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Scola: “Difficile che continui a giocare dopo le Olimpiadi. Resto accanto a Varese”


Luis Scola è vicino al ritiro, anche se la decisione finale avverrà soltanto durante l’estate. Lo spiega lo stesso giocatore – una leggenda del basket mondiale – collegato via internet dalla sua Argentina dove dovrebbe iniziare a preparare le Olimpiadi ma dove ha trovato una situazione difficile a causa del Covid-19, «l’equivalente della zona rossa italiana» spiega.

La platea è ridotta e coinvolge i giornalisti che abitualmente seguono la Openjobmetis, una scelta precisa perché Varese resta molto presente nelle parole di Scola, sia parlando di basket sia di vita.

SMETTO DOPO I GIOCHI (PROBABILMENTE)

«Ad oggi – sono le prime parole di Luis – la situazione più probabile è che smetta di giocare. Ho 41 anni e questo è questo è il motivo fondamentale. Poi, durante l’estate, potrebbero succedere altre cose e quindi lascio aperta una piccola finestra nel caso dovessi cambiare idea. Intanto ho parlato con i dirigenti e ho detto loro di pensare a costruire una squadra che non preveda la mia presenza in campo. Se poi dovessi giocare, la Openjobmetis non dovrà essere fondata su di me».

ACCANTO ALLA PALLACANESTRO VARESE

A Varese l’attesa era alta anche per l’eventuale coinvolgimento del “General” nelle vicende del club biancorosso. Scola, di fatto, ci sarà: Prima di partire ho parlato con molti dirigenti a partire da Toto Bulgheroni e Andrea Conti e mi hanno prospettato di restare all’interno della società. Un’idea che mi piace molto; per qualsiasi decisione definitiva bisognerà aspettare il mese di settembre, quando avrò finito le Olimpiadi e potrò dedicarmi a tempo pieno a Varese, però ho dato disponibilità per essere contattato durante l’estate. Il telefono è acceso e se mi chiedono consigli, opinioni o scambio di pareri sono pronto. Farò il consulente ma fino a settembre non ci saranno decisioni più operative».

SCOLA AZIONISTA? FORSE, MA SERVE TEMPO

Per quanto invece riguarda un coinvolgimento all’interno della proprietà, quindi con l’acquisizione di quote di Pallacanestro Varese, Scola dà un orizzonte più ampio. «Abbiamo parlato anche di questa possibilità: è chiaro che per prendere un ruolo simile ci vorrà un po’ più di tempo perché servono innanzitutto alcuni passaggi tecnici come una due diligence e un controllo sulla gestione. Ne parleremo da settembre in avanti; intanto escludo un coinvolgimento dei miei amici Javier Zanetti ed Esteban Cambiasso. Loro saranno invitati al palazzetto e magari – ride – all’aperitivo dopo le partite».

L’INCIDENZA DELL’ULTIMA STAGIONE

Il campionato da poco terminato è stato senza dubbio complicato, sia per le vicende di campo sia per quelle legate al Covid che tra l’altro ha colpito la Openjobmetis e lo stesso Scola. Quanto ha inciso sul possibile ritiro? «Ho cercato di prendere la decisione con la mente più sgombra possibile, al di là dei risultati di questa stagione. È chiaro e umano che se una annata va bene, una persona è più portata a vedere le cose positive e viceversa, però ho davvero cercato di togliere tutti questi pensieri prima di scegliere.
Smettere di giocare è un momento che arriva, non credo che qualcuno voglia arrivare in campo a 45 anni e non credo succederà a me. Ripeto. Lascio una finestra aperte in estate, ma a un certo punto bisogna capire quando la carriera finisce».

LA SCELTA DEL PROSSIMO ALLENATORE

Dopo l’addio di Bulleri, Varese è ufficialmente senza allenatore (ma Adriano Vertemati è largamente favorito ndr). Scola in un certo senso è stato coinvolto ma lui spiega la modalità: «In tutte le squadre del mondo i dirigenti parlano e chiedono pareri ai giocatori e alle persone più coinvolte nel team per quanto riguarda allenatori, acquisti e futuro. Poi però i giocatori devono giocare e i dirigenti devono fare le scelte. Quindi è successo di parlare di allenatore ma è una situazione che riguarda tante persone, non me in particolare».

HO SCOPERTO VARESE AL MOMENTO GIUSTO

Di certo, la famiglia Scola – Luis, moglie e quattro figli – resterà a vivere a Varese, in una residenza nel verde di Mustonate. «A noi piace l’Italia, ci è piaciuta Varese e abbiamo deciso di stabilirci qui indipendentemente dal fatto che io giochi o lavori con la Pallacanestro. Dopo tanti anni passati in diverse nazioni siamo arrivati in Lombardia, un territorio nel quale ci troviamo bene: due mesi dopo aver iniziato a giocare a Milano, abbiamo pensato di stabilirci in questa zona. Poi l’anno scorso la proposta di Varese è arrivata al momento giusto, la città ci è piaciuta e ci siamo fermati qui».

L FUTURO DELLA PALLACANESTRO VARESE

Scola, però, guarda avanti quando parla della società. «Quando sono arrivato qui conoscevo la grande tradizione di Varese e so bene quale sia la base di tifosi e di passione che la accompagna. La cosa meno facile è capire come funziona la società: ci sono “sul tavolo” tanti pezzi e bisogna capire quale possa essere il percorso virtuoso che possa ripore la squadra dove le compete. A partire dal disputare i playoff in Italia per poi tornare a giocare le Coppe e magari a tornare in un’Eurolega e via dicendo. Vedo tante cose buone che però vanno sistemate un po’ per tornare a fare quei risultati».

Se questo fosse già un discorso programmatico, ci sarebbe da leccarsi i baffi.

Damiano Franzetti

 


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