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A Roma il solito film dal finale horror


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[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Tutto sbagliato, tutto da rifare? Non proprio così ma poco ci manca per una Pallacanestro Varese che si dibatte come una mosca impigliata in una ragnatela. Come dire d'una realtà che non perdona fragilità e inadeguatezze costituzionali d'un collettivo poco attrezzato convenientemente dai suoi artefici, ovvero i decisori del mercato biancorosso, chiamati ora in correo dalle proprie infelici o sfortunate strategie come documenta la classifica che rischia di provocare attacchi di panico al tifoso più puro se già guarda alle prossime giornate (Milano a Masnago, Cremona e Brindisi in trasferta). V'è pur sempre l'alibi di un budget limitato nonché inferiore a quello di diverse avversarie salvo poi, a estremi mali (con estremi rimedi), gravare il bilancio per rinforzi o presunti tali per ottenere magari gli stessi risultati, se non peggiori in uno spogliatoio che ha perso serenità e armonia. È in estate che si costruiscono scudetti, playoff e salvezze: un progetto può anche diventare virtuoso grazie a un ritocco, ma non si può dire la stessa cosa se occorrono più aggiustamenti per cambiare faccia a una squadra. E, spesso, ci stupiamo come professionisti di mestiere, con tante lunghe, belle e intense storie vissute sui campi, risultino invece poco illuminati per competenza in cognizione di causa. Eppure a dirigenti e tecnici spetta, per ruolo, il senno del prima e non del poi che solo al tifoso non fa difetto nella sua smisurata passionalità.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Non siamo alla catastrofe seppur con il fiato corto (che talvolta ci sembra un rantolo) di fatiche vane, come lo sono certe glorie, che affliggono di paure una piazza grande come quella di Varese. Che, probabilmente, sarebbe già in rivolta con ben altro tecnico di mezzo (basti ripensare a Frates) non potendo eccepire sul conto di Pozzecco, idolo delle folle e pure esordiente, capibile e giustificabile, un po' meno - come si osservava - nell'aver messo mano alla creazione della squadra. Sicuramente va da sé che quella dell'allenatore sia stata la mossa più felice e opportuna della dirigenza biancorossa. Ora v'è da sperare che la delusione, se monterà, non s'infranga sui giocatori o eventualmente su qualcuno in particolare: crocifiggendo non si salva il salvabile.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Nel frattempo non si possono nascondere le preoccupazioni di fronte a una squadra che, in atterraggio, sparisce dai radar schiantandosi in tanti pezzi, come gli individualismi fini a se stessi, riandando con il pensiero alle giocate di Robinson e soci, improvvisamente senza capo né coda. A Roma s'è visto lo stesso film girato a Masnago contro Trento: un primo tempo che ti fa credere in una squadra audace e brillante, e una ripresa di clamorose amnesie e sconcertanti mancanze. Ed ecco il solito finale, da piangere. Se è vero che i valori reali d'un collettivo emergono alla distanza, evidentemente Varese (prime due giornate a parte) non li possiede per quei limiti già noti, il più cruciale dei quali riguarda un'autorità che comandi giochi e ritmi come d'altra parte la presenza consistente di un pivot. Alla fine torniamo agli stessi punti di mesi fa ma avanti bisogna guardare, con fiducia e affetto per Pozzecco e i suoi uomini che, ora più che mai, ne hanno bisogno. [/size][/font][/color]

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