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Dalla mazzata all’annuncio del ricorso: le ore drammatiche della Pallacanestro Varese


simon89

La clamorosa penalizzazione ai danni della Pallacanestro Varese – meno 16 punti a campionato in corso e tre anni di squalifica al presidente Marco Vittorelli – sta scuotendo il mondo del basket e ovviamente l’ambiente sportivo cittadino. La società ha risposto con un primo comunicato in cui esprime “sconcerto e stupore” ma soprattutto ha radunato i massimi vertici per delineare una strategia difensiva che possa immediatamente rispondere alla situazione.

Al palazzetto, accanto a Luis Scola e al gm Michael Arcieri sono arrivati il presidente del consorzio Alberto Castelli, il consigliere Toto Bulgheroni, coach Matt Brase ma anche Rosario Rasizza, il main sponsor con il marchio Openjobmetis. Bocche cucite all’uscita di Masnago («Ora vediamo di fare il possibile, non abbattiamoci» ha detto Rasizza) e volti tra l’incredulo e l’arrabbiato nell’affrontare un guaio di così grande portata.

COSA È ACCADUTO – Come ipotizzato nel primo articolo di giovedì pomeriggio, il problema è nato dal lodo di Milenko Tepic. Il giocatore serbo a novembre aveva vinto una causa al BAT (il tribunale della FIBA che si occupa di controversie tra società ed atleti) con cui Pallacanestro Varese era stata condannata a pagare i soldi dovuti – poco meno di 100mila euro – e il club aveva saldato le proprie pendenze fino all’ultimo centesimo. Da quanto si è ricostruito in giornata però, la società non aveva segnalato questa situazione al momento dell’iscrizione al campionato in corso e ciò è stato considerato illegittimo da parte della Procura Federale che ha deferito Varese al Tribunale Federale, il quale poi ha disposto il provvedimento odierno.

LA STRATEGIA – Lo sconcerto espresso dal club è fondamentalmente riferito al fatto che la Openjobmetis non ha avuto alcun vantaggio pratico da questa situazione. Un errore è stato commesso – la mancata segnalazione della pendenza con Tepic – ma in piazzale Gramsci è considerato uno sbaglio di natura amministrativa. La squadra non ha avuto vantaggi nel corso del campionato e soprattutto è stata penalizzata in una maniera che appare sproporzionata. 16 punti sono quasi una condanna alla retrocessione per una vicenda riferita al campionato 2019-20 (per altro poi sospeso per il covid) e che a livello monetario la società ha risolto immediatamente ammettendo di fatto l’errore e rispettando il giudizio del BAT.

È plausibile pensare che queste possano essere le linee di difesa di Varese che ricorrerà al Tribunale d’Appello Federale ma che ha già fatto capire che in caso di conferma della decisione andrà avanti sino all’ultimo grado di giudizio, l’Alta Corte del Coni. È altrettanto vero che la giustizia Federale in questo caso era “obbligata” ad agire vista l’irregolarità, per evitare ricorsi di altre squadre (le retrocesse, nella fattispecie) a campionato finito.

GLI INTERROGATIVI – Fatti salvi i tempi della giustizia, è lecito chiedersi come mai sia stata spiccata una sanzione così elevata? E in seconda battuta, perché se il lodo che ha “scoperchiato” la vicenda risale a novembre-dicembre si sia arrivati solo oggi a comunicare un provvedimento simile? 16 punti sono una enormità, una cifra mai espressa neppure a società palesemente con i conti fuori controllo e prossime al fallimento. E colpire così a sole cinque giornate dalla fine del campionato è quasi una condanna alla A2 mascherata (anche se la OJM avrebbe ancora qualche possibilità vista la classifica).

A CIEL SERENO – Di certo, il provvedimento è stato un fulmine a ciel sereno in tutto l’ambiente. Solo mercoledì sera la società ha organizzato una cena per gli sponsor al Golf Club dove sono state presentate le linee guida per il futuro, considerata la possibilità di cogliere i playoff e magare un posto nelle coppe europee. Se il club avesse avuto sentore della penalizzazione si sarebbe comportato di conseguenza, senza momenti conviviali e anticipando – se possibile – la mazzata.

Damiano Franzetti

 


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