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Giancarlo Ferrero, “senatore” della Openjobmetis. “Mi aspetto un gioco aggressivo e veloce”


simon89
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Da coach Paolo Moretti a Matt Brase. Dal pivot Brandon Davies a Tariq Owens. Dal presidente Stefano Coppa a Marco Vittorelli. Dal gm Bruno Arrigoni a Michael Arcieri. Dall’estate del 2015 alla Pallacanestro Varese, è cambiato quasi tutto: tra le poche costanti, oltre allo sponsor Openjobmetis, c’è la presenza in rosa di Giancarlo Ferrero, il capitano della squadra che si appresta a iniziare la sua ottava stagione in maglia biancorossa.

Piemontese di Bra, 34 anni da compiere tra qualche giorno, due lauree nel cassetto (anzi, sulla scrivania visto che sta avviando un’attività di consulenza finanziaria), Ferrero conosce più di ogni altro giocatore l’ambiente varesino e può tracciare il quadro della situazione alla vigilia dell’inizio del nuovo anno sportivo che comincerà venerdì con le visite mediche dei nuovi acquisti (difficile un appuntamento a porte aperte che sarà organizzato più avanti).

Terminate le vacanze, è tempo di riaccendere i motori. E in attesa degli stranieri qualcuno di voi è già in palestra.

«Esatto: si sono radunati i più giovani e naturalmente non potevo mancare. Sono stato in Puglia e qualche giorno in montagna ma ora ho ripreso gli allenamenti in vista del raduno ufficiale; nelle scorse settimane comunque io e altri abbiamo effettuato periodi di allenamento e adesso mi sento carico e curioso per la nuova stagione che si preannuncia ricca di novità».

Il nuovo allenatore, Matt Brase, è arrivato a Varese martedì. Vi siete già incontrati?

«Sì, al Campus poco dopo il suo arrivo. Ho avuto subito l’impressione di una persona carica per la nuova avventura e desiderosa di mettersi alla prova, con le sue idee di gioco, in una realtà per lui inedita. Mi aspetto che dia alla squadra una filosofia nuova fatta di velocità, corsa e aggressività: sarà una sfida per noi giocatori ma anche per lui. Brase ha una grande occasione in Italia e vorrà fare bene».

A quale allenatore del suo passato a Varese possiamo paragonare lo stile di gioco che ci si attende da Brase?

«Di sicuro, quando è arrivato Johan Roijakkers, abbiamo messo in pratica qualcosa di simile. Johan chiedeva aggressività fin dai primi secondi dell’azione, voleva un gioco veloce e via dicendo: mi aspetto qualcosa del genere anche da Matt».

Una volta tanto, la Openjobmetis ha confermato oltre metà squadra. Una novità anche questa.

«La società ha scelto la strada della continuità e ne sono felice. Il gruppo italiano è formato da ragazzi che, per un motivo o per l’altro, si trovano in un momento decisivo della carriera, nel quale possono cercare di alzare ancora l’asticella della qualità. Poi è restato Reyes e mi fa piacere perché credo che Justin non abbia ancora espresso in Italia tutto il suo potenziale. La base è solida, ora conosceremo gli altri».

Sono stati presi quattro americani: Owens, Ross, Brown e Johnson. Cosa si attende da loro?

«Premessa: li conosco solo di riflesso, dai filmati, dalle statistiche, da quel che si dice in giro e sono contento di incontrarli di persona tra poche ore. I miei compagni che hanno giocato in NCAA – Giovanni, Tomas e Willy – invece li conoscono meglio e con qualcuno si sono anche affrontati in campo. Conoscendo Michael Arcieri credo che abbia guardato sia al giocatore sia alla persona: mi aspetto un gruppo di ragazzi che abbia voglia di lavorare insieme. Saranno tutti all’esordio in Serie A e anche per loro questa sarà un’opportunità da cogliere».

Il dubbio di molti è che alla Openjobmetis possa mancare un’ala forte di ruolo. Visto che in posizione di 4 ci sono “solo” Reyes e Ferrero, come affronta questa situazione?

«A me piacciono le sfide e quindi dovrò rispondere sul campo come ho sempre cercato di fare nella mia carriera. Questa è una perplessità che si può capire, ma credo che la squadra vada valutata guardando alla sua potenzialità e al tipo di basket che vogliamo portare sul parquet. Le prime amichevoli serviranno a dare qualche indicazione».

È già il momento di ipotizzare quali saranno gli obiettivi stagionali di Varese?

«No, è ancora presto perché gli stranieri non sono fisicamente qui, non ci conosciamo ancora e ci vorrà un po’ di tempo per avvicinarci. Però non abbiamo fretta: l’obiettivo è quello di arrivare pronti alla prima di campionato e per farlo avremo una serie di amichevoli e di allenamenti per capire i nostri punti di forza e quelli in cui migliorare. Ogni giorno dovremo mettere un “mattoncino” in più per costruire la squadra e il gruppo».

Tra le tante innovazioni di questa estate c’è anche l’alleanza tra Pallacanestro e Robur che potrebbe allargarsi ad altre realtà (carrozzina, femminile…). Scola l’ha coinvolta su questo fronte?

«Con Luis e Michael il rapporto è ottimo e il confronto è continuo anche su questi temi. Credo sia il momento dell’unità e non della divisione, quindi sono contento che le due realtà si siano avvicinate in questo modo. E anche strutture e risorse devono essere ottimizzate sotto il nome di Varese. In un certo senso sono stato precursore perché lo scorso anno incontrai i ragazzi delle giovanili della Robur, al Campus prima di una partita, per parlare di tifo. Se serve, sono disponibile a dare il mio contributo».

Damiano Franzetti

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