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VareseFansBasketNews

  • simon89
    L’Openjobmetis è pronta ad affidare ad Adriano Vertemati le chiavi del progetto pluriennale di crescita indicato da Rosario Rasizza come conditio sine qua non per rilanciare le ambizioni del club. Varese ha rotto gli indugi e preso la sua decisione sull’erede di Massimo Bulleri: l’uomo nelle cui mani la società biancorossa vuole affidare il timone è il 40enne coach di Cornaredo, attualmente vice di Andrea Trinchieri al Bayern Monaco.
    Il profilo di Vertemati, inizialmente indicato dal g.m. Andrea Conti come elemento ad hoc per sviluppare il capitale tecnico della Varese che verrà, sarebbe stato condiviso dalle altre figure dell’area tecnica Ojm. Sia il consigliere delegato Toto Bulgheroni che il futuro “socio d’opera” Luis Scola avrebbero dato l’ok per affondare il colpo ed affidare il mandato ad un tecnico emergente ed affamato come l’ex Treviglio.
    L’Openjobmetis ha scelto Vertemati, che però dovrà contraccambiare le attenzioni del club biancorosso: il coach due volte campione d’Italia con le giovanili di Treviso è in scadenza di contratto in Baviera, ma avrebbe la possibilità di rinnovare il rapporto insieme all’head coach che lo ha voluto con sé 12 mesi fa. Toccherà al 40enne allenatore decidere se accettare la sfida di iniziare un percorso pluriennale per provare a riportare Varese verso le zone nobili della classifica italiana, oppure restare al Bayern respirando nuovamente l’aria dell’Europa che conta dopo aver conteso fino all’ultimo secondo le Final Four di Eurolega a Milano? In soldoni, parafrasando Giulio Cesare: meglio il primo a Varese o il secondo a Monaco di Baviera?
    Di certo l’OJM non ha più dubbi, e vorrebbe avviare la fase delle negoziazioni con l’agente dell’oggetto dei suoi desideri, mettendo sul piatto un accordo con orizzonte temporale adeguato ai tre anni indicati dal main sponsor biancorosso per rifare grande Varese. Proprio la volontà di mettere a punto un ciclo a lungo termine ha rafforzato ulteriormente l’intendimento iniziale della dirigenza biancorossa nel volersi affidare ad un coach dal profilo considerato come perfettamente calzante alle caratteristiche ricercate dopo la decisione di non confermare Massimo Bulleri. Non significa che nelle idee dell’area tecnica dell’OJM Vertemati sia migliore di Meo Sacchetti, ma semplicemente è considerato più adatto del c.t. dell’Italbasket alle attuali strategie del club del presidente Vittorelli.
    Una scelta razionale senza farsi condizionare dal richiamo “di pancia” di una figura iconica per i tifosi come quella dell’ex bandiera della DiVarese degli anni ’80. Sviluppi attesi nei prossimi giorni, tenendo comunque conto degli impegni del coach milanese con il Bayern Monaco: i playoff della Bundesliga tedesca sono soltanto al secondo atto dei quarti di finale.
    Qualora filasse tutto per il verso giusto, l’eventuale operatività da nuovo head coach dell’OJM dovrà slittare fino a quando non avrà esaurito i suoi impegni della stagione 2020/21 con la società bavarese.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La Pallacanestro Varese non si è fidata a ripartire con Massimo Bulleri. La decisione di puntare su di lui dopo il traumatico e repentino divorzio da Attilio Caja, la fiducia sempre confermatagli anche nei momenti sportivamente più neri della stagione appena trascorsa, gli apprezzamenti pubblici una volta conquistata la salvezza: tutto questo non ha avuto più peso quando le bocce si sono fermate e il gioco ha lasciato il posto a una riflessione profonda.
    Sfociata, nel pomeriggio di oggi, nella decisione di dire addio al coach di Cecina dopo solo nove mesi di rapporto, sfruttando la clausola d’uscita del contratto firmato a settembre 2020. Una risoluzione a sorpresa, tenendo conto di quanto sopra scritto e di un borsino che nelle ultime ore era parso addirittura in ascesa per il Bullo. Non era così.
    Perché i dirigenti biancorossi - in primis Andrea Conti - di dubbi sul conto di quello che ora è diventato l’ex condottiero ne avevano invece parecchi. E hanno infine optato per il divorzio, dopo aver ottenuto il bene placito del consiglio d’amministrazione e non senza una certa inquietudine interiore, immaginiamo soprattutto di Toto Bulgheroni, anima della scommessa Bulleri l’anno scorso.
    E proprio da quel momento bisogna partire per cercare di comprendere i motivi della scelta odierna. Varese affidò la panchina a un ex giocatore (e a una persona) molto stimato ma senza alcuna esperienza da capo allenatore, consapevole di correre gli ovvi rischi del caso. Fu tuttavia una decisione da prendere in fretta e furia, nell’imminenza dell’addio ad Artiglio e con una stagione già iniziata da portare avanti: si chiusero gli occhi e ci si buttò, spinti dall’istinto e dalla considerazione.
    Oggi è tutto diverso: c’è il tempo sia per programmare, sia per porre le basi necessarie a non rischiare più come invece accaduto nell’ultimo campionato. Qui sta il punto. Varese ha riconosciuto a Bulleri l’oggettivo traguardo della salvezza, raggiunta in modo non scontato, ma ne ha valutato anche l’intero cammino, fatto pure di errori e incertezze nella gestione complessiva e in quella individuale dei giocatori, a pagare un’inevitabile inesperienza. Che è la parola chiave: ora Varese non vuole più essere a repentaglio, vuole un professionista più formato, vuole evitare di vivere un’altra annata tribolata, consapevole che il prossimo anno le retrocessioni saranno come minimo due e che il budget a disposizione ancora una volta non permetterà voli pindarici. E in virtù di queste volontà è allora disposta anche a sconfessare ciò in cui per mesi ha creduto.
    Eccole le ragioni principali del mancato Bulleri bis. Non le uniche: dietro c’è anche la strada che porta al futuro extra parquet della società. E quindi a Luis Scola. Come anticipato da VareseNoi, il quattro volte olimpionico tratterà nei prossimi mesi con l’attuale proprietà le condizioni per il suo ingresso nel capitale varesino e, con ogni probabilità, anche nel consiglio d’amministrazione. Fonti interne al club hanno in più occasioni fatto intendere che il gradimento de El General verso il Bullo non fosse ai massimi: pare allora così inverosimile che possa aver dato un parare negativo, qualora interpellato, su una sua riconferma? La risposta è no. Anzi: la deliberazione comunicata oggi non va che a dimostrare che il futuro della Pallacanestro Varese parlerà argentino. Mancherebbe solo un tassello: quello che domani farà sapere al mondo l’attuale main sponsor…
    Chi al posto del Bullo, però, ora? Prima dei nomi, le pregiudiziali. Varese vuole un allenatore con cui costruire, che punti a migliorare i giocatori attualmente sotto contratto (Ruzzier, Strautins, De Vico, De Nicolao e Ferrero) e quelli che verranno cercati su un mercato che consentirà di puntare su atleti non troppo costosi ma migliorabili con il tempo e con il lavoro. Quest’anno è accaduto solo in parte: i casi Strautins (progressivamente sempre meno considerato in corso d’opera) e De Vico (a un certo punto escluso dalle rotazioni) sono lì a testimoniarlo. Il prescelto dovrà sposare in pieno il progetto tecnico societario, che prevede tra l’altro la rinnovata adesione alla formula regolamentare del “5+5” (cinque giocatori di formazione italiana più cinque stranieri).
    Due o tre le opzioni ora valutate, con in comune l’esperienza sul campo. La prima conduce a un coach maturo, nella fattispecie a Meo Sacchetti, suggestione che a tempi alterni si è spesso incrociata con i destini biancorossi. La seconda, invece, recherebbe a un professionista più giovane ma in ascesa: potrebbe trattarsi di Adriano Vertemati, per nove anni a Treviglio e nell’ultima stagione vice di Andrea Trinchieri al Bayern Monaco. Un’ultima condizione: il nuovo allenatore non dovrà costare troppo…
    Fabio Gandini

  • simon89
    «La scelta è mia, non è stata semplice sul piano umano e tengo a ringraziare davvero di cuore Massimo Bulleri per quello che ha fatto con la nostra squadra nel corso del campionato. È cresciuto e ci ha salvato la stagione evitando la retrocessione».
    A parlare è Andrea Conti, direttore generale della Pallacanestro Varese, colui che ha comunicato al tecnico toscano la decisione della società di non proseguire nel rapporto di collaborazione. Una clausola presente nel contratto che legava il “Bullo” alla Openjobmetis: «Il termine per esercitarla era quello del 30 maggio – spiega Conti – mi è sembrato corretto farlo il prima possibile. Ribadisco che non c’è nulla di personale ma che abbiamo considerato alcuni aspetti (Conti però non li approfondisce ndr) che ci portano a voltare pagina».
    Varese quindi, pur in un momento in cui le finanze non abbondano (domani sera, giovedì 20, parlerà Rosario Rasizza e spiegherà il suo controverso tweet di alcuni giorni fa), tornerà sul mercato degli allenatori. Il toto-nomi è già iniziato anche se la suggestione Meo Sacchetti non appare una strada facilmente percorribile, almeno di primo acchito: il c.t. azzurro è ancora sotto contratto con la Fortitudo e ha costi ben più alti rispetto a quelli sostenuti per Bulleri.
    Molto più probabile quindi che si vada su un giovane, emergente ma già con esperienza solida alle spalle. Un identikit che potrebbe corrispondere a quello di Adriano Vertemati, ex tecnico (per nove anni) di Treviglio e attualmente vice di Trinchieri al Bayern Monaco. Una suggestione che andrà verificata nei giorni prossimi: se così fosse, sarebbe una scelta intrigante.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Da capocannoniere sul campo a pilastro della società nella stanza dei bottoni. Il prossimo passo di Luis Scola nella versione da cittadino acquisito di Varese sarà quello da giocatore a membro del consiglio di amministrazione?
    Nel suo ultimo colloquio prima della partenza per l’Argentina dove si allenerà per conto proprio tenendosi in forma in vista del raduno del 16 giugno per le Olimpiadi di Tokyo, «El General» avrebbe infatti espresso ed interesse per entrare nel capitale azionario della società biancorossa.
    Il ruolo sarebbe da definire con esattezza, ma l’ipotesi al vaglio è quella che Scola possa rilevare delle quote del club della città dove ha scelto di stabilirsi con la famiglia. L’acquisto della villa di Mustonate nell’estate 2020 era stato indicativo della volontà dell’argentino di fermarsi almeno per qualche anno in città.
    In attesa di decidere se chiudere o meno la carriera dopo i Giochi giapponesi (sotto questo profilo ancora nessuna certezza, pur con più segnali verso il no), la volontà di entrare in società con un ruolo attivo è un segnale chiaro del fatto che Scola si è «varesinizzato».
    Dunque alternative anche prestigiose come il sondaggio effettuato dai Minnesota Timberwolves della NBA per un ruolo nell’area tecnica non sono state prese in considerazione. E nella sua città adottiva «El General» vorrebbe iniziare la carriera dirigenziale attraverso un impegno diretto in società. Il tutto però non potrà concretizzarsi in tempi rapidi: tra le dichiarazioni di intenti e i passi formali c’è di mezzo una serie di passaggi tecnici che andranno effettuati una volta conclusi gli impegni olimpici di Scola. Che non tornerà in Italia prima della metà di agosto, tra raduno, ritiro e preparazione con l’Argentina e l’appuntamento di Tokyo in programma dal 23 luglio all’8 agosto.
    «Per il momento registro con soddisfazione una disponibilità ed un interesse a 360 gradi per dare una mano alla società; in che modi e con quali forme saranno da approfondire quando tornerà in Italia» spiega il presidente di “Varese nel Cuore” Alberto Castelli. Evidente però che la società biancorossa farà di tutto pur di assecondare il desiderio di Scola di scendere in campo a supporto del club.
    L’opzione più plausibile è che “El General” rilevi una parte delle quote attualmente detenute per il 95% da “Varese nel Cuore” (il restante 5% è del Trust dei tifosi). Questa soluzione non produrrebbe direttamente un aumento del budget per il club: il socio non ha specifici obblighi di investimento, al contrario partecipa all’eventuale copertura delle perdite in ragione della percentuale di quote detenute.
    L’eventuale ruolo di Scola non sarebbe quello del dirigente stipendiato ma da «socio d’opera» che metterà a disposizione il suo capitale di competenze e conoscenze sia per l’area tecnica che per quella della ricerca risorse.
    L’operazione andrà perfezionata entro la fine dell’estate, ma una volta definiti i dettagli pratici per «El General» si aprirebbero le porte della stanza dei bottoni - leggi CdA - del club guidato da Marco Vittorelli. Plausibile ipotizzare una mansione da vicepresidente analoga a quella ricoperta dal suo grande amico Xavier Zanetti all’Inter?
    «Per arrivare in fondo deve passare ancora tanta acqua sotto i ponti, ed al momento siamo alla sorgente...» la battuta di Alberto Castelli, preoccupandosi di evitare fughe in avanti. Ma è chiaro che per Varese sarebbe un’occasione irripetibile da cogliere al volo: poter contare su una delle figure più conosciute del basket a livello mondiale come ambasciatore e collettore di risorse potrebbe essere una svolta epocale per il futuro del club biancorosso.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La Pallacanestro Varese attende la decisione di Luis Scola sulla prosecuzione dell’attività agonistica dopo le Olimpiadi di Tokyo. Ma dal cauto ottimismo di qualche settimana fa, il mood dell’ambiente biancorosso sembra essersi modificato verso un pessimismo realista. Solo sensazioni, senza certezze, dato che El General non ha ancora sciolto la sua riserva sul futuro dopo i Giochi giapponesi. Ma col passare dei giorni aumentano i dubbi sulla possibilità di rivedere in maglia OJM il lungo argentino nel 2021/’22.
    Le garanzie tecniche
    Le riserve esposte da Scola nell’incontro di fine aprile con Toto Bulgheroni e Andrea Conti riguardavano due aspetti: le prospettive post carriera da giocatore che Varese era in grado di offrirgli e le garanzie di competitività della squadra per evitare un’altra annata pesante sul piano mentale dopo il 2020/21. Per quanto riguarda il primo capitolo, il feeling tra le parti pare ben sviluppato, pur non avendo ancora circoscritto con esattezza le possibili mansioni del General senza più canottiera né pantaloncini. Il secondo aspetto, invece, è difficilmente concretizzabile dalla società prealpina, tra le certezze da definire sul futuro del rapporto con Openjobmetis e gli sforzi compiuti per condurre in porto anche sul piano economico l’annata appena conclusa senza i ricavi da botteghino. In soldoni: Varese non può offrire a Scola garanzie tecniche sulla costruzione di una squadra che competa per obiettivi diversi dalla salvezza. E il General non si sentirebbe di rischiare di chiudere una gloriosa carriera ultraventennale con una retrocessione.
    I tempi della scelta
    L’idea del club biancorosso sarebbe quella di affrontare nuovamente il discorso prima della partenza di Scola per l’Argentina, dove riprenderà ad allenarsi per conto proprio in attesa del raduno della sua Nazionale in programma a metà giugno a Las Vegas. Possibile che entro metà settimana possa avvenire un nuovo confronto nel quale arriverà la decisione definitiva del giocatore del 1980. In ogni caso non si andrà oltre fine mese, con El General che non vuole tirarla troppo per le lunghe anche per rispetto della programmazione futura di una Pallacanestro Varese che resterà “sua” anche senza più vestirne la maglia.
    Sul campo e fuori del campo
    Ma che cosa cambierà sul campo con o senza Scola e quale sarà il ruolo di Luis fuori dal campo a prescindere dalla sua disponibilità a giocare ancora in maglia OJM? Se il capocannoniere della Varese versione 2020/21 dovesse chiudere l’attività dopo Tokyo, la squadra perderebbe un elemento di grandissimo talento offensivo e carisma disposto a giocare in maglia biancorossa a cifre più che abbordabili (diciamo al costo di un Cain versione 2018/19) rispetto al suo valore effettivo. Se Scola dovesse giocare ancora, però, il suo ruolo sarebbe quello di cambio dei lunghi da 20-25 minuti, dunque la perdita sarebbe meno tecnica e più umana per l’ascendente all’interno dello spogliatoio, fondamentale per infondere serenità anche nei momenti peggiori. E il futuro da frontman? A Scola si vorrebbe cucire addosso un ruolo da ambasciatore e testimonial a tutto campo per trasformarlo nel simbolo della Pallacanestro Varese e sfruttare la sua fama planetaria per attirare risorse. E visti i chiari di luna attuali, il Luis “collettore” potrebbe essere più utile alla causa del Luis giocatore...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Sarà la scelta dell’allenatore il primo tassello per costruire la Pallacanestro Varese del futuro. Se sul fronte giocatori c’è la volontà di operare con calma adottando tempistiche meno frenetiche rispetto al passato, la decisione del club biancorosso sulla conferma di Massimo Bulleri è uno snodo da delineare in tempi rapidi. La questione non è solo di natura burocratica, dato che la scadenza della clausola rescissoria inserita nel contratto 1+1 è fissata al 30 maggio. Ma coinvolge un ragionamento più profondo sulle prospettive della stagione 2021/22 e sulle conseguenti strategie di mercato. Innegabile che il coach di Cecina abbia contribuito al traguardo salvezza conquistato in rimonta dalla sua OJM, dunque l’eventuale riflessione non coinvolgerebbe i risultati del campo ottenuti nell’annata appena conclusa.
    Se però la Varese del futuro dovrà essere costruita nuovamente sulla base di vincoli di bilancio stringenti, che varierebbero relativamente anche col 10% in più di budget netto per i salari dei giocatori (significherebbe salire da poco più di 700mila a 800mila euro totali...), c’è da decidere prima di tutto che tipo di squadra si vuol costruire.
    Se ci sarà ancora Luis Scola, la garanzia di un veterano di sostanza potrà indirizzare verso strategie di mercato simili a quelle della stagione appena conclusa, rendendo più probabile la conferma del «Bullo» con un roster diverso nelle individualità ma costruito con una filosofia sostanzialmente analoga. Se invece «El General» dovesse decidere di appendere le scarpe al chiodo, c’è l’opzione di puntare su giocatori il cui potenziale di crescita è superiore allo status e al valore di mercato. Una filosofia già adottata con gli italiani (vedi Ruzzier, De Nicolao e Strautins) e in corsa con Egbunu, con l’intento di scommettere sulla crescita dei singoli attraverso il lavoro quotidiano per cercare di ottenere un rendimento superiore al costo del personale giocatori.
    In questo eventuale filone, Bulleri può essere il coach giusto per guidare una «squadra di sviluppo» con elementi da migliorare giorno dopo giorno in palestra? Le riflessioni sono in fase embrionale e al momento non ci sono profili alternativi a quelli del coach di Cecina, dato che l’eventuale cambio di strategia con relativa ricerca di un «animale da palestra» sarebbe poco compatibile con le caratteristiche di Meo Sacchetti. Difficilmente, però, la decisione di Scola arriverà prima di quella della società sull’allenatore della Varese che verrà: la stella argentina ha preso tempo almeno sino a fine mese, il club biancorosso vuole invece scegliere la rotta futura e di conseguenza il timoniere entro una decina di giorni.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L’affaire Rasizza non si risolve ma assume quantomeno contorni più definiti. Ancora nessuna presa di posizione ufficiale a 36 ore dal tweet sibillino che ha scatenato una ridda di ipotesi sul futuro del rapporto tra Openjobmetis e la Pallacanestro Varese, non ci sono prese di posizioni ufficiali.
    Ma l’a.d. dell’azienda di Gallarate, fuori città per impegni di lavoro in questi giorni, garantisce delucidazioni entro l’inizio della prossima settimana, comunque dopo il consiglio di amministrazione di Openjobmetis fissato per venerdì 14 maggio. Per il momento tutti si muovono nel campo delle ipotesi, compresi i dirigenti della Pallacanestro Varese - spiazzati dal “contropiede” via social networkdi Rosario Rasizza - e gli stessi uomini dell’èntourage dell’imprenditore. C’è davvero aria di divorzio, oppure si tratta di un messaggio forte sotto forma di provocazione per generare una reazione di quel territorio che Rasizza vorrebbe più attento e partecipe alla voglia di rilancio delle ambizioni della squadra biancorossa? Gli esegeti del messaggio dell’a.d. di Openjobmetis propendono per questa interpretazione: l’azienda di Rasizza, insieme col pugno di “soliti noti” che si è ampliato negli ultimi anni, è stata fondamentale per garantire continuità alla Pallacanestro Varese nelle sette stagioni vissute pericolosamente nei piani bassi della classifica (se si eccettuano il playoff raggiunto nel 2017/18 e la Coppa Italia disputata nel 2018/19).
    L’imprenditore sognerebbe traguardi più ambiziosi, per raggiungere i quali aveva lanciato nel 2018 su queste colonne il progetto Orgoglio Varese, divenuto ulteriore e prezioso sostegno delle altre forze - dal consorzio al Trust, passando per altri sponsor vicini alla dirigenza come Rasizza e all’Academy - che formano la galassia biancorossa. Ma per alzare l’asticella servono risposte dal territorio: l’a.d. di Openjobmetis le aveva sollecitate a più riprese con appelli che avevano riscontrato risposte soltanto parziali. Stavolta potrebbe aver scelto un altro metodo, ossia quello dell’annuncio choc, per attirare l’attenzione su un aspetto solo apparentemente banale: nessuna sponsorizzazione è eterna, e dunque il refrain«tanto ci pensa Openjobmetis» che Rosario Rasizza parrebbe aver percepito negli ultimi tempi non si può dare per scontato. In buona sostanza, il messaggio dietro il tweet potrebbe essere del tipo «o il territorio risponde, oppure io farò un passo indietro».
    Il che non significherebbe chiudere completamente il rapporto con il club presieduto dal suo braccio destro Marco Vittorelli, garantendo eventualmente un paracadute se non si troveranno alternative. Insomma, sembrerebbe trattarsi di un passo di lato in cerca di compagni di viaggio, che comunque la società aveva provato a cercare (due anni fa pareva vicinissimo l’arrivo di un nuovo main sponsor, che poi scelse il calcio di serie A con la Fiorentina) e non di un disimpegno totale da una realtà che ha sempre sostenuto per passione e mai per calcolo. E proprio per passione vorrebbe vedere più competitiva, stimolando nuovi investitori ad affiancarlo con risorse fresche per non dover dipendere solo e soltanto dai rinnovi annuali con Openjobmetis. Se cosi fosse, il metodo non è stato dei più ortodossi ma quel che conta è il risultato: il sasso nello stagno è stato gettato, in attesa dei chiarimenti di Rasizza tocca al territorio rispondere.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Contro una squadra pensata per fare i playoff da outsider di lusso, non basta presentarsi in campo parlando di buoni propositi. La Openjobmetis, senza più nulla da chiedere al campionato, viene battuta nettamente a Brindisi (108-84), lottando al minimo sindacale e accompagnando la banda di Frank Vitucci al secondo posto – meritato – in classifica quando per la stagione regolare suona il gong. Il risultato del PalaPentassuglia è inappellabile e duro: certo, non ci si aspettava da Varese una resistenza all’ultimo sangue, anche perché la differenza di motivazioni era netta al momento della contesa iniziale. Ma neppure ci si attendeva una partita in cui per lungo tempo Brindisi ha segnato tre punti al minuto (61 nei primi 20′) e la Openjobmetis ha perso un pallone ogni 120”. Cifre che da sole bastano a spiegare la differenza di grinta, caparbietà e fame messa sul parquet dalle due contendenti con i padroni di casa pronti a spendere falli duri per evitare un canestro facile anche con un vantaggio larghissimo sul tabellone.
    Un po’ di merito a Varese va ugualmente dato, almeno per aver provato a risalire in un momento – dal finire del terzo quarto alle prime battute dell’ultimo – in cui nessuno si aspettava un risveglio. La squadra di Bulleri è tornata invece sino al -9 con qualche giocata coraggiosa della coppia Ruzzier-Douglas ma poi è stata ricacciata indietro di nuovo da una Happy Casa sempre pronta a correre a velocità doppia dalla difesa all’attacco, dopo palla recuperata o rimbalzo catturato. E poi, una volta schierati, gli uomini di Vitucci hanno tirato divinamente dall’arco e trovato soluzioni vincenti un po’ con tutti i giocatori schierati. Anche Varese ha distribuito bene i suoi punti – 84 sono un bel bottino, per lo meno – ma certi rientri pigri, certi palloni gettati alle ortiche, certe scelte di comodo che non hanno dato frutto hanno permesso ai padroni di casa di scavare un solco incolmabile.
    E adesso? Mentre le prime otto si daranno a un playoff folle, con il rischio di giocare una partita ogni due giorni con tante “doppiette” una via l’altra, in casa Varese bisogna necessariamente iniziare a pensare al domani. Capendo innanzitutto le reali intenzioni di Rosario Rasizza e della Openjobmetis spa e agendo di conseguenza, provando a recuperare risorse sul territorio e altrove e lavorando di cesello sulla squadra che verrà. All’ordine del giorno ci sono anche due decisioni attese che verranno prese – crediamo – piuttosto rapidamente: quella sulla guida tecnica (Bulleri) e quella unilaterale di Luis Scola sul prosieguo della sua attività sportiva. Messi a posto quei due tasselli poi si passerà a costruire, sperando di non dover affrontare ulteriori fatiche finanziarie. Il tempo per lavorare, per lo meno, non manca. Si cominci immediatamente, e arrivederci al prossimo campionato di Serie A.
    PALLA A DUE
    È una Varese al completo quella che si presenta – con i 10 senior – al PalaPentassuglia di Brindisi, impianto intitolato a un allenatore che, come Vitucci e Bulleri, ha unito le due città con il proprio lavoro. Il coach biancorosso sceglie i “soliti 5” per dare il via alla partita; l’ex Vitucci invece sceglie di tenere fuori Krubally, il meno pericoloso dei suoi sette stranieri (uno va per forza in panchina) e schiera un quintetto alto in cui Gaspardo è la guardia e Bostic l’ala piccola. In area il duello iniziale è Egbunu-Perkins.
    LA PARTITA
    Q1 – L’avvio di Varese è da panico. Dopo un bel canestro in entrata di Ruzzier, la Openjobmetis stende il tappeto rosso davanti a Brindisi che da 2 o da 3 la butta sempre dentro (10-2). Scola è impacciato e i compagni non fanno meglio: per avere una scossa Bulleri deve ribaltare tutto il quintetto e trovare due triple con De Vico e Beane. L’americano però poco dopo si fa male lasciando una caviglia sotto al corpo di un avversario e deve uscire: alla prima sirena il tabellone è impetoso, 30-16 (e solo perché nell’ultimo minuto Varese trova due cesti).
    Q2 – Il secondo quarto è indubbiamente più equilibrato anche se la sensazione è che Brindisi sia in totale controllo sul match. Varese per lo meno segna perché i veterani hanno un moto d’orgoglio e regalano sprazzi di classe (15 punti tra Scola e Douglas, si torna sino a -12). Classe che arriva a piene mani anche da Harrison che trova sempre e comunque la maniera di colpire. E non è l’unico, perché nel finale di periodo tocca a Gaspardo ritoccare un punteggio monstre, 61-45.
    Q3 – Dopo l’intervallo Brindisi allunga di nuovo mettendo in campo reattività in difesa e sprint in transizione: Thompson si esalta, Gaspardo conferma una mano calda e per Varese è notte fonda con il tabellone che arriva sino al -23. Una “linea del Piave” su cui un quintetto di emergenza di Bulleri prova a costruire un argine e, col passare dei minuti, ci riesce anche: Ruzzier è forse il migliore in questo momento e con i suoi punti consente una risalita che prima della terza pausa porta un parziale di 0-11 per i biancorossi. Ci pensa Bell, con una gran tripla a 5” dalla mezz’ora, a siglare l’81-68.
    IL FINALE
    Varese non ci sta, ha ancora qualche cartuccia e la spara in avvio di ultimo quarto quando riesce a spingersi sotto le 10 lunghezze di ritardo. Douglas ruba palla, subisce fallo e dalla lunetta fa -9 con il primo libero ma fallisce la replica e allora di nuovo Bell, pur molto nervoso, infila la bomba che ridà certezze ai pugliesi. Poi ci pensa Willis a riaccendere il turbo alla Happy Casa che torna a segnare con regolarità arrivando sino a 108 punti, contro gli 84 di una OJM comparsa nello spettacolo altrui.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Openjobmetis lascerà libero lo spazio del main sponsor sulle maglie della Pallacanestro Varese? Oppure si tratta di una provocazione per far capire al territorio quanto sia importante che la squadra di pallacanestro abbia bisogno di risorse per proseguire la sua lunga, storica e – perché no – leggendaria storia sportiva?
    L’ipotesi di un addio è stata ventilata quest’oggi – domenica 9 maggio – a causa di un tweet scritto da Rosario Rasizza, amministratore delegato della importante azienda di Gallarate che è anche il fondatore del gruppo “Orgoglio Varese” attraverso il quale vengono raccolte ulteriori risorse per il club biancorosso e per altre realtà sportive della provincia.
    «Sono certo che i giocatori della Pallacanestro Varese faranno tutto quello che sarà nel loro cuore per vincere. Per me un onore e piacere avervi sostenuto in tutti questi anni. Good luck per il vostro futuro!» scrive Rasizza sul social network commentando una frase dell’allenatore Massimo Bulleri riferita al match di lunedì sera a Brindisi che sarà anche l’ultimo della stagione biancorossa.
    Inevitabile il tam tam immediato tra i tifosi biancorossi, preoccupati dall’eventuale perdita di un marchio che campeggia sulle maglie della squadra ormai da sette stagioni e che “esprime” anche il presidente di Pallacanestro Varese, Marco Vittorelli. In effetti il tweet ha lasciato di stucco anche alcuni dirigenti, in prima istanza.
    Secondo quanto raccolto da VareseNews in serata, però, con quelle parole Rasizza potrebbe avere avuto l’intenzione di smuovere l’attenzione intorno a un tema da non sottovalutare, ovvero il sostegno alla squadra più amata e importante del territorio. Una sorta di ennesima “chiamata alle armi” – magari con metodi non proprio ortodossi – in un momento reso difficile (per tutti) dalle complicazioni economiche dovute alla pandemia e alla mancanza di introiti da botteghino. A confermare questa impressione anche alcuni messaggi “di tranquillità” riportati nelle comunicazioni interne al mondo biancorosso.
    Vedremo quindi se nelle prossime ore, magari a margine della partita di lunedì sera, sarà lo stesso Rasizza a prendere una posizione più chiara sulla vicenda. E, comunque la si guardi, è bene che tutti coloro che abbiano a cuore Pallacanestro Varese tengano sempre a mente l’importanza che hanno le diverse componenti – sponsor e non solo – che stanno garantendo l’attività del club biancorosso.
    Damiano Franzetti

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