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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Il basket ma non solo. Lo sbarco degli investitori australiani a Varese contempla un intervento che – quando sarà a regime – dovrà dare un volto nuovo, moderno e innovativo a una parte della Città Giardino, quella che gira intorno al grande complesso sportivo di Masnago (stadio e palasport) destinato a essere implementato, se tutto si compirà, da altre strutture utili alla collettività. Che potranno essere commerciali, ricreative, ricettive e via dicendo, a seconda di quel che Varese, i varesini e i varesotti avranno bisogno.
    Il Salone Estense si è riempito “in ogni ordine di posti” per dare il benvenuto a Ross Pelligra, l’imprenditore di origini siciliane a capo di un grande gruppo con interessi nell’edilizia e nell’immobiliare. Pelligra è stato affiancato, per la sua parte, da Giovanni “John” Caniglia, il tessitore di questa trama attraverso la Camera di Commercio Italiana a Melbourne, ma anche dal rappresentante dello Stato del Victoria. Già perché, come abbiamo detto, in questa storia non c’è solo lo sport: a livello politico il Victoria – dove vivono circa 350mila discendenti di italiani – ha stretto a sua volta un’alleanza commerciale con la Regione Lombardia, un passo quest’ultimo che ha favorito il corteggiamento tra Varese, la sua squadra di basket, il suo tessuto imprenditoriale (in prima fila i presidenti e i direttore di Unione Industriali e Camera di Commercio: Roberto Grassi con Silvia Pagani, Fabio Lunghi con Mauro Temperelli) e i Pelligra. Attilio Fontana oggi non c’era, il suo zampino sì.
    POLITICA BIPARTISAN – E c’era anche Giancarlo Giorgetti, ministro dello sviluppo economico che ha sdoganato rapidamente il lavoro bipartisan della politica cittadina: «Quando Varese chiama, io rispondo a prescindere da chi amministra la città». Carineria ricambiata dal sindaco Davide Galimberti, un altro dei tessitori dell’accordo “intercontinentale”, ma pure da Giacomo Cosentino che ha sostituito Fontana in quota Regione quest’oggi. Tra gli altri, sono arrivati in Comune anche l’onorevole Maria Chiara Gadda e il consigliere regionale Samuele Astuti in un raro momento ecumenico a livello di politica.
    BASKET: PELLIGRA NEL CDA – Nella lunga presentazione di oggi non sono stati mostrati progetti («Non abbiamo rendering» ha ribadito Galimberti) né snocciolate cifre, neppure riguardo all’impegno nel basket. Ma Luis Scola – altro uomo chiave – oltre a ringraziare Toto Bulgheroni e il presidente Marco Vittorelli ha annunciato l’ingresso di Ross Pelligra in persona nel CdA di Pallacanestro Varese. «Non abbiamo definito un importo ma il Pelligra Group ha la capacità finanziaria per intervenire e migliorare la squadra – ha spiegato l’imprenditore – Sappiamo quanto il basket sia importante per la città e le persone che vivono qui». Scola ha ribadito che anche un eventuale passaggio di quote sarà da valutare nei dettagli («E noi come Consorzio ci saremo sempre» ha ribadito Alberto Castelli, «a prescindere dal nostro peso in società»), lasciando per ora cadere le ipotesi di percentuali “sparate” in questi giorni su altri giornali. Ma l’ottimismo sotto questo aspetto è solido e, anzi, l’impressione è proprio che il basket e il palazzetto siano i primi due punti fermi del matrimonio Varese-Melbourne. Una sorta di laboratorio per poi proseguire anche su altri livelli e su altri spazi, con la “benedizione” del varesino Umberto Gandini, presidente di Legabasket e in prima fila ad ascoltare gli interventi odierni.
    IMPIANTI, IL MODELLO PALAGHIACCIO – Che in Italia la burocrazia regni sovrana è cosa certa e per questo non è mancato un po’ di scetticismo riguardo alla possibilità di intervenire sulle arene sportive. A soffiar via qualche nube ci hanno pensato sia Galimberti sia Caniglia: il sindaco ha portato come esempio il palaghiaccio (che sarà completato a fine agosto) sottolineando come le normative consentano di stabilire un rapporto pubblico-privato per questo genere di interventi. Piuttosto, chi si aspettava un impegno finanziario diretto per il completamento della riqualificazione del palazzetto ha ricevuto risposta diversa dalle attese: il costo totale dei lavori è di poco superiore ai 4 milioni, 2 dei quali già certi dalla Regione per i primi lotti. Per la parte restante i fondi sono ricercati a livello ministeriale e federale, e anche in queste direzioni si professa ottimismo.
    STADIO, LEGA PRO ATTENTA – Del “Franco Ossola” si è parlato meno, così come di calcio in generale (Pelligra tra l’altro ha praticamente preso il Catania che ripartirà dalla Serie D : grande interesse anche nella città etnea verso le vicende varesine). Anche qui l’impressione è che prima si pensi ai canestri, dove il discorso è ben avviato sia in ambito sportivo (con la Serie A e la presenza di Scola) sia su quello dell’arena. Va però registrato l’intervento in videoconferenza del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, che ha inserito Varese tra le città di medie dimensioni cui si pensa per portare avanti i progetti di impiantistica sportiva cari a questa branca del calcio nazionale.
    GAVIRATE PONTE TRA I DUE MONDI – Una parte del merito di questo accordo va dato anche al rapporto di lunga data tra Varese e Australia, legato all’hub di Gavirate e non a caso, tra gli interventi, c’è stato quello di Warwick Forbes (in videoconferenza) ovvero del manager ed ex ginnasta che ha diretto la struttura sorta nel 2006 in riva al lago. La presenza della sede europea dell’Australian Institute of Sport è stato un ulteriore catalizzatore per gli Aussie che non escludono di ampliare il numero degli atleti – anche giovani – in transito da Gavirate. E a proposito di giovani, questa è stata un’altra parola ripetuta quando si è trattato di parlar di basket: l’attenzione al vivaio sarà alta, garantiscono un po’ tutti.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    L’Openjobmetis dovrà conquistarsi sul campo il pass per l’Europa. Assalto a vuoto per la wild card di accesso alla Basketball Champions League che Varese aveva richiesto alla FIBA nelle scorse settimane. L’organismo con sede a Mies ha ufficializzato le partecipanti alla massima competizione internazionale organizzata sotto l’egida della federazione. E l’OJM non è compresa nella lista delle partecipanti, neppure tra quelle che dovranno giocarsi l’accesso nei turni preliminari.
    Il comunicato ufficiale parla di 70 richieste e 52 ammissioni (28 squadre alla regular season e 24 ai preliminari, passando per il Qualifying Round al quale ambiva il club biancorosso): significa che Varese, insieme all’altra italiana Brindisi che aveva fatto domanda, fa parte delle 18 “rimbalzate”.
    Che cosa significa all’atto pratico? Prima di tutto che per tornare in Europa ci sarà bisogno di fare meglio rispetto al dodicesimo posto della stagione 2021/22. E dunque serve un piazzamento migliore – o un progetto sportivo che piaccia all’ECA: Trento da tredicesima giocherà l’Eurocup... - per riaffacciarsi in Europa, ma sotto questo aspetto sarà di grande aiuto l’apporto economico del nuovo socio in pectore Pelligra Group.
    Dopodichè, sul fronte mercato, senza la vetrina europea si opterà per il format con 5 italiani e 5 stranieri, cercando di definire la conferma di Giovanni De Nicolao per completare il parco italiani. E poi investendo le risorse extra a disposizione per il mercato su almeno 4 stranieri nuovi di alto livello.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L’intesa con Pelligra Group, che fa capo oggi a Ross Pelligra, terza generazione della famiglia di imprenditori immobiliari con origini siciliane (precisamente da Solarino) è stata trovata, tanto che i documenti relativi all’accordo sono stati presentati ieri sera ai membri del consiglio di amministrazione della società biancorossa. 
    Nuovi dettagli stanno emergendo in queste ore a comporre con precisione il mosaico della situazione e dei destini del sodalizio prealpino. Domani sono in programma un altro consiglio di amministrazione seguito da una convocazione dei consorziati: i due appuntamenti saranno propedeutici ai passaggi formali. Che prevedono questo: l’entrata degli investitori australiani, attraverso un aumento immediato di capitale, nel 45% delle quote di Pallacanestro Varese. L’aumento non verrà evidentemente sottoscritto da Varese Nel Cuore, che resterà in possesso del 5% delle quote, mentre Luis Scola scenderà dall’attuale 51% al 45%.
    Questa dunque la composizione della nuova compagine proprietaria: Scola 45%, Pelligra 45%, Varese Nel Cuore 5% e Il Basket Siamo Noi 5%. Nuova, di conseguenza, anche la composizione dello stesso consiglio di amministrazione: l’amministratore delegato argentino sceglierà due consiglieri, il gruppo australiano ne nominerà altrettanti.
    Il passaggio su Varese Nel Cuore non è di poco conto: è chiara l’intenzione di far rimanere il club anche varesino. E il consorzio - che ha posseduto la società per undici anni, ha ereditato debiti, ha fatto i conti con una prima parte di gestione (vedi i famosi “Indimenticabili”) completamente sopra le righe, faticando con abnegazione nelle stagioni successive a tenere in vita la Pallacanestro Varese e a diluire (almeno) gli stessi debiti - è proprio (insieme al BSN) quella “varesinità” che non può non comparire nell’organigramma.
    Capitolo economico. Nell’accordo è espressamente previsto che Pelligra Group verserà subito 2 milioni di euro nelle casse biancorosse, in virtù dell’aumento di capitale, con l’impegno a erogare nuovi contributi - stavolta sotto forma di sponsorizzazione - per i successivi 4 anni. Quanto? L’indicazione dei due milioni a stagione anticipata da VareseNoi non trova né conferme, né smentite ufficiali per il momento, ma alcune fonti societarie la danno come più che verosimile, suggerendo che potrebbe pure essere negoziata, in futuro, al rialzo.
    Attenzione: i nuovi introiti avranno almeno inizialmente una destinazione ben precisa, il rafforzamento della struttura organizzativa societaria, a partire dal marketing, e l’indispensabile e definitivo ripianamento del debito. Poi, certamente, ci sarà anche un immediato aumento del budget a disposizione del mercato, non tale, oggi come oggi, da modificare radicalmente le possibilità prealpine e di certo oggi non ancora quantificabile con esattezza.
    Pelligra, come già scritto, è interessato in primo luogo alla gestione del Lino Oldrini: gli investimenti in edilizia sportiva saranno un extra rispetto ai numeri sopra trattati. La questione però è centrale: quali saranno i margini di manovra degli australiani? Qui entrano in gioco il Comune di Varese, assolutamente benevolo verso i nuovi arrivati e verso le loro prospettive, ma anche le leggi della Repubblica Italiana. Varie ipotesi sono in discussione.
    Pelligra potrebbe inserirsi nel progetto di rigenerazione e completamento del palazzetto già in essere e solo per una parte finanziato. Ma l’Enerxenia Arena è un bene pubblico e come tale ogni intervento sullo stesso è soggetto a procedure amministrative. L’operazione conserverebbe un’alea incompatibile con la volontà investitrice.
    Piano B: e se il Comune “vendesse” il palazzetto agli stessi australiani, lasciandoli così poi liberi di agire a piacimento? La cifra incassata dalla pubblica amministrazione potrebbe poi essere investita su altre opere pubbliche funzionali alla città.
    Al gruppo immobiliare aussie, tuttavia, non interessa solo l’arena del basket. Di recente è uscito allo scoperto per l’acquisizione del Calcio Catania, con espresse mire sullo stadio. Il medesimo scenario a Varese: Pelligra vuole un “nuovo” Franco Ossola e avrebbe intenzione di usufruire della cosiddetta “legge stadi” che va a semplificare le procedure per chi intende investire. Sì, ma sarà davvero l’attuale Città di Varese a beneficiare del possibile impianto? Ieri il sindaco Davide Galimberti è andato a Firenze, nella sede della Lega Pro...
    Sia quel che sia, almeno sulla parte cestistica manca poco: venerdì il progetto verrà presentato nella sua completezza.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La distanza tra Varese e Melbourne è pari a quella che sussiste tra le prospettive biancorosse esistenti allo scoccare della primavera 2020 e quelle che invece si stanno aprendo ora. 
    Semplicemente enorme. A coprirla è stato, è e sarà Luis Scola.
    Luis il campione arrivato all'improvviso, poi amministratore delegato, poi ancora proprietario, con l'acquisizione del 51% delle quote: tutti passaggi intermedi per diventare fautore, oggi e infine, di una svolta epocale. 
    Ad aspettare la Pallacanestro Varese ci sono ben 10 milioni di euro. Due subito, gli altri spalmati in 5 anni. Li garantirà Ross Pelligra, imprenditore australiano chairman di Pelligra Group, colosso immobiliare aussie. Come? È da stabilire: potrebbe avvenire in parte tramite sponsorizzazione e in parte attraverso l’entrata nel capitale, pur senza togliere la maggioranza all’ex giocatore argentino.
    In cambio di che cosa? Semplice: della completa gestione del palazzetto Lino Oldrini. E nelle mire ci sarebbe - non potrebbe essere altrimenti - anche lo stadio Franco Ossola e quindi la trasformazione dell’intera area sportiva di Masnago.
    Gli australiani di Pelligra sono arrivati in città: la loro offerta potrebbe essere resa pubblica in modo particolareggiato già nei prossimi giorni, se non ore. Non si vuole perdere tempo, anche se, per la stessa Varese, farsi trovare pronta a ricevere la proposta è di per sé una corsa contro il tempo… 
    Non solo, infatti, c’è un consorzio Varese nel Cuore da avvisare e compattare nella decisione di cedere ulteriori quote. Non solo c’è da presentare adeguatamente l’offerta al cda societario (Scola è tornato mercoledì sera dall’Australia). C’è soprattutto da capire se la strada verso gli investimenti strutturali che il nuovo gruppo ha in mente sia completamente percorribile.
    E non si tratta tanto di tastare la predisposizione del Comune di Varese proprietario degli impianti, difficilmente non favorevole a un domani così orchestrato, quanto piuttosto di evitare che il progetto si impigli nelle reti burocratiche italiane, purtroppo sempre tese.
    In soldoni: o a Pelligra viene fatta intravedere la strada dritta davanti, oppure potrebbero sorgere degli intoppi significativi.
    È il Lino Oldrini il centro del suo interesse, non la Pallacanestro Varese. Quest’ultima, però, godrebbe di un destino inaspettato, perché i 10 milioni in 5 anni sarebbero a suo diretto beneficio, aggiuntivi - quindi - rispetto a quanto gli investitori metterebbero sul piatto per le riqualificazioni impiantistiche. E chi lo ha detto che l’Enerxenia Arena verrà semplicemente completata, ovvero che i contributi dei nuovi si limiteranno a “finire” il progetto che i finanziamenti regionali (già da tempo confermati) sono in procinto di impostare? E se venisse invece ricostruita ex novo, così come lo stadio? E se il Comune ne cedesse prima la proprietà - dietro un corrispettivo che verrebbe poi reinvestito in altre opere pubbliche - direttamente in mani australiane?
    Quel che è già certo è di chi siano queste mani e quali credenziali abbiamo. Pelligra Gruop è una società immobiliare fondata nel 1960 e rimasta sempre in capo alla famiglia Pelligra, di origine siciliane: in azienda, oggi, è appena sbarcata la quarta generazione. Il presidente - il già citato Ross Pelligra, 42 anni - fa parte della terza e insieme ad altri tre fratelli prosegue il lavoro iniziato dal nonno e continuato dal padre, entrambi nati in Italia, precisamente a Solarino, in provincia di Siracusa. 
    La company ha fatto fortuna con proprietà commerciali, industriali e residenziali, principalmente nello stato di Victoria, lo stesso in cui ha peraltro sede, vicino a Melbourne. Ma i suoi affari sono dislocati in tutta l’Australia (così come all’estero, per esempio nelle Filippine e in Cina) e si sono concentrati anche sull’impiantistica sportiva: recentemente Pelligra ha infatti acquisito la Titanium Security Arena di Adelaide, casa degli Adelaide 36ers, promettendo di rivitalizzarla con un piano da 30 milioni di dollari. Sempre nella stessa città, il gruppo è diventato proprietario della franchigia di baseball dei Giants.
    Sarebbe lungo enucleare tutte le operazioni del sodalizio, ma per quantificare le possibilità dei Pelligra basta citarne una: l’acquisto nel 2019 di due vecchi stabilimenti Ford, sostenuto con un impegno iniziale di riqualificazione di ben 500 milioni di dollari.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Il nuovo partner australiano di Pallacanestro Varese sembra avere un nome. Se le indiscrezioni saranno confermate, accanto a Luis Scola – che ha da poche settimane rilevato il 50% del club biancorosso – scenderà in campo il Pelligra Group Pty Ltd di Melbourne, grande azienda con interessi nel mercato edile e immobiliare internazionale.
    Del Pelligra Group si parla con insistenza anche in Italia in questi giorni, perché la grande azienda “aussie” sta per operare anche sul calcio acquisendo il Catania (Ross Pelligra, il presidente, ha origini di quelle parti) ma secondo una indiscrezione pubblicata sull’edizione online di Tuttosport l’altra società nel mirino è proprio la Pallacanestro Varese.
    La pista australiana del resto, è calda da tempo e proprio VareseNews ne aveva parlato apertamente dopo la seconda visita a Masnago di John Caniglia, rappresentante della Camera di Commercio Italiana a Melbourne in occasione dell’ultima gara di campionato con Sassari. Di recente poi, Luis Scola è volato dall’altra parte del mondo per definire gli accordi con possibili investitori che, per l’appunto, oggi iniziano ad avere un nome.
    In questi giorni si sono susseguite le voci, tutte però improntate verso l’ottimismo per l’operazione “segreta” condotta dal dirigente argentino. E il fatto che Pelligra abbia forti interessi anche sul fronte edile e immobiliare, lascia credere che oltre a un apporto finanziario diretto possa anche intervenire sul piano della ristrutturazione del palasport. Non va infatti dimenticato che per cominciare i lavori e compiere i primi interventi ci sono i 2 milioni stanziati dalla regione, ma per completare l’opera così come è stata pensata servono fondi (e a questo punto know how) che Pelligra potrebbe portare in dote.
    L’impatto degli australiani sarà comunque forte, tanto da pensare anche a un ingresso nel capitale della società accanto a Scola, cosa che ridurrebbe e di molto l’impegno del Consorzio (che dovrebbe rimanere, come ha ribadito spesso il suo presidente Castelli). E non si esclude che oltre al denaro immesso da Pelligra possano arrivare anche sponsor ulteriori (vedremo se di maglia o meno). Ma è possibile che Scola spieghi nei dettagli le novità in un incontro nei prossimi giorni.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Pallacanestro Varese e Robur et Fides, questo matrimonio si avrà da fare. Il tanto atteso accordo per l’unione delle forze tra le due società più storiche del panorama cittadino sembra davvero ad un passo. Dopo mesi di dialogo serrato, e le ultime settimane di scambio di documenti con proposte contrattuali da sistemare in dettagli piccoli ma significativi, siamo ormai alla vigilia della fumata bianca.
    Questione di giorni e di contratti da scambiare dopo l’ultima stesura da parte dei rispettivi avvocati per un legame che farà la storia, ma all’atto pratico fa anche attualità, vista la necessità della Pallacanestro Varese di trovare un nuovo alveo giovanile alla scadenza prossima ventura del contratto con l’Acadmey. E quella della Robur et Fides di condividere con i “fratelli maggiori” della serie A l’utilizzo del centro Campus, la struttura di via Pirandello che tornerà ad essere quartier generale dell’Openobmetis anche per gli allenamenti della prima squadra.
    L’accordo prevederebbe la competenza specifica riservata alla Robur per Minibasket e fasce basse del settore giovanile (le categorie Under 13 e Under 14), garantendo comunque la partecipazione di entrambe le società ai campionati di avviamento all’attività cestistica. La gestione tecnica e sportiva dei campionati d’Eccellenza Under 15, 17 e 19 sarebbe invece in carico alla Pallacanestro Varese, mentre la Robur manterrà comunque l’attività con i gruppi B e C iscritti a livello regionale.
    L’ultimo nodo da sciogliere, da definire prima di quella firma attesa ormai a giorni, è quello della gestione tecnico-sportiva della serie B che sarà una “squadra-ponte” tra il settore giovanile e la serie A griffata Ojm. Ma sembra ormai l’ultimo dettaglio per portare a compimento una partnership che tra necessità condivisa e convinzione comune rappresenterà comunque un accordo epocale per il movimento giovanile cittadino.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Arrivati alla metà di giugno, in casa Pallacanestro Varese le domande sono tante: da chi guiderà in panchina il nuovo corso targato Luis Scola, a chi poi in campo cercherà di tramutare tutto il lavoro della settimana in punti per la classifica, fino al nuovo settore giovanile biancorosso che si appresta ad iniziare, grazie allo storico accordo stipulato con la Robur Et Fides.
    Domande però appunto, che cercano risposte nella parole del General Manager biancorosso Michael Arcieri, che traccia un quadro dei lavori in corso.
    A che punto è la ricerca del prossimo allenatore di Varese?
    “Siamo ormai a buon punto. In queste settimane abbiamo parlato con tanti allenatori italiani, stranieri e della NBA, riscontrando molto interesse nella possibilità di venire a lavorare in Pallacanestro Varese. Per noi questo è motivo di grande orgoglio, perché ci porta a dover e poter fare una scelta su un’ampia platea. Non so ancora se ci vorrà qualche giorno o una settimana per l’annuncio, è una scelta importantissima che non ha bisogno di fretta, anche se vogliamo avere qui il nostro nuovo coach il prima possibile per iniziare questo nuovo percorso insieme”.
    In queste settimane sono uscite tante voci e anche qualche nome, ad oggi c’e un profilo che più degli altri vi sta convincendo come scelta?
    “Senza dubbio l’allenatore che prenderemo sarà uno che sa molto lavorare sullo sviluppo e sulla crescita dei giocatori, che abbia un background ben definito di conoscenze ed esperienze, che possa essere una grande risorsa per tutti. Ovviamente con qualcuno di quelli in lizza i discorsi sono stati più approfonditi ma non abbiamo ancora preso una scelta”.
    Con la scelta del nuovo coach c’e la possibilità che cambi qualcosa anche a livello di staff tecnico?
    “Chiaramente una volta scelto il capo allenatore poi parleremo con lui per capire se vorrà portare con sé qualche persona a livello di staff e penso sia una cosa assolutamente normale. Staff di cui però posso dire che al 100% farà parte Alberto Seravalli, che consideriamo un elemento di assoluta affidabilità”.
    Dalla panchina al campo, il mercato ha già portato via un pilastro della passata stagione come Sorokas. Quanto le é dispiaciuto e se questo cambia i vostri piani sul mercato?
    “Parto dalla seconda parte della domanda e dico che non cambierà molto nella strategia di di costruzione della squadra. Detto questo, mi dispiace moltissimo che Paulius sia andato via, è un ragazzo stupendo con cui ho in ottimo rapporto. La sera prima di accettare l’offerta di Treviso ci siamo parlati e abbiamo capito che quella poteva però essere la scelta migliore per tutti. Questi sono i momenti più brutti quando fai il mio lavoro, vorresti tenere tutti ma sai che è impossibile. Certe persone diventano parte di una famiglia ma ad un certo punto devono andare via. Come per Sorokas lo stesso discorso vale per Beane, Vene, Keene, vorremmo tenere ognuno di loro ma purtroppo questo non è possibile”.
    Da Sorokas a De Nicolao, che ha una possibilità di uscita dal contratto entro il 30 giugno. Volete confermarlo nel roster del prossimo anno?
    “Assolutamente sì. Giovanni come Paulius, oltre che essere un ottimo giocatore in campo, cresciuto in maniera costante negli ultimi anni, è una persona eccezionale e senza ombra di dubbio vogliamo tenerlo. È chiaro che fino al 30 giugno lui ha questa opzione, deve pensarci, però abbiamo 13 giorni, dobbiamo aspettare e mi auguro che la risposta da parte sua sia positiva e che rimanga con noi per molti anni”.
    Quanta fiducia c’è di poter partecipare alla Champions League anche se non dipende da voi e questo cambierà qualcosa nello schema di costruzione della squadra?
    “Noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo e potevamo fare, ora aspettiamo ma se c’e l’opportunità, noi vogliamo giocare in Europa. Nel caso di risposta positiva dalla FIBA, a quel punto è normale che se devi affrontare una stagione con due competizioni molto dispendiose la squadra andrà costruita con il 6+6, viceversa nel caso in cui dovessimo giocare solo in campionato, opteremmo per un 5+5 molto più verosimilmente”.
    Si può dire che parte della costruzione della nuova squadra passerà dal viaggio in America per le Summer League che lei farà a luglio?
    “Assistere alle Summer League è importante anche se hai già firmato tutti i giocatori della nuova squadra. E’ un’esperienza che ti permette di mantenere e creare rapporti con agenti, giocatori ed allenatori. Puoi parlare con loro e capire quali prospetti possono essere subito pronti per venire in Italia o chi ha bisogno di ancora qualche anno di crescita ancora. Detto questo, aggiungo però che dei 4-5 giocatori che andremo ad inserire nel roster, per i rapporti che abbiamo in America, pensiamo non valga la pena riempire tutto il roster ora e penso e spero proprio che almeno uno o due nuovi acquisti arriveranno dalle Summer League di Las Vegas, San Francisco o Salt Lake City”.
    Infine le chiedo se davvero è ormai tutto fatto per il nuovo accordo con la Robur Et Fides per il settore giovanile e se si sta aspettano solo il 30 giugno per poterlo annunciare?
    “Si sappiamo che c’e questa deadline del 30 giugno, ad oggi pero abbiamo fatto e stiamo facendo, tutto quello che dovevamo per poter partire dal primo di luglio con il nuovo progetto con la Robur Et Fides. Ora attendiamo di definire gli ultimi dettagli, però siamo pronti con lo staff e la strategia per iniziare con il nuovo settore giovanile sotto il nome di Pallacanestro Varese. So che questo è un passo che genera entusiasmo in tutta la città, nei genitori e nei ragazzi con cui abbiamo parlato e siamo molto felici di ciò”.
    Alessandro Burin
     
     

  • simon89
    La formula, l’eventuale partecipazione alle coppe, le conferme, gli addii, i giovani, l’allenatore: poche le certezze attualmente in casa Pallacanestro Varese. Proviamo a fare ordine “per argomento”, senza il “fumus” di ciò che al momento non é (e forse nemmeno può essere) certo.
    5+5 o 6+6?
    Certezze sulla formula da seguire? No: la società non ha ancora fatto la sua scelta definitiva. Certo, per questioni economiche la prima (5 giocatori di formazione non italiana più “almeno” cinque giocatori di formazione italiana) sarebbe preferibile, sul fronte del risparmio contrattuale e non solo. A dirimere il dilemma sarà l’eventuale partecipazione alle coppe: se Varese viaggerà per l’Europa, lo farà con 6 stranieri; se invece si concentrerà esclusivamente sul campionato, la scelta ricadrà sul 5+5.
    Coppa europea
    Anche qui: l’intenzione è manifesta, ma certezze non ce ne sono. E, soprattutto, non ci saranno forzature a tutti i costi. In sostanza: o sarà Champions League, o nulla, perché l’ipotesi di coprire in lungo e in largo il continente per la Europe Cup non viene considerata appetibile, né dal punto di vista economico, né da quello tecnico (anzi, per la verità è pure un po’ pericolosa, visto il dispendio di energie…). Speranze di accedere alla prima coppa Fiba? Varese dipende dal volere altrui: quello di chi l’ha preceduta in classifica nel campionato 2021/2022 e quello della stessa Federazione Internazionale, che ha delle wild card a disposizione.
    I punti fermi
    La base della ripartenza biancorossa sarà costituita da Tomas Woldetensae, Guglielmo Caruso, Giancarlo Ferrero e Justin Reyes. Tutti con il contratto, tutti sicuri di restare, uno anche di trovare posto in quintetto base: si tratta dell’ala portoricana.
    De Nicolao
    Michael Arcieri e Luis Scola considerano “De Nik” una pedina fondamentale per la prossima stagione. È questa la stessa idea di Giovanni? Per averne la certezza, salvo fughe in avanti nei prossimi giorni, si dovrà aspettare il 30 giugno, termine ultimo a disposizione del play per uscire dal contratto che lo lega al sodalizio varesino per un’altra annata.
    Virginio e Librizzi
    Anche sui due giovanotti la scelta societaria va verso la riconferma. Senza, almeno a oggi, dirottarli in prestito in campionati minori: per i dirigenti entrambi avrebbero già infatti dimostrato di valere la Serie A. Nicolò, classe 2003, ha però un contratto garantito fino alla fine della prossima stagione (più un’opzione per un prolungamento di altri due anni), Matteo no. E ha gli occhi del mercato sopra di sé. Spazio regolamentare nel roster? Il problema non si pone: 5+5 o 6+6 significano “almeno 5 italiani e almeno 6 italiani”, l’unico limite cui prestare attenzione è quello dei 18 contratti da depositare.
    Le conferme in entrata
    Keene, Beane, Sorokas e Vene. Quattro giocatori e una sola sicurezza: non rimarranno tutti. Il più lontano dall’immagine dirigenziale della futura squadra è la guardia ex Roma. Salvo sorprese, non verrà riconfermata. Capitolo Keene: la società vorrebbe tenerlo e ha formulato la sua offerta di rinnovo, ma la risposta del giocatore è stata più o meno “per ora voglio guardare il mercato”. Sviluppi, allora, sono possibili in un senso o nell’altro. Si gioca a incastri e a “portafoglio”: Vene potrebbe escludere Sorokas (che, a differenza dell’estone, parrebbe avere diverse offerte) e viceversa, tenendo presente che Varese un nuovo lungo sul mercato lo cercherà al 100%, straniero o italiano. E anche la decisione sullo spot in quintetto di Justin Reyes (sarà utilizzato da 3 o da 4?) influirà sui ragionamenti. 
    Il mercato in entrata
    In base al numero di riconferme, Pallacanestro Varese andrà sulla “piazza” per cercare dai 3 ai 6 giocatori. Uno di questi sarà di sicuro un atleta italiano di valore, in grado cioè di tenere con assoluta certezza il quintetto. Altre testate hanno fatto i nomi di Paul Biligha, Riccardo Moraschini e Diego Flaccadori. Attualmente si può confermare che l’interesse per l’esterno ex Milano (squalificato per doping: tonerà il 20 ottobre) sussiste fin dall’inizio della primavera- cioè dal momento della sua risoluzione con l’Armani Exchange - ed è comune - ovviamente - a tante altre squadre. E lo stesso vale per il lungo attualmente alla corte di coach Ettore Messina: Biligha, anzi, era stato chiesto dai biancorossi come cambio “in natura” nell’operazione che ha portato Trey Kell alle ex Scarpette Rosse (il centro era d’accordo, ma avrebbe voluto poi tornare a Milano per i playoff: impossibile…). 
    Ingenerare false speranze o credenze nei tifosi, però, è un “crimine” per chi deve cercare di raccontare la realtà. E allora si tenga per favore presente che giocatori come Moraschini e Biligha, potendo Varese offrire loro uno stipendio di certo (parecchio) inferiore a quello che percepiscono (o percepivano) da Milano, prenderanno prima di tutto in considerazione pretendenti sul palcoscenico dell’Eurolega, poi su quello dell’Eurocup, quindi su quello di una Champions League di alto livello (non quella che potrebbe fare Varese…). Quindi ancora si faranno i conti in tasca e, solo allora, vaglieranno eventuali proposte di chi oggi - e non è un’offesa scriverlo, visto che é la verità - non ha (ancora? speriamo!) né l’appeal economico, né quello competitivo adatto a farsi preferire. E questo ragionamento vale per tanti altri.
    Allenatore
    Il “casting” non è finito. Ma il nome dell’head coach e degli altri professionisti che lo affiancheranno dovrebbero uscire entro i prossimi sette giorni (anche se c’è la possibilità che si vada oltre). La ricerca di Varese ha riscosso successo (nel senso dell’interesse dimostrato ad aprire un dialogo) anche tra diversi allenatori con passato NBA, oltre che in Europa o in Italia. Altre testate hanno fatto il nome di Pablo Prigioni, ex stella argentina (come Luis Scola) da giocatore e vantante esperienze sulle panchine di Baskonia, Brooklyn Nets e Minnesota Timberwolves, negli ultimi due casi da vice: voci interne al club varesino hanno smentito, anche se non ufficialmente, qualsiasi contatto con lui.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Mentre dagli Stati Uniti arrivano conferme sullo sviluppo della trattativa tra Varese e Pablo Prigioni – sull’asse USA-Europa degli allenatori rimbalza la notizia di una possibilità concreta che l’ex compagno di Luis Scola stia lavorando per liberarsi da Minnesota per rispondere alla chiamata dell’ex compagno con Vitoria e l’Argentina – il g.m. Mike Arcieri prosegue la caccia al big tricolore. C’è anche Diego Flaccadori nella lista della spesa stilata dall’Openjobmetis per il suo investimento di spicco sul mercato italiano. Arcieri ha verificato la disponibilità del 27enne play-guardia orobico lo scorso anno a Trento (15,4 punti e 3,7 assist di media) ma vincolato contrattualmente con il Bayern Monaco.
    PASSATO, PRESENTE E FUTURO
    L’esterno del 1995 si è evoluto da guardia mancina a regista destrorso nelle ultime stagioni, e il suo fatturato offensivo con la maglia della Dolomiti Energia (settimo marcatore della serie A e secondo italiano dietro l’MVP Amedeo Della Valle) ne evidenzia la crescita dopo l’esperienza tra Bundesliga ed Eurolega a Monaco di Baviera. “Flacks”, giocatore rientrato nel giro dell’Italbasket con le convocazioni di febbraio di Sacchetti, può costruire e finalizzare gioco nella moderna veste della “combo-guard”: ovvio che un giocatore del genere non sarebbe adatto a fare reparto con Marcus Keene, inducendo l’OJM a puntare su un alternativa con caratteristiche differenti rispetto al capocannoniere 2021/22.
    IL PRECEDENTE E LA CHIAVE EUROPA
    – Sulle piste di Flaccadori ci sono però diverse squadre, a partire dalla stessa Trento dove è tornato in prestito dopo il reclutamento dalla sua alma mater Blu Orobica nell’estate 2014. Quando la Dolomiti Energia riuscì a strapparlo a Varese in extremis, dopo che Simone Giofrè e Cecco Vescovi lo avevano adocchiato come primo rinforzo dell’era Pozzecco. All’Aquila rimase per tutti e 5 gli anni del suo contratto iniziale: ora Trento lo rivorrebbe, ma difficilmente – visto il tredicesimo posto della stagione 2021/22 - potrà proporgli una vetrina in una coppa europea. Asset imprescindibile per qualsivoglia trattativa da parte di Varese: senza Europa sarà impossibile convincere un big italiano a sposare la causa OJM, entro i prossimi 7-10 giorni si capirà la strategia biancorossa (Wild Card per la BCL o apertura alla FIBA Cup?).
    LISTA D’ATTESA PER I BIG
    Ma su “Flacks” aveva preso informazioni anche la Virtus Bologna, prima della virata su Amedeo Della Valle (per il quale però servirà una trattativa laboriosa con Brescia in assenza di clausole “Eurolega escape”...). Vale per Flaccadori ma anche per altri elementi del giro azzurro che l’OJM ha tastato in queste settimane: Varese dovrà armarsi di santa pazienza e lasciar sfogare le superbig e poi le big sul mercato degli italiani. Facendosi trovare pronta su obiettivi mirati, ma con la certezza dell’Europa da mettere sul piatto, nel momento in cui le squadre con più risorse e più appeal avranno fatto le proprie scelte.
    Giuseppe Sciascia

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