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Openjobmetis, abbonamento alla sconfitta: anche a Pesaro è KO


Il contatore delle battute d’arresto arriva a cinque, con la terribile prospettiva di non volersi fermare. La trasferta di Pesaro finisce come tutte le precedenti partite da un mese a questa parte per la Openjobmetis, con una sconfitta sulla quale c’è poco da recriminare: il punteggio finale premia regolarmente gli avversari (85-78 il risultato per la Carpegna Prosciutto) e lascia solo l’amaro in bocca per gli appassionati di fede varesina.

Che sono, ancora una volta, costretti a interrogarsi sul rendimento di una squadra dove continuano a emergere i difetti di costruzione a partire – stavolta è particolarmente evidente – da un Toney Douglas arrivato con grandi speranze e sempre più zavorra come sottolinea il suo score: 9 punti con 1 su 9 nel tiro da 3 punti, quella che dovrebbe essere la specialità della casa. Ma, per carità, non stiamo cercando il capro espiatorio perché i problemi sono tanti e un po’ in tutti i reparti.

Come contro Cantù, Varese non è stata capace di sfruttare l’assenza (per Covid) dell’uomo chiave degli avversari: allora toccò a Jaime Smith, stavolta al grande ex Tyler Cain, miglior rimbalzista della Serie A e architrave della formazione marchigiana. E proprio come contro Cantù la Openjobmetis non è riuscita a difendere un discreto vantaggio maturato nella prima parte di gara (-12 a un certo punto), facendosi recuperare e sorpassare subito dopo l’intervallo lungo. Certo, squadra accorciata dalle assenze di De Vico e di Ferrero – ma è altrettanto evidente come siano troppe le mancanze attuali per pensare di battere una squadra in cui l’esperienza di Repesa (in panchina), Delfino e Filloy (in campo), le giocate di Robinson, l’atletismo di Filipovity e la voglia di rivalsa di Tambone hanno fatto la differenza.

A stupire in negativo ci sono diversi spunti: da una difesa che non riesce a contenere gli uno-contro-uno avversari a un attacco che spreca (nei momenti clou) anche canestri banali in terzo tempo sino al linguaggio del corpo di un Bulleri che appare in continua difficoltà nel tenere le redini di un gruppo spaesato. Oggi, tra l’altro, c’è un Morse impiegato meno di 3′ senza un perché e c’è un Ruzzier partito con buon piglio ma presto tornato a una partita piatta. Qualche segnale di risveglio si è visto da Andersson, che però si appresta a lasciare il posto a Jalen Jones in arrivo dagli States, speriamo con qualche potere divino che fino a oggi non si è ancora palesato. Altrimenti non basterà a dare la sterzata a un veicolo malconcio e col motore ingolfato.

PALLA A DUE
Varese si presenta in riva all’Adriatico senza Giancarlo Ferrero e con Niccolò De Vico in organico ma solo per fare numero, senza la possibilità di scendere in campo per via dell’infortunio. Una grande assenza anche tra i padroni di casa, quella di Tyler Cain, fermato dal tampone covid risultato positivo. Il centro titolare pesarese è quindi Zanotti mentre l’altro ex Tambone esce dalla panchina alle spalle di Robinson e Massenat; c’è subito la sfida argentina Scola-Delfino; quintetto confermato per Bulleri che ha poche alternative.

LA PARTITA
Q1 – Buon avvio di Varese che si giova di un Ruzzier finalmente intraprendente e di un Andersson che combina un paio di buone cose. Scola dà presto solidità a un break dal quale Pesaro risale con le triple di Robinson, senza tuttavia raggiungere la Openjobmetis nel punteggio. Si vede anche Morse per il +9 (poi non metterà più piede in campo…) anche se la Carpegna risale prima della pausa, giunta sul 16-21.
Q2 – Si va a strappi nella seconda frazione: Varese prova a strappare con qualche tiro da fuori ma perde troppi palloni e non si scrolla di dosso i padroni di casa. Si accende Strautins anche se con minor impatto rispetto a Sassari, tuttavia gli ospiti toccano il +12 con una rara bomba di Ruzzier. Il finale di quarto però non induce a pensare positivo: la Vuelle imbastisce un parziale firmato Robinson per il 34-39.
Q3 – Le avvisaglie diventano realtà a inizio ripresa: ancora Robinson ottiene subito il pareggio, poi Pesaro mette il naso avanti e ci resta nonostante le due triple firmate Scola e Andersson. Sale di tono anche Delfino che chiuderà con un tabellino sontuoso anche se, un po’ a sorpresa, la OJM imbastisce un controsorpasso (55-56) con Scola e Jakovics. Ancora una volta però, nel finale di periodo Varese si scioglie: la sirena suona sul 61-57.

IL FINALE
A questo punto, Pesaro fa quello che deve fare una squadra che vuole completare l’opera: in pochi minuti consolida il vantaggio sugli ospiti trovando in Tambone uno degli uomini fondamentali. Dalla parte opposta Douglas continua nella sua recita tragica dall’arco e così la Carpegna tocca il +11: la reazione varesina è del solito Scola che mette in campo 3′ di classe assoluta ma poi viene tradito dal ferro sulla quinta tripla della serata (dopo averne segnate 4). I punti del General valgono comunque la scia di Pesaro che però non balbetta ai liberi (al contrario della OJM) e non commette errori non forzati: Varese resta lì ma è chiaro che solo l’inerzia la tiene viva. Quando anche Filipovity imbuca dall’arco e quando Tambone piazza due punti in faccia a Jakovics, la partita è decisa. Ingus ha il tempo per riaprirla con una tripla, ma è sempre lui a fallire il tiro disperato per provare a confezionare un miracolo in extremis.

Damiano Franzetti


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