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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Per la Legabasket Nico Mannion è diventato un giocatore della Pallacanestro Varese alle 10.53 di giovedì 21 dicembre 2023: sette minuti prima dello scoccare delle 11, termine ultimo per rendere validi i tesseramenti in vista della 13esima giornata di campionato.
    È stata una corsa contro il tempo, un’orchestra sinfonica di coincidenze aeree, caselli autostradali, documenti in arrivo e tanta voglia di fare. Un’impresa burocratica degna di quella di mercato.
    Domani alle 20.30, contro Pesaro, alla Vitrifrigo Arena, oltre all’era Red Mamba, inizierà per la Openjobmetis una corsa salvezza che la vede finalmente attrezzata allo scopo, almeno sulla carta. Due mosse al tavolo: una mano ha scartato, l’altra ha preso. Entrambe sono state coraggiose, dispendiose e inestricabili l’una dall’altra, a certificare che qualunque sia il tipo di gioco scelto, la linea immaginaria ma piena di contenuto che unisce il playmaker al pivot è stata riconosciuta e anche un po' ritrovata come l'asse in grado di tenere in equilibrio qualsiasi mondo a spicchi.
    Anche un alieno a digiuno di pallacanestro sarebbe arrivato alla risoluzione di cambiare il povero Willie Cauley-Stein, atleta e persona rispettabilissime ma finite in una parabola di vita complicata e non da quest’anno. A noi attiene solo il giudizio del campo e il parquet ha dato indicazioni chiarissime, inequivocabili, non fraintendibili: forse non adatto agli sviluppi offensivi del Moreyball, che ai suoi adepti chiede una velocità di blocco e di taglio molto più elevata, di certo - d’altra parte - mai messo nelle condizioni di rendere per le proprie capacità offensive, Willie non ha tuttavia pagato per quanto accaduto nella metà campo d’attacco, ovvero per fatti tecnici che hanno ovvie colpe condivise, ma per tutto quello che è accaduto in difesa.
    Una squadra che ha WCS a dirigere il traffico sotto le plance si consuma come una candela fino a spegnersi all’ultimo posto: questione di mancanza di voglia, di determinazione, di intimidazione, di continuità, di velocità, di reattività, di coscienza del proprio ruolo. Il Cauley-Stein della difesa sarebbe un incubo per tutti, ma per chi gioca il basket che vuole giocare Varese è come andare in auto a 200 all’ora, di notte, con i fari spenti, in una strada che finisce in un burrone.
    Scola, Zach Sogolow e Maksim Horowitz, al di là delle dichiarazioni che hanno provato a difendere sia la scelta societaria che il giocatore stesso, erano consci da mesi di aver sparato un colpo completamente a salve con lui. E le hanno provate tutte prima di tornare sui propri passi: supporto psicologico, concessioni, messa a disposizione totale, “coccole” di ogni tipo, dal golf in giù, addirittura tavoli tecnici per capire come meglio favorirne l’integrazione. Nulla è mai cambiato, fino al momento in cui ci si è accorti che una perseveranza di intenti avrebbe messo in pericolo non solo la sopravvivenza tecnica della squadra, ma anche la coesione umana interna al gruppo.
    Carta scartata: prossima mano.
    Nella carta presa, invece, non c’è solo l’ammissione fattiva (che poi è l’unica che conta) di un altro errore in sede di costruzione (troppe guardie e tutte simili), ma anche tanto dell’orgoglio, della caparbietà e dell’alone di grandezza di un personaggio come El General. Nessuno qui, dalla stampa ai tifosi, ha considerato questo: Scola, per la storia che ha avuto, per la persona che è, non si potrà mai accontentare della mediocrità. E allora - più che dietro alle (poche) parole e a un attendismo che diventa necessità se non hai le possibilità di fare e disfare dall’oggi al domani - era dietro a quel volto plumbeo che il nostro aveva prima, dopo e soprattutto durante le partite che bisognava scorgere la nascita dei germogli di una mossa in grado scompaginare lo status quo.
    Cercando e corteggiando e infine firmando Mannion, Luis non si è limitato a intervenire: è andato a scovare il jolly nel mazzo più difficile, sfruttando l’eco ancora vivo della sua grandezza.
    Decisivo il legame con Vitoria, sua - vera - casa europea prima di Varese, il nido di un professionista da lì partito per conquistare il globo.
    Decisivo il suo carisma nel convincere il giocatore - che, a dispetto dell’età, ha già saggiato l’NBA, l’Eurolega, i vertici e le coppe alzate - della necessità di compiere due passi indietro come conditio sine qua non per farne poi dieci avanti.
    Decisiva l’abnegazione - nel voler insistere su una strada proibitiva - nascente dall’intuizione che in un avvento come quello del Red Mamba si sarebbero concentrati tanti plus: l’italianità, le regole (vedi il problema dei visti), il progetto tecnico, l’eco mediatica e l’esaltazione di un popolo talmente appassionato da essere capace di riaccendersi in un attimo, anche dopo aver trangugiato sconfitte.
    Non esiste generale, però, senza un esercito. Quando Scola si è girato per vedere chi lo avrebbe seguito, ha trovato una sfilza di mani alzate. Il suo padre putativo varesino, Toto Bulgheroni, Alberto Castelli, un’addizione silenziosa ma cardinale dell’ultimo anno come il vicepresidente Paolo Perego, probabilmente alcuni sponsor: tutti insieme (e grazie anche a un piccolo tesoretto risparmiato in estate) non hanno fatto solo quello sforzo economico collettivo sensibile di pagare una stella nascente come Mannion non lontano dal suo valore di mercato (senza troppo aggravare, al contempo, l'entità dei debiti), ma anche e soprattutto la dimostrazione di una società che forse non è mai stata così unita.
    Una società in cui, dietro all’impronta quasi totalizzante dell’argentino sotto molteplici aspetti, ci sono professionalità che hanno messo a disposizione la loro enorme esperienza per assecondare un cambiamento che si vorrebbe epocale, anche se - e lo abbiamo chiaramente - è irto di ostacoli, pericoli e possibili crisi di rigetto.
    Correggere gli errori è sempre sintomo di intelligenza, ma Scola e Varese sono andati anche oltre nel caso di specie: prima di scaricare le responsabilità sugli altri, le hanno prese su di sé. E così, invece di silurare Tom Bialaszeski, assecondando nel modo più rapido e scontato la sete della piazza di un colpevole per gli scarsissimi risultati ottenuti finora, hanno prima provato a mettergli tra le mani una squadra fatta non solo come il dio del basket comanda, ma anche finalmente più adatta a giocare secondo lo “statuto” introdotto un anno fa e mai messo in discussione. E chissà che non sia nemmeno finita qui…
    Fossimo in B. saremmo grati, sollevati ma anche un po’ preoccupati: con un playmaker in più, con il fantasma della difesa in meno e con un parco esterni la cui competitività non va ancora una volta nascosta, le scuse per la panchina da qui in poi staranno a zero.
    Pesaro, atto primo. Per una volta, in sede di presentazione, l’avversario sarà l’ultima cosa che conta. E se avete letto fin qui, avrete capito perché. Sui marchigiani basti dire che, senza il solito regalo stagionale di Milano e la vittoria contro la Treviso pre-Olisevicious, i loro punti in classifica sarebbero 6, gli stessi della Openjobmetis. Basti dire che sono una squadra che cammina, che prova a difendere (non sempre riuscendoci) per davvero ma che, non raramente, trova giornate negative in attacco, pur avendo talento: Bamforth top scorer, Toté alla miglior stagione in carriera, l’ex Tambone sempre più importante nelle rotazioni così come l’uomo del gran rifiuto Visconti. Ora c’è anche Andrea Cinciarini, 10 assist alla prima uscita, non a caso una vittoria sul parquet non facile di Pistoia. Attenzione: un elemento così sa rischiarare ogni cielo dalle nuvole.
    Non sarà una passeggiata, né il match di stasera, né tutto il percorso: la Varese che ha giostrato sin qui ha dimostrato di non valere la Serie A e la graduatoria del campionato lo dice chiaramente. Per qualche ora, tuttavia, è ancora consentito lasciarsi cullare da quelle sensazioni - un misto di speranza, esaltazione, sollievo, ambizione e fede - che solo i nuovi inizi sanno regalare.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Colpo ad effetto della Openjobmetis: dopo avere incassato il “no” degli ex Colbey Ross e Markel Brown (andati a Tortona e a Napoli) il club biancorosso ha convinto Nico Mannion a tornare in Italia dopo mezza stagione passata tra il campionato spagnolo e l’Eurolega.
    Un acquisto di alto profilo quello del club biancorosso, alla ricerca di maggiori certezze in cabina di regia; il play azzurro, 22 anni, era finito in fondo alle rotazioni al Baskonia dopo l’arrivo in panchina di Dusko Ivanovic ma ha una serie di caratteristiche che si sposano bene con il gioco di Varese: rapidità, regia e punti nelle mani.
    Mannion, che è italiano (la madre, Gaia Bianchi, è una ex pallavolista mentre il papà è Pace, americano che giocò diversi anni in Serie A), è cresciuto cestisticamente negli USA studiando e giocando in NCAA ad Arizona. Scelto al numero 48 nel draft del 2020 ha esordito in NBA con i Golden State Warriors disputando 30 partite a 4,1 punti di media. Dopo essere “scivolato” in G-League Mannion si trasferì alla Virtus Bologna dove ha trascorso due stagioni, intervallate purtroppo da un problema di salute che ne ha condizionato diversi mesi. In estate il passaggio al Baskonia.
    Ora però la missione è quella di salvare Varese a partire dal match di sabato sera a Pesaro dove, ironia della sorte, Mannion (si lavora perché arrivi in città già giovedì) si troverà di fronte un altro azzurro fresco di rientro dalla Spagna, ovvero Andrea Cinciarini. La Openjobmetis farà di tutto per tesserare in tempo il nuovo acquisto così da poterlo schierare subito, anche vista l’assenza per infortunio di Davide Moretti.
    GRUZZOLO – Per strappare il “sì” del play azzurro (tra le sue partite migliori si ricorda la finale del preolimpico di Belgrado: segnò 24 punti e poi giocò a Tokyo) Varese ha messo sul piatto un “gruzzolo” che era stato preparato proprio per la necessità di migliorare la regia a disposizione di Tom Bialaszewski. Per questo Scola si era mosso insieme ad alcuni sponsor “interni” e in particolare con Orgoglio Varese, il pool capitanato da Rosario Rasizza.
    INCASTRI – Negli ultimi giorni poi il mercato si è infiammato a tutti i livelli: mancato Ross, sondato Brown (sul quale però c’era fin da subito Napoli che lo ha annunciato poche ore fa) ecco Mannion che nel frattempo non era entrato nei movimenti di playmaker che stanno avvenendo in Eurolega (con Shabazz Napier in procinto di tornare a Milano). E così un “incastro” che sembrava impossibile anche nel momento in cui il nome di Nico era iniziato a circolare, si è composto in modo molto più rapido del previsto. Con Varese che ha “risparmiato” un visto per giocatori extracomunitari (lo avrebbe usato per Ross, nel caso) e che quindi può ancora agire su quel terreno, e non è detto che non ci stia pensando.
    Intanto Vinnie Shahid, cui Mannion “ruberà” molti minuti, potrebbe trovare spazio in A2: ci sono almeno un paio di club interessati a partire da Treviglio. Le manovre, insomma, non sono terminate.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Chiuse le porte per Colbey Ross e Markel Brown, Varese spalanca prepotentemente il portone a Nico Mannion. Concreta, anzi secondo radio mercato quasi fatta, la possibilità di portare in maglia OJM il “Red Mamba” in uscita dal Baskonia. Ma non era una chimera? Sì, fino a quando – 48 ore fa – erano ancora in gioco Eurolega o big italiane.
    Ormai i casi Ross e Brown dovrebbero aver insegnato: contano i denari e le ambizioni. Poi l’Olimpia Milano ha fatto altro (accordo raggiunto con Shabazz Napier, l’uomo della Terza Stella, fino al 30 giugno 2025). L’Asvel Villeurbanne farà altro, per i costi giudicati eccessivi dell’operazione, e la ricerca di un play più stazzato. E quindi Tortona, che era soluzione gradita anche senza Eurolega, ha fatto altro, con Colbey Ross come i tifosi varesini hanno appreso a loro spese. Riecco allora l’OJM, con Luis Scola a lavorare ai fianchi Mannion e il suo entourage: minuti da titolare, spazi e responsabilità come piace al 22enne scelto nel draft NBA 2020 dai Golden State Warriors.
    E i danari? Pronti: il tesoretto raggranellato per Ross (o Brown), reinvestito sull’azzurro, che dovrebbe percepire circa 180mila euro (pari ai 200mila dollari per l’ex MVP della serie A 2022/23) fino al 30 giugno 2023. Resta il secondo anno di contratto con i baschi, ma questo non è un problema di Varese che, ottenuto l’assenso del giocatore, in ballottaggio con Sassari, e l’OK di Vitoria all’incastro economico del residuo del contratto a carico del club che solo un mese fa ha ritirato la maglia di Luis Scola, attende per le prossime 24 ore la chiusura ufficiale dell’operazione.
    Stavolta non dovrebbero esserci sliding doors, e sarebbe davvero un colpo clamoroso. Con la possibilità che non sia l’ultimo...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Salta anche l’opzione Markel Brown per l’Openjobmetis. La spina dorsale della Varese 2022/’23 ha detto nuovamente no al club biancorosso. L’esterno del 1992 tornerà a Masnago solo da avversario, con la maglia della Ge.Vi. Napoli, arricchendo dunque la colonia di ex già forte di Tariq Owens e Giovanni De Nicolao.
    Già in estate Brown aveva preferito Girona a Varese, che pure aveva messo sul piatto un accordo pluriennale, dopo l’addio fuori tempo massimo del suo mentore Matt Brase. Ora è giunto il bis: meglio i sogni playoff di Napoli, anche se con un solo anno di contratto, rispetto alle prospettive di giocarsi la salvezza con Varese, che pure aveva formulato una proposta garantita fino al 30 giugno 2025. La scelta di Brown è definitiva: la direzione intrapresa è quella del Golfo sul Tirreno e non quella delle Prealpi.
    Come nel caso di Ross, inutile aspettarsi riconoscenza nei confronti di un club che aveva comunque valorizzato i due stranieri nella stagione passata: nel professionismo contano i danari e le ambizioni. E anche se l’OJM ha stanziato un bel tesoretto per cercare il suo rinforzo, il penultimo posto in classifica è un bell’handicap in qualsiasi trattativa.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Colbey Ross è pronto a tornare in Italia. Ma molto difficilmente a Varese: sarà con ogni probabilità Tortona la destinazione dell’Mvp della stagione 2022-‘23 con la maglia dell’Openjobmetis.
    La mossa del club prealpino era pronta da qualche giorno: la società di Toto Bulgheroni avrebbe rilevato quasi per intero i 6 mesi residui di contratto, attraverso un extra sforzo guidato da Luis Scola e affiancato da numerosi “maggiorenti” della famiglia biancorossa a partire da Rosario Rasizza. E lo stesso Ross aveva espresso interesse per il ritorno sotto le Prealpi, dove aveva quintuplicato (da 85mila a 400mila dollari) il suo valore di mercato grazie alla magica annata scorsa. Ma nelle ultime ore sarebbe scattato il blitz della Bertram Yachts, inizialmente in cerca di un rinforzo sul perimetro nello spot di guardia, ma costretta a cambiare obiettivo dopo l’infortunio muscolare occorso venerdì 15 dicembre al suo play titolare Chris Dowe.
    E allora ecco l’interesse per Ross, unico regista di valore nella situazione giusta (non utilizzato dal Buducnost, dove ieri - domenica 17 dicembre - ha collezionato il terzo NE consecutivo): il creativo regista del Colorado non sembrava l’uomo giusto per un allenatore votato al control-game come Marco Ramondino. Pure in bilico dopo la sconfitta di domenica 17 dicembre a Cremona, la quinta consecutiva per i piemontesi. Ma alla fine si è deciso di proseguire con il tecnico irpino e di stringere per Ross: sul piatto ci sarebbe una proposta inarrivabile per chiunque. Ossia quella di rilevare dal Buducnost l’intero contratto in essere del play del 1998 fino al 30 giugno 2025, compresa la seconda annualità da 420mila dollari che era inizialmente l’oggetto del contendere sull’asse tra Varese e il Montenegro.
    Potere del denaro, e delle relative ambizioni – Tortona gioca la Basketball Champions League e nelle ultime due stagioni ha disputato due semifinali scudetto, una finale e una semifinale di Coppa Italia - a dispetto dei sogni dei tifosi biancorossi. E dunque, a meno di clamorose sorprese, l’OJM dovrà cercare altrove il suo uomo-salvezza.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    ll catalogo delle follie, per noi boomer della pallacanestro, per noi farisei del sistema, per noi groupie del control game, è stato aggiornato anche oggi. La mano scrivente è quella di Hanlan, tu quoque, che invece di collegare il suo timer agonistico al cronometro della partita decide di assecondare il “pace” gradito ai piani alti e di schiantarsi tre volte contro la difesa meneghina negli ultimi due minuti. Hines e compagni - che consci di poter davvero perdere a Masnago, nell’ultimo quarto hanno edificato le barricate dietro - alzano allora il ditone, dicono di no e il derby finisce lì.
    Si può buttare la croce addosso a un giocatore che è stata l’ancora di salvezza della sciagurata stagione sin qui? Non solo non si può, nemmeno si deve. Soprattutto perché Hanlan sarà ancora una pedina fondamentale della Varese che ha iniziato oggi il suo cammino di rinascita, alla ricerca di una difficile salvezza da raggiungere senza lasciare prigionieri sul campo.
    Il primo oggi era in tribuna, in attesa di nuova destinazione. Un pittore del basket, l’ha definito qualcuno, azzeccandoci: al suo posto è arrivato un banalissimo ma volitivo writer, che al tocco di pennello sulla tela preferisce le secchiate di vernice sui vagoni dei treni. A noi e al 100% dei giornalisti varesini (una congrega di complottisti, mangia americani, leccaculo del potere, gente brutta, che non va letta, alla forca…) e chissà a quali caterve di tifosi insani di mente che hanno dalla loro l'unica colpa di vivere con gli occhi ben aperti e la mente libera, la sua apparizione è parsa più gradita di quella di Cindy Crawford (facciamo i boomer fino in fondo) a un appuntamento al buio.
    Spencer è tecnicamente grezzo: oggi si è lanciato in un paio di tocchi da chi i pianoforti non li può suonare, ma solo spostare, e in più ha perso 4 palloni di cui almeno un paio abbastanza dolorosi. Eppure la sua sola presenza ha completamente cambiato la difesa biancorossa, non per caso facente segnare nel derby il record stagionale di minor numero di punti subiti. Atteggiamento, reattività sui cambi, show invece che pascolate in mezzo all’area, aiuti, soprattutto fisico usato come si deve (per esempio sui blocchi o su tagliafuori energici, che contano quasi più delle carambole prese effettivamente in mano).
    Le buone azioni sono contagiose? Ebbene sì, perché con l’ombrello finalmente aperto dietro, anche gli esterni hanno fatto il loro dovere in difesa, guadagnandoci - e non è cosa così facile da scrivere - anche nel cambio Librizzi-Moretti: l’ex Pesaro, quando tornerà dal maledetto infortunio, dovrà pensare seriamente ad alzare i giri del suo motore posteriore se non vorrà disfare il tanto che produce dall’altra parte della luna.
    Spencer è il primo, agognato, puntello agli errori di una squadra costruita malissimo. Ora ne serve un altro, lo sa anche piazzale Gramsci che le sta provando tutte per riprendersi Colbey Ross dopo aver tentato addirittura con Mannion. Se non sarà lui, sarà un altro: il bisogno di un giocatore in grado di giocare con continuità i giochi a due è pressante quanto lo era quello di porre fine alla molle era di WCS. Lo ha detto, ironia della sorte, anche una delle migliori partite di Vinnie Shahid, uno che a differenza del centro tagliato mette tutto se stesso nell’agone. 
    Il suo problema? Essere una guardia nel corpo di un playmaker. Vinnie gioca per se stesso, non ce la fa a giocare davvero per gli altri. 
    Fabio Gandini

  • banksanity6
    Scontro proibitivo quello andato in scena al Lino Oldrini tra la OJM e la corazzata meneghina seppur falcidiata dalle assenze ma con Shields e Hines risultati determinati e determinanti per il risultato finale. Varese può consolarsi con una prestazione incoraggiante sotto l’aspetto dell’impegno e dell’atteggiamento ma rimane a secco di punti e ora si ritrova sul fondo della classifica, cosa che con ogni probabilità sarebbe stata scongiurata se queste qualità, mostrate nel derby con Milano, fossero state messe anche nelle partite contro avversari più abbordabili. L’innesto di Spencer ha regalato sicuramente energia e presenza difensiva; che questa scintilla serva a alimentare un fuoco indispensabile per uscire da una posizione in classifica davvero preoccupante. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Shahid 6 : partenza in quintetto con buon piglio. In difesa cerca sempre di dare il suo apporto. Offensivamente non male inizialmente per poi perdersi con la solita confusione e skills tecniche che, se ce ne fosse bisogno, dimostrano che questo al momento, non è il suo livello. PASTICCIOTTO
    Ulaneo 6,5 : Scott dimostra di valere il ruolo che gli è stato dato dalla società regalando ai suoi compagni e ai tifosi sempre prestazioni con voglia e presenza sotto canestro nonostante questa volta,si debba confrontare con giocatori col pedigree da star. Riuscisse a convertire con continuità i liberi sarebbe davvero un ottimo cambio. GREGARIONE
    Spencer 7 : forse una rondine non farà primavera ma senza dubbio l’iniezione di fiducia che ha dato l’arrivo di Skylar a tutti i suoi compagni è la nota più positiva di ieri. Riesce ad essere un fattore sotto il suo tabellone se non stoppando almeno contestando diversi tiri, si applica nel tagliafuori e se non prende lui i rimbalzi sono i suoi compagni a beneficiarne e quando può, il pallone lo inchioda con veemenza nel cesto, insomma si respira un “profumo” nuovo... ARROGANCE
    Woldetensae 7 : anche Tomas sembra rigenerato dall’ingresso di un centro magari meno romanzato ma sicuramente più funzionale al gioco della sua Varese. Si spende in modo egregio in difesa e seppur perdurando la crisi col tiro da fuori trova miglior fortuna in penetrazione. VOGLIOSO
    Zhao N.E.
    Librizzi 7 : finalmente rivediamo la dinamicità di libro che torna a mordere su tutti gli esterni della Armani con decisione e determinazione. Oltre a questo aggiunge 2 triple che fanno esplodere Masnago. WELCOME HOME
    Virginio N.E.
    Hanlan 6,5 : partita sontuosa fino a 2 minuti dalla fine dove si carica eccessivamente di responsabilità volendo vincere la partita da solo. Peccato che Hines non è di questo parere e lo respinge più volte con perdite e la sua valutazione deve essere rivista al ribasso. SOLISTA CON STECCA
    McDermtt 6,5 : rientra prima del previsto dall’infortunio alla mano destra ma mette in campo voglia di difendere anche su avversari più stazzati e lo fa con buoni risultati. Al tiro pesante non risulta molto preciso ma dopo un periodo di inattività è comprensibile. Resta il fatto che è mancato come l’ossigeno a questa squadra. O2
    Brown 7,5 : seconda partita in cui Gabe mostra di avere i razzi nei garretti. Doppia doppia con 11 punti e 12 rimbalzi ma che assume un valore ben maggiore rispetto alla coppa perché questa volta gli avversari sono di caratura molto superiore rispetto agli olandesi di mercoledì. Un centro dinamico e il ritorno di McD sicuramente gli hanno giovato. ESPLOSIVO

  • simon89
    Cambia tanto, quasi tutto ma non quel che più conta: il risultato finale. La Openjobmetis perde di nuovo e lo fa nel derby con Milano, partita dal pronostico teoricamente chiuso ma che è sempre doloroso lasciare alla controparte. Varese perde e viene agganciata da Treviso che, invece, strappa un altro successo con Trento e inguaia ancora di più la squadra di Bialaszewski nella zona torrida della classifica. Il punteggio però racconta tanto: 70-74, alla fine, per l’Olimpia, perché come diciamo in apertura la Varese di oggi è totalmente diversa da quella pallidissima vista con Cremona, a Brindisi e perfino in coppa con Leiden.
    L’approccio, la volontà e pure la difesa messi in campo contro Milano sono stati decisamente diversi e migliori di tutte le precedenti uscite, segno che anche la squadra e il suo allenatore hanno (finalmente?) capito che non si poteva andare avanti con certe prove deprimenti a livello di gioco e di atteggiamento. E così è uscito un derby intenso, senza grandi bottini ma con un equilibrio notevole, una partita nella quale la Openjobmetis ha avuto anche le sue belle possibilità, alcune sfruttate e altre no.
    Ed è un peccato che proprio nel momento cruciale i biancorossi di casa si siano inceppati, anche sbagliando un paio di tiri aperti nell’ultima situazione di vantaggio. Intendiamoci: la difesa di Milano è salita indubbiamente di tono nel quarto periodo (appena 13 punti concessi), arroccata attorno al totem Kyle Hines alla prima presenza in Serie A quest’anno (finora ha giocato solo in Eurolega). E così, quando è arrivata la resa dei conti, sono uscite quelle carenze che stanno caratterizzando la stagione varesina: scelte poco lucide in regia, forzature eccessive di Hanlan – fino a lì eccellente – mancanza di “giocate sicure” anche in uscita dai timeout. E l’Olimpia, per quanto incerottata (assente pure Ettore Messina!), non si è fatta sfuggire l’occasione come invece era successo con altre squadre della parte bassa dell classifica.
    Nel complesso, buono l’esordio di Skylar Spencer sotto canestro al posto di Cauley-Stein (il dibattito è già aperto tra i difensori di Trill e i suoi detrattori a oltranza) e positiva anche la partita di Sean McDermott che ha forzato i tempi del rientro dopo la frattura alla mano ed è stato subito utile.  Relegando in tribuna Young. Il migliore è stato probabilmente Brown per l’enorme apporto a rimbalzo (12) e in generale la Openjobmetis è sembrata molto più attenta in difesa. Sarà un caso, ma il quintetto di Bialaszewski (fischiato pesantemente prima della gara) ha cambiato molto meno in difesa rispetto ad altre volte e di conseguenza ridotto i canestri facili concessi agli avversari. Con alcuni uomini – Librizzi e Woldetensae su tutti – sempre incollati agli attaccanti di Milano.
    Un assetto che speriamo di rivedere a partire dalla partita di Pesaro dove sono in palio due punti di enorme importanza per la rincorsa salvezza. Sperando che l’exploit (mancato) stavolta serva a riaccendere i motori e non sia il classico fuoco di paglia, il sorriso di circostanza davanti ai flash. Perché signori, Varese è sempre a forte rischio retrocessione e non può essere una serata decente a cambiare il destino.
    PALLA A DUE
    Tante notizie al momento di leggere le formazioni. Varese dà il benvenuto a Spencer al posto di Cauley-Stein e ripresenta in campo McDermott con Young in tribuna. Milano è senza Ettore Messina, indisposto, sostituito da Mario Fioretti: prima in LBA quest’anno per Hines (che aveva giocato solo in Eurolega) a causa dell’assenza di Voigtmann, ma anche per Baron che ha recuperato dall’infortunio al gomito. Alla presentazione, applausi per l’ex Caruso, fischi potenti all’indirizzo di Bialaszewski: una rarità che un allenatore di casa, a Varese venga accolto così.
    LA PARTITA
    Q1 – Il primo quarto è all’insegna dell’equilibrio, un po’ perché Gabe Brown è una variabile difficile da leggere per la difesa milanese (8 punti), un po’ perché l’Olimpia spreca qualcosa dalle parti del ferro dove Spencer ha un buon impatto. Il primo grattacapo di Bialaszewski sono i due falli di McDermott ma anche con il giro di cambi la OJM è attaccata alla partita tanto che alla sirena è avanti di un soffio, 19-18.
    Q2 – L’Olimpia però riparta forte: difesa decisamente più stretta, dominio a rimbalzo d’attacco con un quintettone che prevede Caruso da 4 e Hines pivot. Lo strappo è forte, Varese scivola sotto di 11 (20-31) anche dopo il timeout di Biala. Poi però Hanlan ritrova coraggio e precisione: qualche sua buona giocata ridà colore alla OJM che poi trova due triple in fila di Brown e Librizzi. Il parziale è di 12-0 e riporta avanti Varese che poi ritrova una nuova parità, 39-39, a 1” dalla sirena con tripla di un buon Shahid.
    Q3 – Varese è più agile ed esce forte dai blocchi piazzando un 6-0 di parziale che costringe Fioretti a stoppare subito il gioco. Mossa azzeccata perché l’Olimpia chiude subito il divario, incassa una tripla di Librizzi ma ha uno Shields scintillante che la porta di nuovo avanti. McDermott trova i primi punti della serata: si va avanti sul copione di “Openjobmetis contro Shields” fino a che Shahid innesca McDermott per la tripla sulla sirena che vale il 57-56.
    IL FINALE
    Tocca quindi all’EA7 mettere un paio di volte la testa avanti ma una Varese cocciuta non ci sta pur in un quarto nel quale si segna sempre meno. L’ultimo show di Hanlan arriva a metà periodo: tripla, rimbalzo difensivo, corsa e fallo subito con tanto di liberi a segno per il 66-64. Ma questo è il classico punto di svolta, purtroppo negativo: Milano infatti trema per un paio di azioni, concede alla OJM due palloni per un allungo che sarebbe cruciale ma i padroni di casa si fanno sfuggire l’occasione. Non ce ne sarà una seconda: altri sei punti di Shields valgono il +4 esterno. C’è un’altra fiammata, di Spencer, che segna ma fallisce il libero aggiuntivo: Milano non ammazza la partita (Melli sbaglia un tiro comodo) ma Hanlan si butta due volte a testa bassa in attacco. Prima sbaglia, poi trova la stoppata di Hines e così Tonut in lunetta chiude i conti rendendo inutile l’ultimo tap in di McDermott: 70-74.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Messico-Varese sola andata: nella giornata in cui i Mastini hanno presentato il primo messicano (Hector Majul) della propria storia, la Openjobmetis ha dato il benvenuto ufficiale a Skylar Spencer, appena transitato proprio dal grande Paese centramericano e tornato in Italia per provare a scuotere una squadra in crisi nera di gioco e di risultati.
    29 anni, la scorsa stagione a Trieste sotto la guida dell’attuale vice di Bialaszewski, Marco Legovich, Spencer garantisce di poter portare fin da subito sul parquet di Masnago alcune qualità che gli sono riconosciute. Energia, maggiore durezza di gioco, capacità di correre il campo e di chiudere in difesa.
    «Conosco il tipo di basket che vuole giocare la squadra e si sposa con le mie caratteristiche – garantisce il pivot, 2,06 d’altezza – e alcune di queste si possono anche mettere subito in pratica senza essere particolarmente dentro ai meccanismi di squadra. Poi con il passare del tempo mi inserirò meglio nel contesto e nel gruppo.
    Mercoledì sera Spencer era a bordo campo a osservare la Itelyum affondare anche contro gli olandesi del Leiden. «Ma non sono preoccupato – spiega – Credo che la squadra abbia giocato una partita decente, poi ci siamo fatti rimontare e abbiamo commesso qualche errore nel finale che ha permesso a Leiden di vincere. Penso però di poter aiutare a evitare qualcuno di questi errori: qualche chiusura in difesa, qualche rimbalzo in più possono fare la differenza tra un successo e una sconfitta».
    “Radio Campus” parla di una maggiore intensità nei due allenamenti successivi al KO di coppa, Skylar rivela invece di un summit interno allo spogliatoio: «Ho visto comunque un buon gruppo: i ragazzi hanno fatto una riunione interna e in questi due giorni ho visto tanta energia in allenamento: sono convinto che se continueremo ad allenarci così potremo cambiare il trend. Per quanto mi riguarda, so per esperienza che a chi arriva durante l’anno viene proprio chiesto di cambiare le cose a partire appunto dall’energia messa in campo».
    A proposito del ritorno in LBA, Spencer spiega che non è avvenuto per una “chiamata” da parte di Legovich ma che sicuramente la presenza del tecnico triestino è un elemento per lui positivo. «Sono contento per prima cosa di tornare in Italia, un campionato che conosco e che mi è piaciuto disputare lo scorso anno. E anche la conoscenza con Marco mi aiuterà perché lui conosce le mie caratteristiche ed è una persona che mi permetterà di inserirmi meglio in questa squadra».
    Spencer avrà il numero 7 sulla maglia e dovrebbe esordire domenica 17 nel derby con Milano prendendo il posto di Willie Cauley-Stein, che per il momento rimane a pieno titolo in squadra fino a che non si aprirà la possibilità di una cessione. Anche se Luis Scola, mercoledì sera, ha parlato della possibilità di scegliere di volta in volta i giocatori da mandare in campo, affidando questo compito all’allenatore. Che è ancora Tom Bialaszewski, blindato dal “General” con una mossa che ha ricordato quanto accaduto proprio a Milano settimana scorsa con Ettore Messina.
    Damiano Franzetti
     

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