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simon89
Sponsor e socio forte: lavori in corso. Con la stagione sportiva vicino alla sua chiusura, a tenere banco in piazza Monte Grappa e dintorni è un domani già da tempo diventato urgenza, almeno per quel che concerne il reperimento delle risorse economiche.
Come facilmente comprensibile, sono quelli sopracitati i nodi principali che la Pallacanestro Varese dovrà sciogliere prima di poter programmare davvero l’annata agonistica che verrà. Con un vantaggio da non sottovalutare rispetto al passato: gli sforzi (quasi ultimati) compiuti nei mesi scorsi dal nuovo cda per risanare i conti dagli errori delle precedenti gestioni, oltre a salvare concretamente la società hanno lasciato in eredità la piena e dettagliata consapevolezza dei costi da sopportare per mandare avanti la “baracca”. Basta salti nel buio: con il budget x si spenderà x, con il budget y il passo non andrà oltre y.
Condizioni migliori
Per risolvere le incognite sarà in primis fondamentale sapere se Openjobmetis vorrà continuare il suo cammino di sponsorizzazione e a che condizioni lo farà. Gli ultimi, brillanti tre mesi di Maynor e compagni sembrano aver piacevolmente colpito l’ad dell’azienda di Gallarate, Rosario Rasizza, spingendolo a vagliare una prosecuzione del rapporto in luogo di un’interruzione “vociferata” quasi per certa durante i momenti più duri dell’anno. Le parti si siederanno allo stesso tavolo solo dopo il 20 maggio: piazza Monte Grappa sarebbe orientata a chiedere una fiducia più a lungo termine rispetto al passato (leggi un rinnovo biennale invece che annuale) e un impegno economico tutto sommato equivalente rispetto a quello delle ultime stagioni, da onorare - però - in un’unica tranche iniziale invece che “a tappe” (il contributo erogato nel 2016/2017 dallo sponsor si è aggirato sui 400 mila euro, cui vanno però aggiunti almeno altri 100 mila chiesti e concessi strada facendo). Quale sarà la risposta dell’interlocutore, con la premessa d’obbligo che Openjobmetis rimane una società quotata in borsa e quindi chiamata a valutare con attenzione e con alcuni vincoli le sue sponsorizzazioni? La presenza nel consiglio d’amministrazione biancorosso del presidente Marco Vittorelli (presidente anche della stessa azienda) induce tuttavia ottimismo verso una trattativa che, andasse in porto nei termini sopra descritti, consentirebbe ai dirigenti di guardare con più serenità al prossimo futuro e alla gestione dello stesso.
Clima diverso
Il secondo fronte è quello del cosiddetto “socio forte”, ovvero la figura che l’assemblea di Varese nel Cuore tenutasi il mese scorso ha ipotizzato di cercare dopo anni di conduzione “solitaria” da parte della proprietà diffusa. La notizia sull’argomento è che, dopo i primi abboccamenti di febbraio-marzo, stanno proseguendo i contatti tra il presidente del Consorzio Alberto Castelli e Gianfranco Ponti, l’imprenditore di Angera che due anni fa fece un’offerta per rilevare il 50% delle quote societarie (offerta poi non considerata accettabile). Il clima sembra decisamente diverso rispetto alla primavera 2015, quando le due parti dimostrarono fin da subito di essere distanti e poco disposte a trovare un compromesso tra le rispettive esigenze: oggi il dialogo sta continuando sotto traccia (bene che sia così...) e pare aver già ipotizzato dei termini concreti di subentro nelle quote.
Di più se ne saprà nelle prossime settimane, compreso se, come e quanto nella trattativa possa rientrare la gestione del settore giovanile della Pallacanestro Varese, “pallino” di Ponti e possibile chiave per un’entrata dell’imprenditore nei ranghi societari.
Fabio Gandini
simon89
O.D. Anosike lancia un messaggio alla Pallacanestro Varese alla vigilia dell'ultimo impegno agonistico della stagione 2016-17. Il centro nigeriano esprime il desiderio di restare in maglia bianco-rossa e giocare ancora con Attilio Caja, l'artefice del suo salto di qualità nella seconda metà del campionato: «Restare a Varese non dipende da me: sicuramente io vorrei rimanere, non conosco le idee della società e di coach Caja, ma se mi rivorranno sicuramente troveremo un accordo. Mi sono trovato benissimo con Attilio: c'è stata una perfetta intesa reciproca fin al primo giorno, sa quel che so e quel che non so fare e mi ha dato grande fiducia. E questo per me è perfetto: il coach rispetta il mio lavoro e io rispetto il suo, sa che non sono un uomo da 30 punti e non me li chiede, puntando su difesa, rimbalzi e concentrazione, ossia quel che so fare meglio».
Intanto la vittoria contro Cremona ha rappresentato un bel congedo dal pubblico... «Abbiamo voluto vincere per orgoglio personale e senso di professionalità, ma soprattutto per i nostri tifosi che ci hanno supportato con grande entusiasmo per tutta la stagione. Non avevamo nulla da chiedere in termini di classifica, ma abbiamo voluto onorare il lavoro compiuto tutti i giorni per dare la svolta alla stagione, e sono molto contento di aver regalato una vittoria al pubblico nell'ultimo impegno casalingo stagionale».
8 vittorie su 10 negli ultimi due mesi: un ruolino di marcia da playoff, peccato che la rimonta sia partita tardi... «Siamo molto contenti di quello che abbiamo ottenuto negli ultimi due mesi con coach Caja; dall'altra parte però c'è un pizzico di tristezza, perché abbiamo imboccato troppo tardi la giusta via per rimontare dall'ultimo posto fino ai playoff. Se avessimo iniziato prima questa serie positiva ce l'avremmo fatta, per cui c'è un misto tra soddisfazione per la fine della stagione e un po' di rammarico per il risultato finale. La squadra degli ultimi due mesi avrebbe meritato i playoff: rispetto all'inizio della stagione abbiamo cambiato un solo giocatore, anche se importante. Dopo la Coppa Italia abbiamo migliorato la chimica e la fiducia, e vogliamo continuare su questa strada anche domenica a Torino».
E per il quarto anno consecutivo Anosike è il re dei rimbalzi della serie A... «Una bella cosa: prendere rimbalzi è la mia qualità migliore, ma è giusto ricordare che io non posso essere un fattore sotto i tabelloni se i miei compagni non sono aggressivi in difesa. E' un lavoro di squadra e io devo essere grato a loro per quello che fanno per permettermi di fare quello che mi riesce meglio». Come giudica il suo rapporto con la città? «Varese è una piazza che esprime una grande passione per il basket e dove i tifosi sono molto caldi e coinvolti. La squadra è partita lentamente e anche io ho fatto fatica a carburare. Poi con la concentrazione, il lavoro duro e il supporto di tutto l'ambiente ho invertito il trend del mio rendimento, e anche la squadra ha cambiato completamente volto: sono molto felice di entrambe le cose».
Giuseppe Sciascia 
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Ultima uscita ufficiale per quanto riguarda la stagione 2016/17 che viene onorata con una partita buona per 38 minuti e che viene rimessa in discussione da un sussulto dei Cremona, che cerca di restare aggrappata alla massima serie fino all’ultimo ma che alla fine deve arrendersi ad una Varese parsa superiore in tutto e per tutto retrocedendo in A2 dopo il sorprendente quarto posto dell’annata scorsa. Ma veniamo alle valutazioni :
Johnson 7 : forse è la guardia più forte e completa che ha vestito la casacca biancorossa negli ultimi anni e sicuramente le sirene di club più facoltosi e con ambizioni iniziali superiori a Varese non mancheranno di far sentire il loro richiamo. Sarà quasi un’utopia rivederlo a Masnago con Varese l’anno prossimo ma bisognerebbe almeno provarci. CHIMERA
Anosike 6,5 : partita poco appariscente e con qualche errore ed incertezza di troppo ma alla fine con il suo rimbalzo in attacco e il conseguente canestro firma la vittoria. MATCH WINNER
Maynor 6,5 : prestazione non semplice da analizzare; meno preciso degli ultimi impegni sia al tiro che nel servire i compagni, a tratti non sembra in controllo nemmeno in regia e ne sono la prova le 6 palle perse. Poi come sempre ci sono 7 assist che sono una delizia per gli occhi e i 16 punti anche se con percentuali basse frutto delle sue entrate rallentate. SLOW MOTION
Avramovic 6,5 : causa la cessione di Cavaliero deve necessariamente prendere il suo posto nelle rotazioni e in tutta onestà non fa male; sicuramente non è un’aquila quando si fa fischiare quel fallo sul tiro da 3 di Johnson-Odom ma in attacco è più ordinato evitando le solite perse con scarico in entrata e il suo assist no look per Eyenga è la giocata della serata. RECUPERATO
Pelle 5 : forse l’unica nota negativa della serata dove la mente di Norvel forse viaggiava già verso la post season. Meno presenza del solito sotto canestro e qualche ingenuità di troppo. Per salire di livello bisogna lavorare ancora intensamente! WORK IN PROGRESS
Bulleri 5,5 : per l’ultima in casa del “bullo” un’accoglienza da pelle d’oca e che forse nessuno si sarebbe immaginato anche solo ripensando ad agosto dell’anno scorso. Prestazione che non incide più di tanto sull’andamento della gara e che principalmente serve a far rifiatare Maynor in cabina di regia. Per dedizione  professionalità dimostrata solo applausi. STANDING OVATION
Rossi N.E.
Kangur 6 : all’estone vengono chiesti gli straordinari visto che il neo capitano viene penalizzato da troppi falli in fase d’avvio. Nel primo tempo mette subito la prima bomba ma poi perde precisione. Solito discreto apporto difensivo e 6 rimbalzi nel tabellino per una prestazione sufficiente. ORDINARIO
Lo Biondo N.E.
Canavesi N.E.
Ferrero 6 : esordio con i gradi da capitano scoppiettante, infatti è lui a segnare i primi 5 punti della sua compagine;poi i falli e la fisicità di Thomas lo limitano nel minutaggio. Mette un’altra conclusione da 3 ma sbaglia un appoggio elementare che avrebbe completato una discreta prestazione. ELETTO
Eyenga 6,5 : giocatore enigmatico se ce né uno, il congolese al solito fa intravedere giocate decisamente sopra la media ad altre da “vena chiusa” che ne fanno un vero dilemma. Se fosse sempre quello che ti si attacca come un francobollo, che tu sia un play o un’ala forte non importa, probabile che non sarebbe nemmeno abbordabile per squadre come Varese ma da considerare ci sono anche i suoi difetti caratteriali ed offensivi. ON/OFF
simon89
Coi Resuscitabili non ci si annoia mai. Con i Resuscitabili ci si diverte. Con i Resuscitabili ci si incazza, ma sapendo che il perdono arriverà presto. Con i Resuscitabili ci si commuove, davanti al calore di un addio e ai campioni veri che salutano il basket. Con i Resuscitabili ci si mangia anche le mani, infine, pensando a quello che avrebbe potuto essere e invece non sarà.
Nell’analisi di Varese-Cremona, l’ultima di Masnago, partiamo proprio da qui: stai a vedere che alla fine dei giochi la Openjobmetis resterà fuori dai playoff per la classifica avulsa...
Con il successo contro i cugini della Bassa la squadra di Caja sorpassa anche Torino, issandosi al 10° posto a quota 26: dovesse essere vittoria anche domenica, e dovesse essere accompagnata dalle sconfitte contemporanee di Brindisi, Pistoia e Capo d’Orlando (o due sole di esse), i biancorossi sarebbero condannati a finire la stagione a inizio maggio solo da un quoziente canestri tragico negli scontri diretti (-33 nella parità a quattro squadre, -30 in quella a tre).
Quante le occasioni sprecate, quante le debacle della prima parte della stagione, quante le partite buttate via costano ora dei rimpianti veri?
Chiodi sulla bara
Fermiamoci qui e torniamo alla gioia del PalA2A. Alle ovazioni da brividi prima della palla a due per Bulleri e Ferrero, un vecchio marpione che scrive l’ultima pagina della sua storia e un capitano adrenalinico cui affidare il futuro. Ai cori per Attilio Caja, agli ennesimi due punti conquistati di un ritorno fantastico. Alla morte sportiva di Cremona (una squadra che nella partita dell’anno difende come hanno difeso i pretoriani di Lepore per 35’ non merita la Serie A…) cui Varese mette i chiodi sulla bara.
Non in modo scontato: Maynor e compagni a tratti dominano dando spettacolo, a tratti si addormentano, a tratti scompaiono, regalando un finale thrilling quando non se ne sentiva il bisogno. Alla fine, però, sono applausi veri: per il top scorer Johnson (18 punti anche se con un 2/9 da 3), per un Maynor da 16 e 7 assist, per un Avramovic che passa sul parquet 16 minuti di impegno, giudizio, ottimi spunti e qualche errore, per la difesa di Eyenga Per tutti. Arrivederci ragazzacci: ci avete fatto penare, ma sarà un dolore non vedervi più.
La cronaca
Cinque punti in fila del nuovo capitano Ferrero inaugurano la contesa e vengono conditi dallo strapotere difensivo e a rimbalzo di Oderah Anosike, con Varese che scappa sul 7-2 del 3’. I biancorossi giocano sul velluto, Cremona è ovviamente nervosa: Johnson Odom, marcato da Eyenga, dice qualche parolina di troppo al congolese, che reagisce beccandosi prima un tecnico e poi segnando la tripla del 10-5. Qualche disattenzione difensiva permette alla Vanoli di rientrare fino al 15-13 (liberi di Harris), ma la sinfonia della tranquillità biancorossa rende bene in attacco: le scariche di Johnson, Eyenga e Maynor valgono il +10 del 9’ (25-15), solo temperato dalla tripla di Wojciechowki per il 28-20 del 10’.
Il rientro lascia spazio a Bulleri e Avramovic, con il serbo bravo a rompere subito il ghiaccio con una tripla e poi a distinguersi per attenzione difensiva e per le sue brillanti folate in campo aperto. I primi 5 minuti della seconda frazione sono tutti suoi e di una Varese che ricomincia a stringere le maglie anche dietro: conseguenza ne è che al 15’ il vantaggio ritorna ampiamente in doppia cifra (38-25). Dopo aver toccato anche il +15, tuttavia, la squadra di casa si specchia un po’ in se stessa e subisce il rientro dei “cugini”, che si piazzano a zona e scrivono un 8-2 di parziale che riduce il gap fino al +10 (45-35) dell’intervallo.
Palle perse ed errori dopo il tè caldo, intervallati da tre lampi, uno varesino e due cremonesi: Johnson punisce dall’arco, la replica sono due canestri impossibili di Johnson-Odom (47-40 al 22’). Qui inizia un quarto a due volti. Il primo è una Varese che corre, difende, piace e diverte, divertendosi: fino al 62-45 del 28’ Masnago è una boutique del basket nella quale si segnalano le pregevolezze di Eyenga, Maynor, Johnson, Pelle e Avramovic. Il secondo è una reazione degli ospiti, punti nell’orgoglio dai cori di disapprovazione dei loro tifosi, che scrive un break di 10 a 0 a fissare il 62-55 del 30’ e a riaprire la partita.
Ma per davvero. Perché se la Openjobmetis nei primi minuti del tempo conclusivo sembra tornare in controllo (Cremona dal -5, sul 64-59, viene rispedita da due canestri consecutivi di Johnson a -12, sul 76-64 del 35’), il pensiero di non dover brigare più di tanto per aver ragione alla fine frega gli uomini dell‘Artiglio. Johnson-Odom e Turner iniziano a fare i diavoli e la Vanoli ci crede: il parziale dei viaggianti è di 11-0 e i tre liberi (uno solo segnato) del play-guardia ex Sassari provocano addirittura il -1 (76-75) quando il match è già abbondantemente dentro l’ultimo minuto. Il Dominique ex Alba Berlino prende l’iniziativa e sbaglia, ma il rimbalzo offensivo con canestro di Anosike si rivela provvidenziale: 78-75 con 3” sul cronometro. La replica di Mian e compagni, dopo il timeout, non arriva: finisce così.
Fabio Gandini
simon89
 L'Openjobmetis saluta con una vittoria il pubblico del PalA2A e condanna Cremona alla retrocessione in serie A2. La compagine di Attilo Caja si congeda con un bell'acuto finale dai tifosi biancorossi, onorando il terzo dato di presenze della stagione 2016-17 con una prova gagliarda per 37 minuti nonostante le motivazioni di classifica ormai azzerate. Di sicuro Varese rispetta l'equità competitiva del campionato molto più della capolista Milano, che dopo aver indirizzato il rush finale playoff "regalando" punti a Pistoia e Brindisi, fa pendere la bilancia della volata salvezza in favore di Pesaro con la sconfitta di Masnago che costa alla Vanoli la discesa tra i dilettanti dopo 8 stagioni consecutive nel massimo campionato e solo 12 mesi dopo i primi playoff della sua storia.
Ferrero e soci prima dominano (anche più 17 nel terzo quarto) e poi rischiano, con un finale giocato "in surplace" per poche energie fisiche e mentali; 1' 1/3 ai liberi di Johnson Odom, che aveva lucrato un fallo di Avramovic sul tiro del sorpasso a 30" dal termine sul 76-74, costa carissimo alla compagine di Lepore col rimbalzo offensivo convertito da Anosike a mettere il punto esclamativo su una vittoria comunque meritata dai padroni di casa. Che pagano lo 0/7 da 3 nella ripresa dopo 0 sontuoso 8/16 dei primi 20', costruito grazie ad una circolazione di palla sinfonica per il 43-27 del 18'. Alla fine però il successo contro la Vanoli dei "solisti del mirra" Johnson Odom e Turner dà una volta di più ragione ai correttivi in corso d'opera: Varese e Cremona erano entambe ultime a fine girone d'andata, la compagine biancorossa ha puntato sulla ricetta "lavoro e fiducia" impostato da un allenatore di provata esperienza che dopo le Final Eight di Coppa Italia ha trovato le chiavi per dare alla squadra quel gioco d'insieme che per tre quarti abbondanti ha permesso aU'OJM di comandare con autorità (ancora 76-67 al 37' prima del blackout finale). La Vanoli ha invece scommesso sul talento dei singoli, primo fra tutti quel Johnson Odom che qualcuno auspicava come sostituto di Maynor nella fase più buia dell'andata: meglio una coralità rodata con il play statunitense (male nel finale ma per 35' in cattedra con 7 assist e una regia accorta) di un "solutore solitario" fortemente condizionante con le sue lune, che ha sfruttato alla distanza i problemi di falli di Eyenga per piazzare le sue stoccate, fallendo però i liberi del controsorpasso.
Così i biancorossi si guadagnano la lode da parte di coach Caja dopo il massimo dei voti con cui il tecnico pavese ha gratificato la squadra per la missione salvezza coronata senza patemi con 4 turni d'antìcipo sulla conclusione della stagione regolare. A conti fatti "rischia" di non acciuffare i playoff per due punti o per differenza canestri; in qualsiasi parità a 28 punti con Pistoia, Capo d'Orlando e Brindisi i biancorossi sarebbero condannati dal doppio confronto negativo. Ora il PalA2A chiuderà i battenti fino ad ottobre col congedo di domenica prossima a Torino che metterà fine a un 2016-17 dai due volti. Viste le aspettative estive, si poteva fare meglio; alla luce dei travagli che hanno accompagnato Varese per due terzi di stagione, poteva andare molto peggio. Toccherà a Bulgheroni, Coldebella e Caja provare a disegnare la squadra del 2017-18 per interrompere il quadriennale digiuno playoff, auspicando di non disperdere per intero la chimica tecnica ed umana del gruppo che nelle ultime 10 giornate ha fatto meglio di tutti in serie A.
Giuseppe Sciascia
simon89
Giocare in Serie A: fatto. Dimostrare di poter reggere il livello della Serie A: fatto. Giocare in quintetto in una squadra di Serie A: fatto. Essere il capitano di una squadra di Serie A: fatto. O quasi. Dopodomani la favola di Giancarlo Ferrero si comporrà di un nuovo capitolo: il ragazzino di Bra che sognava il grande basket davanti alla televisione calcherà il parquet di Masnago da capitano della Pallacanestro Varese. Fame, bravura, tenacia e destino si fondono insieme nella scalata alla vita di questo ragazzo sempre sorridente ed educato: prima di immaginare un’altra cima, prima di girare un’altra pagina, prima di scrivere un’altra riga, fermiamoci con lui e assaporiamo il qui e ora.
Andrea Meneghin, Cecco Vescovi, Giacomo Galanda, Alessandro De Pol… Potremmo andare avanti ma ci fermiamo agli ultimi vent’anni e agli italiani. Capitan Giancarlo Ferrero, come ci si sente a essere parte di una lista del genere?
E’ una grandissima emozione. Sapere che sarei diventato capitano dalle parole di Daniele (Cavaliero ndr), nel giorno del suo addio, mi ha fatto tanto piacere, anche perché lui non sarà mai solo un compagno di squadra quanto un amico ben oltre la pallacanestro. Per almeno due partite avrò dunque questo ruolo in un posto come Varese: se penso a dov’ero solo due anni fa, tutto ciò è proprio una bella storia. Questa investitura mi inorgoglisce e mi dà ancora più energia.
Da piccolo, quando ha iniziato a giocare a basket, sognava qualcosa del genere?
Sognavo di arrivare a giocare in Serie A e lo facevo guardando le partite di campionato sulla Rai il sabato o la domenica pomeriggio. Sognavo di giocare sui parquet più importanti e uno di questi era sicuramente quello di Masnago. Due anni fa ho avuto la chance di dimostrare di poter stare a questo livello e se mi guardo indietro penso di aver fatto un buon percorso: il bello, tuttavia, è poter alzare l’asticella sempre più in alto e quindi diventare capitano della Pallacanestro Varese è un nuovo traguardo raggiunto.
Negli ultimi giorni le sono arrivati complimenti che ha particolarmente apprezzato?
Mi hanno scritto tanti amici e mi ha fatto davvero piacere. Ma quello che ha detto Cavaliero ("Lascio Varese in buone mani" ndr) è stata la cosa più importante per me. E poi, ma non c’era bisogno di questa occasione per rendermene conto, è stato grande l’affetto dei tifosi biancorossi: loro mi fanno sentire speciale ogni domenica già alla presentazione, il loro calore nei miei confronti è senza soluzione di continuità.
Cosa vuol dire essere il capitano di una squadra di basket al giorno d’oggi, con gli organici che cambiano ogni anno e colleghi che arrivano da ogni parte del mondo?
Il capitano deve dare l’esempio: è una responsabilità sulle spalle non da poco. Significa essere una persona che, fin dal primo allenamento ad agosto, fa vedere ai compagni che c’è sempre, che è sempre puntuale, che si allena in un certo modo. Non contano tanto le parole che si dicono, contano i comportamenti.
Giancarlo: mancano ancora due gare ma la Openjobmetis non ha ormai più nulla da chiedere a questa stagione. Qual è il suo bilancio?
Siamo passati attraverso l’inferno e ne siamo venuti fuori. Alla grande. Siamo riusciti a riprenderci le vittorie che nella prima parte dell’annata ci sono scappate di mano, anche se magari ce le meritavamo, facendo un girone di ritorno di altissimo livello. Aver riportato l’entusiasmo intorno a noi penso sia una cosa che ci faccia onore: peccato solo che tutto stia per finire. Dal punto di vista strettamente personale devo ringraziare coach Caja: quando è arrivato mi ha dato grande fiducia, è sotto gli occhi di tutti. Mi ha messo in quintetto, ha sempre parlato bene di me e mi ha aiutato molto: a volte sono riuscito a fare quello che mi chiedeva, a volte avrei voluto fare di più. Il bilancio è comunque positivo: questo finale è stato entusiasmante.
A proposito: come si è trovato a giocare da ala forte, un inedito finora per la sua carriera?
E’ tutta una questione di spaziature e di abitudine. Ho sempre pensato che una delle mie forze fosse proprio quella di sapermi adattare alle situazioni: quando mi hanno messo a giocare da guardia ho cercato di sfruttare il vantaggio fisico, da “4” tattico i vantaggi sono stati altri. L’importante per me rimane trovare un modo per stare in campo. Ovunque.
Da “dentro”, ci spiega cosa ha dato davvero coach Caja a questo gruppo?
Ci ha dato innanzitutto una metodologia di allenamento che si è rivelata vincente nell’affrontare le partite, sia dal punto di vista fisico che mentale: non a caso con lui siamo riusciti a vincere parecchi match nel finale, proprio nel momento in cui gli altri calano (penso soprattutto alle rimonte con Avellino e Trento). Inoltre, sempre grazie a lui, abbiamo ritrovato l’entusiasmo.
Il vero rammarico, però, è che la stagione 2016/2017 a consuntivo sia stata la fotocopia di quella precedente: gran finale, ma a maggio si guarderanno gli altri in televisione.
Dobbiamo prenderne atto: un campionato dura 30 partite e solo tutte insieme arrivano a dare un verdetto. Sull’intero anno non ci siamo meritati più di quello che stiamo infine ottenendo.
Ferrero, sarà con noi anche l’anno prossimo?
Qui sto bene e si vede, soprattutto per l’affetto che ricevo dalla gente. Penso sia giusto che la società faccia le sue valutazioni, io posso solo ripetere che a Varese sto benissimo. Anche perché questa città mi ha dato la possibilità di vincere una scommessa, in primis con me stesso: quella di dimostrare di essere un giocatore all’altezza. Altre certezze non ci sono al momento: spero che un giorno ci si sieda al tavolo e si possa costruire insieme un futuro che mi consenta di essere ancora un elemento importante di questa realtà.
Fabio Gandini
simon89
«E’ una scelta esclusivamente di cuore». Gli occhi sono umidi, la voce è strozzata e lo sguardo vaga tra i seggiolini vuoti del PalA2A, incrociando gli stendardi appesi al soffitto e il parquet che ha calcato da capitano di quella che rimane una tra le più gloriose società del basket europeo.
Daniele Cavaliero saluta Varese e torna nella sua Trieste: l’ufficialità nel primo pomeriggio di ieri, dopo una trattativa lampo seguita a un corteggiamento da parte della società giuliana manifestatosi nelle ultime settimane. Con la Openjobmetis fuori da ogni gioco playoff dopo la sconfitta subita a Venezia, l’ultimo tentativo in ordine di tempo dell’Alma di coach Dalmasson, da lunedì prossimo impegnata nei playoff di serie A2, non ha trovato ostacoli nei piani alti di piazza Monte Grappa. Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni hanno semplicemente voluto parlare con Daniele e con il suo agente, appurando così la volontà del giocatore di sposare un nuovo progetto (anche di vita: tornare a Trieste per Cavaliero significa avvicinarsi alla famiglia) e lasciandolo quindi libero di accettarlo. Il contratto biennale residuo tra Varese e il suo ex capitano è stato rescisso: il classe 1984 firmerà un accordo con Trieste valido per due anni, con l’opzione per un ulteriore prolungamento di un anno; la Openjobmetis, che ha fatto sapere di non aver ricevuto alcun “buyout” per liberare la guardia, risparmierà gli emolumenti a lui dovuti da qui al termine della corrente stagione.
«Sensazioni contrastanti»
Cavaliero verso le 15 di ieri pomeriggio si è recato al PalA2A per salutare i compagni, lo staff tecnico e tutte le persone che a vario titolo hanno fatto parte dei due anni in biancorosso. Inevitabile un pizzico di commozione e tanti sentimenti contrastanti: «Prima di Venezia ho sempre pensato che il mio posto sarebbe stato questo - racconta - almeno finché ci fosse stato in gioco qualcosa di importante, ovvero i playoff. Adesso seguo quello che ho dentro e la possibilità di tornare a giocare per la squadra della mia città». «È stato difficile salutare i miei compagni. Vivo due sensazioni contrastanti: la prima è l’esaltazione per il fatto di tornare a casa, di giocare subito i playoff, di fare qualcosa di speciale per Trieste; l’altra è il dispiacere di lasciare un posto che mi è entrato realmente dentro. Un posto che ho apprezzato anche e forse soprattutto perché abbiamo vissuto due stagioni complicate. E allora ti affezioni alla gente che combatte con te, che è all’inferno con te, soprattutto quando poi dall’inferno ci esci. Varese è speciale per me e lo rimarrà».
Fare un bilancio della permanenza sotto al Sacro Monte è difficile mentre le emozioni pungono l’anima. Daniele, tuttavia non si sottrae e “parte” dalle Final Four dello scorso anno: «La soddisfazione più grande e il rimpianto maggiore sono entrambi Chalon- dice - C’è il rimpianto di non aver portato una coppa ai nostri tifosi ma anche il grande orgoglio di essere stati lì a giocarcela: si è perso, va bene, ma a quella partita bisognava pure arrivarci. Poi c’è l’orgoglio di aver giocato con persone che sono sicuro rimarranno come Giancarlo Ferrero, come Luca Campani, Kristjan Kangur, Massimo Bulleri e tutti i ragazzi di quest’anno. Ci sono stati momenti molto tesi, lo ammetto, sfociati però in relazioni di cui veramente mi vanto. Christian, Eric, Norvel, OD, Dominique: tutti hanno un posto dentro di me. In maniera diversa sono legato anche a entrambi gli allenatori che ho avuto: a Paolo che mi ha fatto venire qui e mi ha permesso di giocare e di tagliare un traguardo come le Final Four e ad Attilio, che è l’artefice di questa rinascita e che ringrazio».
La chiosa dell’addio torna a quella che per due anni ha chiamato “casa”: «L’ultimo ringraziamento va alle persone di questo palazzetto: tutto è servito, ma nulla è stato indispensabile, salvo la forza di queste mura quando si accendono. Io qualche piccola esperienza l’ho avuta nella mia carriera e Masnago è lì sopra, con tutte le grandi tifoserie. Capisco che non sempre mi sono e ci siamo meritati l’affetto del pubblico e questo è un peccato perché avremmo voluto fare di più. Grazie anche per le critiche, perché hanno reso tutto più interessante».
Tre comunitari
L’effetto più immediato della partenza di Daniele Cavaliero in direzione Trieste sono i gradi di capitano affidati a Giancarlo Ferrero, che “guiderà” la squadra nelle restanti partite contro Cremona e Torino ma che rimane in scadenza di contratto. Inevitabile pensare infatti anche al domani dopo la pagina chiusa ieri. La Varese proiettata verso la prossima stagione non ha al momento tra le sue fila alcun giocatore italiano: scritto di Ferrero e salutato Cavaliero, in scadenza ci sono anche Massimo Bulleri, Luca Campani e Matteo Canavesi.
Si allontana l’ipotesi di seguire la strada del “5+5” (cinque stranieri e cinque italiani)? La società non ha ancora deciso e lo farà solo a bocce ferme. Rimane tuttavia un dato di fatto che non può non orientare, almeno a livello di pensiero, le strategie future: le uniche pedine dell’organico attuale sotto contratto anche per il 2017/2018 ora come ora sono tre comunitari o ad essi equiparati, ovvero Pelle, Kangur e Avramovic.
Fabio Gandini
simon89
L'Openjobmetis ammaina con due turni d'anticipo la bandiera del suo capitano. Ufficiale la separazione consensuale tra il club di piazza Monte Grappa e Daniele Cavaliero: come anticipato ieri su queste colonne, la guardia triestina ha scelto di tornare a casa, accettando il contratto fino al 2019 proposto dall'Alma. Ossia la società sorta nell'estate del 2004 sulle ceneri del fallimento della sua alma mater, lasciata esattamente 13 anni fa per un "pellegrinaggio" in serie A che ha toccato Milano, Roseto, Fortitudo Bologna, Montegranaro, Pesaro e Avellino prima di raggiungere Varese nell'estate 2015. Una scelta di cuore del 33enne triestino, nuovo simbolo di una società che punta al ritorno nella massima serie nei playoff di A2 al via nel weekend, oppure nelle prossime stagioni con l'aggiunta dell'esterno del 1984.
La scelta di Cavaliero nasce anche da motivi personali legati al ritorno nella sua città natale, dove sta programmando l'apertura di un'attività assieme al neo-compagno di squadra Andrea Pecile. E di fronte alla richiesta del giocatore di voler tornare a casa rinunciando ai due anni residui di contratto - allungato la scorsa estate fino al 2019 - Varese non s'è messa di traverso, assecondandone la volontà attraverso la rescissione consensuale dell' accordo. In due stagioni la guardia del 1984 ha totalizzato 334 punti in 53 gare di campionato e 190 punti in 29 match europei tra FIBA Cup e Champions League. Ma il fatturato tra il 2015/' 16 e il 2016/' 17 è comunque calato da 8.0 punti in 25.5 minuti a 4.8 punti in 18.1 minuti; i 9 punti con 4 assist in 23' della sua ultima gara in biancorosso domenica a Venezia, davanti agli occhi del suo nuovo coach Eugenio Dalmasson, sono stati i suoi record nelle 16 partite dell'era Caja.
Chiara, dunque, la scelta di Varese di non voler forzare la mano per trattenere un giocatore ritenuto non più insostituibile, quanto meno sul piano tecnico. La rescissione consensuale dal contratto di Cavaliero, contando le mensilità residue e i prossimi due anni garantiti, "disalloca" risorse per un totale di circa 350mila euro di costo-azienda tra stipendio netto e contributi, sia pur impoverendo ulteriormente un parco italiani che al momento non ha certezze per la stagione ventura. Anche se l'investitura a neo-capitano di Giancarlo Ferrerò rafforza i venti di rinnovo nei confronti dell'ala mancina che sin dal match contro Cremona indosserà idealmente la fascia lasciata libera dall'esterno del 1984. La partenza di Cavaliero sarà comunque l'unica a campionato in corso, con gli assalti senza esito di Virtus Bologna per Maynor e Treviso per Eyenga che evidenziano la volontà del club biancorosso di non smobilitare anche senza più obiettivi di classifica da perseguire. Nelle ultime due gaie lo spazio lasciato libero da Cavaliero tornerà a disposizione di Aleksa Avramovic, che avrà la chance di dimostrare a Caja la sua utilità per i progetti futuri nei quali - contratto garantito per il 2017/'18 alla mano - potrebbe ancora rientrare. Specie se Varese si orienterà verso il 3+4+5, come fa pensare il via libera a Cavaliero.
Giuseppe Sciascia
simon89
Dopo due stagioni il capitano Daniele Cavaliero lascia la Pallacanestro Varese, cui era legato da un contratto fino al termine del 2018/2019, e torna a Trieste, la squadra dover era cresciuto e che l'ha fortemente voluto come rinforzo per gli imminenti playoff di A2. Contestualmente la fascia di capitano passa ora a Giancarlo Ferrero.
Questo il comunicato di Pallacanestro Varese: La Pallacanestro Openjobmetis Varese e Daniele Cavaliero hanno raggiunto un accordo per la rescissione consensuale del contratto che legava l’atleta di Oggiono al club biancorosso. L’accordo è stato preso su espressa richiesta del giocatore che così potrà tornare alla Pallacanestro Trieste, squadra nella quale è cresciuto. La Pallacanestro Openjobmetis Varese, ringraziando Daniele per l’impegno profuso con la maglia di Varese e comprendendo le ragioni della sua richiesta, augura al giocatore le migliori fortune per il prosieguo della sua carriera.
Queste invece le parole di Cavaliero: «Quelle che vivo in queste ore sono sensazioni contrastanti, diverse tra di loro. Da una parte l’emozione di poter tornare a vestire la maglia della mia città, Trieste, dall’altra invece il grande dispiacere di lasciare una città che in questi due anni ho imparato ad amare. E questo grazie ai momenti belli e soprattutto a quelli più difficili: è in queste situazioni, infatti, che si scoprono le persone vere che tengono a questo club. E qui a Varese ce ne sono tante. Il dispiacere di lasciare una società come la Pallacanestro Varese è enorme, ma si tratta di una scelta di cuore. Lasciare una città e la gente a cui mi sono affezionato è molto più difficile che scrivere queste parole. Vi lascio però in buone mani perché, conoscendo la caratura dell’uomo e del professionista, Giancarlo Ferrero sarà un grande capitano per questo club. Varese per me rimarrà sempre un posto speciale. Un grazie di cuore a Toto Bulgheroni, Claudio Coldebella, agli sponsor e ai consorziati di Varese nel Cuore, ai miei compagni, ai ragazzi dello staff e a tutti quelli che lavorano in sede».
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