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Dalle stelle alle stalle: Openjobmetis travolta a Sassari 102-73


simon89

Nei giorni scorsi, mentre tutta l’Italia (e non solo) del basket si stropicciava gli occhi davanti ai filmati della brillantissima Openjobmetis capace di infilare 110 punti alla difesa di Pesaro, c’era una persona che guardava i medesimi video ma con penna e blocco in mano per evitare di fare la stessa fine: Piero Bucchi. Il coach della Dinamo Sassari ha lavorato più che bene e ha letteralmente suonato Varese, insieme ai suoi giocatori, regalando una serata magica ai tifosi sardi e una da incubo a quelli biancorossi.

Al PalaSerradimigni il punteggio si innalza di nuovo sopra quota 100, ma questa volta a farne le spese sono proprio Brown e compagni, autori di una prestazione a tratti incommentabile e letteralmente travolti (102-73) da un Banco di Sardegna indemoniato, determinato, tremendo. E capace di vincere la ottava partita sulle ultime nove, un ruolino di marcia che permette alla squadra di Bucchi di sorpassare proprio la Openjobmetis (inutile sottolineare che anche la differenza canestri sia andata a farsi benedire) e di issarsi al quarto posto solitario.

Il macigno che piove sulla testa di una OJM in versione Wile E. Coyote arriva nel terzo periodo, uno dei peggiori dell’intera storia della Pallacanestro Varese. In quei 10′ il parziale è di 32-4 per il Banco con i biancorossi che subiscono pure l’umiliazione di vedersi “regalare” dagli arbitri due punti per una interferenza difensiva: in pratica, in un intero quarto di gioco, l’unico canestro vero arriva nel finale grazie a una entrata di Librizzi (per inciso, il migliore in campo). Per il resto è un monologo biancoazzurro in mezzo a errori, sbavature, pigrizie, buchi difensivi, falli e figuracce d’ogni tipo della banda-Brase.

Una esibizione inguardabile, condita dall’abbandono del campo per cinque falli di Brown poco dopo la metà partita, a togliere a Varese anche uno dei propri grandi punti di riferimento. L’altro, Ross, ci ha pensato da solo a deragliare, intortato dalle mosse di Bucchi che lo ha braccato fin dal fondo del campo confondendogli le idee e rovinandogli i piani. Varese per un po’ ha retto, nel primo tempo, appoggiandosi ai lunghi anche con buone giocate, ma quando Sassari ha alzato i toni la resistenza biancorossa si è rivelata un bluff.

La questione è ancora più pesante se consideriamo che in quei 10′ da tregenda, la OJM era in campo con il quintetto base: basta guardare il plus-minus dei “primi cinque” di Brase che va dal -21 di Johnson al -37 di Ross. Come se avessero giocato squadre di due categorie differenti. Insomma, una Caporetto totale per una Varese arrivata in Sardegna sulla spinta dei complimenti raccolti a piene mani nei giorni scorsi e, anche, ingolosita dal fatto che a Bucchi mancassero due uomini da quintetto base. Invece Sassari si è dimostrata preparata a livello tattico, potente a livello fisico e abbondante a livello di panchina. Che serva da lezione come il famoso -47 patito dai Roosters (poi scudettati) a Treviso prima dei playoff del ’99.

PALLA A DUE

Nessun problema di formazione per Matt Brase che schiera i soliti cinque del quintetto base. Bucchi invece non ha Jones – previsto – ma neppure Gerald Robinson: in quintetto ci va quindi Raspino (come contro Scafati) a completare gli esterni. Bendzius e Stephens sfidano Johnson e Owens sotto i tabelloni.

LA PARTITA

Q1 – L’avvio di Varese è poco incoraggiante: Sassari tiene il 100% per alcuni minuti e comanda 12-5 con il solo Owens produttivo in attacco. Bucchi mette pressione fin da fondo campo ai portatori di palla biancorossi ma quando finalmente la OJM trova due triple (Johnson e Reyes) agguanta la parità, 21-21. Nel finale però la Dinamo riallunga con Gentile sfruttando gli errori di Varese che spreca dall’arco i palloni del sorpasso: al 10′ è 27-21.

Q2 – L’andamento del match resta costante anche nel secondo periodo: Sassari sempre avanti e Varese a fare l’elastico, talvolta vicina e talvolta lontana. Sotto i riflettori i pivot di riserva, Diop da una parte e Caruso dall’altra diventano i principali terminali delle due squadre anche se poi è Dowe dall’arco a creare il break che porta i padroni di casa al riposo lungo avanti di 9 lunghezze, 51-42.

Q3 – Nessuno però può immaginarsi quel che accade dopo l’intervallo anche se la prima azione è già significativa (passaggio loffio di Ross intercettato, canestro e fallo per Kruslin…). Da lì in avanti Sassari piazzerà un parziale di 32-4 segnando in ogni modo senza trovare la minima resistenza. Per contro la OJM sbaglierà ogni scelta, tirando pigramente da 3, facendosi braccare e rubare palla, concedendo rimbalzi offensivi a camionate. Per mettere due punti a tabellone Varese deve ringraziare una interferenza di un lungo sassarese su un errore di Ross, poi segnerà Librizzi al tramonto di un periodo terrificante (83-46).

IL FINALE

Brase, che nel frattempo ha perso Brown per falli, può solo allargare le braccia e dare spazio alle seconde linee. Ne approfitta Librizzi che, almeno, ha la fame di arrivare in doppia cifra (ci riuscirà) per aiutare la squadra a non fare ancora peggio. Sarà proprio lui a portare Varese al di sotto dei 30 punti di scarto sulla sirena (102-73) in accoppiata con Reyes, che segna quando non conta nulla. Dietro la squadra resta a tratti imbarazzante, subendo giochi a due a ripetizione sino dentro l’area. L’ingresso e i canestri del baby Pisano chiudono la rumba, Varese non pervenuta.

Damiano Franzetti


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