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VareseFansBasketNews


  • simon89
    Una sconfitta non scevra da aspetti positivi: la Openjobmetis di Attilio Caja è una squadra capace di difendere sopra la media, tanto da condizionare le partite tramite questo fondamentale. Cantù, Torino, Treviso, Saratov: più indizi fanno ormai una prova, anche se siamo ancora a settembre. Peccato che all’abnegazione – fisica ma soprattutto mentale – dietro, nell’occasione non sia corrisposto un attacco all’altezza, almeno nelle percentuali di tiro: 5/24 da 3 (21%), 15/22 ai liberi e la finalissima del Torneo Internazionale di Caorle va all’Avtodor Saratov di Andrea Mazzon. In Veneto finisce 66-71 per un avversario (che farà il preliminare di Champions League in settimana) fisico, lungo e sicuramente assai più esperto dei tanti incontrati finora dalla compagine biancorossa: va da sé che l’aver giocato ad armi pari sia comunque un’ottima notizia per Wells e compagni.
    Subito difficile l’impatto con il match per i biancorossi. Le polveri dell’attacco sono fradice e la sofferenza a rimbalzo è una costante dei primi 10 minuti: con queste premesse, nonostante la pressione difensiva non manchi, Saratov scappa via (4-11 al 4’, 9-18 all’8’, 12-22 al 10’), anche se Caja prova a fermare la gara e a parlare con i suoi giocatori. Perseverare è la virtù dei forti: il principio si applica alla retroguardia varesina, che a furia di insistere riesce a sbloccare anche l’attacco e a raddrizzare la contesa. Varese recupera più volte palla e prova ad attaccare di più il canestro, nella perdurante carestia dai 6,75 m: prima con Okoye, che apre la strada, poi con Hollis, che forse per la prima volta nel precampionato prova a vestire i panni da leader offensivo (17 punti alla fine), un parziale di 11-2 riduce il gap fino al -1 del 15’ (23-24). La Openjobmetis già in bonus concede diversi viaggi in lunetta all’ex Caserta Downs (25-31), poi di nuovo Hollis e una penetrazione di Wells firmano il 30-33 del 20’.
    Il sentiero è ormai tracciato: la si recupera dietro. Così, continuando a piegare le ginocchia con intelligenza, un passo dopo l’altro (in mostra ancora la strana coppia Hollis-Okoye) Varese riprende e addirittura sorpassa (canestro di Pelle dopo recupero: 39-38), in un lampo che segna l’inizio di un perdurante equilibrio. Ferrero spegne l’astinenza da oltre l’arco, Justin Robinson risponde più volte, Tambone e Pelle lucrano dalla linea della carità: al 30’ è 50-52. Qui i russi sono bravi a prendersi un piccolo vantaggio (un +5) che a conti fatti non verrà più recuperato, perché nella metà campo altrui i lombardi trovano due jolly di Waller allo scadere dei 24” ma anche tante, troppe difficoltà. I personali di Clarke stampano sul copione del match un 59-68 che sa di definitivo: la zona di Caja e ancora una volta Waller riaccendono una fiammella con il -2 (66-68) dell’ultimo minuto, ma è davvero troppo tardi. Vince Saratov: 71-66.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La marcia di Varese si ferma contro il ferro del PalaMa-re di Caorle. Seconda sconfitta in otto gare per la compagine di Attilio Caja nel percorso di avvicinamento al campionato: i biancorossi pagano una serata gelida al tiro (5/24 da 3 e 15/22 ai liberi) e lasciano a Saratov il successo nel Trofeo Città di Caorle. Mira storta fatale ai fucileri prealpini contro un'avversaria più stazzata. Apprezzabile però l'intensità profusa per 40' da Ferrero e compagni, bravi a non staccare mai la spina in difesa nonostante il ripetuto clangore dei ferri veneti. Nella serata di scarsa vena balistica del terminale principe Waller, apprezzabile la crescita di Wells (ancora non produttivo per sé ma abile a coinvolgere i compagni). E soprattutto brilla la stella di Damian Hollis che a canestri di pregevole fattura da sotto e da fuori abbina un'insospettabile attitudine difensiva: senza canestri da fuori, la sola difesa non può bastare contro avversari così fisicati, ma se anche l'unica "punta" del gruppo sposa la mentalità operaia, allora è chiaro che il gruppo parlerà la stessa lingua per i prossimi nove mesi. E la variabile impazzita delle percentuali non toglierà ai biancorossi la fiducia in un sistema già metabolizzato.
    Varese fatica a prendere le misure al razzente Robinson (8 nei primi 4' per il 4-11 iniziale), ma soprattutto paga le brutte medie dall'arco (1/8 nei primi 10') non riuscendo a snidare i massicci lunghi russi dal fortino del pitturato. Così l'Avtodor prova a prendere il largo (12-22 al 10'), ma la truppa di Caja non si perde d'animo e, calando la saracinesca in difesa, riesce ad alzare il ritmo per sfruttare appieno la verve di Okoye e Hollis. I biancorossi rientrano fino al 25-26 del 16', poi l'attacco si pianta di nuovo (34% al tiro a metà gara) nonostante la buona circolazione di palla e Saratov specula sull'impatto sotto le plance della torre Klimenko per scavare un nuovo solco (25-33 al 19'). L'asse Wells-Hollis sblocca l'impasse balistico biancorosso e, dopo l'intervallo, Varese torna in scia con l'ala di passaporto ungherese che sfoggia tutta la morbidezza dei suoi polpastrelli. Primo sorpasso firmato da due liberi di Pelle (39-38 al 25') corredando un costante lavoro in retroguardia; Saratov trova ossigeno dalla duttile ala Clarke, ma la circolazione di palla biancorossa macina sempre tiri aperti. E alla lunga capitan Ferrero trova la doppietta dall'arco che vale il 47-44 del 28'. La replica di Zibrov e Kluchikov contro la zona proposta da Caja toghe l'inerzia a Varese e riaccende la macchina delle triple dell'Avtodor che piazza un 3-13 a cavallo dell'ultimo riposo per riprendere l'abbrivio (50-57 al 32'). I biancorossi continuano a battersi ma lucrano zero punti da un tecnico per proteste a Downs pagando in lunetta il bonus esaurito in fretta. Due pennellate di Waller dopo tanti ferri (1/7 al 30') tengono a contatto Varese (57-61 al 35'), ma la temperatura delle mani bian-corosse resta freddina e Saratov piazza il colpo del kappaò con un dardo di Clarke (59-68 al 37').
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Altro giro, altro regalo estivo per la Openjobmetis Varese, che si sta abituando a prendere confidenza con la vittoria e questo è l’aspetto più positivo. Nella semifinale del Torneo Internazionale Città di Caorle la squadra di Attilio Caja ha ragione della De Longhi Treviso dell’ex Pillastrini 77-65: oggi i biancorossi affronteranno nella finale delle 20.30 l’Avtodor Saratov dell’italiano Andrea Mazzon, impostasi nell’altra semifinale contro i campioni d’Italia di Venezia.
    A Varese, ancora una volta al completo, basta un primo tempo molto simile alla scorpacciata di Pavia contro Torino: difesa attenta, attacco mobile, giudizioso e precisissimo nelle esecuzioni, superiorità a rimbalzo (Treviso, squadra di A2, ha il solo Brown da opporre sotto le plance). La ripresa non conferma le impressioni dei primi 20 minuti (in attacco, perché la difesa regge bene), ma gli strappi estemporanei dei biancorosso bastano e avanzano a portare a casa la vittoria. Tra i singoli in evidenza la prova di Stan Okoye (19 con un percorso quasi netto al tiro), Cain (solita sostanza all’ombra dei tabelloni) e il Waller del primo tempo. Più opaco Wells, non in perfette condizioni fisiche e poco propenso a uscire dallo spartito.
    La cronaca
    Dopo 5 minuti di equilibrio, si transita a metà quarto sul punteggio di 12-12, la prima scossa biancorossa parte dalla regia di Tambone (e da Pelle che chiude l’area ai lunghi trevigiani), che arma la mano di Okoye e quella di Hollis: parziale di 10-0 e +10 Varese (22-12), prima di chiudere la frazione sul 23-16. Con il quintetto titolare salvo Natali, per qualche minuto la Openjobmetis gioca al gatto con il topo (Treviso torna anche a -5, 30-25), poi decide di mettere il piede sull’acceleratore e di correre verso il break decisivo: 17-3, contro la zona ordinata da Pillastrini che viene disinnescata da un abile penetra e scarica messo poi in cassaforte soprattutto da Okoye, Waller e Ferrero. I rimbalzi d’attacco fanno il resto: il 47-28 del 19’ diventa 47-30 alla seconda sirena, ma poco cambia.
    Varese potrebbe dilagare al rientro sul parquet, ma si scontra con una De Longhi più attenta in difesa e con una flessione interna che abbassa l’impatto fisico-atletico e sporca le percentuali di tiro. Non che i biancorossi perdano il controllo del match (dal 56-42 si passa, con i punti di Barbante, Bruttini e Imbrò, al 63-54 del 30’), ma rallentando i ritmi perdono in efficacia e smarriscono per strada Wells e Waller, anonimi nel terzo periodo.
    Per la verità Treviso prova anche a spaventare davvero i suoi avversari, calando il -6 (68-62 al 34’) con i cesti di Bruttini e dell’ex Pesaro Musso, ma un’altra accelerata lombarda (aperta da Natali e chiusa da Hollis) mette al sicuro il sicuro il risultato (dal 70-62 a 77-62). Finisce 77-65, oggi un test più probante.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Varese fa rotta verso la riviera veneta in cerca di conferme dopo la serata di gala di Pavia. Nella seconda semifinale del Trofeo Città di Caorle, stasera in riva all'Adriatico la truppa di Attilio Caja sfiderà la De' Longhi Treviso (ore 20.30; diretta streaming sulla pagina Facebook del torneo). Biancorossi di nuovo al completo dopo lo scintillante più 29 contro Torino nel Memorial Aldo Di Bella nella prima uscita con tutti gli effettivi disponibili. Cameron Wells e Antabia Waller, a riposo precauzionale nel finale del match di mercoledì, sono annunciati in campo dopo le terapie di ieri mattina che hanno escluso problemi fisici per entrambi. Il test di stasera contro un' avversaria di categoria inferiore - sia pure tra le candidate al salto in serie A - dovrà fornire ulteriori spunti al coach pavese. Anche se il clou della due giorni di Caorle sarà in ogni caso il match di domani: al via del quadrangolare ci sono anche i campioni d'Italia della Reyer Venezia, ospiti a Masnago nell'overture della serie A domenica 1 ottobre e freschi di aggiunta della guardia Michael Jenkins (ex Cantù e Pistoia); e i russi dell'Avtodor Saratov, affidatisi al coach veneziano Andrea Mazzon che li ha portati per due settimane in ritiro a Caorle.
    Il match contro la De' Longhi dell'ex tecnico biancorosso Stefano Pillastrini, che ha tanti elementi con trascorsi in A (da Michele Antonutti a Bernardo Musso) e un solo straniero sotto canestro (il giovane lungo John Brown, pescato in A2 dalla Virtus Roma), offrirà comunque riscontri interessanti per una Varese chiamata a dimostrare di mantenere alto il livello di concentrazione e intensità anche quando l'avversario è sulla carta inferiore. Giocare contro l'Auxilium protagonista del mercato in serie A, e con tanti atleti con pedigree importante visti i trascorsi in NBA ed Eurolega, offre di per sé stimoli forti al gruppo di elementi "affamati" costruito in estate da Attilio Caja. Riuscire a mettere in campo la stessa aggressività anche contro Treviso sarebbe una conferma importante per una Varese che non potrà in ogni caso prescindere dalla mentalità operaia e dalla fiducia nel suo sistema di gioco. Lo ha dimostrato con i fatti il "fuorigiri" dei 15' finali contro Brescia, al momento unico passaggio a vuoto di un precampionato che fa registrare un record parziale di 5 vittorie su 6 gare. Ora Varese giocherà altre cinque volte nei prossimi otto giorni: dopo i due a Caorle, mercoledì prossimo vernissage casalingo con Lugano, poi venerdì e sabato prossimi Memorial Ferrari a Montichiari. Una raffica di impegni probanti per verificare le sensazioni fino a questo momento molto positive espresse nella prima metà del cammino delle amichevoli.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    «Il legame tra i varesini e la società “Pallacanestro Varese” rappresenta uno dei pochi e invidiati esempi a livello nazionale in cui si è formato un vero rapporto diretto tra la squadra e la cittadinanza, che ha sempre considerato “di casa” non solo i tanti giocatori varesini che dalle giovanili sono giunti fino alla prima squadra, ma anche tutti quelli che, arrivati a Varese, hanno voluto mescolarsi e mettere radici oltre gli steccati della loro attività sportiva. Un esempio sopra tutti, quello di Gianmarco Pozzecco».
    La mozione
    L’introduzione parla di una favola che va avanti da 71 anni, rinnovando i sogni fusi tra le sue righe stagione dopo stagione. È Varese, siamo così se si tratta di basket, da sempre e per sempre. Per arrivare al dunque, però, bisogna continuare a leggere: «La storia di Gianmarco Pozzecco può considerarsi paradigmatica, nella più ampia cornice educativa e culturale legata al mondo dello sport, sotto alcuni profili fondamentali: la tenacia nel trasformare i propri punti di debolezza in fattori di forza; il coraggio di fidarsi di sé stessi, l’elogio di una follia geniale, l’altruismo di un campione di assist, senza dimenticare quel suo profondo rispetto verso gli avversari che gli è valso l’ovazione di tutti i palazzetti d’Italia. Le manifestazioni del senso di attaccamento da parte di Pozzecco verso la città di Varese sono da sempre un elemento ricorrente di tutte le sue apparizioni mediatiche». E ancora: «Durante tutti gli anni vissuti a Varese, Gianmarco si è sempre impegnato con la massima disponibilità, unita ad una sottile sensibilità verso ogni forma di disagio, nel partecipare ad iniziative di grande valenza sociale: dalle campagne di prevenzione nelle scuole fino ad innumerevoli interventi più delicati, di norma lontani dai riflettori, come le visite ai bambini ricoverati in ospedale o ad altre situazioni di grave sofferenza di cui veniva a conoscenza. La straordinaria mescolanza di Pozzecco col tessuto profondo della città è peraltro facilmente dimostrabile dalla grande quantità e dalla varietà di persone che hanno avuto modo di conoscerlo personalmente e apprezzarne quell’immediata empatia che lo ha reso indimenticabile nei cuori dei varesini, tifosi e non».
    E quindi? E quindi perché non riconoscere a uno dei protagonisti più emozionanti di quella favola in perenne riscrittura di cui sopra la massima onorificenza varesino? Giammarco Pozzecco cittadino onorario della città di Varese: la proposta, sotto forma di mozione della quale si è riportato il testo, è arrivata ieri dal consigliere comunale della Lega Nord Marco Pinti e verrà depositata oggi nella segreteria consiliare di Palazzo Estense, per capire se potrà essere messa all’ordine del giorno in uno dei prossimi consessi (ci vuole la firma di 1/3 dei consiglieri). «La presente mozione interessa, per la sua stessa natura e per la persona in oggetto, questioni che travalicano ogni appartenenza partitica e divisione politica» si specifica.
    Amico Gianmarco
    No, qui la politica davvero c’entra nulla: Pinti, amico e tifoso del playmaker che ha regalato a Varese lo scudetto del 1999, il decimo della sua storia, traduce in carta protocollata semplicemente e meravigliosamente la riconoscenza verso uno dei figli acquisiti più amati della Città Giardino. Non c’è solo il basket tra le motivazioni della richiesta, non c’è solo quella quotidiana sfida ai giganti da lillipuziano del basket che ha regalato a una generazione di sportivi gesta mai più riproposte da altri sotto le volte di Masnago: in gioco entra il cuore enorme della persona Gianmarco, la sua generosità.
    Ve ne raccontiamo una, anzi una delle tante. Risale a una ventina di anni, quando il Poz era giocatore. Un ragazzo delle giovanili di nome Marco, a 11 anni, vive il terribile momento della perdita del padre: avvisato dalla società, Gianmarco si avvicina a Marco, gli fa sentire la sua presenza, gli diventa amico. Lo fa con tutta la naturalezza che lo contraddistingue, coinvolgendolo nel suo quotidiano senza dare alcuna didascalia al suo agire, realizzando il sogno di quell’undicenne, che per anni si chiederà come fosse stato possibile avere come amico un suo idolo sportivo. Quel Marco è Marco Pinti, oggi ha capito tutto e - insieme alle mille altre ragioni già elencate - ha deciso di promuovere un gesto che avesse lo stesso amore da lui ricevuto. A supporto della mozione ci sono la Pallacanestro Varese, ovviamente («Ringrazio Fabrizio Fiorini, Claudio Coldebella e Luna Tovaglieri» dice Pinti), e il Coni, nella persona del delegato provinciale Marco Caccianiga: «Gianmarco ha saputo conquistare i tifosi e la città, costruendo col territorio un rapporto non semplicemente sportivo, ma anche e soprattutto, di affetto sincero. La maglia biancorossa è sempre stata una seconda pelle. Gianmarco è, a buon diritto, uno di noi».
    Nel giorno del 45esimo compleanno del Poz, la sua Varese non avrebbe potuto confezionargli regalo migliore.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Operai contro dottori: è massacro. E a scuola ci tornano i secondi. La prima Varese al completo della stagione distrugge Torino nel Memorial Di Bella, sotterrando la Fiat sotto quasi 30 punti di scarto (85-56). Al cospetto di una delle regine del mercato estivo in Serie A (da Vujacic e Patterson in giù…) la sporca dozzina di Attilio Caja si dimostra più pronta, più quadrata, più in spolvero, più in salute: torna Waller e torna una mano armata dalla lunga, poi ci sono la velocità e la regia di Avramovic, poi ancora la prontezza di Cain e la solidità produttiva di Okoye.
    Citare i singoli, tuttavia, sembra quasi ingeneroso: tutta la Openjobmetis (amplissime le rotazioni dell’Artiglio) a Pavia gira che è una meraviglia, sia in una difesa fatti di aiuti e cambi sistematici che in un attacco costruito sulla generosità e su pochissime forzature. Varese è fisico e mente, armi che riproposte con costanza nell’arco della stagione potranno opporsi con efficacia a chi metterà in mostra un talento individuale superiore.
    Nei primi 20 minuti Wells e compagni sono pressoché perfetti: ottima circolazione di palla, eccellenti spaziature offensive e trazione anteriore (leggi difesa) che anestetizza la Fiat e diventa genesi di ogni fortuna. Waller martella dalla lunga, Ferrero si inventa scorer: il parziale dei primi 10’ è 18-14, ma la Openjobmetis sta avanti anche di 8. La seconda frazione non fa che confermare le buone impressioni iniziali: con la partecipazione di Cain e di un Okoye in spolvero, i biancorossi allungano fino al +18 (47-29), prima di chiudere sul 47-31. Al ritorno in campo Torino prova a stingere le maglie difensive, intasando l’area e tenendo Varese lontano dal ferro: con le percentuali biancorosse che si abbassano, la squadra di Banchi rosicchia punto dopo punto, arrivando fino al -8 (53-47). Sembra il preludio a un rientro vero e proprio, invece prima Hollis, poi Wells, infine Avramovic (per non citare una retroguardia di nuovo senza sbavature) ristabiliscono il + 15 al 30’ (63-48). Il passivo non verrà più recuperato dai piemontesi, anzi: con le folate di Avramovic e Okoye, una Openjobmetis che non smarrisce un grammo di concentrazione e di atletismo fino al termine raddoppia lo scarto.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Varese indossa l'abito buono per il confronto di lusso contro la Fiat Torino. I biancorossi travolgono l'Auxilium - tra le protagoniste più scintillanti del mercato estivo - con una prestazione corale di alto livello che regala ad Attilio Caja una serata da profeta in patria nella sua Pavia. Il Memorial Aldo Di Bella mostra una squadra capace di esprimere un basket decisamente sostanzioso sui due lati del campo: spartito lineare eseguito senza fronzoli dal collettivo biancorosso (10 a referto e minutaggi distribuiti tra i 26' dell'Mvp Okoye e i 14' i di Pelle), che ha imposto il marchio di una difesa di granito nell'intero arco dei 40'.
    Evidente la differenza nello stato di avanzamento dei lavori tra una Varese già molto avanti sul piano dell'identità corale e l'Auxilium tutta da disegnare da parte di Luca Banchi, messa in grande difficoltà dall'atteggiamento aggressivo profuso dai biancorossi. «Siamo stati molto bravi ad interpretare la partita sul piano difensivo: avevo chiesto questo alla squadra e lo abbiamo fatto col corpo e con la testa, mettendo in campo la giusta energia - conferma un Attilio Caja molto soddisfatto -. Partendo dalla difesa abbiamo avuto un attacco fluido e compatto, dove tutti hanno trovato soluzioni: aspetto molto positivo perché vuol dire non dipendere da un solo giocatore, ma trovare presenza e fiducia da tutti». Una vittoria imperiosa, che dovrà fare da traino per il rush finale della campagna abbonamenti (oggi alle 16 riapre la Sala Gualco, tempo fino alle 19 di sabato) e lanciare la volata per il rush finale del precampionato: oggi partenza per Caorle, dove si tornerà in campo già domani sera contro la De Longhi Treviso di A2.
    Varese lucida e brillante sin dalle battute iniziali, con Wells che dirige il traffico con autorità e costruisce soluzioni per Ferrerò e Cain (14-6 al 5'). Torino prova a reagire con qualche guizzo dell'ex stella NBA Vujacic e le incursioni di Poeta (21-17 al 12'), ma il collettivo bianco-rosso fa ripetutamente la differenza di fronte al cantiere aperto dell'Auxilium. Tambone dà brio alla manovra sul riposo di Wells, poi una scarica di Waller (11 a metà gara) crea il primo strappo significativo (34-22 al 16') e le ripartenze finalizzate da Okoye dilatano ulteriormente il gap prima dell'intervallo. I jumper del nigeriano e di capitan Ferrero fanno decollare fino a più 18 una Varese sempre lineare nelle esecuzioni in attacco (71% da 2 e 5/14 da 3 a metà gara), ma soprattutto quasi perfetta nelle chiusure difensive. Unico mini sbandamento in avvio del terzo quarto, tra qualche sbavatura nelle esecuzioni che riporta l'Auxilium da -19 a -8; poi, nonostante il riposo precauzionale di Wells negli ultimi 10', ci pensano Avramovic e Okoye a mettere il punto esclamativo con un altro maxi-break (dal 59-48 del 28' al 76-52 del 35'). Torino avrà pure un potenziale molto superiore, ma la Varese vista al Memorial Di Bella è già in forma campionato...
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Varese alza l'asticella del suo cammino precampionato. Stasera a Pavia (palla a due alle 20.30; diretta streaming sulla pagina Facebook della Pallacanestro Varese) la truppa biancorossa sfiderà la Fiat Torino nel Memorial Aldo Di Bella. Tappa nella città natale di Attilio Caja per ricordare il padre del giocatore visto anche a Legnano nel 2014-15 in un test ricco di spunti. Recuperato anche Antabia Waller dopo i due giorni di stop forzato del Trofeo Lombardia, i biancorossi giocheranno per la prima volta al gran completo il match contro una delle regine del mercato estivo che rispetto all'undicesimo posto del 2016-17 a braccetto con i 26 punti conquistati daVarese punta decisamente alla metà alta della classifica. Si giocherà per beneficenza (posto unico a 2 euro con ricavato devoluto a Telethon), ma anche per capire quanto vale la nuova squadra di Caja al cambio di una protagonista annunciata della serie A 2017-18.
    Dalla guida tecnica affidata a Luca Banchi (2 volte tricolore a Siena e Milano nelle ultime tre stagioni disputate in Italia prima dei due anni "sabbatici" successivi al divorzio dall'Olimpia) agli investimenti importanti sul mercato tra ritorni eccellenti (Sasha Vujacic e Trevor Mbakwe) e novità intriganti (Diante Garrett e Lamar Patterson), Torino è stata una delle grandi protagoniste dell'estate, guadagnandosi il ritorno in Europa dopo 31 anni grazie ad una wild card per l'Eurocup. Dopo le vittorie contro Cremona e Cantù e la sconfitta contro Brescia, sarà un altro anticipo di campionato - anche se il calendario proporrà la sfida all'ultima di andata- con un coefficiente elevato di credibilità, visto che sia Varese che Torino sono annunciate al gran completo all'appuntamento di Pavia.
    L'obiettivo tecnico è quello di proseguire nell'innesto di Cameron Wells: dopo il rodaggio al Trofeo Lombardia, il play ex Giessen è chiamato a prendere progressivamente in mano la bacchetta del direttore d'orchestra nel ruolo chiave del sistema di gioco impostato da Attilio Caja. L'identità corale che "Artiglio" ha già messo a punto sin dalla prima uscita stagionale sarà sufficiente a reggere l'urto delle squadre di vertice della serie A 2017-18? Il match di Pavia dovrà dare indicazioni in tal senso, cercando di capire se Varese potrà davvero giocare qualche brutto tiro alle big. Oppure bisognerà accontentarsi di una salvezza senza le sofferenze delle ultime tre stagioni, in attesa di tempi migliori alla voce nuovi sponsor. 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Da Cantù a Varese, con AGO Rethymo, Brescia e Benfica nel mezzo, dev’essere un bel salto, ma Damian Hollis non è il primo e non sarà l’ultimo a farlo. Lo statunitense di Fort Lauderdale, classe 1988, si è presentato ieri mattina alla stampa come nuova ala piccola della Openjobmetis Varese di Attilio Caja.
    Ala piccola, sì, ma con una corporatura da ala forte: «Fare queste distinzioni ora è difficile e limitante - nei due ruoli ci siamo io e Stan Okoye, ma ciò che è importante è che ci sia comunicazione nel gioco e nello sviluppo della partita. Non è una questione di tre che marca il tre o quattro che marca il quattro, e non è una questione legata a me e a Stan quanto più a tutta la squadra. Standardizzare le posizioni è difficile e non attuabile al momento».
    Dell’esperienza a Cantù nella stagione 2015-2016, non parla granché volentieri: «La situazione a Cantù era fuori dal mio controllo, è finita presto. Rispetto a quel periodo sono maturato molto come giocatore, potrà servirmi». Da un mese al lavoro con la Pallacanestro Varese, e le sensazioni sono buone, positive: «L’inizio a Chiavenna è stato molto intenso, duro, ma ci ha permesso di conoscerci. Sia tra compagni che con lo staff tecnico. Ho visto molta energia negli allenamenti, molta voglia di essere a disposizione degli allenatori. Ho avuto sensazioni subito positive».
    L’anno scorso al Benfica, anche da avversario di Varese nei preliminari di Champions League, la stagione precedente a Brescia da protagonista in A2, dove già aveva fatto faville con Biella. Potrà riproporsi come uomo chiave anche in Serie A: «Sono qui per cercare di dare alla squadra tutto ciò che serve e che mi viene chiesto di dare. Se dovrò marcare l’avversario più forte, non avrò problemi a farlo, se dovrò buttarmi su tutti i palloni vaganti, mi vedrete fare anche quello».
    La squadra sta già bene: «Siamo ad un buon livello, dobbiamo lavorare sulla comunicazione cercando di mettere in campo ciò che ci chiede il coach. In allenamento ci riesce bene, in partita è diverso e ancora dobbiamo crescere. Però abbiamo tempo, come ogni nuova squadra miglioreremo di giorno in giorno».
    Caja è stato molto chiaro e diretto con lui: «Mi ha chiesto di focalizzarmi molto sull’attitudine difensiva, abbiamo parlato molto di questo e dell’importanza che ha. Pensiamo che una ottima difesa possa portare la squadra ad un livello superiore. Le mie caratteristiche sono sempre state principalmente offensive, ma mi sto applicando molto in difesa».
    Alberto Coriele

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