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Corretto, scarabocchiato, anche migliorato, però il copione seguito dalla Openjobmetis è sempre quello. Lo stesso di Brescia, lo stesso usato con Tortona, lo stesso anche di Trento: biancorossi vivaci, magari non perfetti ma comunque da corsa per 20′, poi intervallo e rientro in campo con i freni tirati, la paura in faccia e le idee confuse. Altro che “three is a magic number”: il 3 per Varese sembra una cifra avvelenata. Terza partita, terza sconfitta, terza volta che la squadra di Mandole crolla nel terzo periodo, terza partita con l’attacco avversario in tripla cifra (106-100).

Non ci fosse l’urgenza di vincere qualche partita, il match contro la Dolomiti Energia di Paolo Galbiati (rimpianto ex), sarebbe anche una “buona sconfitta”, nel senso che la prestazione di Varese sull’arco dei 40′ è stata comunque migliore delle precedenti. Lo dice il divario finale e lo confermano le cifre “di destra” (meglio alle voci assist e palle perse/recuperate, solita fatica a rimbalzo ma meno marcata del solito…). Il problema però è che lo zero in classifica rimane e continua a mettere paura in chiave futura a una squadra che non riesce a vivere una serata positiva con tutto il collettivo.

Se fino a qui era stato Mannion a esaltarsi in attacco, stavolta tocca a Hands sfoderare una partita “da Real Madrid”, con 34 punti, ennesimo losing effort vestito di biancorosso. Jaylen non è l’unico a meritarsi una menzione (Kao, tra pregi e difetti, e Alviti sicuramente positivi) ma, appunto, anche stavolta ci sono diverse “stecche”. E se uno di quelli che non funziona è Mannion, per la banda Mandole tutto è più complicato.

Anche perché ormai sembra che le avversarie aspettino la Openjobmetis al varco: quando si rientra dagli spogliatoi, e quindi quando i coach rivali hanno tempo di disegnare meglio gli accorgimenti in difesa e di dare una sistemata al lavoro sotto i tabelloni, Varese inizia ad annaspare. Il parziale contro l’Aquila dice 29-14: dilapidati 8 punti di vantaggio con una serie di forzature, di errori, di palle perse da mettersi le mani nei capelli.

Anche perché poi lo strascico di questo passaggio a vuoto si riflette nell’ultima parte di gara: vero, stavolta i biancorossi una reazione l’hanno avuta ma solo dopo aver toccato il -14 trentino. E fuori casa girare il vento diventa ancora più complicato. Che fare quindi? Lavorare, di sicuro, perché come detto qualcosa di meglio si è visto ma evidentemente non basta. Servirebbe mettere mano a una rosa dove, ancora, Brown si è spento presto mentre Kao sotto canestro è troppo solo. Cose che sappiamo da un mese e mezzo, ma che per il momento restano tali.

PALLA A DUE

Mandole ha la squadra al completo e schiera il quintetto ormai consueto: Gray dentro e l’ex Alviti a uscire dalla panchina. Galbiati un po’ a sorpresa tiene fuori Ford dai primi cinque e inserisce Cale per braccare Mannion fin dal primo palleggio. Unico assente Zukauskas (previsto), tra Kao e Mawugbe è derby usa-nigeriano sotto i tabelloni.

LA PARTITA

Q1 – Avvio frizzante di Varese in cui Gabe Brown sembra quello dei giorni buoni (7 punti e una certa attenzione al gioco) mentre Hands e Kao paiono pronti alla battaglia. Trento si ritrova sotto e allora mette Ford, subito caldo, ma non abbastanza per riacciuffare i biancorossi, avanti 25-27 dopo un quarto scoppiettante.

Q2 – Tocca a Gray (due triple) allungare il divario per la squadra di Mandole che poi però perde Nico Mannion per un colpo alla caviglia subito da Cale. Il Mamba rientrerà poco dopo, con Varese ancora in testa, e darà un contributo nel parziale che porta verso l’intervallo in cui i biancorossi colpiscono duro con Alviti ed Hands. C’è il massimo vantaggio (+11) prima di una tripla di Ford che vale il 50-58 di metà gara.

Q3 – Varese prova a esorcizzare il recente passato segnando con Akobundu e Mannion in avvio di ripresa ma poco dopo riemergono antichi mali che neppure il timeout di Mandole riesce a scacciare. Nico perde due palloni sanguinosi, Harris non azzecca un assalto al ferro che sia uno e anche Hands ora ha le polveri bagnate. La rimonta trentina non è come quella della Bertram ma alla fine si compie anche grazie al bonus di Varese che permette ai bianconeri di fare bottino dalla lunetta (dove invece Gray spreca). E sullo slancio Trento allunga prima della sirena sul 79-72.

IL FINALE

Ancora una volta, il tempo di risalire ci sarebbe ma Varese un po’ non lo sfrutta e un po’ non ci crede. Soliti giochi di prestigio di Ford e Lamb, Cale aggiunge pepe e punti e così l’Aquila tocca il +14 e sembra chiudere i conti. La squadra di Galbiati però si rialza presto: Alviti scuote i suoi e rosicchia qualcosa tanto che si entra nell’ultimo minuto ancora con una partita aperta. Trento addirittura regala una rimessa e Varese si porta sino al -3, però poi Ford non trema in lunetta, Nico lascia un libero sul ferro e l’ultimo fallo del Mamba, sanzionato antisportivo, mette fine alle speranze (106-100).

Damiano Franzetti

 

 


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