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Openjobmetis salva senza applausi né complimenti: anche Treviso passa a Masnago


simon89

Chi nasce tondo non morirà quadrato. E a dimostrarlo è l’ennesima prova deludente della Openjobmetis che – sì – certifica la salvezza ma che cade per l’ottava volta in 15 partite davanti al proprio pubblico. Al quale, più di così, non si può davvero chiedere. Ma anche l’effetto Masnago non basta contro una Treviso in lotta per non retrocedere che si prende il lusso di espugnare l’Itelyum Arena segnando addirittura 100 punti.

Festa doveva essere ma festa non è stata, in fin dei conti. E non è tanto la sconfitta che irrita, quanto la strada percorsa da Varese per farsi battere dalla Nutribullet. La partita è stato il riassunto perfetto di questa squadra e di questa stagione, l’ennesima iniziata con buone speranze e terminata con l’acqua alla gola e con “l’arrabbiatometro” della gente ai massimi. Per salvarsi gli uomini di Bialaszewski avevano bisogno di perdere al massimo di 18 punti (con 19 si andava a ulteriori calcoli, con 20 verdetto rimandato a settimana prossima). Ebbene: Varese è riuscita a scivolare a -15 già nel primo quarto affrontato con passo da scampagnata in mezzo a una battaglia.

Se quello dell’approccio è un tema sempre vivo (e mai corretto), nella prima metà di partita la OJM ha ripetuto anche tutto il campionario delle “cose brutte” in catalogo quest’anno. Canestri presi con costanza dal post basso (Olisevicius) senza lo straccio di un aiuto, rimbalzi d’attacco concessi a piene mani agli ospiti, cambi difensivi autolesionisti, sostituzioni con il cronometro in mano a discapito di ogni logica (13′ a Brown e 4′ a Gilmore nei primi 20′ è roba da ricovero in psichiatria). Poi, dopo l’intervallo, Varese si è per le meno accesa, ha ricucito gran parte dello svantaggio ma ha avuto il torto di mancare tutti i tiri del possibile pareggio-sorpasso (anche qui; film già visti e rivisti). Nonostante tutto poi la partita è terminata in volata, ma un canestro di Bowman da 3 punti nell’ultimo minuto (sul +2 ospite e con buona difesa biancorossa) ha chiuso la contesa. Poi, alla sirena, di applausi non ne sono arrivati ed è giusto così, perché bisognerebbe meritarseli.

Sarà – tra l’altro – l‘ultima di Bialaszewski a Masnago? Possibile e probabile, perché obiettivamente la sua posizione ora è davvero difficile da difendere anche da parte di Luis Scola che fino a qui è stato granitico nella decisione di mantenerlo saldo in panchina. Nel caso si vada in quella direzione (nulla di personale, davvero, ma continuare con Tom appare l’ennesima punizione autoinflitta) però, si lavori come si deve alla costruzione della squadra. Perché l’uomo in panca si è preso un sacco di colpe ma ha anche fatto da parafulmine a chi, alle sue spalle, ha lavorato commettendo troppi errori di costruzione e di (non) comunicazione.

PALLA A DUE – Tanto prepartita a Masnago dove c’è un bell’omaggio a Giorgione Caielli, factotum del palazzetto fino a pochi anni fa, scomparso nei giorni scorsi. Ci sono anche i fischi a Vitucci e quelli a Bialaszewski, con però anche diversi applausi per il coach biancorosso. C’è la soddisfazione di chi ha tenuto aperto il palazzetto a capienza completa nonostante i lavori in corso all’esterno per 23 partite tra campionato e coppa. C’è poi il lato sportivo con la OJM che inizia con il solito quintetto base: la Nutribullet replica con cinque stranieri a partire dall’asse Robinson-Paulicap.

LA PARTITA

Q1 – L’approccio è – come nelle domeniche precedenti – il più molle possibile. Mannion ispira i primi punti OJM (tripla e assist a Spencer) ma Treviso è già a quota 12 con Paulicap che domina in area. Il primo timeout di Bialaszewski serve solo a non fare peggio ma non migliora le cose perchè la Nutribullet domina a rimbalzo d’attacco e viaggia ad alte percentuali con Bowman e Olisevicius caldi. Besson al contrario fatica, e giusto un lampo di Gilmore evita guai peggiori del triste 19-31 al 10′.

Q2 – Il secondo quarto inizia con un Olisevicius inarrestabile: bravo lui ma Varese gli consente di tirare da vicino con marcature singole e spesso con giocatori più bassi. La OJM cade anche a -15 prima di trovare qualche bella iniziativa da Besson e McDermott (assenti nel quarto iniziale). Lo svantaggio però si riduce al massimo a 7 punti, poi anche Allen e Harrison ricominciano a martellare valicando quota 50. Varese si aggrappa a Mannion, 18 alla pausa, ma torna negli spogliatoi sotto di 9, 49-58.

Q3 – Soliti 2-3 tiri sul ferro al rientro in campo da parte di Varese che però, ora, ha per fortuna un diverso piglio nello stare in campo. Mannion macina chilometri e aggiorna il conto dei punti, anche se Harrison replica con la stesa moneta. La partita si accende davvero dopo un fallo tecnico allo stesso Harrison e al muso contro muso tra McDermott e Bowman: prima c’è un tecnico a Sean, poi alla guardia ospite ma intanto Masnago è una bolgia e la OJM è a contatto. I biancorossi però falliscono i tiri del sorpasso (McDermott, Mannion, Moretti) mentre Allen non ha pietà e ricaccia indietro i padroni di casa. Alla sirena è +3 Nutribullet dopo tap in di Gilmore (74-77).

IL FINALE

Di nuovo, la squadra di Bialaszewski fallisce i primi attacchi e tiene attaccata Treviso alla bombola d’ossigeno. Olisevicius si inventa una tripla assurda da 8 metri, Besson replica ma è solo per rimanere in scia. Si procede con un colpo per parte ma anche con troppi rimbalzi concessi agli ospiti e a qualche fallo speso di troppo che manda presto Varese in bonus. Spencer e McDermott segnano da vicino e poi – quando Moretti (finalmente) e lo stesso Sean – imbucano dall’arco la volata si riapre, 93-95 a 50” dalla fine. Timeout Vitucci, azione pasticciata di Treviso con buona difesa varsina, ma poi la palla finisce a Bowman che si inventa una tripla fuori equilibrio e fuori dagli schemi. Canestro che, con l’errore di Mannion subito dopo, chiude la discussione sui due punti: resta quella sulla differenza punti che termina in totale parità rispetto all’andata, 5 lunghezze. Il finale, infatti, è 95-100 e sugli spalti i sospiri di sollievo sostituiscono quegli applausi che si sperava arrivassero.

Damiano Franzetti


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