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Openjobmetis Varese 67 - Giorgio Tesi Group Pistoia 71


Nicolò Cavalli
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Una compagine dignitosa, pungolata dalle parole della presidenza in seguito al fallimento della trasferta di Capo d'Orlano, si sarebbe cosparsa il capo di cenere e avrebbe aggredito il campo in ogni centimetro. Che non fosse aria di reazione da uomini veri tuttavia si è capito fin dall'inizio: distratti, pasticcioni, pochi inclini alla fatica. Che Pistoia, pur con tutti i suoi limiti delle rotazioni corte (in campo perfino Davide Moretti, classe 1998) e dello scialbo tasso tecnico, non fosse in vena di regali è apparso altrettanto evidente. Ma perdere con il 39% da due, il 28% da tre e il 57% ai liberi travalica, francamente, ogni limite di decenza.
 
[i][b]A colpi di modestia. [/b][/i]Robinson, riconquistati i galloni del quintetto base, prova a mettersi in proprio nel panorama di un approccio asfittico in cui la schiacciata sbagliata da Daniel (non una novità) e due interferenze di Eyenga gridano vendetta: 5-10. Pistoia si accende con le triple di Amoroso e Williams, quindi rincara la dose con l'entrata di Brown per il 7-18. Pozzecco si arrotola le maniche della camicia per dare la sveglia ai suoi, finalmente reattivi su ambo i lati del campo tanto da assommare un [i]break [/i]di dieci a zero. La rottura prolungata della Tesi Group consente a Varese di macinare altri punti con Callahan e Robinson, quindi un fallo di Okoye (supponiamo non suggerito dai computer della NASA) regala a Filloy l'ultimo sigillo del quarto. 23-21, con il graditissimo ospite Gek Galanda – ex capitano di entrambe le compagini – in [i]parterre [/i]a farci rimpiangere la grande pallacanestro italiana dei tempi andati.
 
[i][b]Te la do io l'America. [/b][/i]Al rientro in campo vanno in scena infiniti minuti di basket vietati ai minorenni che sognano di cimentarsi con la palla a spicchi. Milbourne mette fine alla galleria delle scempiaggini toscane con un canestro pulito dall'arco (29-26), dall'altra parte un Robinson volitivo, forse troppo, incappa prematuramente nel terzo fallo. Masnago diventa il palcoscenico di un filmetto americano (quelli che si guardano nelle feste alle tre del pomeriggio digerendo il pandoro) dalla trama scontata: la squadra locale viene narcotizzata e si attende un [i]deus ex machina[/i] – un cane con il tiro da tre, l'alchimia di uno scienziato, il rientro di un vecchio campione zoppicante – in grado di dare la scossa. Ben vengano allora la tripla di Rautins, il 2+1 di Deane e l'[i]alley oop [/i]di Daniel per scrivere 37-31 dopo una selva di palle perse dell'OJM (undici). Il terzo fallo di Eyenga su Williams è l'ultima perla del quarto: 39-36 e tutti negli spogliatoi.
 
[i][b]Solo ferro. [/b][/i]Gli sprazzi in avvicinamento di Diawara e di Robinson non bastano a scacciare i fantasmi della mediocrità rappresentati dal peggior confronto di centri della storia tra Amoroso e Daniel, quest'ultimo bersaglio di fischi della fin troppo paziente platea prealpina. Non che gli attori sul [i]parquet [/i]siano più ispirati, dato che il saldo di metà terzo parziale recita un roboante 4 pari. Un paio di sussulti di Okoye e Callahan, stasera più orgogliosi di molti “titolari”, valgono una timida accelerazione fino al 50-43. Troppo poco per l'impalpabile attacco dell'OpenJobMetis (4/21 dal campo e 4/8 dalla lunetta nel terzo parziale): all'ennesima occasione di rientro, Amoroso e Brown colgono la parità a quota 51.
 
[i][b]Allergici alle volate. [/b][/i]L'inerzia dal retrogusto toscano spinge i ragazzi di Moretti fino al 54-59, in concomitanza del quale Pozzecco si scomoda a domandare il minuto di sospensione. Pistoia si lascia ingolosire dall'opportunità di uccidere la contesa ed eccede con le forzature, allora Daniel a rimbalzo (saranno 11, pur un vano dominio sotto le plance: 57-40) e Robinson a segnare ridanno fiato al Lino Oldrini: 61-62. Cinque punti di Hall, prima autore del nulla cosmico, spingono gli ospiti sul 65-67 palla in mano: ferro dai 7 metri, 1 su 2 di Daniel e sotto mano di Williams per il più tre viaggiante. Un pessimo Eyenga trema della linea della carità, sulla rimessa Robinson spende il quinto fallo. Via libera al concerto di tamburi della variopinta curva ospite.
 
Un ritornello sempre più comune a queste latitudini: l'anno nuovo comincia sulla falsariga del precedente, condito da un numero spropositato di scorribande nell'ex fortino biancorosso.
Un ceffone roboante sul volto di una Pallacanestro Varese apparsa senza nerbo, lucidità e pathos. La squadra rimane quasi senza ambizioni già all'alba dell'Epifania: piange il cuore dirlo, ma nemmeno con Frates si era scesi tanto in basso. E dopo mesi trascorsi a riempirci la mente di illusioni, l'inverno sta dando il suo responso inesorabile. La classifica non mente: futili lacrime da coccodrillo scorreranno nei prossimi giorni, sicuramente accompagnati da processi. Se non fosse per una Caserta disastrata e una Pesaro con il volto da zombie, i tremori lunga la schiena sarebbero ben altri. Tocca contentarsi, con un'abbondante dose di mediocrità.

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