Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    Encefalogramma piatto. Neppure la scoppola di Brescia, nemmeno un nuovo arrivo, neanche (soprattutto) il terreno che si sbriciola sotto i piedi rivelando una voragine tremenda alle spalle riesce a risvegliare l’Openjobmetis. Una squadra che nella sconfitta con Cremona (68-75) riesce addirittura a trasformare l’ira, la rabbia, il dolore (i sentimenti che dovrebbero accompagnare un’esibizione simile) in scoramento, rassegnazione, apatia.
    Sembra tutto scritto: a Cremona, che non aveva mai vinto a Masnago, basta una prova lineare e intelligente per mettere in croce Varese, una squadra che con l’avvicinarsi del 40′ non riesce a tenere il ritmo degli avversari e si spegne, pian piano, senza sussulti e soprattutto senza trovare un’alternativa a un gioco piatto, prevedibile, marcabile. Un basket affidato quasi solo al tiro da 3 punti che però stavolta è deficitario (vi ricordate la partita interna con Goettingen?) e accompagna nel baratro i biancorossi.
    Due anni fa, in questo periodo, una sconfitta con Napoli convinse Luis Scola a iniziare un casting per cambiare allenatore, sfociato nella scelta inattesa e rivoluzionaria di Roijakkers. Ecco: forse è il caso di pensare a una soluzione del genere perché Bialaszewski appare inadeguato tanto quanto il Vertemati di allora, e come il Vertemati di allora se ne esce con parole che sono un’ammissione di impotenza. Non basta “essere scontenti”, non basta promettere di “lavorare per migliorare”: servono fatti perché il fondo della classifica ormai è a un passo con Treviso che si è sbloccata contro Brindisi e con la trasferta della OJM in Salento tra sette giorni.
    Poi, intendiamoci, se l’allenatore ha tante colpe (perché va bene applicare un tipo di gioco, ma bisognerebbe anche attivare le alternative quando le cose girano male) non è che i nostri eroi in canottiera sono esenti da critiche. Le prove di Woldetensae e Brown lasciano attoniti, quella di Cauley-Stein è quasi sconfortante (tanto che Ulaneo gioca quasi gli stessi minuti), Shahid è preda dei suoi limiti. E a livello di intensità, di atteggiamento, di grinta si resta sui minimi: un dato su tutti è quello dei rimbalzi offensivi, zero (ZERO) nei primi 20′, quattro alla fine. Appena 12 gli assist, segnale che la palla gira poco e male, appena 4 recuperi a fronte di 11 perse, e poi il 29% dall’arco a certificare la resa. Contro una Cremona che tira peggio da 3 ma fa meglio tutto il resto, con italiani incisivi (Pecchia, Eboua, Denegri) e un impatto maggiore in tutte le zone del campo.
    Una debacle che non è paragonabile nei numeri a quella di Brescia ma se possibile altrettanto fastidiosa, perché dopo una mazzata come quella del PalaLeonessa ci si attendeva un ruggito, un graffio, un colpo di coda. Invece no: encefalogramma piatto, lo abbiamo detto all’inizio. E la classifica fa paura.
    PALLA A DUE – Bella notizia all’angolo biancorosso dove c’è anche Matteo Librizzi, a referto anche se non utilizzato. Bialaszewski accoglie il nuovo arrivato Young anche se manda – prevedibile – in quintetto Woldetensae. Sul fronte opposto Cavina recupera sia Zegarowski sia Adrian con quest’ultimo che parte tra i primi cinque; regia inizialmente affidata a Denegri, il varesino Piccoli inizia dalla panca. Tanta gente a Masnago con discreta rappresentanza di tifosi ospiti.
    LA PARTITA
    Q1 – Una tripla di Hanlan è seguita dal primo black out biancorosso con la specialità della casa (rimesse sbagliate) offerta ben due volte. Il canadese è l’unico terminale offensivo affidabile e tiene in piedi l’attacco della OJM mentre dalla parte opposto la Vanoli non sfonda ma resta costantemente avanti. Young entra e segna subito da 3 (ma poi sbaglierà gli altri tiri), Varese stavolta difende abbastanza bene e all’intervallo gli ospiti sono avanti di un’incollatura, 16-18.
    Q2 – Al rientro Bialaszewski tiene in campo Ulaneo ma Varese per diversi minuti fatica a sbloccarsi. Cremona trova buone giocate da Eboua ma non riesce a fare il break e così ci vuole la solita invenzione di Hanlan per riattivare la OJM. Poi tocca a Moretti: il play segna 8 punti nel finale di periodo e propizia un nuovo, minimo vantaggio. Nel finale canestro strano ma caparbio di Brown punito con un fallo tecnico assurdo per l’esultanza: Cremona sbaglia l’ultimo tiro e al 20′ è 32-30.
    Q3 – McCullough chiude subito il minimo vantaggio biancorosso, ma verso la metà del terzo periodo arriva un sussulto che fa ben sperare: Varese tocca il +6 (massimo vantaggio) con Moretti e con gli unici 2 punti di Cauley-Stein (schiacciata in contropiede). Timeout Vanoli e nel giro di pochi istanti le speranze dei tifosi di casa sono sfumate. Una tripla di Shahid ridà fiato a Varese che poi però paga caro l’unica prodezza di Zanotti, subito dopo uscito per cinque falli (54-56 al 30′).
    IL FINALE
    Il punteggio dice che la partita è ancora aperta, l’atteggiamento biancorosso però non fa dormire sonni tranquilli. Cremona si spinge a +6 prima dell’unico centro di Brown da lontano. Moretti si fa largo, converte i liberi ed è ancora -1 ma Varese è sempre appesa a un filo: l’ultimo pareggio è una prodezza da lontanissimo di Hanlan ma poi il capitano deve uscire per cinque falli (fischio molto dubbio su Eboua). Senza il capitano Bialaszewski deve andare con Shahid; rientra anche Cauley-Stein per Ulaneo ma le forzature di Moretti e Brown vanificano anche un bel canestro di un impreciso Young. Il canestro di Pecchia sul filo dei 24” spegne le ultime speranze, al pari dell’1 su 2 di Brown in lunetta. Finisce 68-75 con la squadra di Cavina che si merita i due punti. Bialaszewski esce tra i fischi mentre il pubblico “salva” i giocatori. Ma la barca affonda per tutti.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Partita se c’è n’è una che rispecchia lo stato di salute di Varese. Il malato è grave e probabilmente le cure non stanno migliorando il paziente. Cremona riesce a incanalare l’andamento dell’incontro nel piano che avevano studiato e riescono a vincere meritatamente, per la prima volta nella storia, sul parquet di Masnago. Varese rimane in partita fino all’uscita per falli di Hanlan, poi perde completamente fiducia. Lacey e Denegri mettono i chiodi sulla bara della OJM e ora si che la situazione si fa davvero pericolosa.  Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Shahid 4,5 : da fuori si esulta quando riesce a prendere almeno il ferro. Se tenta la penetrazione la stoppata non è nemmeno quotata. Eppure era entrato in campo con il piglio giusto. AUTOSTOPPATO
    Young 5,5 : partenza che fa ben sperare. Peccato che il primo canestro rimanga per lungo tempo anche il solo, perché le sue percentuali scendono vorticosamente. Dimostra una condizione fisica rivedibile anche se questa pesantezza lo aiuta nel tenere in post basso. RALLENTATO
    Cauley-Stein 4 : prestazione evanescente. Non riesce mai a dimostrare di voler lottare, di far valere il suo strapotere fisico, sembra davvero essere capitato qui per caso. INDOLENTE
    Ulaneo 6,5 : Scott anche questa volta si fa apprezzare per tutto quello che riesce a mettere sul campo a differenza del il suo compagno di ruolo. SOLIDO
    Woldetensae 4,5 : Tomas sembra entrato in un tunnel dal quale non si riesce ad intravedere la luce. Cerca di rendersi utile dal punto di vista difensivo ma si spegne subito e in attacco non entra mai in ritmo. DISPERSO
    Zhao N.E.
    Moretti 6 : parte in sordina, innesta le marce alte nella parte centrale dell’incontro e poi torna nell’ombra quando Hanlan deve uscire per falli e sarebbe servito un leader a tutto tondo. GEMELLO MANCATO
    Librizzi N.E.
    Virginio N.E.
    Hanlan 6,5 : partita in cui è decisamente il più ispirato dal punto di vista realizzativo. In fase di costruzione combina qualche pasticcio ma è l’uomo a cui i suoi compagni si aggrappano per restare in partita. Un quinto fallo molto dubbio lo mette fuori nei minuti decisivi e i suoi compagni naufragano. NOSTROMO
    Brown 5 : Gabe viene impiegato sia da ala grande che da ala piccola per la prima volta in stagione. Forse il dover difendere anche su piccoli della Vanoli gli tolgono lucidità e precisione al tiro. SBALLATO

  • simon89
    Varese aggiunge James Young per sopperire all’infortunio di Sean McDermott. La 28enne ala in uscita da Treviso, dove aveva prodotto 9,7 punti e 2,4 rimbalzi in 8 gare con la maglia della Nutribullet, firmerà nelle prossime ore il contratto con l’OJM che lo ingaggerà senza bisogno di visto e tesseramento ex novo.
    Il giocatore del 1995, compagno di Willie Cauley-Stein nella stagione 2013/14 all’università di Kentucky, siglerà un accordo per due mesi con possibilità di estensione fino al termine della stagione 2023/24. Si tratta di un’ex prima scelta NBA – numero 17 dei Boston Celtics nel 2014 – che non ha “sfondato” tra i professionisti (2,3 punti in 4 stagioni, un passaggio anche a Philadelphia quando Zach Sogolow era già direttore delle basketball operations). In Europa è stato capocannoniere del campionato israeliano 2019/20 col Maccabi Haifa; non ha più l’atletismo devastante dei suoi 20 anni, ma si tratta di un tiratore mancino con ottime doti balistiche (nella stagione in corso high di 28 punti con 6/7 da 3 a Scafati). Sopperirà all’assenza di McDermott, rispetto al quale è più potente (201 centimetri per 98 chili) ma meno agile, giocandosi la chance di una conferma se convincerà entro fine gennaio. Il giocatore arriverà a Varese in tempo per essere tesserato per il derby di domenica contro Cremona, probabilmente domani – giovedì 30 novembre – il primo allenamento con i nuovi compagni.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Chi si aspetta di leggere sentimenti forti, dure prese di posizione, aspre critiche, nette risoluzioni e nomi di salvatori da annunciare coram populo, farebbe bene a passare all’oroscopo piuttosto che proseguire con questa intervista.
    Perché chiacchierare con Zach Sogolow e Maksim Horowitz - rispettivamente GM of Basketball Operations e GM of Basketball Strategy - nel momento più duro della stagione, all’indomani della stentorea scoppola presa da Brescia, significa fare i conti ancora una volta con il netto cambiamento culturale che ha ammantato la Varese secondo Luis.
    Le sei domande de l’Ultima Contesa - leggi QUI - sono state prontamente recapitate al mittente, nella fattispecie - confermata la non disponibilità alle interviste locali del capo supremo - ai due giovani manager che si dividono il compito (tra gli altri loro ascritti) di raccordo tra il campo e il fuori campo. E le risposte sono arrivate tutte, a raccontare quello che abbiamo già provato più volte a spiegarvi (tipo QUI)…
    E allora ecco che una delle peggior sconfitte in 78 anni di storia - pur nella consapevolezza dell’infimo livello raggiunto - diventa una partita da valutare insieme alle altre. Ed ecco che il mercato, che metà dei giornalisti varesini aggredirebbe con furore, è invece un qualcosa da soppesare su più fattori, ecco che la leggerezza strutturale della squadra non va corretta perché si è perfettamente consapevoli dei vantaggi e degli svantaggi che comporta, che Cauley-Stein sta soddisfacendo per i miglioramenti messi in mostra e per la sua disponibilità, che il playmaker non manca e… so on…
    Non è sottovalutazione dei pericoli (o almeno tutti speriamo che non lo sia). Non è presunzione, anzi l’impressione è di aver avuto davanti due persone umili e molto competenti. È semplicemente un misto di cose che solo i chilometri di Oceano Atlantico possono spiegare: la volontà di perseguire fino in fondo un’idea anche quando manifesta dei limiti, l’estrema convinzione nel rifiutarsi di valutare il breve periodo, la fiducia quasi cieca in ciò che va oltre le singole persone - ovvero la regola -, l'attitudine a vendere il proprio prodotto fino a prova estremamente contraria, una dose di continenza che noi latini mediamente non sappiamo nemmeno dove stia di casa e anche un pizzico di quella riservatezza rispetto al mondo esterno che nel “Big Country” è sacra.
    Così è, anche se non vi pare, la Pallacanestro Varese odierna. Con un limite però, perché qui, nessuno è fesso (chissà come si dice a New York il proverbio napoletano...): se la squadra non darà segni di vita dopo Brescia, nessuno probabilmente si potrà dire salvo. Nemmeno un Bialaszewski per il quale vengono spese parole di estrema fiducia, anche se... «come risponderemo dopo Brescia ci dirà molto di noi stessi e di come lo staff tecnico sappia gestire momenti delicati come questo». 
    In un “American way” di rispondere, suona molto più di un avviso.
    Ma ripartiamo da Brescia: «Vorremmo dire - rispondono prima Sogolow e poi Horowitz - che prima di tutto non giudichiamo la nostra squadra dalle singole partite, sebbene quello che ogni singola partita “dica” in termini di sforzo messo in campo e di qualità del gioco sia molto importante per noi. Vorremmo che questo fosse chiaro… Come i nostri tifosi, siamo naturalmente frustrati dal risultato: sappiamo che la nostra squadra è capace di fare molto di più di quello che ha mostrato domenica. È normale che non ogni partita vada nella direzione da noi sperata, ma abbiamo bisogno di metterci nella condizione di combattere sempre fino alla fine e ciò succede solo se sei competitivo fin dall’inizio».
    Naturale chiedere anche se non ci siano problemi - singoli e collettivi - di approccio e di resistenza mentale alle partite, vista la facilità con cui i biancorossi si sono sciolti sul parquet del PalaLeonessa (e non è stata la prima volta): «Ogni giocatore sta lavorando duro sugli aspetti mentali del modo in cui gioca, al pari del resto. E a loro disposizione abbiamo messo delle risorse che permetteranno loro di continuare a lavorarci. Anche sotto questo profilo il passaggio all’Europa per la prima volta richiede adattamento e apprendimento: bisogna imparare che ogni partita è importante e richiede una certa intensità. Siamo sicuri che il nostro coach sta cercando di enfatizzare molto questi concetti e che i nuovi stiano a poco a poco imparando e stiano crescendo».
    Gli alti e i tanti bassi riscontrati finora vengono spiegati così: « Per una squadra giovane, nuova e in cui ci sono tanti giocatori a digiuno di Europa è normale che ci siano delle varianti del genere - spiega Sogolow - Ci vuole tempo, anche solo per capire le differenze che ci sono tra una partita di campionato e una di Fiba Europe Cup. In una situazione del genere ci sta giocare bene contro avversari che sono più forti di te, come male contro chi è invece ampiamente alla tua portata o peggio di te». Brescia quindi diventa quindi più che altro una tappa - seppur fastidiosa - in un percorso da sei vittorie su otto partite nell’ultimo mese e mezzo: «Al di là della delusione per ciò che è avvenuto a Brescia, è normale quanto sta accadendo e nel complesso siamo felici del trend che Varese ha preso prima del match del Palaleonessa».
    Andiamo dritti e chiediamo se non siano riscontrabili errori nella costruzione estiva della squadra, visto come la Openjobmetis di coach Bialaszewski sparisca dal parquet ogni volta che trova sulla sua strada difese asfissianti sulla palla e fisicità. La replica di coloro che il mercato, peraltro, lo hanno fatto solo in minima parte, in un’estate contrassegnata dagli addii progressivi (prima Arcieri, poi Brase), è la seguente: «Siamo leggeri, indubbiamente. Abbiamo costruito una squadra che rispondesse allo stile di gioco che vogliamo perseguire e stiamo imparando che ci sono alcune cose con cui dobbiamo fare i conti, senza porvi particolare enfasi. Siamo una squadra che vuole giocare veloce, che vuole prendersi i tiri giusti, che vuole logorare gli avversari con i suoi scatti e con l’atletismo: è chiaro che il compromesso sia la leggerezza e la minor forza rispetto ad alcune squadre» dice Horowitz, come a confermare che certi grattacapi sono stati pienamente in conto.
    Sia lui che il collega, però, tengono anche a precisare che «sia per me che per Zach questa è la prima volta in Europa e stiamo imparando cosa serve per giocare bene in Italia, cosa serve per giocare bene nelle Coppe e cosa invece non va. Non ci riteniamo perfetti e non pensiamo di sapere già tutto in virtù della nostra esperienza passata: valutiamo le nostre scelte e cerchiamo di imparare dagli errori». 
    Chiediamo conto delle venti statistiche - per la maggior parte difensive - che vedono Varese all’ultimissimo posto della Serie A: «I numeri parlano chiaro, la difesa non è a posto, ma lasciamo che siano i nostri allenatori a capire cosa fare dal punto di vista strategico: noi stiamo dando loro tutte le informazioni statistiche di cui hanno bisogno e loro stanno certamente lavorando duro per migliorare questi numeri - dice Zach - Il punto è che bisogna valutare la difesa nella sua interconnessione con il resto del gioco: se forzi una palla persa, dall’altra parte vai a segnare un facile layup, se concedi un rimbalzo offensivo, ti precludi la possibilità di andare in transizione. Questi per noi sono gli aspetti importanti». Ecco invece Makx: «Siamo in costante comunicazione con i nostri allenatori e con il front office e tutti insieme cerchiamo di capire quali sono i nostri punti di forza e quali le nostre debolezze. È chiaro che siamo una squadra più offensiva, ma questo non significa che non possiamo essere una squadra che difende anche bene, pur senza diventare i migliori sotto questo aspetto. Il talento nel roster c’è per fare molto meglio».
    Su Willie Cauley-Stein e il suo rendimento: « Willie si sta abituando a quello che lo circonda, al gioco e a quelli che sono i nostri bisogni - è l’idea di Makx - C’è un continuo scambio con lui, perché anche da parte sua arrivano suggerimenti su come lui ritiene di poter essere utile al team. Ci stiamo lavorando, così come fa il coaching staff per metterlo nella posizione dove possa rendere al meglio». 
    Sì, ma non manca un play che lo sappia attivare? «Riteniamo di no. Possiamo trovarlo così come siamo nelle posizioni in cui può far male alle difese avversarie: ci sono situazioni in cui i suoi compagni devono essere più “playmaker”. Anche qui le discussioni sono continue nel tentativo di cercare le soluzione migliori: nessuno rifugge i problemi». E Sogolow aggiunge: «Molto del suo rendimento dipende anche da come le altre squadre decidono di difendere su di lui: alcune avversarie gli mettono due giocatori addosso per impedirci di arrivare al ferro, ma questo ci apre delle opportunità sull’arco. Altre volte è più libero. Abbiamo imparato che bisogna essere pazienti e capire quale sia il piano partita altrui, sfruttando le opportunità che da esso discendono».
    Arriviamo a due argomenti centrali, l’allenatore e la supposta, immutabile schiavitù al “sistema”. Sul primo abbiamo già anticipato: né Sogolow, né Horowitz rifuggono la realtà. «Nessuno si sente bene per come è andata la partita contro Brescia - parla Sogolow - ma vediamo il lavoro che Tom e il suo staff fanno ogni singolo giorno, e crediamo che sia lui, sia tutta l’organizzazione stiano facendo di tutto per muoversi nella giusta direzione. Come risponderemo dopo Brescia ci dirà molto di noi stessi e di come lo staff tecnico sa gestire momenti come questo». Sul secondo tema ecco Horowitz: «Posto che anche qui si tratta di un qualcosa che riguarda il lavoro degli allenatori, penso che per noi sia molto importante essere coerenti con il nostro modo di giocare. Come possiamo crescere e apprendere se poi cambiamo o ci aspettiamo cose diverse dai nostri giocatori di volta in volta? Penso che alla fine se noi saremo in grado di eseguire ai massimi livelli il sistema che abbiamo messo insieme con Luis e con i coach, avremo successo. Naturalmente ci sono momenti in cui i cambiamenti sono necessari in base agli infortuni e ad altre cose che accadono ed è qui che i nostri allenatori hanno lo spazio per intervenire: spetta a loro la valutazione». Queste parole vanno a certificare ancora una volta l’enorme mutamento rispetto a un passato fatto di intendimenti tecnici classici, variabili ed adattabili…
    Certo, riprende Zach, «questo non significa che ignoriamo come giochi o come sia la squadra che ci gioca contro, ma accettiamo pienamente che il nostro modo di giocare miri a prendere alcuni vantaggi e ad accettare alcuni svantaggi. E con questo dobbiamo convivere». Discorso chiuso.
    Il mercato: «Valutiamo ogni giorno le opzioni del mercato: è il nostro lavoro, lo prendiamo seriamente e lo stiamo facendo al di là delle circostanze. Nessuno deve pensare che siamo qui decisi a non cambiare nulla al di là dei risultati. Ora ci sono gli infortuni di Librizzi e di McDermott, ma per loro natura gli infortuni sono una cosa dinamica: le prospettive possono cambiare tra il giorno in cui essi occorrono e le settimane successive, anche in termini di durata. In questo momento quindi stiamo cercando di distinguere tra ciò di cui possiamo avere bisogno a breve termine e ciò che invece potrebbe servirci a lungo termine». Traduzione nostra: se l’assenza di McDermott (Librizzi potrebbe, il condizionale è d’obbligo, tornare già fra due domeniche) dovesse effettivamente essere consistente, il ricorso a un’aggiunta potrebbe avvenire. Altrimenti si valuterà ancora, ma per un cambiamento.
    Le ultime battute sono per i tifosi, per le loro paure: «Capiamo i tifosi - afferma Sogolow - Nulla di quello che potremmo dire loro in questo momento potrebbe rassicurarli più di avere una squadra che gioca con il cuore e che si batte per questa fantastica città e per questa fantastica gente. L’unica rassicurazione che possiamo dar loro è che continueremo a lavorare giorno e notte e ci aspettiamo che lo stesso facciano i giocatori ogni partita». «Nel poco tempo in cui siamo stati qui - conclude Makx - Abbiamo visto l’amore che i tifosi hanno per questa squadra e tutti - io, Zach, gli allenatori, il front office - vogliamo lavorare duro per renderli orgogliosi e avere alla fine una stagione positiva. E questo non significa retrocedere, ma competere per i playoff».
    Fabio Gandini

  • simon89
    Il tracollo di Brescia spedisce Varese sul mercato. L’area d’intervento pare individuata nel reparto esterni, provando ad aggiungere il tanto invocato elemento con gambe fresche in grado di saltar l’uomo e creare vantaggi per la sua batteria di tiratori e per Willie Cauley-Stein. Sarà Taveion Hollingsworth, 25enne combo-guard realizzatrice attualmente all’AEK Larnaca nel campionato cipriota? È una pista, non l’unica, che Varese sta seguendo nelle ultime 48 ore.
    LA CARRIERA EUROPEA
    L’ipotesi Hollingsworth sarebbe legata a un escape dall’attuale contratto in essere coi campioni in carica di Cipro dopo l’eliminazione dalla FIBA Europe Cup, in cui il cestista del 1998 ha viaggiato a 14,0 punti più 6,2 rimbalzi e 3,7 assist. Lo statunitense, miglior realizzatore di sempre nella storia dell’università di Western Kentucky, ha percorso una carriera europea nel sottobosco di campionati non d’alto livello (Austria, Croazia e l’attuale passaggio nella lega cipriota, dov’è sbarcato a febbraio 2023). Non è un playmaker puro - non lo era neppure Colbey Ross - ma rispetto ai giocatori del roster attuale ha garretti esplosivi per attaccare il canestro (5,7 liberi di media in 14 gare tra campionato e FIBA Cup). Ma ha sufficiente qualità per essere l’uomo della svolta al cambio del salto tra Cipro e Italia, o il rischio è che possa fare la fine di Vinnie Shahid, i cui numeri in FIBA Cup (15,5 punti e 3,5 assist) sono molto simili ai suoi?
    LE VALUTAZIONI E I COSTI
    Le interlocuzioni con l’agente di Hollingsworth non sarebbero state approfondite nelle ultime ore: il giocatore del 1998 è sceso in campo ieri pomeriggio con Larnaca nel match di campionato cipriota, con l’OJM che starebbe facendo le sue valutazioni sull’operazione. Se le caratteristiche tecniche, a dispetto della taglia minuta (75 kg per 188 cm), potrebbero essere quelle ricercate, la riflessione riguarda l’opportunità di investire su un cestista tutto da scoprire in Italia. C’è pure una questione meramente economica: il nuovo tesseramento di uno straniero costa 15mila euro di tassa federale, al di là dell’eventuale buyoutda versare al club di origine. Ne vale la pena? Al momento il colpo non è stato affondato e resta da vedere se lo sarà mai.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    È tutto molto semplice, in realtà. Primo: ringraziamo Brescia, l’emozione dei suoi ragazzini in campo nel finale e Zhao (che non sappiamo ancora quanto valga, vista la sua giovane età, ma di sicuro non così poco da essere mandato in campo sul -50…) per aver lasciato intatto il record del 18 marzo 1999: Treviso-Varese, -47.
    Secondo: chi darà la colpa all’assenza di McDermott e di Librizzi o al viaggio della speranza a Tbilisi guarderà il dito e non la luna: con la squadra al completo, oggi sarebbe finita ugualmente con una sconfitta nettissima.
    Terzo: pensiamo alla prossima, subito. Perché interrogarsi troppo sulla vergognosa sconfitta del PalaLeonessa non è tanto utile come si possa credere - temiamo - nell’ottica di questa nuova società. E cerchiamo immediatamente di spiegarvi il perché.
    L’autentica debacle bresciana è semplicemente, banalmente, inesorabilmente nel DNA della Varese 2023/2024. Bologna, Venezia, oggi: tre indizi per una prova che nemmeno serve. Contro le squadre fisiche, contro le difese fisiche, la squadra di coach Bialaszewski non ha diritto di cittadinanza, non è costituzionalmente in grado di reggere nemmeno lo stesso metro di confronto.
    Non ci sono percentuali che tengano, né prestazioni incidentalmente negative a determinare il risultato e forse nemmeno la sua ampiezza: contro Brescia, Venezia, Bologna, pensiamo anche Milano, e vedremo se mancherà ancora qualcuno all’appello, la Openjobmetis non può nemmeno condividere lo stesso campo di gioco.
    Sai che novità, penserà pincopallo, sono lustri che ciò accade. Vero, ma qui si sta trattando di qualcosa di diverso, non del fatto che alla fine vince sempre chi è più forte e chi ha più soldi: nel caso di specie si tratta di un’impossibilità che non ammette eccezioni, nemmeno nella singola partita.
    E chi ha costruito il tutto lo sa, lo ha messo in conto. 
    Altrimenti non avrebbe edificato una casa così leggera, così atipica, così destrutturata per certe battaglie. Altrimenti non avrebbe scelto elementi così inesperti, così a digiuno di Europa e di Italia, così giovani, così proni - quindi - agli alti e ai bassi che più bassi non si può. Altrimenti non seguirebbe un sistema che vale più di tutto: più dei giocatori - che dall’anno scorso a quest’anno sono stati considerati praticamente intercambiabili - più dell’allenatore, più anche del solo pensare a un minimo tentativo di correzione o di uscita dallo spartito durante le gare. Altrimenti non si affiderebbe così tanto allo studio dei numeri, considerati però su gruppi di partite: il singolo evento non conta nulla per le analytics, sappiatelo.
    La Varese sventrata e umiliata oggi è la stessa che ha vinto contro Scafati e Sassari, che ha fatto soffrire Napoli, che ha passato il turno in Coppa, che ha portato all’ultimo tiro Tortona e Trento, che dall’inizio della stagione ha fatto dei piccoli passi avanti, tutti sottolineati con fiducia. Che problema c’è se ne prende 40 a Brescia o al PalaDozza?
     Solo noi, in questo ossessivo Stivale, in questa vecchia Europa, diamo importanza al qui e ora, alla singola partita, al singolo -40, alla pancia e non alla testa. Non funziona più così, sotto al Sacred Mountain (Sacro Monte, pardon…). Perché se fosse ancora così, invece, allora questa sconfitta e altre prima avrebbero fatto scattare allarmi che quasi sicuramente non scatteranno nemmeno stavolta. 
    Qui Varese, G-League: quand’è la prossima?
    Fabio Gandini

  • simon89
    Non bastano le scuse di Tom Bialaszewski nell’immediato dopo partita per chiudere il capitolo Brescia-Varese. La Openjobmetis offre una delle peggiori prove nella storia del club, perde di 43 punti al PalaLeonessa e viaggia a lungo anche sotto il record di -47 che risale al ’99 ma che poi fece scopa con lo scudetto. Una prova imbarazzante, oscena, sotto la linea della decenza per la quale non è nemmeno opportuno spendere l’alibi della doppia assenza (Librizzi e McDermott).
    In una serata dove le piccole dimostrano che, a furia di provarci, si può anche vivere un sogno (Pistoia passa a Milano, Brindisi batte la Virtus…), la squadra di Bialaszewski offre il peggio del peggio facendo la figura della sparring partner. Dell’avversaria estiva di categoria inferiore ingaggiata giusto per far scaldare i muscoli alla squadra forte. La Germani in questo caso, che è forte per davvero (non a caso risale in testa alla classifica) ma a cui la OJM ha spalancato le porte fin dal primo minuto.
    Non c’è nulla di decente nella serata di Varese, perché le palle perse lontano da canestro alimentano i contropiedi della Germani, perché i soliti e inauditi cambi difensivi permettono ai padroni di casa di macellare le linee biancorosse, perché a rimbalzo il confronto neppure comincia, perché il tiro da 3 non è solo un’arma spuntata ma è un modo per autoflagellarsi (11/38). E perché – l’elenco è lungo – pure i tiri liberi sono un supplizio, perché non esiste neppure una difesa a zona cui aggrapparsi nei momenti difficili, perché pure a livello di intensità, di voglia, di fame, la Openjobmetis sfigura nel confronto diretto.
    Bialaszewski rischia? In un club tradizionale sarebbe già stato silurato, in questo caso è difficile interpretare la direzione che verrà presa. Luis Scola, presente alla partita, non interviene in pubblico lasciando il coach a chiedere “scusa” in sala stampa e a dirsi “non preoccupato” per la propria situazione. Ma oltre alla panchina – a questo punto indifendibile – ci sarebbe anche da pensare al campo: le finanze piangono ma un mese (almeno) senza McDermott non è pensabile se poi la squadra è questa. Settimana prossima a Masnago arriva Cremona, neopromossa pimpante: davvero la Openjobmetis vuole presentarsi in queste condizioni allo scontro? Auguri.
    PALLA A DUE
    Scelte obbligate per Tom Bialaszewski, orfano sia di Librizzi (ha appena tolto il tutore che gli bloccava la spalla) sia di McDermott. In quintetto, al posto dell’ala americana, va Woldetensae con Brown riportato nel ruolo di secondo lungo. Brescia è al gran completo
    Prima del mach, Moretti e Della Valle leggono un messaggio congiunto contro la violenza sulle donne in occasione della giornata internazionale caduta ieri. Osservato anche un minuto di silenzio.
    LA PARTITA
    Q1 – Il buongiorno si vede dal mattino, ma il sereno è tutto per Brescia. Hanlan firma l’unico vantaggio biancorosso, poi le palle perse della OJM alimentano i contropiedi di Gabriel e Della Valle per il 17-7 bresciano. Dopo il timeout di Bialaszewski va ancora peggio: un libero di Cauley-Stein è l’unico punto per 4′ mentre la Leonessa non sbaglia un tiro: 74% dal campo e larghissimo 33-11 alla pausa.
    Q2 – Un’ondata che non si placa dopo l’intervallo breve: Varese continua ad ammaccare ferri e a esporsi alle azioni rapide della Germani. A difesa schierata è ancora peggio: i cervellotici cambi sistematici mandano i piccoli su Bilan che travolge tutto in area. Bialaszewski prova a opporre il quintetto più grosso possibile: prima affianca Ulaneo e Cauley-Stein, poi mette il pivot USA con Wolde, Brown e Virginio. Ma è solo con un po’ di tiro da 3 (Hanlan, Cauley-Stein) che la OJM ottiene qualcosina in attacco, per altro vanificata da una difesa di burro. L’ultima azione del periodo spiega tutto: Cauley-Stein a marcare Della Valle in palleggio, Wolde su Bilan in area e due punti facili del pivot croato, 64-33.
    Q3 – Se Brescia non allunga subito, ulteriormente, è perché qualche tiro finisce sul ferro ma Varese non ne approfitta e si espone così a nuovi sberloni. In 7′ si scivola oltre quota 40, con Hanlan che almeno prova a mostrare l’anima mentre dall’altra parte segnano praticamente tutti e in ogni maniera con Bilan debordante. Anche l’ultimo assalto del quarto, di Moretti, non va a segno e al 30′ è 91-48.
    IL FINALE
    In tribuna i tifosi bresciani iniziano a invocare i 100 punti, quelli varesini (Arditi presenti in buon numero) prima provano a cantare e ballare poi, esausti dalla situazione, ritirano lo striscione. Sembra tutto pronto per riscrivere il record negativo in 78 anni di storia perché Brescia tocca il +51, poi negli ultimi minuti entrano gli junior sui due fronti tra cui Zhao che almeno segna (da 3) i primi punti in Serie A. Un paio di guizzi di Ulaneo evitano almeno l’umiliazione storica nel punteggio, ma l’imbarazzo all’uscita dal campo rimane intatto: 116-73. Peggio era difficile.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Una tedesca, un’olandese e una rumena: sono le avversarie della Itelyum Varese nel secondo girone di Fiba Europe Cup stilato nella tarda serata di mercoledì 22 al termine di tutte  le gare della prima fase della competizione.
    La squadra di Tom Bialaszewski, alle spalle del Goettingen nel girone I solo per differenza canestri, si è qualificata senza problemi: è stata la “seconda miglior seconda” dopo il Nymburk con un record di cinque vittorie e una sconfitta. Eliminata invece l’altra italiana, Brindisi, terza nel suo raggruppamento che si è concluso con sole tre squadre per il ritiro delle israeliane.
    Per effetto delle varie classifiche quindi, la Itelyum è stata inserita nel Gruppo M e se la dovrà vedere “in ordine di apparizione” con i tedeschi del Chemnitz Niners, gli olandesi dello ZZ Leida e i romeni del CSU Oradea. L’esordio sarà mercoledì 6 dicembre in Germania contro la squadra che sulla carta è la favorita del girone: il Chemnitz (città che un tempo si chiamava Karl Marx Stadt) infatti è imbattuta dopo la prima fase e addirittura è in testa alla Bundesliga con un record di 7-1 davanti alle squadre di Eurolega (Alba e Bayern).
    Poi la Itelyum avrà tre incontri casalinghi consecutivi (incredibile che la Fiba non riesca a fare un’alternanza in un girone con sole quattro squadre!) come già accaduto nella prima fase. Da Masnago passerà prima il Leida (mercoledì 13), poi l’Oradea (mercoledì 10 gennaio) e infine il Chemnitz (24 gennaio). Chiusura in trasferta per i biancorossi che voleranno nei Paesi Bassi (31 gennaio) e in Romania (7 febbraio).
    La formula è semplicissima: le prime due di ogni girone accederanno ai quarti di finale e da lì in avanti si giocherà a eliminazione diretta con gare di andata e ritorno. L’impressione è che il Chemnitz sia la più forte del gruppo ma Varese ha la possibilità di giocarsi le proprie carte con le altre due avversarie.
    Intanto Olivier Hanlan ha concluso la prima fase di Fiba Europe Cup da miglior giocatore per valutazione (24,6) e miglior assistman (9,0) mentre Willie Cauley-Stein è secondo miglior rimbalzista (10,4).
    Damiano Franzetti

  • simon89
    L’Itelyum chiude col sorriso il cammino della fase eliminatoria della FIBA Europe Cup. La squadra di Tom Bialaszewski si impone nettamente a Tbilisi e centra aritmeticamente la qualificazione alle Top 16 che prenderanno il via il 6 dicembre. La contemporanea vittoria di Goettingen a Cipro fa chiudere l’Itelyum al secondo posto del girone I. Varese rientrerà comunque nel novero delle 6 migliori seconde (6 punti negli scontri diretti con i tedeschi ed il Keravnos, scartando per regolamento FIBA il doppio confronto con Tbilisi), che insieme alle 10 vincenti dei gironi eliminatori superano il turno; bisognerà attendere l’esito dell’ultima gara delle 20.30 per capire quali saranno le avversarie della seconda fase che prenderà il via il 6 dicembre. Ma sicuramente si farà sul serio, con avversarie decisamente più impegnative rispetto a ciprioti e georgiani; però le vittorie in serie della fase inaugurale, con tanto spazio ai giovani tra opportunità e necessità, hanno aiutato la squadra a crescere in termini di fiducia ed autostima. E la prima senza l’infortunato McDermott? Discreto l’impatto difensivo di Nick Virginio, schierato in quintetto, mentre Woldetensae non trova ritmo offensivo. Per vincere a Tbilisi bastano 15’ di vigore da metà secondo quarto in poi, con Shahid prima ed Hanlan poi in evidenza insieme a Brown; domenica 26 novembre a Brescia sarà chiaramente ostacolo di ben altro livello.
    LA PARTITA
    Ritmi al piccolo trotto dopo lo 0-6 iniziale; non è certo intensità da battaglia, con Varese che tira quasi solo da 3 punti e subisce l’energia dei georgiani a rimbalzo. Effimeri i vantaggi iniziali firmati Virginio (12-14 al 6’ con due triple dell’ex azzurrino): l’Itelyum fatica a prendere ritmo balistico, ma proteggendo meglio l’area e spingendo sull’acceleratore da rimbalzo difensivo crea il primo strappo a metà del secondo quarto. Due triple consecutive di Shahid e le soluzioni interne di Ulaneo firmano l’allungo varesino (31-40 al 17’). Secondo quarto da 32 punti a segno alzando il ritmo e le percentuali, con uno spettacolare contropiede iniziato da Brown, alimentato da Hanlan e chiuso da Assui per il massimo vantaggio (33-46 al 19’). Come già accaduto domenica contro Scafati, la panchina accende la scintilla e il quintetto l’alimenta dopo l’intervallo: 2-8 iniziale nel terzo quarto e partita in ghiaccio sul 39-56 del 23’. Poi coach Bialaszewski può provvedere ad ampie rotazioni, spremendo energia anche dal giovane Assui; il gap si dilata sul 46-69 del 29’. Tbilisi prova a reagire contro un quintetto verdissimo (57-69 al 32’), Varese gioca un po’ in pantofole e i georgiani rientrano fino al 74-81 del 36’, ma i guizzi di Hanlan – 10 in fila per il canadese – mettono al sicuro il risultato.
    LE AVVERSARIE DELLA SECONDA FASE
    In funzione dei risultati degli altri campi, Varese ha concluso il cammino come seconda tra le sei migliori seconde classificate. E sarà inserita nel girone N delle Top 16, con i tedeschi del Chemnitz e gli olandesi dello ZZ Leiden (vincitori rispettivamente dei gironi H e G) ed i francesi del Gravelines-Dunkerque, terza miglior seconda. La seconda fase inizierà mercoledì 6 dicembre e si concluderà mercoledì 7 febbraio; ai quarti di finale le prime due classificate del girone da 6 partite.
    Giuseppe Sciascia
     

×
×
  • Create New...