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Alla scoperta del basket della Openjobmetis: tiri rapidi, possessi alti e record personali


simon89

La vittoria su Pesaro, la 12a su 21 partite conquistata dalla Openjobmetis in questo campionato, ha permesso ai biancorossi di infrangere anche il proprio record di punti messi a segno in una sola partita. Ben 110. Ma valicare “quota 100” è una piacevole consuetudine per la squadra di Matt Brase: sono ben sette in tutto le partite in cui Varese è andata in tripla cifra ed è inutile dire che nessuna formazione di Serie A è riuscita a fare altrettanto.

Il basket spumeggiante di Ross e compagni, come noto, deriva da una precisa scelta della società: Luis Scola ha deciso di ispirarsi ai dettami di Daryl Morey, l’ex general manager degli Houston Rockets (la franchigia NBA in cui il leggendario argentino ha trascorso 5 stagioni da protagonista. La stessa nella quale è “cresciuto” anche l’allenatore Matt Brase, già assistente di Mike D’Antoni tra i biancorossi texani. Regole – nate da una minuziosa attenzione ai dati, i cosiddetti analytics – che non sono una novità assoluta ma che stanno facendo scalpore, visti i risultati che portano a Varese, anche nel campionato e più in generale nel basket italiano.

Il gioco della Openjobmetis è finito, in questo periodo, sotto le lenti di ingrandimento di siti e giornali specializzati che ne stanno analizzando nei dettagli sia le cifre sia le modalità. Insomma, i biancorossi stanno ampiamente facendo parlare di sé (oggi – martedì 14 – anche Dan Peterson li analizza sulla Gazzetta), l’ennesimo effetto collaterale di una rivoluzione voluta da Scola e portata avanti in campo e fuori dai suoi pretoriani, Mike Arcieri e Matt Brase su tutti.

POSSESSI E TRIPLE “DA NBA”

Nelle scorse ore una pagina Facebook italiana molto seguita, Overtime-Storie a Spicchi, ha riassunto molto bene le qualità offensive della Pallacanestro Varese in un lungo post (replicato anche sugli altri social). Oltre a citare il dato delle sette partite “over 100”, Overtime segnala che Varese è prima in Serie A per possessi a partita (ovvero quanti palloni ha tra le mani la squadra nell’arco del match), 80,4, ma anche per le triple tentate (32,6) e per avere anche ottimi riscontri nel tiro pesante: in 16 partite su 21 sono andate a segno oltre 10 “bombe”.

Overtime si è divertita a parametrare il dato dei possessi – quello che in America è indicato dal termine pace – e quello delle triple sui 48′ delle partite NBA. Ne esce (ovviamente è un’operazione da prendere con cautela perché ci sono tante variabili: dai rimbalzi alle palle rubate…) un quadro curioso: Varese sarebbe la 24a franchigia per possessi giocati e addirittura la quinta per triple tentate. Quest’ultima classifica, per intenderci, è guidata dagli Warriors di Curry e Thompson. E se, come contro Pesaro, la OJM tira con il 50% dall’arco, per gli avversari diventa durissima (quella media è di 36,4%: buona ma la settima del campionato).

LE REGOLE D’ATTACCO

Uno studio ancora più approfondito sul gioco di Varese risale invece a fine gennaio ed è stato realizzato con dovizia di particolari (e in inglese) da Francesco Nanni per il blog “Garbage Time”. In questo lavoro un dato molto curioso – già noto agli addetti ai lavori – è che Varese non tira praticamente mai dalla media distanza. La mappa dei tiri infatti è fittissima vicino al canestro e sull’arco dei 6,75 ma praticamente deserta in quello che gli americani chiamano mid-range. Una scelta precisa: le triple e le entrate verso il ferro garantiscono possibilità molto maggiori di segnare e quindi sono le (quasi) sole strade percorse. Al contrario, capita che la difesa (…) di Varese conceda questo genere di tiro agli avversari, contando su percentuali minori rispetto ad altre soluzioni.

Nel suo studio, corredato da numerosi clip video, Nanni parla con dovizia di particolari del pace e della mappa di tiro aggiungendo però numerose informazioni su come la squadra di Brase va in attacco. Quattro le “famiglie” di azioni prese in considerazione per avviare il gioco, tutte utili a concludere l’azione nel giro di una manciata di secondi (ricordate? per aumentare il numero di possessi!). La prima è il drag, l’arrivo del pivot nei pressi del play senza però portare un blocco, seguita dal delay, il “ritardo”, in cui il pivot viene usato per un primo passaggio con palla che poi torna tra le mani di un esterno (intanto però la difesa si è già mossa). E ancora lo stagger away, ovvero il blocco lontano dalla palla per iniziare l’azione, o la pistol offense che porta il play ad aprire il gioco in un quarto di campo con la collaborazione di uno o due compagni. Tutte soluzioni che prevedono diverse conclusioni a seconda degli adattamenti difensivi.

I NUMERI DEI SINGOLI

Un dato che abbiamo indicato negli articoli successivi al match con Pesaro è quello della valutazione, ovvero della somma delle voci statistiche positive e negative di ogni giocatore. Varese ha la valutazione media di squadra più alta della Serie A (chiaramente i punti aiutano a far crescere il dato) con 99,8. Contro i marchigiani però sono ben tre i giocatori biancorossi a essere andati oltre quota 30: si tratta di Brown (38), Owens (32) e Ross (30) per un totale di 132 (secondo risultato stagionale dopo il 139 dell’andata contro Napoli). Due di questi giocatori hanno fatto segnare anche il proprio massimo stagionale in una voce statistica: il playmaker ha distribuito 13 assist arrivando a un soffio da Gianmarco Pozzecco che detiene il record varesino di tutti i tempi in singola partita (14). Ross è alla quinta “doppia doppia” stagionale (almeno 10 in due voci statistiche, punti e assist nel suo caso). Il pivot invece, con i 24 punti segnati, ha ampiamente ritoccato il suo primato in Italia visto che finora si era fermato a 15.

In questo momento la Openjobmetis presenta tre uomini tra i primi 12 nella classifica marcatori: Ross è terzo con 17,1 di media dopo Bartley (Trieste) e Petrucelli (Brescia), Brown è ottavo (16,2) e Jaron Johnson dodicesimo (15,4). Ross è anche in testa per valutazione (21,3; Brown sesto con 17,0), per falli subiti ed è terzo negli assist. Owens infine è il quarto miglior stoppatore della LBA ma qui si entra in un’area, quella della difesa, di cui si parla molto meno citando la OJM.

Damiano Franzetti


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