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Troppa Virtus per l’Openjobmetis: terzo ko in fila per i biancorossi


La terza sconfitta consecutiva della Openjobmetis in campionato è, tutto sommato, la più accettabile vista la caratura dell’avversaria di turno, una Virtus Bologna costruita per fare strada in Europa e per provare a insidiare Milano in Italia. Ma non per questo, il KO dei biancorossi di Bulleri fa meno male (72-85 il risultato), vista la rivalità storica con le Vu Nere e la necessità di fare punti per una classifica che da magica si è presto trasformata in preoccupante.

Per battere la Segafredo, Varese avrebbe avuto bisogno di una partita con i motori al massimo, o comunque di una prova regolare e con poche sbavature, e invece Strautins e soci hanno pagato a caro prezzo un primo tempo in cui l’esperienza e la qualità degli uomini di Djordjevic hanno fatto la differenza. Certo, la Openjobmetis ha saputo reagire, dimostrando di saper ascoltare le richieste del proprio coach che alla vigilia aveva predicato un altro atteggiamento rispetto alle ultime uscite; con la grinta e con i nervi, però, si può arrivare vicini ad avversari del genere ma poi servirebbe anche qualcosa di più.
Per esempio il cinismo e la precisione nei momenti cruciali, e invece quando Varese è rientrata sino al meno 5 con tutto ancora da decidere, sono arrivati errori al tiro, palle perse e scelte forzate che hanno permesso agli ospiti di tirare il classico sospiro di sollievo, tanto poi dall’altra parte c’è uno – Milos Teodosic – che nel momento del bisogno sa come si chiudono i conti. Il serbo è stato il migliore in campo non solo per i 21 punti (23 quelli di Scola, top scorer) e i 7 assist, ma anche per la sensazione di avere sempre le mani sul match. A margine della gara in sé, fa piacere vedere un duello a distanza tra due stelle indiscusse della storia recente del basket, una chicca di cui godere in un momento assai complicato.

Scola, purtroppo, è un fattore su un solo lato del campo, quello offensivo: dietro fatica nelle chiusure e deve subire i contatti e i muscoli di Gamble. L’argentino resta comunque un “plus” per la squadra di Bulleri che stavolta ha ritrovato Jakovics – 13 punti, il tentativo di rallentare l’impatto di Teodosic – e avuto sprazzi dal solito Strautins. I problemi albergano altrove e battono bandiera svedese, statunitense e italiana, nel senso che Andersson si conferma zavorra a questo livello (3 punti, poi incertezze, amnesie difensive e via discorrendo), che Douglas tradisce la fiducia con un’altra prova pessima al tiro (1/7) e che Ruzzier prosegue nel suo cammino faticoso. Tanto che, quando sul parquet si vede la garra di De Nicolao, ci si chiede se in futuro non si possano invertire i ruoli. Da invertire, di certo, c’è la rotta di una squadra che ora dovrà viaggiare due volte, in direzione di Sassari e di Pesaro. Chissà che il club non intervenga, nel frattempo, sul mercato: fosse per noi il primo intervento sarebbe sull’ala alta, ma poi bisognerà fare i conti con la realtà di quel che c’è in giro e di dove trovare i soldi. Al solito.

PALLA A DUE
Inconsueto “tutto esaurito” a Masnago, dove però i biglietti venduti sono appena 200 per le ovvie restrizioni in atto. Praticamente c’è il pubblico di uno di quegli scrimmage che talvolta si giocano a metà settimana, magari con squadre svizzere o di A2. Salvo De Vico, coach Bulleri ha la sua Varese al completo e conferma in toto il quintetto base, quindi con Andersson ala forte.
Tutti disponibili anche in casa Virtus, con Teodosic pronto a uscire dalla panchina alle spalle di Markovic e Adams. Sotto canestro, Djordjevic comincia con Gamble affiancato da Ricci.

LA PARTITA
Q1 – Le bombe di Scola (2) e Andersson (!) permettono alla OJM di replicare a una Virtus partita forte in attacco, ma quando Varese non segna gli ospiti prendono margine e costringono Bulleri allo stop. I biancorossi reggono col tiro pesante (6/9 nel periodo), restano aggrappati al match ma due triple finali di Teodosic e Pajola scavano il solco: 23-29.
Q2 – La difesa e i rimbalzi d’attacco concessi sono i talloni d’Achille di una Openjobmetis che soffre i ritmi alti della Virtus, sempre pronta a correre in attacco e piuttosto precisa da sotto. Jakovics non riesce a contenere Teodosic, ma Ingus regala lampi in attacco; il fattore per gli ospiti diventa Gamble, ruvido su Scola e martellante in area. Varese reagisce al primo +10 bianconero, poi però subisce un nuovo parziale e alla pausa lunga è sotto di 14, 39-53.
Q3 – Dopo la pausa, Varese spreme un periodo bifronte: da un lato rimonta qualche punto con un basket più convinto, dall’altro lascia per strada qualche occasione per fare ancora meglio. Scola guida i suoi: punzecchiato da Gamble segna i canestri che riavvicinano Varese che ha qualcosina da Douglas e una sferzata anche da De Nicolao, attivo in difesa su Teodosic e a segno sul finire del quarto che si conclude sotto la doppia cifra di svantaggio (60-68).

IL FINALE

Quel “68” bianconero per alcuni minuti sembra la linea del Piave per la Openjobmetis: Bologna pasticcia in attacco, anche infastidita dalla difesa tutta nervi degli uomini di Bulleri che rosicchiano ancora qualcosa con un triplone di Jakovics che costringe Djordjevic al timeout. La Segafredo, tuttavia, non riesce a colpire subito ma Varese ha il torto di sprecare un paio di possessi pesanti con Denik e Strautins mentre a Jakovics non riesce il bis dall’arco. Una schiacciata di Hunter e un cesto del solito Teodosic ridanno colore all’attacco ospite mentre per la OJM c’è anche un pizzico di sfortuna quando la bomba di Strautins si infila nel ferro, e poi salta fuori beffarda, prendendo la rincorsa sul cerchio. L’ultimo cesto di Scola – che riesce a stare in campo con 4 falli – vale anche l’ultimo riavvicinamento (-6) ma oltre a quello Varese non riuscirà a fare anche perché Douglas resta impantanato nella propria cattiva gestione della palla. E anche il timeout conclusivo non riesce a imbastire il miracolo: finisce 73-85, giusto così, anche se resta la triste sensazione che con questo secondo tempo, Varese non avrebbe perso con Cantù e Cremona. Vere zavorre per la classifica biancorossa.

Damiano Franzetti


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