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C’è un solo motivo possibile per cui 700/800 varesini possono accettare di stringersi – anche tra sconosciuti – in un luogo relativamente stretto, con oltre 30 gradi, una umidità totale, il tutto per un’ora e mezza. Un motivo colorato di biancorosso che risponde al nome di Pallacanestro Varese. 

Non c’è caldo, non c’è scomodità che tengano: il Centro Campus si è riempito mezz’ora prima della palla a due tra le due squadre formate tra i giocatori della Openjobmetis, alla prima uscita pubblica della stagione. Con la Itelyum Arena “fuori gioco” per i lavori in corso, il campo 1 di Via Pirandello ha provato invano a contenere tutto l’affetto della gente per la sua squadra di basket. Che sul parquet si è data da fare per guadagnarsi i complimenti, con le mani che per qualche istante hanno volentieri lasciato i ventagli (una buona idea di merchandising: che ne dite?) per applaudire Mannion e compagni.

Nico, neo-capitano, si è sentito in dovere di salutare tutti prima dell’inizio insieme a coach Herman Mandole che ha spiegato: «Questa sera la cosa più importante era quella di far sentire ai ragazzi l’affetto, l’amore, la gioia della gente». Missione compiuta a giudicare da come Jaylen Hands guardava gli spalti a fine partitella, o dalla disponibilità di Justin Gray nella maratona di selfie all’uscita del Campus.

Poi, sì: si è anche giocato a pallacanestro tra la squadra rossa guidata da Mandole e quella bianca affidata a Marco Legovich sulla distanza dei quattro tempi da 8′ ciascuno. 101-84 il finale a favore dei Reds, che in quintetto avevano Mannion, Assui, Virginio, Brown e Akobundu-Ehiogu (dall’altra parte: Hands, Harris, Gray, Alviti, Fall). Divario allargato strada facendo (55-50 a metà gara) e divenuto incolmabile solo nell’ultimo periodo.

E se Mannion si limitato a gestire dalla cabina di regia, con un paio di triple e qualche incursione, il migliore in campo è stato senza dubbio un ispiratissimo Gabe Brown che ha iniziato la serata con qualche avvicinamento al ferro ma poi ha regalato una prestazione balistica clamorosa dall’arco dei tre punti.

Inutile – lo avevamo già detto in sede di presentazione – dare un giudizio assoluto ai singoli e alla squadra che andrà vista contro avversari veri di pari livello, anche se una piccola parentesi si può riservare per l’atletismo di “Kao”. Il pivot, più di altri, andrà tarato sugli avversari ma vederlo decollare verticalmente mette davvero dei brividi. Quel che non si è praticamente visto è stata la difesa, ma è vero che con la squadra divisa in due (le riserve sono i giocatori aggregati o i giovanissimi) è quasi impossibile darsi una quadratura in retroguardia. Ci saranno altre occasioni.

«A settembre andremo a Minorca per giocare con il Real Madrid: mi sono scritto con Facundo Campazzo e Gabriel Deck e ho detto loro che noi proveremo a vincere ogni partita» dice Mandole nel dopo gara riferendosi all’amichevole di lusso che si disputerà nelle Baleari. I due giocatori argentini, tra le stelle dei Blancos, in nazionale sono alle dipendenze del coach di Varese (vice del c.t. Pablo Prigioni) che non vuole sfigurare neppure contro una delle più forti corazzate dell’Eurolega. «Si gioca cinque contro cinque per volta e la nostra intenzione è di provarci sempre» ribadisce Mandole. E se con il Real magari non funzionerà, sarà ugualmente utile scolpire queste parole per tutta la stagione.

Damiano Franzetti

 


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