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Cimberio Varese 74 - Juve Caserta 62


Nicolò Cavalli
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Da sfide brutte e aride, si emerge solo con il carattere. La capolista, ormai calata nella parte di prima della classe, arriva poco preparata all'interrogazione e strappa una sufficienza con qualche nota positiva (23 palloni recuperati e 32 gite in lunetta) e con i suggerimenti del talismano Green.
Dalla partita odierna, però, ci saremmo aspettati altri messaggi. Maggiore coralità, attenzione ai dettagli, coinvolgimento dei ragazzi in difficoltà da alcune settimane. Tutti elementi che delimitano il confine tra una squadra buona e una ottima.

[i][b]Bioritmo lento. [/b][/i]L'orario scomodo delle dodici, l'avversario di poco appeal e il sentore di primavera rendono l'impianto di Masnago sonnolento e poco popolato. I primi applausi, scroscianti, sono tutti per la sempiterna bandiera Sandro Gamba, da oggi ufficialmente iscritto nella [i]hall of fame [/i]della Pallacanestro Varese.
Dopo un paio di minuti scialbi, Dunston prova a suonare la carica con due stoppate imperiose. Il tabellino si muove con i punti dell'ex di turno, Ebi Ere, e con i sottomano di Maresca: 5-6. La Cimberio esegue male gli schemi d'attacco, trovando l'abbrivio grazie agli estemporanei giochi a due tra Green e Dunston (13-8). Stefano Gentile è ispirato in attacco, però le sue prediche si perdono nella selva di falli – a bonus ampiamente speso – dei compagni. I sette tiri liberi, tutti capitalizzati, dal play di casa fanno la differenza. Nel silenzio del PalaWhirlpool (curva in “sciopero” contro il divieto di trasferta in occasione del derby a Desio), un primo quarto brutto e interminabile scivola via fino al 20-14 del mini intervallo.

[i][b]Rimpianti dell'arrosto domenicale. [/b][/i]La Juve di Sacripanti torna sul [i]parquet [/i]con un altro spirito e si avvicina grazie a Mordente e Mavraides. La terza penalità fischiata a Dunston è un segnale poco apprezzato dalla panchina di casa, invece strappa un sospiro di sollievo il “gol” di Banks (tripla del 25-20) a interrompere la striscia negativa della guardia americana. Le fiammate di Talts e Green allargano la forbice fino al 32-24 e scaldano finalmente l'atmosfera, intanto i campani si perdono nelle amnesie del temuto Akindele. Polonara sbaglia un paio occasioni golose che avrebbero fatto rima con fuga, allora i bianconeri mostrano solidarietà arenandosi a lungo a quota 28. Un 2+1 di Sakota, nelle vesti di equilibrista circense, scrive il 38-30 della pausa lunga. Mentre nella cucine d'Italia la tavola viene imbandita a festa, qui il piatto piange.

[i][b]Basta poco per scavare il break. [/b][/i]Sulla falsariga del primo atto, al rialzarsi del sipario il palcoscenico è ancora popolato da attori disordinati. La messe di palloni persi dagli uomini di Vitucci autorizza Caserta a intravedere uno spiraglio di luce. Il metro di arbitraggio, oltremodo severo, costringe alla panchina Dunston e Mordente. La partita sterza in modo veemente quando Polonara, catturando un rimbalzo offensivo, segna con annesso fallo. Gentile si vede comminare un “tecnico” e la Juve retrocede a meno dodici: 46-34. La galleria degli orrori cestistici si arricchisce con tiri che nemmeno scheggiano il ferro, tunnel ai compagni di squadra, viaggi dalla lunetta più sofferti della Via Crucis. L'improvviso impeto del quintetto di casa produce il massimo vantaggio del meriggio (52-38) e annichilisce una Caserta ormai in crisi esistenziale. Vedere i campani nella lotta a rimbalzo rievoca le sfide di [i]Giochi senza frontiere [/i]in cui l'Italia arrivava puntualmente ultima. Non si può quindi enfatizzare il 55-40 con cui la Cimberio viaggia a fine terzo periodo.

[i][b]Le solite distrazioni prima della redenzione. [/b][/i]Il clima domenicale trova la sua consacrazione nella [i]ola [/i]di apertura del quarto quarto. I ragazzi, forse stupiti da cotanto gaudio, si distraggono e concedono spazi al perimetro al combattivo Gentile: 55-46. Quando Mavraides buca a sua volta la retina dalla lunga distanza, la gara è tutto fuorché archiviata. Le triple di De Nicolao e di Ere fanno il paio con quelle del cecchino improvvisato Mavraides, permane l'equilibrio sul 61-57. La banda di Sacripanti ha varie possibilità di tornare a un possesso di distanza e ne concretizza una, facendo calare un brivido gelido nella schiena del popolo varesino, con il solito Gentile: 62-60. Il trend – solo canestri da oltre i 6,75 m – viene cavalcato da Sakota: il suo dardo è un colpo da cui la Juve non ha più energie per risollevarsi. Il fallo antisportivo in attacco, di Mordente, decreta la fine del sogno di colpaccio casertano. La valutazione dell'operato della terna, ci permettiamo di evidenziare, è forse peggiore del giudizio globale degli atleti: in una sfida corretta e a tratti soporifera, i 51 falli segnalati (con alcuni fischi davvero pesanti a sfavore degli ospiti) sono un'enormità.

La Varese bella e terribile di fine 2012 è ancora un pallido ricordo. Da due mesi insegue se stessa e vive di sprazzi infuocati e di calcolati oblii. Il 35% complessivo al tiro è un dato su cui riflettere e lavorare seriamente. Il talento dei ragazzi, decisivo nei momenti topici, non si discute e da Masnago è davvero difficile uscire illesi. Ma ci vorrà ben altra qualità per coltivare il sogno del primo posto in stagione regolare.

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