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Varese dice basta agli ultras violenti


Sì al tifo caldo, corretto e colorato di famiglie e bambini. No, forte e chiaro, ai sedicenti tifosi che macchiano l'immagine della Pallacanestro Varese con atti di violenza. Inequivocabile il messaggio della società di piazza Monte Grappa nel prendere le distanze da quanto accaduto all'esterno del PalaDozza prima della gara di domenica - con la Questura di Bologna che ha denunciato ventotto supporter - e nel tributare un meritato plauso ai 150 veri tifosi al seguito che hanno ridipinto di biancorosso uno spicchio comunque "caliente" del Madison di Piazza Azzarita (vedi i ringraziamenti per il supporto espressi lunedì su queste colonne da Aleksa Avramovic).

La dirigenza ha indicato chiaramente qual è il modello di tifo che chiede al suo pubblico, peraltro praticato dalla quasi totalità del PalA2A in occasione delle ultime gare casalinghe. Un sostegno positivo che crei un'atmosfera calda ma allo stesso tempo vivibile e che attragga famiglie e bambini a contomo di un grande spettacolo come deve essere un evento sportivo. La violenza non può e non deve far parte della cultura sportiva di cui la Pallacanestro Varese è portatrice tra i suoi valori fondanti e tutto l'ambiente che gravita attorno ai colori biancorossi è compatto nel sostenere che la misura è colma. Dunque episodi come quello del pre-partita del PalaDozza, così come l'aggressione subita da Claudio Coldebella al rientro dalla trasferta del 7 gennaio a Cremona, creano una immediata reazione di rifiuto da parte di tutto il sistema basket varesino che, giustamente, non vuole veder intaccato il bel momento della squadra da episodi che distolgono l'attenzione di media e appassionati dal tanto di buono che Ferrero e soci stanno facendo nel 2018.

Chiarissimo il «basta» di un ambiente che non è più intenzionato a sopportare. Due le conseguenze oggettive che contribuiscono a rendere ancora più negativa la valenza di episodi del genere. Il primo è, come detto, la capacità di offuscare i risultati esaltanti ottenuti sul campo dalla Openjobmetis, spostando l'attenzione dalle imprese ottenute dalla truppa di Attilio Caja ai "fattacci" di cronaca extrasportiva. La giornata del PalaDozza avrebbe dovuto essere vissuta come una grande festa per la sesta vittoria consecutiva e per l'entusiasmo dei circa 230 tifosi che hanno occupato il settore ospiti gioendo per il colpaccio di Avramovic e soci; invece a livello nazionale si è parlato più dei 30 "tifosi" violenti denunciati che del successo esterno in grado di spianare la rotta verso i playoff. La Varese che tifa Varese non vuole farsi togliere il sorriso. Il secondo, e più grave, è il conseguente danno di immagine che ne ricava la Pallacanestro Varese: atti come quelli di domenica - ultimo capitolo di una reiterata serie di "imprese" - non contribuiscono ad alimentare l'immagine positiva generata dai risultati che hanno portato alla nascita del progetto "Orgoglio Varese". Nel momento in cui la ricerca di nuove risorse sta entrando nel vivo, ad una decina di giorni dell'inizio della negoziazione tra "Varese nel Cuore" e le nuove forze capitanate da Rosario Rasizza per il passaggio di una parte delle quote della società, la presa di posizione del club di piazza Monte Grappa è una condanna ferma e nettissima di una concezione di supporto alla squadra rifiutata in egual misura dall'intero ambiente varesino. Che condivide il concetto di fondo del messaggio della società: per attirare investitori ma anche famiglie, il PalA2A deve essere un salotto accogliente e confortevole, e dunque per la violenza - verbale e non - non può esserci posto.

Giuseppe Sciascia 


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