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Mezz’ora di testa a testa con Milano, poi l’Openjobmetis perde tra gli applausi


simon89

La distanza c’è, si vede e fa male notarla in un derby sempre sentito. Ma l’Openjobmetis battuta in casa da Milano 75-87 può ugualmente uscire a testa altissima dal confronto diretto con la capolista per quanto mostrato sul parquet di Masnago. Con le unghie e con i denti, Varese è rimasta aggrappata alla partita per mezz’ora (63-68 al terzo stop) e si è arresa solo davanti alle triple dell’Olimpia, addirittura più precisa che fisica. 9/18 dall’arco per la squadra di Messina, con le fiondate decisive “made in Italy” arrivate proprio quando la OJM aveva messo il naso avanti nel cuore del terzo parziale.

Per la seconda domenica consecutiva quindi, la squadra di Brase resta ferma in classifica ma tutto sommato era una circostanza prevedibile viste le avversarie. I biancorossi però non escono a mani vuote: mancano i punti ma in entrambe le sconfitte (Tortona e Milano) sono arrivate note positive da quanto espresso in campo. Varese ha, per esempio, lavorato molto bene a rimbalzo dove solo nel finale ha perso (di poco) il duello, e su questo lato va rimarcata di nuovo la presenza di Owens che è un giocatore diametralmente diverso da quello visto nel 2022. E poi la squadra ha saputo ricucire break importanti messi in piedi dall’EA7 fin dalla palla a due iniziale, a conferma di come Denik e compagni non diano mai per perso nessun confronto.

Bene, di nuovo, anche Ross che è stato braccato e raddoppiato dalla difesa (anche sprazzi di zona per Messina) ma ha chiuso in doppia-doppia con 16 punti e ben 11 assist, con Owens primo terminale per le “alzate” di Colbey. Bene anche Caruso dopo qualche prova opaca e bene pure Johnson che ha sparacchiato dall’arco ma che nel complesso ha dato solidità all’intero quintetto. Chi è mancato, in fase offensiva, è stato Brown – 2/10 dall’arco – che ha ingaggiato un duello fatto anche di parole e spintoni con l’ex Davies pagando però caro il doppio fallo tecnico che lo ha un po’ tolto dal match. Come spesso si ripete in questi casi, per battere Milano (o la Virtus) è necessario rasentare la perfezione e con un Markel spuntato in attacco tutto diventa più arduo.

L’EA7 ha avuto il merito (oltre che di tirare benissimo) di riuscire a contenere i ritmi altissimi di Varese, per la prima volta tenuta sotto gli 80 punti segnati. Messina sapeva di avere il materiale umano fatto di chili, talento e atletismo per non concedere la solita rumba all’Openjobmetis, la quale ci ha provato comunque riuscendo in qualche caso nell’intento. Ma comandare la corsa per 40′ non è stato possibile, e lì i biancorossi di casa hanno perso un pezzo di partita. Un altro pezzo lo hanno perso nelle percentuali dall’arco, troppo basse (il 30% finale è figlio di qualche forzatura nell’ultimo quarto, ma anche in precedenza erano arrivati troppi “ferri”). Insomma, come dicevamo in avvio, la distanza da Milano e dalle big c’è e si vede, però Varese va a Torino anche consapevole di non essere il materasso di turno. Anzi.

PALLA A DUE

Per la prima volta in stagione l’EA7 arriva al match di campionato senza impegni d’Eurolega in settimana. Messina può quindi schierare la squadra migliore con Hines e l’ex Davies sotto canestro (applausi per lui in avvio, poi fischi dopo le scintille con Brown), con Datome ritrovato accanto a Melli e con l’ultimo arrivato Napier per il duello in regia con l’attesissimo Ross. Brase ha l’intera rosa a disposizione e parte con il quintetto classico; non giocherà Ferrero all’ennesimo n.e.. Grande, di nuovo, la partecipazione del pubblico: settimo “tutto esaurito” consecutivo con quasi 5mila paganti visti anche i tanti tifosi milanesi nel settore ospiti.

LA PARTITA

Q1 – Milano prova a mettere subito le mani sulla partita scappando 2-10 e sfruttando errori e fatiche iniziali di Varese. Poi però si accende Ross, stuzzicato dal bell’avvio di Napier, con i primi punti ben spalleggiato da Caruso. La OJM quindi resta in scia, ricuce il divario e allo scadere trova una tripla clamorosa di Woldetensae per il primo vantaggio, 22-21.

Q2 – I padroni di casa toccano il +4 ma poi l’Olimpia pareggia e scappa nel giro di pochi minuti appoggiandosi parecchio a Davies. Poi quest’ultimo litiga con Brown: doppio fallo tecnico ma per Markel è il la terza penalità. Buon per Varese che a quel punto trova il risveglio di Johnson a segno in entrata: quando poi Denik francobolla Napier arriva il minibreak casalingo con il play che imbuca da 3 e Owens che schiaccia due volte. Nino ruba l’ultima palla a Napier e al riposo è 45 pari

Q3 – Dagli spogliatoi Varese esce piuttosto bene, e quando Ross decide di far impazzire la difesa con gli slalom la Openjobmetis trova di nuovo il +4. Il play però sbaglia il libero aggiuntivo e da lì Milano riparte con un parziale di 0-10 impreziosito dalle triple di Datome, Melli e Cabarrot. Sembra il segnale decisivo ma la squadra di Brase è ancora viva: tripla di Johnson sulla sirena con fallo di Ricci e tiro libero aggiuntivo convertito per il 63-68.

IL FINALE

Da qui in avanti però, la Openjobmetis avrebbe bisogno di mettere davvero le mani sulla partita per sperare in una rimonta, e invece si procede con un canestro per parte con Milano capace di mettersi a distanza di sicurezza. Johnson e Owens decollano e schiacciano ma il pivot fallisce un appoggio da sotto, Brown continua a sparacchiare da 3 e Varese perde qualche occasione per riportarsi vicino. Gli ultimi minuti non contano: con la coppa in vista, le squadre si rialzano, i tifosi capiscono e coccolano la loro Varese. Si è perso, ma le basi sono solide.

Damiano Franzetti


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