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VareseFansBasketNews


  • simon89
    Avellino: se la conosci… sai cosa ti aspetta.
    Attilio Caja, forse anche più delle altre volte e più della classica attenzione che va prestata a una delle formazioni sulla carta più forti dell’intero campionato, è ben consapevole del cimento che attende la sua truppa. Alcuni giocatori del roster irpino, infatti, sono passati sotto le sue grinfie da Artiglio nell’arco della carriera: parliamo del capocannoniere del campionato Jason Rich (a Cremona), di Lorenzo D’Ercole (ancora alla Vanoli, sempre del 2011/2012) e parzialmente anche di Benjamin Ortner (uno scampolo di stagione a Udine nel 2008/2009).
    E se non li ha allenati, avrebbe voluto farlo: è il caso di Ariel Filloy, cercato da Caja per la all’epoca sua Cremona quando il play di Cordoba era il quarto regista a Milano.
    Un professionista che usa sempre ciò che è stato come magistero, quindi, non può che partire da qui nella sua analisi: «Ho avuto Jason Rich a Cremona dove aveva già dimostrato di essere un giocatore di altissimo livello, tanto da sorprendermi per il fatto che non militasse in squadre più forti. Penso che meriti il palcoscenico del campionato italiano e una realtà di vertice come Avellino: è il capocannoniere della Serie A non a caso. Filloy, invece, non l’ho allenato ma ci sono andato vicino in passato. Oggi è facile parlare bene di lui dopo lo scudetto e l’Europeo: le sue qualità sono evidenti e io sono contento di averle intraviste in passato tanto da volerlo fortemente alla Vanoli. Loro due sono capaci di spostare l’inerzia di una partita: ci vorrà massima attenzione».
    Le parole su un’avversaria come la Scandone, però, non possono finire con l’elogio a Rich e Filloy: «C’è l’ala Wells, grande uno contro uno e forza fisica in avvicinamento a canestro: un altro giocatore da non sottovalutare. Poi Scrubb, che è un po’ quello che per noi è Okoye: molto dinamico, sempre in movimento, gran tiro da 3 punti, dote che ha aggiunto all’uno contro uno. E a proposito di tiro da 3 c’è anche Leunen, che ha tanto talento individuale. Parlare di tutti questi atleti dà la dimensione delle difficoltà che incontreremo durante la partita. Complimenti al gm Nicola Alberani per la formazione della squadra e a coach Pino Sacripanti per come mette in campo i suoi: penso che Avellino arriverà dove ci si aspetta, cioè nelle prime posizioni».
    Il primo comandamento davanti a una contendente del genere sarà quello di «controllare le loro bocche da fuoco. La Sidigas tira molto bene da 2 punti (57%, seconda percentuale del campionato dietro Sassari ndr) ed è formata da individualità con un quoziente cestistico molto elevato: questo rende ancora più difficile affrontare una squadra del genere. Hanno gente navigata, con esperienza, dei marpioni che riescono a ritrovarsi anche nelle difficoltà». L’assenza di Fitipaldo? «Possono risentirne a lungo termine - argomenta Caja - ma nelle prime gara, con la panchina lunga che hanno, sarà difficile che ne risentano».
    E Varese? Varese va avanti per la sua strada, come giusto che sia: «Abbiamo continuato il programma settimanale di lavoro - conclude Caja - Nessun passo indietro dopo la vittoria contro Trento, non ci siamo cullati sugli allori: abbiamo i piedi ben piantati per terra, cerchiamo di migliorarci individualmente, perché sappiamo che ciò comporterà un miglioramento di squadra. Andiamo ad Avellino consapevoli dei loro punti forti, ma anche consapevoli dei nostri e di essere sulla strada giusta: quella cioè di essere competitivi e di potercela giocare con tutti».
    Fabio Gandini

  • simon89
    Attilio Caja punta sulla difesa come chiave di volta della trasferta di domani ad Avellino: contro la Sidigas del capocannoniere Jason Rich la tenuta della retroguardia biancorossa sarà determinante per le chances di conquistare la prima vittoria esterna stagionale. «Ci attende un banco di prova importante per la consistenza della nostra difesa che rappresenta una componente fondamentale del nostro gioco. Ci siamo preparati bene in una settimana di lavoro al livello di quelle precedenti; le ultime due vittorie casalinghe non hanno cambiato la nostra applicazione, abbiamo tenuto i piedi ben piantati per terra».
    Il tecnico pavese ribadisce la sua fiducia nell'identità corale della sua Varese, in grado di renderla competitiva su ogni campo. «Più va avanti il campionato e più sarà necessario alzare la qualità delle prestazioni corali per fare risultato. Andiamo al PalaDelMauro consapevoli che ci aspetta un test esterno impegnativo: massimo rispetto per i loro punti forti, ma anche fiducia nel nostro sistema che ha già dimostrato la sua solidità nelle partite precedenti. Siamo sulla via giusta, il che non vuol dire vincere o perdere, ma essere competitivi e poter giocare la posta in palio contro qualsiasi squadra».
    Il coach biancorosso sottolinea comunque la difficoltà dell'impegno di domani contro un'avversaria che considera tra le protagoniste. «Dopo Milano, Venezia e Brescia ce la vedremo con un' altra squadra da vertice. Conosco personalmente molti giocatori della Sidigas per averli allenati nel corso degli anni, e ne apprezzo le qualità tecniche e umane. C'è da fare di nuovo i complimenti a Nicola Alberani per la costruzione del roster ed a Pino Sacripanti per come fa esprimere i suoi giocatori sul campo; se all'inizio Avellino ha avuto qualche difficoltà derivante dai tanti giocatori nuovi, sono certo che il team campano arriverà anche in questa stagione dove gli compete».
    Infine Artiglio indica in Rich e Filloy gli elementi chiave della Sidigas. «Ho allenato Jason a Cremona e mi era parso un giocatore di grandissima qualità; lo sta confermando in questo scorcio iniziale di campionato nel quale è capocannoniere; inoltre apprezzo tantissimo Ariel che avrei voluto a Cremona quand'era il terzo play di Milano. Si tratta di due giocatori che hanno talento ma soprattutto capacità di risolvere una partita nei momenti chiave. Proprio su loro due dovremo prestare tantissima attenzione e in generale gli esterni avranno grandi sollecitazioni difensive. L'assenza di Fitipaldo? Sul lungo periodo potrà essere un problema, ma Avellino ha comunque tante alternative».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Duecentododicimila euro. In numeri forse fa più scena: 212.000 euro.
    È quanto versato dall’associazione dei tifosi “Il Basket siamo Noi” nelle casse della Pallacanestro Varese, della quale è proprietaria al 5%, dalla fondazione dell’estate 2016 a oggi. Per chi ancora ritiene l’idea avuta un anno e spiccioli fa da un manipolo di “malati” di biancorosso qualcosa di poco definito o persino poco utile, quelle sei cifre messe una in fila all’altra a quantificare materialmente l’apporto dei “supporter al potere” possono dare l’ennesima spiegazione.
    Duecentododicimila euro sono, giusto per intendersi in una dimensione ancora più materiale, il salario annuale (netto) di Cameron Wells più quello di Giancarlo Ferrero più altri “spicci”.
    E sono i proventi della quota associativa annuale versata al Trust dai 534 soci iscritti, sommati al contributo che alcuni membri hanno voluto donare a titolo personale ben oltre la stessa iscrizione e a quanto ricavato da alcune attività associative (tra le altre la serata organizzata con Bob Morse). Non è compresa, invece, la somma utilizzata per comprare le quote societarie (prima l’1%, poi il 5%) .
    Basta poco per far volare la mente allora: quanto si potrebbe raggiungere se gli aderenti a Il Basket siamo Noi arrivassero alla fatidica soglia dei 1000, auspicata per esempio da Toto Bulgheroni (uno dei soci fondatori) nei giorni successivi alla promozione dell’iniziativa?
    L’occasione allestita per rendere nota la nuova e importante convenzione con il Centro Diagnostico Varesino (50% di sconto per gli aderenti al Trust su diversi esami di prevenzione medica) è valso anche a fare un bilancio dell’attività dell’associazione, alla presenza del presidente Luca Thomas Villa, del segretario Antonio Caputo, del responsabile marketing Renato Vagaggini e della “Voce” de Il Basket siamo Noi Benedetta Lodolini.
    Dei 534 associati (alcuni residenti anche in altre regioni italiane e addirittura all’estero) si è già scritto: l’insieme comprende sia coloro che hanno rinnovato l’appartenza dopo la prima stagione, sia coloro che hanno sposato la causa negli ultimi mesi. Tanto ha fatto in tal senso l’accordo stretto proprio con Pallacanestro Varese per la campagna abbonamenti 2017/2018. E qualcosa stanno facendo anche le vittorie ottenute dalla squadra di Attilio Caja, formidabili generatrici di entusiasmo a 360°.
    Il futuro è ricco. Il 31 dicembre scadranno le cariche associative: nei primi mesi del prossimo anno, quindi, l’assemblea generale eleggerà il nuovo direttivo, che sarà formato da 3 soci gold, 3 silver e 3 fondatori.
    Poi ci saranno le serate aperte a tutti i soci (la prima in programma servirà a presentare in anteprima il nuovo cubo del PalA2A, che verrà allestito durante la pausa della serie A tra il 19 novembre e il 3 dicembre), le trasferte (si sta già pensando a quella di Reggio Emilia) e nuove convenzioni per regalare ulteriori vantaggi a chi ha deciso di essere parte di quel “Noi”. Perché non è solo basket: «È senso di appartenenza».
    Fabio Gandini

  • simon89
    Difesa, rimbalzi e spirito di gruppo. Anche i numeri confermano che i punti di forza della Varese operaia stanno nell'applicazione in retroguardia e nella capacità del collettivo di esaltare i valori dei singoli. Statistiche individuali e di squadra come cartine di tornasole: solo tre i giocatori biancorossi nella "Top Ten" delle nove voci principali - Tyler Cain quinto nei rimbalzi, Norvel Pelle terzo nelle stoppate e Cameron Wells nono negli assist - mentre nei dati aggregati offensivi la squadra di Caja è ottava nei punti segnati, undicesima nella percentuale da 2 punti e ottava in quella da tre punti.
    Le voci positive nelle quali Varese eccelle sono due: i rimbalzi di squadra, con il secondo posto assoluto a 40,6 di media e un differenziale di 6 palloni in più rispetto ai 34,3 concessi agli avversari, e le palle perse, 12,7 di media per un quarto posto totale. Ma il pezzo forte della sporca dozzina biancorossa è la difesa: non soltanto per quanto riguarda i punti subiti (71,2, terzi dietro Brescia e Milano) ma anche nella percentuale concessa agli avversari (46,8% da 2 e 47,3% totale, solo un battito di ciglia dietro al 47% dell'EA7) e nelle stoppate (seconda a 3.5). Cosa esprimono in soldoni questi numeri? Che Varese non concede mai canestri facili agli avversari, e che il sistema di aiuti e rotazioni protegge efficacemente il pitturato, prima di tutto dalle soluzioni principali dell'attacco e in seconda battuta nei duelli sotto i tabelloni, sfruttando l'atipicità di Okoye e la capacità sui rimbalzi lunghi di Waller e Wells oltre ai centri propriamente detti.
    Una difesa non particolarmente aggressiva sulla palla (dodicesimo posto per palle perse forzate agli avversari a quota 12,8) ma molto efficace nella sua tenuta d'insieme. E quando funziona la retroguardia, anche l'attacco si mette in moto: nel gruppo biancorosso non ci sono punte designate (Waller sedicesimo e Okoye diciassettesimo i primi varesini in classifica marcatori), ma il predominio aereo che la squadra di Caja ha esercitato quattro volte su 6 partite è il principale innesco di un contropiede che permette di esaltare le qualità atletiche comuni alla maggior parte del roster. Se Varese difende l'area e recupera i palloni vaganti, poi in campo aperto può fare malissimo: se ne sono accorte a loro spese Cantù e Trento, e l'aspetto determinante del più sofferto match contro Pistoia è stato il duello a rimbalzo "girato" nel quarto periodo risolutivo.
    In tutto ciò comunque i biancorossi stanno mostrando progressi significativi anche in attacco: rispetto alle prime 4 gare nelle quali il tiro da 3 punti era l'unico sbocco del gioco a metà campo (con il 2/21 contro Venezia e l'8/31 di Brescia a sancire prove stentate sul piano offensivo), nelle ultime due gare Varese ha cercato di più e meglio il gioco dentro l'arco, tra le sospensioni dalla media di Wells e qualche soluzione interna in più per Pelle e Cain. Ma applicazione in retroguardia e fame di palloni vaganti restano la priorità assoluta.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Meno stoppate mozzafiato, più aiuti determinanti. Meno giocate adrenaliniche, più sostanza complessiva. Il Norvel Pelle versione 2017/'18 si conferma tra i più amati del PalA2A per la sua capacità di accendere il pubblico con una schiacciata tornituante o un tiro ricacciato in gola ad un avversario. Ma rispetto al 2016/'17 sulle montagne russe di un rendimento alterno tra prodezze eccitanti ed errori banali, il 24enne lungo caraibico pare aver trovato maggior equilibrio: calo di stoppate (1,7 contro 2,1) e schiacciate (nell'annata scorsa il 63% dei suoi canestri dal campo) a fronte di un rendimento più costante. Col picco di assoluto rilievo del match con Trento, nel quale i suoi primi 8 minuti dominanti sui due lati del campo hanno dato l'impronta decisiva alla partita celebrando nel modo migliore la prima presenza nello starting five della nuova annata.
    «Partire in quintetto mi ha dato una grandissima carica - spiega il lungo di Antigua e Barbuda -. Per entrare dalla panchina serve una mentalità diversa: devi essere abile a entrare in fretta in partita mettendo grande intensità in quel che fai, mentre iniziare la gara ti dà la possibilità di dare un impatto più graduale. Mi sono preparato con grande applicazione per tutta la settimana per tale opportunità e ho cercato di andare in campo concentrato al massimo per prendere rimbalzi, proteggere l'area e sfruttare i servizi dei compagni in attacco. Nel complesso abbiamo disputato una grande gara, travolgendo gli avversari grazie ad una costante intensità».
    Che differenza c'è tra il Pelle della stagione corrente e quello della prima avventura a Varese? «Nella scorsa annata ero un giocatore meno rifinito, si può dire "selvaggio"? Il mio pezzo forte è la stoppata, per istinto andavo per cercare di stoppare ogni tiro degli avversari. Ora, invece, cerco di prendere il mio tempo ed essere presente negli aiuti, leggendo le scelte dell'attacco e i movimenti dei compagni in difesa; non è cambiata la mia aggressività, gioco sempre al massimo dell'energia, cerco di metterla a frutto con più efficacia».
    Sabato ha fatto la differenza anche in attacco, forse per la prima volta è stato servito con continuità ricevendo più palloni nei primi 8 minuti che nelle cinque gare precedenti... «Vero, quando ho ricevuto palloni dentro l'area sono riuscito a convertirli bene tra soluzioni interne e tiri liberi. Probabilmente anche i compagni stanno imparando come servirmi gli alley-hoop che nell'annata passata scorso erano il mio pezzo forte grazie ad un ispiratore del livello di Eric Maynor. Stiamo facendo progressivamente conoscenza per trovare l'intesa reciproca, sono certo che migliorerà col passare del tempo».
    Contro Trento è stata la miglior prestazione stagionale, ora arrivano altri test impegnativi contro Avellino e Sassari. «Siamo stati intensi e determinati per 40 minuti senza mai staccare il piede dall'acceleratore. Il coach ci chiede questo, la mentalità che stiamo acquisendo è quella di restare sempre concentrati nell'eseguire le sue indicazioni. Ci siamo meritati il rispetto di qualsiasi avversaria: vogliamo giocare sempre e contro chiunque al 100 per cento dell'intensità, se di fronte a noi troviamo chi non pareggia la nostra energia vivremo altre serate come quella di sabato».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La sesta giornata di Serie A ha portato in dote risultati inediti, sorprendenti.
    Difficile ammettere che la larga vittoria della Openjobmetis di Attilio Caja fosse preventivabile, non tanto nell’esito quanto nelle proporzioni con cui è giunta. Rimandare a casa i vice-campioni d’Italia con quasi trenta punti sul groppone non era sicuramente tra le attese opzioni iniziali. E, ripensandoci, nel caso specifico non è neanche così spendibile la teoria della stanchezza da coppe europee della Dolomiti Energia, che ha raggiunto Varese nella giornata di giovedì direttamente da Gran Canaria, avendo così due giorni completi a disposizione per preparare la partita.
    Varese stessa sa molto bene, per esperienza diretta nelle due stagioni precedenti, quanto l’impegno infrasettimanale pesi sul rendimento in campionato. E quest’anno, paradossalmente, può permettersi di sfruttare l’empasse di tutte quelle squadre che stanno faticando per via degli impegni europei.
    Un esempio? Il calendario, nelle prossime due settimane, mette i biancorossi di fronte a due formazioni di caratura sicuramente superiore all’organico di Caja: prima la Sidigas Avellino poi il Banco di Sardegna Sassari.
    Domenica all’ora di pranzo la Openjobmetis sarà al Pala Del Mauro contro la Sidigas di Pino Sacripanti, che mercoledì sarà impegnata sempre in casa contro il Cez Nymburk, formazione della Repubblica Ceca. La sconfitta in Polonia contro lo Zielona Gora ha aperto una mini-serie negativa per la Scandone di due sconfitte consecutive dopo quella ai supplementari con Brindisi, che rientra a pieno titolo nel faldone delle sorprese di quest’ultima giornata. Il “peso” della competizione europea, almeno in questo inizio di stagione, si sta facendo sentire anche in roster lunghi e completi come quelli di Avellino e Sassari, che domenica è crollata sul campo della Vanoli Cremona al cospetto dei grandi ex Sacchetti e i cugini Diener, e anche questa partita è da catalogare allo stesso modo di Brindisi-Avellino.
    La Openjobmetis incontrerà entrambe in seguito a un impegno casalingo europeo: per Avellino, come detto, mercoledì contro Nymburk; mentre Sassari mercoledì prossimo (15/11) ospiterà l’Hapoel Holon, prima di viaggiare a Varese per la sfida delle 18.15 di domenica 19 nobembre. Varrà lo stesso anche per le sfide con Orlandina e Reggio Emilia, che Varese incontrerà rispettivamente il 10 e il 16 dicembre senza che sulle avversarie pesino i chilometri di una trasferta (Reggio arriverà dalla partita casalinga con i lituani del Lietkabelis, Capo d’Orlando prima di Varese affronterà al Pala Fantozzi Ludwigsburg).
    La stessa Reggio Emilia domenica ha annunciato l’arrivo dell’ex Varese Chris Wright in cabina di regia e a dicembre potrebbe rivelarsi una squadra già diversa da quella attuale. Nel caso specifico, dunque, potrebbe al contrario non rivelarsi così valida la carta della stanchezza da coppe nell’immediato, che può però essere spendibile sul lungo periodo. I gironi di Champions League e Eurocup si protrarranno fino a fine dicembre o ai primi di gennaio, e ciò potrebbe comunque regalare qualche sorpresa.
    Sono otto le formazioni italiane impegnate nelle varie competizioni europee (Milano, Reggio, Torino, Avellino, Sassari, Orlandina, Venezia e Trento) e questo abbrivio di campionato sta confermando la teoria che qualche punto per strada viene sempre lasciato: sarà compito di squadre come Brescia (che visto l’inizio di campionato meriterebbe però un capitolo a parte), Varese, Bologna e Cantù saperlo sfruttare, per sperare perché no in qualche interessante exploit.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Bastano sei partite - tra le quali due trionfi casalinghi strappa-applausi - per attribuire alla Varese operaia di Attilio Caja la patente di miglior squadra degli ultimi 5 anni? La prova del campo ha promosso senza riserve tutte le premesse estive sulle quali era stata costruito il roster della stagione 2017-18, e già questo basta e avanza per evitare gli equivoci e le correzioni in corsa forzose ripetutesi senza soluzione di continuità dal 2013-14 al 2016-17.
    I numeri puri e semplici dicono che dopo 6 giornate solo la Varese di Frates aveva un bilancio analogo a quella di "Artiglio" con tre vittorie e tre sconfitte. Ma quella era una squadra fortemente sbagliata - vedi l'asse sbilenco Clark-Hassell - nonché costosa - 50mila euro netti in meno degli indimenticabili nonostante il meno 600mila di budget - che inaugurò l'elenco dei mercati di riparazione in corso d'opera e dei cambi di allenatore. La squadra plasmata da "Artiglio" sembra invece fatta ad immagine e somiglianza di un tecnico che ha bisogno di giocatori disponibili a lavorare tanto con le gambe e con la testa (non solo intensità fine a sé stessa, ma anche applicazione dei piani-partita che hanno permesso nelle ultime due settimane di non dipendere più soltanto dal tiro da 3 punti).
    In buona sostanza la versione 2017-18 di Varese è una squadra pensata bene in sede di mercato, e poi bene - oltre che molto - allenata in palestra: puntare su giocatori "affamati" provenienti dal sommerso delle leghe minori europee e dall'A2, il roster lungo di 10 giocatori 10, gli abbinamenti complementari Ferrero-Hollis e Cain-Pelle nei ruoli interni si sono rivelate scelte vincenti per far fruttare i (pochi) talenti disponibili in termini di risorse da investire. Il classico caso nel quale il valore complessivo del gruppo è superiore alla somma di quello dei singoli, perché tutti gli ingranaggi del sistema -l'area tecnica che ha scelto i giocatori, l'allenatore che li mette in campo e gli atleti stessi che profondono il 101 per cento dell'intensità e dell'applicazione - hanno girato, e continuano a farlo, in maniera sincronica.
    Il primo mese abbondante di stagione ha certificato due dati di fatto importanti: Varese ha saputo concretizzare sul campo le strategie sulle quali ha costruito il roster, ed è in grado di produrre un volume di gioco sufficiente per mantenersi a distanza dalla zona retrocessione. Ricordate le premesse estive? Vivere una stagione tranquilla, togliersi belle soddisfazioni in casa per regalare emozioni importanti al pubblico del PalA2A, evitare le partenze false delle ultime 4 stagioni con conseguenti necessità di correttivi sul mercato, e in ultima analisi fare meglio del dodicesimo posto del 2016-17. Il risultato finale è lontanissimo, ma fino a questo momento le promesse del 18 agosto sono state rispettate appieno da Attilio Caja e dal suo gruppo di operai col coltello tra i denti. Ora toccherà al match di Avellino rispondere alla domanda su quanto vale Varese al cambio della trasferta sul campo di una big: la fame e la voglia di stupire saranno le stesse anche dopo due vittorie consecutive al PalA2A?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    “Gli spietati”. È la prima qualifica che balza alla mente. Oppure “quelli seri”, quelli cioè che non buttano via nemmeno un minuto di partita, nemmeno un grammo del loro impegno. Oppure ancora, “quelli che non possono che giocare così”, ovvero con un’intensità pazzesca dal 1’ al 40’ e senza mai fermarsi, perchè se fossero diversi non vincerebbero nemmeno una gara.
    Solo 7 volte in 30 anni
    Davanti alla seconda “goleada” cestistica in sole 6 giornate di campionato, gli aggettivi più appropriati trovateli voi. Noi ci limiteremo a raccontare i numeri e la storia.
    Varese-Cantù: +31. Varese-Trentino: +27. Era dalla stagione 1998/1999, quella che si concluse con lo Scudetto della Stella, che Varese non vinceva almeno due partite di campionato con uno scarto superiore ai 20 punti. La squadra di Carlo Recalcati ci riuscì 3 volte in 37 partite (26 di regular season e 11 di playoff): all’epoca ci fu un +26 su Pistoia alla 4a di andata e due +25 (contro Gorizia alla 1a di ritorno e contro Rimini all’11a di ritorno). Quella di Caja i suoi 2 “ultra ventelli” li ha piazzati in 6 gare.
    Partendo dalla stagione 1987/1988 e arrivando a oggi, 2 o più successi con più di 20 punti di scarto nella stessa annata agonistica (abbiamo preso a riferimento solo le partite di campionato) sono capitati solo 7 volte alla Pallacanestro Varese: nel 2017/2018 e nel 1998/1999 come già scritto, poi nel 1997/1998 (un +50 e un +23), nel 1994/1995 (un +37, un +30 e un +27), nel 1991/1992 (un +25 e un +21), nel 1989/1990 (un +29, un +23 e un +21) e nel 1988/1989 (un +40, un +30 e un +20).
    Nella top ten dall’87/88
    Il “quanto” deve poi essere considerato anche da un’altra prospettiva. Prima di Varese-Cantù 95-64 dello scorso 16 ottobre, la vittoria più larga di una Varese in campionato negli ultimi vent’anni era stata Varese-Milano 94-64 (+30) nella stagione 1999/2000. Dopo di essa, e prima del +31 e del +27 recenti, si sono registrati un +22 (Varese-Reggio Calabria nel 2002/2003), un +21 (su Roma nel 2006/2007), una sfilza di +20 e di +19 (massimo scarto positivo stagionale sia l’anno scorso (contro Caserta alla 2° giornata) che nel 2014/2015, nel 2013/2014 e nel 2012/2013, l’anno degli Indimenticabili.
    Se il raggio di ricerca ritorna trentennale, le due super vittorie di questo 2017/2018 entrano entrambe nella “top ten” dei successi più cospicui. Inarrivabile il +50 su Rimini nei quarti di finale playoff della stagione 1997/1998 (vicino al record storico societario, un +54 segnato in Ignis Varese-Gamma Varese del lontanissimo 11/03/1973), seguito da un +40 su Pesaro (stagione 1988/1989, 10a d’andata) e da un +37 su Reggio Emilia (stagione 1994/1995, 1a di ritorno). Al quarto posto ecco Openjobmetis-Red October della 3a giornata della stagione corrente, mentre Openjobmetis-Dolomiti Energia dell’altro ieri si classifica al 9°posto, a pari merito con Cagiva Varese-Teorematur Roma 92-65 della 5a giornata di ritorno della Serie A 1994/1995.
    Fabio Gandini

  • simon89
    «Dovremo stare attenti alla loro intensità. L’unico modo per farcela contro Trento sarà pareggiare la loro energia». Attilio Caja, 3 novembre 2017, conferenza stampa pre-partita di Openjobmetis Varese-Dolomiti Energia Trentino.
    Parole? Le solite? Ma in effetti cosa vuoi che debba dire un allenatore in questi casi? «Entriamo molli»?
    Ecco: Varese, questa Varese, è una squadra che alle parole finora ha sempre fatto seguire i fatti. Varese, questa Varese, è una squadra che sa mantenere le promesse. A partire dalla sua guida (che nella fattispecie prende Buscaglia e tatticamente, e nella preparazione della partita, se lo mangia in un solo boccone) fino all’ultimo della panchina. «Pareggiare la loro energia»? I soldati dell’Artiglio sono una barretta di Ovomaltina a effetto prolungato, sono una scarica elettrica a 30 mila volt, sono un Usain Bolt che non si ritira dalle corse: prendono Trento, passeggiano sulla sua stanchezza post-Europa, e la distruggono con le sue stesse armi. Sono dei cannibali del basket.
    In un PalA2A che si stropiccia gli occhi e assiste a uno dei match più dominati da una Varese degli ultimi 6 anni (contro i vice campioni d’Italia…) finisce 93-66 per la Openjobmetis. È assolo biancorosso: in attacco, dove viene fuori una contesa dai tanti protagonisti e tutti in serata di grazia (difficile avere una preferenza tra Okoye, Pelle e Wells); in difesa, dove - mossa di Pelle a parte - Ferrero e compagni chiudono le frontiere delle plance pur riuscendo ad aggredire sull’arco (e Trentino non ci capisce più nulla); a rimbalzo (finisce con un rotondo 47-28), con un Cain che nel giorno in cui la sua riserva tira il fuori il partitone, riesce a rispondere pan per focaccia. Com’era, com’era? Ah sì: Varese-Trento, non una partita da vincere, ma una partita che, se vinci…
    Pelle titolare al posto di Cain, messo su Behanan e al centro dell’attacco biancorosso: è il tocco dello chef (Attilio “Cannavacciuolo” Caja) che manda in tilt il suo omologo trentino che si aspettava l’americano contro i 198 cm di Behanan. I 2 metri e 11 del caraibico, che non aspettava altro, diventano così i primi trascinatori della Openjobmetis. Due i motivi. Il primo: Pelle davanti si fa trovare pronto - perché usa benissimo il corpo - come terminale su ingegnosi e utili passaggi a scavalcare il suo avversario. Il secondo: il nostro ci mette qualche minuto a prendere le misure del veloce contendente (e poi di Baldi Rossi), ma piano piano allontana entrambi dal canestro biancorosso. Chiudendolo ermeticamente. Norvel dà il là, ma dietro c’è un orchestra affiata e sul pezzo: Waller caldo al tiro, Wells concreto ragionatore, Okoye con la nitro nelle gambe. Quella varesina è una marea a cui Trento non riesce a opporsi, tanto che una cronaca spiccia del primo quarto sarebbe impossibile da annotare, tante sono le sortite offensive a segno dei padroni di casa. Meglio andare con il riepilogo: al 10’ è 31-12.
    La formazione di Buscaglia le prova tutte (zona, pressing aggressivo, uomo…) al ritorno sul parquet dopo la prima pausa, ma lo spartito celestiale di Varese viene solo minimamente intaccato da contromisure che non riescono a silenziare il suo poderoso suono collettivo. E la sinfonia è stavolta guidata un Cameron Wells essenziale nella sua capacità di distribuire gioco e accaparrarselo per sé. Il +21 del 14’ (38-17) non può che essere diretta conseguenza di quanto descritto. In mezzo a errori ai liberi, tiri che si spengono sul ferro o affrettati perché magistralmente contestati da una difesa casalinga che cala di intensità, la Dolomiti Energia trova solo uno sporadico break con le invenzioni di Gutierrez (bomba più fallo) e 5 in fila di Franke (41-26 al 15’). Ma è sun intermezzo nel concerto di Okoye e sodali: il nigeriano non si fa pregare né dall’arco, né in entrata, Ferrero pure colpisce dai 6,75, Wells ha la pazienza di servire Cain anche davanti alla spada di Damocle del cronometro dei 24”. La morale? Pur segnando meno di prima, perché contro un’opposizione certamente salita di tono, Varese è esattamente dov’era dieci minuti prima. Anzi, meglio: +20 (49-29).
    Com’era, com’era? Ah già: se vuoi capire come sia una squadra, guarda come come entra in campo dopo l’intervallo. Ora vi diciamo allora com’è Varese: sopra di venti, dopo il tè negli spogliatoi si ripresenta sul rettangolo come se fosse sotto di 10. Lo capisci soprattutto dalla difesa, nemmeno minimamente intenzionata a cedere giri nel suo potente motore (4 punti concessi alla Dolomiti Energia nei primi 6’ del quarto). Trento resta lì, imbambolata, e si fa pugnalare: Ferrero e Waller da 3, Wells con il solito setoso arresto e tiro, Okoye un po’ con tutto. Com’era, com’era? Ah già: +30, anzi 31 (62-31). E nulla possono i nervi che si accendono, anche per alcuni fischi demenziali degli arbitri. Nulla possono le uscite del capitano e dell’ex Giessen per falli, né la buona vena di Flaccadori: anche quando Trento supera se stessa dietro (e certi frangenti in retroguardia di Forray e soci sono da Eurocup), alla Openjobmetis riesce tanto, riesce tutto.
    Al 30’ è 77-48: partita finita. C’è giusto il tempo di qualche scorribanda di chi si sa divertire davvero (Hollis, che se il mondo si misurasse solo in tecnica pura sarebbe venerato al pari di una rockstar), di qualche accelerata di Avramovic, di qualche meritata passerella, dell’esordio in Serie A di Seck e Bergamaschi e di qualche shampoo ben distribuito dell’Artiglio come se si fosse ancora punto a punto (e poi ti chiedi se c’è un segreto.…).C’è tempo per applaudire Varese.
    Fabio Gandini

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