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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Il CdA della Pallacanestro Varese ratifica il ruolo da timoniere di Luis Scola. “El General” sarà il nuovo plenipotenziario dell’area tecnica biancorossa, acquisendo le competenze decisionali del dimissionario Andrea Conti. L’a.d. nominato il mese scorso avrà la gestione strategica del club, avvalendosi di figure già presenti nell’organigramma societario per la gestione dell’ordinaria amministrazione.
    Al team manager Max Ferraiuolo toccheranno i compiti da “ufficiale di collegamento” tra la squadra e Scola, mentre Mario Oioli si occuperà dei rapporti con gli agenti e degli aspetti burocratici. Come previsto non ci saranno nuovi ingressi nell’organigramma biancorosso al posto di Conti, limitandosi ad anticipare il ruolo centrale di Scola nella fase embrionale del suo impegno progressivo nelle quote della società biancorossa (in tempi relativamente brevi l’acquisizione del 10%, ma a culmine del progetto quinquennale la stella argentina dovrebbe arrivare al 51%).
    Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, confermata la fiducia ad Adriano Vertemati al quale è stato chiesto un cambio nelle strategie tecniche funzionale alle idee del “General”, al momento non sembrano in vista operazioni di mercato imminenti in attesa di verificare il personale tecnico attuale nel contesto della nuova identità.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il disastro tecnico, la disfatta tattica e, infine, la spaccatura interna alla società. La Pallacanestro Varese non si fa mancare niente in una serata da tregenda, un anticipo di Halloween dove di arancione non c’è una zucca ma un pallone che si ostina a entrare nel canestro difeso (parola grossa…) dalla Openjobmetis mentre non infila mai il cerchio dall’altra parte del campo.
    A Masnago, suo vecchio feudo, torna a fare festa Attilio Caja che conduce senza incertezze una Reggio Emilia già bella di suo e resa scintillante dalla mancata opposizione di quella che sarebbe dovuta essere l’avversaria di turno. Per l’ennesima volta infatti, Varese neppure ci prova a evitare di farsi travolgere e il cattivo approccio alla gara si trasforma in resa incondizionata con il passare dei minuti fino al disastroso -39 della sirena, 67-106, una delle maggiori umiliazioni ricordate da queste parti in tanti anni. Un crollo completo, imbarazzante, difficile anche da commentare e che – è la cosa peggiore – fa scopa con il -41 di Bologna e il -16 di settimana scorsa a Cremona, proporzione differente ma stessa identica matrice.
    E la rumba prosegue nel dopo gara, quando Caja – che prova a lungo a parlare solo dei suoi – non rinuncia a sganciare un siluro verso Andrea Conti («il rapporto con lui è stato pessimo fin dal primo giorno») e con lo stesso Conti che pochi minuti dopo, commosso, spiega come da domani non sarà più direttore generale. Una decisione covata da tempo per «scarsa chiarezza» e il riferimento (lo dice lui stesso) è al ruolo assunto da Luis Scola in società, di fatto sovrapponibile a quello del dirigente nato a Rho. Una situazione su cui in molti si erano interrogati che, però, probabilmente non avrebbe creato problemi nel breve se la squadra avesse avuto un cammino normale. «Non sono qui a rubare lo stipendio e non sono un codardo – chiude Conti – La scelta non viene dalla partita di stasera, reputo Vertemati un grande allenatore che va sostenuto e credo che l’instabilità in società si sia riflessa anche sulla squadra».
    Nel mezzo tra Caja e Conti ha invece parlato Vertemati che ha potuto fare poco per difendere l’indifendibile Openjobmetis di oggi e non solo, ma che ha anche detto a chiare lettere di non avere paura di perdere il posto. «Non sono abituato a vivere così il mio mestiere, non posso allenare se ho paura, poi sta ad altri prendere decisioni». “Altri” che però da questa sera sono soltanto Toto Bulgheroni e lo stesso Luis Scola, visto l’addio del dg: a prima vista è difficile pensare a una sterzata anche in panchina (un inattivo ci sarebbe, ha i baffi e si chiama Romeo) ma è chiaro che questa squadra debba trovare immediatamente una scossa. A oggi è per distacco la peggiore della Serie A, con il lato “mentale” preoccupante tanto quanto quello sportivo, atletico e tecnico. Vertemati stesso spiega che in queste situazioni, talvolta, la soluzione sia più vicina a quello che si creda e vorremmo credergli. Ma in questo momento – con ancora le immagini di 3-4-5 rimesse sbagliate dai suoi giocatori – non ce la facciamo proprio.
    PALLA A DUE
    Tanti applausi e qualche sporadico fischio per Attilio Caja alla “prima volta” a Masnago dopo il burrascoso divorzio di 13 mesi fa. Troppo profondo il segno lasciato dall’Artiglio a Varese per raccogliere zizzania al suo ritorno. Applausi anche per l’altro ex Arturs Strautins che in avvio resta in panchina perché nel ruolo Caja schiera il temuto Olisevicius, opposto a Gentile. Vertemati deve rinunciare a Beane che non si è allnenato per via di un doloroso problema dentale: in quintetto torna quindi Wilson.
    LA PARTITA
    Q1 – Caja mette Reggio a zona per la primissima azione della gara. Poi torna a uomo ma lancia subito un avvertimento: possiamo provare con ogni modo a rompervi gli schemi. Varese prende canestro ogni volta che Reggio tira, poi riesce a darsi una raddrizzata e a sorpassare grazie a qualche tripla. Nel finale però, i biancorossi balbettano in lunetta, Cinciarini regala assist a tutti e Reggio conduce 19-25.
    Q2 – Un divario che va subito in doppia cifra a causa di Crawford ma anche di palle perse in modo imbarazzante dai giocatori di casa, che regalano la sfera anche sulle rimesse ai dirimpettai. Lo stesso Crawford è una furia, mette in croce De Nicolao e conduce i suoi sino al 30-49 di metà gara.
    Q3 – «Almeno stavolta, in casa, vedremo una reazione» ci si racconta nell’intervallo e invece le speranze vanno immediatamente in fumo. Il tempo di un canestro di Gentile, poi la UnaHotels prende di nuovo il sopravvento con estrema facilità bucando a ripetizione la difesa. Strautins si “gasa”, segna 11 punti nel periodo ed è il protagonista dell’ennesimo strappo che porta a +26 i suoi (50-76).
    IL FINALE
    Gli argini sono ormai rotti. Jones prova almeno a fare bottino per sé (non lo consideriamo un complimento…) ma è l’unico con Egbunu a dare segnali di vita. Reggio invece non si ferma e fa proseliti perché i tifosi varesini, stufi di fischiare i proprio giocatori, si mettono ad applaudire gli avversari con convinzione. Olisevicius e festeggiato al raggiungimento di “quota 100”, poi tocca a Caja prendersi cori e applausi sempre più forti. Suona la sirena, 67-106, Vertemati esce a spron battuto dal campo nonostante Egbunu lo richiami per il saluto finale. Non funziona nulla. E il dopo gara riserverà una ulteriore sorpresa.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Forse la più brutta partita disputata da Varese in casa insieme a quella del 2015 persa contro Caserta nell'era Moretti. Mai stati in partita e con un linguaggio del corpo da parte di tutti i componenti della squadra che non hanno fanno intravedere nulla di buono nemmeno per il prossimo futuro. Perché sbagliare una partita, seppur fondamentale, ci sta ma sbragare sotto tutti gli aspetti come è successo ieri contro Reggio Emilia ha dello sconcertante. E come se non bastasse, a fine partita arrivano anche le dimissioni del Direttore Generale Andrea Conti che evidenziano ancora di più, se ce ne fosse bisogno, che i problemi sono dentro, fuori e intorno alla squadra. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:

    Kell 5 : preso il suo tabellino la sua prestazione non sembrerebbe nemmeno tremenda. In realtà vive sulle sue individualità e non riesce mai a coinvolgere né tantomeno ad attivare i suoi compagni. Non il play che dovrebbe essere. SOLISTA

    Gentile 4,5 : non riesce a ripetere le ottime prestazioni delle partite precedenti anzi si intestardisce nel voler risultare il salvatore della patria ma fa la fine di Napoleone a Waterloo. CAPORETTO

    Amato 4 : buttato nella mischia nella speranza di trovare una scintilla ma fatta eccezione per una bomba della sua prestazione rimangono solo tanti sdeng sul ferro e una incapacità costante di tenere il suo uomo.  SPENTO

    Beane N.E.

    Sorokas 4 : chiamato presto a dare il suo contributo per l’inizio partita di Jones totalmente negativo non sembra nemmeno lui riuscire a dare un contributo sufficiente perdendo consistenza col passare dei minuti. SOVRASTATO

    De Nicolao 4,5 : fatto a fette da Crowford in tutti i modi e nonostante una serata che lo vede perfetto al tiro è costretto a uscire per 5 falli. Non riesce a dare il giusto contributo in regia. AFFETTATO

    Wilson 4 : ennesima prova fallita dalla guardia americana che illude segnando il primo tiro ma poi torna nel suo status di oggetto misterioso. Non è solo lui a non aver funzionato ieri ma il suo atteggiamento certo non aiuta né lui né i compagni. PULCINO

    Librizzi N.E. :

    Egbunu 4 : long John sta vivendo il momento più difficile da quando è sbarcato in Italia. Forse gli si stanno chiedendo cose che non appartengono propriamente al suo bagaglio tecnico e la sua reazione “esplosiva” ad un richiamo in panchina di Vertemati non fa altro che confermare questa tesi. Certo anche lui, sembra spesso spaesato e in difficoltà su quello che deve fare. PETARDO

    Ferrero 4 : questa volta il capitano non riesce a dare un contributo utile alla causa; sparacchia e male in attacco e non riesce, se non commettendo fallo, a fermare nessuno. PALO DELLA LUCE

    Jones 4,5 : inizio da incubo in cui ogni sua iniziativa si trasforma in una palla persa. Solo nel finale, quando le maglie della difesa di Reggio si allargano, riesce a segnare ma come già successo a Cremona con i giochi abbondantemente fatti. La potenza è nulla senza controllo cit. PIRELLI

    Caruso S.V.


  • simon89
    L’Openjobmetis crolla sotto il peso delle sue inadeguatezze, regalando ad Attilio Caja un dolcissimo ritorno a Masnago. E nel dopopartita da “day after” anche lo choc delle dimissioni di Andrea Conti dalla carica di general manager, annunciate poco dopo la sirena finale. Toccherà alla società valutare la situazione, ma sicuramente il gesto dell’ex giocatore ha un peso importante.
    Quarto stop consecutivo per Varese, travolta dalle geometrie di una solida Unahotels (8 in doppia cifra e 27 assist), capace di impartire una severa lezione ad una squadra senza arte né parte. Una figuraccia inspiegabile per una serata da tregenda che fa suonare l’allarme rosso: l’OJM travolta da Reggio Emilia con un passivo da minime al Polo Nord (per la seconda volta in 5 gare dopo il meno 41 di Bologna) dà la sensazione di essere tecnicamente mal assortita e psicologicamente labile. Oggi Varese è di gran lunga la peggior squadra della serie A, e il pur modestissimo Wilson non è certo il problema principale di una squadra che oggi batte in testa nel suo asse portante, se il leader offensivo Gentile va fuori giri e quello difensivo Egbunu è un disvalore che pesa doppio considerando quanto è costato confermarlo.
    Un disastro totale del quale non si aveva memoria dai tempi dell’anno della retrocessione in LegAdue, o del meno 35 casalingo nel derby contro Cantù costato l’esonero a Giulio Cadeo. La squadra di Vertemati non è semplicemente esistita in ogni aspetto del gioco, a partire da una difesa nuovamente impresentabile come a Cremona. Varese ha concesso di tutto agli esterni ospiti (75% da 2 per l’Unahotels), e sui cambi difensivi ha subito di tutto da distanza ravvicinata. E in attacco, complice la serata no di un Gentile incaponitosi nella sfida contro il mondo, ha mostrato una disarmante pochezza che non può essere giustificabile solo con l’assenza di Anthony Beane (debilitato da una infezione che lo ha tenuto fermo per tutta la settimana). Una sconfitta pesantissima nelle proporzioni e nelle tempistiche, che riapre ovviamente il dialogo sulle scelte su Caja e sul post-Artiglio: la gente di Masnago – peraltro poca, non più di 2000 – fischia già all’intervallo e poi inneggia al coach pavese quando si precipita senza paracadute fino a meno 40. Per Varese è la notte più buia e le riflessioni devono essere profonde per scegliere indirizzi e modalità degli indispensabili correttivi.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Se questa doveva essere la partita giusta – dopo i due confronti impossibili con Virtus e Milano – per mostrare il vero volto della Openjobmetis, siamo fritti. A Cremona, come già al PalaDozza, la squadra di Vertemati esce con le ossa rotte e quel che è peggio non lascia neppure spazio a giudizi positivi. Dominata dal primo minuto, burrosa in difesa (il colabrodo è la madre di tutti i problemi), Varese è anche un minestrone insipido in attacco: organizzazione farraginosa, iniziative personali isolate (e forzate), percentuali orrende dall’arco dei 3 punti e via discorrendo.
    Tutte cose che poi, dicevamo, si riflettono anche in retroguardia perché le palle perse generano azioni rapide degli avversari, perché chi non tocca boccia in avanti non è invogliato a sbucciarsi le ginocchia a guardia del canestro, perché quando nulla funziona – questa è l’impressione – c’è poco da fare. Ne esce un disastroso 94-78, terza sconfitta consecutiva che spazza via pure le belle sensazioni che il popolo biancorosso aveva avvertito sette giorni fa, con la sconfitta in volata contro l’Olimpia. E lancia ombre sinistre sulla squadra, già sul fondo della classifica dopo appena quattro giornate, con all’orizzonte il fantasma di Attilio Caja che farà visita a Masnago tra una settimana.
    Al PalaRadi -dove tra l’altro non ha giocato Peppe Poeta, leader della Vanoli – non c’è davvero nulla da salvare: i bottini personali che leggete nel tabellino (Gentile 18, Jones 14) sono stati costruiti a partita persa, i lampi di classe mostrati da Kell con l’Armani restano stavolta impigliati tra palle perse e tiri sbilenchi ma, appunto, prima di giudicare l’impatto dei singoli ci preme sottolineare come questa Varese non abbia dato l’impressione di sapere giocare di squadra. E come a Cremona è mancato del tutto anche l’orgoglio: possibile che la OJM abbia preso 29 punti (ventinove!) sia nel primo sia nel terzo periodo? E se sbagliare l’approccio al 1′ può anche succedere, è imperdonabile che la stessa cosa accada a metà gara, dopo aver già preso sculacciate dagli avversari. Dopo una rumba del genere, fa quasi tenerezza doversi occupare di Wilson: la guardia ha combinato qualcosina, ma resta ampiamente inadeguata a questo livello, e lì si potrebbe agire per migliorare la squadra. Ma il Profeta Elijah rischia di essere una foglia di fico, visto il rendimento dei compagni e il non gioco messo in campo dall’allenatore. I campanelli d’allarme, risuonano molto forte.
    PALLA A DUE
    Adriano Vertemati prova a variare il quintetto base: c’è Kell dal 1′ dopo la bella prova con Milano e c’è pure Beane che scalza il deludente Wilson tra i titolari confermando poi il trio Gentile-Jones-Egbunu. Dalla parte opposta, Galbiati deve fare fronte alla pesante assenza di Poeta: la regia è affidata a Spagnolo che disputerà una partita maiuscola. Con rotazioni ridotte, il coach Vanoli schiera Harris e Cournooh tenendo di rincorsa Miller. Sotto i tabelloni c’è McNeace a sfidare Egbunu.
    LA PARTITA
    Q1 – Ale Gentile risponde da post basso ai primi punti cremonesi ma bastano 3-4 minuti alla Vanoli per scavare il primo solco. Ci pensa Harris a colpire, con la complicità di una difesa che salta per aria al primo blocco avversario. Vertemati ruota il quintetto, trova un briciolo di intensità da De Nicolao ma è poca roba anche perché dall’arco Varese non segna proprio mai (0/7) e in attacco è una forzatura unica. Quando la sirena suona, il tabellone dice 29-18 con il terribile presentimento che il copione sarà quello.
    Q2 – Nell’arco dei secondi 10′, la OJM rosicchia qualche punto e per un momento scende anche al di sotto della doppia cifra di svantaggio. Ma probabilmente ciò accade più per le forzature e gli errori di Miller che per meriti a tinte biancorosse. Tre liberi di Beane danno un minimo di speranza verso il finale del periodo che termina sul 43-33: dieci punti che paiono un buon viatico visto quel che Varese ha mostrato in campo.
    Q3 – Ma dopo l’intervallo, si rivede una Cremona al galoppo e una Varese zoppa. Il periodo è dominato da un 18enne di lusso, Matteo Spagnolo, che il Real Madrid ha prestato alla Vanoli. Il giovane talento pugliese le indovina tutte, abbinando spettacolo e concretezza. Cose che Varese non trova mai (degne di nota le prime due triple della serata, firmate Gentile, dopo il 25′) e così il divario torna ad allargarsi sino al 72-53 della terza sirena.
    IL FINALE
    Poco da scrivere nell’ultimo quarto: quand’anche Varese trova qualche guizzo con Beane, Jones e Gentile (che ingaggia battaglia con il pubblico dopo un tecnico per proteste), dall’altra parte Cremona restituisce colpo su colpo. Si va verso l’archiviazione senza sussulti, senza rimonte, senza neppure afflosciamenti dei padroni di casa che, anzi, gasati per l’andamento della partita non mollano mai, come è giusto che sia. Finisce 94-78: per Varese la notte è davvero nera.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    A tanto così dall’impresa. L’Openjobmetis uscita con le ossa rotte da Bologna sette giorni fa, arriva a un soffio dal sorprendere e battere una Milano che in Eurolega è partita con due vittorie roboanti. Il derby di Masnago finisce 79-82, con l’ultimo pallone arrivato fino al ferro con una tripla di Gentile, purtroppo non andata a bersaglio. Sarebbero stati supplementari tutti da scoprire, da giocare e chissà, da vincere. Non è andata così, e nell’aria del palazzetto aleggia pure un sentimento antico di beffa, per un arbitraggio – diciamolo subito e togliamoci il pensiero – che non è certo scandaloso definire “sbilanciato”. Con tante decisioni dubbie, scivolate a favore degli ospiti.
    Perdere il derby fa sempre male, e bene fa Vertemati a dirlo subito («Quando non si vince non si può essere soddisfatti») ma allo stesso tempo è giusto dare uno sguardo più ampio, dal quale emerge una Varese diametralmente opposta a quella in formato “agnello sacrificale” di Bologna. L’Openjobmetis che affronta l’Olimpia è un’altra cosa ma ha anche un uomo in più, Trey Kell: il play avrebbe dovuto giocare una decina di minuti e invece è rimasto in campo quasi mezz’ora mostrando ai suoi nuovi tifosi tante giocate da stropicciarsi gli occhi (e 11 punti con 4 assist). Se il buongiorno si vede dal mattino, con Kell possono cambiare gli orizzonti futuri, soprattutto poi se Gentile fa il Gentile (25 punti), se Egbunu vince le battaglie d’area (non tutte, però da lui arriva un’altra doppia-doppia) e via discorrendo.
    Per battere Milano, purtroppo, tutto ciò non è bastato ma l’AX Exchange ha dovuto davvero spremere minuti e sudore dai suoi uomini più importanti: Rodriguez ha diretto l’orchestra (7 assist) da cui gli assoli migliori sono arrivati da Melli (14), Hall (16) e da uno Shields impreciso ma decisivo nei momenti chiave. Contro tanta qualità però, Varese ha messo in mostra quell’impatto fisico tanto celebrato in sede di mercato (42-34 a rimbalzo) abbinandola a una grande attenzione a livello gestionale, con sole 8 palle perse. A Vertemati è mancato Wilson, per la terza volta su tre, e se giustamente il coach lascia scivolare la domanda in sala stampa sulla guardia americana, è evidente che lì Varese, in questo momento, ha un buco nero.
    Ora, per certificare il cambio di rotta, si profila all’orizzonte una partita da vincere a tutti i costi, la trasferta a Cremona su un campo troppo spesso ostico. Da martedì bisognerà progettare il sacco del PalaRadi: la Varese di stasera merita un bis. Se poi arrivasse in uno scontro importante come quello contro la Vanoli, tanto tanto meglio.
    PALLA A DUE
    Il fattore campo si sente poco prima della contesa. Gli applausi copiosi a Pozzecco ci stanno tutti, ma Milano è accolta dal pubblico quasi con indifferenza e pure la OJM non è che entri circondata dalla bolgia mentre l’impianto tronca a metà l’inno di Mameli, completato a voce dal pubblico. In tribuna anche Carlo Recalcati e l’oro olimpico varesino Federica Cesarini, accolta da un bell’applauso.
    In campo Vertemati parte con i cinque già visti con Brescia e Virtus ma la notizia più importante è la presenza a referto di Trey Kell, pronto per una manciata di minuti. Messina tiene a riposo Hines (fuori dai 12): il pivot è Tarczewski che affianca il duo azzurro Melli-Datome. Gli esterni del quintetto Olimpia sono Grant e Hall.
    LA PARTITA
    Q1 – Milano prova a ruggire nei primi minuti con Hall, ma quando Alessandro Gentile accende il turbo tocca alla OJM fare la partita. L’ex di turno è una furia e va a segno per un totale di 13 punti nei primi 10′. Milano resta comunque vicina con Hall e nel finale passa avanti nonostante un bell’impatto da parte di Kell: al 10′ è 19-21.
    Q2 – Il secondo bel momento della Openjobmetis è nella prima metà del secondo quarto quando anche Beane si apposta sull’arco e manda a segno una doppietta. Il divario ora è varesino e si allarga sino al 29-21, con il giallo di due punti non assegnati nonostante un’evidente stoppata irregolare su Sorokas. Melli e Ricci ricuciono presto il divario, però Varese non arretra: tripla di Amato e schiacciata di Egbunu su assist di Kell. Purtroppo nel finale è ancora l’Olimpia a segnare e l’intervallo arriva in parità perfetta, 40-40.
    Q3 – Negli spogliatoi l’AX capisce di dover cambiare marcia e con Rodriguez al volante ci riesce, almeno per un po’: parziale di 4-14 e partita che sembra indirizzata, però l’OJM reagisce e – senza lo spagnolo in campo – ci mette poco a recuperare. Il controsorpasso porta anche la firma di Caruso e Ferrero (3 e 5 punti), mosse che un po’ sorprendono una Milano che continua ad avere “spintarelle” dai fischietti: alla terza sirena Varese conduce a sorpresa 64-60.
    IL FINALE
    A questo punto val la pena provarci, anche se l’ingresso nell’ultimo quarto è difficile. Antisportivo (dubbio) a Gentile che si tuffa per recuperare una palla persa; poco dopo gli arbitri vanno al replay per un altro fallo dell’ala che in caso di antisportivo sarebbe espulso. Nulla di fatto e allora ecco il meraviglioso assist per la schiacciata di Egbunu in testa a Datome. Milano si affida a Ricci (tripla pesante) ma anche a Hall (canestro in entrata) e Shields, a lungo impreciso ma capace di aggiungere due punti molto utili: Varese non si arrende, entra nella volata finale con leggero svantaggio ma trova di nuovo Gentile. Canestro dalla media e poi, dopo una tripla sputata dal ferro, canestro da 3 a riaprire i giochi a una manciata di secondi dal termine (dopo guizzo precedente di Jones a ridurre ancora il divario). Ricci ha la palla per chiuderla ma Jones si allunga e lo stoppa, la OJM può imbastire un ultimo attacco nel quale Beane rifiuta la tripla e serve Gentile. L’ex ci prova e arriva a pochi centimetri dall’impresa, ma alla fine fa festa Milano. Alla squadra di Vertemati restano gli applausi dei 1.700 di Masnago, e pure un certo amaro in bocca.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Varese era chiamata a rispondere dopo il meno 41 subito domenica scorsa contro i campioni d’Italia e si trovava di fronte l’altra corazzata del campionato e cioè Milano. Dal punto di vista della reazione, i ragazzi guidati da Vertemati sono stati certamente inappuntabili, tanto che hanno fatto sperare i loro tifosi di riuscire nel compiere un’impresa che a bocce ferme sembrava un miracolo, ma in un finale convulso e contradittorio alla fine i 2 punti restano in tasca alla banda Bassotti (non tanto per rifarsi alle scarpette rosse degli anni ’80 guidati da Dan Peterson ma per degli episodi arbitrali molto dubbi e praticamente sempre volti a favorire la squadra in trasferta). Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Kell 7 : doveva solo riassaggiare il campo dopo più di un mese di inattività per presentarsi pronto nella prossima gara che i biancorossi giocheranno a Cremona. E’ così determinate che il coach gli concede ben 28 minuti e lui dimostra di essere miracolosamente risorto e se ancora ce ne fosse bisogno, che è fondamentale per le fortune sue e dei suoi compagni. Alla fine finisce un po’ la benzina e di conseguenza la sua efficacia ma è la notizia più bella di serata. LAZZARO
    Gentile 7,5 : è evidente che lui è il fulcro di questa squadra, a volte forse può sembrare addirittura deleteria questa dipendenza ma è uno dei fondamenti su cui la squadra è stata formata e in alcuni momenti è immarcabile. Se riuscisse a migliorare alcune letture e a scaricare palla quando viene raddoppiato sarebbe davvero come vincere un terno al lotto. 90 LA PAURA
    Amato 5,5 : buttato nella mischia per sopperire alla momentanea assenza di Kell, ma anche lui decisamente in difficoltà nel tenere i piccoli avversari. Lascia il campo realizzando una bella tripla ma di lui ci si ricorda solo per questo. PETARDO
    Beane 6,5 : è l’unico difensore che in qualche modo cerca di limitare Rodriguez in entrata o sul pick & roll centrale anche se pure lui fatica a stargli dietro. Bene dall’arco, un po’ meno da 2 ma è l’unica guardia di ruolo che al momento Varese può schierare e la sua imprevedibilità è una valida alternativa che può far saltare il banco da un momento all’altro. JACKPOT
    Sorokas 5,5 : buon impatto iniziale dove segna subito un bel canestro e riesce ad essere reattivo a rimbalzo. Alla lunga però si spegne forse soffocato dalla fisicità di avversari ben più stazzati di lui che lo intimoriscono facendogli fare errori banali. INTUBATO
    De Nicolao 6 : parte in quintetto ma con un piglio più incoraggiante rispetto a quello mostrato a Bologna una settimana fa. Ci mette sempre tanta aggressività ma chi si trova di fronte è oggettivamente più forte e più bravo di lui. Bene per la distribuzione di palla in attacco anche se non riesce a mettere a referto nemmeno un punto. INSEGUITORE
    Wilson 4 : prestazione deludente quella dell’americano che sembra aggirarsi per il campo senza sapere bene cosa deve fare. Un tiratore che non prende un tiro è utile come la trama di un film porno. CENSORED
    Egbunu 7,5 : considerando il calibro dei sui diretti avversari di stasera, è autore di un partidazo facendo registrare una doppia doppia da 14 punti e 14 rimbalzi. Clamorosa la schiacciata con cui posterizza Datome. Certo andasse a canestro sempre con tanta decisione chi vi scrive risparmierebbe molti punti paradiso. Da registrare i tiri dalla lunetta che, come in questo caso, in un finale punto a punto, risultano sempre determinanti. CARONTE
    Virginio N.E.
    Ferrero 7 : si rivede la mano calda del capitano che in soli 5 minuti, chiamato in causa non delude il suo pubblico mettendo dall’angolo prima un tiro dalla media e poi una tripla che regala il momentaneo più 3 all’OJM. BOLLENTE
    Jones 6,5 : JJ parte bene con voglia e intensità ma a fine partita saranno solo 20 i minuti del suo impiego perché lo staff ritiene che, in particolar modo in difesa, fatichi a dare un buon contributo (il -10 di plus-minus è abbastanza indicativo). Nel finale viene rispolverato dal fondo della panchina e dimostra di essere giocatore di carattere realizzando in tap in un canestro fondamentale e stoppando poco dopo il tiro di Ricci regalando così l’ultimo possesso ai suoi, che poteva valere il supplementare. CAZZIMMA
    Caruso 6,5 : pochi minuti per il giovane centro partenopeo che però fa intravedere buoni sprazzi con un semigancio nel primo tempo che esce per poco e per un canestro più libero aggiuntivo poi convertito nella ripresa in una situazione abbastanza intricata nell’area avversaria. UPGRADE

  • simon89
    Quarantuno punti sul groppone, 97-56. Prima di ogni analisi tecnica, considerazione tattica o comunque prima di qualsiasi lettura “normale” di una partita, è necessario leggere il risultato finale di Virtus Bologna – Varese e dire, chiaro e tondo, che un verdetto del genere è indigeribile e non giustificabile.
    La Openjobmetis perde la partita ma anche un po’ la faccia, travolta da una Segafredo che prima ancora di essere su un altro pianeta dal punto di vista del talento, è spinta da un’energia, da un ardore, da una voglia di fare che dovrebbe essere appannaggio di chi ha meno qualità. E che invece è sbattuta dalle Vu Nere sul volto di una Varese molle, sfiduciata, triste anche nel linguaggio del corpo, quasi demotivata. «Andremo a Bologna per essere competitivi» ordinava coach Vertemati in settimana, ma evidentemente il suo appello è caduto nel vuoto.
    I biancorossi escono triturati dal PalaDozza fin dall’approccio al match (11-0 il parziale nei primi 2′ per la Virtus), non leggono le trappole seminate da Scariolo sulla strada di Gentile ed Egbunu, non colpiscono dall’arco (alla fine il dato sarà lo sconfortante 16%) e gettano al vento, alle ortiche, alla spazzatura camionate di palloni. Alla fine saranno 19 le palle perse da Gentile e compagni contro le 4 recuperate mentre pure a rimbalzo – dove con Brescia i biancorossi avevano dominato – la Segafredo fa a fette gli ospiti (55-36) sprizzando energia e fame da tutti i pori. Ok che lo sponsor è un caffé, ma Varese a questo punto meriterebbe di essere abbinata a un farmaco per la catalessi.
    E’ chiaro a tutti che per vincere al PalaDozza questa OJM avrebbe avuto bisogno di una impresa d’altri tempi e tutto sommato non era neppure questa la “richiesta”. Però ci si aspettava di vedere una squadra coraggiosa, volenterosa, determinata almeno a rendere la vita difficile a una Virtus che ha sì tanti campioni ed è in forma eccellente, ma ha anche pagato dazio alla sfortuna con tre infortuni pesantissimi. E invece sono Teodosic e Pajola ad accendere la partita, senza che in casa biancorossa ci fosse uno spartito da seguire. A parte una prima reazione (0-10 di parziale) vanificata da medie amatoriali ai tiri liberi, Varese non ha prodotto nulla, accendendo anche un campanello d’allarme alla voce leadership.
    Senza Kell, né Gentile né Jones (né Ferrero, che però ha minutaggio limitato) né altri hanno preso in mano le redini della squadra. E Wilson, anche stavolta, è stata zavorra pesante. Così, davvero, non va.
    PALLA A DUE
    Serata di festa in casa Bologna: è la prima di campionato casalinga e la Virtus deve festeggiare con i propri tifosi sia l’eccezionale scudetto della scorsa primavera, sia la Supercoppa che ha permesso ai bianconeri di superare anche Milano nel ranking di inizio stagione. Varese, ospite di turno, si presenta con Kell in borghese come previsto, e con l’ex Gentile con la caviglia fuori posto. L’ala è comunque in un quintetto diretto da De Nicolao. Scariolo fa esordire Alexander nell’attesa di schierare Simpson e (pare) il francese Cordinier. A gestire la palla, Teodosic e Pajola.
    LA PARTITA
    Q1 – Difficile fare peggio della OJM in avvio di gara: tre bombe a segno della Virtus con tre giocatori diversi (e con gli esterni che stanno a guardar), 13-1 di parziale e due falli per De Nicolao e Gentile. Vertemati mescola gli uomini e trova in Sorokas il fattore chiave: l’alona lituana scuote i suoi e Varese costruisce un controbreak di 0-10 che la rimette in partita. Poi però i liberi sono una lamentazione e la Virtus può chiudere avanti 21-16.
    Q2 – Tutto sommato, anche il secondo periodo è accettabile: la OJM non recupera, però trova qualche lampo qua e là che la tengono in scia a una Virtus nella quale Hervey è implacabile, Pajola un fattore in difesa e Teodosic il solito direttore d’orchestra. Si accende Egbunu, addirittura c’è una bomba di Wilson che rimarrà isolata in un deserto di errori: il divario cresce ma solo di qualche lunghezza sino al 44-35.
    Q3 – La Virtus decide di dare un’altra spallata a inizio ripresa e trova una resistenza di cartavelina da parte dei biancorossi: comincia così un calvario che nei secondi 20′ parlerà di un parziale di 53-21. Il break di inizio ripresa è di 13-2 con Sorokas autore degli unici punticini lombardi, Gentile infila un canestro di rabbia ma Varese viene infilata da lanci lunghi, contropiedi e canestri di ogni foggia. Alla mezz’ora il match è già in archivio, 72-50, perché anche un minibreak di 0-5 è immediatamente ribaltato.
    IL FINALE
    Passano 2′ del quarto periodo e già i tifosi varesini guardano nervosamente il cronometro nella speranza di vederlo correre a zero. Perché dal -20 si passa rapidi al “trentello” con la chiara impressione che lo sprofondo non abbia fine. Ed è così: la Virtus resta vigile in difesa, Varese non fa mai-mai-mai canestro, perde l’impalpabile Jones per falli e si fa infilare anche da un ragazzino – Barbieri – messo in campo da Scariolo per l’esordio in Serie A. Alla fine, anche la fatidica quota 40 viene sbriciolata, in tribuna si fa festa, in casa OJM resterebbe solo da chiedere scusa.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    In Legabasket lo hanno capito: mettere Varese-Brescia alla prima di campionato è garanzia di emozioni e di partite punto a punto. Il bello è che per la terza volta su tre, in pochi anni, a festeggiare in casa è la Openjobmetis seppure con scarto minimo, 75-72: la squadra di Vertemati compie così un primo passo bello lungo nel cammino del campionato, una vittoria importante in vista di due scontri ai limiti dell’impossibile con Virtus (a Bologna) e Milano (a Masnago).
    Un match che Varese si prende meritatamente, ma solo allo scadere dei 40′: Ferrero e compagni hanno condotto per quasi tutto l’incontro, partendo a razzo e poi facendosi rimontare senza però mai andare sotto (se non per un paio di punti in un paio di occasioni). Insomma, contro un’avversaria con esperienza, talento e… tanto budget, la Openjobmetis ha risposto colpo su colpo, si è riportata avanti e sul rettilineo finale ha retto nonostante qualche episodio nefasto, un po’ autoinflitto (la palla persa di Beane), un po’ indotto dagli arbitri (l’incredibile fallo non fischiato su Sorokas a 1” dalla fine).
    La gara di Masnago – con 1.600 tifosi – ha messo contro due squadre ancora lontane dall’avere meccanismi ben rodati, ma sicuramente volenterose e desiderose di strappare un successo. Varese lo ha dimostrato anche nella lotta in area, con 44 rimbalzi (a 31) conquistati di cui 14 in attacco. E poi lo ha messo in luce almeno nella difesa sull’uomo, con Brescia che sperava di correre il campo e invece ha avuto percentuali basse con i suoi esterni braccati dai difensori diretti. Detto questo, in retroguardia si sono aperte anche alcune voragini su cui Vertemati e lo staff dovranno lavorare sodo, ma per intanto i biancorossi hanno mosso la classifica.
    Merito anche delle prove da trascinatori di Jones e Gentile (16 e 18 punti) e di quella da variabile impazzita di Beane che nel terzo periodo ha tenuto in piedi da solo Varese. Male il suo alter-ego in guardia, Wilson, e del resto si sapeva che potesse essere un anello debole. E poi la regia: De Nicolao e Amato non hanno incantato ma vista la situazione d’emergenza hanno portato il loro contributo: meglio Denik, specie nel contenere le folate del temuto Mitrou. Anche qui, è chiaro che Varese paghi caro l’assenza di Kell, però è stato trovato un compromesso che ha “tenuto”, permettendo di festeggiare a fine gara. E di pensare a Bologna con la mente sgombra.
    PALLA A DUE
    Varese si presenta “crociata” all’appuntamento con la Serie A, con la nuova maglia che ricorda quella del calcio nell’anno di Pavoletti e che ha in sottofondo il disegno dei Giardini Estensi. Circa 1.600 persone a Masnago, poche rispetto a una volta, ma è un piacere ritrovare gente, colori, calore e tutto ciò che è contorno al match. Senza Kell, la Openjobmetis schiera il quintetto con De Nicolao; Magro invece tiene di rincorsa il fischiatissimo Moss e lancia tra i cinque Della Valle.
    LA PARTITA
    Q1 – Alessandro Gentile ci tiene a farsi applaudire dai suoi nuovi tifosi: il suo avvio ruggente – 5 punti contro Petrucelli – trascina i compagni e per 8′ è un piacere vedere Varese volare. Jones attacca bene il canestro, De Nicolao esplode la prima tripla per il 13-4 del 4′. Magro chiama un timeout, poi replica pochi minuti dopo perchè nel frattempo la OJM tocca il massimo vantaggio, 27-8 con tripla anche di Amato. Negli ultimi 2′ però arriva un calo che è, preludio al cattivo secondo periodo; la sirena è generosa, 27-12.
    Q2 – Le crepe intraviste sul finire del primo quarto vengono fuori alla ripartenza: il parziale per Brescia è di 1-12 e l’impressione è che Varese non abbia troppe idee dopo quella partenza razzo. I biancorossi balbettano in lunetta, anche, e così la Germani dopo metà periodo è già negli specchietti. Il tempo di un assist memorabile di Gentile a Egbunu (passaggio rimbalzato dietro schiena per la schiacciata del pivot) e poi c’è ancora da soffrire anche perché Vertemati spende un solo timeout e quando usa il secondo (a 16” dalla fine) Beane riesce a farsi rubare palla e subire il 2+1 da Moss: all’intervallo è 38-37. Tutto da rifare.
    Q3 – Brescia fiuta di poter forzare ancora per prendere il comando e in avvio ci prova e arriva prima al pareggio e poi al sorpasso ma non ha fatto i conti con Beane. La guardia, dopo un primo tempo disastroso, infila 11 punti in una manciata di minuti, addomestica la Leonessa e riporta entusiasmo tra la gente di Masnago. Nel mezzo anche sprazzi di ottimo Jones ma non basta: dopo il +8 i biancorossi subiscono una tripla di Gabriel, un’entrata di Mitrou e il -1 di Petrucelli: 59-58.
    IL FINALE
    Si decide tutto all’ultimo dei quattro giri con Varese che tiene la testa della corsa con Jones e Gentile, ma è questione di una manciatina di punti perché dall’altra parte Cobbins è sveglio e gli esterni producono. Passata indenne la metà del quarto, la OJM prova l’allungo su un’altra prodezza al tiro di Beane che però vale due punti (69-62): Brescia allora si riorganizza e risale di nuovo a -2 salvo sprecare poi la palla del pareggio. Varese respira con Gentile e Beane ma De Nicolao (sui 24”) non riesce a dare il colpo decisivo e poco dopo esce per 5 falli. Della Valle accorcia dalla lunetta, poi Beane impazzisce di colpo, proponendo un passaggio folle per Egbunu al posto di tenere la palla. Gabriel ringrazia e imbuca la bomba del -1, Varese fa ancora peggio con un’infrazione di 5” sulla rimessa. Ci prova – mancano 16” – Della Valle in entrata ma Gentile regge in difesa e l’azzurro sbaglia: rimbalzo di Sorokas e fallo antisportivo. Il lituano segna i liberi e sul possesso successivo viene spintonato fuori da Burns. Gli arbitri, incredibilmente, ingoiano il fischietto e danno “rimessa blu” aggiungendo pure mezzo secondo. Ma subire un canestro a quel punto sarebbe troppo beffardo: Brescia sbaglia, la Openjobmetis festeggia.
    Damiano Franzetti

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