosse. Mi ha aiutato molto la vicinanza di Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni e la collaborazione dello staff. Io mi sento il regista che coordina tutto il sistema, ma alla base c'è un'analisi minuziosa e un lavoro quotidiano. Prendiamo l'8/8 ai liberi contro Pesaro di Anosike: a fine allenamento O.D. si ferma con Vanoncini e lavora sulla sua tecnica in lunetta».
Come è riuscito a far sposare al gruppo un'identità corale e operaia? «Non era né facile né scontato che gli stranieri accettassero questo sistema. Il percorso prevede anche degli ostacoli: con Eyenga ci sono stati momenti di confronto forte, d'altra parte è facile dire sempre sì e girarsi dall'altra parte, ma è una soluzione di comodo. Per condividere la tua ricetta si passa anche da fasi di scontro».
Si riconosce nella definizione di "aziendalista" legata al fatto di aver utilizzato il roster già presente senza interventi sul mercato? «Far rendere al meglio le risorse disponibili fa parte della professione dell'allenatore: bisogna saper mettere le mani quando ci sono elementi che non parlano lo stesso linguaggio cestistico e tattico. Ogni giocatore ha la sua chiave: sarebbe troppo facile dire "questo non va, dunque cambiamo". Allora sei uno scout e non un coach...».
Dove può arrivare l'Openjobmetis? E vale la pena ragionare sulla continuità futura del gruppo attuale? «Vogliamo vincere il più possibile per chiudere in fretta il discorso salvezza. All'intervallo di domenica ho ricordato alla squadra dove eravamo 4 settimane fa e quanto abbiamo sofferto per uscirne: bisognava ribellarsi all'idea di tornare indietro e rivivere quei momenti difficoltosi. E la risposta dei ragazzi nella ripresa è stata super. Continuità con questo gruppo? Gli ultimi due mesi direbbero di sì, ma ogni partita è un investimento sul futuro e ogni indicazione può essere aggiornata e migliorata. Dunque, è nell'interesse di tutti dare il massimo sino alla fine».
Giuseppe Sciascia
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