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Niente italiani, siamo Varese


simon89
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Niente italiani, siamo Varese. La società di piazza Monte Grappa continua a puntare sullo schema con 7 stranieri anche nella stagione in cui due facce note alle nostre latitudini come Andrea De Nicolao e Brian Sacchetti avrebbero considerato con grande interesse la possibilità di vestire la maglia biancoros-sa. Il play di riserva degli "Indimenticabili" è in procinto di firmare un biennale con la Reyer Venezia con base di partenza a 5 cifre (sicuramente al di sotto dell'importo dell'offerta nelle mani di Cameron Wells). Il figlio del grande Meo, visto nelle giovanili biancorosse, ha siglato un biennale a Brescia a costi di poco superiori rispetto all'ingaggio di Stan Okoye. Due club dalle prospettive ovviamente superiori a quelle del sodalizio biancorosso, che però aveva un grande appeal logistico sia per l'atleta del 1991 (che ha comprato casa a Sant'Ambrogio e che il 12 agosto si sposerà in città con la fidanzata varesina) sia per l'ala del 1986, interessato a cercale per motivi personali una squadra vicina a Milano.

Mai come quest'anno il 5+5 sarebbe stato proponibile. E mai come quest'anno - in tempi di spending review obbligata - il 5+5 avrebbe avuto senso, con un risparmio complessivo stimato attorno ai 150mila euro, senza contare i ricavi ulteriori prodotti dalla partecipazione alla corsa per il premio italiani. Se i modelli cui ispirarsi in tempi di monte stipendi nella metà bassa della classifica della serie A sono Trento e Pistoia, ossia i club che negli ultimi 3-4 anni hanno sempre ottimizzato le risorse nella classifica tra costi e rendimento sul campo, è giusto anche precisare che Dolomiti Energia e The Flexx hanno sempre puntato sul 5+5 e sullo zoccolo duro degli italiani.

Chiaro che la presenza del contratto garantito di Avramovic (ci sarebbe anche Pelle, ma è evidente la volontà dell' agenzia di trovargli collocazione altrove) è stato il "peccato originale" in grado di stroncare sul nascere ogni velleità di passaggio al 5+5. D'altra parte, però, i 7 stranieri - pescando con occhio lungo nel sottobosco del mercato degli atleti di scuola americana - sono una potentissima "livella" dei valori economici: lo dimostra il caso degli "Indimenticabili" di Vitucci, case history che Varese spera sempre di replicare da quattro estati consecutive ma con risultati quantomeno rivedibili. Ma si tratta di scorciatoia per massimizzare il risultato immediato, che però difficilmente consente di costruire qualcosa di duraturo oltre il singolo anno sportivo, come insegna proprio l'epopea degli "Indimenticabili".

Ora, se nell'estate 2018 FIP e Lega Basket confermeranno il passaggio alla formula con 6 stranieri liberi e 6 italiani, Varese non avrà perso una grande occasione per crearsi uno zoccolo duro italiano evitando di svenarsi fra 12 mesi quando la legge della domanda e dell'offerta farà salire i prezzi? Eppure la proprietà, ormai da 3 anni, esprime inizialmente una preferenza "debole" per il 5+5: lo stesso Alberto Castelli su queste colonne aveva parlato di "modello Udinese" per dare al club un'identità marcata attraverso programmazione e scouting. Al contrario chi dirige l'area tecnica - Claudio Coldebella in primis - ha nuovamente indirizzato le strategie verso i 7 stranieri: il campo - ma a medio termine anche i conti - sarà giudice di tale decisione. Di sicuro, però, Varese è un caso più unico che raro, dove gli stipendiati dettano la linea alla proprietà...

Giuseppe Sciascia 

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