Jump to content

Il sottile confine tra il bene e il male: inferno e paradiso coabitano nell'anima biancorossa


simon89
 Share

Fare ordine: capita sempre con questa Varese, che si vinca o che si perda. È quasi un pegno che abbiamo noi che assistiamo da fuori a questo disordine. Emozionante, passionale, talvolta gioioso, talvolta, come oggi, crudele… ma sempre disordine.

E allora la prima cosa che va scritta è probabilmente questa: avesse battuto Tortona, la Openjobmetis stasera sarebbe stata terza in classifica, la prima delle umane di un campionato che tra le stesse continua a non avere un padrone (una Pesaro decimata va a perdere di 20 contro Reggio Emilia, ultima in classifica. Venezia ne busca da Treviso, la medesima che sette giorni fa ha battuto la Bertram che oggi ha fatto faville a Masnago). Insomma: chi ci capisce è bravo.

Dall’alto del terzo posto avremmo tessuto le lodi dell’impresa biancorossa, ottenuta contro un’avversaria più ricca, strutturata, solida, profonda. Avremmo messo il primo punto stagionale, guardandoci indietro con compiacimento ed orgoglio. Avremmo aggiunto un’altra tacca di prestigio, dopo quelle di Venezia e Sassari.

Invece siamo qui, con la voglia di contare soprattutto gli errori.

E allora, prima di farlo, aggiungiamo un altro grammo di oggettività: Reyes continua a mancare come il pane e la sua assenza è stata pagata tutta, senza sconti, fino all’ultimo centesimo, come la pena di un girone infernale. Pure nel caso di specie: vedere Daum fare esattamente tutto ciò che ha avuto in mente di fare e tutto ciò che era esattamente nel piano partita di coach Ramondino, senza alcuna opposizione valida, anzi possibile, con Johnson e Brown ad arrancargli dietro la targa e a rimbalzare contro il suo corpo, non può non suscitare rimpianti. Come a Pesaro.

Scritto ciò, il confine tra il bene e il male è ormai troppo labile a queste latitudini per diventare religione. Un Brase più abbacchiato del solito ha parlato in sala stampa di cali di tensione e di troppi tiri presi fuori dal sistema di gioco: noi gli vorremmo rispondere che sia gli uni che gli altri ci sono sempre stati, anche nelle vittorie. In tribuna si mugugna per i timeout non chiamati durante i parziali ospiti: pure qui, sai che novità? C’è poi chi si lamenta - con ancor più sacrosanta ragione - delle disattenzioni difensive marchiane, altro sempre verde quando Ferrero e soci scendono in campo.

La verità è che questa Varese è sempre più un'opinione: spreca partite che non riesce a chiudere, con la sua insostenibile leggerezza dell’essere, oppure arriva a sfiorare successi inimmaginabili - stante la sua dimensione -  grazie alla medesima leggerezza? 

Anche stavolta andiamo a letto senza risposte e con gli occhi pieni delle prodezze in serie di Colbey Ross, i cui tre minuti finali contro la Bertram sono una delle prestazioni più incredibili degli ultimi vent’anni sotto al Sacro Monte. Ma anche qui non c’è verità, non c’è punto fermo, anche qui si balla sul confine e alla fine si cade: lo stesso Ross, nell’ultima scena, fa tutto ciò che un giocatore con un minimo di senno non dovrebbe fare.

Dal quarto al penultimo posto ora ci sono solo sei punti. Inferno e paradiso, vicini vicini, esattamente come sono combinati nell’anima di questa squadra e in noi che continuiamo a guardarla e a capirla solo fino a un certo punto.

Fabio Gandini

 Share


User Feedback

Recommended Comments

There are no comments to display.



Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Add a comment...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...

×
×
  • Create New...